Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 96 ∙ (Formazione ed esecutività dello stato passivo)


Tutte le MassimeCassazione
L'ammissione al passivo
Funzione del decreto di esecutività dello stato passivo
Silenzio e implicito rigettoMotivazioneInterpretazione del decreto di esecutività dello stato passivoUnicità del provvedimento di esecutività dello stato passivo (rinvio di udienze, pluralità di provvedimenti, impugnazione)Valenza giuridica dei provvedimenti anteriori al decreto di esecutività dello stato passivoAmmissione tardiva e inserimento immediato nello stato passivoEfficacia probatoria delle scritture contabili nei confronti del curatoreAccertamento del passivo e contraddittorioAccertamento del passivo e principio di non contestazioneAccertamento del passivo, posizione del curatore e facoltà di sollevare eccezioniDovere del curatore di non nascondere e elementi a sua conoscenzaIndividuazione del tipo di prescrizione eccepitaIndividuazione dei beni sui quali opera la prelazioneData certaData certa e rilievo d'ufficioData certa e terzietà del curatoreData certa e cambialiEccezione revocatoria in sede di accertamento del passivoCompensazione dedotta dal creditore con crediti vantati dal fallito e azione revocatoriaGiudicato endofallimentare e azione revocatoriaEccezione di revocabilità della garanziaRinuncia all'ammissione al passivo e riproposizione della domandaEsecutorietà dello stato passivo e fatti estintivi del creditoLegittimazione del fallito all'impugnazioneSospensione dei termini durante il periodo ferialeGiudicato endofallimentareRiesame del credito in sede di distribuzione

Ammissione con riserva
Ambito applicativo dell'ammissione con riserva
Apposizione della riserva e potere del giudiceNatura cautelare dell'ammissione con riservaAmmissione con riserva: interpretazione estensiva dell'art. 96, co. 2, l.f.Ammissione con riserva di crediti sottoposti a condizioneAmmissione con riserva e quote di accantonamento nei riparti parzialiAmmissione con riserva non appostaScioglimento della riserva (vedi 113-bis)Ammissione al passivo di crediti oggetto di giudizio di impugnazioneAmmissione con riserva di crediti accertarti con sentenza definitiva oggetto di revocazioneAmmissione con riserva di crediti oggetto di accertamento negativoAmmissione con riserva in base a lodo arbitrale irritualeAmmissione con riserva in base a sentenza favorevole all'esito di giudizio di rinvioAmmissione con riserva di produzione di titoliAmmissione con riserva del fideiussoreAzione ex art. 2932 c.c. e ammissione al passivo con riservaAmmissione con riserva della domanda di rivendica di immobili e impiantiAmmissione con riserva dell'agente della riscossioneAmmissione con riserva e scioglimento d'ufficio della società cooperativa

Cause di prelazione
Immediata applicazione del privilegio introdotto dal legislatore
Domanda di ammissione al passivo del credito con prelazioneStabilità dello stato passivo reso esecutivo in relazione alle cause di prelazioneCredito ipotecario e permanenza della prelazione per tutto il corso della proceduraCessione di credito garantito da ipoteca e annotazione del trasferimentoFinanziamento soci assistito da prelazione ipotecariaRiscossione del credito oggetto di garanziaRevocabilità di un credito assistito da ipoteca giudizialeGaranzia ipotecaria prestata da socio illimitatamente responsabileIpoteca iscritta prima del fallimento ma successivamente al pignoramentoDomanda tardiva di credito ammesso in via chirografaria per far valere la prelazione in una sola delle massePrededuzione del danno ambientalePrededuzione del credito maturato dagli amministratori giudiziari nominati dal tribunale

Contratto di mutuo
Contratto di mutuo
Contratto di mutuo ed onere della provaContratto di mutuo garantito da ipoteca su immobile acquistato da terziMutuo ipotecario a copertura di preesistente credito chirografario

Obbligazioni solidali
Credito di regresso del fideiussore
Fallimento del coobbligato e pagamento parzialeInsinuazione al passivo del credito del coobbligato

Procedimento per ingiunzione
Decreto ingiuntivo
Opponibilità del decreto ingiuntivoAccertamento della esecutività del decreto ingiuntivoPagamento ricevuto dal creditore in forza della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivoRinuncia al decreto ingiuntivo

Appalto
Credito dell'appaltatore
Prova del credito fondato su contratto di appalto

Tributi
Ammissione al passivo sulla base del ruolo
Eccezione di prescrizione del credito tributarioAggio per la riscossione dei tributi

Rapporti di lavoro
Credito del lavoratore ammesso al passivo al lordo delle ritenute
Contributi previdenziali a carico del lavoratoreInsinuazione di associazione sindacale per i contributi dovuti

Altri casi
Cessione di credito e fallimento del debitore ceduto
Eccezione di inadempimento della prestazione del professionistaRicognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimentoCredito del socio illimitatamente responsabile successivamente dichiarato fallitoEstensione al fallimento del socio della ammissione nel fallimento della societàAmmissione al passivo di credito residuoPagamento con riserva di ripetizioneLiquidazione coatta amministrativaModifica unilaterale dello stato passivo ad opera del commissarioAmministrazione straordinaria



Contratto di mutuo - Ripianamento di un debito a mezzo di nuovo credito - Ipoteca contestuale - Nuovo contratto di mutuo - Esclusione - Consegna delle somme - Necessità - Pactum de non petendo ad tempus
Il «ripianamento» di un debito a mezzo di nuovo «credito», che la banca già creditrice metta in opera con il proprio cliente al fine di conseguire un’ipoteca contestuale, non dà vita a nuovo contratto di mutuo, perché la struttura contrattuale del mutuo implica la consegna delle somme di denaro che ne costituiscono oggetto e, per essere tale, la consegna deve realizzare il passaggio delle somme dal patrimonio del mutuante a quello del mutuatario, con conseguente trasferimento della proprietà delle somme e connessa acquisizione della loro disponibilità da parte dal mutuatario. L’accordo tra banca e cliente esclude la stessa eventualità di consegna e trasferimento di proprietà delle somme, giusta la compiuta posta «in dare» sul conto corrente, che in via automatica ed immediata modifica il saldo ex art. 1852 cod. civ.

Il «ripianamento» di un debito a mezzo di nuovo «credito», che la banca già creditrice metta in opera con il proprio cliente al fine di conseguire un’ipoteca contestuale, determinando il riposizionamento della scadenza del debito pregresso, configura un pactum de non petendo ad tempus. Non comportando novazione, tale patto non è sufficiente a reggere una domanda di ammissione al passivo fallimentare che abbia ad oggetto la restituzione delle somme di danaro di cui al pregresso credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Agosto 2019, n. 20896.


Ricognizione di debito - Fallimento dell’autore della ricognizione - Presunzione rapporto fondamentale - Esclusione - Valore probatorio del documento - Confessione stragiudiziale al terzo - Fattispecie
In tema di insinuazione allo stato passivo, la ricognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento del suo autore, non determina la presunzione dell'esistenza del rapporto fondamentale, trattandosi di documento liberamente apprezzabile dal giudice al pari di quanto avviene per la confessione stragiudiziale resa ad un terzo, qual'è il curatore fallimentare (Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio il decreto del tribunale che aveva ammesso al concorso il credito vantato dalla banca, sulla base del riconoscimento di debito contenuto in una scrittura privata autenticata sottoscritta dal correntista prima dell'apertura del suo fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2019, n. 10215.


Domanda tempestiva di ammissione di un credito – Omessa pronuncia del giudice delegato – Opposizione al passivo – Necessità – Domanda tardiva per l'insinuazione del medesimo credito – Inammissibilità
In tema di verifica dello stato passivo, il silenzio serbato dal giudice delegato sulla domanda tempestiva di ammissione di un credito, assume valore implicito di rigetto, contro il quale per evitare il formarsi di una preclusione il creditore deve proporre opposizione allo stato passivo ai sensi dell'art. 98 l.fall., restando conseguentemente inammissibile la successiva domanda di insinuazione tardiva fondata sul medesimo credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Marzo 2019, n. 7500.


Accertamento del passivo - Credito fondato su scrittura privata non autenticata - Mancanza di data certa anteriore al fallimento - Fatto impeditivo costituente eccezione in senso lato - Conseguenza - Rilevabilità d'ufficio da parte del giudice
In tema di accertamento del passivo fallimentare, la mancanza di data certa nelle scritture prodotte dal creditore, che proponga istanza di ammissione, si configura come fatto impeditivo all'accoglimento della domanda ed oggetto di eccezione in senso lato, in quanto tale rilevabile anche d'ufficio dal giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 Giugno 2018, n. 16404.


Ammissione al passivo di un credito ipotecario fondato su prova documentale - Eccezione di illiceità del contratto di mutuo - Onere della prova - A carico del curatore fallimentare - Fondamento
In tema di ammissione al passivo di crediti ipotecari, a fronte della prova documentale dell'esistenza di un contratto di mutuo ipotecario offerta dalla banca mutuante, il curatore del fallimento del mutuatario, che eccepisca l'illiceità dell'operazione - per essere stato il contratto utilizzato al solo fine di promuovere un preesistente credito chirografario a credito ipotecario - ha l'onere ex art. 2697 c.c. di fornire la prova di tale assunto, trattandosi non di una mera contestazione della tesi della controparte ma di un fatto modificativo del diritto vantato dal creditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2018, n. 11955.


Fallimento - Accertamento del passivo - Garanzia ipotecaria - Permanenza degli effetti nell'ambito della procedura - Rinnovazione dell'ipoteca - Non necessità
Ne consegue che nemmeno il mancato rinnovo dell'iscrizione ipotecaria alla scadenza del ventennio dal compimento della prima formalità pubblicitaria, attenendo al solo profilo dell'efficacia e perciò non estinguendo nè il titolo ipotecario, nè il diritto di credito garantito, costituisce ragione per la degradazione, in quanto in materia non opera l'istituto della prescrizione, e dunque dell'ipotizzabilità della interruzione, con riguardo all'apertura del fallimento, essendo invece sufficiente, perchè la garanzia giovi al creditore, che questi abbia richiesto ed ottenuto l'ammissione al passivo del proprio credito, senza che, alla data della domanda, l'iscrizione stessa abbia superato il ventennio, permanendo tale efficacia per tutto il corso della procedura; in questo modo l'istituto si adatta alla sistematica concorsuale, nella quale il creditore, depositata la domanda, consuma il suo potere processuale nè ha più il potere o l'onere di intervenire sul diritto d'ipoteca, che cessa di essere nella sua disponibilità una volta ammesso, a differenza di quanto accade nell'esecuzione singolare, in cui l'iscrizione non deve aver superato il ventennio alla data della vendita forzata, che concreta l'espropriazione che il creditore ha diritto di chiedere, mentre nella procedura concorsuale la vendita è disposta su iniziativa del curatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 Maggio 2018, n. 11710.


