Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 88 ∙ (Presa in consegna dei beni del fallito da parte del curatore)


Tutte le MassimeCassazione
Presa in consegna dei beni
Presunzione generale di conoscenza della dichiarazione di fallimento
Spossessamento, causa interruttiva del possessoBeni acquistati dai terzi e presunzioneCuratore, detenzione e custodia dei beniAcquisizione di azienda commerciale, conflitto con cessionarioSostituzione del curatore al creditore procedenteIntervento del curatore nell'esecuzione esattoriale e opposizione

Immobili o altri beni soggetti a registrazione
Notifica estratto sentenza di fallimento per annotazione nei pubblici registri, responsabilità del curatore
Richiesta della nota di trascrizioneConcordato preventivo e annotazione nei pubblici registriDanni a immobile rimasto privo di custodiaEliminazione dopo la chiusura del fallimento dell'annotazione nei registri immobiliari

Casi particolari
Tassa di possesso veicoli
SequestroInventario e marchioTrasferimento all'assuntore dei beni del concordato fallimentareOnere del curatore fallimentare di fornire informazioni all'amministrazione finanziariaOpposizione alla determinazione dell'indennità di esproprioObbligazione assunta dal terzo come garanzia del debitore

Fallimento post mortem
Fallimento post mortem
Fallimento post mortem e prelazione a favore dei creditori del de cuiusInopponibilità del sequestro trascritto prima del fallimento del de cuius



Azienda commerciale - Acquisizione al fallimento - Terzo cessionario dell'azienda o titolare di titolo autonomo ed anteriore al fallimento sui singoli beni appresi - Tutele esperibili - Fattispecie
Con riguardo ad azienda commerciale, che sia stata inventariata tra le attività del fallimento e presa in consegna dal curatore (art. 88 l.fall.) - il quale è immesso "ope legis" nel possesso dei beni detenuti dal fallito - il terzo, che assuma di essersi reso cessionario dell'azienda medesima prima dell'instaurazione della procedura concorsuale o che vanti sui singoli beni appresi un titolo autonomo ed anteriore al fallimento, trova esclusiva tutela nel procedimento di verificazione dello stato passivo, nei modi e nei termini contemplati dall'art. 103 l. fall. per la rivendicazione, restituzione e separazione di cose mobili possedute dal fallito, salva solo l'autonoma tutela, esperibile in sede di cognizione, per gli eventuali provvedimenti abnormi di acquisizione dei suddetti beni alla massa. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto inammissibile l'azione possessoria proposta nei confronti del curatore per aver proceduto all'inventario presso la sede della società fallita, pur avendovi rinvenuto una diversa società con oggetto sociale identico). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2015, n. 25931.


Fallimento - Redazione dell'inventario fallimentare - Effetti - Interruzione del possesso del fallito - Configurabilità - Esclusione - Fondamento
La redazione dell'inventario da parte del curatore fallimentare, attraverso il quale vengono individuati, elencati, descritti e valutati i beni della massa, non comporta la materiale apprensione delle cose da parte del curatore, il quale ne diviene mero detentore, senza alcuna sottrazione "ope legis" delle stesse al fallito, non costituendo, pertanto, tale atto una causa interruttiva del possesso di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 Settembre 2015, n. 17605.


Responsabilità amministrativa delle società e degli enti - Sequestro e confisca - Rapporti con la procedura fallimentare - Acquisizione dei beni oggetto di sequestro finalizzato alla confisca alla massa attiva del fallimento - Comparazione tra i contrapposti interessi - Legittimazione del curatore all'impugnazione del provvedimento di sequestro - Verifica delle ragioni dei terzi di buona fede - Competenza del giudice penale
Il curatore fallimentare non è legittimato a proporre impugnazione contro il provvedimento di sequestro adottato ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 231 del 2001.

La verifica delle ragioni dei terzi al fine di accertare la buona fede spetta al giudice penale e non al giudice fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 17 Marzo 2015, n. 11170.


