Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi

Articolo fallimento-trust ∙ (Fallimento e trust)


Tutte le MassimeCassazione
Interessi meritevoli di tutelaTrust e gestione della insolvenzaTrust liquidatorioNullità o inefficaciaTrust liquidatorio e impossibilità di raggiungimento dello scopoTrust liquidatorio e cancellazione dal registro delle impreseTrust internoTrust e accordo di ristrutturazione dei debiti ex articolo 182 LFTrust e liquidazione della societàAzione revocatoriaSostituzione del trusteeInsinuazione al passivo e legittimazione



Trust – Funzione illecita – Convenzione dell'Aia del 1° luglio 1985 – Divieto – Criteri di valutazione e indici sintomatici – Fattispecie
La Convenzione dell'Aia del 1° luglio 1985, ratificata con L. 16 ottobre 1989, n. 364, esclude si possa impedire l'applicazione della lex fori in tema di protezione dei creditori in caso d'insolvenza qualora il trust sia stato utilizzato in funzione illecita, funzione la quale si realizza quando il trust sia stato di fatto utilizzato per eludere la disciplina concorsuale secondo un accertamento in concreto alla luce di indici quali: l'incapienza dei beni e dei crediti conferiti nel trust rispetto ai debiti scaduti; l'entità dei debiti e l'attivo residuo del disponente al momento della costituzione del trust; la successiva cancellazione della società disponente dal registro delle imprese; il mancato compimento di qualsiasi concreta attività di liquidazione.

Il giudizio sulla liceità della causa concreta del trust deve essere svolto ex ante, a nulla rilevando che la società disponente non sia allo stato attuale assoggettabile a procedura concorsuale per lo spirare del termine annuale dalla cancellazione della società dal registro delle imprese.

L'illiceità della causa del negozio di trust sussiste anche qualora lo strumento segregativo del patrimonio sia stato utilizzato al fine di impedire la realizzazione coattiva individuale del credito da parte del creditore sociale, il quale non potrebbe soddisfarsi sui beni conferiti in trust se non previo esperimento di azione revocatoria o di apposito accertamento giurisdizionale della nullità del negozio istitutivo del trust medesimo.

[Nel caso di specie, il trust è stato stipulato quando la società disponente era in stato di insolvenza e in pendenza di una procedura di riscossione avviata a seguito della notificazione di avvisi di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate.; ritenuta dunque la nullità del negozio istitutivo del trust per illiceità della causa e dichiarata la non riconoscibilità del trust nell'ordinamento italiano in ragione della causa concreta del negozio e la conseguente carenza di legittimazione del trustee a disporre dei beni conferiti in trust, il tribunale ha dichiarato la inammissibilità del ricorso volto ad ottenere l’accesso alla procedura di liquidazione del patrimonio di cui alla legge n. 3 del 2012.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 03 Gennaio 2019.


Trust liquidatorio - Validità - Accertamento in astratto - Esclusione - Verifica dello scopo perseguito della singola fattispecie - Giudizio complessivo di liceità della causa concreta del programma negoziale e di meritevolezza degli interessi al medesimo sottesi
Il discrimen tra trust liquidatorio valido o invalido non può essere individuato nell'esistenza o non dell'insolvenza del disponente, al momento della sua costituzione.  Il fatto, quindi, che l'imprenditore sia già insolvente al momento dell'istituzione del trust, non può determinarne de plano l'abusività, poiché il ricorso a tale strumento - al pari delle altre soluzioni contemplate dalla legge fallimentare - sarebbe evidentemente finalizzato a evitare il fallimento, che bandirebbe il soggetto in grave stato di dissesto economico dal mercato. L'interprete, nell'analizzare il singolo negozio, al fine di poter valutare la liceità e meritevolezza della sua causa, deve, quindi, verificare se l'interesse concretamente perseguito corrisponda all'interesse tipizzato nello schema in astratto e tener conto di tutti gli interessi concreti che si vogliono obiettivamente realizzare, anche se estranei allo schema tipologico astrattamente prefigurato dalla norma.

L'analisi del trust, non può limitarsi alla mera verifica della: “validità in astratto”, dovendo piuttosto valutarsi l'impiego che le parti fanno di quello specifico trust nella singola fattispecie e accertare così se esso persegua finalità meritevoli di tutela, o se violi, invece, norme di applicazione necessaria, imperative o di ordine pubblico del nostro ordinamento - in particolare, le norme della legge fallimentare, preordinata a dettare una disciplina liquidatoria del patrimonio della società insolvente nel rispetto della par condicio creditorum - finendo per configurarsi come simulato (sham), in quanto previsto con fine elusivo della legge fallimentare, senza alcun reale vantaggio per i creditori.

Non è dunque sufficiente che lo scopo negoziale che le parti prima facie intendono perseguire - dichiarandolo nell'atto istitutivo - superi in prima battuta il vaglio di liceità, perché conforme ai principi generali dell'ordinamento. Né bisogna a priori ritenere l'istituto valido o invalido, sulla base di fattori quali lo stato d'insolvenza o meno della società disponente al momento della costituzione. Piuttosto, è necessario verificare se lo scopo effettivo perseguito dal disponente sia in contrasto con i suddetti principi.

L’indagine si dovrà spostare necessariamente da un piano dogmatico-teorico a un piano concreto, attraverso il giudizio complessivo di liceità della causa concreta del programma negoziale del trust e di meritevolezza degli interessi sottesi al medesimo, in ossequio ai principi generali che presidiano il giudizio di liceità di qualsiasi fattispecie negoziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 19 Luglio 2016.


