Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 78 ∙ (Conto corrente, mandato, commissione)


Tutte le MassimeCassazione
Conto corrente e rapporti bancari
Richiesta della documentazione concernente i rapporti di conto corrente intestati al fallito, onere della prova
Scioglimento del contratto di conto corrente bancario, effettiMandato per la riscossione di crediti verso terzi, compensazione, scoperto di conto correnteFallimento del beneficiario del bonifico o bancogiro, conguaglio, compensazioneAssegno bancario emesso dopo il fallimentoRevoca di apertura di creditoFallimento del correntista e acquisizione alla massa degli accreditamentiMutuo fondiario e somme destinate alla estinzione delle ipoteche di grado pozioreEstensione della prelazione pignoratizia al conto anticipi

Mandato
Effetti dello scioglimento del contratto di mandato
Rilevabilità d'ufficio dello scioglimento del mandatoScioglimento del contratto di mandato e pagamenti successiviScioglimento del rapporto di mandato e ammissione in prededuzioneMandato generale con poteri di rappresentanza sostanziale e processualeMandato sempliceMandato in rem propriam, cessione di credito con funzione solutoriaLegittimazione del mandatario all'opposizione avverso la dichiarazione di fallimento del mandanteRestituzione di somme riscosse e intervento dei creditori soddisfatti dal mandatarioEffetti del fallimento sulla procura alle litiEstinzione per morte o incapacità del mandante

Associazione temporanea di imprese
Associazione temporanea di imprese (ATI), fallimento, scioglimento del rapporto di mandato
Associazione temporanea di imprese, fallimento della mandatariaAssociazione temporanea di imprese, nomina di nuova capogruppoAssociazione temporanea di imprese per appalti di opere pubbliche, cessazione dei poteri gestori dell'impresa mandanteAssociazione temporanea di imprese, risoluzione del mandato e riscossione del corrispettivo dell'appalto o dei lavori già eseguitiAssociazione temporanea di imprese, scioglimento del mandato, partecipazione di tutte le imprese al procedimento contenziosoAssociazione temporanea di imprese, fallimento, nullità della notificaAssociazione temporanea di imprese, fallimento, impugnazione proposta dalle singole imprese mandanti

Arbitrato
Scioglimento del compromesso per arbitrato
Mandato conferito dall'assicurato fallito all'arbitroClausola compromissoria o arbitrato irrituale antecedenti al fallimentoScioglimento del compromesso per arbitrato irrituale

Liquidazione coatta amministrativa
Liquidazione coatta amministrativa, scioglimento del rapporto di mandato
Liquidazione coatta amministrativa, rapporto di agenziaLiquidazione coatta amministrativa, indennità di fine rapportoLiquidazione coatta amministrativa, indennità di mancato preavvisoDomanda di ammissione al passivo e fondo di previdenza complementare

Altro
Concordato preventivo
Amministrazione straordinariaFallimento del raccomandatario marittimoConflitto di interessi tra fallimento e curatore, liquidazione del compensoFallimento e cassa integrazione guadagniOpposizione avverso la dichiarazione di fallimento



Amministrazione straordinaria – Contratti pendenti – Conto corrente bancario – Facoltà di scioglimento – Ordine di bonifico – Opponibilità ai creditori
Se è vero che ai sensi del d.l. 23 dicembre 2003 n. 347, il decreto ministeriale che dispone l’amministrazione straordinaria determina lo spossessamento del debitore e produce gli effetti di cui agli artt. 42 e 44 legge fall., tuttavia, per effetto del richiamo dell’art. 8 del citato decreto alle norme del d.l.vo n. 270/1999, i contratti ad esecuzione continuata o periodica ancora ineseguiti o non interamente eseguiti da entrambe le parti (tra i quali si annovera, indubbiamente, quello di conto corrente) continuano ad avere esecuzione fino a quando il commissario straordinario non esercita la facoltà di scioglimento.

[Nel caso di specie, è stata ritenuta legittima ed efficace nei confronti dei creditori una disposizione di bonifico in quanto non solo precedente allo spossessamento del debitore ma perché i commissari straordinari non avevano esercitato la facoltà di sciogliersi dal contratto di conto corrente bancario.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Ottobre 2018.


Associazione temporanea di imprese - Fallimento della mandataria - Responsabilità società mandante - Limiti - Fattispecie
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da un'associazione temporanea di imprese (ATI), il fallimento della società mandataria capogruppo determina lo scioglimento del rapporto di mandato e dell'appalto ma non la successione alla società fallita dell'impresa mandante la cui responsabilità è limitata alle obbligazioni originate dal suo apporto esclusivo in relazione alla parte dei lavori di sua spettanza. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza della corte di appello che, dopo la decisione di condanna in primo grado di un'ATI ed il fallimento della capogruppo mandataria, aveva ritenuto la legittimazione della società mandante, nei confronti della quale era stato riassunto il processo, anche per le obbligazioni eccedenti la quota dei debiti originati dalla parte di lavori ai quali era tenuta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Agosto 2018, n. 20943.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Appalto di opere pubbliche - Associazione temporanea di imprese - Fallimento dell'impresa mandataria - Scioglimento del rapporto ex art. 78 l.fall. - Fondamento - Conseguenze
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, il fallimento della società capogruppo, costituita mandataria dell’altra, ai sensi dell'art. 23, comma 8, del d.lgs. n. 406 del 1991, determina lo scioglimento del rapporto di mandato, ai sensi dell'art. 78 l.fall., sicché l’impresa mandante è legittimata ad agire direttamente nei confronti del committente per la riscossione della quota dei crediti nascenti dall’appalto ad essa imputabile e la curatela è legittimata a riscuotere dall'amministrazione appaltatrice il corrispettivo per l'esecuzione dell'appalto solo per la quota corrispondente a quella parte dei lavori appaltati la cui realizzazione, in base all'accordo di associazione temporanea, era di sua spettanza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Gennaio 2017, n. 973.


Mandato e commissione - Conferimento da parte dell’imprenditore di poteri di rappresentanza sostanziale e processuale in forza di mandato generale - Sopravvenuto fallimento del mandante - Opposizione al fallimento - Legittimazione del mandatario - Sussistenza
Qualora l'imprenditore abbia conferito ad altri l'amministrazione dei suoi beni, in forza di mandato generale con poteri di rappresentanza sostanziale e processuale, il sopravvenuto fallimento del mandante non priva il mandatario della legittimazione all’opposizione avverso la dichiarazione di fallimento, atteso che il relativo potere, in quanto diretto a rivendicare al fallito l’amministrazione e la disponibilità del suo patrimonio, è compreso in detto mandato generale, e non viene meno a causa dello scioglimento del rapporto di mandato, che non è previsto dall'art 78 l.fall., anche nel testo attualmente vigente, così come modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006, come effetto della dichiarazione di fallimento, la cui operatività deve ritenersi limitata alle attività che il fallito stesso non può più compiere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Gennaio 2017, n. 43.


Clausola arbitrale – Fallimento di una delle parti contraenti – Scioglimento ex art.78 L.F. – Esclusione
Il compromesso per arbitrato, anche irrituale, costituendo un atto negoziale riconducibile alla figura del mandato collettivo, o congiunto, e del mandato conferito nell’interesse anche di terzi, non è soggetto allo scioglimento nel caso di fallimento del mandante, non operando rispetto ad esso, la regola dettata dall’art. 78 Legge Fall. (cfr. in tal senso:  Cass. civile, sez. I, 17 febbraio 2010 n. 3803, in Giust. Civ. Mass. 2010, 2, 225; Cass. civile, Sez. III, 8 settembre 2006, n. 19298 in Giust. Civ. Mass. 2006, 9). (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 10 Febbraio 2016.


Mandato e commissione - Associazione temporanea d'imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Fallimento di società mandante - Conseguenze - Scioglimento del rapporto di mandato - Perdita dei poteri della capogruppo mandataria di gestione e rappresentanza della fallita
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, ai sensi degli artt. 23 e 25 del d.lgs. n. 406 del 1991, la dichiarazione di fallimento di una delle società mandanti, pur non comportando lo scioglimento del contratto d'appalto, alla cui esecuzione, a norma del comma 2 del citato art. 25, resta obbligata l'impresa capogruppo, determina, ex art. 78 l.fall. (nel testo anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006, applicabile "ratione temporis"), lo scioglimento del rapporto di mandato conferito a quest'ultima, sicché la mandataria capogruppo non ha più la legittimazione ad agire, in nome e per conto della mandante fallita, per far valere i crediti dalla stessa vantati nei confronti dell'ente committente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2015, n. 20558.


Fallimento - Accertamento del passivo - Versamento del TFR al fondo di previdenza complementare - Conferimento di somme da parte del lavoratore - Fallimento del datore di lavoro - Scioglimento del rapporto di delegazione - Legittimazione del lavoratore a richiedere al datore di lavoro le quote non versate al fondo - Sussistenza
Al fine di individuare il soggetto legittimato a presentare domanda di ammissione allo stato passivo delle somme dirette al fondo di previdenza complementare si deve verificare il tipo di contratto di finanziamento con il quale il lavoratore ha inteso conferire le quote di TFR al fondo stesso.

L’art. 8 del D.Lgs. 252/2005, al comma 2, nel prevedere le forme di finanziamento del fondo di previdenza complementare, utilizza l’espressione “conferimento” di somme da parte del lavoratore, per cui la dizione atecnica di conferimento e la mancata previsione dello strumento tecnico-giuridico tramite il quale deve essere eseguito il finanziamento, inducono a ritenere che il legislatore abbia riservato alla volontà del lavoratore e del fondo di previdenza stabilire se utilizzare, quale strumento tecnico-giuridico per il finanziamento, la delegazione di pagamento, con incarico conferito dal lavoratore al proprio datore di lavoro di versare le quote di TFR al fondo ovvero prevedere la cessione del credito futuro alle quote di TFR direttamente al fondo.

La sentenza con la quale è stato dichiarato il fallimento del datore di lavoro determina, ai sensi dell’art. 78, comma 2, legge fall., lo scioglimento del contratto di delegazione per fallimento del mandatario, con la conseguenza che l’opponente consegue il diritto alla restituzione delle quote di TFR trattenute dal datore di lavoro non versate al fondo di previdenza complementare.

