Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 72-quater ∙ (Locazione finanziaria)


In generale
Contratti pendenti alla data di dichiarazione del fallimento
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In generale
Contratti pendenti alla data di dichiarazione del fallimento
Risoluzione o cessazione ante fallimento del contratto di leasingSospensione del contrattoScioglimento del contrattoDomanda di rivendicaProva del contratto di leasingRegime transitorio

Il concedente
Restituzione dei beni
Invito al proprietario al ritiro dei beni locatiScioglimento del contratto e credito del concedenteDeterminazione equo compenso per uso della cosaDistinzione tra leasing traslativo e leasing finanziarioRestituzione dei canoniCanoni successivi alla dichiarazione di fallimentoValore del bene concesso in leasing e accertamento tecnico preventivoValore di mercato

Riallocazione
Onere del concedente di diligente ricerca per la riallocazione del bene sul mercato
Clausola risolutiva e accredito al contraente inadempiente del ricavato dalla riallocazione del bene sul mercato

Azione revocatoria
Azione revocatoria dei pagamenti al concedente
Azione revocatoria e clausola risolutiva espressa

Altro
Rinegoziazione del contratto e clausole vessatorie
Leasing collegato a contratto di mutuoStato di insolvenza e valore del cespite in locazione finanziariaPiano di ammortamentoLeasing e rischi a scadenza


In generale
Contratti pendenti alla data di dichiarazione del fallimento

Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Contratto di leasing - Risoluzione precedente alla dichiarazione di fallimento - Equo compenso per l’uso della cosa - Determinazione - Potere del giudice delegato - Sussiste
In materia di insinuazione allo stato passivo dei crediti derivanti da un contratto di leasing che sia stato risolto prima della dichiarazione di fallimento, rientra nei poteri del giudice delegato, ai sensi degli artt. 25, comma 1, n. 8), e 92 e ss. l.fall., provvedere alla determinazione dell'equo compenso per l'uso della cosa ex art. 1526, comma 1, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2018, n. 11962.


Locazione finanziaria – Distinzione leasing godimento e traslativo – Causa concreta del contratto – Differenza per prescrizione e risoluzione per inadempimento – Sussiste

Distinzione leasing godimento e traslativo – Persistente attualità a seguito della modifica dell’art. 72 L.F

Clausola penale – Riconoscimento alla parte non inadempiente del diritto a ricevere ciò che avrebbe ricevuto nel caso di esecuzione del contratto – Manifesta eccessività – Non sussiste

Compensazione totale o parziale spese di lite – Reciproca soccombenza – Accoglimento domanda per importo inferiore al domandato – Sussiste

La differenza tra leasing di godimento e leasing traslativo riguarda la causa concreta del contratto: nel leasing di godimento, si prevede che la res esaurisca la sua utilità economica entro un determinato periodo di tempo, che coincide di regola con la durata del rapporto; nel leasing traslativo, si intende viceversa realizzare un preminente e coessenziale effetto traslativo, dato che il bene è destinato a conservare, alla scadenza del rapporto, un valore residuo particolarmente apprezzabile per l’utilizzatore, in quanto notevolmente superiore al prezzo di riscatto, cosicché tale riscatto non costituisce così un’eventualità marginale ed accessoria, ma rientra nella funzione delle parti assegnata al contratto. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La distinzione tra leasing di godimento e traslativo, rilevante ai fini della prescrizione ex artt. 2948 numeri 3 o 4 c.c. o 2946 c.c. e soprattutto ai fini dell’applicabilità dell’articolo 1458 o 1526 c.c. in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, rimane valida anche dopo la modifica dell’articolo 72 L.F. ad opera del D.L. n. 354/2003, il quale ha unitariamente disciplinato gli effetti della risoluzione del contratto di leasing in caso di fallimento: infatti, tale unitaria disciplina si applica alla sola sede fallimentare, poiché l’articolo 72 L.F. trova applicazione solo nel caso in cui il contratto di leasing sia pendente al momento del fallimento dell’utilizzatore, mentre, ove si sia già anteriormente risolto, occorre continuare distinguere a seconda che si tratti di leasing finanziario o traslativo, dovendosi per quest’ultimo utilizzare l’art. 1526 c.c. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Non è manifestamente eccessiva ai sensi dell’articolo 1384 c.c. una clausola penale che, in caso di risoluzione per inadempimento, garantisca alla parte non inadempiente il diritto di ricevere ciò che avrebbe ricevuto in caso di corretto adempimento alle obbligazioni contrattuali ad opera di controparte. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La compensazione totale o parziale delle spese di lite per reciproca soccombenza ex art. 92 comma 2 c.p.c., può essere effettuata non solo per accoglimento di una sola delle plurime domande azionate, ma anche per accoglimento di soli alcuni capi di un’unica domanda, ovvero di accoglimento dell’unica domanda per un importo inferiore sotto il profilo quantitativo da quello domandato. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 02 Novembre 2017.