Trust - Scopo di proteggere e soddisfare le esigenze dei familiari - Natura gratuita dell'atto - Analogia con il fondo patrimoniale - Fattispecie in tema di azione revocatoria ordinaria promossa da un fallimento nei confronti dell'amministratore della società
Può dirsi pacifica la qualificazione in termini di gratuità del conferimento di beni in un trust istituito con lo scopo di proteggere e soddisfare le esigenze dei familiari, in analogia con la fattispecie dell'istituto del fondo patrimoniale di cui all'articolo 167 e seguenti c.c. la cui istituzione, mediante conferimento di beni, è pacificamente ritenuto in giurisprudenza un negozio a titolo gratuito, condividendo gli atti del trust e del fondo patrimoniale la causa di segregazione e l'effetto di creazione di un patrimonio separato ed assoggettato ad un vincolo di destinazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siena, 22 Maggio 2015.


Trust - Indagine sulla meritevolezza dell'istituto - Preclusione - Natura dell'effetto segregativo - Analogie con altri istituti

Trust - Trust familiare - Riserva del diritto di abitazione - Indice della natura simulata od illecita del negozio - Esclusione - Revocatoria ordinaria - Assoggettabilità

La previsione normativa contenuta nella Convenzione dell'Aia, ratificata con la legge 16 ottobre 1989, n. 364, preclude ogni indagine sulla meritevolezza di tutela della causa astratta del trust, che va ravvisata nel programma di "segregazione" (art. 11 Conv.) di una o più posizioni soggettive o di un complesso di posizioni soggettive unitariamente considerate (beni del trust) delle quali il disponente si spogli, o trasferendole a un terzo (trustee) o isolandole giuridicamente nel proprio patrimonio, per la tutela d'interessi che l'ordinamento ritiene meritevoli di tutela (scopo del trust). Inoltre, la ratifica della Convenzione con legge dello Stato vanifica anche ogni ulteriore profilo di possibile contrarietà dell'istituto ai principi dell'ordine pubblico interno e, in particolare, a quello della tutela del credito e della responsabilità patrimoniale generale del debitore. Il riconoscimento del trust per effetto di una norma di legge, infatti, fa salva la deroga alle limitazioni di responsabilità contenuta nell'art. 2740 c.c. A ciò si aggiunge che l'effetto proprio del trust, ossia quello della segregazione patrimoniale, è comune a numerosi altri istituti preesistenti nel diritto interno. Si pensi alla cartolarizzazione dei crediti, alla cessione dei beni ai creditori (art. 1980 c.c.), all'assicurazione sulla vita a favore di terzo (1923 c.c.) alla rendita vitalizia a favore di terzo (1881 c.c.) al fondo patrimoniale (170 c.c.) ai fondi per la previdenza e l'assistenza (2117 c.c.) ai fondo pensione (d.lgs. 124/93) al mandato (1707 c.c.) e al deposito con mandato per finire con i patrimoni destinati. Il meccanismo di funzionamento delle figure disciplinate dagli artt. 2447-bis e 2447-quinquies c.c. è, infatti, sostanzialmente analogo all'autodichiarazione di trust: i beni inclusi nel patrimonio destinato a uno specifico affare sono beni che già appartengono alla società, la quale unilateralmente li segrega e, per ciò solo, li rende soggetti ad un diverso regime di responsabilità. La società muta dunque il proprio rapporto con determinati beni, i quali vengono posti al servizio di uno specifico "affare" e sottratti alla garanzia generica in favore di creditori della società alla quale sino a quel momento inerivano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il fatto che il trust sia maturato interamente nel contesto familiare e che il disponente non abbia perso interamente il controllo dei beni inizialmente conferiti in trust, riservandosi il diritto di abitarvi, non rappresenta, da solo, indice sicuro di illiceità o del carattere fittizio dell'operazione realizzata, ma, al contrario, corrisponde proprio allo scopo voluto di destinare la casa familiare per più generazioni, all'abitazione dei propri discendenti. L'istituto del trust, infatti, consente ben più efficacemente di altri strumenti tradizionali (per esempio la donazione della nuda proprietà ai figli con riserva di usufrutto a favore del donante) di realizzare l'effetto della destinazione di una parte del patrimonio al soddisfacimento d'interessi reputati prioritari rispetto ad altri. I beni in trust sono, invero, insensibili alle vicende patrimoniali del disponente, ma anche a quelle del trustee e dei beneficiari per l'intera durata; nel caso in cui un figlio premuoia, il trust può assicurare la devoluzione meglio desiderata dal disponente; i figli potrebbero preferire di non acquisire la proprietà dei beni in trust, facendolo proseguire per un'altra generazione. E' vero pertanto, come osservato da autorevole dottrina, che il trust consente meglio degli ordinari strumenti civilistici di destinare una parte del patrimonio al perseguimento d'interessi ritenuti meritevoli di particolare tutela. Una finalità, si ripete, ampiamente consentita dal nostro ordinamento, seppure con strumenti più artificiosi e meno trasparenti e certi rispetto al trust. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

(Nel caso di specie, il Tribunale, non ha accolto la domanda volta a far dichiarare la simulazione del trust, ma ha accolto, ritenendone sussistenti i presupposti, quelle di revocatoria ex art. 2901 dell'atto di trasferimento dei beni in trust) Tribunale Sassari, 20 Febbraio 2015.


Trust - Nullità per violazione dei principi inderogabili dell'ordinamento - Esclusione - Azione revocatoria - Esperibilità - Oggetto dell'impugnazione - Atto di conferimento
Il conferimento di beni in trust, pur non integrando un'ipotesi di nullità per violazione dei principi inderogabili dell'ordinamento, può tuttavia integrare i presupposti per l'esercizio dell'azione revocatoria, con la precisazione che oggetto dell'impugnazione non sarà l'atto istitutivo del trust, mancante di effetti dispositivi, bensì il conseguente atto di disposizione con il quale i beni sono stati trasferiti al fiduciario trustee o, nell'ipotesi di trust autodichiarato, posti sotto il controllo dello stesso, oppure segregati nel patrimonio del disponente nell'interesse di un beneficiario o per un fine specifico, così come prevede l'articolo 2, comma 2, della convenzione dell'Aja. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Febbraio 2015.


