Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 67 ∙ (Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie)


Tutte le MassimeCassazione
Rito applicabilePreclusione endofallimentareRevocatoria incidentaleConvenuto residente in altro stato UENatura indennitaria della azionePresunzione di danno e prova contrariaInteresse ad agire del curatorePoteri del commissario liquidatore della liquidazione coatta amministrativa e della amministrazione straordinaria delle grandi impreseScissioneRegime intermedioConsecuzione di procedure, crisi e insolvenzaImprocedibilità dell'azione nei confronti di soggetto dichiarato fallitoImprocedibilità in consguenza dell'omologazione del concordato fallimentareProgramma di liquidazioneEffetti della azioneRivalutazione monetaria

Datio in solutum
Rent to buyCessione di creditoDelegazione di pagamentoContratto preliminarePagamento del terzoTransazionePagamento con assegnoPignoramento presso terziImposta di registroAmministrazione straordinaria e aiuti di statoRevocatoria di ipoteca anche in presenza di debiti preesistenti e già scaduti ovvero contestualmente creatiRevocatoria di ipoteca e data di iscrizione nei pubblici registriPagamento di cambialiRevocatoria di somme versate dal mandatario al mandanteRevocatoria di pagamento ricevuto dal monopolistaPagamenti effettuati in esecuzione del concordatoAtto di disposizione del diritto di abitazione della casa di proprietà del fallitoProponibilità in appello della domanda di condanna all'equivalente monetario

Termini
Periodo sospetto
DecadenzaDecorrenza

Scientia decoctionis - Conoscenza dello stato di insolvenza
In generale
ProvaPresunzione iuris et de iureNotizie stampaPubblicazione di protestiOperatore qualificatoCentrale rischiModalità di pagamento

Garanzie
Contratto autonomo di garanzia
Pegno irregolareCessione di polizze di pegnoTitoli obbligazionari costituiti in pegnoPagamento del garante

Rimesse in conto corrente e rapporti bancari
Stipulazione di un piano di rientro
Revocatoria di rimesse bancarie ed effetti della pluralità di domandeNatura solutoria delle rimesseOperazioni bilanciateConto corrente scopertoSomma proveniente da separato negozio di finanziamentoIndicazione delle singole rimesse revocabiliVerifica dell'esistenza dell'affidamentoRiduzione consistente e durevoleSaldo infragiornaliero e onere della provaRimesse del terzo sul conto corrente del fallitoRimesse relativi a crediti cedutiRimesse sul conto anticipiEccezione revocatoriaRevocabilità della rimessa conseguente alla concessione di mutuo garantito da ipoteca per ripianare uno scoperto di conto correntePagamento delle rate di mutuoCessione di azienda bancariaPegnoSconto bancario

Piano attestato di risanamento
Verifica della ragionevolezza del piano di risanamento
Valutazione ex anteAttestazione della veridicità dei datiVerifica della fattibilità giuridica del pianoVerifica della fattibilità economica del pianoTerzietà del professionsistaCredito del professionista per l'assistenza e la consulenza

Esenzioni
Pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio di attività di impresa nei termini d'uso
Pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoroRilevabilità d'ufficioOnere della provaImmobili da costruireDatio in solutumCessione di crediti fondiariFactoringCompensi professionaliAccordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis l.f.



Revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso - Pagamenti e garanzie - Presupposto soggettivo dell'azione - "Scientia decoctionis" da parte del terzo contraente - Conoscenza effettiva - Desumibilità da elementi presuntivi - Valutazione complessiva - Necessità
In tema di revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo contraente, pur dovendo essere effettiva, può essere provata anche mediante elementi indiziari idonei a dimostrare per presunzioni detta effettività. All'uopo il giudice, prima è tenuto a selezionare analiticamente gli elementi presuntivi provvisti di potenziale efficacia probatoria, successivamente a sottoporre quelli prescelti ad una valutazione complessiva, tesa ad accertarne la concordanza, quindi ad appurare se la loro combinazione sia idonea a rappresentare una valida prova presuntiva. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza d'appello, che si era limitata ad esaminare singolarmente – e non complessivamente – tre soltanto degli elementi presuntivi tra quelli dedotti dalla curatela). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Novembre 2019, n. 29257.


Revocatoria di rimesse bancarie - Pluralità di domande - Effetti - Precisazione delle conclusioni - Richiesta di inefficacia di altre rimesse - Domanda nuova - Somma complessiva richiesta in citazione - Irrilevanza
Nell'azione revocatoria fallimentare, avente ad oggetto la dichiarazione di inefficacia di più rimesse bancarie, non viene proposta una sola domanda, ma tante domande quante sono quelle ritenute revocabili, essendo fondate su fatti costitutivi diversi, sicché, ove nell'atto di citazione sia stata richiesta la revoca di un loro determinato numero, individuato attraverso il rinvio ad una consulenza di parte, costituisce inammissibile domanda nuova, la pretesa di ottenere l'inefficacia di altre rimesse in sede di precisazione delle conclusioni, ancorché nei limiti della somma complessiva di cui si è invocata la condanna con l'atto introduttivo della lite. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2019, n. 25852.


