LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO VIII
Dell'arbitrato
CAPO III
Del procedimento (1)
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(1) Capo sostituito dal d.ls. 2 febbraio 2006, n. 40, con effetto dal 2 marzo 2006. Ai sensi dell'art. 273 d.ls. n. 40, cit., le disposizioni del Capo «si applicano ai procedimenti arbitrali, nei quali la domanda di arbitrato è stata proposta successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto».

Art. 819-ter

Rapporti tra arbitri e autorità giudiziaria (1)
TESTO A FRONTE

I. La competenza degli arbitri non è esclusa dalla pendenza della stessa causa davanti al giudice, né dalla connessione tra la controversia ad essi deferita ed una causa pendente davanti al giudice. La sentenza, con la quale il giudice afferma o nega la propria competenza in relazione a una convenzione d'arbitrato, è impugnabile a norma degli articoli 42 e 43. L'eccezione di incompetenza del giudice in ragione della convenzione di arbitrato deve essere proposta, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta. La mancata proposizione dell'eccezione esclude la competenza arbitrale limitatamente alla controversia decisa in quel giudizio.

II. Nei rapporti tra arbitrato e processo non si applicano regole corrispondenti agli articoli 44, 45, 48, 50 e 295.

III. In pendenza del procedimento arbitrale non possono essere proposte domande giudiziali aventi ad oggetto l'invalidità o inefficacia della convenzione d'arbitrato.



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(1) Il d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, ha sostituito, con effetto dal 2 marzo 2006, l'intero capo terzo. Ai sensi dell'art. 273 d.lgs. n. 40, cit., le disposizioni del Capo «si applicano ai procedimenti arbitrali, nei quali la domanda di arbitrato è stata proposta successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto».

GIURISPRUDENZA

Intermediazione finanziaria – ‘Bond’ argentini – Procedimento arbitrale intrapreso in forza dell’accordo ratificato in Italia con l. n. 334 del 1993 – Procedimento civile risarcitorio promosso nei confronti dell’intermediario – Compatibilità – Sussistenza – Ragioni.
Non è improponibile l'azione intrapresa dall'investitore italiano nei confronti della banca intermediaria nell'acquisto di "bond" argentini, e fondata sulla nullità, l'annullamento o la risoluzione per inadempimento, del contratto di intermediazione finanziaria, oppure sulla responsabilità risarcitoria dell'intermediario in conseguenza degli obblighi che ad esso fanno carico, per effetto della mera pendenza del giudizio arbitrale, precedentemente intrapreso dall'investitore innanzi all'"International Centre for the Settlement of Investiment Disputes" (ICSID), ai sensi dell'art. 8, comma 4, della l. n. 334 del 1993, di ratifica dell'Accordo di Buenos Aires tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica argentina del 22 maggio 1990, perché le due azioni si differenziano riguardo ai soggetti, al "petitum" ed alla "causa petendi". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Novembre 2018, n. 29354.


Inammissibilità dell'appello - Mancato rilievo da parte del giudice del merito - Rilevabilità d'ufficio in fase di legittimità - Configurabilità - Conseguenze - Cassazione senza rinvio - Fattispecie.
La Corte di cassazione può rilevare d'ufficio una causa di inammissibilità dell'appello che il giudice di merito non abbia riscontrato, con conseguente cassazione senza rinvio della sentenza di secondo grado, non potendosi riconoscere al gravame inammissibilmente spiegato alcuna efficacia conservativa del processo di impugnazione. (Nella specie, il giudice d'appello aveva rigettato nel merito il gravame, nonostante il tribunale avesse declinato la propria competenza in relazione alla clausola di compromissione in arbitri contenuta nello statuto della società, di cui le parti erano socie, e la pronuncia fosse perciò impugnabile soltanto col regolamento di competenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Ottobre 2018, n. 26525.


Regolamento di competenza – Competenza arbitrale – Azione di impugnazione del bilancio e diritti indisponibili – Azione di responsabilità degli organi sociali e diritti disponibili.
L'attività degli arbitri ha natura giurisdizionale e sostitutiva della funzione del giudice ordinario, sicchè lo stabilire se una controversia spetti alla cognizione dei primi o del secondo si configura come questione di competenza.