Trust - Clausola di proroga della giurisdizione - Effetti nei confronti dei terzi - Effetti nei confronti del creditore che agisce in revocatoria - Esclusione
In forza del principio per cui la clausola di proroga della giurisdizione inserita nell'atto costitutivo di un trust vincola, oltre al costituente, i gestori e i beneficiari del trust, anche se non firmatari della clausola, ove vengano in rilievo diritti e obblighi inerenti al trust, ma non vincola i soggetti che rispetto al trust sono in posizione di terzietà (Cass. Sez. Un. 14041/2014), si deve ritenere che detta clausola non operi nei confronti del creditore che agisca con azione revocatoria ordinaria ex articolo 2901 c.c. al fine di ottenere la revoca dell'atto istitutivo del trust. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Gennaio 2015.


Trust - Trust liquidatorio - Finalità solutoria - Conservazione della garanzia generica sul patrimonio del debitore in favore dei creditori - Esclusione
Non può sostenersi che il trust, in considerazione delle finalità solutorie in esso enunciate, preservi la garanzia generica sul patrimonio del debitore in favore di tutti i creditori, dal momento che tali finalità sono irrilevanti per i terzi che non hanno la facoltà di esigerle o verificarne il rispetto nei confronti del trustee e che sono invece tutelati proprio dall'azione revocatoria ordinaria, preordinata alla tutela di tali stessi interessi a prescindere dalla prova piena delle ragioni di credito che sarebbe invece richiesta per far valere le proprie pretese nei confronti del trust. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Gennaio 2015.


Trust - Fondo patrimoniale - Sottrazione della garanzia patrimoniale dei creditori - Natura gratuita - Azione revocatoria ex articolo 2901 c.c.
Il trust si presta, come il fondo patrimoniale, a sottrarre ai creditori le garanzie di cui all'articolo 2740 c.c. e può, pertanto, costituire oggetto di domanda di revocatoria ordinaria in quanto negozio gratuito finalizzato a trasferire i beni ad una gestione separata senza corrispettivo alcuno e con sottrazione di essi ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Gennaio 2015.


Trust - Azione revocatoria ordinaria - Consapevolezza in capo al trustee delle finalità elusive - Esclusione
In tema di azione revocatoria ordinaria ex articolo 2901 dell'atto istitutivo del trust, appare improprio qualificare il trustee come terzo acquirente in capo al quale dovrebbe richiedersi la consapevolezza delle finalità elusive, in quanto il trustee è semplicemente l'esecutore delle finalità del trust ed è del tutto indifferente ad esse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Gennaio 2015.


Trust - Azione revocatoria ordinaria - Pregiudizio alle ragioni del creditore - Compimento di atti che rendono più incerto o difficile il soddisfacimento del credito
In tema di azione revocatoria ordinaria ex articolo 2901 dell'atto istitutivo del trust, il pregiudizio alle ragioni del creditore è ravvisabile anche in un trust con finalità liquidatorie in quanto, a fondamento dell'azione revocatoria ordinaria non è richiesta la totale compromissione della consistenza patrimoniale del debitore, ma soltanto il compimento di un atto che renda più incerto o difficile di soddisfacimento del credito, il quale può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore, ma anche in una modificazione qualitativa di esso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Gennaio 2015.


Trust – Trust liquidatorio in presenza di uno stato preesistente di insolvenza del disponente – Riconoscibilità nell’ordinamento italiano – Esclusione.
Il c.d. trust liquidatorio anti-concorsuale, vale a dire finalizzato a sostituirsi alla procedura fallimentare e ad impedire lo spossessamento dell’imprenditore insolvente, non è riconoscibile e non produce alcun effetto nell’ordinamento italiano in virtù di quanto disposto dall’art. 15 lettera e) della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, ponendosi esso oggettivamente in contrasto con il principio di tutela del ceto creditorio e non consentendo il normale svolgimento della procedura a causa dell’effetto segregativo. (Francesco Dimundo - riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014.


Trust – Trust liquidatorio in presenza di uno stato preesistente di insolvenza del disponente – Non riconoscibilità nell’ordinamento italiano – Rilevanza del fine dichiarato di provvedere alla liquidazione nell’interesse dei creditori e della c.d. clausola di salvaguardia – Esclusione.
La non riconoscibilità nell’ordinamento italiano del c.d. trust liquidatorio anti-concorsuale non è esclusa né dal fine dichiarato di provvedere alla liquidazione armonica della società disponente nell’interesse esclusivo dei creditori, né dalla clausola che, in caso di procedura concorsuale sopravvenuta, preveda la consegna dei beni al curatore. (Francesco Dimundo - riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014.


Trust – Trust liquidatorio in presenza di uno stato preesistente di insolvenza del disponente – Non riconoscibilità nell’ordinamento italiano – Pronuncia incidenter tantum da parte del giudice che dichiara il fallimento del disponente – Ammissibilità.
Il giudice che pronuncia la sentenza dichiarativa di fallimento del disponente può provvedere incidenter tantum al disconoscimento del trust liquidatorio anti-concorsuale ai sensi dell’art. 15 lettera e) della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, posto che denegare il riconoscimento e dare corso alla procedura fallimentare costituisce, ai sensi dell’ultimo comma di tale disposizione, un modo di realizzare il fine liquidatorio compatibile con l’ordinamento italiano (Francesco Dimundo - riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014.