Nel caso di specie, il contratto di finanziamento utilizzato dal lavoratore era una delegazione di pagamento con la quale il lavoratore ha delegato il datore di lavoro a prelevare dalla retribuzione e dalla quota annuale del TFR i contributi previsti dagli accordi contrattuali e a provvedere al versamento secondo i termini che saranno stabiliti dal fondo previdenziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 15 Luglio 2015.


Mandato conferito ad arbitri prima del fallimento - Scioglimento ex art. 78 legge fall. - Esclusione - Fondamento - Fattispecie in tema di arbitrato internazionale
Nel caso di convenzione contenente una clausola compromissoria stipulata prima della dichiarazione di fallimento di una delle parti (nella specie, una clausola di arbitrato internazionale), il mandato conferito agli arbitri non è soggetto alla sanzione dello scioglimento prevista dall'art. 78 legge fall., configurandosi come atto negoziale riconducibile all'istituto del mandato collettivo e di quello conferito anche nell'interesse di terzi. Tale interpretazione trova indiretta conferma nel disposto dell'art. 83 bis legge fall., atteso che, se il procedimento arbitrale pendente non può essere proseguito nel caso di scioglimento del contratto contenente la clausola compromissoria, deve, di contro, ritenersi che detta clausola conservi la sua efficacia ove il curatore subentri nel rapporto, non essendo consentito a quest'ultimo recedere da singole clausole del contratto di cui chiede l'adempimento. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Maggio 2015, n. 10800.


Mandato "in rem propriam" - Cessione di credito con funzione solutoria - Fallimento del creditore cedente - Conseguenze - Art. 78 legge fall. - Inapplicabilità - Revoca del mandato per giusta causa - Ammissibilità - Esclusione
In caso di mandato "in rem propriam" che integri una cessione di credito con funzione solutoria, seguito dal fallimento del creditore cedente, l'effetto sostanziale dell'avvenuta cessione, che fa uscire il credito dal patrimonio del fallito prima della dichiarazione di fallimento (salva l'esperibilità della revocatoria fallimentare), non solo preclude l'applicazione dell'art. 78 legge fall., ma neppure legittima gli organi della curatela alla revoca del mandato per giusta causa, ai sensi del secondo comma dell'art. 1723 cod. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Agosto 2014, n. 18316.


Associazione temporanea di imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Fallimento dell'impresa capogruppo costituita "ex lege" come mandataria - Scioglimento del mandato ex art. 78 legge fall. - Legittimazione della curatela fallimentare alla riscossione del corrispettivo solo per la sua quota - Necessità
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, qualora sia dichiarato il fallimento della società capogruppo, costituita "ex lege" come mandataria delle altre, ai sensi dell'art. 23, ottavo comma, del d.lgs. 19 dicembre 1991 n. 406, il mandato deve reputarsi sciolto a norma dell'art. 78 legge fall., applicabile anche di ufficio e non derogato dalla disciplina del menzionato decreto, sicché la curatela fallimentare (essendo l'accettazione dell'opera avvenuta anteriormente alla suddetta declaratoria) è legittimata a riscuotere dall'amministrazione appaltatrice il corrispettivo per l'esecuzione dell'appalto solo per la quota corrispondente a quella parte dei lavori appaltati la cui realizzazione, in base all'accordo di associazione temporanea, era di sua spettanza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Ottobre 2013, n. 23894.


Conto corrente bancario - Apertura di credito regolata in conto garantita da pegno - Collegato conto anticipi fatture - Scioglimento del conto corrente per fallimento del correntista - Esposizioni del conto anticipi addebitate sul conto ordinario dopo la sentenza dichiarativa di fallimento - Estensione della prelazione pignoratizia - Esclusione - Fondamento
Il fallimento del correntista, determinando "ipso iure" lo scioglimento del contratto di conto corrente bancario e la cristallizzazione, alla corrispondente data, dei rapporti di debito/credito tra le parti, impedisce l'estensione della prelazione pignoratizia da lui concessa alla banca per un'apertura di credito regolata sul medesimo conto anche al credito per le esposizioni del collegato conto anticipi affluite sul primo dopo la sentenza dichiarativa di fallimento, inefficace rivelandosi, rispetto ai creditori, ogni addebito (o accredito) ivi eseguito successivamente ad essa, indipendentemente dalla sua lesività per la massa; nè rileva, in contrario, che gli addebiti per l'utilizzazione (nei limiti sanciti dalla descritta garanzia) dell'apertura di credito siano già stati effettuati, prima della suddetta pronuncia, con l'iscrizione della somma nel conto anticipi, poiché la natura di mera evidenza contabile provvisoria di quest'ultima esclude qualsivoglia assimilazione tra addebiti del conto anticipi e del conto ordinario, il secondo costituendo un atto ulteriore produttivo di effetti ben diversi da quelli nascenti dal primo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Agosto 2013, n. 19325.


Associazione temporanea di imprese - Fallimento della mandataria - Conseguenze - Facoltà di recesso dell'Amministrazione committente - Ricostituzione dell'associazione con altra impresa mandataria - Fallimento della mandante - Prosecuzione dell'esecuzione del contratto da parte della società capogruppo - Condizioni
La transazione stipulata tra l'impresa capogruppo di una associazione temporanea di imprese (ATI) e l'amministrazione committente vincola tutte le imprese partecipanti all'ATI, delle quali la capogruppo ha la rappresentanza. Tale transazione non può, pertanto, essere rescissa ex art. 1447 cod. civ. per il solo fatto che l'amministrazione, nel concluderla, abbia tratto vantaggio dallo stato prefallimentare della impresa capogruppo stipulante; sia perché nella suddetta ipotesi lo stato di pericolo dello stipulante, per condurre alla rescissione del contratto, deve riguardare tutte le imprese partecipanti all'ATI e non una soltanto di esse; sia perché, in ogni caso, il fallimento della società capogruppo non comporta lo scioglimento dell'intero contratto di appalto, il quale può proseguire, se le altre imprese partecipanti all'ATI provvedano a nominare una nuova capogruppo che abbia il gradimento del committente, il che rende inconcepibile uno "stato di pericolo" per le imprese transigenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Febbraio 2013, n. 3635.


Rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione - Risoluzione di diritto - Decorrenza - Indennità di fine rapporto posta a carico della liquidazione ex art. 6 del d.l. 26 settembre 1978, n. 576 (convertito nella legge 24 novembre 1978, n. 738) - Interpretazione
L'art. 6 del d.l. 26 settembre 1978 n. 576, convertito nella legge 24 novembre 1978 n. 738 - che dispone che i rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa sono risoluti di diritto alla data della pubblicazione del decreto con cui è promossa la procedura concorsuale e che l'indennità di fine rapporto è posta a carico della liquidazione - va interpretato nel senso che detta indennità è unicamente quella collegata con la risoluzione "ipso iure" del rapporto, conseguente alla procedura concorsuale, e non può comprendere quelle che la disciplina collettiva (nell'ipotesi, articoli 26 e 27 dell'Accordo nazionale imprese - agenti di assicurazione del 1975) ricollega alle ipotesi di scioglimento del rapporto per volontà delle parti, quale il recesso ad opera di una di esse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Dicembre 2012, n. 23654.


Rapporto di agenzia - Risoluzione di diritto - Decorrenza - Dalla pubblicazione del decreto di apertura della procedura concorsuale - Conseguenze - Indennità supplementare ex art. 12, comma 4, Accordo Nazionale Agenti del 1981 - Insinuazione al passivo del credito dell'agente - Esclusione - Fondamento
L'assoggettamento dell'impresa assicuratrice a liquidazione coatta amministrativa, determinando la risoluzione di diritto del rapporto di agenzia e la sua ricostituzione con l'impresa cessionaria del portafoglio, ai sensi dell'art. 6 del d.l. 26 settembre 1978, n. 576, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 1978, n. 738 (applicabile nella specie "ratione temporis"), esclude il diritto dell'agente all'indennità di cui all'art. 12, comma 4, dell'Accordo Nazionale Agenti del 1981, prevalendo la disciplina speciale dettata dall'art. 6 citato su quella di cui agli art. 2118 e 2119 cod. civ., con conseguente esclusione della possibilità per l'agente di insinuazione al passivo fallimentare del relativo credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Dicembre 2012, n. 23386.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Associazione temporanea di imprese - Società capogruppo in amministrazione straordinaria con prosecuzione dell'esercizio dell'impresa - Subentro ad essa del commissario straordinario - Somma pagate al commissario dall'ente appaltante - Credito di massa prededucibile - Condizioni - Fondamento
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, qualora la società capogruppo e mandataria sia sottoposta ad amministrazione straordinaria con prosecuzione dell'esercizio dell'impresa, il nominato commissario, in deroga a quanto previsto dagli articoli 77, 78 ed 81 legge fall., deve considerarsi subentrato nell'ATI, assumendo la medesima posizione contrattuale già facente capo alla predetta società "in bonis", tanto nei rapporti con l'ente appaltante che in quelli con le imprese mandanti. Ne consegue che il credito corrispondente alle somme complessivamente versate da detto ente alla mandataria per lavori eseguiti e fatturati (ancorché anteriormente all'inizio della procedura) da una delle imprese mandanti, di cui quest'ultima abbia chiesto l'ammissione al passivo della prima, deve qualificarsi come credito di massa (ed essere collocato in prededuzione) nella sola misura concernente i pagamenti effettuati al commissario dopo la data di inizio della descritta procedura, trovando esso titolo non nel contratto di appalto stipulato dall'ATI con l'ente pubblico, bensì nel mandato conferito alla capogruppo dalle partecipanti all'associazione, ed essendo sorto in capo alla mandataria, "in parte qua", il corrispondente obbligo di trasferire alle mandanti gli importi riscossi in nome e per conto loro contestualmente alla ricezione dei menzionati pagamenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Dicembre 2012, n. 21981.