Revocatoria fallimentare ex art. 67 co. 2 l.f. – Pagamenti di corrispettivi per prestazioni eseguite da lavoratori autonomi – Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. f) l.f. – Applicabilità
Rientrano nell’ipotesi di esenzione ex art. 67 co. 3 lett. f) l.f., e non sono pertanto revocabili ai sensi dell’art. 67 co. 2 l.f., anche i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da lavoratori autonomi (anche occasionali), posto che il fine ultimo dell’esenzione in parola non è solamente più quello di proteggere i lavoratori più deboli, bensì di tutelare il lavoro in ogni sua forma. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 16 Settembre 2019.


Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Mezzi normali di pagamento – Operazioni anomale – Applicabilità
I pagamenti eseguiti da una terza società, interposta dalla fallita nei rapporti con i propri creditori e debitori, sono revocabili ai sensi dell’art. 67, c. 1, n.2), l.f. quando sia dimostrato che tali pagamenti siano stati eseguiti mediante denaro della fallita, fatto salvo che la revocanda fornisca la prova dell’inscientia decoctionis. (Chiara Pedrini) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 10 Settembre 2019.


Revocatoria di rimesse bancarie – Distinzione tra rimesse solutorie e rimesse ripristinatorie della provvista – Rilevanza – Esclusione

Revocatoria di rimesse bancarie – Valutazione della “consistenza” della riduzione dell’esposizione debitoria – Identificazione con le rimesse di importo superiore al 10% dell’importo massimo revocabile

Revocatoria di rimesse bancarie – Valutazione della “durevolezza” della riduzione dell’esposizione debitoria – Criterio assoluto – Esclusione

A norma dell’art. 67 co. 3, l.f.  i presupposti dell’azione revocatoria delle rimesse bancarie vanno individuati nella “consistenza” e “durevolezza” della riduzione dell’esposizione debitoria del fallito, mentre risulta ormai irrilevante la tradizionale distinzione tra rimesse solutorie e rimesse ripristinatorie della provvista, vale a dire che la rimessa posta in essere dal correntista fallito afferisca a conto passivo o a conto scoperto.

Ai fini della valutazione della “consistenza” della riduzione dell’esposizione debitoria occorre aver riguardo alle rimesse di importo superiore al 10% dell’importo massimo revocabile (ossia la differenza tra massimo scoperto del conto nel periodo sospetto e quello sussistente al tempo della procedura fallimentare)

Nell’apprezzamento del carattere della “durevolezza” occorre aver riferimento a un criterio non assoluto, bensì relativo, che tenga in considerazione l’andamento del conto corrente per individuare quelle rimesse che non siano riconducibili a un funzionamento fisiologico di un rapporto attivo, caratterizzato da continue movimentazioni, ma siano di fatto funzionali a soddisfare il credito della banca nell’ambito di un c.d. rientro. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 03 Settembre 2019.


Contratto di mutuo - Ripianamento di un debito a mezzo di nuovo credito - Ipoteca contestuale - Nuovo contratto di mutuo - Esclusione - Consegna delle somme - Necessità - Pactum de non petendo ad tempus
Il «ripianamento» di un debito a mezzo di nuovo «credito», che la banca già creditrice metta in opera con il proprio cliente al fine di conseguire un’ipoteca contestuale, non dà vita a nuovo contratto di mutuo, perché la struttura contrattuale del mutuo implica la consegna delle somme di denaro che ne costituiscono oggetto e, per essere tale, la consegna deve realizzare il passaggio delle somme dal patrimonio del mutuante a quello del mutuatario, con conseguente trasferimento della proprietà delle somme e connessa acquisizione della loro disponibilità da parte dal mutuatario. L’accordo tra banca e cliente esclude la stessa eventualità di consegna e trasferimento di proprietà delle somme, giusta la compiuta posta «in dare» sul conto corrente, che in via automatica ed immediata modifica il saldo ex art. 1852 cod. civ.

Il «ripianamento» di un debito a mezzo di nuovo «credito», che la banca già creditrice metta in opera con il proprio cliente al fine di conseguire un’ipoteca contestuale, determinando il riposizionamento della scadenza del debito pregresso, configura un pactum de non petendo ad tempus. Non comportando novazione, tale patto non è sufficiente a reggere una domanda di ammissione al passivo fallimentare che abbia ad oggetto la restituzione delle somme di danaro di cui al pregresso credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Agosto 2019, n. 20896.