Accertamento del passivo - Ammissione al passivo con riserva - Sentenza non ancora passata in giudicato - Applicazione dell’art. 96, comma 2, n. 3 l. fall. - Interpretazione estensiva - Ammissibilità
In tema di ammissione al passivo fallimentare con riserva, l'articolo 96, comma 2, n. 3 l.fall. deve essere interpretato estensivamente, in modo da ricomprendere anche i crediti oggetto di accertamento negativo da parte di una sentenza non passata in giudicato e pronunciata prima della dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Maggio 2018, n. 11362.


Ammissione con riserva - Riserva prevista dall'art. 96, comma 3, n. 3, l. fall. - Crediti accertati con sentenza passata in giudicato, sottoposta a giudizio di revocazione - Applicabilità - Esclusione - Conseguenze
L'art. 96, comma 3, n. 3, l.fall., nel disciplinare l'ambito applicativo dell'ammissione con riserva, opera un esclusivo riferimento ai crediti accertati con sentenza, anteriore al fallimento, non passata in giudicato, fattispecie alla quale non è assimilabile la sentenza passata in giudicato ma oggetto di un giudizio di revocazione, potendosi in tal caso porre rimedio, in ipotesi di caducazione della sentenza, mediante lo strumento della revocazione del credito ammesso, di cui all'art. 98, comma 4, l.fall., onde ottenere la corrispondente modifica dello stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2018, n. 6258.


Fallimento - Accertamento del passivo - Formazione dello stato passivo - Conclusione dell'esame di tutte le domande presentate tempestivamente - Decorrenza del termine per la presentazione delle domande tardive
Secondo quanto previsto dall'art. 96, comma 4, l.fall., il giudice delegato può formare lo stato passivo, e renderlo esecutivo con decreto depositato in cancelleria, solo dopo aver terminato l'esame di tutte le domande presentate tempestivamente. Va pertanto escluso che nel caso in cui - in ragione del numero o della complessità di tali domande - il procedimento di verifica si protragga per più udienze, il giudice possa adottare all'esito di ciascuna di esse altrettanti decreti di esecutività: questi, ove erroneamente emessi, devono ritenersi tamquam non essent e perciò privi di effetti ai fini della scadenza del termine per il deposito delle domande tardive di cui all'art. 101, comma 1, l.fall. e del decorso dell'anno oltre il quale, ai sensi dell'ultimo comma della norma, tali domande non sono più ammissibili, salvo che il creditore non provi che il ritardo non gli è imputabile.

[Nella specie, l'esame delle domande tempestive non solo non si era esaurito il 12.4.011 (data in cui il giudice delegato aveva impropriamente dichiarato l'esecutività dello stato passivo limitatamente alle domande sulle quali aveva deciso in quell'udienza), ma era ancora in corso il 23.10.012, data di presentazione della domanda della Regione: il tribunale ne ha pertanto erroneamente dichiarato l'inammissibilità ai sensi dell'art. 101, ultimo comma, l.fall., nonostante il termine previsto dalla norma non fosse neppure iniziato a decorrere.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2018, n. 1179.


Data certa dei documenti – Fatto impeditivo rilevabile d’ufficio – Inammissibilità della verificazione del credito ipotecario verso terzo datore di ipoteca fallito – Azione esecutiva del creditore ipotecario su beni del fallito
La mancanza di data certa nelle scritture prodotte dal creditore, che proponga istanza di ammissione al passivo fallimentare, si configura come fatto impeditivo all'accoglimento della domanda ed oggetto di eccezione in senso lato, in quanto tale rilevabile anche di ufficio dal giudice.

Il creditore ipotecario non può avvalersi del procedimento di verificazione dello stato passivo, di cui al capo V della legge fallimentare, rivendicando un diritto reale di garanzia, concesso dal soggetto fallito quale terzo garante, per crediti nascenti da mutui accordati in favore di un soggetto diverso, in quanto non essendo creditore diretto del fallito, l'accertamento del relativo diritto non può essere sottoposto alle regole del concorso, senza che sia instaurato il contraddittorio con la parte che si assume sua debitrice.

I titolari di diritti di reali di garanzia su beni immobili compresi nel fallimento e già costituiti in garanzia per crediti vantati verso debitori diversi dal fallito devono avvalersi, per la realizzazione delle loro pretese in sede esecutiva, delle modalità di cui agli artt. 602, 603 e 604 c.p.c. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 2017, n. 27504.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Esecutività - Credito ammesso al passivo reso definitivo dal giudice delegato - Conseguenti preclusioni processuali - Portata - Fattispecie
Nel procedimento fallimentare l'ammissione di un credito, sancita dalla definitività dello stato passivo, una volta che questo sia stato reso esecutivo con il decreto emesso dal giudice delegato ai sensi dell'art. 97 l.fall., acquisisce all'interno della procedura concorsuale un grado di stabilità assimilabile al giudicato, con efficacia preclusiva di ogni questione che riguardi il credito, comprese le eventuali cause di prelazione che lo assistono. (Nella specie, la S.C. ha confermato il provvedimento di esclusione di un credito privilegiato ex art. 9 del d.lgs. n. 123 del 1998, in precedenza già ammesso in via chirografaria quale credito in surroga, stante l'identità della causa dell’attribuzione patrimoniale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2017, n. 25640.


Prestazione professionale - Inutilità della prestazione - Eccezione di inadempimento - Eccezione in senso stretto - Rilevo d'ufficio - Esclusione - Fattispecie in tema di ammissione al passivo di credito professionale per l'assistenza nel tentativo di soluzione negoziata della crisi d'impresa
L'eccezione di inadempimento della prestazione svolta dal professionista non può essere rilevata d'ufficio dal giudice, trattandosi di eccezione in senso stretto che, come tale, deve essere sollevata dalla parte richiesta del pagamento (nella specie il curatore del fallimento in sede di verifica della domanda di ammissione al passivo del professionista). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2017, n. 21848.


Giudizio di verificazione - Rivendica di immobili e impianti - Riserva atipica - Inammissibilità - Fondamento - Conseguenze
In sede di verificazione dello stato passivo, la domanda di rivendica di immobili e impianti non può essere oggetto di ammissione con riserva, posto che quest’ultima, in quanto atipica ed estranea alle ipotesi tassativamente indicate dall'art. 95 l.fall., anche qualora sia disposta dal giudice, va considerata come non apposta, dovendosi intendere il provvedimento giudiziale come di accoglimento pieno del diritto fatto valere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 2017.


Opposizione allo stato passivo – Contributo sindacale – Credito assistito da privilegio – Esclusione – “Ratio” – Fattispecie
In tema di formazione dello stato passivo, l’insinuazione di un’associazione sindacale per i contributi ad essa dovuti, determinati mediante ritenuta percentuale sulla retribuzione dei lavoratori, propri iscritti, dipendenti dell’imprenditore fallito, non gode di collocazione privilegiata, ex art. 2751 bis, comma 1, c.c., qualora il relativo credito non sorga a seguito di cessione della quota di retribuzione da parte dei lavoratori in favore dell’associazione, bensì in virtù di delegazione di debito, stante, in tal caso, l’inapplicabilità dell’art. 1263 c.c. (Nella specie, riguardante il contributo contrattuale previsto dall’art. 21 del c.c.n.l. giornalisti, dovuto alla Casagit, la S.C. ha escluso la sussistenza della cessione del credito retributivo – essendo il detto contratto stipulato dal sindacato con i datori di lavoro –, ricorrendo invece lo schema della “delegatio promittendi” con liberazione dei lavoratori dalla loro obbligazione, poiché il sindacato, agendo per conto di questi, aveva delegato il datore al pagamento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2017, n. 19944.


Principio di non contestazione - Operatività - Limiti - Fondamento
In tema di verificazione del passivo, il principio di non contestazione, che pure ha rilievo rispetto alla disciplina previgente quale tecnica di semplificazione della prova dei fatti dedotti, non comporta affatto l'automatica ammissione del credito allo stato passivo solo perché non sia stato contestato dal curatore (o dai creditori eventualmente presenti in sede di verifica), competendo al giudice delegato (e al tribunale fallimentare) il potere di sollevare, in via ufficiosa, ogni sorta di eccezioni in tema di verificazione dei fatti e delle prove. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Agosto 2017, n. 19734.


Art. 61 l.fall. – Fideiussione e diritto di regresso tra coobbligati falliti – Necessità della previa soddisfazione del creditore – Credito di regresso – Ammissione con riserva – Condizioni
In tema di concorso di creditori, ex art. 61, comma 2 , l. fall., il fideiussore non ha un credito di regresso prima del pagamento e dunque non può essere ammesso con riserva per un credito condizionale; potrà invece essere ammesso al passivo solo dopo il pagamento, in surrogazione del creditore, considerata la natura concorsuale del credito di regresso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Agosto 2017, n. 19609.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Concorso dei creditori - Fideiussore "solvens" del fallito - Credito di regresso - Natura - Concorsuale - Fondamento - Conseguenze - Ammissione al passivo con riserva - Necessità - Esclusione
Il credito di regresso del fideiussore, che abbia pagato integralmente il creditore dopo la dichiarazione di fallimento del debitore principale, ha natura concorsuale, in quanto esclude dal concorso, con effetto surrogatorio, il credito estinto, mutuandone la concorsualità, senza violare, quindi, il principio di cristallizzazione della massa passiva. Ne consegue che il fideiussore "solvens" può esercitare il credito di regresso, nei limiti imposti dalle regole inderogabili del concorso, anche qualora non ne abbia chiesto e ottenuto l'ammissione al passivo con riserva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 13 Luglio 2017, n. 17413.


Procedure concorsuali (fallimentari ed espropriative in generale) - Privilegio introdotto ex novo dal legislatore - Immediata applicazione a crediti sorti anteriormente alla legge istitutiva di quel privilegio
Per principio generale regolatore delle procedure concorsuali (fallimentari ed espropriative in generale), il privilegio introdotto ex novo dal legislatore è destinato a ricevere immediata applicazione da parte del giudice procedente, anche con riguardo a crediti che - ancorché sorti anteriormente alla legge istitutiva di quel privilegio - vengano, comunque, fatti valere, in concorso con altri, in un momento successivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 13 Luglio 2017.


Procedure concorsuali (fallimentari ed espropriative in generale) - Privilegio introdotto ex novo dal legislatore - Legge retroattiva - Applicazione del privilegio anche in sede di riparto
La Corte di legittimità ha da epoca risalente, del resto, espresso il principio, consolidatosi in termini di diritto vivente, secondo cui, in presenza di una legge retroattiva che introduca nuovi privilegi, questi ultimi assistono anche i crediti sorti anteriormente alla sua entrata in vigore, a prescindere dal tempo in cui siano stati azionati in sede concorsuale e, quindi, anche i crediti prima chirografari, e come tali ammessi al passivo fallimentare, con la conseguenza che tale privilegio può esercitarsi anche dopo l’approvazione dello stato passivo (e, per ciò, anche dopo la formazione del cosiddetto giudicato endofallimentare), fino a quando il riparto non sia divenuto definitivo (in tal senso, da ultimo, Corte di cassazione, sezione prima, 24 giugno 2015, n. 13090).(Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 13 Luglio 2017.


