Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 72-quater ∙ (Locazione finanziaria)


Tutte le MassimeCassazione
In generale
Natura eccezionale della disciplina
Contratti pendenti alla data di dichiarazione del fallimentoRisoluzione o cessazione ante fallimento del contratto di leasingSospensione del contrattoScioglimento del contrattoDomanda di rivendicaProva del contratto di leasingRegime transitorio

Il concedente
Restituzione dei beni
Spese di custodia del beneInvito al proprietario al ritiro dei beni locatiScioglimento del contratto e credito del concedenteAccoglimento della domanda di rivendica e scioglimento del contratto di leasingDeterminazione equo compenso per uso della cosaDistinzione tra leasing traslativo e leasing finanziarioRestituzione dei canoniCanoni successivi alla dichiarazione di fallimentoValore del bene concesso in leasing e accertamento tecnico preventivoValore di mercatoComputo del debito effettivo del fideiussore

Vendita e Riallocazione
Onere del concedente di insinuarsi al passivo
Determinazione del valore di mercato e stima diposta dal giudice delegatoOnere del concedente di diligente ricerca per la riallocazione del bene sul mercatoClausola risolutiva e accredito al contraente inadempiente del ricavato dalla riallocazione del bene sul mercatoCredito residuo in linea capitaleCompensazione tra i crediti del concedente e del fallimentoRettifiche sulla base di quanto effettivamente realizzato dalla vendita del bene devono farsi valere in sede di riparto

Azione revocatoria
Azione revocatoria dei pagamenti al concedente
Azione revocatoria e clausola risolutiva espressa

Altro
Rinegoziazione del contratto e clausole vessatorie
Leasing collegato a contratto di mutuoStato di insolvenza e valore del cespite in locazione finanziariaPiano di ammortamentoLeasing e rischi a scadenza



Leasing – Fallimento – Risoluzione del contratto ante fallimento – Applicazione dell’art. 72quater l.f. – Esclusione
Se il contratto di leasing si è risolto, per inadempimento dell’utilizzatore, prima del suo fallimento, si applica l'art. 1526 c.c. invece che l’art. 72-quater l.fall., poiché questa norma, avente carattere eccezionale, presuppone lo scioglimento del contratto per  volontà del curatore e quale conseguenza del fallimento.

La necessità di un'esegesi restrittiva della norma fallimentare, dunque, non consente di ritenere superata la distinzione tra leasing finanziario e leasing traslativo, con le differenti conseguenze che da essa derivano nel caso di risoluzione del contratto per inadempimento. (Pietro Gobio Casali) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 17 Maggio 2019, n. 10733.


Leasing – Leasing finanziario – Risoluzione del contratto anteriore al fallimento – Applicazione dell’art. 72-quater l.f.  – Restituzione del bene al concedente – Vendita o allocazione previa insinuazione al passivo – Vendita sulla base di valore di mercato risultate da stima disposta dal giudice delegato – Regolazione della differenza sulla base della stima – Eventuali rettifiche in sede di riparto fallimentare
Gli effetti della risoluzione del contratto di leasing finanziario per inadempimento dell'utilizzatore, verificatasi in data anteriore alla data di entrata in vigore della legge 124/2017 (art. 1 commi 136-140), sono regolati dalla disciplina dell'art. 72-quater legge fall., applicabile anche al caso di risoluzione del contratto avvenuta prima della dichiarazione di fallimento dell'utilizzatore.

In caso di fallimento dell'utilizzatore, il concedente avrà diritto alla restituzione del bene e dovrà insinuarsi al passivo fallimentare per poter vendere o allocare il bene e trattenere, in tutto o in parte, l'importo incassato.

La vendita avverrà a cura dello stesso concedente, previa stima del valore di mercato del bene disposta dal giudice delegato in sede di accertamento del passivo.

Sulla base del valore di mercato del bene, come stabilito sulla base della stima su menzionata, sarà determinato l'eventuale credito della curatela nei confronti del concedente o il credito, in moneta fallimentare, di quest'ultimo, corrispondente alla differenza tra il valore del bene ed il suo credito residuo, pari ai canoni scaduti e non pagati ante-fallimento ed ai canoni a scadere, in linea capitale, oltre al prezzo pattuito per l'esercizio dell'opzione.

