Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 98 ∙ (Impugnazioni )


Tutte le MassimeCassazione
L'opposizioneAmmissione con riservaOpposizione e azione revocatoriaOpposizione e impugnazione incidentale del curatoreRapporto con giudizio di accertamento promosso dal curatoreOpposizione proposta dal curatoreOggetto dell'opposizioneReformatio in peiusLimiti al potere di impugnazione del curatoreLegittimazione del fideiussoreLegittimazione del creditore tardivoLegittimazione del fallitoConsumazione del potere di impugnazioneL'impugnazioneImpugnazione e onere di contestazioneLa revocazioneRevocazione, presuppostiRevocazione, errore di fattoRevocazione, rinvenimento di documenti decisivi



Impugnazione dello stato passivo - Natura ed oggetto - Principio dell'onere della prova - Applicabilità - Conseguenze
Nell'impugnazione dei crediti ammessi, di cui all'art. 98 l.fall. – nel testo riformato dal d.lgs. n. 5 del 2006 – trova piena applicazione il principio dell'onere della prova, onde non è il creditore ammesso a dovere dimostrare nuovamente il suo credito, già assistito dalla favorevole valutazione espressa dal giudice delegato in sede di verifica, ma è l'impugnante a dover provare la fondatezza della sua contestazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2020, n. 10091.


Decreto di esecutività dello stato passivo - Impugnazione - Legittimazione del fallito - Esclusione - Fondamento
In tema di procedure concorsuali, non sussiste la legittimazione del fallito ad impugnare i provvedimenti adottati dal giudice delegato in sede di formazione dello stato passivo non solo perché essi hanno efficacia meramente endoconcorsuale, ma anche per quanto disposto dall'art. 43 l.fall., che sancisce la legittimazione esclusiva del del creditore per i rapporti patrimoniali del fallito compresi nel fallimento e, soprattutto, per l'espressa previsione di cui all'art. 98 l.fall., a tenore del quale il decreto con cui il giudice rende esecutivo lo stato passivo non è suscettibile di denunzia con rimedi diversi dalle impugnazioni tipiche ivi disciplinate, esperibili soltanto dai soggetti legittimati, tra i quali non figura il fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Gennaio 2020, n. 1197.


Insinuazione al passivo - Ammissione con riserva - Rimedi - Opposizione allo stato passivo - Ammissibilità - Ragioni
Nella disciplina della legge fallimentare riformata dal d.lgs. n. 5 del 2006 e del d.lgs. n. 169 del 2007, se in sede di insinuazione allo stato passivo il creditore abbia chiesto l'ammissione del proprio credito puramente e semplicemente e sia stato ammesso con riserva, è configurabile una situazione di soccombenza che legittima il creditore a proporre opposizione immediata allo stato passivo nelle forme dell'art. 98 l.fall.. Del pari, laddove il curatore o gli altri creditori intendano contestare l'ammissione, ancorché con riserva, di un altro creditore, sono legittimati (e sono tenuti) a proporre impugnazione immediata avverso detto provvedimento, senza attendere il decreto di cui all'art. 113-bis l.fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Gennaio 2020, n. 268.


Fallimento - Questione rilevabile d'ufficio - Omessa indicazione alle parti - Violazione del diritto di difesa - Nullità della sentenza - Condizioni - Lesione di facoltà processuali - Prospettazione - Necessità

Fallimento - Principio di non contestazione - Operatività - Limiti - Fondamento

L'omessa segnalazione alle parti, ad opera del giudice, di una questione rilevabile d'ufficio, che sia stata posta a fondamento della decisione, determina la nullità della sentenza per lesione del diritto di difesa solo se la parte che se ne dolga prospetti in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere, qualora il contraddittorio sulla predetta eccezione fosse stato tempestivamente attivato.

In tema di verificazione del passivo, il principio di non contestazione, che pure ha rilievo rispetto alla disciplina previgente quale tecnica di semplificazione della prova dei fatti dedotti, non comporta affatto l'automatica ammissione del credito allo stato passivo solo perché non sia stato contestato dal curatore (o dai creditori eventualmente presenti in sede di verifica), competendo al giudice delegato (e al tribunale fallimentare) il potere di sollevare, in via ufficiosa, ogni sorta di eccezioni in tema di verificazione dei fatti e delle prove. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2018, n. 12973.


Verificazione dello stato passivo - Ammissione parziale del credito - Contestazione del curatore - Impugnazione dello stato passivo - Necessità
In tema di verificazione dello stato passivo, ove il credito dell'istante sia stato ammesso al concorso solo parzialmente, il curatore che intenda contestare il relativo accertamento del giudice delegato deve impugnare lo stato passivo nel termine di rito, non essendo sufficiente la proposizione di una mera eccezione sul punto nel giudizio di opposizione promosso dal medesimo creditore istante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Aprile 2018, n. 9928.