Fallimento - Accertamento del passivo - Credito tributario - Prescrizione eccepita dal curatore dopo la notifica della cartella esattoriale - Controversia - Giurisdizione tributaria - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze - Ammissione del credito con riserva
Ove, in sede di ammissione al passivo fallimentare, sia eccepita dal curatore la prescrizione del credito tributario successivamente alla notifica della cartella di pagamento, viene in considerazione un fatto estintivo dell’obbligazione e, poiché trattasi di questione riguardante l’"an" ed il "quantum" del tributo, la giurisdizione sulla relativa controversia spetta al giudice tributario. Ne consegue che il giudice delegato deve ammettere il credito in oggetto con riserva, anche in assenza di una richiesta di parte in tal senso. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Giugno 2017, n. 14648.


Fallimento – Accertamento del passivo – Domande tardive – Carattere unitario – decreto di esecutività – Impugnazione
In materia di fallimento, anche il procedimento di accertamento dello stato passivo riguardante le domande di insinuazione tardiva ai sensi dell’art. 101 l.fall., benchè la loro trattazione sia frazionabile in più udienze, si conclude con il decreto di esecutività reso ex art. 96, ultimo comma, l.fall., unico e tipico provvedimento a contenuto precettivo, il cui termine per l'impugnazione decorre solo dalla sua comunicazione, mentre è inammissibile un’impugnazione del provvedimento di ammissione di singoli crediti perché in contrasto con l’esigenza di definizione unitaria di tutte le questioni concernenti lo stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 2017, n. 13886.


Fallimento – Accertamento del passivo – Crediti nascenti dal rapporto di lavoro – Sospensione dei termini durante il periodo feriale – Esclusione – Ratio
Benché, ai sensi dell’art. 1 della l. n. 7742 del 1969, i giudizi per l’accertamento dei crediti concorsuali non si sottraggano, in via generale, alla regola della sospensione dei termini durante il periodo feriale, la sospensione non opera in quelli in cui si controverta dell’ammissione allo stato passivo di crediti nascenti dal rapporto di lavoro, che, pur dovendo essere trattati con il rito fallimentare, sono assoggettati al diverso regime previsto dal combinato disposto dell’art. 92 del r.d. n. 12 del 1941 e dell’art. 3 della l. n. 742/1969 in ragione della materia che ne forma oggetto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Maggio 2017, n. 10944.


Fallimento – Accertamento del passivo – Principio di non contestazione – Automatica ammissione del credito allo stato passivo – Esclusione – fattispecie in tema di erogazione di mutuo
In tema di verificazione del passivo, il principio di non contestazione, che pure ha rilievo quale tecnica di semplificazione della prova dei fatti dedotti, non comporta l'automatica ammissione del credito allo stato passivo sol perchè non sia stato contestato dal curatore, competendo al giudice delegato (e al tribunale fallimentare) il potere di sollevare, in via ufficiosa, ogni sorta di eccezioni in tema di verificazione dei fatti e delle prove.

[Nel caso di specie, la Corte di cassazione ha ritenuto che il Tribunale avrebbe potuto giudicare non provata la erogazione degli importi mutuati, sul rilievo che la banca non aveva dimostrato di avere veramente erogato in fervore della società fallita le somme di cui ai contratti di mutuo. Dall'esame dei contratti di mutuo, infatti, si evince che gli importi finanziati potevano essere erogati solo in epoca successiva alla stipula del contratto di mutuo e, per di più, con atto separato e dietro rilascio di quietanza da parte del beneficiario del finanziamento.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 02 Maggio 2017, n. 10662.


Fallimento – Socio occulto – Estensione – Ammissione al passivo quale creditore - Irrilevanza

Società in accomandita semplice - Fallimento in estensione del socio occulto illimitatamente responsabile - Preventiva ammissione del socio occulto al passivo come creditore - Preclusione da giudicato endofallimentare - Insussistenza

L’ammissione, in via definitiva, del socio al passivo del fallimento della società non impedisce la successiva estensione al medesimo del fallimento ai sensi dell’art. 147 legge fall., qualora ne venga accertata la veste di socio occulto illimitatamente responsabile. (Franco Benassi - Riproduzione riservata)

La dichiarazione di fallimento in estensione del socio occulto illimitatamente responsabile di una società in accomandita semplice ha effetto ex nunc, in ragione del carattere autonomo che ad essa va riconosciuto, e non è preclusa dal giudicato endofallimentare formatosi sul decreto che, in epoca anteriore alla scoperta di tale sua qualità, ha ammesso al passivo sociale il credito da lui vantato nei confronti della medesima società. (Massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2016, n. 26944.


Appalto - Forma scritta "ad substantiam" o "ad probationem" - Necessità - Esclusione - Stipulazione "per facta concludentia" - Ammissibilità - Domanda di ammissione al passivo fallimentare dell'appaltatore - Conseguenze sui mezzi di prova rilevanti
La stipulazione del contratto d'appalto non richiede la forma scritta "ad substantiam", né "ad probationem", potendo lo stesso essere concluso anche "per facta concludentia", sicché, con riguardo all'effettiva esecuzione delle prestazioni per il cui corrispettivo la parte committente, che se ne assuma creditrice, chieda l'ammissione al passivo del fallimento dell'appaltatore, ben possono assumere rilevanza la prova testimoniale e il verbale "informale" di ricognizione delle opere incompiute dal fallito, se non specificamente contestato dalla curatela (che, nella specie, se ne è servita per l'autonoma quantificazione dei lavori incompiuti), neppure quanto alla sua opponibilità per carenza di data certa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Agosto 2016, n. 16530.


Fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio dell’impresa - Nomina di amministratori giudiziari - Pagamento del compenso maturato - Procedura ex art. 25 l.f. - Esclusione - Accertamento nell’ambito della verifica del passivo - Necessità
Il pagamento del credito maturato dagli amministratori giudiziari nominati dal tribunale ai sensi dell’articolo 15, comma 8, legge fall. (provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell’impresa) ha natura prededotta nel fallimento successivamente dichiarato, nel cui ambito detto credito deve essere accertato con le modalità di cui al capo V della legge fallimentare, così come previsto dall’art. 111-bis, comma 1, legge fall., e non attraverso la procedura per i crediti da compenso nascenti da nomine di ausiliari ai sensi dell’articolo 25 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 2016, n. 14536.


Fallimento - Stato passivo - Formazione - Decreto di esecutività - Completamento dell’esame di tutte le domande - Necessità - Unicità del provvedimento impugnabile
La formazione dello stato passivo e il decreto di esecutività dello stesso presuppongono che sia stato completato l'esame di tutte le domande, restando escluso che, in relazione alle domande man mano esaminate nella prima udienza e nelle successive udienze di rinvio, possano essere adottati altrettanti decreti di esecutività, unico essendo il provvedimento contro il quale sono ammesse le impugnazioni di cui all’art. 98 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 11 Luglio 2016.


Fallimento - Accertamento del passivo - Chiusura del procedimento - Esame di tutte le domande di formazione dello stato passivo - Necessità
La procedura di accertamento del passivo è destinata a chiudersi e ad acquistare giuridica rilevanza solo con il decreto di esecutività emesso dopo l'esame di tutte le domande e la formazione dello stesso passivo, decreto a seguito del quale il curatore, a norma dell’art. 97 legge fall., comunica immediatamente "a ciascun creditore l'esito della domanda e l'avvenuto deposito in cancelleria dello stato passivo, affinché possa essere esaminato da tutti coloro che hanno presentato domanda ai sensi dell'art. 93, informando il creditore del diritto di proporre opposizione in caso di mancato accoglimento della domanda". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 11 Luglio 2016.


Decreto di esecutorietà dello stato passivo - Preventivo esame di tutte le domande - Necessità - Conseguenze - Fondamento
La formazione dello stato passivo, ed il relativo decreto di esecutività, presuppongono - come risulta dall'art. 96, comma 4, l.fall. - che sia completato l'esame di tutte le istanze, dovendosi escludere che, in relazione alle domande esaminate nella prima udienza, e nelle successive eventuali di rinvio, possano essere adottati altrettanti provvedimenti di esecutività, sicché il termine per l'eventuale opposizione di un creditore escluso (nella specie, per credito di lavoro), anche in relazione ad istanza di insinuazione tardiva, ai sensi dell'art. 101, comma 1, l.fall., decorre dalla data di deposito del decreto di esecutività emesso dopo l'esame di tutte le domande. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 11 Luglio 2016, n. 14099.


Società cooperative - Scioglimento - Cause - Atto dell'autorità - Liquidazione coatta amministrativa per scioglimento di società cooperativa ex art. 2545 septiesdecies c.c. - Giudizio d'appello pendente - Improcedibilità - Esclusione - Prosecuzione del giudizio nei confronti del commissario liquidatore - Ragioni
Lo scioglimento d'ufficio della società cooperativa, disposto, ai sensi dell'art. 2545 septiesdecies c.c., pendente, nei suoi confronti, un giudizio di appello, non comporta l'improcedibilità del gravame, ma - in applicazione delle norme dettate per la liquidazione coatta amministrativa, ivi compreso l'art. 96, comma 2, n. 3, l.fall., nel testo introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006 - la sua prosecuzione e decisione nei confronti del nominato commissario liquidatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Gennaio 2016, n. 1083.


Fallimento - Accertamento del passivo -  Esecutività dello stato passivo - Successiva rinuncia di un creditore ammesso - Possibilità di insinuazione tardiva del medesimo credito - Sussistenza - Fondamento - Anche da parte del cessionario
La rinuncia all'ammissione al passivo da parte del creditore ivi già ammesso non incide sul diritto di credito azionato, sicché non preclude la possibilità di far valere nuovamente, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione in via tardiva, il diritto sostanziale già dedotto, anche da parte di chi, nelle more, se ne sia reso cessionario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Gennaio 2016, n. 814.


Fallimento - Esecutorietà dello stato passivo - Esclusione del credito in sede di riparto - Fatti estintivi sopravvenuti
Il decreto di esecutorietà dello stato passivo non preclude al giudice delegato in sede di riparto di escludere il credito già ammesso al concorso ove il curatore faccia valere il fatto estintivo sopravvenuto all'ammissione. (Nel caso di specie, il credito è stato escluso dal riparto in ragione della integrale soddisfazione del creditore da parte dei coobligati in solido del fallito). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016, n. 525.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo -  Esclusione di un credito già ammesso al passivo - Condizioni - Fatto estintivo sopravvenuto all'insinuazione - Ammissibilità - Fondamento - Fattispecie
In sede di ripartizione dell'attivo fallimentare, il giudice delegato deve normalmente limitarsi a risolvere le questioni relative alla graduatoria dei privilegi ed alla collocazione dei crediti, mentre non può apportare modifiche allo stato passivo, impugnabile solo nelle forme previste dalla legge; può, tuttavia, procedere all'esclusione di un credito già ammesso al concorso laddove il curatore faccia valere un fatto estintivo dello stesso (nella specie, l'integrale soddisfazione del creditore intervenuta in sede extrafallimentare da parte dei coobbligati in solido del fallito) sopravvenuto alla dichiarazione di esecutività dello stato passivo e, dunque, nuovo e posteriore rispetto al giudicato endofallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016, n. 525.