Concordato preventivo - Trascrizione sugli immobili del debitore del decreto di ammissione alla procedura - Estensione della formalità agli immobili di terzi ceduti ai creditori del concordato - Sussistenza.
L'obbligo del commissario giudiziale, di cui al combinato disposto degli articoli 166 e 88, comma 2, L.F., di provvedere alla notifica al conservatore dell'estratto autentico del decreto di ammissione al concordato preventivo ai fini della trascrizione sui beni immobili del debitore, deve ritenersi operante anche con riferimento agli immobili di terzi ceduti ai creditori del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 16 Aprile 2014.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell’attivo - In genere - Espropriazione forzata su beni del fallito iniziata prima del fallimento - Dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore istante - Sussistenza - Aggiudicazione dei beni a terzi - Danni da custodia - Responsabilità della massa - Sussistenza - Conseguenze.
Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di immobili del fallito, a norma dell'art. 107 legge fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione e, se non sia stato nominato un custode diverso dal debitore, anche la custodia dei beni pignorati si trasferisce immediatamente in capo al curatore, ex artt. 42 legge fall. e 559 cod. proc. civ.. Ne consegue che, in caso di danni subiti da un immobile acquistato all'incanto in sede di esecuzione individuale e rimasto privo di custodia tra l'aggiudicazione e la consegna, della relativa obbligazione risarcitoria risponde la massa, dovendosi pertanto ammettere il relativo credito, ove insinuato al passivo, tra quelli prededucibili ex art. 111 n. 1 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2009, n. 10599.


Istruzioni al curatore sui beni da trasferire all'assuntore del concordato - Provvedimento del tribunale in sede di reclamo - Impugnabilità con ricorso straordinario per cassazione - Esclusione - Fattispecie in tema di ordine dato al curatore di astenersi, a seguito del venir meno della "presunzione muciana", da qualsiasi attività di ricognizione dei beni intestati al coniuge del fallito
In tema di fallimento, il provvedimento con il quale il giudice delegato - sul presupposto della inoperatività della "presunzione muciana" di cui all'art. 70 legge fall. sia alle fattispecie governate dal regime di comunione legale fra i coniugi sia con riguardo a quelle caratterizzate dal regime di separazione dei beni - ordini al curatore di astenersi, in relazione ai beni immobili di esclusiva proprietà del coniuge del fallito, da qualsiasi attività di ricognizione finalizzata al loro trasferimento all'assuntore del concordato fallimentare, è privo di carattere decisorio, contenendo istruzioni riguardanti l'attività amministrativa del curatore fallimentare, come tali inidonee a determinare effetti giuridici pregiudizievoli per l'assuntore. Ne deriva che avverso il provvedimento del tribunale fallimentare recante reiezione del reclamo avverso il menzionato provvedimento del giudice delegato, non è proponibile il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Dicembre 2006, n. 26934.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Attività fallimentari - Amministrazione - Obblighi del curatore - In genere - Beni soggetti a pubblica registrazione - Dichiarazione di fallimento - Onere del curatore di notifica ai competenti uffici di estratto della sentenza - Compilazione di una nota di trascrizione - Necessità - Esclusione - Fondamento
In tema di fallimento, l'art. 88, secondo comma, legge fall. impone al curatore, in presenza di immobili o di altri beni soggetti a pubblica registrazione, l'onere di notifica di un estratto della sentenza dichiarativa di fallimento ai competenti uffici per l'annotazione nei pubblici registri. Tale adempimento non impone l'osservanza di tutte le disposizioni in tema di trascrizione, atteso che la sua funzione non è quella di rendere la sentenza di fallimento opponibile ai terzi, secondo lo schema della trascrizione degli atti prevista dal codice civile, né quella costitutiva propria della trascrizione del pignoramento immobiliare, ma soltanto quella di rendere conoscibile ai terzi la dichiarazione di fallimento che è già opponibile ad essi dal momento della sua emissione. Ne consegue che il curatore non è tenuto alla redazione di una nota di trascrizione, essendo sufficienti, per il raggiungimento dello scopo perseguito, gli elementi contenuti nell'estratto della sentenza dichiarativa di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2006.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Attività fallimentari - Amministrazione - Obblighi del curatore - In genere - Beni soggetti a pubblica registrazione - Dichiarazione di fallimento - Notifica ai competenti uffici di estratto della sentenza - Effettuazione - Sufficienza - Omessa annotazione - Responsabilità del curatore - Esclusione
Con riferimento all'obbligo del curatore fallimentare, ai sensi dell'art. 88, secondo comma, legge fall., di notificare un estratto della sentenza dichiarativa di fallimento ai competenti uffici per l'annotazione nei pubblici registri, va esclusa ogni responsabilità del curatore qualora la Conservatoria abbia omesso di dar corso alla sua richiesta, non sussistendo a suo carico alcun obbligo di verificare l'adempimento dei doveri incombenti su altro ufficio, dalla violazione dei quali discende la eventuale responsabilità di quest'ultimo. Né rileva l'eventuale instaurarsi di una illegittima prassi delle Conservatorie che richiedano la presentazione di una nota di trascrizione da parte del curatore, sul quale incombe soltanto l'obbligo di cui alla disposizione sopraindicata, senza che il dovere di diligenza di cui all'art 38 legge fall. si estenda fino all'obbligo di attivarsi a tutela dei terzi in relazione non alla condotta propria, ma a quella di altri soggetti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2006.