Eventuali rettifiche, sulla base di quanto effettivamente realizzato dalla vendita del bene, potranno farsi valere in sede di riparto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2019, n. 8980.


Fallimento – Locazione finanziaria (leasing) – Scioglimento del rapporto – Credito residuo in linea capitale – Interpretazione – Crediti del concedente non ancora scaduti

Fallimento – Locazione finanziaria (leasing) – Scioglimento del rapporto – Disciplina – Natura eccezionale – Deroga al principio della par condicio creditorum

Locazione finanziaria (leasing) – Scioglimento anticipato del rapporto – Clausole contenute nei contratti di leasing – Facoltà del concedente di soddisfarsi direttamente ed in via esclusiva sul ricavato dalla riallocazione del bene – Contrarietà all’ordine pubblico economico – Nullità

Fallimento – Locazione finanziaria (leasing) – Scioglimento del rapporto – Credito del concedente per canoni scaduti – Credito del fallimento generato dalla riallocazione del bene – Compensazione – Esclusione

L’indicazione del (solo) "credito residuo in linea capitale" - compiuto dalla norma dell'art. 72 quater, comma 4 - non può che riferirsi ai soli crediti del concedente non ancora scaduti; per questi crediti, infatti, la mancata considerazione degli interessi compensativi, ovvero l'esclusione degli stessi, segue direttamente al fatto che - per il periodo successivo alla dichiarazione - il rapporto di leasing non ha avuto esecuzione: con perdita, per l'utilizzare, pure della stessa disponibilità materiale del bene.

Per contro, non avrebbe senso ipotizzare che il contesto della norma dell'art. 72 quater faccia riferimento anche (o solo) ai canoni già scaduti. Sino alla dichiarazione di fallimento il rapporto ha ben avuto esecuzione: perciò gli interessi compensativi sono dovuti, nè sarebbe ragionevole destinarli a un regime differenziato da quello relativi al capitale, ciò che anzi comporterebbe, a ben vedere, una deviazione sostanziale dalla regola contenuta nella L. Fall., art. 55, comma 1.

La disciplina dettata dall’art. 72-quater l. fall. ha natura eccezionale in ragione della particolare protezione che accorda - in deroga al principio della par condicio creditorum - al concedente in punto di soddisfacimento esclusivo sul ricavato della riallocazione del bene.

Sono nulle, per contrarietà all’ordine pubblico economico, le clausole contenute nei contratti di leasing che, in caso di scioglimento anticipato del rapporto, vorrebbero, sulla falsariga di quanto prevede l’art. 72-quater l. fall. per il caso di fallimento, consentire al concedente la facoltà di soddisfarsi direttamente ed in via esclusiva sul ricavato dalla riallocazione del bene (c.d. patto di deduzione) tanto per i canoni scaduti quanto per quelli ancora a scadere.

Il credito del fallimento a vedersi corrisposto il surplus di quanto ricavato dalla ricollocazione del bene trova la sua fonte proprio nello scioglimento del contratto di leasing, scioglimento che imprime al bene che ne è oggetto una destinazione radicalmente diversa da quella precedente, che per l'appunto transita dalla funzione di utilizzo da parte del soggetto poi fallito a quella di soddisfacimento di dati crediti del concedente (credito residuo in linea capitale); non può dunque operarsi la compensazione tra il credito del concedente per canoni scaduti ed il credito a favore del fallimento (costituito dalla parte eccedente il montante dei canoni a scadere) generato dalla riallocazione del bene. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 04 Febbraio 2019, n. 3200.