Rinnovazione per atto pubblico di preliminare di compravendita immobiliare già redatto per scrittura privata - Effetti - Prelazione ex art. 2775 bis c.c. - Revocabilità - Fondamento
In presenza della prova della "scientia decoctionis", può essere revocato, ai sensi dell'art. 67, comma 2, l.fall., il contratto preliminare di compravendita immobiliare, stipulato con atto pubblico nei sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento del promittente venditore, prima già redatto con scrittura privata, in quanto volto a costituire in favore del promissario acquirente un diritto di prelazione, sfruttando gli effetti dell'art. 2775 bis c.c., che non nasce da una fattispecie legale, in sé non suscettibile di revoca, ma consegue alla formazione di un atto negoziale, volto esclusivamente alla rinnovazione del primo contratto con le forme idonee alla trascrizione, senza che abbia rilievo il fatto che tale atto non riguardi crediti contestualmente creati, posto che la valutazione negativa dell'ordinamento nei confronti della violazione delle regole della "par condicio creditorum", resa manifesta nel disposto dell'art. 67, comma 1, l.fall. con riguardo alla costituzione negoziale di garanzie per crediti preesistenti anche non scaduti, vale "a fortiori" anche per gli atti costitutivi di diritti di prelazione che riguardino crediti già sorti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Luglio 2019, n. 18181.


Contratto di Mutuo - Garantito da ipoteca - Riposizionamento delle scadenze di precedente esposizione non garantita - Nullità - Esclusione - Rimedio dell'azione revocatoria - Tentativo di recupero dell'impresa in crisi
Nel valutare le conseguenze dell’operazione mediante la quale l’imprenditore contrae con una banca un mutuo garantito da ipoteca che sortisce l’effetto di riposizionare le scadenze di una precedente esposizione non garantita nei confronti della medesima banca, appare opportuno tenere presente che:

- secondo Cass., Sez. Un. Civ., 25 ottobre 1993, n. 10603, non dà luogo a nullità del contratto l'intento di frodare i creditori (il cui diritto è altrimenti tutelato, come, ad es., con le azioni revocatorie);

- secondo Cass. civ, 26 settembre 2016, n. 19196, la disposizione dell'art. 216, comma 3, legge fall. non dà luogo alla nullità del contratto, ma costituisce il presupposto degli atti lesivi della par condicio creditorum.

Alla luce di tali principi, la fattispecie concreta in esame propone due ordini di peculiarità che potrebbero manifestarsi non privi di significato.

L'alterazione dei rapporti stabiliti dalla legge con gli altri creditori chirografari - che segue alla «contestualizzazione» dell'ipoteca per un debito pregresso - nell'operazione in discorso è realizzata per il tramite del riposizionamento delle scadenze del medesimo, per il mezzo cioè della concessione di un nuovo differimento dell'esigibilità della relativa prestazione. Si pone dunque il quesito se questo profilo dell'operazione risulti in sé stesso assorbito dal meccanismo rimediale dell'azione revocatoria (così come viene in sostanza a ritenere il provvedimento impugnato) o se non debba invece indagarsi, tenuto conto anche delle specifiche pattuizioni poste a servizio del riposizionamento, se nei fatti si tratti di un tentativo di recupero dell'impresa in crisi, che si manifesti plausibile, o per contro si risolva in artificiale mantenimento in vita di un'impresa ormai decotta o comunque sprovvista della possibilità di onorare il debito contratto (cfr. gli artt. 217, n. 4 e 218 legge fall.).

L'apprestamento di una simile operazione, d'altro canto, reca pure con sé - perché intesa a evitare che un'ipoteca introdotta a garanzia di un debito pregresso venga fatta oggetto di revoca - l'indicazione di un ulteriore atteggiamento della Banca, come inteso a spostare in là nel tempo il dies di decorrenza della revocatoria delle ipoteche contestuali. Con la conseguente proposizione di un ulteriore interrogativo circa il nesso tra la detta indicazione e il corpo dell'operazione: se cioè trattasi di un profilo facente sostanzialmente parte della struttura e della funzione della medesima o, per contro, di una semplice sua ricaduta accidentale, quando non propriamente occasionale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 Giugno 2019, n. 16081.


Revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Insufficienza della prova circa lo stato di insolvenza
Ai fini della prova della conoscenza dello stato di insolvenza, i ritardi nei pagamenti delle fatture sono irrilevanti quando questi possono essere giustificati dall’importanza economica della committente per la ditta fornitrice e dalla tolleranza (implicitamente richiesta e concessa) che ne è conseguita. Allo stesso modo è irrilevante la circostanza che il fornitore abbia proseguito i rapporti con la società sino alla dichiarazione d’insolvenza, circostanza che anzi può valere solo a confermare che il fornitore fosse ignaro della situazione economica della cliente e perciò abbia continuato a fornire le proprie merci con il rischio di non essere pagato. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 13 Giugno 2019.


Azione revocatoria fallimentare - Prescrizione - Art. 2935 c.c. - Decorrenza - Delimitazione del periodo sospetto - Esclusione
In tema di prescrizione dell'azione revocatoria nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, disciplinata dal d.lgs. n. 270 del 1999, la regola secondo cui la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, ai sensi dell'art. 2935 c.c., si riferisce al termine fissato per l'esercizio della detta azione, non anche alla delimitazione del periodo sospetto, di cui all'art. 67 l.fall., e alla conseguente identificazione degli atti revocabili al suo interno, per i quali, nell'ipotesi di consecuzione di procedure concorsuali, il computo a ritroso di tale periodo decorre dalla data di ammissione alla prima procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2019, n. 13838.


