Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 81 ∙ (Contratto di appalto)


Tutte le MassimeCassazione
Effetti del fallimento sul contratto di appalto
Scioglimento e risoluzione (distinzione) del contratto di appalto per effetto del fallimento
Fallimento e pagamento delle opere eseguiteEffetti della dichiarazione di fallimento sulle domande di risoluzione per inadempimento del contratto d'appalto e di risarcimento del dannoEccezioni opponibili al curatore subentrato nel contratto di appaltoFallimento dell'appaltatore ed eccezione di compensazione del committenteEffetti dello scioglimento del contratto di appaltoDecorrenza degli effetti dello scioglimento del contratto di appaltoPermanenza dello scioglimento del contratto d'appalto perdura dopo la chiusura della procedura concorsualeScioglimento del contratto di appalto di opera pubblicaScioglimento del contratto di appalto ed effetti contrattuali già prodottiScioglimento del contratto di appalto e responsabilità della proceduraScioglimento dal contratto di appalto e improseguibilità delle azioni proposte prima del fallimento

Trattamento dei crediti
Prededucibilità del credito del subappaltatore
Prededucibilità del credito dell'impresa consorziataFallimento dell'appaltatore e credito del committente per acconti versatiFallimento dell'appaltatore e natura di debito di valore del committenteCrediti dell'appaltatore sorti prima dell'amministrazione straordinariaCessione del credito dell'appaltatore

Associazione temporanea di imprese ATI
Associazione temporanea d'imprese e fallimento dell'impresa mandataria capogruppo
Associazione temporanea d'imprese e fallimento dell'impresa mandanteFallimento della società progettoSocietà capogruppo e mandataria sottoposta ad amministrazione straordinaria con prosecuzione dell'esercizio dell'impresa

Fideiussione e garanzie
Scioglimento dei contratti di appalto in caso di fallimento ed eccezioni opponibili dal garante
Fideiussione, apertura di procedura concorsuale decadenza di cui all'art. 1957 cod. civ.Credito di regresso del fideiussoreFallimento e pegno irregolare costituito dall'appaltatore

Altri casi
Eccezione di arbitrato
Opponibilità del credito di regresso dell'impresa di assicurazione escussa dalla P.A.Patto fiduciario e fallimento dell'appaltatoreSubentro nella convenzione avente ad oggetto opere pubbliche



Fallimento - Credito del subappaltatore - Prededuzione - Esclusione - Ragioni
In caso di fallimento dell'appaltatore di opera pubblica, il subappaltatore deve essere considerato un creditore concorsuale come tutti gli altri, nel rispetto della "par condicio creditorum" e dell'ordine delle cause di prelazione, non essendo il suo credito espressamente qualificato prededucibile da una norma di legge, né potendosi considerare sorto in funzione della procedura concorsuale, ai sensi dell'art. 111, comma 2, l.fall.; invero, il meccanismo ex art. 118, comma 3, del d.lgs. n. 163 del 2006 - riguardante la sospensione dei pagamenti della stazione appaltante in favore dell'appaltatore, in attesa delle fatture dei pagamenti di quest'ultimo al subappaltatore - deve ritenersi, alla luce della successiva evoluzione della normativa di settore, calibrato sull'ipotesi di un rapporto di appalto in corso con un'impresa "in bonis", in funzione dell'interesse pubblico primario al regolare e tempestivo completamento dell'opera, nonché al controllo della sua corretta esecuzione, e solo indirettamente a tutela anche del subappaltatore, quale contraente "debole", sicché detto meccanismo non ha ragion d'essere nel momento in cui, con la dichiarazione di fallimento, il contratto di appalto di opera pubblica si scioglie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Dicembre 2018, n. 33350.


Consorzi stabili - Autonomia soggettiva, organizzativa e patrimoniale - Somme incamerate dal consorzio fallito - Attribuzione in prededuzione alla sola consorziata esecutrice dei lavori - Esclusione - Ragioni - Fattispecie
I consorzi stabili con rilevanza esterna, previsti dalla legge n. 109 del 1994, sono enti collettivi dotati di autonomia soggettiva, organizzativa e patrimoniale rispetto alle imprese consorziate, sicché è il consorzio l'unico soggetto legittimato ad agire nei confronti del committente e titolare delle somme riscosse in esecuzione del contratto; ne consegue, pertanto, che non ha fondamento la pretesa della consorziata, assegnataria ed esecutrice dei lavori appaltati, al riconoscimento in prededuzione dei relativi crediti sulle somme incamerate dal consorzio fallito. (Nella specie, la S.C., in applicazione del suesposto principio, ha confermato il decreto di ammissione in chirografo al passivo del consorzio fallito del credito della consorziata per lavori eseguiti da questa successivamente all'apertura del fallimento, non potendo tale esecuzione dei lavori originare alcun credito prededucibile in assenza di espressa autorizzazione all'esercizio provvisorio ex art. 104 l.Fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2018, n. 1192.