Fallimento - Accertamento del passivo - Parere favorevole del curatore - Vincolo in ordine all'ammissione al passivo di un credito - Esclusione - Limiti - Obbligo per il giudice delegato di formulare specifiche eccezioni ufficiose - Fondamento
In sede di accertamento del passivo, il curatore, in quanto parte pubblica (al pari del PM), ha il dovere di non nascondere gli elementi di cui sia entrato in possesso per ragioni dell'ufficio esercitato (che è pur sempre quello di assicurare ai creditori la loro "par condicio", senza avvantaggiarne ma anche danneggiarne alcuni), specie quando questi siano il risultato del concreto atteggiarsi del principio di vicinanza della prova. Ne consegue che il suo parere favorevole all'ammissione di un credito allo stato passivo fallimentare non può essere disatteso dal giudice delegato in via astratta e generalizzata, in assenza di fatti che impongano di formulare eccezioni ufficiose agli elementi di prova che risultino già in possesso del curatore e senza che tali elementi siano specificamente verificati, eventualmente anche nel contraddittorio delle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Gennaio 2016, n. 535.


Fallimento - Accertamento del passivo - Contegno di non contestazione del curatore - Automatica ammissione al passivo del credito - Esclusione - Risultati nell'istruzione probatoria - Prevalenza
Dal contegno di non contestazione, eventualmente tenuto dal curatore nel giudizio di verificazione non deriva l'automatica ammissione del credito allo stato passivo, non potendo quel contegno prevalere rispetto ai risultati dell'istruzione probatoria positivamente acquisiti. (Conforme: Cass. 6 agosto 2015, n. 16554). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 2015, n. 24723.


Fallimento - Stato passivo - Ammissione con riserva - Riserva prevista dall'art. 96, comma 2, n. 2, l.fall. - Potere officioso del giudice di merito - Conseguenze - Credito per il rimborso di un prestito obbligazionario fondato su titoli prodotti in copia - Ammissione con riserva dell'esibizione dei titoli in originale - Ammissibilità anche in assenza di istanza di parte
In tema di formazione dello stato passivo, l'apposizione della riserva prevista dall'art. 96, comma 2, n. 2, l.fall. (nel testo conseguente alle modifiche apportate dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5) costituisce un potere officioso del giudice di merito, il quale, pertanto, accogliendo la domanda di insinuazione del credito al rimborso di un prestito obbligazionario, può legittimamente apporre, ove fondata su titoli prodotti in mera copia, la riserva della loro esibizione in originale, pur se l'ammissione con riserva non sia stata richiesta o sia stata richiesta tardivamente. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 01 Dicembre 2015, n. 24449.


Fallimento - Accertamento del passivo - Interpretazione della domanda di ammissione al passivo - Riconoscimento della prelazione ipotecaria - Identificazione dell'oggetto della domanda - Valutazione dell'insieme delle indicazioni della domanda e dei documenti allegati - Utilizzo di formule sacramentali - Esclusione
La manifestazione della volontà di ottenere l'ammissione al passivo del credito con un determinato grado di prelazione non richiede l'uso di formule sacramentali, risultando sufficiente che dalle indicazioni contenute nel ricorso e dalla documentazione allegata possa evincersi senza incertezze l'intento della parte istante di ottenere l'ammissione al passivo con la collocazione prevista dalla legge in relazione alla causa di prelazione da cui il credito è assistito; ai fini dell'accertamento dei requisiti prescritti dall'articolo 93 LF, occorre, infatti, tener conto del principio di carattere generale secondo cui l'identificazione dell'oggetto della domanda deve essere effettuata con riguardo all'insieme delle indicazioni emergenti dall'atto introduttivo del giudizio e dei documenti ad esso allegati, la cui valutazione, da effettuarsi caso per caso, può condurre alla dichiarazione di nullità dell'atto soltanto nel caso in cui il petitum risulti del tutto omesso o assolutamente incerto. (Nel caso di specie, la Corte ha riformato il provvedimento con il quale il giudice delegato aveva disposto l'ammissione al passivo del credito in via chirografaria, negando il riconoscimento del privilegio ipotecario in virtù della mera assenza di una specifica richiesta in tal senso e trascurando quindi gli elementi risultanti dall'istanza di insinuazione tardiva e dalla documentazione ad essa allegata, il cui chiaro riferimento all'oggetto della pretesa era tale da non lasciare alcun dubbio in ordine alla volontà del richiedente di ottenere l'ammissione in grado ipotecario, avuto riguardo al titolo del credito fatto valere e dall'assenza di incertezza in ordine alla causa di prelazione invocata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015.


Fallimento - Accertamento del passivo - Fallimento della società e fallimento del singolo socio - Estensione degli effetti al privilegio generale che assiste il credito - Estensione degli effetti del privilegio speciale - Esclusione
La domanda di ammissione al passivo nel fallimento della società estende automaticamente i suoi effetti anche allo stato passivo del fallimento del singolo socio e tale estensione vale anche per il privilegio generale che eventualmente assista il credito in ragione della causa del credito stesso e dell'unicità del rapporto da cui sorge. Detto principio di automaticità non opera, invece, a causa di limiti intrinseci, quando la prelazione non consegue dallo stesso rapporto, ma da un rapporto accessorio, come nel caso di pegni o ipoteche costituiti dalla società o dal socio, così come accade anche quando la prelazione non riguarda genericamente i beni del debitore, sia esso la società o il socio, ma riguarda specifici beni della società, individuati dalla legge, ovvero specifici beni della società o del socio individuati con il rapporto accessorio costitutivo della garanzia reale. In questi casi, allora, la prelazione che assiste il credito grava su beni che appartengono al patrimonio soltanto di uno dei soggetti obbligati e non può, in mancanza di un collegamento tra la prelazione ed il patrimonio, intendersi dichiarata anche nel fallimento di un soggetto diverso. È quindi possibile concludere che la prelazione può e deve essere fatta valere soltanto nello stato passivo del soggetto cui appartiene il bene che ne è gravato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015.


Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda tardiva di credito già ammesso in via chirografaria allo scopo di far valere la prelazione - Esclusione
È inammissibile la domanda tardiva di un credito ammesso in via chirografaria svolta allo scopo di far valere una causa di prelazione in relazione ad una sola delle masse passive. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015.


Accertamento del passivo - Dichiarazione di esecutività dello stato passivo - Giudicato endofallimentare - Impedimento alla revocatoria degli acconti - Esclusione

Ammissione di un credito residuo rispetto ad un altro precedentemente soddisfatto - Effetti - Preclusione di azione revocatoria riguardante pagamenti parziali precedentemente percepiti dalla creditrice - Esclusione - Fondamento - Fattispecie

Il giudicato endofallimentare formatosi per effetto della dichiarazione di esecutività dello stato passivo, pur rendendo incontestabile l'ammissione al passivo del credito fatto valere dalla ricorrente a titolo di saldo del corrispettivo per lavori eseguiti per conto della società fallita, non può considerarsi ostativo dell'esercizio dell'azione revocatoria nei confronti del pagamento in acconto ricevuto dalla creditrice, il cui esito positivo non è destinato ad incidere in alcun modo sul relativo accertamento, comportando per la ricorrente esclusivamente la facoltà di insinuare al passivo il proprio credito, previa restituzione delle somme percepite. (Franco Benassi) (riproduzione riservata).

L'ammissione al passivo di un credito residuo rispetto ad un altro precedentemente soddisfatto, ancorché disposta in via definitiva e senza riserve, implica soltanto un accertamento dell'esistenza del titolo giustificativo del primo e non anche dell'insussistenza di un credito maggiore poiché prescinde da indagini sulla validità ed opponibilità alla massa di pagamenti parziali percepiti dal creditore, sicché non preclude la dichiarazione di inefficacia di questi ultimi, lasciando impregiudicate le relative questioni. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, la quale aveva escluso che il giudicato endofallimentare formatosi sull'ammissione al passivo del credito relativo al saldo del corrispettivo dei lavori svolti per conto della fallita impedisse l'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare con riguardo al pregresso pagamento, da parte della medesima fallita, di un acconto relativo agli stessi lavori). (Massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Settembre 2015, n. 19319.


Formazione dello stato passivo - Principio di non contestazione - Operatività - Limiti - Fondamento
In tema di verificazione del passivo, il principio di non contestazione, che pure ha rilievo rispetto alla disciplina previgente quale tecnica di semplificazione della prova dei fatti dedotti, non comporta affatto l'automatica ammissione del credito allo stato passivo solo perché non sia stato contestato dal curatore (o dai creditori eventualmente presenti in sede di verifica), competendo al giudice delegato (e al tribunale fallimentare) il potere di sollevare, in via ufficiosa, ogni sorta di eccezioni in tema di verificazione dei fatti e delle prove. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Agosto 2015, n. 16554.


Credito derivante da contatto di mutuo - Onere della prova - Ripartizione - Criteri - Accertamento del capitale residuo - Prova della risoluzione - Esclusione - Fondamento
Il creditore che agisce in sede di verifica del passivo fallimentare in base ad un contratto di mutuo è tenuto a fornire la prova dell'esistenza del titolo, della sua anteriorità al fallimento e della disciplina dell'ammortamento, con le scadenze temporali e con il tasso di interesse convenuti, mentre il debitore mutuatario (e, per esso, il curatore) ha l'onere di provare il pagamento delle rate di mutuo scadute prima della dichiarazione di fallimento, atteso che le rate successive, agli effetti del concorso, si considerano scadute alla data della sentenza dichiarativa, a norma dell'art. 55, comma 2, l.fall., e non è, dunque, necessario, per l'accertamento del capitale residuo, provare la risoluzione del contratto, che rileva solo ai fini degli interessi di mora. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2015, n. 16214.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Sentenza di accertamento di credito in primo grado - Successiva dichiarazione dello stato di insolvenza dell'imprenditore - Opponibilità della sentenza alla procedura - Appellabilità - Necessità
La sentenza con cui, in primo grado, venga accertato (integralmente o parzialmente) ovvero rigettato un credito nei confronti di un imprenditore dichiarato insolvente e posto, successivamente alla pubblicazione della stessa, in amministrazione straordinaria, è opponibile alla procedura concorsuale, cosicché il commissario o, in caso di rigetto, il creditore che vuole ottenerne la riforma è tenuto ad appellarla nelle forme ordinarie, secondo la previsione dell'art. 96, comma 2, n. 3, l. fall. (nel testo novellato dal d.lgs. n. 5 del 2006 e dal d.lgs. n. 169 del 2007), applicabile all'amministrazione straordinaria in ragione del richiamo di cui all'art. 53 del d.lgs. n. 270 del 1999. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 Luglio 2015, n. 15796.