Locazione finanziaria - Causa del contratto - Vendita - Esclusione - Finanziamento dell'utilizzatore - Garanzia reale per la restituzione del finanziamento
Non può ritenersi risolutiva, al fine di determinare la riconducibilità del leasing al negozio di vendita con patto di riservato dominio, la tradizionale distinzione fra leasing di godimento e leasing traslativo.

La società di leasing svolge un ruolo di intermediazione finanziaria, concedendo in uso all’utilizzatore un bene scelto direttamente da quest’ultimo ed acquistato dalla concedente da un terzo soggetto, con il precipuo scopo di assicurarsi una garanzia reale per la restituzione del finanziamento erogato.

A questo schema contrattuale è quindi estraneo lo scopo della rivendita del bene all’utilizzatore, come noto condizionata all’opzione di acquisto da parte di quest’ultimo.

La causa del contratto di leasing non può, pertanto, essere ricondotta semplicemente al trasferimento di proprietà contro l’acquisizione di un corrispettivo versato ratealmente, sinallagma che invece caratterizza il contratto di vendita con riserva di proprietà.

La funzione economica del contratto di leasing va ravvisata prevalentemente nel finanziamento dell’utilizzatore: il concedente si impegna ad acquistare un bene indicatogli dall’utilizzatore e ad immettere quest’ultimo nel possesso del bene, a fronte di un canone di locazione periodico che, da un lato integra il corrispettivo per il godimento del bene, dall’altro mira alla ricostituzione del patrimonio della società concedente, con la restituzione del prezzo utilizzato per l’acquisto del bene e la corresponsione degli interessi corrispettivi del “prestito” ottenuto e dalla correlata immobilizzazione della somma impiegata dal concedente per l’acquisto (conforme, per tutte, Trib. di Milano, 6 maggio 2014). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 03 Maggio 2016.


Locazione finanziaria - Regolazione dello scioglimento del contratto di leasing - Applicazione dell'articolo 1526 c.c. - Esclusione - Applicazione della nuova normativa dettata in ambito concorsuale - Equo contemperamento degli interessi dei contraenti
Per quanto la disciplina di cui all’art. 72-quater l. fall., sia all’evidenza dettata per l’ipotesi specifica in cui lo scioglimento anticipato del contratto consegua alla dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore, evento che tra l’altro prescinde da profili inerenti al corretto adempimento dell’obbligazione di versare i canoni alle rispettive scadenze, è tuttavia altrettanto indubbio che l’introduzione della disciplina di cui all’art. 72-bis l. fall., così come della previsione di cui all’art. 169-bis ultimo comma l. fall., relativa allo scioglimento del contratto di leasing in corso di esecuzione al momento dell’apertura della procedura di concordato preventivo, si porti con sé la conseguenza del superamento della tradizionale distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento, e la necessità di garantire che dallo scioglimento del vincolo contrattuale, da qualunque causa esso dipenda, discendano conseguenze giuridiche che non si risolvano nell’indebito arricchimento dell’una piuttosto che dell’altra parte.

E’ quindi legittimo che la regolamentazione delle conseguenze dell’anticipato scioglimento del contratto di leasing si discosti da quanto previsto dall’art. 1526 c.c. per il contratto tipico della vendita con patto di riservato dominio, ed abbia quale obiettivo l’equo contemperamento degli interessi patrimoniali dei contraenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 03 Maggio 2016.