Fallimento - Contratto di appalto - Fallimento dell'appaltatore - Fonte di responsabilità della procedura nei confronti del committente -  Esclusione - Pagamento in proporzione del prezzo pattuito per l'intera opera
Lo scioglimento del contratto di appalto in conseguenza del fallimento dell'appaltatore, a norma dell’art. 81, l.fall., costituisce un effetto legale "ex nunc" della sentenza dichiarativa e non è, quindi, causa di responsabilità della procedura nei confronti del committente, il quale, pertanto, è tenuto, a norma dell'art. 1672 c.c., al pagamento in proporzione, nei limiti in cui è per lui utile, del prezzo pattuito per l'intera opera, da determinare, specie nel caso in cui il corrispettivo sia stato pattuito a corpo anche con il ricorso a criteri equitativi, che il giudice può sempre utilizzare, anche d'ufficio, ove dia conto dei dati obiettivi utilizzati e del processo logico seguito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Agosto 2017, n. 20398.


Appalto di opera pubblica - Fallimento dell'appaltatore - Scioglimento - Diritto del curatore al corrispettivo delle prestazioni rese - Sussistenza - Rifiuto del committente di pagare le opere per la parte ineseguita o non eseguita a regola d'arte - Legittimità
Il contratto di appalto, anche di opera pubblica, si scioglie con effetto "ex nunc" a seguito dell'intervenuto fallimento dell'appaltatore ai sensi dell'art. 81 l.Fall. (nella formulazione vigente "ratione temporis", anteriore alle modifiche introdotte con il d.lgs. n. 5 del 2006), sicché al curatore spetta il corrispettivo maturato per le prestazioni eseguite fino all'intervenuto scioglimento, ferma la possibilità per il committente di legittimamente rifiutare il pagamento delle opere per la parte ineseguita o non eseguita a regola d'arte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 2015, n. 23810.


Appalto - Fallimento dell'appaltatore - Eccezione di inadempimento ex articolo 1460 c.c. - Esclusione - Efficacia ex nunc dello scioglimento - Diritto del fallimento dell'appaltatore al corrispettivo maturato per le opere eseguite
Volta che il contratto si sia sciolto, per qualsiasi causa, non può più essere invocata l'eccezione di inadempimento di cui all'articolo 1460 c.c., la quale presuppone l'esistenza di un contratto ancora in vigore. Qualora, pertanto, si sia verificato lo scioglimento dell'appalto, anche di opera pubblica, per effetto della dichiarazione di fallimento dell'appaltatore, poiché, ai sensi dell'articolo 81 L.F., lo scioglimento ha efficacia ex nunc, dovranno essere fatti salvi gli effetti contrattuali già prodottisi ed all'appaltatore - e per esso al curatore fallimentare - spetterà il corrispettivo maturato per le opere eseguite, salvo ovviamente di risarcimento degli eventuali danni conseguenti al ritardo o al non corretto adempimento dell'appaltatore stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2015, n. 4616.


Scioglimento del contratto di appalto con effetto "ex nunc" - Conseguenze - Diritto del curatore di chiedere il corrispettivo per le opere eseguite - Sussistenza - Committente - Eccezione di inadempimento - Ammissibilità - Esclusione
Il contratto di appalto, anche di opera pubblica, si scioglie con effetto "ex nunc" a seguito dell'intervenuto fallimento dell'appaltatore ai sensi dell'art. 81 legge Fall. (nella formulazione vigente "ratione temporis", anteriore alle modifiche introdotte con la legge 9 gennaio 2006, n. 5), con la conseguenza che al curatore spetta il corrispettivo maturato per le opere già eseguite, salvo il risarcimento dei danni conseguenti al ritardo e al non corretto adempimento dell'appaltatore; il committente non può, invece, invocare la disciplina prevista dall'art. 1460 cod. civ. in materia di eccezione di inadempimento, la quale, implicando la sospensione della prestazione della parte non inadempiente, presuppone un contratto non ancora risolto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2015, n. 4616.


