Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi

Articolo fallimento-trust ∙ (Fallimento e trust)


Nullità o inefficacia
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Interessi meritevoli di tutelaTrust e gestione della insolvenzaTrust liquidatorioNullità o inefficaciaTrust liquidatorio e impossibilità di raggiungimento dello scopoTrust liquidatorio e cancellazione dal registro delle impreseTrust internoTrust e accordo di ristrutturazione dei debiti ex articolo 182 LFTrust e liquidazione della societàAzione revocatoriaSostituzione del trusteeInsinuazione al passivo e legittimazione


Nullità o inefficacia

Trust – Funzione illecita – Convenzione dell'Aia del 1° luglio 1985 – Divieto – Criteri di valutazione e indici sintomatici – Fattispecie
La Convenzione dell'Aia del 1° luglio 1985, ratificata con L. 16 ottobre 1989, n. 364, esclude si possa impedire l'applicazione della lex fori in tema di protezione dei creditori in caso d'insolvenza qualora il trust sia stato utilizzato in funzione illecita, funzione la quale si realizza quando il trust sia stato di fatto utilizzato per eludere la disciplina concorsuale secondo un accertamento in concreto alla luce di indici quali: l'incapienza dei beni e dei crediti conferiti nel trust rispetto ai debiti scaduti; l'entità dei debiti e l'attivo residuo del disponente al momento della costituzione del trust; la successiva cancellazione della società disponente dal registro delle imprese; il mancato compimento di qualsiasi concreta attività di liquidazione.

Il giudizio sulla liceità della causa concreta del trust deve essere svolto ex ante, a nulla rilevando che la società disponente non sia allo stato attuale assoggettabile a procedura concorsuale per lo spirare del termine annuale dalla cancellazione della società dal registro delle imprese.

L'illiceità della causa del negozio di trust sussiste anche qualora lo strumento segregativo del patrimonio sia stato utilizzato al fine di impedire la realizzazione coattiva individuale del credito da parte del creditore sociale, il quale non potrebbe soddisfarsi sui beni conferiti in trust se non previo esperimento di azione revocatoria o di apposito accertamento giurisdizionale della nullità del negozio istitutivo del trust medesimo.

[Nel caso di specie, il trust è stato stipulato quando la società disponente era in stato di insolvenza e in pendenza di una procedura di riscossione avviata a seguito della notificazione di avvisi di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate.; ritenuta dunque la nullità del negozio istitutivo del trust per illiceità della causa e dichiarata la non riconoscibilità del trust nell'ordinamento italiano in ragione della causa concreta del negozio e la conseguente carenza di legittimazione del trustee a disporre dei beni conferiti in trust, il tribunale ha dichiarato la inammissibilità del ricorso volto ad ottenere l’accesso alla procedura di liquidazione del patrimonio di cui alla legge n. 3 del 2012.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 03 Gennaio 2019.


Trust liquidatorio - Validità - Accertamento in astratto - Esclusione - Verifica dello scopo perseguito della singola fattispecie - Giudizio complessivo di liceità della causa concreta del programma negoziale e di meritevolezza degli interessi al medesimo sottesi
Il discrimen tra trust liquidatorio valido o invalido non può essere individuato nell'esistenza o non dell'insolvenza del disponente, al momento della sua costituzione.  Il fatto, quindi, che l'imprenditore sia già insolvente al momento dell'istituzione del trust, non può determinarne de plano l'abusività, poiché il ricorso a tale strumento - al pari delle altre soluzioni contemplate dalla legge fallimentare - sarebbe evidentemente finalizzato a evitare il fallimento, che bandirebbe il soggetto in grave stato di dissesto economico dal mercato. L'interprete, nell'analizzare il singolo negozio, al fine di poter valutare la liceità e meritevolezza della sua causa, deve, quindi, verificare se l'interesse concretamente perseguito corrisponda all'interesse tipizzato nello schema in astratto e tener conto di tutti gli interessi concreti che si vogliono obiettivamente realizzare, anche se estranei allo schema tipologico astrattamente prefigurato dalla norma.

