Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 88 ∙ (Presa in consegna dei beni del fallito da parte del curatore)


Inventario e marchio
Tutte le MassimeCassazione
Presa in consegna dei beni
Presunzione generale di conoscenza della dichiarazione di fallimento
Spossessamento, causa interruttiva del possessoBeni acquistati dai terzi e presunzioneCuratore, detenzione e custodia dei beniAcquisizione di azienda commerciale, conflitto con cessionarioSostituzione del curatore al creditore procedenteIntervento del curatore nell'esecuzione esattoriale e opposizione

Immobili o altri beni soggetti a registrazione
Notifica estratto sentenza di fallimento per annotazione nei pubblici registri, responsabilità del curatore
Richiesta della nota di trascrizioneConcordato preventivo e annotazione nei pubblici registriDanni a immobile rimasto privo di custodiaEliminazione dopo la chiusura del fallimento dell'annotazione nei registri immobiliari

Casi particolari
Tassa di possesso veicoli
SequestroInventario e marchioTrasferimento all'assuntore dei beni del concordato fallimentareOnere del curatore fallimentare di fornire informazioni all'amministrazione finanziariaOpposizione alla determinazione dell'indennità di esproprioObbligazione assunta dal terzo come garanzia del debitore

Fallimento post mortem
Fallimento post mortem
Fallimento post mortem e prelazione a favore dei creditori del de cuiusInopponibilità del sequestro trascritto prima del fallimento del de cuius


Inventario e marchio

Marchio commerciale - Natura di bene mobile - Acquisizione al fallimento - Terzo cessionario del marchio in epoca antecedente all'apertura della procedura concorsuale - Tutela esperibile
In tema di fallimento, il terzo che affermi la titolarità di diritti reali su di un bene (nella specie, proprietà di un marchio commerciale) oggetto di disposizione da parte del curatore (previo decreto autorizzativo del giudice delegato) è tutelato attraverso il rimedio endofallimentare di cui all'art. 103 legge fall. (domanda di separazione della cosa), a prescindere da qualsiasi vizio del decreto - emesso dal giudice delegato ai sensi dell'art. 106 legge cit. - contro il quale il reclamo al tribunale, ex art. 26 legge fall., ed il conseguente ricorso per cassazione avverso il provvedimento di quest'ultimo organo, deve ritenersi "iter" processuale esperibile nel solo caso in cui la doglianza (id est, l'opposizione) ricalchi la tipologia delle fattispecie di cui agli art. 615 e 617 cod. proc. civ., e non anche quando si faccia valere, come terzo, un diritto (che, nell'esecuzione singolare, sarebbe tutelabile ex artt. 619 - 620 cod. proc. civ.), per il quale la legge abbia predisposto altro, apposito e peculiare strumento di tutela (stabilendo, tra l'altro, che il giudice delegato possa sospendere la vendita delle cose rivendicate: art. 103, comma terzo, legge fall.). Nè può assumere rilevanza la (eventuale) circostanza della non inventariazione del marchio tra i beni del fallito, riguardando tale questione il merito della vicenda (e, cioè, la stessa legittimità, rispettivamente, del decreto del giudice delegato autorizzativo alla vendita, e della vendita stessa disposta dal curatore), mentre, parallelamente, in relazione al negozio di alienazione stipulato dal curatore è legittimamente esperibile il rimedio extrafallimentare della ordinaria azione di cognizione, tesa alla invalidazione del contratto nei confronti del terzo acquirente (parte necessaria dell'instaurato giudizio), senza che possa assumere rilievo, in contrario, giusto disposto degli artt. 2919 - 2920 cod. civ., la circostanza che si tratti di negozio stipulato in sede di liquidazione dell'attività fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 1998, n. 2493.