Fallimento dell'appaltatore - Scioglimento del contratto di appalto - Effetto legale "ex nunc" - Responsabilità della procedura nei confronti del committente - Esclusione - Conseguenze
Lo scioglimento del contratto di appalto in conseguenza del fallimento dell'appaltatore, a norma dell'art. 81 legge Fall. , costituisce un effetto legale "ex nunc" della sentenza dichiarativa e non é, quindi, causa di responsabilità della procedura nei confronti del committente, il quale, pertanto, è tenuto, a norma dell'art. 1672 cod. civ., al pagamento in proporzione, nei limiti in cui è per lui utile, del prezzo pattuito per l'intera opera, da determinare, specie nel caso in cui il corrispettivo sia stato pattuito a corpo anche con il ricorso a criteri equitativi, che il giudice può sempre utilizzare, anche d'ufficio, ove dia conto dei dati obiettivi utilizzati e del processo logico seguito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Settembre 2013, n. 21411.


Fallimento - Posizione fatta valere dal curatore non strettamente coincidente con quelle rinvenute nel patrimonio del fallito - Eccezione di arbitrato - Fondatezza - Esclusione - Fondamento - Fattispecie relativa a contratto d'appalto seguito da ulteriori negozi anche con terzi.

Arbitrato - Appalto - Successivo fallimento dell'appaltatore - Posizione fatta valere dal curatore, non strettamente coincidente con quelle rinvenute nel patrimonio del fallito - Eccezione di arbitrato fondata sul contratto originario - Successive modifiche dell'appalto e nuove pattuizioni anche con terzi - Competenza giurisdizionale sulle azioni del curatore - Sussistenza - Ragioni.

Deve essere affermata la competenza dell'autorità giurisdizionale ed escluso, quindi, il fondamento dell'eccezione di arbitrato, qualora la posizione fatta valere dal curatore non sia strettamente rinvenuta nel patrimonio del fallito (nella specie, per un contratto di appalto contenente clausola compromissoria), bensì abbia carattere autonomo, proprio della rappresentanza della massa (avendo il lavoratore chiesto l'escussione di crediti inerenti a detto rapporto, ma successivamente oggetto di nuovi negozi, conclusi anche con terzi e ritenuti simulati ovvero revocabili), non potendosi rinvenire quella continuità di funzionamento del meccanismo negoziale presidiato dalla clausola compromissoria, tanto più che il deferimento di una controversia al giudizio degli arbitri comporta una deroga alla giurisdizione ordinaria e, quindi, in caso di dubbio in ordine alla sua portata, deve preferirsene un'interpretazione restrittiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Gennaio 2013, n. 1543.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Associazione temporanea di imprese - Società capogruppo in amministrazione straordinaria con prosecuzione dell'esercizio dell'impresa - Subentro ad essa del commissario straordinario - Somma pagate al commissario dall'ente appaltante - Credito di massa prededucibile - Condizioni - Fondamento
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, qualora la società capogruppo e mandataria sia sottoposta ad amministrazione straordinaria con prosecuzione dell'esercizio dell'impresa, il nominato commissario, in deroga a quanto previsto dagli articoli 77, 78 ed 81 legge fall., deve considerarsi subentrato nell'ATI, assumendo la medesima posizione contrattuale già facente capo alla predetta società "in bonis", tanto nei rapporti con l'ente appaltante che in quelli con le imprese mandanti. Ne consegue che il credito corrispondente alle somme complessivamente versate da detto ente alla mandataria per lavori eseguiti e fatturati (ancorché anteriormente all'inizio della procedura) da una delle imprese mandanti, di cui quest'ultima abbia chiesto l'ammissione al passivo della prima, deve qualificarsi come credito di massa (ed essere collocato in prededuzione) nella sola misura concernente i pagamenti effettuati al commissario dopo la data di inizio della descritta procedura, trovando esso titolo non nel contratto di appalto stipulato dall'ATI con l'ente pubblico, bensì nel mandato conferito alla capogruppo dalle partecipanti all'associazione, ed essendo sorto in capo alla mandataria, "in parte qua", il corrispondente obbligo di trasferire alle mandanti gli importi riscossi in nome e per conto loro contestualmente alla ricezione dei menzionati pagamenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Dicembre 2012, n. 21981.