Fallimento - Privazione dell'amministrazione e della disponibilità dei beni - Interruzione del possesso - Configurabilità - Esclusione
Poiché la privazione dell'amministrazione e della disponibilità dei beni prevista dall'art. 42 r.d. n. 267/1942, anche se comunemente definita spossessamento, comporta soltanto la presa in consegna dei beni medesimi da parte del curatore, che ne diviene detentore, e non la sottrazione al fallito "ope legis" del loro possesso, il fallimento non costituisce una causa interruttiva del possesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 11 Agosto 2005, n. 16853.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Attività fallimentari - Amministrazione - Obblighi del curatore - In genere - Beni soggetti a pubblica registrazione - Onere del curatore di notifica ai competenti uffici di estratto della sentenza dichiarativa di fallimento per la relativa annotazione - Inosservanza - Conseguenze - Tassa di possesso relativa a veicoli di proprietà di società fallita - Obbligo di pagamento da parte del curatore - Sussistenza - Fondamento

Circolazione stradale - Veicoli - Tributi - Tassa di circolazione - Veicoli di proprietà di società fallita - Onere del curatore di notifica ai competenti uffici di estratto della sentenza dichiarativa di fallimento per la relativa annotazione - Inosservanza - Conseguenze - Obbligo di pagamento del tributo da parte del curatore - Sussistenza - Fondamento

In tema di fallimento, l'art. 88, secondo comma, legge fall. impone al curatore, in presenza di immobili o di altri beni soggetti a pubblica registrazione, l'onere di notifica di un estratto della sentenza dichiarativa di fallimento ai competenti uffici per l'annotazione nei pubblici registri. Pertanto, l'inosservanza di tale onere - rientrante nella gestione fallimentare - trasferisce al curatore l'obbligo di provvedere al pagamento della tassa di possesso relativa a veicoli di proprietà della società fallita (ma dei quali la curatela ha la disponibilità) finché la predetta annotazione non venga eseguita, atteso che, ai sensi dell'art. 5, commi trentunesimo e segg., del D.L. 30 dicembre 1982, n. 953 (convertito nella legge 28 febbraio 1983, n. 53), il tributo in esame è dovuto per il solo fatto e finché il veicolo risulti iscritto presso il PRA, e che, in base all'art. 19 del D.L. medesimo, la perdita di possesso del veicolo per fatto del terzo, o la sua indisponibilità in conseguenza di provvedimento dell'autorità giudiziaria o della P.A., fanno venir meno l'obbligo di pagamento per i periodi d'imposta successivi alla data di annotazione di tale evento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 2004.


Imposte - Accertamento nei confronti di soggetto dichiarato fallito - Curatore fallimentare - Obblighi - Richiesta, da parte dell'amministrazione, di dati e notizie tramite questionario - Legittimità
In tema di accertamento delle imposte sui redditi nei confronti di soggetto dichiarato fallito, tra i vari obblighi di natura fiscale ai quali - pur continuando le obbligazioni tributarie a far capo al fallito - è tenuto il curatore fallimentare, che ha la esclusiva disponibilità delle scritture contabili, rientra anche quello di fornire informazioni all'amministrazione finanziaria, con la conseguenza che legittimamente questa invia al curatore un questionario con richiesta di dati e notizie, ai sensi dell'art. 32, primo comma, n. 4, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 18 Luglio 2003, n. 11274.


Accertamento nei confronti di soggetto fallito - Libri e scritture contabili - Ufficio finanziario - Richiesta di dati, chiarimenti e di esibizione - Al curatore fallimentare - Obbligazione tributaria - Responsabilità - Imprenditore fallito - Permanenza - Obblighi di dichiarazione e di formazione del bilancio - Sussistenza - Inosservanza - Sanzioni - Assoggettabilità
In tema di accertamento delle imposte sui redditi nei confronti di soggetto dichiarato fallito, se la disponibilità dei libri e delle scritture contabili da parte della curatela, a norma dell'art. 88 della legge fallimentare, giustifica la richiesta dell'ufficio finanziario di dati e chiarimenti di natura contabile, nonché di esibizione dei libri stessi, al curatore fallimentare, soggetto della relativa obbligazione tributaria, tuttavia, non è il curatore medesimo, ma rimane l'imprenditore fallito, tenuto all'adempimento degli obblighi di dichiarazione, ai sensi dell'art. 10 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (nel testo antecedente all'abrogazione disposta dall'art. 9 del d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322), e di formazione del bilancio, a norma dell'art. 125 del t.u.i.r., e, solo, assoggettabile alle sanzioni conseguenti all'inosservanza di tali obblighi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 27 Novembre 2002, n. 16793.