Fallimento - Stato passivo - Formazione - Decreto di esecutività - Completamento dell’esame di tutte le domande - Necessità - Unicità del provvedimento impugnabile
La formazione dello stato passivo e il decreto di esecutività dello stesso presuppongono che sia stato completato l'esame di tutte le domande, restando escluso che, in relazione alle domande man mano esaminate nella prima udienza e nelle successive udienze di rinvio, possano essere adottati altrettanti decreti di esecutività, unico essendo il provvedimento contro il quale sono ammesse le impugnazioni di cui all’art. 98 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 11 Luglio 2016.


Fallimento - Accertamento del passivo - Chiusura del procedimento - Esame di tutte le domande di formazione dello stato passivo - Necessità
La procedura di accertamento del passivo è destinata a chiudersi e ad acquistare giuridica rilevanza solo con il decreto di esecutività emesso dopo l'esame di tutte le domande e la formazione dello stesso passivo, decreto a seguito del quale il curatore, a norma dell’art. 97 legge fall., comunica immediatamente "a ciascun creditore l'esito della domanda e l'avvenuto deposito in cancelleria dello stato passivo, affinché possa essere esaminato da tutti coloro che hanno presentato domanda ai sensi dell'art. 93, informando il creditore del diritto di proporre opposizione in caso di mancato accoglimento della domanda". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 11 Luglio 2016.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Possibilità di far valere un proprio diritto nell'ambito dell'opposizione proposta da altro soggetto - Esclusione - Distinzione fra opposizione e impugnazione
Nell'ambito del giudizio di opposizione allo stato passivo, deve escludersi la possibilità di far valere un proprio diritto nel contesto dell'impugnazione proposta da altro soggetto, dovendosi distinguere l'opposizione del creditore escluso anche parzialmente dall'impugnazione del credito ammesso, posto che con l'opposizione, proposta nei confronti del curatore, il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o immobili contesta che la propria domanda sia stata accolta in parte o sia stata respinta, mentre con l'impugnazione del credito ammesso, rivolta nei confronti del creditore concorrente, si contesta che la sua domanda sia stata accolta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 Maggio 2016.


Fallimento – Giudizio di opposizione allo stato passivo – Regime giuridico successivo al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore al d.lgs. n. 169 del 2007 – Documenti nuovi – Produzione – Autorizzazione del tribunale – Condizioni – Indispensabilità e impossibilità della tempestiva produzione – Fondamento – Mancato esercizio – Sindacabilità in Cassazione – Esclusione. (28/09/2010)
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo - che, nella disciplina introdotta con il d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, ha natura impugnatoria ed è fondato sul principio dispositivo, nonché sulle ordinarie regole di ripartizione dell'onere della prova - il potere del tribunale di autorizzare la produzione di ulteriori documenti, diversi da quelli prodotti con il ricorso in opposizione, secondo quanto previsto dall'art. 99, ottavo comma, della legge fall., nel testo stabilito dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, anteriormente alle modifiche apportate dall'art. 6, quarto comma, del d.lgs. 12 settembre 2007 n. 169, è funzionale alla loro eventuale indispensabilità per la decisione, e può trovare giustificazione solo nella precedente provata impossibilità di produrli, non potendo essere invocato dalla parte per supplire alla decadenza derivante dal proprio precedente comportamento omissivo. Ne consegue che, di regola, è insindacabile, in sede di legittimità, il mancato esercizio da parte del tribunale del potere officioso di autorizzare la produzione di nuovi documenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, 18 Marzo 2010, n. 6621.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Esecutività dello stato passivo - Credito di lavoro - Ammissione al passivo in via privilegiata - Estensione del privilegio agli interessi legali sul capitale e alla rivalutazione monetaria maturati dopo il fallimento - Omesso riconoscimento nel decreto di ammissione al passivo - Rimedio - Opposizione allo stato passivo - Esclusività - Conseguenze - Deduzione come vizio del decreto di esecutività del piano di riparto - Inammissibilità - Fondamento.
Nella ripartizione dell'attivo del fallimento, le osservazioni dei creditori possono investire soltanto la graduazione dei privilegi e la collocazione di ciascun credito rispetto a quelli concorrenti, posto che il decreto di approvazione dello stato passivo, di cui all'art.96 della legge fall., se non impugnato, preclude ogni questione relativa all'esistenza del credito, alla sua entità, all'efficacia del titolo da cui deriva e all'esistenza di cause di prelazione. Pertanto, nel caso in cui il giudice delegato non abbia provveduto d'ufficio al riconoscimento in privilegio della rivalutazione monetaria e degli interessi postfallimentari sui crediti di lavoro (dovuto, ai sensi dell'art.54 della legge fall., a seguito della sentenza della Corte costituzionale 28 maggio 2001, n.162), e tale vizio non sia stato fatto valere con l'opposizione allo stato passivo ex art.98 della legge fall., il creditore non può più far valere tali pretese in sede di reclamo avverso il decreto di esecutività del piano di riparto, predisposto in conformità alle risultanze del predetto stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Agosto 2009, n. 18105.