Fallimento - Rapporti inerenti l'impresa - Efficacia probatoria nei confronti del curatore dei libri contabili regolarmente tenuti - Esclusione
Gli articoli 2709 e 2710 c.c., che conferiscono efficacia probatoria tra imprenditori, per i rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa, ai libri regolarmente tenuti, non trovano applicazione nei confronti del curatore del fallimento, il quale agisca non in via di successione in un rapporto precedentemente facente capo al fallito, ma nella sua funzione di gestione del patrimonio di costui, non potendo egli, in tale sua veste, essere annoverato tra i soggetti considerati dalle norme citate, le quali sono operanti solo tra imprenditori che assumono la qualità di controparte nei rapporti di impresa; conseguentemente, nel giudizio di opposizione allo stato passivo, non assumono la predetta efficacia probatoria le fatture cui si riferiscono i crediti oggetto di domanda di ammissione al passivo proposta da un imprenditore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 2015.


Fallimento - Efficacia probatoria delle scritture contabili ex artt. 2709 2710 c.c. - Applicazione nei confronti del curatore - Esclusione - Eccezione rilevabile d'ufficio
È rilevabile d'ufficio la non applicabilità nei confronti del curatore delle disposizioni di cui agli articoli 2709 e 2710 c.c. che, per i rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa, conferiscono efficacia probatoria tra imprenditori ai libri contabili regolarmente tenuti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 2015.


Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda tardiva - Pendenza in appello di giudizio promosso dal creditore - Sospensione del termine previsto dall'art. 101 L.F. - Esclusione - Ammissione con riserva
La domanda di ammissione al passivo deve essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine previsto dall'art. 101, ultimo comma, della legge fallimentare anche nel caso in cui sia pendente in grado d'appello il giudizio anteriormente promosso dal preteso creditore nei confronti del debitore ancora in bonis. La pendenza di tale giudizio, infatti, non incide su detto termine e non ne determina l'automatica sospensione sino all'esito del gravame e ciò anche quando il processo di secondo grado si svolga in contraddittorio con il curatore. In tale ipotesi, trova applicazione l'articolo 96, comma 2 n. 3 LF, il quale stabilisce che sono ammessi al passivo con riserva i crediti accertati con sentenza di primo grado non passata in giudicato ma pronunciata prima della dichiarazione di fallimento, con la precisazione che la norma va interpretata estensivamente e riferita anche al caso in cui la pretesa creditoria sia stata respinta dal primo giudice. Ne consegue che il creditore che intenda far valere nel fallimento il credito di cui si controverte in appello, al fine di non incorre nella decadenza comminata dall'art. 101 ultimo comma LF, è tenuto a chiedere l'ammissione con riserva non oltre il termine di un anno dalla dichiarazione di esecutività dello stato passivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 13 Aprile 2015, n. 7426.


Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda proposta ai sensi dell'articolo 2932 c.c. - Proponibilità con le forme della rivendica ex articolo 103 L.F. - Esclusione

Domanda giudiziale - Domanda principale condizionata all'esito di domanda proposta in altra sede - Inammissibilità

La domanda proposta ai sensi dell'articolo 2932 c.c., avente ad oggetto l'esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto, non rientra nell'ambito delle domande che possono e devono essere proposte nelle forme previste dagli articoli 92 e seguenti L.F. Il preliminare di vendita, infatti, non trasferisce la proprietà, ma obbliga a trasferirla, sicchè il promissario acquirente non può vantare un diritto reale che lo legittimi ad una domanda di restituzione o di rivendica ex articolo 103 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Mentre la domanda subordinata può essere condizionata all'esito di una diversa domanda formulata in via principale nell'ambito dello stesso processo, la domanda principale non può essere condizionata all'esito di un'identica domanda proposta in altra sede. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 2015, n. 7297.


Fallimento - Stato passivo - Interpretazione - Controversie in sede di ripartizione dell'attivo del fallimento - Decreto di esecutività dello stato passivo - Assimilabilità al titolo esecutivo dell'esecuzione individuale - Interpretazione del decreto di esecutività dello stato passivo - Apprezzamento di fatto incensurabile in sede di legittimità
In sede di ripartizione dell'attivo del fallimento, oggetto della cognizione del giudice delegato sono solo le questioni relative alla graduazione dei crediti ed all'ammontare della somma distribuita, restando esclusa la proponibilità, in tale sede, di ogni altra questione relativa all'esistenza, qualità e quantità dei crediti e dei privilegi, in quanto riservata in via esclusiva al procedimento dell'accertamento del passivo (ex plurimis e da ultimo Cass. 10 giugno 2011, n. 12732). Pertanto ancorché non possa parlarsi propriamente di titolo esecutivo, il decreto di esecutività dello stato passivo svolge nella procedura fallimentare la stessa funzione svolta dal titolo esecutivo giudiziale nell'esecuzione individuale e cioè determina la misura del credito che può essere soddisfatta coattivamente. Ne consegue che anche l'interpretazione del decreto di esecutività dello stato passivo, come quella del titolo esecutivo giudiziale nell'esecuzione individuale, si risolve nell'apprezzamento di un fatto, come tale incensurabile in sede di legittimità sé esente da vizi logici o giuridici, e non consiste in una interpretazione che si risolve nella ricerca del significato oggettivo della regola o del comando di cui il provvedimento è portatore e che richiede l'applicazione, in via analogica, dei canoni ermeneutici prescritti dall'articolo 12 e seguenti d.p.c.c., in ragione dell'assimilabilità per natura ed effetti dei provvedimenti giurisdizionali agli atti normativi (per tale assimilazione v. Cass. s.u. 9 maggio 2008, n. 11501). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 2015.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Creditore di coobbligati solidali - Insinuazione al passivo del coobbligato in solido del fallito - Diritto a partecipare al concorso per l'intero credito - Sussistenza - Fattispecie in tema di erronea apposizione di riserva atipica
Il creditore ha diritto di concorrere nel fallimento del coobbligato fallito per l'intero debito per capitale e accessori sino all'integrale pagamento, anche nel caso in cui, in data successiva al fallimento, abbia ricevuto un pagamento parziale da un altro coobbligato. (Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto del tribunale che, respingendo l'opposizione allo stato passivo, aveva confermato l'ammissione del credito del coobbligato al passivo del fallimento «con riserva di detrazione di quanto eventualmente ricavato sui beni del terzo garante responsabile in solido»). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 Maggio 2014.


Fallimento e procedure concorsuali - Concordato preventivo - Ipoteca rilasciata su propri beni da socio illimitatamente responsabile - Effetto esdebitatorio - (In)sussistenza - Rimessione alle S.U..
La Sezione Prima civile ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione, oggetto di contrasto e ritenuta di particolare importanza, se l’effetto esdebitatorio del concordato preventivo si estenda alla garanzia ipotecaria, prestata su propri beni dal socio illimitatamente responsabile di società personale per i debiti di quest’ultima, e se, in caso di risposta negativa, il creditore ipotecario conservi la garanzia per la parte di credito non coperta dalla percentuale concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Febbraio 2014, n. 3163.


Stato passivo - Ammissione con riserva - Circostanza condizionante erroneamente indicata dal creditore - Rigetto della domanda - Esclusione - Fondamento - Apposizione della (esatta) condizione all'ammissione del credito - Potere officioso del giudice di merito - Fattispecie
In tema di formazione dello stato passivo, l'apposizione di una condizione all'ammissione del credito costituisce un potere officioso del giudice di merito, il quale, pertanto, accogliendo una domanda di insinuazione, può sia apporvi una condizione eventualmente prevista dalla legge e risultante dagli atti, sia rettificare l'indicazione della circostanza condizionante ivi erroneamente prospettata. (Così statuendo, la S.C. ha cassato il decreto impugnato, reiettivo di un'opposizione ex artt. 98 e 209 legge fall. riguardante l'invocata ammissione del credito di regresso di un fideiussore al passivo della procedura di liquidazione coatta amministrativa apertasi nei confronti del debitore garantito, perché dal primo condizionata all'esito del giudizio ex art. 645 cod. proc. civ. vertente su quel credito, invece che, ai sensi dell'art. 61, secondo comma, legge fall., al totale soddisfacimento del creditore principale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 30 Ottobre 2013, n. 24539.


Decreto ingiuntivo - Efficacia di giudicato sostanziale - Dichiarazione ex art. 647 cod. proc. civ. - Necessità - Conseguenze - Fondamento
Il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato sostanziale, idoneo a costituire titolo inoppugnabile per l'ammissione al passivo, soltanto a seguito della dichiarazione di esecutività ai sensi dell'art. 647 cod. proc. civ. - non essendo equiparabile, sotto questo profilo, alla sentenza non irrevocabile (art. 96, secondo comma, n. 3, Iegge fall., già art. 95, terzo comma, nel testo anteriore al d.lgs. del 9 gennaio 2006, n. 5) - per cui non è ammissibile l'accertamento incidentale, in sede di giudizio di verificazione, dell'esecutività definitiva del decreto ingiuntivo sprovvisto del visto di esecutorietà di cui all'art. 647 cod. proc. civ., con la conseguenza che, in mancanza, il decreto ingiuntivo, seppur non opposto, è inopponibile alla massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Ottobre 2013, n. 23202.


Fallimento - Stato passivo - Domanda di insinuazione tardiva - Crediti derivanti da rapporto contrattuale oggetto di sentenza impugnata in appello - Art. 95, terzo comma, legge fall., nel testo anteriore alla sostituzione disposta dal d.lgs. n. 5 del 2006 - Interpretazione estensiva - Configurabilità - Sospensione necessaria del procedimento di ammissione al passivo in attesa della definizione del gravame - Legittimità - Esclusione - Fondamento
In tema di rapporti tra accertamento del passivo e giudizi pendenti innanzi ad altro giudice, la norma dettata dall'art. 95, comma terzo, legge fall. (nel testo applicabile "ratione temporis"), secondo cui è necessaria l'impugnazione se non si vuole ammettere il credito risultante da sentenza non passata in giudicato, va interpretata estensivamente, trovando applicazione anche nel caso in cui il fallimento sopravvenga alla sentenza, di accoglimento o di rigetto, anche parziale, della pretesa del creditore della parte dichiarata fallita, con conseguente illegittimità dell'ordinanza di sospensione ex art. 295 cod. proc. civ. del procedimento di ammissione al passivo, nelle more della definizione del giudizio di appello. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Luglio 2013, n. 17834.


Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Ammissione al passivo - Credito del coobbligato che abbia pagato il comune creditore - Fatto costitutivo - Individuazione - Pagamento avvenuto nel corso di procedura concorsuale apertasi a carico del debitore - Credito concorsuale - Avvenuta ammissione al passivo con riserva benchè richiesta, "ab origine", come incondizionata - Opposizione ex art. 98 legge fall. comunque promossa - Sindacato del giudice - Contenuto.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Concorso dei creditori - Ammissione al passivo - Credito del coobbligato che abbia pagato il comune creditore - Fatto costitutivo - Individuazione - Pagamento avvenuto nel corso di procedura concorsuale apertasi a carico del debitore - Credito concorsuale - Avvenuta ammissione al passivo con riserva benchè richiesta, "ab origine", come incondizionata - Opposizione ex art. 98 legge fall. comunque promossa - Sindacato del giudice - Contenuto.