Mandato e commissione - Mandato conferito anche nell'interesse del mandatario - Fallimento del mandatario - Applicabilità della disciplina di cui all'art.78 legge fall. - Portata - Scioglimento del mandato - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006
In tema di mandato "in rem propriam", ossia conferito anche nell'interesse del mandatario (o di terzi), il principio di cui all'art.1723, secondo comma, cod. civ. - che ne prevede la non estinzione per morte o incapacità del mandante - trova applicazione in via analogica solo in caso di fallimento del mandante, e non anche del mandatario, non potendosi per tale circostanza ritenere derogata la regola generale dell'estinzione automatica, posta dall'art. 78 legge fall., nel testo, "ratione temporis" vigente, anteriore al d.lgs. 9 gennaio 2006, n.5. (La S.C. ha così affermato il principio dello scioglimento, per effetto della dichiarazione di fallimento sopravvenuta, del mandato conferito dall'acquirente di un immobile in edificio alla società venditrice, poi fallita, avente per oggetto la redazione di un regolamento di condominio con le relative tabelle millesimali di ripartizione delle spese condominiali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 2011, n. 13243.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Giudizio di reclamo - Natura giuridica del procedimento - Oralità della trattazione - Unica udienza - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Procura speciale conferita dall'amministratore della società - Sopravvenuto fallimento sociale - Effetti - Scioglimento del mandato - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.

Il reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, disciplinato dall'art.18 legge fall. - nel testo, "ratione temporis" vigente, riformato dalla legge n.169 del 2007 - deve essere coordinato con la precedente fase, di natura contenziosa ed a trattazione camerale, volta ad assicurare l'attuazione di esigenze di snellezza e celerità; esso si articola in una fase di costituzione delle parti che si conclude in un'unica udienza a trattazione orale, ove ciascuna, pur in una sequenza semplificata, è ammessa ad illustrare le proprie difese ed anche a replicare a quelle avverse, senza che però tale dialettica contempli la facoltà delle parti di depositare ulteriori memorie e consenta l'applicazione delle disposizioni di cui agli artt.189 e 190 cod. proc. civ., essendo semmai consentito al giudice, d'ufficio, acquisire eventuali informazioni per completare il quadro istruttorio ed anche graduare la tempistica del procedimento, secondo un temperato principio inquisitorio sopravvissuto alla citata riforma e la intrinseca flessibilità del modello camerale. (massima ufficiale)

Qualora l'imprenditore abbia conferito ad un terzo una procura speciale con poteri di rappresentanza sostanziale e processuale, il sopravvenuto fallimento del mandante non priva il mandatario, ai sensi dell'art.78 legge fall. - anche nella formulazione assunta dalla norma a seguito del d.lgs. n.5 del 2006, applicabile "ratione temporis" -, del potere di compiere le attività che il fallito stesso, come tale, avrebbe potuto ancora esercitare in proprio posto che lo scioglimento del contratto di mandato, per effetto del fallimento, si riferisce solo ai rapporti giuridici che sono gestiti dall'organo fallimentare nell'interesse della massa, mentre tale contratto sopravvive tra le parti originarie, per ogni altra attività giuridica attinente alla sfera personale del fallito e dunque non esclude, in capo al predetto procuratore speciale, la legittimazione alla impugnazione avverso la dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 2010, n. 20836.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Associazione temporanea di imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Fallimento di società mandante - Pagamento effettuato alla società capogruppo mandataria - Inefficacia nei confronti del fallimento della mandante - Fondamento.
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, ai sensi degli artt. 23 e 25 del d.lgs. n. 406 del 1991, qualora intervenga il fallimento di una delle società mandanti, i pagamenti per lavori eseguiti in antecedenza vanno effettuati nei confronti della curatela fallimentare, con obbligo dell'amministrazione, che abbia invece pagato alla mandataria, di rinnovare tale adempimento; il fallimento della mandante, invero, pur non comportando lo scioglimento del contratto d'appalto, alla cui esecuzione resta obbligato il mandatario, determina invece, ex art. 78 legge fall. (nel testo anteriore al d.lgs. n.5 del 2006, applicabile "ratione temporis"), lo scioglimento del rapporto di mandato e la conseguente venuta meno, nei suoi confronti, dei poteri di gestione e rappresentanza già in capo alla mandataria capogruppo, nè è invocabile la irrevocabilità del mandato, stabilita nell'interesse non del mandatario ma dell'amministrazione appaltante che, in base alla citata disciplina, può proseguire il rapporto di appalto solo con un'impresa diversa da quella fallita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 30 Luglio 2010, n. 17926.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Appalto pubblico stipulato da associazione temporanea tra due imprese - Fallimento dell'impresa capogruppo - Scioglimento del mandato e dell'appalto - Conseguenze - Crediti derivanti dall'esecuzione dell'appalto - Azione nei confronti del committente - Legittimazione diretta dell'impresa mandante - Limiti - Crediti maturati successivamente al fallimento - Azionabilità in via autonoma - Fondamento - Prosecuzione del rapporto tra l'impresa mandante ed il committente - Successione nell'appalto - Configurabilità - Esclusione.

Impresa - In genere - Appalto pubblico stipulato da associazione temporanea tra due imprese - Fallimento dell'impresa capogruppo - Scioglimento del mandato e dell'appalto - Conseguenze - Crediti derivanti dall'esecuzione dell'appalto - Azione nei confronti del committente - Legittimazione diretta dell'impresa mandante - Limiti - Crediti maturati successivamente al fallimento - Azionabilità in via autonoma - Fondamento - Prosecuzione del rapporto tra l'impresa mandante ed il committente - Successione nell'appalto - Configurabilità - Esclusione.

In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da due imprese riunite in associazione temporanea, il fallimento dell'impresa capogruppo, costituita mandataria dell'altra ai sensi dell'art. 23, comma ottavo, del d.lgs. 19 dicembre 1991, n. 406, determina lo scioglimento del rapporto di mandato, ai sensi dell'art. 78 della legge fall., con la conseguenza che l'impresa mandante è legittimata ad agire direttamente nei confronti del committente per la riscossione della quota dei crediti nascenti dall'appalto ad essa imputabile, ma tale azione non comprende i crediti maturati dopo il fallimento, il quale determina anche lo scioglimento dell'appalto, escludendo la configurabilità di una successione dell'impresa mandante nel relativo rapporto, la cui prosecuzione in via di mero fatto dà luogo ad un diverso rapporto, che attribuisce all'impresa mandante un titolo diretto per azionare nei confronti del committente i crediti originati dal suo apporto esclusivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Febbraio 2010, n. 3810.


Impugnazioni civili - Impugnazioni in generale - Legittimazione all’impugnazione - In genere - Ricorso per cassazione - Procura alle liti - Conferimento da parte di procuratore di società dichiarata fallita - Inammissibilità del ricorso - Fondamento.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Procura speciale conferita dall'amministratore della società - Sopravvenuto fallimento sociale - Effetti - Scioglimento del mandato - Sussistenza - Conferimento dal procuratore di procura speciale alle liti per il giudizio di cassazione - Inammissibilità.

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto sulla base di una procura alle liti conferita dal procuratore di una società dichiarata fallita successivamente al rilascio della procura in favore del rappresentante, ma anteriormente al conferimento della procura alle liti, in quanto, ai sensi dell'art. 78 della legge fall., il sopravvenuto fallimento determina l'automatico scioglimento dei rapporti di mandato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Settembre 2009, n. 19209.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Imprese soggette - Imprese di assicurazione - Rapporto di agenzia - Risoluzione di diritto - Decorrenza - Dalla pubblicazione del decreto di apertura della procedura concorsuale - Conseguenze - Indennità di mancato preavviso - Insinuazione al passivo del credito dell'agente - Esclusione - Fondamento.
L'assoggettamento dell'impresa assicuratrice a liquidazione coatta amministrativa, determinando la risoluzione di diritto del rapporto di agenzia e la sua ricostituzione con l'impresa cessionaria del portafoglio, ai sensi dell'art. 6 del decreto-legge 26 settembre 1978, n. 576, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 1978, n. 738 (applicabile nella specie "ratione temporis"), esclude il diritto dell'agente all'indennità sostitutiva del preavviso ed alle altre indennità di cui agli artt. 26 e 27 dell'Accordo Nazionale Agenti del 1981, prevalendo la disciplina speciale dettata dall'art. 6 cit. su quella di cui all'art. 2119 cod. civ., in quanto l'indennità di preavviso è correlata al recesso dal contratto per volontà delle parti, che postula l'astratta possibilità di prosecuzione del rapporto, mentre le altre indennità rappresentano il corrispettivo del valore d'avviamento di cui ordinariamente si giova la preponente per effetto del mantenimento del portafoglio, ed al tempo stesso il ristoro del pregiudizio che la sua perdita può procurare all'agente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Settembre 2009, n. 19210.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Mandato "in rem propriam" - Cessione di credito con funzione solutoria - Integrazione - Fallimento del creditore cedente - Conseguenze - Art. 78 legge fall. - Disciplina - Inapplicabilità - Revoca del mandato per giusta causa - Ammissibilità - Esclusione
Con riguardo ad un mandato "in rem propriam" che integri una cessione di credito con funzione solutoria, ancorché sia seguito dal fallimento del creditore cedente, l'effetto sostanziale dell'avvenuta cessione, che fa uscire il credito dal patrimonio del fallito prima della dichiarazione di fallimento (salva l'esperibilità della revocatoria fallimentare), non solo preclude l'applicazione dell'art. 78 legge fall., ma neppure legittima gli organi della curatela alla revoca del mandato per giusta causa, ai sensi del secondo comma dell'art. 1723 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 Luglio 2009, n. 15797.