Le regole di verità, chiarezza e precisione del bilancio di società non solo sono imperative, ma, essendo dettate, oltre che a tutela dell'interesse di ciascun socio ad essere informato dell'andamento della gestione societaria al termine di ogni esercizio, anche dell'affidamento di tutti i soggetti che con la società entrano in rapporto, i quali hanno diritto a conoscere la situazione patrimoniale e finanziaria dell'ente, trascendono l'interesse del singolo ed attengono, pertanto, a diritti indisponibili.

L'azione di responsabilità nei confronti dei componenti degli organi sociali investe diritti patrimoniali disponibili, come si evince dall'esserne espressamente ammessa la rinunciabilità e la transigibilità e dunque, nulla osta alla sua arbitrabilità, neppure laddove, essa ai sensi dell'art. 2476 c.c., comma 3, sia promossa dal socio. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 06 Novembre 2017, n. 26300.


Procedimento civile – Eccezioni pregiudiziali di rito – Graduazione – Rispetto da parte del giudice della sequenza logica di esame delle questioni di rito.
Proposte cumulativamente dalla parte convenuta le eccezioni pregiudiziali in rito di clausola per arbitrato rituale e di incompetenza territoriale del giudice adito, e specificata la graduazione dell'esame delle due questioni nel senso sopra indicato, il giudice di merito è vincolato all'osservanza dell'ordine predetto, che trova fondamento tanto nel potere dispositivo della parte, libera di regolare le scelte processuali secondo i propri interessi, quanto nel criterio di progressione logico-giuridica dell'esame delle questioni in rito che è dato ricavare -relativamente alle questioni di competenza- alla stregua di una interpretazione degli artt. 38, comma 1 e 3, e 819 ter, comma 1, c.p.c., costituzionalmente orientata alla attuazione del principio costituzionale del "giusto processo" ex art. 111 Cost., nella duplice articolazione della economia dei mezzi processuali e della ragionevole durata del processo, nonchè del principio di effettività della tutela giurisdizionale ex art. 24 Cost., quale diritto delle parti di pervenire in un tempo adeguato ad una definitiva decisione sul merito della controversia.

Ne consegue che il giudice di merito, non ha il potere di alterare la sequenza logica di esame delle questioni di rito, per cui qualora ritenga di non pronunciare sulla eccezione di clausola arbitrale -omettendo di verificare in via prioritaria se sussista o meno la competenza giurisdizionale dell'autorità giudiziaria statale- e si limiti a pronunciare, sulla eccezione subordinata di incompetenza territoriale -in tal modo affermando la potestas decidendi del giudice statale e ritenendo con decisione implicita insussistente la competenza arbitrale-, il relativo provvedimento in rito, non è contestabile ex officio dal giudice ad quem, stante i limiti invalicabili dell'art. 45 c.p.c., ed è suscettivo di impugnazione esclusivamente attraverso il rimedio del regolamento necessario di competenza ex art. 42 c.p.c., sicchè ove la istanza di regolamento non sia proposta avverso il provvedimento declinatorio della competenza territoriale e la causa sia stata ritualmente riassunta avanti al giudice indicato come territorialmente competente, la questione relativa alla clausola arbitrale non può essere nuovamente sollevata dalla parte e rimane preclusa all'esame del giudice di merito presso il quale rimane radicata definitivamente la competenza ai sensi dell'art. 44 c.p.c.". (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 25 Ottobre 2017, n. 25254.


Arbitrato – Eccezione di compromesso – Inammissibilità.
L’eccezione di nullità della clausola compromissoria, sollevata da quella stessa parte che ne chiedeva l’applicazione dinanzi al giudice togato, è contraria al generale principio di correttezza e buona fede e non può essere ammissibile, dovendosi ritenere non meritevole di tutela l’interesse di una parte a paralizzare il giudizio in rito. (Fabrizio M. Prandi) (riproduzione riservata) Lodo Arbitrale Genova, 08 Settembre 2014.