Locazione finanziaria – Leasing traslativo – Applicazione della disciplina dell’art. 72-quater in caso di risoluzione anticipata del contratto – Esclusione – Contrarietà all’ordine pubblico economico e alla previsione di cui all’art. 1526 c.c. – Differenza di presupposti applicativi – Altre pattuizioni – Nullità – Fattispecie
E’ nullo, per contrarietà all’ordine pubblico economico e, in particolare, alla previsione di cui all’art. 1526 c.c., applicabile in via analogica a tutti i casi di risoluzione anticipata del contratto di leasing c.d. traslativo, il patto con il quale si preveda l’applicazione della disciplina dettata dall’art. 72-quater l.fall. al contratto di locazione finanziaria risolto prima del fallimento.

I presupposti applicativi delle due discipline sono, infatti, molto diversi: a) da un lato il mero fatto del sopravvenire del fallimento dell’utilizzatore su un contratto di leasing in corso di esecuzione, dall’altro il verificarsi di un inadempimento dell’utilizzatore a fronte del quale la società concedente decide di risolvere il contratto; b) la convenienza per il fallimento di operare la scelta tra prosecuzione e scioglimento del rapporto, tenendo conto dell’eventuale esercizio provvisorio dell’impresa fallita.

Allo stesso modo, sono nulle, per contrarietà all’art. 1526 c.c. le pattuizioni che, in ipotesi di risoluzione anticipata del contratto di leasing traslativo prevedano pattuizioni quali:

a) il diritto dell’utilizzatore a percepire il ricavato dalla vendita o dal reimpiego del bene al netto di tutte le spese ed oneri, anche se giudiziali e non ripetibili, e comunque a qualsiasi titolo sostenuti dal concedente, anche se connessi al recupero e alla vendita o reimpiego in locazione finanziaria del bene o nello svolgimento delle pratiche anche legali dirette a conseguire indennizzi assicurativi o risarcimenti da parte di terzi;

b) l’inclusione, nel montante coperto dalla vendita o riallocazione del bene, di tutti gli importi contrattualmente previsti a carico dell’utilizzatore fino alla data di scadenza originaria del contratto, con addizione di interessi moratori convenzionali;

c) la mancata previsione che la vendita e riallocazione del bene ottenuto in restituzione non debba aver luogo a valori di mercato, pena la responsabilità del concedente e che lasciano quest’ultimo libero di procedere o meno all’operazione di riallocazione secondo le proprie insindacabili determinazioni, senza tener conto della presenza di interessi altrui, quali potrebbero essere quelli dello stesso utilizzatore o di altri suoi creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2018, n. 27935.


Locazione finanziaria - Leasing traslativo - Risoluzione richiesta dal locatore per inadempimento dell'utilizzatore - Locatario assoggettato a concordato preventivo - Applicabilità della disciplina prevista dall'art. 1526 c.c. - Sussiste - Disciplina di cui all’art. 72 quater l.fall. - Applicabilità per analogia - Esclusione - Fondamento
In tema di leasing traslativo, l'azione ordinaria di risoluzione del contratto promossa dal locatore, per inadempimento dell'utilizzatore assoggettato a concordato preventivo, è disciplinata dall'art. 1526 c.c.; deve essere esclusa, pertanto, l'applicazione analogica dell'art. 72 quater l. fall., che ha natura di norma eccezionale e non riguarda la risoluzione del contratto di leasing bensì il suo scioglimento quale conseguenza del fallimento dell'utilizzatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Giugno 2018, n. 15975.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Contratto di leasing - Risoluzione precedente alla dichiarazione di fallimento - Equo compenso per l’uso della cosa - Determinazione - Potere del giudice delegato - Sussiste
In materia di insinuazione allo stato passivo dei crediti derivanti da un contratto di leasing che sia stato risolto prima della dichiarazione di fallimento, rientra nei poteri del giudice delegato, ai sensi degli artt. 25, comma 1, n. 8), e 92 e ss. l.fall., provvedere alla determinazione dell'equo compenso per l'uso della cosa ex art. 1526, comma 1, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2018, n. 11962.