L'insinuazione al passivo del credito del coobbligato può aver luogo solo se e nella misura in cui sia già avvenuto il pagamento, che configura il fatto costitutivo del diritto al regresso o della modifica in sede di surrogazione o della sua assunzione, nel rapporto principale, della veste di unico creditore, in quanto l'ammissione al passivo dei crediti con riserva esige una situazione soggettiva non dispiegabile con pienezza soltanto per difetto di elementi accidentali esterni, diversi dal pagamento futuro al creditore comune. Ove, pertanto, tale pagamento sia stato effettuato nel corso di una procedura concorsuale (nella specie, l'amministrazione straordinaria ex art. 1 del d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270), ed in particolare dopo la proposizione, da parte del fideiussore, della relativa domanda di insinuazione, ma anteriormente alla esecutività dello stato passivo, il giudice, comunque adito ex artt. 53 del citato d. lgs. e 98 legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alla riforma di cui al d. lgs. 9 gennaio 2006, n. 5) per l'ammissione al passivo incondizionata, come richiesto "ab origine", in luogo dell'ivi avvenuta ammissione con riserva, non può restringere il suo sindacato critico ancora sul mezzo oppositivo adottato, dovendo, invece, considerare nel merito, e per tutta la sua latitudine, la descritta domanda finalmente fondata sul presupposto solutorio comunque attuato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Maggio 2013, n. 613.


Poteri del giudice delegato - Credito assistito da ipoteca giudiziale - Revocabilità della garanzia - Rilievo officioso - Possibilità - Esclusione - Eccezione del curatore - Necessità
In tema di formazione dello stato passivo, ed a seguito delle riforme del 2006 e del 2007, il giudice delegato non può, rilevandone la revocabilità, escludere la garanzia di un credito per il quale sia stata iscritta ipoteca giudiziale, se non previa formulazione della corrispondente eccezione da parte del curatore, il quale, peraltro, alla stregua di quanto specificamente sancito dall'art. 99, settimo comma, legge fall., può proporre nel successivo giudizio di opposizione quelle eccezioni che non abbia sollevato in sede di verifica. (Cosi statuendo, la S.C. ha confermato, sul punto, il provvedimento impugnato, rilevando che il curatore, costituendosi nel giudizio di opposizione, aveva sostenuto che la rettifica dello stato passivo era derivata da una sua eccezione di revocabilità della garanzia ipotecaria invocata dal creditore, ancorché non risultante dalla statuizione del giudice delegato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Aprile 2013, n. 8246.


Atto costitutivo di ipoteca giudiziale - Revocabilità ex art. 67, primo comma, n. 4, legge fall. - Conseguenze - Avvenuta revoca in via di eccezione della corrispondente iscrizione - Collocazione, in via di prelazione, del credito originariamente garantito - Esclusione - Credito di rimborso delle spese di iscrizione anche solo in via chirografaria – Esclusione
In tema di formazione dello stato passivo, l'atto costitutivo di ipoteca giudiziale, ove revocabile alla stregua dell'art. 67, n. 4, legge fall., è inopponibile alla massa non solo relativamente all'effetto della prelazione ipotecaria, ma anche qualora sia invocato a fondamento del credito di rimborso per le spese della iscrizione, sicchè, l'avvenuta revoca di quest'ultima in via di eccezione preclude tanto la collocazione del credito originariamente garantito in via di prelazione, quanto l'ammissione, pur solo in via chirografaria, dell'ulteriore credito per dette spese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Aprile 2013, n. 8246.


Fallimento - Impugnazione dei crediti ammessi - Formazione dello stato passivo - Regime intermedio di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore al d.lgs. n. 169 del 2007 - Provvedimenti del giudice delegato - Impugnabilità da parte del fallito - Ammissibilità - Esclusione - Ragioni
In tema di procedure concorsuali, non sussiste - anche nel regime intermedio di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore al d.lgs. n. 169 del 2007 - la legittimazione del fallito ad impugnare i provvedimenti adottati dal giudice delegato in sede di formazione dello stato passivo , non solo perché privi di definitività e con efficacia meramente endoconcorsuale, ma anche per quanto disposto dall'art. 43 legge fall., che sancisce, per i rapporti patrimoniali del fallito compresi nel fallimento, la legittimazione esclusiva del curatore, nonché per l'espressa previsione di cui all'art. 98 legge fall., a tenore del quale il decreto con cui il giudice rende esecutivo lo stato passivo non è suscettibile di denunzia con rimedi diversi dalle impugnazioni tipiche ivi disciplinate, esperibili soltanto dai soggetti legittimati, tra i quali non figura il fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 25 Marzo 2013, n. 7407.


Revocatoria - Ammissibilità - Fondamento - Contestazione del titolo di prelazione di un credito - Inclusione - Fattispecie
Poiché il creditore che impugna lo stato passivo del fallimento può esercitare tutte le azioni volte ad escludere o postergare i crediti ammessi, ivi compresa l'azione revocatoria, in quanto portatore non solo del proprio interesse, ma anche di quello degli altri creditori, deve a maggior ragione essergli consentito, in sede di verifica, di contestare, eccependone la revocabilità, il titolo di prelazione di un credito di cui sia domandata l'insinuazione, e il giudice delegato è tenuto, ai sensi dell'art. 95 legge fall., a decidere su detta eccezione. (Nella specie, il giudice delegato aveva, sull'istanza del solo creditore, revocato l'atto costitutivo di ipoteca iscritta da soggetto privo di poteri ed in violazione del contraddittorio). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Febbraio 2013, n. 4959.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Curatore fallimentare - Posizione di terzo - Sussistenza - Art. 2704 cod. civ. - Applicabilità.
In sede di formazione dello stato passivo il curatore deve considerarsi terzo rispetto al rapporto giuridico posto a base della pretesa creditoria fatta valere con l'istanza di ammissione, conseguendone l'applicabilità della disposizione contenuta nell'art. 2704 cod. civ. e la necessità della certezza della data nelle scritture allegate come prova del credito. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Febbraio 2013, n. 4213.


Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo - Pagamento eseguito, in forza di tale titolo, dal debitore prima dell'apertura di una procedura concorsuale nei suoi confronti - Domanda di ripetizione delle relative somme - Implicita inclusione nella richiesta di improseguibilità del giudizio di opposizione formulata dagli organi della procedura - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie
In caso di inefficacia del decreto ingiuntivo a causa della dichiarazione di fallimento o della sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa del debitore ingiunto, sopravvenute nelle more del giudizio di opposizione, che impongono al creditore opposto di partecipare al concorso con gli altri creditori mediante domanda di ammissione al passivo, il pagamento ricevuto dal creditore in forza della provvisoria esecuzione di quel decreto non trova più alcuna giustificazione, né nel titolo, divenuto inefficace, né nel credito, contestato e non accertato. In tal caso, la domanda di ripetizione di ciò che sia stato corrisposto dall'imprenditore insolvente deve considerarsi implicita nella richiesta degli organi della procedura di declaratoria di improseguibilità dell'azione di pagamento nei confronti di quest'ultimo, posto che una siffatta istanza, se accolta, determina di per sé l'esigenza di ripristino della situazione patrimoniale antecedente, indipendentemente dall'accertata esistenza di un indebito oggettivo. (In applicazione di tale principio, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha escluso che la domanda di restituzione formulata dal commissario liquidatore al momento del suo intervento nel processo fosse da considerarsi nuova). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Febbraio 2013, n. 3401.


Cessione di credito garantito da ipoteca - opponibilità al fallimento - necessità di annotazione ex articolo 2843 c.c.

Cessione di credito garantito da ipoteca - opponibilità al fallimento - possibilità di annotazione anche successivamente alla dichiarazione di fallimento - non applicabilità dell'art 45 legge fallimentare

Salvo il caso di cessione ai sensi dell'articolo 58 del Testo Unico Bancario, in ipotesi di cessione di credito garantito da ipoteca l'annotazione del trasferimento dell'ipoteca a margine dell'iscrizione della stessa ha valore costitutivo e si configura perciò come un elemento integrativo indispensabile della fattispecie del trasferimento medesimo, per cui, ove non effettuata, comporta l'inefficacia del trasferimento stesso nei confronti dei creditori concorrenti. (Francesco Dialti) (Riproduzione riservata)

Il pagamento con surrogazione, analogamente alle altre forme di successione - in senso ampio - del credito, quale la cessione del credito, dà luogo ad una successione nel rapporto obbligatorio per cui, trattandosi di una vicenda concernente esclusivamente la posizione attiva del creditore originario, al quale si sostituisce il cessionario ovvero il solvens, resta immutato nella sua oggettività il rapporto obbligatorio. Non può a tale proposito utilmente invocarsi l'art 45 l.f., a mente del quale sono inopponibili alla massa le "formalità necessarie per rendere opponibili gli atti ai terzi" se compiute dopo la dichiarazione di fallimento. Ne segue che, nel caso di cessione del credito munito di ipoteca, l'annotazione di detta cessione può essere opponibile al fallimento anche se annotata successivamente. Una volta accertato che l'annotazione della cessione del credito ipotecario può intervenire in qualunque momento sia prima, che dopo la dichiarazione di fallimento, ciò che conta è che la detta annotazione intervenga comunque nel corso della procedura di insinuazione al passivo o nella successiva fase di opposizione costituendo essa una condizione dell'azione.(Francesco Dialti) (Riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Febbraio 2013, n. 3402.


Liquidazione coatta amministrativa - Ammissione al passivo di credito privilegiato - Successiva azione del commissario per la revoca della causa di prelazione - Ammissibilità - Esclusione – Fondamento
In tema di liquidazione coatta amministrativa al commissario liquidatore non è consentito revocare la prelazione riconosciuta in sede di formazione dello stato passivo, ostandovi la natura amministrativa del procedimento e della funzione da esso espletata, né potrebbe esercitare tale potere, rimesso invece agli organi del fallimento nella fase di verifica dei crediti, nel caso in cui il procedimento non fosse stato preceduto dalla dichiarazione d'insolvenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Luglio 2012, n. 11649.


Ammissione con riserva - Riserva di produzione dei documenti giustificativi del credito - Atipicità - Esclusione - Conseguenze - Opposizione allo stato passivo - Ai fini di eliminazione o scioglimento della riserva - Necessità - Fattispecie relativa a credito professionale ammesso con riserva di produzione della fattura opinata
In tema di ammissione con riserva al passivo fallimentare, la riserva di produzione dei documenti giustificativi del credito, a prescindere dall'effettiva pertinenza dei documenti richiesti, non configura una riserva atipica, sicché il creditore non è dispensato dall'onere di proporre l'opposizione allo stato passivo, unico mezzo per ottenere l'eliminazione o lo scioglimento della riserva. (Principio affermato in fattispecie relativa a un credito professionale ammesso con riserva di produzione della fattura vistata dal Consiglio dell'Ordine). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2012, n. 11143.


Fideiussore "solvens" del fallito - Credito di regresso - Natura - Concorsuale - Fondamento - Conseguenze - Ammissione al passivo con riserva - Necessità - Esclusione
Il credito di regresso del fideiussore che abbia pagato integralmente il creditore dopo la dichiarazione di fallimento del debitore principale ha natura concorsuale, in quanto esclude dal concorso, con effetto surrogatorio, il credito estinto, mutuandone la concorsualità, senza violare, quindi, il principio di cristallizzazione della massa passiva. Ne consegue che il fideiussore "solvens" può esercitare il credito di regresso, nei limiti imposti dalle regole inderogabili del concorso, anche qualora non ne abbia chiesto e ottenuto l'ammissione al passivo con riserva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2012, n. 11144.