Trust – Trust liquidatorio non riconoscibile – Conseguente nullità per mancanza di causa del trasferimento dei beni o dell’azienda operato in favore del trustee – Sussistenza.
La non riconoscibilità nell’ordinamento italiano dell’atto istitutivo del c.d. trust liquidatorio anti-concorsuale determina, ai sensi dell’art. 1418 co. 2 prima parte c.c., la nullità del trasferimento dei beni o dell’azienda operato in favore del trustee. (Francesco Dimundo - riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014.


Trust interno autodichiarato liquidatorio – Costituzione in stato di insolvenza – Segregazione dei beni sociali – Elusione della disciplina fallimentare – Actio nullitatis avviata dal curatore fallimentare – Nullità del trust – Sussistenza.
Ai fini della validità dell’atto istituivo di trust, in applicazione della disciplina prevista dalla convenzione dell’Aja del 1 luglio 1985 (ratificata senza riserve dall’Italia con legge n. 364 del 1989) entrata in vigore dal 1 gennaio 1992, occorre accertarsi che l’istituzione dello stesso sia finalizzata ad un interesse meritevole di tutela per il nostro ordinamento giuridico (art. 1322 c.c.) non altrimenti perseguibile con gli ordinari strumenti del diritto civile. (Antonio Fico) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 03 Marzo 2014.


Trust interno autodichiarato liquidatorio – Costituzione in stato di insolvenza – Segregazione dei beni sociali – Elusione della disciplina fallimentare – Actio nullitatis avviata dal curatore fallimentare – Nullità del trust – Sussistenza.
Il trust liquidatorio istituito da un’impresa in bonis in condizioni di dissesto economico (tale da doverla indurre a presentare un’istanza di fallimento in proprio), in quanto elusivo della disciplina fallimentare ed in particolare delle norme inderogabili che presiedono alla liquidazione concorsuale, deve essere considerato nullo sin dall’origine. (Antonio Fico) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 03 Marzo 2014.


Trust istituito da una società in bonis – Validità del trust – Sopravvenuta a dichiarazione d’insolvenza – Effetti sul trust – Inefficacia – Sussistenza.
Il trust istituito da società in bonis, ancorché valido, diventa inefficace in conseguenza della sopravvenuta dichiarazione d’insolvenza. (Antonio Fico) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 03 Marzo 2014.


Registro imprese - Cancellazione di cancellazione - Bilancio finale di liquidazione carente del requisito di cui all'articolo 2492 c.c. - Conferimento del patrimonio in trust liquidatorio.
Può disporsi ex art. 2191 cc la cancellazione della iscrizione relativa alla cancellazione dal Registro delle imprese di una società sul presupposto che tale iscrizione sia avvenuta in difetto delle condizioni di legge, in particolare quando il bilancio finale di liquidazione non presenta il contenuto richiesto dall'art. 2492 cc. per essere pressoché contestualmente: stata deliberata la nomina del liquidatore; stato disposto il conferimento di tutto il patrimonio attivo e passivo dell'ente ad apposito trust liquidatorio costituito nella stessa giornata; stato sottoposto all'assemblea dei soci il bilancio finale di liquidazione, il quale non reca alcuna indicazione circa l'esito delle attività liquidatorie. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Novembre 2013.


Registro imprese - Cancellazione della società - Liquidazione della società tramite trust - Omissione della fase liquidatoria.
Per poter richiedere la cancellazione della società dal registro delle Imprese è, ex lege, indefettibile che si sia realizzata la fase liquidatoria nelle sue varie articolazioni, per cui non rispondono alle previsioni normative situazioni che si risolvono nella completa pretermissione del procedimento endosocietario, per essere la liquidazione dell'intero patrimonio sociale in concreto affidata -per un tempo futuro rispetto alla data di redazione del bilancio finale-  ad un soggetto esterno all'ente, quale il trust. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Novembre 2013.


Trust liquidatorio - Costituzione del trust in situazione di dissesto - Nullità - Esclusione - Applicazione della disciplina prevista nell'atto istitutivo del trust - Cessazione per impossibilità di raggiungere lo scopo.
Il trust liquidatorio costituito quando l'impresa si trovi in stato di dissesto non è ab origine nullo o inefficace ai sensi dell'articolo 13 della convenzione dell'Aja per contrasto con le norme di diritto pubblico che prevedono la liquidazione concorsuale; in detta ipotesi, infatti, la disciplina applicabile sarà quella prevista dall'atto istitutivo del trust o, in mancanza, dalla legge regolatrice prescelta, per il caso di impossibilità del trust di raggiungimento dello scopo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 08 Ottobre 2013.


Trust - Trust liquidatorio costituito quando la società si trova in stato di dissesto - Nullità - Esclusione - Simulazione - Esclusione - Possibile vantaggio e tutela dei creditori - Impossibilità di raggiungimento dello scopo del trust - Previsione di scopi incompatibili con la eventuale successiva procedura concorsuale - Azione revocatoria dell'atto di conferimento dei beni.
Un trust liquidatorio costituito quando la società già si trovi in stato di dissesto non è automaticamente simulato e non è necessariamente volto a creare un ostacolo alle pretese creditorie e a dilazionare eventuali istanze di fallimento, se nel trust risultano conferiti anche beni personali di soci, perché in questo caso risulta effettivo, meritevole di tutela ed anzi vantaggioso per i creditori, che vedono incrementato il patrimonio destinato alla propria soddisfazione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 08 Ottobre 2013.