Associazione temporanea di due imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Impresa capogruppo costituita "ex lege" come mandataria - Fallimento della stessa - Estinzione del mandato - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze - Legittimazione alla riscossione del corrispettivo - Da parte dell'impresa mandante - Per la parte proporzionale ai lavori eseguiti - Sussistenza
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, qualora intervenga il fallimento della società capogruppo, costituita "ex lege" come mandataria dell'altra, ai sensi dell'art. 23, comma ottavo, del d.lgs. 19 dicembre 1991 n. 406, il mandato deve reputarsi risolto a norma dell'art. 78 della legge fallimentare, al quale non deroga il citato d.lgs., e, conseguentemente, l'impresa mandante (essendo l'accettazione dell'opera avvenuta anteriormente alla dichiarazione di fallimento) deve reputarsi direttamente legittimata a riscuotere dall'amministrazione appaltatrice il corrispettivo per l'esecuzione dell'appalto, per la quota corrispondente a quella parte dei lavori appaltati la cui esecuzione, in base all'accordo di associazione temporanea, era di sua spettanza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Ottobre 2008, n. 25368.


Crediti del fallito - Pagamento ad un terzo - Adempimento successivo alla pubblicazione della sentenza dichiarativa - Disciplina del pagamento al creditore apparente - Non configurabilità - Inefficacia - Sussistenza - Fattispecie
In tema di pagamenti spettanti al fallito, l'inefficacia degli stessi, se effettuati dopo la dichiarazione di fallimento ed a soggetti diversi dalla curatela, è conseguenza automatica dell'indisponibilità del patrimonio del fallito, valevole "erga omnes" e senza rilevanza dello stato soggettivo del "solvens".(Nella fattispecie, la S.C. ha affermato il principio in caso di pagamento a mani del mandatario della società fallita  , dopo che il contratto di mandato si era sciolto, statuendo la non applicabilità della disciplina del pagamento al creditore apparente, dovendo escludersi oltretutto la buona fede del "solvens" dopo la avvenuta pubblicazione della sentenza di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2007.


Associazione temporanea di imprese - Appalto di opera pubblica - Impresa capogruppo costituita mandataria - Fallimento della stessa - Scioglimento del contratto rispetto alla mandataria - Sussistenza - Conseguenze - Riscossione dei corrispettivi per lavori successivi - Legittimazione della curatela - Esclusione
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da due imprese riunite in associazione temporanea, qualora intervenga il fallimento della società costituita capogruppo   come mandataria dell'altra, ai sensi del d.lgs. 19 dicembre 1991 n. 406 (fatto salvo dall'art.81 legge fall.), il contratto si intende risolto, senza che rilevi una diversa volontà della stazione appaltante, che potrebbe solo proseguire il rapporto con altra impresa di gradimento ed in alternativa al recesso; l'irrevocabilità del mandato, prevista all'art.23 del predetto d.lgs.406 del 1991, è inoltre stabilita non nell'interesse del mandatario bensì della stazione appaltante pubblica ed è regola che, ex art.1723, secondo comma, cod. civ., si applica al mandato "in rem propriam" ma solo al caso del fallimento del mandante. (Nella fattispecie la S.C., confermando la decisione della corte d'appello, ha negato, in forza del predetto principio e scioltosi comunque anche il rapporto di mandato ex art.78 legge fall., la legittimazione della curatela della società mandataria ad esigere alcun credito per i lavori eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2007.


Conto corrente bancario - Fallimento del cliente - Diritto del curatore alla documentazione del rapporto e del suo svolgimento - Sussistenza - Fondamento - Buona fede, correttezza e solidarietà - Clausola generale di interpretazione ed esecuzione del contratto - Rilevanza - Fattispecie
In materia di esecuzione del contratto di conto corrente bancario, il suo scioglimento ai sensi dell'art.78 legge fall. per effetto del fallimento del cliente, non estingue con immediatezza ogni rapporto obbligatorio fra le parti, sussistendo anche per l'epoca successiva una serie di obbligazioni, ancora di derivazione contrattuale e corrispondenti posizioni di diritto soggettivo; in particolare la pretesa del curatore, che subentra nell'amministrazione del patrimonio fallimentare ai sensi degli artt.31 e 42 legge fall., è un diritto che promana dall'obbligo di buona fede, correttezza e solidarietà, declinandosi in prestazioni imposte dalla legge (ai sensi dell'art.1374 cod.civ.), secondo una regola di esecuzione in buona fede (ex art.1375 cod.civ.) che aggiunge tali obblighi a quelli convenzionali quale impegno di solidarietà (ex art. 2 Cost.), così imponendosi a ciascuna parte l'adozione di comportamenti che, a prescindere da specifici obblighi contrattuali e dal dovere extracontrattuale del "neminem laedere", senza rappresentare un apprezzabile sacrificio a suo carico, siano idonei a preservare gli interessi dell'altra parte; posto che tra i doveri di comportamento scaturenti dall'obbligo di buona fede vi è anche quello di fornire alla controparte la documentazione relativa al rapporto obbligatorio ed al suo svolgimento, il predetto diritto alla documentazione trova fondamento e regolazione inoltre nell'art.8 legge 17 febbraio 1992,n.154 e compiutamente nell'art. 119 del T.U.L.B. (d.lgs. 1 settembre 1993,n.385), che già pone a carico della banca l'obbligo di periodica comunicazione di un prospetto inerente allo svolgimento del rapporto ed attribuisce al cliente ovvero a chi gli succeda anche solo nell'amministrazione dei beni il diritto di ottenere - a sue spese, per gli ultimi dieci anni, indipendentemente dall'adempimento del dovere di informazione da parte della banca e anche dopo lo scioglimento de rapporto - la documentazione di singole operazioni registrate sull'estratto conto (nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito ordinato all'istituto di credito la consegna alla curatela del fallimento delle informazioni riguardanti numero dei conti intrattenuti dal fallito, garanzie prestate, movimenti bancari, saldi attivi con gli interessi maturati, modalità di estinzione dei conti, ritenendo che per tali richieste non fosse necessario altro che l'inquadramento del rapporto di conto corrente, senza onere dell'istante di indicare in dettaglio gli estremi delle singole operazioni e prescindendo dall'utilizzazione finale potenziale della documentazione, essendo la richiesta non giudizialmente indirizzata e risolvendosi nella piena tutela della posizione di amministratore del patrimonio fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2007, n. 15669.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - In genere - Esercizio provvisorio dell'impresa - Incidenza sui rapporti giuridici preesistenti - Mandato - Effetto di scioglimento - Impedimento - Esclusione - Prededuzione di tutti i crediti del mandante - Configurabilità - Esclusione.
La continuazione in esercizio provvisorio dell'attività di un'impresa sottoposta a liquidazione coatta amministrativa non preclude l'effetto di scioglimento del preesistente rapporto di mandato previsto dall'art. 78 legge fall., richiamato dall'art. 201 legge fall., e tanto meno può comportare l'ammissione in prededuzione allo stato passivo di tutti i crediti derivanti dai contratti di mandato che per effetto della dichiarazione di insolvenza si sciolgono, stante l'eccezionalità delle disposizioni dettate dagli artt. 74 e 82 legge fall. per i contratti di somministrazione e di assicurazione, laddove, in ragione dell'indivisibilità delle prestazioni, riconoscono ai contraenti dell'imprenditore insolvente il diritto alla prededuzione dei crediti anche preesistenti. (Fattispecie in tema di mandato all'incasso di premi assicurativi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Maggio 2006, n. 11855.


Rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione - Risoluzione di diritto - Decorrenza - Indennità di mancato preavviso - Possibilità per l'agente di farla valere nei confronti della società in liquidazione coatta - Esclusione - Fondamento
Ai sensi dell'art. 6 del d.l. 26 settembre 1978, n. 576 (Agevolazioni al trasferimento del portafoglio del personale delle imprese di assicurazione poste in liquidazione coatta amministrativa), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 1978, n. 738 - il quale dispone che i rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa sono risoluti di diritto alla data di pubblicazione del decreto con cui è promossa la procedura concorsuale e che l'indennità di fine rapporto è posta a carico della liquidazione -, all'agente di impresa assicuratrice è preclusa la possibilità di far valere nei confronti della società in liquidazione coatta amministrativa l'indennità di mancato preavviso, sia con riferimento agli artt. 2118 e 2119 cod. civ., sia in relazione al patto della contrattazione - collettiva o individuale - che eventualmente gli attribuisca l'indennità prevista per il recesso del preponente anche in caso di scioglimento automatico del rapporto, in quanto sulle previsioni di carattere generale relative agli agenti deve prevalere lo specifico canone della risoluzione di diritto dettato per l'agente di assicurazioni, che rende incompatibile l'applicazione di discipline che presuppongano la continuità del rapporto fino a quando non intervenga il recesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Novembre 2005, n. 23266.


Rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione - Risoluzione di diritto - Indennità di fine rapporto posta a carico della liquidazione "ex" art. 6 del d.l. n. 576 del 1978 - Individuazione
L'art. 6 del d.l. 26 settembre 1978, n. 576, convertito nella legge 24 novembre 1978, n. 738 - che dispone che i rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa sono risoluti di diritto alla data della pubblicazione del decreto con cui è promossa la procedura concorsuale e che l'indennità di fine rapporto è posta a carico della liquidazione - si riferisce alla sola indennità collegata con la risoluzione "ipso iure" del rapporto, conseguente alla procedura concorsuale, e non può comprendere quelle riconosciute dalla disciplina collettiva di cui all'Accordo Nazionale Agenti in tutte le ipotesi in cui le modalità di scioglimento della impresa lascino alla stessa una situazione di vantaggio conseguito per effetto dell'attività dell'agente, non individuabile in caso di scioglimento del rapporto per liquidazione coatta amministrativa della impresa preponente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 2005, n. 13443.


Mandato e commissione - Raggruppamento temporaneo di imprese - Impresa capogruppo mandataria - Fallimento della stessa - Estinzione del mandato - Sussistenza - Conseguenze - Procedimento di liquidazione dell'onorario e delle spese spettanti agli arbitri - Svolgimento nel contraddittorio delle imprese mandanti - Necessità
In tema di raggruppamento temporaneo d'imprese, il mandato collettivo dalle imprese facenti parte del raggruppamento temporaneo conferito, anche nell'interesse della mandataria, alla impresa capogruppo, si estingue per effetto della dichiarazione di fallimento di quest'ultima. Ne consegue che, venendo meno i poteri rappresentativi che all'impresa mandataria competevano nei confronti delle imprese facenti parte del raggruppamento, tutte le imprese, e non solo la capogruppo, devono prendere parte al procedimento, avente carattere contenzioso (ancorché svolgentesi con rito camerale), di liquidazione delle spese e degli onorari spettanti agli arbitri "ex" art. 814, secondo comma, cod. proc. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 2003, n. 5950.