Credito Inps nei confronti di società fallita - Azione davanti al giudice del lavoro - Domanda di ammissione al passivo di Equitalia - Spostamento della competenza della causa ordinaria al giudice fallimentare - Continenza - Esclusione - Conseguenze - Continuazione del giudizio davanti al giudice del lavoro - Necessità – Fattispecie
Non sussiste rapporto di continenza tra il giudizio pendente in grado d'appello per un credito iscritto a ruolo fra l'Inps e la curatela di un fallimento ed il procedimento di ammissione al passivo in seguito a domanda proposta da Equitalia relativa al medesimo credito, alla luce dell'interpretazione estensiva dell'art. 96, secondo comma, n. 3, della legge fallimentare, nella sua nuova formulazione, che sia costituzionalmente coerente con il canone della ragionevole durata del processo. Il medesimo principio trova applicazione tanto più ove sia sopraggiunta una pronuncia di primo grado del giudice del lavoro, dovendo il procedimento nei gradi successivi continuare davanti a tale organo giudiziario. (Nella specie, la Corte ha cassato la sentenza dichiarativa della continenza emessa dalla corte d'appello, spogliatasi della controversia in favore del tribunale fallimentare, disponendo la continuazione del giudizio davanti alla stessa corte d'appello). Cassazione civile, sez. VI, 08 Maggio 2012, n. 7025.


Progetto di stato passivo - Mancata presentazione di osservazioni - Conseguenze - Acquiescenza - Esclusione - Fondamento
In tema di accertamento del passivo, la mancata presentazione da parte del creditore di osservazioni al progetto di stato passivo depositato dal curatore non comporta acquiescenza alla proposta e conseguente decadenza dalla possibilità di proporre opposizione; infatti, non può trovare applicazione il disposto dell'art. 329 cod. proc. civ. rispetto ad un provvedimento giudiziale non ancora emesso, inoltre l'art. 95, secondo comma, legge fall., introdotto dal d.lgs.12 dicembre 2007, n. 169, prevede che i creditori "possano" esaminare il progetto, senza porre a loro carico un onere di replica alle difese e alle eccezioni del curatore entro la prima udienza fissata per l'esame dello stato passivo; deve, pertanto, escludersi che il termine predetto sia deputato alla definitiva e non più emendabile individuazione delle questioni controverse riguardanti la domanda di ammissione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 2012, n. 5659.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Impugnazione dei crediti ammessi - Formazione dello stato passivo - Provvedimenti del giudice delegato - Impugnabilità ex art. 111 Cost. su ricorso del fallito - Ammissibilità - Esclusione - Ragioni
Non sono impugnabili dal fallito, con il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., i provvedimenti adottati dal giudice delegato nel subprocedimento di formazione dello stato passivo, non solo perchè privi di definitività, ma anche per l'espressa previsione dell'art. 100 legge fall., che delinea il procedimento di verifica dei crediti come interno alla procedura concorsuale, con efficacia endofallimentare dei provvedimenti conseguenti; inoltre, il difetto di legittimazione è desumibile anche dall'art. 43 legge fall., che prevede, in relazione ai rapporti di diritto patrimoniale del fallito compresi nel fallimento, la legittimazione esclusiva del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2012, n. 5095.


Ammissione al passivo - Domanda di ammissione tardiva del credito - Conseguenze - Rischio di parziale incapienza - Inserimento immediato nello stato passivo - Ammissibilità - Fondamento
L'ammissione tardiva al passivo del credito comporta solo il rischio di parziale incapienza, con la conseguenza che è legittimo il provvedimento del giudice delegato che disponga l'inserimento immediato nello stato passivo di una domanda di ammissione tardiva, alla stessa maniera di quelle tempestive; infatti, la fissazione di una nuova adunanza, pur in mancanza di particolari ragioni ostative alla decisione nell'adunanza già fissata, contrasterebbe con l'obbiettivo del sollecito espletamento delle operazioni di verifica dei crediti perseguito dalla legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Marzo 2012, n. 4792.


Decreto ingiuntivo - Successiva dichiarazione di fallimento del debitore ingiunto - Opponibilità del decreto alla massa dei creditori - Esclusione - Condizioni di efficacia - Dichiarazione di esecutorietà - Necessità - Fondamento
La sopravvenuta dichiarazione di fallimento del debitore determina l'inopponibilità alla massa dei creditori concorsuali del decreto ingiuntivo in precedenza emesso se, all'epoca del fallimento, il termine per la proposizione dell'opposizione non sia ancora decorso, a nulla rilevando che il decreto stesso sia munito della clausola di provvisoria esecutività, occorrendo invece, per il prodursi di tale opponibilità, che il decreto ingiuntivo acquisti efficacia di giudicato sostanziale, conseguibile solo a seguito della dichiarazione di esecutorietà ai sensi dell'art. 647 cod. proc. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 23 Dicembre 2011, n. 28553.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione con riserva - Pagamento con riserva di ripetizione, da parte del debitore, di somma portata da sentenza esecutiva oggetto di appello - Successivo fallimento del creditore - Riassunzione del giudizio di appello nei confronti del curatore - Domanda di ammissione al passivo del credito restitutorio, in prededuzione e con riserva - Diniego di ammissione al passivo - Opposizione - Rigetto - Fondamento - Tutela interinale endofallimentare del preteso creditore - Configurabilità - Limiti - Fattispecie
In tema di ammissione al passivo con riserva dei crediti soggetti a condizione, l'art. 55, terzo comma, legge fall., nel prevedere siffatta partecipazione al concorso, è norma eccezionale, che devia dal principio generale della cristallizzazione operata dalla dichiarazione di fallimento sulla situazione del passivo dell'imprenditore, e, come tale, non suscettibile di applicazione analogica a diritti i cui elementi costitutivi non si siano integralmente realizzati anteriormente alla detta dichiarazione, in tal caso versandosi in ipotesi, non già di mera inesigibilità della pretesa, ma di credito non ancora sorto ed eventuale; ne consegue che se, una parte abbia pagato, con riserva di ripetizione, una determinata somma, in virtù di sentenza di condanna di primo grado esecutiva, riassumendo poi l'appello nei confronti del curatore del creditore, nel frattempo dichiarato fallito, il vantato credito restitutorio - insinuato al passivo - attiene ad una prestazione eseguita e ricevuta a suo tempo nella consapevolezza della rescindibilità del titolo e della provvisorietà dei suoi effetti; le relative esigenze di tutela possono trovare applicazione solo nell'eventuale misura dell'accantonamento prudenziale operato dal curatore, in applicazione analogica dell'art.113 legge fall. che prevede l'accantonamento di somme concernenti un credito eventuale prededucibile, percepite dalla procedura in virtù di sentenza esecutiva, a differenza di quello, meramente concorsuale, che sorgerebbe in capo al ricorrente. (Principio affermato dalla S.C. in sede di conferma del decreto del tribunale di rigetto dell'opposizione allo stato passivo del predetto credito restitutorio, non ammesso al passivo stesso). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 2011, n. 8765.


Stato passivo - Intangibilità - Condizioni - Effetti nella successiva ripartizione dell'attivo - Credito ipotecario - Ammissione al passivo con la causa di prelazione richiesta - Omesso rinnovo dell'iscrizione ipotecaria nel ventennio dalla prima formalità - Conseguenze - Inefficacia sopravvenuta dell'ipoteca - Esclusione - Fondamento - Differenze con l'esecuzione singolare
In tema di ripartizione dell'attivo nel fallimento, posto che il decreto di approvazione dello stato passivo, di cui all'art. 96 legge fall., se non impugnato, preclude ogni questione relativa all'esistenza del credito, alla sua entità, all'efficacia del titolo da cui deriva e all'esistenza di cause di prelazione, la sua intangibilità non ammette il riesame del credito da parte del giudice delegato in sede di finale distribuzione, mediante degradazione a chirografo, di un credito già ammesso in via ipotecaria; ne consegue che nemmeno il mancato rinnovo dell'iscrizione ipotecaria alla scadenza del ventennio dal compimento della prima formalità pubblicitaria, attenendo al solo profilo dell'efficacia e perciò non estinguendo nè il titolo ipotecario, nè il diritto di credito garantito, costituisce ragione per la degradazione, in quanto in materia non opera l'istituto della prescrizione, e dunque dell'ipotizzabilità della interruzione, con riguardo all'apertura del fallimento, essendo invece sufficiente, perchè la garanzia giovi al creditore, che questi abbia richiesto ed ottenuto l'ammissione al passivo del proprio credito, senza che, alla data della domanda, l'iscrizione stessa abbia superato il ventennio, permanendo tale efficacia per tutto il corso della procedura; in questo modo l'istituto si adatta alla sistematica concorsuale, nella quale il creditore, depositata la domanda, consuma il suo potere processuale nè ha più il potere o l'onere di intervenire sul diritto d'ipoteca, che cessa di essere nella sua disponibilità una volta ammesso, a differenza di quanto accade nell'esecuzione singolare, in cui l'iscrizione non deve aver superato il ventennio alla data della vendita forzata, che concreta l'espropriazione che il creditore ha diritto di chiedere, mentre nella procedura concorsuale la vendita è disposta su iniziativa del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 2011, n. 7570.


Procedimenti sommari - D'ingiunzione - Decreto - Opposizione - In genere - Rinuncia stragiudiziale all'opposizione da parte dell'opponente - Conseguenze - Estinzione del giudizio e definitività dell'ingiunzione - Esclusione - Insinuazione al passivo fallimentare del credito - Iscrizione ipotecaria eseguita sulla base del predetto decreto ingiuntivo - Opponibilità alla massa - Esclusione.
La rinuncia stragiudiziale all'opposizione a decreto ingiuntivo che non si traduca in una rinuncia agli atti del giudizio formalizzata dall'opponente ai sensi dell'art. 306 cod. proc. civ., non determina né l'estinzione del giudizio né la definitività dell'ingiunzione. Pertanto, sopravvenuto il fallimento dell'opponente, la formale pendenza del giudizio di opposizione determina l'inopponibilità al fallimento dell'intervenuta rinuncia, avendo il credito azionato in via monitoria ancora natura di "res litigiosa"e dovendo, conseguentemente disporsene l'ammissione al passivo in chirografo anche quando sia stata iscritta, in virtù della provvisoria esecuzione del decreto opposto, ipoteca giudiziale anteriormente al fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Novembre 2010, n. 22549.