Appalto (contratto di) - Corrispettivo - Pagamento - In genere - Appaltatore - Diritto al corrispettivo - Insorgenza - Al momento dell'accettazione dell'opera - Conseguenze - Cessione del credito prima dell'esecuzione dell'opera - Fallimento dell'appaltore durante l'esecuzione dell'opera - Diritto del cessionario per il credito relativo all'opera già compiuta - Configurabilità - Esclusione - Limiti - Fondamento.
In tema di appalto, il diritto dell'appaltatore al corrispettivo sorge con l'accettazione dell'opera da parte del committente (art. 1665, ultimo comma, cod. civ.) e non già al momento stesso della stipulazione del contratto. Ne consegue che, ove l'appaltatore abbia ceduto il proprio credito (futuro) e successivamente fallisca nel corso dell'esecuzione dell'opera, il cessionario non ha diritto al credito per il corrispettivo maturato per l'opera già compiuta, nei limiti dell'utilità della stessa ed in proporzione all'intero prezzo pattuito, ove l'appaltante ceduto non l'abbia in precedenza accettata nei confronti dell'imprenditore "in bonis", non potendo neppure invocarsi gli effetti dello scioglimento del contratto di cui all'art. 1672 cod. civ., operando essi in base ad un'impossibilità assoluta ed oggettiva della prestazione in sé, mentre nello scioglimento a seguito di fallimento dell'appaltatore (art. 81 L.F.) rileva un evento di natura personale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 Ottobre 2010, n. 21599.


Fidejussione - Limiti - Scadenza dell’obbligazione principale - Fallimento del debitore principale - Decadenza dalla fideiussione ex art. 1957 cod. civ. - Inapplicabilità - Esclusione - Impedimento della decadenza - Insinuazione al passivo - Necessità - Decorrenza del semestre - Individuazione - Data del fallimento.
In tema di fideiussione, la decadenza di cui all'art. 1957 cod. civ. - per il caso in cui il creditore non abbia proposto e diligentemente continuato le proprie istanze contro il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione - non è resa inoperante dall'apertura, a carico del debitore principale, di una procedura concorsuale (nella specie, il fallimento), in quanto tale evenienza non implica l'impossibilità giuridica di proporre istanze contro il debitore e di coltivarle diligentemente, ma comporta soltanto che la diligenza del creditore sia valutata in relazione alle possibilità concesse dall'ordinamento in tali casi, consistenti nella richiesta di accertamento del credito nelle forme dell'insinuazione al passivo,da proporre - per i fini considerati - nel termine semestrale previsto dall'art. 1957 cit., decorrente dalla data di apertura della procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Luglio 2009, n. 16807.


Associazione temporanea di imprese - Fallimento della mandataria - Conseguenze - Facoltà di recesso dell'Amministrazione committente - Ricostituzione dell'associazione con altra impresa mandataria - Mancato esercizio della facoltà da parte delle mandanti - Effetti - Responsabilità per inadempimento - Esclusione - Fattispecie in tema di risoluzione per inadempimento del contratto di appalto
In tema di associazione temporanea d'imprese, l'art. 23, primo comma, della legge 8 agosto 1977, n. 584 detta una disciplina speciale per l'ipotesi del fallimento dell'impresa mandataria, attuando un regolamento bilanciato d'interessi tra l'Amministrazione committente, alla quale è riconosciuta la facoltà di recedere dal rapporto, e le imprese mandanti, alle quali è consentito di ricostituire l'associazione temporanea nominando mandataria una nuova impresa, se la stessa riscuota il gradimento della committente. Il mancato esercizio di tale facoltà da parte delle imprese mandanti non dà luogo peraltro a responsabilità nei confronti dell'Amministrazione committente, ferma restando la responsabilità per le opere già eseguite, ai sensi dell'art. 22 della legge n. 584 cit. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, la quale aveva ritenuto illecita la condotta dell'Amministrazione committente, che, dopo aver intimato all'impresa mandante di nominare una nuova impresa mandataria in luogo di quella fallita, aveva deliberato la risoluzione unilaterale del contratto per inadempimento dell'appaltatore e l'esecuzione d'ufficio dei lavori in danno dello stesso). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2008, n. 11485.


Fallimento – Effetti – Per i creditori – Concorso dei creditori – Fideiussore del fallito – Pagamento del creditore dopo la dichiarazione di fallimento del debitore principale – Credito di regresso nei confronti del fallito – Assenza di precedente ammissione al passivo con riserva – Azionabilità da parte del fideiussore solvente anche in via di insinuazione tardiva – Fondamento – Limiti.
Il credito di regresso del fideiussore che abbia pagato integralmente il creditore dopo la dichiarazione di fallimento del debitore principale fallito ha natura concorsuale in quanto, oltre a trarre origine da un atto giuridico anteriore all'apertura della procedura fallimentare, esclude dal concorso, con effetto surrogatorio, il credito estinto e può quindi essere esercitato dal "solvens", nei limiti imposti dalle regole inderogabili del concorso, anche quando questi non abbia chiesto e ottenuto in precedenza la insinuazione al passivo con riserva, ex art.55 legge fall., della propria pretesa di rivalsa. (Fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 17 Gennaio 2008, n. 903.