Fallimento del titolare di conto corrente bancario con scoperto garantito da fideiussione - Accreditamento di somme sul conto, da parte del fideiussore, con riduzione dello scoperto - Insussistenza di debiti del fideiussore verso il fallito - Presunzione di adempimento del debito fideiussorio da parte del fideiussore - Inefficacia dell'accreditamento ex art. 44 l.fall. o revocabilità ex art. 67 l.fall. - Esclusione - Fondamento - Fattispecie
Il principio di autonomia contrattuale consente al fideiussore di uno scoperto di conto corrente bancario di poter estinguere il proprio debito fideiussorio, oltre che in modo diretto (ossia mediante versamento alla banca personalmente), altresì in modo indiretto (cioè mediante accreditamento della somma sul conto del garantito, perché la banca se ne giovi), di modo che, quando un terzo versi sul conto corrente del debitore, e dopo il fallimento di costui, una somma a riduzione dello scoperto del conto stesso per il quale egli aveva prestato fideiussione, e non risulti la sussistenza di debiti verso il fallito da parte del terzo, deve ritenersi che questi abbia adempiuto il proprio debito fideiussorio, restando pertanto il relativo accreditamento sottratto alla dichiarazione di inefficacia di cui all'art. 44 l.fall. ovvero all'azione revocatoria di cui all'art. 67 l.fall. (Principio affermato con riferimento al versamento diretto sul conto corrente del fallito effettuato, ex art. 1180 c.c., dal genitore del fideiussore del rapporto bancario, ad estinzione del debito fideiussorio del figlio verso la banca, soggetto diverso dal fallito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Maggio 2019, n. 13458.


Fallimento del titolare di conto corrente bancario con scoperto garantito da fideiussione - Accreditamento di somme sul conto, da parte del fideiussore, con riduzione dello scoperto - Insussistenza di debiti del fideiussore verso il fallito - Presunzione di adempimento del debito fideiussorio da parte del fideiussore - Inefficacia dell'accreditamento ex art. 44 l.fall. o revocabilità ex art. 67 l.fall. - Esclusione - Fondamento - Fattispecie
Il principio di autonomia contrattuale consente al fideiussore di uno scoperto di conto corrente bancario di poter estinguere il proprio debito fideiussorio, oltre che in modo diretto (ossia mediante versamento alla banca personalmente), altresì in modo indiretto (cioè mediante accreditamento della somma sul conto del garantito, perché la banca se ne giovi), di modo che, quando un terzo versi sul conto corrente del debitore, e dopo il fallimento di costui, una somma a riduzione dello scoperto del conto stesso per il quale egli aveva prestato fideiussione, e non risulti la sussistenza di debiti verso il fallito da parte del terzo, deve ritenersi che questi abbia adempiuto il proprio debito fideiussorio, restando pertanto il relativo accreditamento sottratto alla dichiarazione di inefficacia di cui all'art. 44 l.fall. ovvero all'azione revocatoria di cui all'art. 67 l.fall. (Principio affermato con riferimento al versamento diretto sul conto corrente del fallito effettuato, ex art. 1180 c.c., dal genitore del fideiussore del rapporto bancario, ad estinzione del debito fideiussorio del figlio verso la banca, soggetto diverso dal fallito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Maggio 2019, n. 13458.


Revocatoria fallimentare - Danno - Mera lesione della "par condicio creditorum" - Sufficienza - Presunzione "iuris tantum" di danno - Conseguenze - Prova contraria a carico del convenuto
Nell'azione revocatoria fallimentare, a differenza di quella ordinaria, la nozione di danno non è assunta in tutta la sua estensione perché il pregiudizio alla massa - che può consistere anche nella mera lesione della "par condicio creditorum" o, più esattamente, nella violazione delle regole di collocazione dei crediti - è presunto in ragione del solo fatto dell'insolvenza; si tratta, peraltro, di presunzione "iuris tantum" che può essere vinta dal convenuto, sul quale grava l'onere di provare che in concreto il pregiudizio non sussiste. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Maggio 2019, n. 13002.


Revocatoria di rimesse bancarie ex art. 67 co. 2 l.f. – Periodo semestrale sospetto – Decorrenza – Data di iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento nel registro delle imprese – Esclusione

Revocatoria di rimesse bancarie ex art. 67 co. 2 l.f. – Periodo semestrale sospetto – Modalità di calcolo del termine – Applicazione del principio generale di cui all’art. 155 co. 2 c.p.c.

Ai fini della determinazione del dies a quo di decorrenza a ritroso del semestre sospetto di cui all’art. 67, c. II, L.F., si deve fare riferimento alla data di deposito in cancelleria della sentenza dichiarativa di fallimento, e non alla data (successiva) di iscrizione di tale sentenza nel registro delle imprese, posto che l’esigenza di tutela dell’affidamento dei terzi, cui ha riguardo l’art. 16 co. 2 secondo periodo l.f., può porsi soltanto rispetto ad un evento (la dichiarazione di fallimento) già avvenuto, mentre non sussiste laddove si tratti di un evento futuro ed incerto. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Quanto alle concrete modalità di calcolo del termine semestrale di cui all’art. 67, c. II, L.F., trattandosi di un termine a mesi, trova applicazione l’art. 155, co 2, c.p.c., e pertanto tale termine decorre dal giorno anteriore a quello del deposito in cancelleria della sentenza dichiarativa di fallimento, e spira il giorno numericamente corrispondente del sesto mese antecedente. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 11 Maggio 2019.