Trust - Trust liquidatorio costituito quando la società si trova in stato di dissesto - Nullità - Esclusione - Simulazione - Esclusione - Possibile vantaggio e tutela dei creditori - Impossibilità di raggiungimento dello scopo del trust - Previsione di scopi incompatibili con la eventuale successiva procedura concorsuale - Azione revocatoria dell'atto di conferimento dei beni.
Un trust liquidatorio costituito quando la società già si trovi in stato di dissesto non è automaticamente ab origine nullo (o inefficace), ex art. 13 Conv. Aja, per contrasto con la legge fallimentare, atteso che l'ordinamento conosce altri strumenti di autonomia privata attraverso i quali i debitori, ivi comprese le società commerciali, possono gestire per via negoziale e stragiudiziale il rapporto con i creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 08 Ottobre 2013.


Trust - Trust liquidatorio costituito quando la società si trova in stato di dissesto - Nullità - Esclusione - Simulazione - Esclusione - Possibile vantaggio e tutela dei creditori - Impossibilità di raggiungimento dello scopo del trust - Previsione di scopi incompatibili con la eventuale successiva procedura concorsuale - Azione revocatoria dell'atto di conferimento dei beni.
Nel caso in cui la società che ha costituito un trust liquidatorio successivamente fallisca, si verificherà una impossibilità di raggiungimento dello scopo del trust stesso e dovrà verificarsi di volta in volta cosa prevedano l'atto istitutivo del trust o la legge prescelta per la sua disciplina in ordine alla sorte dei beni conferiti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 08 Ottobre 2013.


Trust - Trust liquidatorio costituito quando la società si trova in stato di dissesto - Nullità - Esclusione - Simulazione - Esclusione - Possibile vantaggio e tutela dei creditori - Impossibilità di raggiungimento dello scopo del trust - Previsione di scopi incompatibili con la eventuale successiva procedura concorsuale - Azione revocatoria dell'atto di conferimento dei beni.
In caso di fallimento della società che ha costituito un trust liquidatorio, se l'atto istitutivo del trust o la legge prescelta per la sua disciplina in ordine alla sorte dei beni conferiti prevedono scopi incompatibili con la procedura concorsuale, il Curatore ha a disposizione lo strumento specifico dell'azione revocatoria per tornare in possesso dei beni conferiti in trust, azione da esercitarsi contro l'atto di dotazione del trust. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 08 Ottobre 2013.


Trust - Sostituzione del trustee - Ricorso in via cautelare - Ammissibilità.
Poiché l'istituto del trust non prevede una disposizione analoga a quella dell'articolo 2476 c.c. per la revoca in via cautelare dell'amministratore di società a responsabilità limitata, per la sostituzione del trustee può farsi ricorso, ricorrendone le condizioni, allo strumento cautelare di cui all'articolo 700 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Gennaio 2013.


Trust - Trust di scopo per il soddisfacimento dei creditori - Istituzione del guardiano - Necessità.
Il trust liquidatorio può essere configurato, sia pur con soluzioni diverse, sia quale trust di scopo per il soddisfacimento dei creditori dell'impresa, sia quale trust per beneficiari nell'interesse dei medesimi creditori; non può, tuttavia, ritenersi conforme alla ratio dell'istituto una struttura in cui coincidano disponente, trustee ed ultimo beneficiario e non sia prevista la figura del guardiano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Gennaio 2013.


Trust e fallimento - Effetti del fallimento del disponente sul trust - Causa sopravvenuta di invalidità dell'atto istitutivo - Esclusione.
Nei rapporti fra trust e fallimento, occorre considerare che il fallimento del disponente (originariamente in bonis al momento dell’istituzione) non può incidere sull’atto di trust che ha già definitivamente spiegato ed esaurito i suoi effetti. Nel diritto dei trust, infatti, il disponente “esce di scena” e una vicenda successiva, attinente al settlor, non può determinare effetti sulla “vita” del trust, tantomeno assurgendo a causa sopravvenuta di invalidità dell’atto istitutivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 02 Maggio 2012.


Trust - Gestione dell'insolvenza mediante cessio bonorum - Esplicazione dell'autonomia contrattuale - Natura inderogabile della disciplina dettata dalla legge fallimentare - Esclusione - Inapplicabilità al trust istituito per la gestione dell'insolvenza dell'articolo 15 della Convenzione de L'Aja.
La circostanza che un imprenditore insolvente possa gestire la crisi attraverso la cessio bonorum prevista dagli articoli 1977 seguenti c.c., e quindi attraverso un contratto tipico previsto dall’ordinamento, il quale altro non è che mera esplicazione dell'autonomia contrattuale, consente di escludere che la disciplina dell’insolvenza dettata dalla legge fallimentare debba considerarsi inderogabile. Da ciò consegue l'inapplicabilità al trust istituito per la gestione dell'insolvenza dell'articolo 15 della Convenzione de L'Aja. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 02 Maggio 2012.


Fallimento - Trust liquidatorio - Acquisizione da parte del curatore fallimentare degli assets del trust - Ricorso alla legge regolatrice del trust - Diritto del beneficiario di ottenere la cessazione anticipata del trust.
La finalità di far pervenire al curatore fallimentare gli assets del trust liquidatorio può essere agevolmente e legittimamente perseguita mediante il ricorso alla legge regolatrice del trust (oltre che all’azione revocatoria, fallimentare od ordinaria): nel diritto dei trust, infatti, il beneficiario vested ha il diritto di ottenere la cessazione anticipata del trust e tale prerogativa ben potrebbe essere esercitata dal curatore, il quale assomma in sé tutte le posizioni beneficiarie del trust liquidatorio che veda creditori quali beneficiari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 02 Maggio 2012.