Fallimento a seguito di revoca dell’ammissione al concordato preventivo - Fideiussione a garanzia di un debito correlato a un rapporto di leasing - Scioglimento del rapporto di leasing per fallimento del debitore principale - Computo del debito del fideiussore - Parametri ex art. 72-quater l. fall. - Rilevanza
Nella dichiarazione di fallimento intervenuta a seguito di revoca del concordato preventivo per occultamento della reale entità del debito dichiarato nella proposta concordataria ed avente a oggetto un contratto di leasing (scioltosi con il fallimento del debitore) garantito da fideiussione, il computo del debito effettivo del fideiussore deve essere commisurato a quello del debitore garantito e la sua determinazione deve avvenire applicando i parametri previsti dall'art. 72-quater l. fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Aprile 2018, n. 8503.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Contratto di leasing - Fallimento pendente al 16 luglio 2006 - Distinzione tra leasing di godimento e traslativo - Conseguenze in ordine all'applicazione dell'art. 1526 c.c. - Art. 72-quater l.fall. -  Applicabilità - Esclusione
In tema di verifica dello stato passivo nei fallimenti pendenti alla data del 16 luglio 2006, nel caso di contratto di "leasing" occorre sempre distinguere a seconda che si tratti di "leasing" finanziario o traslativo, solo per quest'ultimo potendosi utilizzare, in via analogica, l’art. 1526 c.c., mentre non può invocarsi l’art. 72 quater l.fall., come introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006, trattandosi di norma espressamente applicabile soltanto nelle procedure concorsuali aperte successivamente alla predetta data. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2018, n. 3945.


Fallimento – Locazione finanziaria – Fallimento dell’utilizzatore – Scioglimento del contratto – Credito del concedente – Distinzione
In caso di fallimento dell'utilizzatore e di opzione del curatore per lo scioglimento del vincolo contrattuale, il credito vantato dal concedente si specifica in due segmenti; il primo relativo ad una somma certa e determinata già alla data della dichiarazione di fallimento (rappresentato dai canoni scaduti e non pagati) ed il secondo relativo ad una somma indeterminata, variabile e dipendente dalla reazione del mercato alla nuova allocazione del bene (rappresentato dalla differenza tra il valore residuo del bene alla data di fallimento e quanto incassato, che può essere anche negativa).

Appare, quindi, evidente che - per il primo segmento di credito - il concedente è legittimato ad insinuarsi ordinariamente al passivo e ad essere soddisfatto in sede fallimentare, indipendentemente dalla vendita o altra allocazione del bene in leasing, mentre l'ulteriore ed eventuale segmento di credito potrà essere insinuato solo a latere della collocazione stessa, da cui strettamente dipende.

La Corte ha quindi enunciato il seguente principio di diritto:
“in caso di fallimento dell'utilizzatore e di opzione del curatore per lo scioglimento del vincolo contrattuale il concedente non può richiedere subito, mediante l'insinuazione al passivo ed ex art. 93 l.fall., anche il pagamento dei canoni residui che l'utilizzatore avrebbe dovuto corrispondere nell'ipotesi di normale svolgimento del rapporto di locazione finanziaria, in quanto con la cessazione dell'utilizzazione del bene viene meno l'esigibilità di tale credito, ma ha esclusivamente diritto alla restituzione immediata del bene ed un diritto di credito eventuale, da esercitarsi mediante successiva insinuazione al passivo, nei limiti in cui, venduto o altrimenti allocato a valori mercato il bene oggetto del contratto di leasing, dovesse verificarsi una differenza tra il credito vantato alla data del fallimento e la minor somma ricavata dalla allocazione del bene cui è tenuto il concedente stesso, secondo la nuova regolazione degli interessi fra le parti direttamente fissata dalla legge". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2017, n. 21213.


Fallimento - Locazione finanziaria - Contratto risolto in data anteriore al fallimento - Applicazione della disciplina di cui all'articolo 72-quater l.f. - Esclusione - Distinzione tra leasing finanziario e leasing traslativo
Nell'ipotesi in cui il contratto di leasing si sia risolto per inadempimento dell'utilizzatore prima del fallimento di quest'ultimo, la norma che viene in rilievo non è l'articolo 72-quater legge fall., che presuppone la pendenza del contratto, bensì l'art. 72, comma 5, legge fall. che, recependo l'orientamento accolto dalla prevalente giurisprudenza prima della riforma, sancisce l'opponibilità alla massa dell'azione di risoluzione promossa anteriormente al fallimento.