Associazione temporanea di imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Fallimento dell'impresa mandante - Estinzione dei poteri rappresentativi, nei suoi confronti, dell'impresa mandataria capogruppo - Sussistenza - Conseguenze - Notifica dell'appello alla sola mandataria - Sufficienza ai fini della presenza legale della mandante nel processo - Esclusione - Rinnovazione della notificazione dell'atto di impugnazione - Necessità
In tema di associazione temporanea di imprese per gli appalti di opere pubbliche (art. 22 e ss. del D.Lgs. 19 dicembre 1991, n. 406, ora art. 93 e ss. del d.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554), la dichiarazione di fallimento dell'impresa mandante comporta, con l'uscita di essa dal rapporto e dal concorso all'esecuzione dell'appalto, il venir meno, nei suoi confronti, dei poteri gestori e rappresentativi che competono all'impresa mandataria capogruppo. Ne consegue che - sopravvenuta, dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado, la dichiarazione di fallimento di una delle imprese mandanti - la notifica dell'atto di appello all'impresa mandataria capogruppo, non essendo più riferibile anche alla mandante, è inidonea a determinare la presenza legale di quest'ultima nell'ulteriore fase del giudizio, sicché il giudice deve disporre, versandosi in ipotesi di nullità (e non di inesistenza) della notifica, la rinnovazione di essa ai sensi dell'art. 291 cod. proc. civ., applicabile anche nelle fasi di gravame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Gennaio 2003, n. 1396.


Associazione temporanea di imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Impresa capogruppo costituita come mandataria - Fallimento della stessa - Estinzione del mandato - Conseguenze - Legittimazione delle imprese mandanti ad impugnare la sentenza resa nel giudizio con parte la mandataria - Limiti
In tema di associazione temporanea di imprese per gli appalti di opere pubbliche (art. 22 del D.Lgs. 19 dicembre 1991, n. 406, ora art. 93 del d.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554), la dichiarazione di fallimento dell'impresa mandataria priva quest'ultima dei poteri gestori e rappresentativi che ad essa competevano nei confronti delle imprese riunite sulla base del mandato collettivo rilasciato prima della presentazione dell'offerta. Ne consegue che - intervenuta, dopo la pubblicazione della sentenza pronunciata nel corso del processo di cui era parte l'impresa mandataria capogruppo, la dichiarazione di fallimento di quest'ultima - è ammissibile l'impugnazione proposta in proprio dalle singole imprese mandanti, sempre che il ruolo di mandataria non sia stato assunto, nell'ambito del medesimo raggruppamento, da altra impresa (ai sensi degli artt. 23 e 25 del D.Lgs. n. 406 del 1991, ora artt. 93 e 94 del d.P.R. n. 554 del 1999). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Gennaio 2003, n. 1396.


Pagamento eseguito da istituto di credito su ordine del fallito - Ripetizione di indebito - Ammissibilità
A seguito della dichiarazione di fallimento, perde effetto l'ordine di pagamento a terzi che trova radice nel contratto di mandato stipulato tra il fallito e l'istituto di credito. Ne consegue che, ove la banca abbia eseguito il pagamento successivamente alla dichiarazione di fallimento, risultando detto versamento, che non ha più la natura di atto solutorio, privo di titolo e di causa, esso viene a realizzare la fattispecie dell'art. 2033 cod. civ., consentendo alla banca stessa di ripetere quanto indebitamente versato con mezzi propri, e non più del mandante, anche se è stata costituita una provvista, la quale, per effetto della dichiarazione di fallimento, rifluisce nella massa attiva fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Dicembre 2000, n. 16032.


Pagamenti ricevuti dal fallito - Operazioni in conto corrente bancario - Bonifico o bancogiro - Momento perfezionativo - Annotazione dell'accredito sul conto del beneficiario - Accreditamento successivo alla data del fallimento - Inefficacia - Conguaglio o compensazione con i crediti derivanti dallo scoperto di conto corrente - Ammissibilità - Esclusione
Nei casi di versamento mediante bonifico o bancogiro, il quale consiste nell'accreditamento di una somma di denaro da parte di una banca a favore del correntista beneficiario e nel contemporaneo addebitamento della stessa somma sul conto del soggetto che ne ha fatto richiesta, al fine di verificare l'anteriorità o la posteriorità dell'operazione bancaria rispetto alla dichiarazione di fallimento del beneficiario stesso, è rilevante la cosiddetta "data contabile" e cioè quella in cui è avvenuta l'annotazione dell'accredito sul conto. L'accreditamento successivo alla dichiarazione di fallimento deve ritenersi inefficace nei confronti dei creditori in applicazione dell'art. 44 legge fall., con la conseguente impossibilità per la banca di operare alcun conguaglio con sue eventuali precedenti ragioni. Nè può invocarsi da parte della banca la compensazione, in quanto, ai fini dell'applicabilità dell'art. 56 legge fall., dovendo necessariamente risalire i fatti costitutivi dei reciproci crediti alla fase precedente all'apertura del fallimento, ogni evento successivo è improduttivo di effetti rispetto alla massa per la tutela della "par condicio". D'altra parte, a seguito del fallimento, risultando ormai sciolto il conto corrente in virtù dell'art. 78 legge fall., l'impossibilità di eseguire l'obbligo di accreditamento determina la mancata coesistenza dei due debiti e preclude, per ciò solo, il ricorso all'art. 56 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 2000, n. 3519.


Curatore - Compenso - Provvedimento di liquidazione - Ricorso per cassazione - Previa richiesta di nomina di curatore speciale al fallimento - Necessità
Il principio per cui, in caso di conflitto di interessi tra rappresentante in giudizio e rappresentato, deve nominarsi a questo ultimo un curatore speciale, ha validità generale e comprende tutti i casi in cui vi sia contrasto tra un centro autonomo di interessi, ancorché non dotato di personalità giuridica, ed il suo rappresentante, sicché esso s'applica anche quando il conflitto di interessi sorga tra fallimento ed il suo curatore, come nell'ipotesi in cui si controverta sulla misura del compenso con la conseguenza che il curatore ove intenda impugnare per cassazione il provvedimento di liquidazione di detto compenso, deve richiedere previamente al primo presidente della corte di cassazione - e non al giudice delegato - la nomina del curatore speciale del fallimento, nei cui confronti va proposto il ricorso, risultando questo, in mancanza, inammissibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2000, n. 2918.


Associazione temporanea di due imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Impresa capogruppo costituita "ex lege" come mandataria - Fallimento della stessa - Estinzione del mandato - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze - Legittimazione alla riscossione del corrispettivo - Da parte dell'impresa mandante - Per la parte proporzionale ai lavori eseguiti - In forza dell'accordo di associazione - Sussistenza - Legittimazione della curatela fallimentare - Esclusione - Ricezione di detta parte di corrispettivo da parte della curatela - Azione della mandante contro la curatela per ottenerne la corresponsione - Proponibilità avanti al giudice ordinario - Sussistenza - Proponibilità in sede concorsuale - Esclusione
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da due imprese riunite in associazione temporanea, qualora intervenga il fallimento della società capogruppo, costituita "ex lege" come mandataria dell'altra, ai sensi dell'art. 23, comma ottavo, del D.Lgs. 19 dicembre 1991 n. 406, il mandato deve reputarsi risolto a norma dell'art. 78 della legge fallimentare, che non trova deroga nella disciplina di detto D.Lgs., e, conseguentemente, l'impresa mandante (essendo l'accettazione dell'opera avvenuta anteriormente alla dichiarazione di fallimento) deve reputarsi direttamente legittimata a riscuotere dall'amministrazione appaltatrice il corrispettivo per l'esecuzione dell'appalto per la quota corrispondente a quella parte dei lavori appaltati, la cui esecuzione, in base all'accordo di associazione temporanea, era di sua spettanza. Correlativamente, detta amministrazione non può eseguire il pagamento di detto corrispettivo alla curatela fallimentare dell'impresa capogruppo, che, per effetto della cessazione del mandato, non è più legittimata ad effettuare incassi in nome e per conto dell'altra associata, dovendosi, inoltre, ritenere che, qualora la curatela riceva detto pagamento, il credito dell'impresa già mandante, che agisca per ottenere dalla curatela la somma pagata dall'amministrazione appaltatrice, non debba essere fatto valere in sede concorsuale, avanti al tribunale fallimentare, ma possa esserlo avanti al giudice ordinario (nella specie l'impresa mandante aveva agito contro la curatela per ottenere l'accertamento della propria legittimazione alla riscossione del suddetto corrispettivo, nel giudizio era intervenuta l'amministrazione appaltante che aveva messo a disposizione la somma ed il giudice di merito, dopo che quello di primo grado aveva reputato improponibile l'azione, in quanto di competenza del tribunale fallimentare, ed aveva dichiarato la debenza di essa alla curatela dell'impresa mandataria, attribuendogliela, il giudice d'appello aveva, invece, in applicazione dei principi affermati dalla Suprema Corte, condannato la curatela a corrisponderla all'impresa già mandante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2000, n. 421.