Factoring - Esenzione dalla revocatoria di cui all'art. 6 della l. n. 52 del 1991 - Condizioni - Limiti
In tema di cessione dei crediti d'impresa, i pagamenti eseguiti in favore dell'imprenditore cedente non sono revocabili, ai sensi dell'art. 6 della l. n. 52 del 1991, a condizione che il cessionario sia una banca o un intermediario finanziario di cui al d.lgs. n. 385 del 1993, ovvero una società che svolga l'attività di acquisto di crediti da soggetti appartenenti al proprio gruppo che non siano intermediari finanziari, e che i crediti ceduti sorgano da contratti stipulati nell'esercizio dell'impresa, restando irrilevante che la cessione sia avvenuta mediante l'erogazione di una anticipazione sul valore dei crediti ceduti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Maggio 2019, n. 11589.


Azione revocatoria fallimentare – Titoli obbligazionari costituiti in pegno – Mutuo – Esenzione da revocatoria per le operazioni di credito su pegno
L’art. 4 comma 2 del d.lgs. 170/2004 prevede la facoltà per l’istituto di credito di vendere i titoli dati in pegno, trattenere le somme ricavate e compensare le stesse con i debiti che la società datrice di pegno vanta verso la banca: tali operazioni, ed in particolare la compensazione, possono essere poste in essere anche in caso di apertura di un fallimento.

La direttiva 2002/47/CE, relativa ai contratti di garanzia finanziaria, per garantire un mercato finanziario europeo integrato esclude i contratti di garanzia dal campo di applicazione di alcune disposizioni delle leggi sull’insolvenza, in particolare quelle che vieterebbero il realizzo effettivo delle garanzie o creerebbero dubbi sulla validità di tecniche quali la compensazione per close-out, l’integrazione di garanzia e la sostituzione della garanzia. (Nicola Caltroni) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 30 Aprile 2019.


Periodo sospetto - Termine a ritroso - Decorrenza - Pubblicazione della sentenza di fallimento - Iscrizione nel registro delle imprese - Irrilevanza - Fondamento
In tema di azione revocatoria fallimentare, ai fini del computo a ritroso del cd. periodo sospetto il "dies a quo" decorre sempre dalla pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento e non già dalla sua iscrizione nel registro delle imprese, ai sensi dell'art. 17, comma 2, l.fall., non essendovi in questo caso da tutelare un eventuale stato soggettivo di ignoranza dell'intervenuto fallimento da parte del creditore, ma rilevando soltanto la sua conoscenza dello stato d'insolvenza del debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 2019, n. 10104.


Fallimento dichiarato in consecuzione del concordato preventivo - Revocatoria fallimentare - Regime precedente alla novella dell’art. 69-bis, comma 2, l.fall - Termine per la proposizione dell’azione - Decorrenza - Decreto di ammissione - Fondamento
Nell'ipotesi di fallimento dichiarato in consecuzione di una procedura di concordato preventivo, nel regime vigente prima dell'introduzione dell'art. 69 bis, comma 2, l.fall., per effetto dell'art. 33, comma 1, del d.l. n. 83 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 134 del 2012, i termini per la proposizione dell'azione revocatoria fallimentare decorrono dalla data del decreto di ammissione alla procedura di concordato e non da quella del deposito della relativa domanda, attesa l'omogeneità tra sentenza di fallimento e decreto di ammissione al concordato e considerato che gli effetti giuridici riconducibili alla detta domanda sono indicati tassativamente nell'art. 169 l.fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2019, n. 8970.


Azione revocatoria - Esercizio nella procedura di amministrazione straordinaria - Aiuto di Stato vietato dall'art. 87 (già art. 92) del Trattato CE - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Esercizio dell'azione prima o durante la liquidazione dei beni aziendali - Rilevanza ai fini dell'individuazione dell'aiuto di Stato - Esclusione
L'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare nell'ambito dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, come regolata dal d.l. n. 26 del 1979 (conv. con modif. in l. n. 95 del 1979) non integra un aiuto di Stato ai sensi dell'art. 87 (ora 92) del Trattato CE, trattandosi di procedimento attivabile ordinariamente nel corso della procedura fallimentare, senza che rilevi la distinzione tra fase conservativa e fase liquidatoria, atteso che l'azione revocatoria, anche quando esercitata durante la fase conservativa, è diretta a produrre risorse da destinare alla espropriazione forzata a fini satisfattori, di tutela degli interessi dei creditori. Né rileva che il bene recuperato con l'azione revocatoria non sia destinato immediatamente alla liquidazione ed al riparto tra i creditori, poiché è sufficiente che esso concorra con gli altri beni a determinare il patrimonio ripartibile al termine del tentativo di risanamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2019, n. 8974.