Conto corrente (contratto di) - Contenuto del conto - In genere - Credito di una banca garantito da mutuo ipotecario - Acquisto del bene ipotecato da parte di un terzo - Fallimento del mutuatario - Azione della banca nei confronti del terzo acquirente - Valore probatorio dell'estratto conto - Limiti - Verifica in sede fallimentare - Necessità.
Ove una banca sia creditrice di una somma a titolo di mutuo e tale credito sia garantito da ipoteca su un bene immobile poi acquistato da un terzo, il soddisfacimento dell'intero credito garantito, comprensivo di interessi, attraverso l'espropriazione forzata individuale o fallimentare in danno del debitore, estingue anche l'ipoteca nei confronti del terzo; ne consegue che - dichiarato il fallimento del mutuatario - la banca, potendo agire anche nei confronti del terzo nei limiti della somma garantita, al fine di provare l'esatto ammontare del credito residuo non può valersi dell'efficacia probatoria dell'estratto conto dichiarato conforme alle scritture contabili, ma deve provare tale ammontare in base alla verifica giudiziale in sede fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 Settembre 2009, n. 20656.


Prova civile - Documentale (prova) - Scrittura privata - Data - Certa - In genere - Amministrazione straordinaria - Ammissione al passivo - Credito documentato con scrittura privata - Fatto diverso da quelli tipizzati nell'art. 2704, primo comma, cod. civ. - Valutazione del giudice di merito circa la sussistenza e l'idoneità del fatto in concreto - Criteri - Carattere obiettivo del fatto e sua estraneità allo stesso deducente - Necessità.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Ammissione al passivo di un credito risultante da scrittura privata - Certezza e computabilità della data - Necessità - Disciplina di cui all'art. 2704, primo comma, cod. civ. - Rilevanza - Fatti equipollenti a quelli tipizzati nella norma - Valutazione - Criteri.

In sede di accertamento dello stato passivo nell'amministrazione straordinaria, ai fini della decisione circa l'opponibilità alla procedura di un credito documentato con scrittura privata non avente data certa, allorchè sia dedotto un fatto diverso da quelli tipizzati, in forma esemplificativa e non tassativa, nell'art. 2704, primo comma, cod. civ. (registrazione, morte o sopravvenuta impossibilità fisica di uno dei sottoscrittori, riproduzione in un atto pubblico), è compito del giudice di merito valutare caso per caso la sussistenza e l'idoneità del fatto equipollente a stabilire la certezza della data del documento, con il limite del carattere obiettivo del fatto stesso, il quale non deve essere riconducibile al soggetto che lo invoca e deve essere altresì sottratto alla sua disponibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 2009, n. 7964.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - In genere - Decreto ingiuntivo - Successiva dichiarazione di fallimento del debitore ingiunto - Opponibilità del decreto alla massa dei creditori - Condizioni - Dichiarazione di esecutività anteriore al fallimento - Necessità - Sussistenza - Fondamento - Ammissione al passivo del credito con riserva di produzione della documentazione attestante la mancata opposizione del decreto ex art. 645 cod. proc. civ. - Opposizione rituale ex art. 98 legge fall. da parte del creditore - Necessità.
Il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato sostanziale solo a seguito della dichiarazione di esecutività ai sensi dell'art. 647 cod. proc. e, dunque, è inopponibile alla massa dei creditori concorsuali se non dichiarato esecutivo prima della sentenza dichiarativa di fallimento, ricorrendo l'esigenza di verificarne l'irrevocabilità soprattutto quando, come nella specie, il provvedimento monitorio è stato emesso, ex art. 633, primo comma, n. 2 cod. proc. civ., senza una vera prova scritta, sulla base della sola notula corredata del parere dell'ordine professionale; ne consegue che se il creditore viene ammesso al passivo, con riserva di produzione del certificato della cancelleria attestante la mancata opposizione ex art. 645 cod. proc. civ., il predetto provvedimento deve essere impugnato nelle forme e nei termini di cui all'art. 98 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2009, n. 6198.


Terzietà del curatore - Applicazione dell'art. 2704 cod. civ. - Contratto non registrato - Prova della certezza della data fornita per equipollenti - Fatture annotate nei libri contabili - Sufficienza - Condizioni
La prova dell'anteriorità di un credito rispetto alla dichiarazione di fallimento è assoggettata all'applicazione dell'art. 2704 cod. civ., attesa la posizione di terzietà del curatore nei confronti dei creditori del fallito e degli altri creditori della massa, ma, in mancanza della registrazione dell'atto, la certezza della data può essere fornita mediante l'allegazione di fatti equipollenti idonei a stabilire in modo ugualmente certo l'anteriorità della formazione dell'atto da cui scaturisce la pretesa azionata, quali l'emissione delle fatture regolarmente annotate nei libri contabili chiusi con attestazione notarile, recanti l'espresso riferimento alla preesistenza del contratto carente di registrazione e pacificamente pagate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Novembre 2007, n. 24320.


Data certa - Fatti idonei diversi dalla registrazione - Elencazione non tassativa - Valutazione da parte del giudice di merito - Prova - Fattispecie in tema di insinuazione di credito al passivo fallimentare
L'art. 2704 cod. civ. non contiene una elencazione tassativa dei fatti in base ai quali la data di una scrittura privata non autentica deve ritenersi certa rispetto ai terzi, e lascia al giudice di merito la valutazione, caso per caso, della sussistenza di un fatto, diverso dalla registrazione, idoneo, secondo l'allegazione della parte, a dimostrare la data certa. Tale fatto può essere oggetto di prova per testi o per presunzioni, la quale non è ammessa solo se direttamente vertente sulla data della scrittura. (Nella fattispecie, relativa ad insinuazione al passivo fallimentare di credito da fideiussione, la S.C. ha pertanto cassato, per vizio di motivazione, la sentenza del giudice di appello che non aveva spiegato perché la produzione, nel procedimento promosso per la dichiarazione del fallimento del fideiussore, della scrittura privata contenente la fideiussione non consentisse di ritenere provata l'anteriorità della scrittura alla dichiarazione del fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2006, n. 23793.


Stato passivo - Approvazione - Decreto - Effetti - Ammissione del credito - Mancata impugnazione - Controversia relativa all'esistenza ed all'entità di esso - Nel procedimento fallimentare - Preclusione
Il decreto dichiarativo dell'esecutività dello stato passivo di cui agli artt. 96 e 97 legge fall., se non impugnato, preclude nell'ambito del procedimento fallimentare ogni questione relativa all'esistenza del credito ammesso, alla sua entità, all'efficacia del titolo da cui deriva e all'esistenza di cause di prelazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2006, n. 20416.


Fallimento - Ammissione al passivo - Decreto del giudice delegato - Efficacia di giudicato - Insussistenza
I provvedimenti che, in sede di verificazione dei crediti, vengono adottati dal giudice delegato, quand'anche non abbiano formato oggetto di opposizione, non acquistano efficacia di cosa giudicata, ma spiegano solo effetti preclusivi nell'ambito della procedura fallimentare.

Il decreto di approvazione dello stato passivo di cui all'art. 96 legge fall., se non impugnato, preclude nell'ambito del procedimento fallimentare ogni questione relativa all'esistenza del credito, alla sua entità, all'efficacia del titolo da cui deriva e all'esistenza di cause di prelazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2006, n. 19940.


Impugnazione dei crediti ammessi - Proponibilità da parte del fallito - Esclusione - Art. 100 legge fall. - Contrasto con gli artt. 3, 24 e 111 Cost. - Manifesta infondatezza
La mancata estensione al fallito della legittimazione ad impugnare i crediti ammessi, a norma dell'art. 100 legge fall., manifestamente non si pone in contrasto con gli artt. 3, 24 e 111 Cost. (cfr., sentenze n. 222 del 1984 e n. 205 del 1992). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2006, n. 19653.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Decreto di approvazione dello stato passivo non impugnato - Questioni relative al credito e a cause di prelazione - Preclusione - Ipoteca iscritta successivamente a pignoramento sullo stesso bene - Efficacia della medesima - Accertamento in sede di verifica - Necessità - Fondamento
Il decreto di approvazione dello stato passivo di cui all'art. 96 legge fall., se non impugnato, preclude nell'ambito del procedimento fallimentare ogni questione relativa all'esistenza del credito, alla sua entità, all'efficacia del titolo da cui deriva e all'esistenza di cause di prelazione. Pertanto, nell'ipotesi d'ipoteca su un bene del fallito iscritta prima del fallimento, ma successivamente ad un pignoramento relativo allo stesso bene, l'efficacia della stessa va accertata in sede di verifica in quanto l'eventuale inopponibilità dell'ipoteca ex art. 2916 cod. civ. concerne tutti i creditori e non una singola categoria degli stessi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Settembre 2002.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Credito privilegiato ammesso al passivo fallimentare - Riscossione del credito oggetto di garanzia - Fatto costitutivo del diritto al soddisfacimento privilegiato - Esclusione - Conseguenze - Mancata riscossione - Fatto impeditivo - Onere a carico del curatore - Sussistenza
In sede di ripartizione dell'attivo fallimentare, la riscossione del credito oggetto di garanzia non costituisce fatto costitutivo del diritto al soddisfacimento privilegiato, derivando esso dalla esistenza del credito e della garanzia da cui è assistito, incontestabilmente accertata con la verifica dello stato passivo, mentre incombe sulla curatela fallimentare l'onere di provare la mancata riscossione, costituendo questa evento impeditivo del soddisfo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Novembre 2001, n. 15106.


Fallimento - Accertamento del passivo - Scrittura privata - Certezza e computabilità della data - Prova del credito sia in azione causale che in azione cambiaria

In Sede di formazione dello stato passivo, nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa, il conflitto fra creditori anteriori, che concorrono, e creditori posteriori, che non partecipano, comporta, in fase di verifica o di opposizione al medesimo stato passivo, che la scrittura privata, allegata a documentazione di un credito, è soggetta, rispetto agli altri creditori, in qualità di terzi, alle regole dettate dall'art. 2704 primo comma cod. civ. in tema di certezza e computabilità della data; regole che possono essere fatte valere dal curatore o dal Commissario, nell'interesse della massa. Tale principio si applica anche alle cambiali, sia quando sono prodotte come prova di una promessa di pagamento a persona determinata, con l'Azione causale promossa contro qualunque obbligato cambiario, stante il carattere recettizio di tale promessa (e la conseguente non invocabilità del secondo comma del citato art. 2704 cod. civ.), sia quando venga esercitata l'Azione cambiaria, contro l'obbligato principale od il traente, alla stregua del carattere costitutivo della scrittura contenente l'obbligazione cambiaria nei confronti di colui al quale od all'ordine del quale deve farsi il pagamento. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 28 Agosto 1990, n. 8879.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Distribuzione della somma ricavata - Questioni attinenti alla individuazione dei beni sui quali opera la prelazione del creditore ipotecario - Definitività del decreto di approvazione ed esecutività dello stato passivo - Preclusione - Insussistenza - Condizioni
In sede di ripartizione delle somme ricavate dalla vendita fallimentare, le questioni attinenti all'individuazione dei beni sui quali opera la prelazione del creditore ipotecario non restano precluse dalla definitività del decreto di approvazione ed esecutività dello stato passivo, ove il credito medesimo sia stato ammesso al passivo con formula generica, cioè con accertamento della sua esistenza, entità e rango, ma senza specificazione dei beni investiti da detta prelazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 1985.