Marchio commerciale - Natura di bene mobile - Acquisizione al fallimento - Terzo cessionario del marchio in epoca antecedente all'apertura della procedura concorsuale - Tutela esperibile
In tema di fallimento, il terzo che affermi la titolarità di diritti reali su di un bene (nella specie, proprietà di un marchio commerciale) oggetto di disposizione da parte del curatore (previo decreto autorizzativo del giudice delegato) è tutelato attraverso il rimedio endofallimentare di cui all'art. 103 legge fall. (domanda di separazione della cosa), a prescindere da qualsiasi vizio del decreto - emesso dal giudice delegato ai sensi dell'art. 106 legge cit. - contro il quale il reclamo al tribunale, ex art. 26 legge fall., ed il conseguente ricorso per cassazione avverso il provvedimento di quest'ultimo organo, deve ritenersi "iter" processuale esperibile nel solo caso in cui la doglianza (id est, l'opposizione) ricalchi la tipologia delle fattispecie di cui agli art. 615 e 617 cod. proc. civ., e non anche quando si faccia valere, come terzo, un diritto (che, nell'esecuzione singolare, sarebbe tutelabile ex artt. 619 - 620 cod. proc. civ.), per il quale la legge abbia predisposto altro, apposito e peculiare strumento di tutela (stabilendo, tra l'altro, che il giudice delegato possa sospendere la vendita delle cose rivendicate: art. 103, comma terzo, legge fall.). Nè può assumere rilevanza la (eventuale) circostanza della non inventariazione del marchio tra i beni del fallito, riguardando tale questione il merito della vicenda (e, cioè, la stessa legittimità, rispettivamente, del decreto del giudice delegato autorizzativo alla vendita, e della vendita stessa disposta dal curatore), mentre, parallelamente, in relazione al negozio di alienazione stipulato dal curatore è legittimamente esperibile il rimedio extrafallimentare della ordinaria azione di cognizione, tesa alla invalidazione del contratto nei confronti del terzo acquirente (parte necessaria dell'instaurato giudizio), senza che possa assumere rilievo, in contrario, giusto disposto degli artt. 2919 - 2920 cod. civ., la circostanza che si tratti di negozio stipulato in sede di liquidazione dell'attività fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 1998, n. 2493.


Indennità d'esproprio - Notificazione - Mancanza, nullità, effettuazione a soggetto diverso dal proprietario del bene espropriato o a soggetto non legittimato a promuovere azione contro l'espropriante - Opposizione alla stima - Termine - Decorrenza - Esclusione
In tema di espropriazione per pubblica utilità, quando la notifica dell'atto amministrativo che ha determinato l'indennità d'esproprio manchi del tutto, sia affetta da nullità, sia stata eseguita nei confronti di soggetto che non è proprietario del bene espropriato o sia stata effettuata nei confronti di soggetto cui è stata sottratta la capacità di promuovere un'azione contro l'espropriante e non sia stata seguita da altra notifica al soggetto che deve sostituirglisi per l'esercizio della difesa (nella specie, il curatore fallimentare) il termine per l'opposizione alla stima non comincia a decorrere, cosicché l'opposizione stessa può essere formulata in qualsiasi momento e dal soggetto che sia sostanzialmente o processualmente legittimato a proporla (nella specie, l'assuntore del concordato fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 1995, n. 6141.


Azienda commerciale - Acquisizione al fallimento - Terzo cessionario dell'azienda prima della instaurazione della procedura concorsuale - Tutela esperibile
Con riguardo ad azienda commerciale, che sia stata inventariata tra le attività del fallimento e presa in consegna dal curatore (art. 88 legge fall.) - il quale è immesso "ope legis" nel possesso dei beni detenuti dal fallito - il terzo, che assuma di essersi reso cessionario dell'azienda medesima prima dell'instaurazione della procedura concorsuale, trova tutela nel procedimento di verificazione dello stato passivo, nei modi e nei termini contemplati dall'art. 103 legge fall. per la rivendicazione, restituzione e separazione di cose mobili possedute dal fallito, salva l'autonoma tutela esperibile dal terzo stesso in sede di cognizione, in relazione ad eventuali provvedimenti abnormi di acquisizione dei beni in questione alla massa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Novembre 1994, n. 9046.


