LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO XII
Delle misure di protezione delle persone prive in tutto od in parte di autonomia
CAPO II
Della interdizione, della inabilitazione e della incapacità naturale

Art. 418

Poteri dell'autorità giudiziaria
TESTO A FRONTE

I. Promosso il giudizio d'interdizione, può essere dichiarata anche d'ufficio l'inabilitazione per infermità di mente.

II. Se nel corso del giudizio d'inabilitazione si rivela l'esistenza delle condizioni richieste per l'interdizione, il pubblico ministero fa istanza al tribunale di pronunziare l'interdizione, e il tribunale provvede nello stesso giudizio, premessa l'istruttoria necessaria.

III. Se nel corso del giudizio di interdizione o di inabilitazione appare opportuno applicare l'amministrazione di sostegno, il giudice, d'ufficio o ad istanza di parte, dispone la trasmissione del procedimento al giudice tutelare. In tal caso il giudice competente per l'interdizione o per l'inabilitazione può adottare i provvedimenti urgenti di cui al quarto comma dell'articolo 405.


GIURISPRUDENZA

Amministrazione di sostegno - Ambito applicativo - Distinzione con l'interdizione e l'inabilitazione - Individuazione - Valutazione del giudice del merito - Criteri - Fattispecie.
Nel giudizio di interdizione il giudice di merito, nel valutare se ricorrono le condizioni previste dall'art. 418 c.c. per la nomina di un amministratore di sostegno, rimettendo gli atti al giudice tutelare, deve considerare che, rispetto all'interdizione e all'inabilitazione, l'ambito di applicazione dell'amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma alle residue capacità e all'esperienza di vita dallo stesso maturate, anche attraverso gli studi scolastici e lo svolgimento dell'attività lavorativa (nella specie, si trattava di un'impiegata in ufficio con mansioni esecutive). Ne consegue che non si può impedire all'incapace, che ha dimostrato di essere in grado di provvedere in forma sufficiente alle proprie quotidiane ed ordinarie esigenze di vita, il compimento, con il supporto di un amministratore di sostegno, di atti di gestione ed amministrazione del patrimonio posseduto (anche se ingente), restando affidato al giudice tutelare il compito di conformare i poteri dell'amministratore e le limitazioni da imporre alla capacità del beneficiario in funzione delle esigenze di protezione della persona e di gestione dei suoi interessi patrimoniali, ricorrendo eventualmente all'ausilio di esperti e qualificati professionisti del settore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Settembre 2015, n. 17962.


Interdizione e inabilitazione - Amministrazione di sostegno - Scelta tra i diversi istituti di protezione - Criterio - Valutazione dello strumento più idoneo in relazione agli atti da compiere - Valenza etico sociale dell'amministrazione di sostegno - Trasmissione degli atti al giudice tutelare - Forma e contenuto di ordinanza - Pronuncia sulla interdizione - Sentenza - Regolamento delle spese processuali.
Le misure dell’interdizione e dell’inabilitazione, meno flessibili e più vincolanti, sono ormai da considerarsi, secondo unanime valutazione dottrinale e giurisprudenziale, quali figure residuali da applicarsi solo qualora non si ritengano possibili interventi di sostegno idonei ad assicurare al soggetto debole una adeguata protezione.

Nella scelta tra i diversi istituti di protezione previsti dall’ordinamento, il criterio selettivo deve essere quello della valutazione dello strumento più idoneo in relazione agli atti da compiere e non quello, invece, del grado di invalidità.

L’amministrazione di sostegno appare uno strumento da preferirsi non solo sul piano pratico ma anche su quello etico-sociale in ragione del maggior rispetto della dignità dell’individuo che da esso deriva.

Mentre il provvedimento di trasmissione degli atti al giudice tutelare assume forma e contenuto di ordinanza, è comunque necessaria una sentenza che pronunci sulla domanda di interdizione regolando, se del caso, le spese processuali. (Marcella Frangipani) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia, 28 Gennaio 2015.


Misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia – Interdizione e amministrazione di sostegno – Criterio distintivo – Art. 410 c.c. – Rigetto della domanda di interdizione – Poteri del Collegio ex art. 418, comma 3, c.c. – Integrazione dei poteri deferiti all'amministratore di sostegno con decreto di nomina relativo a procedura di amministrazione di sostegno già aperta – Sussiste.
Il criterio che deve orientare il Giudice, allorquando si trovi a dover scegliere quale, tra le misure dell'interdizione e dell'amministratore di sostegno, applicare al caso concreto, deve rinvenirsi nel disposto dei primi due commi dell'art. 410 c.c., i quali, dettati con esclusivo riferimento all'amministrazione di sostegno, impongono all'amministratore, da un lato, di “tenere conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario”, dall'altro, di “tempestivamente informare il beneficiario circa gli atti da compiere, nonché il giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario stesso”, predisponendo, infine, un sistema di attivazione del contraddittorio tra i soggetti dell'amministrazione di sostegno (beneficiario e amministratore) al cospetto Giudice tutelare, al fine di dirimere i contrasti eventualmente insorti. Solo nei casi in cui il sistema tracciato da tali norme non possa funzionare, ovvero possa ritenersi controproducente nell'ottica del conseguimento del best interest del beneficiario, potrà preferirsi la misura interdittiva.
L'art. 418, comma 3, c.c., che dispone che se nel corso del giudizio di interdizione “appare opportuno applicare l'amministrazione di sostegno, il giudice, d'ufficio […] dispone la trasmissione del procedimento al giudice tutelare. In tal caso il giudice competente per l'interdizione […] può adottare i provvedimenti di cui al quarto comma dell'art. 405”  è applicabile anche a fattispecie nelle quali, a fronte della già avvenuta apertura della misura di amministrazione di sostegno, sia comunque stato incardinato un giudizio di interdizione nei confronti del medesimo beneficiario, a ciò non ostando alcuna disposizione normativa in particolare, ed al fine di garantire la tutela massima e continuativa dei soggetti bisognosi di protezione. In tale ottica, il Collegio ben può, con il rigetto della domanda di interdizione e contestualmente alla trasmissione degli atti al Giudice tutelare, ampliare lo spettro dei poteri deferiti all'amministratore di sostegno in carica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vercelli, 31 Ottobre 2014.


Persona sottoposta a interdizione – Gravidanza – Richiesta del tutore di praticare sulla interdetta l’aborto contro la volontà di quest’ultima – Esclusione.

Persona sottoposta a interdizione – Rischio di abusi e gravidanze indesiderate – Richiesta del tutore di praticare l’ablazione della capacità riproduttiva – Richiesta aberrante.
.
Va respinta la richiesta del tutore di praticare sull’interdetta l’aborto contro la volontà di quest’ultima quando, all’esito dell’audizione della gestante e degli accertamenti espletati, non sia emerso in alcun modo che tale nuova esperienza nella vita dell’interdetta sia foriera di una ulteriore compromissione del suo stato patologico né che quest’ultima non sia in grado di portare a termine una gravidanza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La richiesta del tutore di praticare sull’interdetta un intervento completamente ablativo della capacità riproduttiva della stessa, motivato dall’esigenza di preservare quest’ultima in quanto giovane, appetibile e non in grado di proteggersi da eventuali abusi, appare del tutto aberrante atteso che attraverso tale soluzione si finirebbe per mutilare in maniera irreversibile l’integrità fisica di un soggetto debole, del tutto incolpevole della sua situazione, per compensare vuoti di tutela e la mancanza di un sostegno reale ed efficace da parte della famiglia e delle istituzioni. L’abnormità della prospettata soluzione è ancor più evidente laddove si consideri che attraverso la sterilizzazione potrebbe essere scongiurato soltanto il ‘rischio’ che la stessa concepisca dei figli ma non che possa essere abusata da chicchessia. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro, 18 Novembre 2013.


Giudizio di Interdizione – Accertata inadeguatezza della misura della interdizione in corso di processo – Poteri d’Ufficio del giudice istruttore – Art. 418 c.c. – Trasmissione al Giudice tutelare del fascicolo – Sentenza di rigetto dell’interdizione – Necessità – Esclusione..
Se il giudice dell’interdizione, in corso di processo, reputa che la misura dell’amministrazione di sostegno sia più adeguata, può d’ufficio trasmettere gli atti al giudice tutelare ex art. 418 c.c. In questo caso la trasmissione avviene a cura del magistrato istruttore e senza necessità della pronuncia del collegio di rigetto della domanda di interdizione. Depone in tal senso il testo letterale della disposizione, che nel secondo comma parla di tribunale e nel terzo invece di giudice e che, comunque, espressamente abilita il giudice a disporre “la trasmissione del procedimento al giudice tutelare”. Comunque l’interpretazione in tal senso è imposta sul piano teleologico - funzionale: l’intenzione del legislatore è quella di evitare alla persona incapace un processo inutile (che si conclude con il rigetto della domanda di interdizione) a discapito delle esigenze impellenti di protezione (rallentate dal dover attendere la pronuncia di rigetto) così proponendosi un meccanismo di switch  procedimentale, in cui si passa direttamente dal procedimento di interdizione a quello di amministrazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 16 Febbraio 2011.


Giudizio di interdizione – Opportunità di applicare l’amministrazione di sostegno – Definizione del giudizio mediante sentenza – Necessità..
Ove nel corso del giudizio d’interdizione appaia opportuno applicare l’amministrazione di sostegno secondo quanto previsto dall’art. 418 codice civile, in difetto di indicazioni di carattere formale, deve ritenersi che tale giudizio debba essere definito con sentenza mentre, con separato provvedimento, vada disposta la trasmissione degli atti del fascicolo al giudice tutelare per la nomina di un amministratore di sostegno. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 15 Aprile 2010.