Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi

Articolo fallimento-trust ∙ (Fallimento e trust)


Trust e gestione della insolvenza
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Trust e gestione della insolvenza

Trust liquidatorio - Validità - Accertamento in astratto - Esclusione - Verifica dello scopo perseguito della singola fattispecie - Giudizio complessivo di liceità della causa concreta del programma negoziale e di meritevolezza degli interessi al medesimo sottesi
Il discrimen tra trust liquidatorio valido o invalido non può essere individuato nell'esistenza o non dell'insolvenza del disponente, al momento della sua costituzione.  Il fatto, quindi, che l'imprenditore sia già insolvente al momento dell'istituzione del trust, non può determinarne de plano l'abusività, poiché il ricorso a tale strumento - al pari delle altre soluzioni contemplate dalla legge fallimentare - sarebbe evidentemente finalizzato a evitare il fallimento, che bandirebbe il soggetto in grave stato di dissesto economico dal mercato. L'interprete, nell'analizzare il singolo negozio, al fine di poter valutare la liceità e meritevolezza della sua causa, deve, quindi, verificare se l'interesse concretamente perseguito corrisponda all'interesse tipizzato nello schema in astratto e tener conto di tutti gli interessi concreti che si vogliono obiettivamente realizzare, anche se estranei allo schema tipologico astrattamente prefigurato dalla norma.

L'analisi del trust, non può limitarsi alla mera verifica della: “validità in astratto”, dovendo piuttosto valutarsi l'impiego che le parti fanno di quello specifico trust nella singola fattispecie e accertare così se esso persegua finalità meritevoli di tutela, o se violi, invece, norme di applicazione necessaria, imperative o di ordine pubblico del nostro ordinamento - in particolare, le norme della legge fallimentare, preordinata a dettare una disciplina liquidatoria del patrimonio della società insolvente nel rispetto della par condicio creditorum - finendo per configurarsi come simulato (sham), in quanto previsto con fine elusivo della legge fallimentare, senza alcun reale vantaggio per i creditori.

Non è dunque sufficiente che lo scopo negoziale che le parti prima facie intendono perseguire - dichiarandolo nell'atto istitutivo - superi in prima battuta il vaglio di liceità, perché conforme ai principi generali dell'ordinamento. Né bisogna a priori ritenere l'istituto valido o invalido, sulla base di fattori quali lo stato d'insolvenza o meno della società disponente al momento della costituzione. Piuttosto, è necessario verificare se lo scopo effettivo perseguito dal disponente sia in contrasto con i suddetti principi.

L’indagine si dovrà spostare necessariamente da un piano dogmatico-teorico a un piano concreto, attraverso il giudizio complessivo di liceità della causa concreta del programma negoziale del trust e di meritevolezza degli interessi sottesi al medesimo, in ossequio ai principi generali che presidiano il giudizio di liceità di qualsiasi fattispecie negoziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 19 Luglio 2016.


Trust - Nullità per violazione dei principi inderogabili dell'ordinamento - Esclusione - Azione revocatoria - Esperibilità - Oggetto dell'impugnazione - Atto di conferimento
Il conferimento di beni in trust, pur non integrando un'ipotesi di nullità per violazione dei principi inderogabili dell'ordinamento, può tuttavia integrare i presupposti per l'esercizio dell'azione revocatoria, con la precisazione che oggetto dell'impugnazione non sarà l'atto istitutivo del trust, mancante di effetti dispositivi, bensì il conseguente atto di disposizione con il quale i beni sono stati trasferiti al fiduciario trustee o, nell'ipotesi di trust autodichiarato, posti sotto il controllo dello stesso, oppure segregati nel patrimonio del disponente nell'interesse di un beneficiario o per un fine specifico, così come prevede l'articolo 2, comma 2, della convenzione dell'Aja. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Febbraio 2015.


Trust - Gestione dell'insolvenza mediante cessio bonorum - Esplicazione dell'autonomia contrattuale - Natura inderogabile della disciplina dettata dalla legge fallimentare - Esclusione - Inapplicabilità al trust istituito per la gestione dell'insolvenza dell'articolo 15 della Convenzione de L'Aja.
La circostanza che un imprenditore insolvente possa gestire la crisi attraverso la cessio bonorum prevista dagli articoli 1977 seguenti c.c., e quindi attraverso un contratto tipico previsto dall’ordinamento, il quale altro non è che mera esplicazione dell'autonomia contrattuale, consente di escludere che la disciplina dell’insolvenza dettata dalla legge fallimentare debba considerarsi inderogabile. Da ciò consegue l'inapplicabilità al trust istituito per la gestione dell'insolvenza dell'articolo 15 della Convenzione de L'Aja. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 02 Maggio 2012.