Riscossione delle imposte - A mezzo ruoli (tributi diretti) - Riscossione coattiva (espropriazione esattoriale) - Espropriazione forzata - Fallimento - Facoltà del curatore - Intervento nell'esecuzione esattoriale - Richiesta di attribuzione della somma corrispondente ai crediti, ammessi al passivo, di grado poziore nonchè alle spese - Doveri dell'esattore - Insinuazione del credito esattoriale al passivo fallimentare - Restituzione della somma eccedente la quota attribuitagli in sede di riparto o dell'intera somma - Condizioni
Il curatore del fallimento - in Mancanza di una norma che gli assicuri la legale conoscenza dell'esecuzione esattoriale promossa contro il fallito - ha solo la facolta, ma non l'Obbligo o l'Onere, di intervenire nell'esecuzione esattoriale per chiedere l'attribuzione della somma corrispondente ai crediti, ammessi al passivo, di grado poziore rispetto a quelli per i quali l'esattore ha proceduto, nonche alle spese da determinarsi a norma dell'art 111, n 1, legge fallimentare. Ne consegue che il coordinamento fra la procedura concorsuale e l'esecuzione esattoriale si realizza ponendo il principio che l'insinuazione del credito al passivo fallimentare costituisce un Obbligo per l'esattore che compia l'esecuzione privilegiata su beni compresi nel fallimento o che riceva dal curatore il pagamento dell'intero suo credito a seguito della sospensione dell'esecuzione esattoriale, a norma dell'art 206 del DPR 29 gennaio 1958, n 645, e pertanto egli e tenuto a restituire alla massa fallimentare la somma ricavata dall'esecuzione esattoriale eccedente la quota che in Sede di riparto risulta spettargli, o l'intera somma, quando il suo credito non sia stato utilmente collocato per l'esistenza di crediti di rango poziore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 1980, n. 1716.


Espropriazione esattoriale - Fallimento - Somme ricavate dall'esattore nell'esecuzione contro il fallito in misura superiore a quella spettantegli in sede di riparto dell'attivo fallimentare - Azione di restituzione proposta dal curatore - Opposizione all'esecuzione esattoriale o agli atti esecutivi - Configurabilità - Esclusione - Azione di ripetizione di indebito - Sussistenza - Giurisdizione - Del giudice ordinario - Ricorso davanti all'intendente di finanza - Esclusione
L'Azione esperita dal curatore del fallimento contro l'esattore per la restituzione delle somme ricavate dall'esecuzione esattoriale contro il fallito in misura superiore alla quota che risulta spettante all'esattore in Sede di riparto dell'attivo fallimentare non può essere considerata opposizione all'esecuzione esattoriale, in quanto non viene contestato il potere dell'esattore di agire esecutivamente, e neppure opposizione agli Atti esecutivi, in quanto nessuna censura viene mossa contro la regolarità formale degli Atti dell'esecuzione stessa: trattasi di un'Azione ordinaria di ripetizione di indebito in ordine alla quale sussiste la giurisdizione del giudice ordinario, senza che possa profilarsi l'eventualità del ricorso avanti all'intendente di finanza, ai sensi degli artt. 208 e 209 del DPR 29 gennaio 1958, n 645. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 1980, n. 1716.


Revocatoria fallimentare - Acquisti del coniuge del fallito (presunzione muciana) - Presunzione di conoscenza della declaratoria di fallimento - Applicabilità agli aventi causa dal coniuge del fallito - Esclusione
La presunzione generale di conoscenza della declaratoria di fallimento, che deriva dal sistema plurimo di pubblicità previsto per la sentenza declaratoria (artt. 17 e 88 legge fallimentare), vale in relazione al patrimonio del fallito, che il curatore prende in consegna, nonché per i beni acquistati a titolo oneroso dal coniuge del fallito nel quinquennio anteriore al fallimento, che la legge riconduce automaticamente al patrimonio del fallito (art 70, primo comma, legge fallimentare); detta presunzione, invece, non vale nei confronti dei beni acquistati dai terzi (art 70, secondo comma, legge fallimentare), ai quali non e precluso di provare la propria buona fede in un giudizio di revoca promosso dal curatore. (nella specie si trattava di subacquirenti, aventi causa da un terzo di mala fede che aveva acquistato dal coniuge del fallito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 Dicembre 1979, n. 6498.