Casa di proprietà del fallito - Non distraibilità dall’uso per abitazione - Atto di disposizione del diritto - Revocatoria fallimentare - Ammissibilità
L'art. 47, comma 2, l.fall., nel vietare che la casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria per l'abitazione di lui e della sua famiglia, possa essere distratta dal suo uso prima della liquidazione delle altre attività, si pone su di un piano diverso dalla domanda diretta a fare valere l'inefficacia dell'atto con cui il medesimo fallito abbia disposto del suo diritto all'abitazione, ex art. 1022 c.c., sicchè l'esperibilità dell'azione revocatoria fallimentare è sempre ammessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2019, n. 8973.


Revocatoria fallimentare - Pagamenti secondo i termini d’uso - Riferibilità della nozione alle modalità di pagamento invalse tra le parti - Ritardi rispetto alle scadenze pattiziamente convenute - Necessità di verifica da parte del giudice di merito
Il rinvio dell'art. 67, comma 3, lett. a), l.fall. ai "termini d'uso", ai fini dell'esenzione dalla revocatoria fallimentare per i pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa, attiene alle modalità di pagamento concretamente invalse tra le parti, dovendo il giudice di merito verificare anche l'eventuale sistematica tolleranza del creditore di ritardi nei pagamenti rispetto alle scadenze pattiziamente convenute. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Marzo 2019, n. 7580.


Conoscenza dello stato d'insolvenza - Prova - Presunzioni - Mezzi anormali di pagamento - Utilizzabilità come indici presuntivi - Sussistenza
In tema di revocatoria fallimentare, la qualificazione dell'atto o del negozio o dei negozi collegati come mezzo anormale di pagamento, e la valutazione degli stessi come indici presuntivi di "scientia decoctionis", si pongono su piani diversi e rispondono a finalità altrettanto diverse: pertanto, non contrasta con alcuna regola di diritto la possibilità che proprio la singolarità dell'atto e del negozio o dei negozi collegati, le modalità specifiche della loro stipulazione e la sostanziale configurazione degli stessi come mezzo anormale di pagamento siano assunti quali indici della conoscenza dello stato d'insolvenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Marzo 2019, n. 7508.


Formazione dello stato passivo - Cosiddetta revocatoria incidentale - Ammissibilità - Effetti - Esclusione del credito o della garanzia fondati su titolo revocabile
Nel giudizio di verifica dei crediti, il curatore, a norma dell'art. 95, comma 1, l. fall., nel testo introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006, può eccepire l'inefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione, anche se è prescritta la relativa azione, senza essere tenuto, per escludere il credito o la garanzia, a proporre l'azione revocatoria fallimentare, né ad agire in via riconvenzionale nel giudizio di opposizione allo stato passivo promosso dal creditore ai sensi dell'art. 98 l. fall. Qualora, tuttavia, non sia stata proposta azione revocatoria in senso formale, ma sia stata solo sollevata eccezione, finalizzata a paralizzare la pretesa creditoria, il giudice delegato non dichiara l'inefficacia del titolo del credito o della garanzia, né dispone la restituzione, ma si limita ad escludere il credito o la prelazione, a ragione della revocabilità del relativo titolo, con effetti limitati all'ambito della verifica dello stato passivo al quale la richiesta del curatore è strettamente funzionale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2019, n. 3778.


Azione revocatoria fallimentare - Presupposto soggettivo dell'azione - "Scientia decoctionis" da parte del terzo contraente - Conoscenza effettiva - Necessità - Desumibilità della stessa da elementi presuntivi - Condizioni - Incensurabilità in cassazione
In tema di revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo contraente deve essere effettiva, ma può essere provata anche con indizi e fondata su elementi di fatto, purché idonei a fornire la prova per presunzioni di tale effettività. La scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione ed il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l'esistenza del fatto ignoto costituiscono un apprezzamento di fatto che, se adeguatamente motivato, sfugge al controllo di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2019, n. 3854.


Azione revocatoria - Esercizio nella procedura di amministrazione straordinaria - Aiuto di Stato vietato dall'art. 87 (già art. 92) del Trattato CE - Configurabilità - Esclusione - Distinzione tra fase cosiddetta di risanamento e cosiddetta di liquidazione - Rilevanza - Esclusione - Fondamento
Non essendo l'azione revocatoria istituto derogatorio alla disciplina generale del fallimento, nessun carattere "selettivo", configurabile come aiuto di Stato ai sensi dell'art. 87 (già art. 92) del Trattato CE (nell'interpretazione datane dalla giurisprudenza della Corte di giustizia europea), può essere ravvisato allorché l'azione revocatoria sia esercitata nell'ambito dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, come regolata dalla l. n. 95 del 1979 (di conversione in legge, con modificazioni, del d.l. n. 26 del 1979); né può distinguersi tra esercizio dell'azione nella fase c.d. di risanamento e nella fase c.d. di liquidazione della procedura di amministrazione straordinaria, sì da limitarne la compatibilità con l'ordinamento comunitario al solo esercizio nella seconda fase, e dunque non prima del momento in cui inizia la liquidazione dei beni, atteso che ciò che rileva, ai fini della individuazione dell'aiuto di Stato, non è che l'azione sia esercitata prima o durante la liquidazione dei beni, quanto che essa sia direttamente ed esclusivamente destinata alla conservazione dell'impresa nel mercato, piuttosto che all'estinzione delle sue passività. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2019, n. 3871.