Trust – Azione revocatoria dell’atto di dotazione – Litisconsorzio necessario dei beneficiari – Sussistenza.
I beneficiari del trust, i quali vantano diritti nei confronti del trustee e sul trust-fund in maniera analoga a quanto accade per il coniuge del soggetto che ha costituito il fondo patrimoniale, sono litisconsorti necessari nella causa di revocatoria dell'atto di dotazione del trust. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 26 Aprile 2012.


Impresa in stato di insolvenza - Trust - Trust liquidatorio allo scopo di tutelare i creditori - Violazione dell'articolo 15 convenzione dell'Aja 1 luglio 1985 - Sussistenza - Nullità - Atto in frode alla legge.
Un trust liquidatorio che si ponga come dichiarato scopo quello di tutelare i creditori ricorrendo alla segregazione patrimoniale di tutto il patrimonio aziendale, quando l'impresa si trova già in stato di insolvenza (ed avrebbe pertanto dovuto accedere agli istituti concorsuali), è incompatibile con la clausola di salvaguardia di cui all'articolo 15, lettera e) della convenzione dell'Aja 1 luglio 1985. Un trust attuato in tale situazione costituisce un atto privatistico che mira a sottrarre agli organi della procedura concorsuale la liquidazione dei beni in assenza del presupposto sul quale poggia il potere dell’imprenditore di gestire il proprio patrimonio, ossia che l'impresa sia dotata di mezzi propri. Se così non fosse a qualunque imprenditore insolvente che intende evitare il fallimento potrebbe essere consentito lo spossessamento di tutti i propri beni mediante conferimento in trust rendendoli non aggredibili dai creditori. In questo caso, la causa in concreto perseguita dal disponente si pone in contrasto con le norme di cui agli articoli 13 e 15, lettera e) della citata convenzione e comporta la nullità dell'atto istitutivo del trust o comunque la nullità dell'effetto segregativo che ne scaturisce. Lo scopo di protezione dichiarato dal trust costituisce pertanto non un mezzo di tutela del patrimonio nell'interesse dei creditori bensì un abusivo utilizzo del trust finalizzato a sottrarre il disponente alla legislazione concorsuale italiana e comunque un atto negoziale in frode alla legge ex articolo 1344, codice civile in quanto mirante a realizzare effetti (la sottrazione del patrimonio dell'imprenditore insolvente ai creditori) ripugnanti per l'ordinamento giuridico italiano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 18 Aprile 2011.


Società a responsabilità limitata - Messa in liquidazione - Costituzione di trust con lo scopo di effettuare la liquidazione - Caratteristiche - Meritevolezza tutela da parte dell'ordinamento giuridico - Esclusione - Possibile ostacolo all'esercizio delle ragioni dei creditori - Ritardo nella dichiarazione di fallimento.
Non appare meritevole di tutela il trust costituito dal liquidatore mediante conferimento dell'intero patrimonio societario attivo e passivo con lo scopo dichiarato di agevolare "l'eventuale commercializzazione del patrimonio, prevenendo eventuali azioni revocatorie concorsuali" ed altresì di provvedere al pagamento dei creditori sociali nel rispetto della par condicio qualora, dall'analisi complessiva dell'atto istitutivo, si possa affermare che il trust in esame non fornisca alcuna utilità aggiuntiva alla liquidazione della società se non quella di sgravare il liquidatore dei compiti ad esso imposti dalla legge e di assegnargli la posizione di trustee; ulteriori elementi che inducono a dubitare della meritevolezza di tale tipo di trust possono essere indicati nel fatto che lo stesso sia stato costituito subito dopo l'inizio della messa in liquidazione della società ed induca a ritenere fondato il timore che la sua istituzione sia in realtà finalizzata ad ostacolare le pretese creditorie nei confronti delle società nonché a dilazionare eventuali istanze di fallimento allo scopo di far decorrere il termine annuale cui all'articolo 10, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 14 Marzo 2011.


Fallimento – Impresa in stato di insolvenza – Conferimento del patrimonio in trust – Nullità – Sussistenza – Derogabilità della disciplina concorsuale – Condizioni – Limiti.
Deve essere dichiarato affetto da nullità totale ai sensi degli artt. 1418 cod. civ. e 15 lett. e) della Convenzione dell’Aja del 16 ottobre 1989, n. 364, il trust liquidatorio nel quale l’impresa disponente, già in stato di insolvenza ex art. 5 legge fall., abbia segregato l’intero patrimonio aziendale, poiché detto art. 15 esclude che la separazione patrimoniale ed il vincolo di destinazione dei beni, propri del trust, possa sopravvivere al fallimento del conferente o del trustee, sicchè i beni di costoro, anche se oggetto del trust, devono essere assoggettati alla disciplina, di carattere inderogabile e pubblicistico, del fallimento. Al fine di armonizzarsi con l’art. 15 della Convenzione dell’Aja del 16 ottobre 1989, n. 364, l’atto costitutivo del trust liquidatorio deve pertanto necessariamente contenere clausole che ne limitino l’operatività in caso di insolvenza, ed in particolare che prevedano la restituzione dei beni conferiti in trust al curatore. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Ottobre 2010.


Trust – Lex fori – Violazione di norme inderogabili – Nullità – Esclusione – Applicazione degli strumenti previsti dalla lex fori.
In base all’art. 15 della convenzione dell’Aja, la legge applicabile al trust non può essere d’ostacolo all’applicazione delle disposizioni inderogabili della lex fori, tra le quali rientrano, per espressa previsione, le norme in materia di protezione dei creditori in caso di insolvenza; dall’applicazione di tale disposizione, discende che il trust istituito in violazione di norme inderogabili non è di per sé nullo, ma solo soggetto a quanto diversamente previsto dalla legge del foro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 24 Novembre 2009, n. 0.