Trasparenza delle condizioni contrattuali ex D.Lgs. 1 settembre 1993 n. 385 - Diritto del cliente alla consegna di copia della documentazione ex quarto comma dell'art. 119 di detto D.Lgs. - Natura "finale" e non "strumentale" - Conseguente irrilevanza dell'utilizzazione della documentazione - Fallimento del cliente - Trasmissione del diritto al curatore - Anche a seguito di scioglimento del contratto di conto corrente - Fondamento - Esercizio del diritto da parte del curatore - Intenzione del curatore di utilizzare la documentazione per l'esercizio di revocatorie - Rifiuto della banca - Legittimità - Esclusione - Pretesa della banca ad un'esclusione di quella utilizzazione in sede di riconoscimento giudiziale del diritto alla consegna - Inammissibilità
Il diritto del cliente di ottenere dall'istituto bancario la consegna di copia della documentazione relativa alle operazioni dell'ultimo decennio, previsto dal quarto comma dell'art. 119 del D.Lgs. n. 385 del 1993, si configura come un diritto sostanziale la cui tutela è riconosciuta come situazione giuridica "finale" e non strumentale, onde per il suo riconoscimento non assume alcun rilievo l'utilizzazione che il cliente intende fare della documentazione, una volta ottenuta la e deve escludersi, in particolare, che tale utilizzazione debba essere necessariamente funzionale all'esercizio di diritti inerenti il rapporto contrattuale corrente con l'istituto di credito (ben potendo, ad esempio, essere finalizzata a far emergere un illecito, anche non civilistico, di un terzo soggetto o di un dipendente della banca). Nel caso di fallimento del cliente il suddetto diritto si trasmette al curatore, posto che questi subentra - ai sensi dell'art. 31 della legge fallimentare - nell'amministrazione del patrimonio del fallito sotto la direzione del giudice delegato e considerato che detto diritto è una componente di quel patrimonio. In ragione della natura "finale" del diritto in questione, l'istituto bancario, richiesto dal curatore della consegna della copia della documentazione, non può rifiutarla adducendo l'intenzione del curatore di utilizzare la documentazione in funzione dell'esercizio di eventuali azioni revocatorie e nemmeno può pretendere che, a seguito di esercizio da parte del curatore in sede giudiziale del diritto alla consegna, la sentenza che riconosca tale diritto escluda quella utilizzazione (la Suprema Corte ha anche osservato che lo scioglimento automatico, ex art. 78 della legge fallimentare, del contratto di conto corrente - cui nella specie si correlava il diritto alla consegna della copia della documentazione - non toglie che il diritto ex art. 119 citato, configurandosi anche dopo la cessazione del rapporto, si trasmetta al curatore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Ottobre 1999, n. 11733.


Compromesso per arbitrato irrituale - Stipulato in epoca anteriore alla dichiarazione di fallimento di una delle parti - Scioglimento del vincolo ex art. 78 L. fall. - Esclusione - Fondamento - Conseguenze in tema di opponibilità del lodo alla curatela, e, per essa all'assuntore del concordato fallimentare
Il compromesso per arbitrato irrituale costituisce un atto negoziale riconducibile, nella sostanza, all'istituto del mandato collettivo e di quello conferito nell'interesse anche di terzi, così che, stipulata la relativa convenzione in epoca antecedente alla dichiarazione di fallimento di una delle parti, esso non sarà soggetto alla sanzione dello scioglimento prevista, per (il conto corrente, la commissione ed) il mandato, dall'art. 78 legge fall., non operando tale "regula iuris" nell'ipotesi di mandato conferito anche nell'interesse del mandatario o di terzi, con conseguente efficacia ed opponibilità del lodo nei confronti della curatela e, per essa, dell'eventuale assuntore del successivo concordato fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 1998, n. 8145.


Richiesta del curatore alla banca di trasmissione della documentazione concernente i rapporti di conto corrente intestati al fallito - Obbligo di adempimento della banca - Sussistenza - Onere del curatore di fornire alla banca gli elementi per l'individuazione della documentazione
In virtù del principio di buona fede, operante non solo in sede d'interpretazione ed esecuzione del contratto (artt. 1366 e 1375 c.c.), ma anche quale fonte d'integrazione della stessa regolamentazione contrattuale (art. 1374 c.c.), al curatore che richiede la documentazione concernente i rapporti di conto corrente intestati al fallito, sul presupposto di non avere avuto la possibilità di procurarseli direttamente da quest'ultimo e per la necessità che la sua carica gli impone di ricostruire le vicende del patrimonio del fallito, la banca ha l'obbligo di trasmettere la richiesta documentazione, sebbene a spese del richiedente, senza poter replicare di averla già in precedenza trasmessa al fallito stesso. Nel formulare la richiesta, il curatore non ha l'obbligo di indicare in dettaglio gli estremi dei documenti bancari dei quali vuole ottenere la consegna, tuttavia deve fornire quegli elementi minimi indispensabili per consentire l'individuazione degli stessi e, nel caso in cui la banca neghi l'esistenza dei documenti in questione, è pur sempre il curatore a dover dimostrare, anche a mezzo di presunzioni, che, viceversa quei documenti esistono e, perciò, la banca è tenuta a consegnarli. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 1997, n. 4598.


Rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione - Risoluzione di diritto - Decorrenza - Indennità di fine rapporto posta a carico della liquidazione ex art. 6 del D.L. n. 576 del 1978 (conv. nella legge n. 738 del 1978) - Interpretazione
L'art. 6 del D.L. 26 settembre 1978 n. 576, convertito nella legge 24 novembre 1978 n. 738 - che dispone che i rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa sono risoluti di diritto alla data della pubblicazione del decreto con cui è promossa la procedura concorsuale e che l'indennità di fine rapporto è posta a carico della liquidazione - va interpretata nel senso che detta indennità è unicamente quella collegata con la risoluzione "ipso iure" del rapporto, conseguente alla procedura concorsuale, e non può comprendere quelle che la disciplina collettiva (nell'ipotesi, artt. 26 e 27 dell'Accordo nazionale imprese - agenti di assicurazione del i975) ricollega alle ipotesi di scioglimento del rapporto per volontà delle parti, quale il recesso ad opera di una di esse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 1996, n. 1592.


Liquidazione coatta amministrativa - Imprese soggette - Imprese di assicurazione - Rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione - Risoluzione di diritto alla data di pubblicazione del decreto con cui è promossa la procedura - Indennità di fine rapporto posta a carico della liquidazione ex art. 6 del D.L. n. 576 del 1978 (conv. nella legge n. 738 del 1978) - Interpretazione
L'art. 6 del D.L. n. 576 del 1978, conv. nella legge n. 738 del 1978 - che dispone che i rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa sono risoluti di diritto alla data di pubblicazione del decreto con cui è promossa la procedura concorsuale e che l'indennità di fine rapporto è posta a carico della liquidazione - va interpretata nel senso che detta indennità è unicamente quella collegata con la risoluzione "ipso iure" del rapporto, conseguente alla procedura concorsuale, e non può comprendere quelle che la disciplina collettiva (nell'ipotesi artt. 26 e 27 Accordo nazionale imprese-agenti di assicurazione del 1975) ricollega alle ipotesi di scioglimento del rapporto dalla volontà delle parti, quale il recesso ad opera di una di esse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Aprile 1994, n. 3348.


Raccomandatario marittimo - Fallimento - Conseguenze - Rappresentanza processuale del raccomandante anche in ordine ai rapporti pregressi - Caducazione
Con riguardo alla raccomandazione marittima, che l'art 287 cod. nav. assoggettata alle norme del codice civile sul mandato con rappresentanza, il fallimento del raccomandatario, sciogliendo il rapporto di raccomandazione (art. 78 legge fall.) e comportando la radiazione del fallito dall'elenco dei raccomandatari (art. 6 della legge 4 aprile 1977 n. 135), determina altresì la caducazione della rappresentanza processuale del raccomandante, attribuita al raccomandatario dall'art. 288 cod. nav., anche in ordine ai rapporti pregressi da costui posti in essere in tale veste. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Luglio 1993, n. 7904.


Mandato e commissione - Mandato in "rem propriam" - Cessione di credito con funzione solutoria - Integrazione - Fallimento del creditore cedente - Conseguenze - Art. 78 legge fall. - Disciplina - Inapplicabilità - Revoca del mandato per giusta causa - Ammissibilità - Esclusione
Con riguardo ad un mandato in "rem propriam" che integri una cessione di credito con funzione solutoria, ancorché sia seguito dal fallimento del creditore cedente, l'effetto sostanziale dell'avvenuta cessione, che fa uscire il credito dal patrimonio del fallito prima della dichiarazione di fallimento (salva l'esperibilità della revocatoria fallimentare), non solo preclude l'applicazione dell'art. 78 legge fall., ma neppure legittima gli organi della curatela alla revoca del mandato per giusta causa, ai sensi del secondo comma dell'art. 1723 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Novembre 1992, n. 11966.


Clausola compromissoria o arbitrato irrituale antecedenti al fallimento - Effetti - Disconoscimento da parte del curatore - Ammissibilità - Esclusione
Il curatore che subentra in un contratto stipulato dal fallito, nel quale sia contenuta una clausola compromissoria non può disconoscere tale clausola - o, in caso di posteriorità della dichiarazione di fallimento alla conclusione dell'arbitrato irrituale, non può sottrarsi agli effetti di questo -, ancorché configuri un patto autonomo, attesa la riconducibilità di essa allo schema negoziale del mandato collettivo (art. 1726 cod. civ.) e di quello conferito nell'interesse anche di terzi (art. 1723, secondo comma cod. civ.), rispetto ai quali la revoca del solo mandante o di uno solo di essi - e, quindi, in deroga al disposto dell'art. 78 della legge fallimentare, il fallimento dell'uno o dell'altro - non ha effetto estintivo del rapporto giuridico costituito attraverso il detto negozio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 1992, n. 11216.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Atti successivi alla dichiarazione - Assegno bancario - Emittente - Emissione successiva alla dichiarazione di fallimento - Banca trattaria - Pagamento in favore del prenditore - Indebito - Configurabilità - Azione di ripetizione - Ammissibilità - Banca - Legittimazione in proprio - Spettanza - Limiti
L'inefficacia dell'ordine di pagamento espresso con assegno bancario, discendente dalla posteriorità della sua emissione rispetto alla dichiarazione del fallimento dell'emittente, implica, in caso di pagamento dell'assegno medesimo da parte della banca trattaria in favore del prenditore, il carattere indebito di tale pagamento, ed altresì la legittimazione all'azione di ripetizione non dell'emittente, ma della banca medesima, in proprio (quindi all'infuori delle disposizioni di cui all'art. 1271 cod civ. in tema di eccezioni opponibili dal delegato), e nei limiti dell'effettiva entità dell'esborso subito (nella specie, ridotto da transazione intervenuta fra la banca e la curatela per una restituzione solo parziale della provvista costituita dal fallito sul conto corrente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Agosto 1992, n. 9167.