Concordato preventivo - Decreto di ammissione - Pubblicità - Annotazione nei pubblici registri - Condizioni - Estensione ai beni del terzo garante - Esclusione - Limiti - Conseguenze - Azioni esecutive dei creditori personali del terzo sui suoi beni - Ammissibilita
L'art 166 legge fallimentare - il quale stabilisce, attraverso il richiamo all'art 88 legge fallimentare, l'annotazione nei pubblici registri del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo nel caso in cui il debitore possieda beni immobili o altri beni soggetti a pubblica registrazione - non si estende ai beni del terzo garante, a meno che la proposta di concordato non sia stata accompagnata anche dalla cessione dei beni di un terzo, oltre che dei beni del debitore: ne consegue che, quando la proposta di concordato sia stata formulata con la prestazione di garanzie reali e personali da parte del debitore e l'obbligazione assunta dal terzo si configuri come garanzia personale del debitore, nessun vincolo si instaura sui suoi beni e su essi i creditori personali del terzo possono legittimamente agire in via esecutiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Marzo 1979, n. 1474.


Fallimento - Facoltà del curatore - Intervento nell'esecuzione esattoriale - Richiesta di attribuzione della somma corrispondente ai crediti, ammessi al passivo, di grado poziore nonchè alle spese - Doveri dell'esattore - Insinuazione del credito esattoriale al passivo fallimentare - Restituzione della somma eccedente la quota attribuitagli in sede di riparto
Il curatore del fallimento - al quale nessuna norma assicura la legale conoscenza dell'esecuzione esattoriale promossa contro il fallito ai sensi degli artt 200 e seguenti del DPR 29 gennaio 1958, n 645 (ora artt 46 e seguenti del DPR 29 settembre 1973, n 602) - ha solo la facolta, ma non l'Obbligo o l'Onere, di intervenire nell'esecuzione esattoriale per chiedere l'attribuzione della somma corrispondente ai crediti, ammessi al passivo, di grado poziore rispetto a quelli per i quali l'esattore ha proceduto, nonche alle spese da determinarsi dal giudice delegato a norma dell'art 111, n 1, legge fallimentare. Conseguentemente, l'esattore che procede all'esecuzione sui beni compresi nel fallimento, o che riceva dal curatore il pagamento dell'intero suo credito a seguito della sospensione dell'esecuzione esattoriale a norma dell'art 206 del DPR n 645 del 1958 (ora, art 51, secondo comma, del DPR m 602 del 1973), e tenuto ad insinuare il credito stesso al passivo fallimentare e deve restituire alla massa la somma (ricavata dalla esecuzione) eccedente la quota che, in Sede di riparto, risulta spettargli. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Maggio 1978, n. 2325.


Riacquisto della capacità da parte del fallito - Pignoramento immobiliare dei beni residui - Possibilità - Annotazione della sentenza dichiarativa del fallimento - Mancata eliminazione - Irrilevanza


La mancata eliminazione dell'annotazione nei registri immobiliari dell'estratto della sentenza dichiarativa, dopo la chiusura del fallimento, costituisce un'omissione non impeditiva del ripristino nel fallito dei poteri di amministrazione e di disposizione del patrimonio residuo e della conseguente possibilita per i creditori dell'ex fallito di procedere a pignoramento immobiliare dei beni residui cui quella annotazione si riferiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Novembre 1973, n. 3246.


Fallimento post mortem - Separazione del patrimonio del fallito - Prelazione dei creditori del defunto fallito - Trascrizioni o iscrizioni contro l'erede - Irrilevanza - Sequestro conservativo della quota ereditaria - Inopponibilità al fallimento


Il fallimento post mortem determina la separazione del patrimonio del de cuius da quello dell'erede, con la conseguente prelazione dei beni ereditari, ivi compresi gli immobili, a favore dei creditori del de cuius, prelazione la quale comporta la preferenza loro accordata nell'aggredire il patrimonio separato, nonostante l'esistenza di trascrizioni o iscrizioni anteriori al fallimento, prese contro l'erede. Pertanto, il sequestro conservativo che un creditore abbia ottenuto e trascritto sulla quota ereditaria spettante al debitore sulla successione di persona dichiarata fallita post mortem, e inopponibile al fallimento, ancorché effettuato prima della dichiarazione del fallimento del de cuius e della conseguente annotazione di cui all'art 88 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Maggio 1972, n. 1648.