Associazione temporanea di imprese - Appalto di opera pubblica - Impresa capogruppo costituita mandataria - Fallimento della stessa - Scioglimento del contratto rispetto alla mandataria - Sussistenza - Conseguenze - Riscossione dei corrispettivi per lavori successivi - Legittimazione della curatela - Esclusione
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da due imprese riunite in associazione temporanea, qualora intervenga il fallimento della società costituita capogruppo   come mandataria dell'altra, ai sensi del d.lgs. 19 dicembre 1991 n. 406 (fatto salvo dall'art.81 legge fall.), il contratto si intende risolto, senza che rilevi una diversa volontà della stazione appaltante, che potrebbe solo proseguire il rapporto con altra impresa di gradimento ed in alternativa al recesso; l'irrevocabilità del mandato, prevista all'art.23 del predetto d.lgs.406 del 1991, è inoltre stabilita non nell'interesse del mandatario bensì della stazione appaltante pubblica ed è regola che, ex art.1723, secondo comma, cod. civ., si applica al mandato "in rem propriam" ma solo al caso del fallimento del mandante. (Nella fattispecie la S.C., confermando la decisione della corte d'appello, ha negato, in forza del predetto principio e scioltosi comunque anche il rapporto di mandato ex art.78 legge fall., la legittimazione della curatela della società mandataria ad esigere alcun credito per i lavori eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2007.


Associazione temporanea di imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Fallimento dell'impresa mandante - Estinzione dei poteri rappresentativi, nei suoi confronti, dell'impresa mandataria capogruppo - Sussistenza - Conseguenze - Notifica dell'appello alla sola mandataria - Sufficienza ai fini della presenza legale della mandante nel processo - Esclusione - Rinnovazione della notificazione dell'atto di impugnazione - Necessità
In tema di associazione temporanea di imprese per gli appalti di opere pubbliche (art. 22 e ss. del D.Lgs. 19 dicembre 1991, n. 406, ora art. 93 e ss. del d.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554), la dichiarazione di fallimento dell'impresa mandante comporta, con l'uscita di essa dal rapporto e dal concorso all'esecuzione dell'appalto, il venir meno, nei suoi confronti, dei poteri gestori e rappresentativi che competono all'impresa mandataria capogruppo. Ne consegue che - sopravvenuta, dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado, la dichiarazione di fallimento di una delle imprese mandanti - la notifica dell'atto di appello all'impresa mandataria capogruppo, non essendo più riferibile anche alla mandante, è inidonea a determinare la presenza legale di quest'ultima nell'ulteriore fase del giudizio, sicché il giudice deve disporre, versandosi in ipotesi di nullità (e non di inesistenza) della notifica, la rinnovazione di essa ai sensi dell'art. 291 cod. proc. civ., applicabile anche nelle fasi di gravame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Gennaio 2003, n. 1396.


Associazione temporanea di imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Impresa capogruppo costituita come mandataria - Fallimento della stessa - Estinzione del mandato - Conseguenze - Legittimazione delle imprese mandanti ad impugnare la sentenza resa nel giudizio con parte la mandataria - Limiti
In tema di associazione temporanea di imprese per gli appalti di opere pubbliche (art. 22 del D.Lgs. 19 dicembre 1991, n. 406, ora art. 93 del d.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554), la dichiarazione di fallimento dell'impresa mandataria priva quest'ultima dei poteri gestori e rappresentativi che ad essa competevano nei confronti delle imprese riunite sulla base del mandato collettivo rilasciato prima della presentazione dell'offerta. Ne consegue che - intervenuta, dopo la pubblicazione della sentenza pronunciata nel corso del processo di cui era parte l'impresa mandataria capogruppo, la dichiarazione di fallimento di quest'ultima - è ammissibile l'impugnazione proposta in proprio dalle singole imprese mandanti, sempre che il ruolo di mandataria non sia stato assunto, nell'ambito del medesimo raggruppamento, da altra impresa (ai sensi degli artt. 23 e 25 del D.Lgs. n. 406 del 1991, ora artt. 93 e 94 del d.P.R. n. 554 del 1999). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Gennaio 2003, n. 1396.