In tal caso conserva validità il distinguo tra leasing di godimento e leasing traslativo ed il concedente può far valere nei confronti del fallimento la domanda di risoluzione del contratto ai sensi dell'articolo 1458, comma 1, c.c. o ai sensi dell'articolo 1526 c.c., ferma la necessità di insinuarsi al passivo qualora con la domanda di risoluzione siano proposte anche domande restitutorie o risarcitorie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Febbraio 2016, n. 2538.


Fallimento - Effetti sui rapporti preesistenti - Contratto di leasing - Fallimento dell'utilizzatore - Art. 72 quater l.fall. - Opzione del curatore per lo scioglimento del contratto - Effetti - Diritto del concedente alla restituzione del bene - Sussistenza - Canoni non ancora scaduti alla data del fallimento - Ammissione integrale al passivo - Esclusione - Insinuazione al passivo per la sola differenza positiva tra canoni non scaduti e valore di allocazione del bene nel mercato - Ammissibilità - Fondamento
In tema di effetti del fallimento su preesistente rapporto di leasing, ai sensi dell'art. 72 quater l.fall. (introdotto dall'art. 59 del d.lgs. n. 5 del 2006 e modificato dall'art. 4, comma 8, del d.lgs. n. 169 del 2007), il concedente, in caso di fallimento dell'utilizzatore e di opzione del curatore per lo scioglimento del vincolo contrattuale, non può richiedere subito, mediante l'insinuazione al passivo ed ex art. 93 l.fall., anche il pagamento dei canoni residui che l'utilizzatore avrebbe dovuto corrispondere nell'ipotesi di normale svolgimento del rapporto di locazione finanziaria, poiché con la cessazione dell'utilizzazione del bene viene meno l'esigibilità di tale credito, ma ha esclusivamente diritto alla restituzione immediata del bene ed un diritto di credito eventuale, da esercitarsi mediante successiva insinuazione al passivo, nei limiti in cui, venduto il bene o altrimenti allocato a valori di mercato, dovesse verificarsi una differenza tra il credito vantato alla data del fallimento e la minor somma ricavata dalla allocazione del bene cui è tenuto il concedente stesso, secondo la nuova regolazione degli interessi fra le parti direttamente fissata dalla legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Settembre 2015, n. 17577.


Locazione finanziaria - Leasing traslativo - Distinzione - Risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore - Incidenza dell'art. 72 quater legge fall. sull'applicabilità dell'art. 1526 cod. civ. - Esclusione
L'introduzione nell'ordinamento, tramite l'art. 59 del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, dell'art. 72-quater legge fall. non consente di ritenere superata la tradizionale distinzione tra leasing finanziario e traslativo, e le differenti conseguenze (nella specie, l'applicazione in via analogica dell'art. 1526 cod. civ. al leasing traslativo) che da essa derivano nell'ipotesi di risoluzione del contratto per inadempimento dell'utilizzatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Aprile 2015, n. 8687.


Fallimento - Locazione finanziaria - Credito del concedente - Esclusione dal concorso sostanziale - Sottoposizione al concorso formale - Accertamento del passivo - Necessità.
Il credito che, a norma dell'articolo 72 quater, legge fallimentare, è destinato a soddisfarsi sul bene oggetto di locazione finanziaria al di fuori del concorso sostanziale con gli altri creditori, è comunque sottoposto al concorso formale e deve pertanto essere verificato in sede di accertamento del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 2011, n. 15701.