Arbitrato rituale - Disciplina introdotta dalla legge n. 25 del 1994 e dal d.lgs. n. 40 del 2006 - Natura giurisdizionale e sostitutiva della funzione del giudice ordinario - Configurabilità - Conseguenze..
L'attività degli arbitri rituali, anche alla stregua della disciplina complessivamente ricavabile dalla legge 5 gennaio 1994, n. 5 e dal d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, ha natura giurisdizionale e sostitutiva della funzione del giudice ordinario, sicché lo stabilire se una controversia spetti alla cognizione dei primi o del secondo si configura come questione di competenza, mentre il sancire se una lite appartenga alla competenza giurisdizionale del giudice ordinario e, in tale ambito, a quella sostitutiva degli arbitri rituali, ovvero a quella del giudice amministrativo o contabile, dà luogo ad una questione di giurisdizione. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 25 Ottobre 2013.


Arbitrato e compromesso – Rapporti tra arbitrato e processo – Effetti sostanziali della domanda – Conservazione..
E’ incostituzionale l’articolo 819-ter, secondo comma, del codice di procedura civile, nella parte in cui esclude l’applicabilità, ai rapporti tra arbitrato e processo, di regole corrispondenti all’articolo 50 del codice di procedura civile, con particolare riferimento a quella diretta a conservare gli effetti sostanziali e processuali prodotti dalla domanda proposta davanti al giudice o all’arbitro incompetenti, la cui necessità ai sensi dell’art. 24 Cost. sembra porsi alla stessa maniera, tanto se la parte abbia errato nello scegliere tra giudice ordinario e giudice speciale, quanto se essa abbia sbagliato nello scegliere tra giudice e arbitro. La norma censurata, non consentendo l’applicabilità dell’art. 50 cod. proc. civ., impedisce che la causa possa proseguire davanti all’arbitro o al giudice competenti e, conseguentemente, preclude la conservazione degli effetti processuali e sostanziali della domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 19 Luglio 2013, n. 223.


Dichiarazione di incompetenza – Applicazione dell'art. 50 c.p.c. – Sussiste – Condizioni. .
L'art. 819 ter comma 2, c.p.c., laddove afferma che "nei rapporti tra arbitrato e processo" non si applica l'art. 50 c.p.c., riguarda solo il caso in cui siano gli arbitri ad escludere la loro competenza ed a riconoscere quella del giudice ordinario. Allorquando, invece, sia il giudice togato a dichiarare la propria incompetenza a beneficio di quella degli arbitri, oppure sia la Corte di cassazione, adita con riferimento ad una pronuncia affermativa della competenza del giudice ordinario, a dichiarare la competenza degli arbitri oppure a rigettare, per ragioni di rito o di merito, l'istanza di regolamento contro una pronuncia declinatoria, è possibile la riassunzione dinanzi agli arbitri nel termine fissato o, in mancanza, in quello previsto dall'art. 50 c.p.c., con salvezza dell'effetto interruttivo cd. istantaneo della prescrizione ai sensi dell'art. 2943 comma 3, c.c., e di quello permanente, di cui all'art. 2945, comma 2, dello stesso codice. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 06 Dicembre 2012.


Arbitrato - Rapporti tra arbitri e autorità giudiziaria - Questione di competenza in relazione ad una convenzione di arbitrato - Regolamento di competenza - Applicazione a sentenze pronunciate successivamente al 2 marzo 2006.

Arbitrato - Di riferibilità della controversia agli arbitri - Questione di merito.