Associazione temporanea di due imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Impresa capogruppo costituita "ex lege" come mandataria - Fallimento della stessa - Estinzione del mandato - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze - Legittimazione alla riscossione del corrispettivo - Da parte dell'impresa mandante - Per la parte proporzionale ai lavori eseguiti - In forza dell'accordo di associazione - Sussistenza - Legittimazione della curatela fallimentare - Esclusione - Ricezione di detta parte di corrispettivo da parte della curatela - Azione della mandante contro la curatela per ottenerne la corresponsione - Proponibilità avanti al giudice ordinario - Sussistenza - Proponibilità in sede concorsuale - Esclusione
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da due imprese riunite in associazione temporanea, qualora intervenga il fallimento della società capogruppo, costituita "ex lege" come mandataria dell'altra, ai sensi dell'art. 23, comma ottavo, del D.Lgs. 19 dicembre 1991 n. 406, il mandato deve reputarsi risolto a norma dell'art. 78 della legge fallimentare, che non trova deroga nella disciplina di detto D.Lgs., e, conseguentemente, l'impresa mandante (essendo l'accettazione dell'opera avvenuta anteriormente alla dichiarazione di fallimento) deve reputarsi direttamente legittimata a riscuotere dall'amministrazione appaltatrice il corrispettivo per l'esecuzione dell'appalto per la quota corrispondente a quella parte dei lavori appaltati, la cui esecuzione, in base all'accordo di associazione temporanea, era di sua spettanza. Correlativamente, detta amministrazione non può eseguire il pagamento di detto corrispettivo alla curatela fallimentare dell'impresa capogruppo, che, per effetto della cessazione del mandato, non è più legittimata ad effettuare incassi in nome e per conto dell'altra associata, dovendosi, inoltre, ritenere che, qualora la curatela riceva detto pagamento, il credito dell'impresa già mandante, che agisca per ottenere dalla curatela la somma pagata dall'amministrazione appaltatrice, non debba essere fatto valere in sede concorsuale, avanti al tribunale fallimentare, ma possa esserlo avanti al giudice ordinario (nella specie l'impresa mandante aveva agito contro la curatela per ottenere l'accertamento della propria legittimazione alla riscossione del suddetto corrispettivo, nel giudizio era intervenuta l'amministrazione appaltante che aveva messo a disposizione la somma ed il giudice di merito, dopo che quello di primo grado aveva reputato improponibile l'azione, in quanto di competenza del tribunale fallimentare, ed aveva dichiarato la debenza di essa alla curatela dell'impresa mandataria, attribuendogliela, il giudice d'appello aveva, invece, in applicazione dei principi affermati dalla Suprema Corte, condannato la curatela a corrisponderla all'impresa già mandante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2000, n. 421.


Fallimento - Effetti - Automatico scioglimento del contratto d'appalto - Effetto di diritto sostanziale - Perdurante anche dopo la chiusura del fallimento - Reviviscenza del contratto originario - Esclusione
L'automatico scioglimento del contratto d'appalto rappresenta un effetto di diritto sostanziale conseguente alla dichiarazione di fallimento destinato a perdurare anche dopo la chiusura della procedura concorsuale, ove non intervenga una nuova convenzione tra le parti, dovendo escludersi un'automatica reviviscenza del contratto originario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 1999, n. 7203.


Contratto autonomo di garanzia - Eccezioni relative al rapporto principale - Inopponibilità - Conseguenze - Estinzione di tale rapporto - Irrilevanza - Fattispecie relativa all'incidenza della dichiarazione di fallimento del soggetto garantito
Nei contratti autonomi di garanzia il garante non può opporre eccezioni in ordine alle vicende del rapporto principale e quindi neanche eccepire la sopravvenuta estinzione del medesimo. (Fattispecie relativa a polizza cauzionale stipulata a garanzia dell'esecuzione di opere inerenti a convenzioni urbanistiche; la S.C., in base all'accertata natura giuridica del contratto e al riportato principio di diritto, ha ritenuto irrilevante la questione circa l'applicabilità o meno al rapporto principale della norma dell'art. 81 legge Fall. sullo scioglimento dei contratti di appalto in caso di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 Aprile 1999, n. 3964.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Appalto - Esercizio della facoltà di sciogliersi dal contratto da parte del curatore - Conseguenze - Azione di adempimento del contratto e di risarcimento dei danni da ritardo proposta dal committente prima del fallimento - Improseguibilità
In tema di fallimento, qualora il committente abbia introdotto, prima della dichiarazione di fallimento dell'appaltatore, domanda per l'esecuzione del contratto d'appalto stipulato con quest'ultimo e per il risarcimento dei danni derivatigli dal ritardo nell'adempimento, l'esercizio, da parte del curatore, della facoltà di sciogliersi dal contratto rende improseguibili le azioni di adempimento e di danni così proposte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Novembre 1998, n. 11942.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Appalto - Appaltatore - Fallimento - Contratto di appalto - Scioglimento "ex nunc" - Curatore - Azione per il pagamento del corrispettivo - Proposizione - Committente - Deduzione di una contrapposta posizione attiva - Ammissibilità - Preventivo esercizio di detto credito in sede di formazione del passivo fallimentare - Necessità - Esclusione
Qualora, a seguito dello scioglimento "ex nunc" del contratto di appalto per effetto del fallimento dell'appaltatore (art. 81 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267), il curatore agisca per il pagamento del corrispettivo maturato in favore del fallito nel periodo di vigenza del rapporto, la deduzione da parte del committente di una contrapposta posizione attiva, al limitato fine di ottenere l'esclusione in tutto od in parte del fondamento della domanda avversaria, non integra eccezione di compensazione in senso proprio, restandosi sul piano del calcolo del dare ed avere nell'ambito dello stesso rapporto, e non è soggetta all'onere del preventivo esercizio del relativo credito in sede di formazione del passivo fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Maggio 1994, n. 5112.