Contratto di locazione finanziaria – Fallimento dell’utilizzatore – Diritto del concedente ad insinuarsi al passivo per canoni scaduti – Previa allocazione del bene a valori di mercato – Necessità.
Per effetto della disciplina dettata dall’art. 72-quater legge fallimentare, in caso di fallimento dell’utilizzatore del bene concesso in leasing, qualora il curatore opti per lo scioglimento del contratto, il concedente non ha alcun diritto alla restituzione dei canoni residui che l’utilizzatore avrebbe dovuto corrispondere nell’ipotesi di normale svolgimento del rapporto; il concedente ha soltanto diritto alla restituzione del bene ed ha altresì un diritto eventuale (per il quale vi è incertezza sul se verrà ad esistenza e su quale eventualmente sarà il preciso ammontare) di insinuarsi nello stato passivo per la minore somma ricavata dalla nuova allocazione del bene rispetto al credito per canoni scaduti. Pertanto, intervenuto lo scioglimento del contratto, il concedente non ha alcun potere di chiedere l’ammissione al passivo per una somma corrispondente all’importo dei canoni, trattandosi di credito per il quale, con la cessazione della utilizzazione del bene stesso, viene meno l’esigibilità (al regolamento contrattuale subentra, infatti, un diverso assetto degli interessi delle parti regolato direttamente dalla legge), per cui residua al concedente il solo diritto di insinuarsi al passivo in un secondo momento qualora, allocato nuovamente il bene oggetto del contratto di leasing, dovesse verificarsi una differenza a suo favore fra il credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato a seguito della nuova allocazione del bene medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 01 Marzo 2010, n. 4862.


Fallimento – Effetti sui rapporti preesistenti – Contratto di leasing – Fallimento dell'utilizzatore – Art. 72-Quater della legge fall. – Opzione del curatore per lo scioglimento del contratto – Effetti – Diritto del concedente alla restituzione del bene – Sussistenza – Canoni non ancora scaduti alla data del fallimento – Ammissione integrale al passivo – Esclusione – Insinuazione al passivo per la sola differenza positiva tra canoni non scaduti e valore di allocazione del bene nel mercato – Ammissibilità – Fondamento. (20/07/2010)
In tema di effetti del fallimento su preesistente rapporto di leasing, ai sensi dell'art. 72-quater della legge fall. (introdotto dall'art. 59 del d.lgs. n. 5 del 2006 e modificato dall'art. 4, ottavo comma, del d.lgs. n. 169 del 2007), il concedente, in caso di fallimento dell'utilizzatore e di opzione del curatore per lo scioglimento del vincolo contrattuale, non può richiedere subito, mediante l'insinuazione al passivo ed ex art. 93 legge fall., anche il pagamento dei canoni residui che l'utilizzatore avrebbe dovuto corrispondere nell'ipotesi di normale svolgimento del rapporto di locazione finanziaria, in quanto con la cessazione dell'utilizzazione del bene viene meno l'esigibilità di tale credito, ma ha esclusivamente diritto alla restituzione immediata del bene ed un diritto di credito eventuale, da esercitarsi mediante successiva insinuazione al passivo, nei limiti in cui, venduto o altrimenti allocato a valori di mercato il bene oggetto del contratto di leasing, dovesse verificarsi una differenza tra il credito vantato alla data del fallimento e la minor somma ricavata dalla allocazione del bene cui è tenuto il concedente stesso, secondo la nuova regolazione degli interessi fra le parti direttamente fissata dalla legge. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, 01 Marzo 2010, n. 4862.


Fallimento – Contratti pendenti – Leasing – Distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo – Rilevanza della volontà delle parti.
Il leasing di godimento è dalle parti stipulato con funzione di finanziamento rispetto a beni non idonei a conservare un apprezzabile valore residuale alla scadenza del rapporto e in corrispettivo di canoni remunerativi esclusivamente dell'uso dei beni locati. Il leasing traslativo è invece stipulato con riferimento a beni idonei a conservare alla scadenza del contratto un valore residuo superiore all'importo convenuto per l'opzione e in corrispettivo di canoni che includono anche una quota del prezzo in previsione del successivo acquisto da parte dell'utilizzatore. La riconducibilità del singolo contratto all'uno o all'altro dei due tipi dipende dalla volontà in concreto espressa dalle parti, il cui l'accertamento rientra nei poteri del giudice del merito e non è censurabile in sede di legittimità, se non per violazione dei criteri ermeneutici, ovvero per vizio di motivazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 23 Maggio 2008, n. 0.