Revocatoria fallimentare - Esenzione ex art. 67, comma 3, lett. e), l.fall. - Riferibilità all’azione revocatoria ordinaria di cui all’art. 66 l. fall. - Esclusione - Fondamento
L'art. 67, comma 3, lett. e), l. fall. nel prevedere l'esclusione dall'assoggettamento all'azione revocatoria degli atti, dei pagamenti e delle garanzie posti in essere in esecuzione dell'accordo omologato ai sensi dell'art. 182 bis l.fall. ha riguardo alla sola azione revocatoria fallimentare e non anche a quella ordinaria che, in base a quanto stabilito dall'art. 66 della stessa legge, è disciplinata integralmente secondo le norme del codice civile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2019, n. 3778.


Amministrazione straordinaria - Aiuto di Stato vietato dall'art. 87 (già art. 92) del Trattato CE - Configurabilità - Esclusione - Distinzione tra fase cosiddetta di risanamento e cosiddetta di liquidazione - Rilevanza - Esclusione - Fondamento
Non essendo l'azione revocatoria istituto derogatorio alla disciplina generale del fallimento, nessun carattere "selettivo", configurabile come aiuto di Stato ai sensi dell'art. 87 (già art. 92) del Trattato CE (nell'interpretazione datane dalla giurisprudenza della Corte di giustizia europea), può essere ravvisato allorché l'azione revocatoria sia esercitata nell'ambito dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, come regolata dalla l. n. 95 del 1979 (di conversione in legge, con modificazioni, del d.l. n. 26 del 1979); né può distinguersi tra esercizio dell'azione nella fase c.d. di risanamento e nella fase c.d. di liquidazione della procedura di amministrazione straordinaria, sì da limitarne la compatibilità con l'ordinamento comunitario al solo esercizio nella seconda fase, e dunque non prima del momento in cui inizia la liquidazione dei beni, atteso che ciò che rileva, ai fini della individuazione dell'aiuto di Stato, non è che l'azione sia esercitata prima o durante la liquidazione dei beni, quanto che essa sia direttamente ed esclusivamente destinata alla conservazione dell'impresa nel mercato, piuttosto che all'estinzione delle sue passività. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2019, n. 3871.


Fallimento – Azione revocatoria – Cessione di polizze di pegno – Effetti
La cessione di polizze di pegno, al fine di estinguere un debito pecuniario scaduto ed esigibile, ove oggetto di revocatoria comporta, in caso di mancata loro restituzione, l’attribuzione dell’equivalente, consistente non già nell’originario valore di stima del bene, oggetto del pegno, ma nella differenza tra il valore stimato del bene e quanto dovuto per l’estinzione del debito all’istituto presso il quale il bene è stato pignorato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2019, n. 1399.


Piano attestato di risanamento - Adesione dei creditori - Presupposto
La semplice offerta ai creditori della sottoscrizione di un piano attestato di risanamento non è sufficiente per configurare la fattispecie di cui all’art. 67 co. 3 lett. d) l. fall., in quanto il consenso dei creditori costituisce un presupposto che deve essere presente sin dall’inizio, non potendo essere acquisito successivamente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 11 Gennaio 2019.


Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Rilevanza della natura solutoria o ripristinatoria della rimessa – Esclusione – Consistenza e durevolezza – Regola della differenza di cui all’art. 70 – Funzione

Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Rimesse effettuate dal terzo – Pagamento non eseguito con denaro del fallito e azione di rivalsa – Revocabilità – Esclusione

Fallimento – Azione revocatoria fallimentare di rimesse in conto corrente bancario – Plurime operazioni di segno opposto nella stessa giornata – Richiesta di revoca di revoca di rimesse aventi carattere solutorio in relazione al saldo infra-giornaliero – Onere della prova