Contratti bancari - Apertura di credito bancario - Recesso - Apertura di credito in conto corrente assistita da garanzia - Revoca della banca a seguito del fallimento del cliente - Successivo pagamento effettuato dalla banca quale fideiussore del cliente - Addebito del pagamento sul conto - Insinuazione in sede concorsuale del credito di regresso della banca - Esclusione
La banca, la quale revochi un'apertura di credito in conto corrente, assistita da garanzia, a seguito del fallimento del cliente, e poi effettui un pagamento in veste di fideiussore del cliente medesimo, non può, addebitando tale pagamento sul conto, insinuare il proprio credito di regresso in sede concorsuale ed invocare suddetta garanzia, non essendo questa utilizzabile all'infuori dell'affidamento per il quale è stata prestata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Marzo 1991, n. 2996.


Conto corrente bancario - Dichiarazione di fallimento del correntista - Risoluzione del contratto - Pagamenti effettuati dalla banca - Inefficacia
Con riguardo a contratto di conto corrente bancario la dichiarazione di fallimento del correntista comporta la risoluzione del contratto a norma dell'art. 78 legge fallimentare, con la conseguente Estinzione degli obblighi della banca per l'esecuzione del mandato inerente al conto corrente, nonché l'acquisizione alla massa del fallimento dei relativi accreditamenti, restando salva a norma dell'art. 42, secondo comma, legge fallimentare la detrazione delle sole spese per la tenuta e conservazione del conto corrente ma non dei pagamenti eseguiti dalla banca per conto del correntista successivamente al suo fallimento ed al conseguente venir meno della sua disponibilità delle somme depositate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 1988, n. 407.


Mandato irrevocabile per l'esazione di un credito verso terzi - Riscossione del credito e compensazione con un debito del mandatario - Fallimento del mandante - Irrilevanza - Esecuzione del mandato dopo la dichiarazione di fallimento - Obblighi del mandatario


Qualora una banca, ricevuto mandato irrevocabile per l'esazione di un credito verso terzi, riscuota le relative somme e le compensi con proprie ragioni creditorie, prima della dichiarazione di fallimento del cliente, quest'ultima non interferisce di per sè sul rapporto ormai esaurito (ferma restando l'esperibilità della revocatoria fallimentare). Ove, invece, detto mandato venga eseguito dopo la dichiarazione di fallimento, deve essere affermato l'Obbligo della banca di rimettere quanto riscosso alla curatela, salvo che si accerti che il mandato stesso comportava anche la cessione (al mandatario) di quel credito, implicandone così il trasferimento prima dell'instaurazione della procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 1987, n. 8505.


Mutuo fondiario - Esistenza di ipoteche poziori sull'immobile - Ritenzione ad opera dell'istituto mutuante di una parte della somma mutuata con obbligo di pagare per conto del mutuatario i creditori poziori - Successivo fallimento del mandante - Mutuatario - Estinzione del suddetto negozio ex art. 78 legge fall. - Conseguenza necessaria - Destinazione delle somme trattenute dall'istituto mutuante - Obblighi degli organi fallimentari


Qualora nella stipulazione di un mutuo fondiario, l'istituto mutuante, esistendo ipoteche di grado poziore sull'immobile, abbia trattenuto, a norma dell'art. 13, comma secondo, del R.d. 16 luglio 1905 n. 646, parte della somma mutuata, ed abbia assunto l'incarico di pagare con le somme così ritenute, di pertinenza del mutuatario, i crediti ipotecari poziori, al fine di conseguire il primo grado dell'ipoteca, un siffatto negozio, pur rientrando nello schema del mandato in rem propriam, non sopravvive al successivo fallimento del mandante-mutuatario, ma si estingue a norma dell'art. 78 legge fall., non potendo in ogni caso l'esecuzione del mandante, anche se in rem propriam, sovrapporsi alle regole inderogabili del concorso. Nell'indicata ipotesi, pertanto, le somme trattenute dall'istituto di credito fondiario debbono essere acquisite alla massa attiva del fallimento, pur rimanendo, tuttavia, gli stessi organi fallimentari tenuti all'osservanza delle norme sul credito fondiario, e dovendo, quindi, quelle somme essere destinate, nel rispetto sia della ipoteca del terzo sia di quella dell'istituto mutuante nel grado imposto dalla legge, al pagamento dei creditori muniti di ipoteca poziore, per assicurare all'istituto il conseguimento della prelazione ipotecaria di primo grado. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Maggio 1984, n. 3111.


Conto corrente - Mandato "in rem propriam" conferito ad una banca per la riscossione di crediti del mandante verso terzi con facoltà di compensazione con crediti della banca verso il mandante medesimo per anticipazioni o finanziamenti - Persistenza - Limiti


Il sopravvenuto fallimento del mandante non determina l'automatico scioglimento del mandato conferito anche nell'interesse del mandatario (cosiddetto mandato in rem propriam), sicché, in caso di mandato conferito ad una banca per la riscossione di crediti del mandante verso terzi al fine di consentire alla mandataria di operare la compensazione tra le somme riscosse per conto del mandante ed i crediti verso il medesimo derivanti da anticipazioni o finanziamenti a lui concessi, la banca conserva la legittimazione a riscuotere pur dopo il fallimento del mandante, ma non può più procedere a detta compensazione (e quanto riscosso successivamente alla dichiarazione di fallimento rimane quindi acquisito alla procedura), non essendo essa applicabile in Sede fallimentare tra crediti anteriori verso il fallito e debiti verso il medesimo sorti nel corso della procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Marzo 1984, n. 1689.


Mandato in "rem propriam" - Fallimento del mandante - Estinzione automatica del mandato - Esclusione - Incompatibilità tra l'interesse del mandatario e l'interesse scaturente dagli effetti della procedura fallimentare - Revoca del mandato da parte del curatore - Legittimazione - Fattispecie di mandato conferito dal fallito ad una banca per la riscossione di crediti verso terzi


Il sopravvenuto fallimento del mandante non determina l'automatico scioglimento del mandato conferito anche nell'interesse del mandatario, ne' costituisce di per sè solo una giusta causa di revoca da parte del curatore, in quanto, potendo il congegno del mandato in rem propriam essere utilizzato per gli scopi più vari, non può ritenersi aprioristicamente inconciliabile l'interesse del mandatario con quello scaturente dagli effetti della procedura concorsuale, ma è necessario accertare caso per caso se gli effetti del rapporto sottostante al mandato siano incompatibili con quelli del fallimento, e se questo escluda la possibilità di realizzazione dell'interesse del mandatario. Tale incompatibilità sussiste, e legittima, pertanto, il curatore alla revoca del mandato, nella ipotesi che esso sia stato conferito dal fallito ad una banca per la riscossione di crediti verso terzi, al fine di consentire alla mandataria di operare la compensazione tra le somme riscosse per conto del mandante ed i crediti verso il medesimo derivante da finanziamenti a lui concessi, in quanto il detto scopo non è più realizzabile dopo la dichiarazione di fallimento, attesa la inapplicabilità della compensazione fallimentare di cui all'art. 56 legge fall. Tra crediti anteriori verso il fallito e debiti verso il medesimo sorti nel corso della procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Febbraio 1983, n. 857.


Lavoro subordinato - Retribuzione - Cassa integrazione guadagni - Imprenditore - Mandatario "ex lege" della cassa - Configurabilità - Fallimento dello imprenditore medesimo - Risoluzione del mandato - Sostituzione del curatore al fallito nell'esecuzione del mandato - Inammissibilità - Diritto dei dipendenti sospesi alla integrazione - Domanda d'accertamento - Interesse del fallimento - Insussistenza


Nell'istituto della cassa integrazione guadagni l'imprenditore versa nella posizione di mandatario ex lege, sia allorché è obbligato, in correlazione con l'esercizio del potere di sospendere o contrarre l'attività produttiva, a proporre la domanda per la concessione dell'integrazione, previa promozione della procedura di consultazione sindacale, sia quando, concessa l'autorizzazione alla integrazione, è tenuto al pagamento della integrazione medesima ai lavoratori aventi diritto. Il mandato conferito dalla legge allo imprenditore di pagare ai lavoratori le integrazioni concesse dalla cassa si risolve con il fallimento dell'imprenditore a norma dello art. 78 legge fallimentare e pertanto il curatore non può sostituirsi al fallito nell'esecuzione del mandato medesimo. Ne' di conseguenza è configurabile un interesse del fallimento a proporre la domanda di accertamento del diritto dei dipendenti sospesi alla integrazione autorizzata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 12 Giugno 1982, n. 3578.


Mandato in rem propriam - Fallimento del mandante - Estinzione del mandato - Esclusione - Effetti


L'Estinzione del mandato, in conseguenza del sopravvenuto fallimento del mandante, non si verifica per il mandato conferito anche nello interesse del mandatario o del terzo (mandato in rem propriam), che e un istituto giuridico autonomo, avente disciplina propria, contrastante con quella del mandato semplice, circa le cause estintive e la revocabilita (art 1723, secondo comma, cod civ). in particolare, se i rispettivi interessi di mandante e mandatario in rem propriam sono contrapposti - come nel caso di mandato funzionalmente ed inscindibilmente connesso con altro negozio, in quanto mezzo per l'adempimento degli obblighi da questo derivanti - si e di fronte ad un contratto con prestazioni corrispettive, per la sua natura sinallagmatica opponibile, nell'ipotesi di fallimento del mandante, alla massa dei creditori, sicché il fallimento, come acquisisce i diritti scaturenti da detto contratto, cosi deve soggiacere agli obblighi correlativi, salvo sempre il diritto di revoca del curatore, non solo sulla base di una pattuizione in tal senso, ma anche per giusta causa, ravvisabile nell'impossibilita, per il mandatario, di disporre dei beni fallimentari al di fuori ed oltre gli stretti limiti resi necessari dal soddisfacimento del suo diritto, ovvero nella valutazione, riservata agli organi fallimentari, delle esigenze della procedura fallimentare (accertamento del passivo ed accertamento, liquidazione e ripartizione dell'attivo) nello interesse della massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Luglio 1981, n. 4282.