L'analisi del trust, non può limitarsi alla mera verifica della: “validità in astratto”, dovendo piuttosto valutarsi l'impiego che le parti fanno di quello specifico trust nella singola fattispecie e accertare così se esso persegua finalità meritevoli di tutela, o se violi, invece, norme di applicazione necessaria, imperative o di ordine pubblico del nostro ordinamento - in particolare, le norme della legge fallimentare, preordinata a dettare una disciplina liquidatoria del patrimonio della società insolvente nel rispetto della par condicio creditorum - finendo per configurarsi come simulato (sham), in quanto previsto con fine elusivo della legge fallimentare, senza alcun reale vantaggio per i creditori.

Non è dunque sufficiente che lo scopo negoziale che le parti prima facie intendono perseguire - dichiarandolo nell'atto istitutivo - superi in prima battuta il vaglio di liceità, perché conforme ai principi generali dell'ordinamento. Né bisogna a priori ritenere l'istituto valido o invalido, sulla base di fattori quali lo stato d'insolvenza o meno della società disponente al momento della costituzione. Piuttosto, è necessario verificare se lo scopo effettivo perseguito dal disponente sia in contrasto con i suddetti principi.

L’indagine si dovrà spostare necessariamente da un piano dogmatico-teorico a un piano concreto, attraverso il giudizio complessivo di liceità della causa concreta del programma negoziale del trust e di meritevolezza degli interessi sottesi al medesimo, in ossequio ai principi generali che presidiano il giudizio di liceità di qualsiasi fattispecie negoziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 19 Luglio 2016.


Trust – Trust liquidatorio non riconoscibile – Conseguente nullità per mancanza di causa del trasferimento dei beni o dell’azienda operato in favore del trustee – Sussistenza.
La non riconoscibilità nell’ordinamento italiano dell’atto istitutivo del c.d. trust liquidatorio anti-concorsuale determina, ai sensi dell’art. 1418 co. 2 prima parte c.c., la nullità del trasferimento dei beni o dell’azienda operato in favore del trustee. (Francesco Dimundo - riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014.


Impresa in stato di insolvenza - Trust - Trust liquidatorio allo scopo di tutelare i creditori - Violazione dell'articolo 15 convenzione dell'Aja 1 luglio 1985 - Sussistenza - Nullità - Atto in frode alla legge.
Un trust liquidatorio che si ponga come dichiarato scopo quello di tutelare i creditori ricorrendo alla segregazione patrimoniale di tutto il patrimonio aziendale, quando l'impresa si trova già in stato di insolvenza (ed avrebbe pertanto dovuto accedere agli istituti concorsuali), è incompatibile con la clausola di salvaguardia di cui all'articolo 15, lettera e) della convenzione dell'Aja 1 luglio 1985. Un trust attuato in tale situazione costituisce un atto privatistico che mira a sottrarre agli organi della procedura concorsuale la liquidazione dei beni in assenza del presupposto sul quale poggia il potere dell’imprenditore di gestire il proprio patrimonio, ossia che l'impresa sia dotata di mezzi propri. Se così non fosse a qualunque imprenditore insolvente che intende evitare il fallimento potrebbe essere consentito lo spossessamento di tutti i propri beni mediante conferimento in trust rendendoli non aggredibili dai creditori. In questo caso, la causa in concreto perseguita dal disponente si pone in contrasto con le norme di cui agli articoli 13 e 15, lettera e) della citata convenzione e comporta la nullità dell'atto istitutivo del trust o comunque la nullità dell'effetto segregativo che ne scaturisce. Lo scopo di protezione dichiarato dal trust costituisce pertanto non un mezzo di tutela del patrimonio nell'interesse dei creditori bensì un abusivo utilizzo del trust finalizzato a sottrarre il disponente alla legislazione concorsuale italiana e comunque un atto negoziale in frode alla legge ex articolo 1344, codice civile in quanto mirante a realizzare effetti (la sottrazione del patrimonio dell'imprenditore insolvente ai creditori) ripugnanti per l'ordinamento giuridico italiano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 18 Aprile 2011.