Trust – Lesione degli interessi dei creditori – Strumenti di tutela – Azioni revocatorie.
Dall’applicazione delle disposizioni contenute nell’art. 15 della convenzione dell’Aja, consegue che qualora il trust leda gli interessi dei creditori la tutela a questi accordata sarà quella riconosciuta dalla lex fori in presenza di atti lesivi dei loro diritti, tutela che in Italia si realizza mediante l’azione revocatoria ordinaria o fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 24 Novembre 2009, n. 0.


Trust – Natura gratuita od onerosa dell’atto istitutivo – Rapporto tra disponente e beneficiari – Rilevanza – Piano attestato ex art. 67, lett d) legge fall. – Natura solutoria – Sussistenza.
Benchè dal punto di vista del disponente l’atto di trasferimento dei beni in trust abbia carattere gratuito, al fine di determinare la natura gratuita od onerosa di tale atto, occorre fare riferimento al rapporto tra disponente e destinatari, con la conseguenza che avrà natura liberale l’atto con il quale il disponente assoggetta determinati beni al trust con finalità liberali nei confronti dei beneficiari, mentre avrà natura onerosa l’atto con il quale i beni siano destinati all’adempimento di una obbligazione. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che avesse natura solutoria l’atto istitutivo di un trust finalizzato al superamento della crisi dell’impresa mediante la predisposizione di un piano ai sensi dell’art. 67 lett d) legge fall.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 24 Novembre 2009, n. 0.


Trust – Lex fori – Violazione di norme inderogabili – Attuazione dello scopo del trust con modalità alternative – Necessità.
Qualora l’istituzione del trust comporti la violazione di norme inderogabili previste dalla lex fori, in base al secondo comma dell’art. 15 della convenzione dell’Aja, il giudice dovrà comunque cercare di attuarne gli scopi in modo alternativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 24 Novembre 2009.


Fallimento – Stato di insolvenza – Trust – Tutela dei creditori – Omesso perseguimento dello scopo del trust. (01/03/2010)
Non vale ad escludere lo stato di insolvenza ex art. 5 legge fallimentare, e deve pertanto essere confermata la sentenza dichiarativa di fallimento della società disponente che, prima dell’apertura del concorso, abbia costituito un trust avente ad oggetto l’intero patrimonio societario, quando tale operazione si sia rivelata solo formalmente finalizzata a tutelare i creditori, ed abbia piuttosto dato luogo ad una liquidazione atipica diretta in realtà alla sottrazione-distrazione dei beni sociali rispetto al loro impiego e finalità di regolazione dei debiti (nella specie, il trustee, fallito in proprio e coincidente con il legale rappresentante della società disponente pure dichiarata fallita, a due anni di distanza dall’istituzione del trust non aveva presentato alcun serio programma di liquidazione, né aveva effettuato alcun pagamento a favore dei creditori sociali, verso i quali erano mancate adeguate forme di comunicazione e di fattivo coinvolgimento). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Ottobre 2009.


Fallimento – Impresa insolvente – Segregazione dei beni in trust – Nullità.
Non è meritevole di tutela ai sensi dell’art. 1325 n. 2 cod. civ., e deve pertanto essere dichiarato nullo ai sensi degli artt. 1418 cod. civ. e 15 lett. e) della Convenzione dell’Aja del 16 ottobre 1989, n. 364, il trust liquidatorio la cui finalità concreta sia quella di segregare tutti i beni dell’impresa disponente già in stato di insolvenza ex art. 5 legge fall. in danno dei creditori della disponente medesima, e quindi di precludere in fatto sia la liquidazione concorsuale ed il controllo sui relativi esiti, sia il corretto riparto del ricavato - nel rispetto delle cause di prelazione, privilegi ed uguale soddisfazione dei creditori chirografari - da parte degli organi della procedura. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Luglio 2009.


Fallimento – Trust liquidatorio – Azioni di non riconoscibilità del trust – Competenza – Vis attractiva del tribunale fallimentare – Sussistenza.
Le azioni di non riconoscibilità del trust ai sensi dell’art. 13 della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, le azioni ex artt. 43, 44 e 64 l.f., e quelle di nullità e di simulazione del trust, svolte dal fallimento della società disponente nei confronti del trustee, rientrano fra quelle soggette alla vis attractiva del concorso ai sensi dell’art. 24 l.f., trattandosi di azioni che derivano dal fallimento e che in conseguenza del fallimento subiscono una deviazione dallo schema tipico perché di fatto propongono questioni di diritto che vanno decise in base a norme o principi del concorso. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2009.


Trust – Riconoscibilità nell’ordinamento italiano – Presupposti – Trust interni – Legge applicabile estranea all’ordinamento italiano – Riconoscibilità.
In virtù della Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985, devono ritenersi riconosciuti all’interno dell'ordinamento italiano non solo i trust internazionali – che presentino cioè elementi di estraneità rispetto a detto ordinamento (residenza del disponente, del trustee, dei beni a segregarsi) – ma anche i trust interni, cioè i trust che non presentino alcun elemento di estraneità con l'ordinamento italiano né di carattere oggettivo (avuto riguardo ai beni conferiti in trust), né di carattere soggettivo (in relazione alla persone del disponente ovvero a quella del trustee), ad eccezione della legge applicabile al trust. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2009.


Trust con funzione liquidatoria dei creditori dell’impresa – Successiva dichiarazione di fallimento – Causa sopravvenuta di scioglimento – Sussistenza.
Nel caso di trust liquidatorio istituito a tutela della massa dei creditori quando la società disponente non era insolvente, la successiva dichiarazione di fallimento di quest’ultima si configura come causa sopravvenuta di scioglimento dell'atto istitutivo del trust, analogamente a quelle ipotesi negoziali la cui prosecuzione è incompatibile con la dichiarazione di fallimento. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2009.