Arbitrato - Interpretazione della clausola compromissoria - Giudizio di risoluzione del contratto per inadempimento promosso avanti al giudice ordinario - Affermazione contenuta nella motivazione relativa alla deferebilità della controversia agli arbitri - Giudicato implicito.
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La disposizione di cui art. 819 ter c.p.c., nel nuovo testo introdotto dall’art. 22 D.Lgs. n. 40/06 allo scopo di porre fine alle incertezze ed ai contrasti giurisprudenziali avutisi sulla materia, secondo cui “la sentenza con la quale il giudice afferma o nega la propria competenza in relazione ad una convenzione di arbitrato è impugnabile a norma degli artt. 42 e 43” c.p.c., trova applicazione soltanto in relazione a sentenze pronunziate con riferimento a procedimenti arbitrali iniziati successivamente alla data del 2 marzo 2006, disponendo in tal senso, con formulazione letterale inequivoca, la norma transitoria dettata dall’art. 27, comma 4, dell’anzidetto D.Lgs. e dovendosi, pertanto, escludere che l’operatività della nuova disciplina possa ancorarsi a momenti diversi, quale quello dell’inizio del giudizio avanti il giudice ordinario, nel quale si pone la questione di deferibilità agli arbitri della controversia, ovvero quello della data di pubblicazione della sentenza del medesimo giudice che risolve la questione di competenza.

Costituisce questione di merito - e non di giurisdizione o di competenza - la deduzione della non deferibilità della controversia agli arbitri, in quanto riguarda la validità o l’interpretazione del compromesso o della clausola compromissoria.

L'affermazione contenuta nella motivazione di una sentenza divenuta definitiva che decida in ordine ad un'azione di risoluzione del contratto per inadempimento e di annullamento del medesimo per conflitto di interessi secondo la quale la competenza a decidere sulla domanda di annullamento del contratto e sulle domande direttamente consequenziali spetta agli arbitri in forza della clausola compromissoria contenuta nel contratto, costituisce giudicato quanto meno implicito sulla questione se spetti o meno agli arbitri anche la decisione delle controversie afferenti le eccezioni di nullità o invalidità della clausola medesima.
Appello Milano, 28 Settembre 2011.


Arbitrato - Competenza - Art. 819 ter cod. proc. civ. - Regolamento di competenza - Applicabilità - Limiti - Sentenze pronunciate in riferimento a procedimenti arbitrali iniziati dopo il 2 marzo 2006 - Esclusività - Fondamento - Fattispecie..
In tema di arbitrato, la disciplina sull'impugnabilità con regolamento di competenza, necessario o facoltativo (artt. 42 e 43 cod. proc. civ.), della sentenza del giudice di merito affermativa o negatoria della propria competenza sulla convenzione di arbitrato, recata dal nuovo testo dell'art. 819-ter cod. proc. civ. (introdotto dall'art. 22 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), trova applicazione soltanto in relazione a sentenze pronunciate con riferimento a procedimenti arbitrali iniziati successivamente alla data del 2 marzo 2006, disponendo in tal senso, con formulazione letterale inequivoca, la norma transitoria dettata dall'art. 27, comma 4, dell'anzidetto d.lgs. n. 40, dovendosi, pertanto, escludere che l'operatività della nuova disciplina possa ancorarsi a momenti diversi, quale quello dell'inizio del giudizio dinanzi al giudice ordinario nel quale si pone la questione di deferibilità agli arbitri della controversia ovvero quello della data di pubblicazione della sentenza del medesimo giudice che risolve la questione di competenza. (Principio di diritto enunciato in sede di regolamento di competenza avente ad oggetto sentenza pronunciata in controversia attinente a domande di arbitrato proposte prima del 2 marzo 2006). Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Settembre 2010, n. 19047.


Declaratoria del giudice di incompetenza a favore degli arbitri – Art. 819-ter c.p.c. – Forma della pronuncia – Legge 69/2009 – Sentenza – Sussiste. (21/09/2010).
I rapporti tra giudice statale e giudice privato (arbitro), anche dopo la novella del 2006 vanno inquadrati come questione di giurisdizione: ne consegue che la “sentenza con la quale il giudice afferma o nega la propria competenza in relazione ad una convenzione di arbitrato” non è altro che una pronuncia di difetto di giurisdizione mascherata; donde l’inesplicabilità di effetti della L. n. 69/09, che in nulla ha innovato sul difetto di giurisdizione che, ai sensi dell’art. 279 co. 1, codice procedura civile, va dichiarato con sentenza. In conclusione, la pronuncia con cui il giudice dichiara il proprio difetto di competenza in favore dell’arbitro, ex art. 819-ter codice procedura civile, deve rivestire la forma della “sentenza”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 22 Giugno 2010.