Conto corrente - Saldo passivo - Credito della banca - Incarico a quest'ultima conferito dal cliente con mandato revocabile o irrevocabile a riscuotere il pagamento di un debito di un terzo - Legittimazione della banca - Persistenza - Fallimento anteriore del cliente - Irrilevanza - Obbligo di rimettere al curatore le somme riscosse - Sussistenza - Estinzione dello obbligo per compensazione - Esclusione


La banca, creditrice del cliente per saldo passivo di conto corrente, la quale sia incaricata da quest'ultimo di riscuotere un credito verso terzi, non in forza di negozio solutorio implicante la cessione del credito stesso, ne comunque in forza di accordo comportante il diritto incondizionato di incamerare le somme riscosse, ma in base ad un mandato in senso stretto, ancorché irrevocabile (cosiddetto mandato in rem propriam), mantiene la legittimazione alla riscossione del credito anche dopo il fallimento del cliente, in considerazione di detta irrevocabilità (art 1723 cod civ), ma e obbligata a rimettere al mandante, e, quindi, alla curatela del suo fallimento, le somme riscosse (art 1713 cod civ), senza potere invocare l'Estinzione di tale Obbligo per compensazione, tenuto conto dello scioglimento del rapporto di conto corrente per effetto della dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art 78 del RD 16 marzo 1942 n 267, e della non applicabilità della compensazione fallimentare, di cui all'art 56 del citato decreto, con riguardo a debiti sorti dopo detta dichiarazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 1981, n. 1182.


Mandato e commissione - Conferimento da parte dell'imprenditore in forza di mandato generale di poteri di rappresentanza sostanziale e processuale - Sopravvenuto fallimento del mandante - Opposizione al fallimento - Legittimazione del mandatario - Sussistenza - Scioglimento del mandato ex art 78 della legge fallimentare - Eccezione


Qualora l'imprenditore abbia conferito ad altri l'amministrazione dei suoi beni, in forza di mandato generale con poteri di rappresentanza sostanziale e processuale, il sopravvenuto fallimento del mandante non priva il mandatario di legittimazione alla opposizione avverso la dichiarazione di fallimento, atteso che il relativo potere, in quanto diretto a rivendicare al fallito la amministrazione e la disponibilità del suo patrimonio, e compreso in detto mandato generale, e non viene meno a causa dello scioglimento del rapporto di mandato, previsto dall'art 78 della legge fallimentare come effetto della dichiarazione di fallimento, la cui operatività deve ritenersi limitata alle attivita che il fallito stesso non può più compiere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Luglio 1978, n. 3435.


Operazioni bancarie in conto corrente - Compensazione tra i saldi di più conti o rapporti - Mandato del cliente alla banca per la riscossione di somme dovutegli da terzi - Credito della banca per scoperto di conto corrente - Utilizzazione del predetto mandato per l'acquisizione ed il portare in compensazione i versamenti effettuati da quei terzi - Esclusione nell'ipotesi di instaurazione a carico del mandante di procedura concorsuale


La banca, creditrice per scoperto di conto corrente, che abbia ricevuto dal cliente mandato a riscuotere somme dovutegli da terzi, non puo far valere detto mandato al fine di acquisire e portare in compensazione i versamenti effettuati da quei terzi, dopo l'instaurarsi,a carico del mandante, di procedura concorsuale (nella specie, amministrazione controllata). Tale evento, infatti, pur non comportando l'Estinzione del mandato che sia stato conferito anche nell'interesse del mandatario (cosiddetto mandato in rem propriam), e, quindi, il venir meno della legittimazione del mandatario stesso a riscuotere detti crediti, determina l'acquisizione alla procedura dell'intero patrimonio del debitore, precludendo ogni possibilita di compensazione con sopravvenienze attive. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 1977, n. 4620.


Mandato conferito anche nell'interesse del mandatario - Fallimento o liquidazione coatta amministrativa del mandante - Estinzione del mandato - Esclusione


Il mandato conferito anche nell'interesse del mandatario (cosiddetto mandato sinallagmatico od in rem propriam) non si scioglie per il fallimento o la liquidazione coatta amministrativa del mandante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Settembre 1976, n. 3157.


Conto corrente di corrispondenza - Estinzione del rapporto - Successivi pagamenti al correntista fallito - Inefficacia - Conoscenza della banca - Irrilevanza


Il conto corrente di corrispondenza e un contratto innominato o atipico, a contenuto misto, e non e configurabile puramente e semplicemente come mandato conferito anche nell'interesse della banca o di terzi. Il relativo rapporto pertanto si estingue con la dichiarazione di fallimento del correntista, onde sono inefficaci i pagamenti a questi effettuati dopo il deposito in cancelleria della sentenza dichiarativa, indipendentemente dalla conoscenza effettiva che del fallimento abbia la banca. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Dicembre 1974, n. 4043.


Conto corrente di corrispondenza - Poteri e obblighi della banca - Fallimento del correntista - Riscossioni per il correntista - Sopravvivenza del mandato in rem propriam - Inapplicabilità


Il principio secondo cui il mandato in rem propriam non si estingua per il fallimento del mandante, non e applicabile nell'ipotesi di riscossioni che la banca esegue per conto del correntista nell'ambito del contenuto normale del rapporto di conto corrente di corrispondenza, in quanto esse costituiscono Atti di esecuzione di tale unitario contratto e non formano oggetto di uno specifico mandato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 1972, n. 2545.


Mandato conferito anche nell'interesse del mandatario - Sopravvenuta ammissione dell'imprenditore mandante all'amministrazione controllata - Estinzione del mandato - Esclusione


L'ammissione dell'imprenditore all'amministrazione controllata non determina (cosi come nell'ipotesi di fallimento dello stesso) l'Estinzione del mandato conferito anche nell'interesse del mandatario, data la natura sinallagmatica di tale contratto, avente una propria disciplina per quanto attiene alle cause estintive e alla revocabilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 1972, n. 1267.


Concordato preventivo - Scioglimento del contratto di conto corrente - Esclusione


La disposizione dell'art.78 della legge fallimentare - secondo la quale il contratto di conto corrente si scioglie per effetto del fallimento di una delle parti - non e applicabile al concordato preventivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Dicembre 1968, n. 3868.


Estinzione del mandato - Azione di restituzione proposta dal curatore del fallimento contro il mandatario per le somme riscosse dopo la dichiarazione di fallimento ed erogate in pagamento di alcuni debitori


Non ricorre ipotesi di litisconsorzio necessario quando sia richiesto l'adempimento di un, obbligazione al proprio debitore, anche se dalla condanna possa derivare il diritto di costui di essere rivalso da altri estranei al giudizio, in quanto tale rapporto e del tutto indipendente dal primo. Pertanto, ove dopo la dichiarazione di fallimento del mandante il mandatario abbia riscosso somme di spettanza del mandante e con le stesse abbia pagato alcuni creditori di questo, legittimamente il curatore del fallimento richiede al mandatario del fallito -il cui mandato era cessato per effetto del fallimento- la restituzione delle somme riscosse. In tale giudizio non e richiesto l'intervento necessario dei creditori soddisfatti dal mandatario, nonostante che il mandatario possa agire in rivalsa contro di loro e che gli stessi possano essere assoggettati all'Azione revocatoria da parte del curatore per i pagamenti indebitamente ricevuti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Aprile 1966, n. 879.


Contratto stipulato dal fallito - Clausola compromissoria - Nomina degli arbitri - Efficacia nei confronti del curatore - Condizioni


Il curatore che subentra in un contratto stipulato dal fallito nel quale sia contenuta una clausola compromissoria non può disconoscere tale clausola, e, se il fallimento sia stato dichiarato dopo che gli arbitri o i periti siano stati già nominati ed abbiano accettato l'incarico, non può disconoscere gli effetti del rapporto già perfezionato e che ha avuto esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Gennaio 1964, n. 162.


Mandato conferito dall'assicurato fallito all'arbitro - Estinzione - Insussistenza


L'assicurato e la società assicuratrice che per l'accertamento e la liquidazione del danno nominano ciascuno il proprio arbitro, in adempimento dell'obbligo assunto con il contratto d'assicurazione, conferiscono autonomi e distinti mandati, ognuno dei quali e concesso anche nell'interesse dell'altra parte pertanto la dichiarazione di fallimento dell'assicurato non estingue, il mandato da lui conferito allo arbitro sull'interesse anche della società assicuratrice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Gennaio 1964, n. 162.


Mandato in rem propriam - Estinzione - Esclusione


Per il coordinato disposto dagli artt 78 della legge sul fallimento e 1723 del cod civ, il sopravvenuto fallimento del mandante estingue soltanto il mandato semplice conferito nel solo interesse del mandante e non pure il mandato conferito anche nell'interesse del mandatario o del terzo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Ottobre 1963, n. 2907.


 
L'Estinzione del mandato, in conseguenza del sopravvenuto fallimento del mandante si verifica, ai sensi dell'art 78 della legge fallimentare, soltanto nell'ipotesi di mandato semplice, conferito nel solo interesse del mandante, e non anche di mandato conferito anche nell'interesse del mandatario o del terzo. Non può, peraltro negarsi al curatore, che subentra al fallito nel predetto contratto di mandato, in rem propriam il diritto di revoca previsto dall'art 1723 cod civ non solamente quando la revocabilità sia pattuita, ma anche per giusta causa, la quale, nella multiforme varietà del contenuto che il mandato in rem propriam può assumere, o può essere ricercata nell'impossibilita da parte del mandatario di disporre dei beni fallimentari al di fuori e oltre gli stretti limiti resi necessari dal soddisfacimento dei diritti del mandatario stesso o del terzo, tutelato dalla norma e dal contratto, ovvero può scaturire dalla valutazione delle menzionate esigenze della procedura nell'interesse della massa dei creditori, valutazione affidata agli organi fallimentari. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 1962, n. 1096.