Trust liquidatorio dei creditori dell’impresa – Costituzione in presenza dell’insolvenza dell’impresa – Contrasto con norme imperative dell’ordinamento italiano – Nullità – Sussistenza.
Nel caso di trust liquidatorio istituito a tutela dei creditori nel momento in cui l'impresa disponente era già insolvente, il relativo atto istitutivo deve ritenersi radicalmente nullo ab origine in quanto diretto ad eludere le norme imperative che presiedono alla liquidazione concorsuale in violazione degli artt. 13 e 15 lett. e) della Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2009.


Trust – Riconoscibilità nell’ordinamento italiano – Presupposti – Trust interni – Legge applicabile estranea  all’ordinamento italiano – Riconoscibilità.
In virtù della Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985, devono ritenersi riconosciuti all’interno dell'ordinamento italiano non solo i trust internazionali – che presentino cioè elementi di estraneità rispetto a detto ordinamento (residenza del disponente, del trustee, dei beni a segregarsi) – ma anche i trust interni, cioè i trust che non presentino alcun elemento di estraneità con l'ordinamento italiano né di carattere oggettivo (avuto riguardo ai beni conferiti in trust), né di carattere soggettivo (in relazione alla persone del disponente ovvero a quella del trustee), ad eccezione della legge applicabile al trust. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Giugno 2009.


Trust con funzione liquidatoria dei creditori dell’impresa – Successiva dichiarazione di fallimento – Causa sopravvenuta di scioglimento – Sussistenza.
Nel caso di trust liquidatorio istituito a tutela della massa dei creditori quando la società disponente non era insolvente, la successiva dichiarazione di fallimento di quest’ultima si configura come causa sopravvenuta di scioglimento dell'atto istitutivo del trust, analogamente a quelle ipotesi negoziali la cui prosecuzione è incompatibile con la dichiarazione di fallimento. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Giugno 2009.


Trust liquidatorio dei creditori dell’impresa – Costituzione in presenza dell’insolvenza dell’impresa Contrasto con norme imperative dell’ordinamento italiano – Nullità – Sussistenza.
Nel caso di trust liquidatorio istituito a tutela dei creditori nel momento in cui l'impresa disponente era già insolvente, il relativo atto istitutivo deve ritenersi radicalmente nullo ab origine in quanto diretto ad eludere le norme imperative che presiedono alla liquidazione concorsuale in violazione degli artt. 13 e 15 lett. e) della Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Giugno 2009.


Trust con funzione liquidatoria dei beni dell’impresa – Destinazione del ricavato al pagamento dei creditori – Tutela dell’interesse dei creditori – Sussistenza.
La costituzione di un trust con funzione liquidatoria, nel quale siano stati conferiti tutti i beni dell’impresa ed indicati come beneficiari la massa dei suoi creditori, è idoneo a tutelare l’interesse dei creditori medesimi soprattutto ove lo scopo istitutivo del trust sia quello di “operare la liquidazione in modo più ordinato ed efficace, realizzando la conservazione del valore dell’impresa, in funzione del migliore realizzo nell’interesse dei creditori sociali e dei soci della disponente”. (Nel caso di specie, il Tribunale ha respinto il ricorso per sequestro conservativo dei beni costituiti in trust proposto da un creditore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Legnano, 08 Gennaio 2009.


Azione revocatoria ordinaria – Atto di disposizione a favore di trust – Mancanza di corrispettivo – Natura gratuita dell’atto – Scientia damni – Prova per presunzioni – Revocabilità.
Posto che la mancata previsione di un corrispettivo è indice di gratuità dell’atto di trasferimento di beni in trust, può essere accolta l’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 cod. civ. di tale atto ove risulti provata, anche per presunzioni, la consapevolezza in capo al debitore disponente del pregiudizio arrecato agli interessi del creditore. (Franco Benassi) Tribunale Cassino, 08 Gennaio 2009, n. 0.


Trust interno – Finalità – Rilevanza del programma.
Ai sensi dell’art. 1 della Convenzione de L’Aja è possibile negare il riconoscimento di un trust “interno” (quello cioè il cui “centro di gravità” non presenti elementi di estraneità rispetto all’ordinamento italiano, sebbene la disciplina sia costituita da una legge regolatrice straniera) nel caso in cui il ricorso all’istituto e alla disciplina straniera appaia fraudolento, volto, cioè, a creare situazioni in contrasto con l’ordinamento in cui il negozio deve operare. In tal caso, il giudice dovrà valutare se l’atto istitutivo del trust sia o meno portatore di interessi meritevoli di tutela senza limitarsi alla semplice definizione dello scopo, ma estendendo l’analisi al “programma” che si è prefissato il disponente nel momento in cui ha deciso di dar vita al trust. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 08 Gennaio 2009.


Liquidazione di società in stato di crisi – Costituzione di beni in trust a favore dei creditori – Accordo di ristrutturazione ex art. 182 l.f. – Ammissibilità – Esecuzione promossa dai creditori sui beni costituiti in trust – Sospensione della procedura esecutiva – Fumus boni iuris – Sussistenza.
E’ meritevole di tutela il trust con il quale il socio accomandatario di una società in accomandita semplice, al fine di favorire la liquidazione della società mediante un accordo di ristrutturazione ai sensi dell’art. 182 bis legge fall. e di prevenire quindi azioni giudiziarie e concorsuali, ha segregato i propri beni personali nominandosi trustee e gestendo e amministrando i beni nell’interesse dei creditori che hanno così assunto la qualità di beneficiari del trust. (Nel caso di specie, il giudice dell’esecuzione ha disposto la sospensione della procedura esecutiva promossa da un creditore della società nei confronti del trustee in quanto intestatario dei beni costituiti in trust). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 14 Maggio 2007.