Fallimento – Impresa in stato di insolvenza – Conferimento del patrimonio in trust – Nullità – Sussistenza – Derogabilità della disciplina concorsuale – Condizioni – Limiti.
Deve essere dichiarato affetto da nullità totale ai sensi degli artt. 1418 cod. civ. e 15 lett. e) della Convenzione dell’Aja del 16 ottobre 1989, n. 364, il trust liquidatorio nel quale l’impresa disponente, già in stato di insolvenza ex art. 5 legge fall., abbia segregato l’intero patrimonio aziendale, poiché detto art. 15 esclude che la separazione patrimoniale ed il vincolo di destinazione dei beni, propri del trust, possa sopravvivere al fallimento del conferente o del trustee, sicchè i beni di costoro, anche se oggetto del trust, devono essere assoggettati alla disciplina, di carattere inderogabile e pubblicistico, del fallimento. Al fine di armonizzarsi con l’art. 15 della Convenzione dell’Aja del 16 ottobre 1989, n. 364, l’atto costitutivo del trust liquidatorio deve pertanto necessariamente contenere clausole che ne limitino l’operatività in caso di insolvenza, ed in particolare che prevedano la restituzione dei beni conferiti in trust al curatore. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Ottobre 2010.


Trust – Lex fori – Violazione di norme inderogabili – Nullità – Esclusione – Applicazione degli strumenti previsti dalla lex fori.
In base all’art. 15 della convenzione dell’Aja, la legge applicabile al trust non può essere d’ostacolo all’applicazione delle disposizioni inderogabili della lex fori, tra le quali rientrano, per espressa previsione, le norme in materia di protezione dei creditori in caso di insolvenza; dall’applicazione di tale disposizione, discende che il trust istituito in violazione di norme inderogabili non è di per sé nullo, ma solo soggetto a quanto diversamente previsto dalla legge del foro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 24 Novembre 2009, n. 0.


Trust – Lex fori – Violazione di norme inderogabili – Attuazione dello scopo del trust con modalità alternative – Necessità.
Qualora l’istituzione del trust comporti la violazione di norme inderogabili previste dalla lex fori, in base al secondo comma dell’art. 15 della convenzione dell’Aja, il giudice dovrà comunque cercare di attuarne gli scopi in modo alternativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 24 Novembre 2009.


Fallimento – Impresa insolvente – Segregazione dei beni in trust – Nullità.
Non è meritevole di tutela ai sensi dell’art. 1325 n. 2 cod. civ., e deve pertanto essere dichiarato nullo ai sensi degli artt. 1418 cod. civ. e 15 lett. e) della Convenzione dell’Aja del 16 ottobre 1989, n. 364, il trust liquidatorio la cui finalità concreta sia quella di segregare tutti i beni dell’impresa disponente già in stato di insolvenza ex art. 5 legge fall. in danno dei creditori della disponente medesima, e quindi di precludere in fatto sia la liquidazione concorsuale ed il controllo sui relativi esiti, sia il corretto riparto del ricavato - nel rispetto delle cause di prelazione, privilegi ed uguale soddisfazione dei creditori chirografari - da parte degli organi della procedura. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Luglio 2009.


Fallimento – Trust liquidatorio – Azioni di non riconoscibilità del trust – Competenza – Vis attractiva del tribunale fallimentare – Sussistenza.
Le azioni di non riconoscibilità del trust ai sensi dell’art. 13 della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, le azioni ex artt. 43, 44 e 64 l.f., e quelle di nullità e di simulazione del trust, svolte dal fallimento della società disponente nei confronti del trustee, rientrano fra quelle soggette alla vis attractiva del concorso ai sensi dell’art. 24 l.f., trattandosi di azioni che derivano dal fallimento e che in conseguenza del fallimento subiscono una deviazione dallo schema tipico perché di fatto propongono questioni di diritto che vanno decise in base a norme o principi del concorso. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2009.