Amministrazione straordinaria ex legge n. 95 del 1979 - Apertura nei confronti del committente - Crediti dell'appaltatore sorti anteriormente - Deduzione nella procedura di formazione dello stato passivo dinanzi al commissario straordinario - Necessità - Pagamento diretto da parte del commissario straordinario - Inammissibilità
Nella procedura concorsuale di amministrazione straordinaria (legge 3 aprile 1979 n. 95) a carico del committente, i crediti dell'appaltatore, sorti prima del provvedimento di apertura del procedimento, ancorché inerenti ad un contratto di appalto nel quale il commissario sia subentrato, devono essere fatti valere attraverso la procedura di formazione dello stato passivo dinanzi al commissario straordinario, essendo preclusa la possibilità di un loro soddisfacimento mediante pagamento diretto da parte di tale organo fuori da piani di riparto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 1993, n. 2035.


Fidejussione - Limiti - Scadenza dell'obbligazione principale - Decadenza - Termine relativo - Fidejussione prestata per un debito di fare - A favore di appaltatore - Fallimento dell'appaltatore - Decorrenza del termine


Qualora la fidejussione garantisca un debito di "facere", quale quello dell'appaltatore, e si traduca quindi nell'impegno di far fronte al risarcimento che sia dovuto a norma dell'art. 1218 cod. civ. ed alla restituzione della controprestazione già pagata, il sopravvenuto fallimento dell'appaltatore medesimo, e la conseguente risoluzione del rapporto secondo la previsione dell'art. 81 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267, segnano la definitività dello inadempimento ed il momento a partire dal quale l'appaltante può avanzare le sue richieste contro il debitore, e, pertanto, anche il giorno in cui inizia a decorrere il termine fissato a pena di decadenza della garanzia fidejussoria dall'art. 1957 cod. civ., restando irrilevante che alla suddetta data non sia ancora quantificata l'indicata obbligazione sostitutiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Gennaio 1986, n. 466.


Appalto - Responsabilità - Del committente - Nei confronti dell'appaltatore - Inadempimento del contratto - Danno - Risarcimento dovuto all'appaltatore - Svalutazione monetaria - Adeguamento - Necessità - Sopravvenuto - Fallimento del creditore - Irrilevanza
L'Obbligo del committente di risarcire l'appaltatore del danno derivante da inadempimento del contratto, integrando un debito di valore, è soggetto ad adeguamento, per effetto di intervenuta svalutazione monetaria, anche quando il risarcimento vada determinato in relazione a somme sborsate o non incassate dallo appaltatore medesimo. Tale principio non trova deroga per il caso in cui sopravvenga il fallimento del creditore, il quale può spiegare rilievo sulla sorte del rapporto contrattuale ancora pendente (art. 81 della legge fallimentare), ma non interferisce sulla consistenza e sull'Esercizio dei diritti già acquistati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 1982, n. 3778.


Appalto - Disciplina prevista dall'art. 81 della legge fallimentare - Portata
L'art 81 legge fallimentare, che regola gli effetti del fallimento sul contratto d'appalto disponendo lo scioglimento e non la risoluzione del contratto, va inteso nel senso che il fallimento fa cessare ex nunc l'efficacia del vincolo senza attribuire al committente il diritto di ottenere il risarcimento dei danni per tale scioglimento, fermi restando gli effetti gia prodottisi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Maggio 1980, n. 3529.


Appalto - Pegno irregolare costituito dall'appaltatore - Fallimento - Obbligo della controparte di restituire il pegno - Esclusione


Il pegno irregolare costituito dall'appaltatore a garanzia delle obbligazioni derivanti dal contratto di appalto non è influenzato dal fallimento del costituente. Pertanto, la dichiarazione di fallimento dell'appaltatore, intervenuta prima che il contratto di appalto sia stato eseguito, non obbliga la controparte alla restituzione della somma ricevuta in pegno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Luglio 1974, n. 2132.