Fallimento - Locazione finanziaria - Contratto già risolto prima della dichiarazione di fallimento - Applicazione analogica della disciplina di cui all'articolo 72 quater l.f..
L'art. 72 quater l.f. (spec. commi II e III), che disciplina i diritti della concedente nel caso di scioglimento da parte del curatore del contratto di leasing ancora pendente alla data del fallimento, dev'essere applicato in via analogica anche ove il contratto di leasing sia stato risolto prima della dichiarazione di fallimento. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 10 Febbraio 2012.


Contratto di locazione finanziaria – Fallimento dell’utilizzatore – Diritto del concedente ad insinuarsi al passivo per i canoni a scadere – Non sussiste – Diritto del concedente ad insinuarsi al passivo per canoni scaduti – Previa allocazione del bene a valori di mercato – Necessità.
In tema di contratto di leasing ancora in corso al momento del fallimento dell’utilizzatore e poi risolto, trova applicazione l’art. 72 quater, commi 2 e 3 L.F. pertanto, nel caso in cui il curatore decida di sciogliere il contratto, il concedente non ha alcun diritto di essere ammesso al passivo per l’importo dei canoni che l’utilizzatore avrebbe dovuto corrispondere in una situazione di normale svolgimento del contratto, in quanto con la cessazione della utilizzazione del bene concesso in locazione finanziaria viene meno la esigibilità di tale credito. Con lo scioglimento il contratto viene a mancare e ad esso subentra un diverso assetto degli interessi delle parti regolato direttamente dalla legge, per cui, fermo il diritto di insinuarsi al passivo per i canoni già scaduti, residua al concedente il solo diritto alla restituzione immediata del bene ed un diritto di credito eventuale di insinuarsi al passivo in un secondo momento qualora, allocato nuovamente il bene oggetto del contratto di leasing, dovesse verificarsi una differenza in suo favore fra il credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato in seguito alla nuova allocazione del bene (cfr. in tal senso anche Cass. 4862/2010). (Andrea Paganini) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 22 Luglio 2011.


Fallimento – Effetti sui rapporti preesistenti – Contratto di leasing – Fallimento dell'utilizzatore – Art. 72-Quater della legge fall. – Opzione del curatore per lo scioglimento del contratto – Effetti – Diritto del concedente alla restituzione del bene – Sussistenza – Canoni non ancora scaduti alla data del fallimento – Ammissione integrale al passivo – Esclusione – Insinuazione al passivo per la sola differenza positiva tra canoni non scaduti e valore di allocazione del bene nel mercato – Ammissibilità – Fondamento. (20/07/2010)
In tema di effetti del fallimento su preesistente rapporto di leasing, ai sensi dell'art. 72-quater della legge fall. (introdotto dall'art. 59 del d.lgs. n. 5 del 2006 e modificato dall'art. 4, ottavo comma, del d.lgs. n. 169 del 2007), il concedente, in caso di fallimento dell'utilizzatore e di opzione del curatore per lo scioglimento del vincolo contrattuale, non può richiedere subito, mediante l'insinuazione al passivo ed ex art. 93 legge fall., anche il pagamento dei canoni residui che l'utilizzatore avrebbe dovuto corrispondere nell'ipotesi di normale svolgimento del rapporto di locazione finanziaria, in quanto con la cessazione dell'utilizzazione del bene viene meno l'esigibilità di tale credito, ma ha esclusivamente diritto alla restituzione immediata del bene ed un diritto di credito eventuale, da esercitarsi mediante successiva insinuazione al passivo, nei limiti in cui, venduto o altrimenti allocato a valori di mercato il bene oggetto del contratto di leasing, dovesse verificarsi una differenza tra il credito vantato alla data del fallimento e la minor somma ricavata dalla allocazione del bene cui è tenuto il concedente stesso, secondo la nuova regolazione degli interessi fra le parti direttamente fissata dalla legge. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, 01 Marzo 2010, n. 4862.