Appalto misto a compravendita o a permuta - Riserva del venditore appaltante di cedere unità immobiliari solo dopo l'adempimento degli obblighi della controparte - Negozio fiduciario - Opponibilità al fallimento della controparte - Scopo e forma di garanzia contrattuale - Irrilevanza


Il negozio fiduciario, caratterizzato da un negozio esterno realmente voluto e pienamente efficace anche nei confronti dei terzi, collegato con un negozio interno di natura obbligatoria diretto a modificare il risultato finale del primo, e, di norma, opponibile al fallimento di una delle parti, anche se diretto a realizzare una Forma atipica di garanzia. Pertanto, quando in una compravendita immobiliare, o in un appalto misto a compravendita o a permuta, il venditore appaltante si sia riservato sul piano obbligatorio di cedere la proprietà di unita immobiliari solo dopo l'adempimento degli obblighi contrattuali della controparte, tale patto fiduciario resiste di fronte al fallimento dell'acquirente appaltatore, anche se realizza una Forma di garanzia contrattuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Luglio 1974, n. 2132.


Fallimento dell'appaltatore - Consegna della macchina - Diritto del committente - Insussistenza - Credito per gli acconti - Ammissione al passivo


Avvenuto lo scioglimento, per fallimento dell'appaltatore, di un contratto di appalto avente ad oggetto la costruzione di una macchina, il committente non può invocare l'art 1672 cod.. civ per ottenere la consegna della macchina nello stato in cui si trova, ma può solo insinuare al passivo fallimentare il credito derivantegli dagli acconti versati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 1974, n. 1731.


Fallimento - Appalto - Scioglimento - Presupposti - Inadempimento dell'appaltatore anteriore alla dichiarazione del fallimento - Domanda del committente di risoluzione del contratto - Sopravvenienza della dichiarazione di fallimento dell'appaltatore - Irrilevanza
In caso di fallimento dell'appaltatore, l'art 81 della legge fallimentare, secondo cui il contratto si scioglie (salva la facoltà del curatore di subentrare, eccezionalmente nel rapporto) senza diritto del committente al risarcimento di danni si applica quando il contratto stesso si trovi in corso di regolare esecuzione o quando pur essendosi l'appaltatore già reso inadempiente ai suoi obblighi, il committente non abbia prima del fallimento, proposto domanda giudiziale di risoluzione del contratto. Ove, invece, una tale domanda sia stata proposta, il sopravvenuto fallimento non impedisce la risoluzione del contratto, ne esclude il diritto del committente al risarcimento dei danni cagionati dall'inadempimento dell'appaltatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 1970, n. 251.


Subentro del curatore in un rapporto giuridico preesistente - Azione per far valere un diritto del fallito - Opponibilità delle eccezioni opponibili al fallito


Il curatore fallimentare, che agisca non per impedire o far cessare l'incidenza negativa sull'attivo fallimentare di atti compiuti dal fallito, ma per far valere un diritto del fallito, subentra nel rapporto giuridico che fa valere ed e quindi soggetto alle eccezioni che avrebbero potuto essere opposte al fallito, titolare del rapporto. (nella specie, e stato ritenuto che i giudici di appello avessero correttamente ritenuto opponibile al curatore un contratto di appalto, non avente data certa, in base al quale il fallito aveva costruito, con materiale proprio, su suolo di proprietà del convenuto, posto che il curatore aveva agito in giudizio per sentire condannare il convenuto al pagamento del valore dei materiali e del prezzo della mano d'opera, a norma dell'art. 936 cod.civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Gennaio 1968, n. 219.


Fallimento - Effetti - Appalto - Scioglimento del contratto - Portata
Il legislatore, regolando nell'art. 81 della legge fallimentare gli effetti del fallimento sul contratto di appalto, ha di proposito parlato di scioglimento e non di risoluzione del contratto stesso, intendendo cosi manifestamente attribuire allo evento che lo determina l'effetto non già di risolvere il contratto con effetto retroattivo, ma di farne cessare soltanto, con effetto 'ex nunc', l'efficacia e, quindi, l'ulteriore esecuzione, fermi rimanendo gli effetti gia conseguiti e l'efficacia, comunque, del contratto per il tempo anteriore all'intervento della causa di scioglimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 1964, n. 1986.


Scioglimento del contratto di appalto - Irretroattività - Efficacia del contratto per il tempo anteriore alla causa di scioglimento


Nel caso di scioglimento con effetto ex nunc del contratto di appalto per il fallimento di una delle parti, rimane ferma la efficacia del contratto stesso per il tempo anteriore al verificarsi della causa di scioglimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 Ottobre 1963, n. 2646.