In tema di azione revocatoria fallimentare, l'art. 67, comma 2, lett. b), r.d. n. 267/1942 (nel testo modificato dal d.l. n. 35/2005, convertito, con modificazioni, nella l. n. 80/2005), prescinde dalla natura solutoria o ripristinatoria della rimessa e quindi dal fatto che la stessa afferisca a un conto scoperto o solo passivo, ma impone al giudice del merito di accertare la revocabilità della rimessa stessa avendo riguardo, oltre che alla consistenza, alla durevolezza di essa: accertamento che non può essere surrogato dalla semplice quantificazione della differenza tra l'ammontare massimo raggiunto dalle pretese della banca nel periodo nel quale è provata la conoscenza dello stato di insolvenza e l'ammontare residuo delle stesse alla data in cui si è aperto il concorso, come previsto dal successivo art. 70, comma 3 (nel testo novellato dal cit. d.l. n. 35/2005 e modificato, da ultimo, nella l. n. 168/2008), giacché quest'ultima disposizione indica solo il limite massimo dell'importo che il convenuto in revocatoria può essere tenuto a restituire. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In tema di azione revocatoria fallimentare, le rimesse effettuate dal terzo sul conto corrente dell'imprenditore, poi fallito, non sono revocabili quando risulti che il relativo pagamento non sia stato eseguito con denaro del fallito e che il terzo, utilizzatore di somme proprie, non abbia proposto azione di rivalsa verso l'imprenditore prima della dichiarazione di fallimento, né che abbia così adempiuto un'obbligazione relativa ad un debito proprio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In tema di revocatoria delle rimesse in conto corrente bancario effettuate da un imprenditore poi dichiarato fallito, nel caso di plurime operazioni di segno opposto nella stessa giornata in cui appaia uno scoperto di conto, il fallimento che chieda la revoca di rimesse aventi carattere solutorio in relazione al saldo infra-giornaliero  e non al saldo della giornata, ha l'onere di dimostrare l'esistenza di atti aventi carattere solutorio e, dunque, la cronologia dei singoli movimenti, cronologia che non può essere desunta dall'ordine delle operazioni risultante dall'estratto conto ovvero dalla scheda di registrazione contabile, in quanto tale ordine non corrisponde necessariamente alla realtà e sconta i diversi momenti in cui, secondo le tipologie delle operazioni, vengono effettuate le registrazioni sul conto, sicché in mancanza di tale prova devono intendersi effettuati prima gli accrediti e poi gli addebiti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Gennaio 2019, n. 277.


Revocatoria fallimentare - Amministrazione straordinaria - Azione revocatoria - “Dies a quo” del termine di prescrizione - Approvazione del programma di cessione dei beni aziendali - Fondamento
Il termine di prescrizione per l'esercizio dell'azione revocatoria da parte di una società in amministrazione straordinaria decorre dal momento dell'approvazione del programma di cessione dei beni aziendali e non dalla nomina del Commissario straordinario, come invece avveniva in base alla precedente disciplina di cui alla l. n. 95 del 1979, poiché l'art. 49 del d.lgs. n. 270 del 1999 nel disporre che l'azione revocatoria fallimentare può essere proposta dal Commissario straordinario "soltanto se è stata autorizzata l'esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali", prevede l'avveramento di una specifica condizione per l'esercizio dell'azione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Dicembre 2018, n. 31194.


Garanzia patrimoniale – Azione revocatoria – In genere – Effetti – Natura costitutiva

Garanzia patrimoniale – Azione revocatoria – In genere – Esperibilità nei confronti di fallimento – Inammissibilità

La sentenza che accoglie la domanda revocatoria, sia essa ordinaria o sia fallimentare, in forza di un diritto potestativo comune, al di là delle differenze esistenti tra le medesime, ma in considerazione dell'elemento soggettivo di comune accertamento da parte del giudice, quantomeno nella forma della scientia decoctionis, ha natura costitutiva, in quanto modifica "ex post" una situazione giuridica preesistente, sia privando di effetti atti che avevano già conseguito piena efficacia, sia determinando, conseguentemente, la restituzione dei beni o delle somme oggetto di revoca alla funzione di generale garanzia patrimoniale (art. 2740 c.c.) ed alla soddisfazione dei creditori di una delle parti dell'atto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Non è ammissibile un'azione revocatoria, non solo fallimentare ma neppure ordinaria, nei confronti di un fallimento, stante il principio di cristallizzazione del passivo alla data di apertura del concorso ed il carattere costitutivo delle predette azioni; il patrimonio del fallito è, infatti, insensibile alle pretese di soggetti che vantino titoli formatisi in epoca posteriore alla dichiarazione di fallimento e, dunque, poichè l'effetto giuridico favorevole all'attore in revocatoria si produce solo a seguito della sentenza di accoglimento, tale effetto non può essere invocato contro la massa dei creditori ove l'azione sia stata esperita dopo l'apertura della procedura stessa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Novembre 2018, n. 30416.


Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Sconto bancario - Giratario - Piena legittimazione rispetto al titolo - Credito proprio - Oggetto dell'azione revocatoria - Fattispecie
Nel contratto di sconto bancario, la girata piena del titolo di credito dal cliente alla banca - a differenza dalla girata con clausola "per incasso", "per procura", per "valuta a garanzia" od altra equivalente - comporta una cessione del credito medesimo, che attribuisce al giratario la proprietà di esso e la connessa legittimazione a farne valere i relativi diritti, con la conseguenza che l'incasso del denaro pagato dal debitore cartolare soddisfa un credito proprio del cessionario e non del cedente. Ne deriva che, in caso di fallimento del cliente, l'azione revocatoria fallimentare esperibile dal curatore può avere ad oggetto il negozio di sconto bancario, avuto riguardo al tempo della sua conclusione, non anche il pagamento (successivamente) effettuato all'istituto di credito dal debitore cartolare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Novembre 2018, n. 29464.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - Accertamento - Effetti - Revocatoria fallimentare - Decorrenza del periodo sospetto nella liquidazione coatta amministrativa - Computo a ritroso dalla data del provvedimento amministrativo se anteriore all'accertamento giudiziale dello stato di insolvenza
Nella liquidazione coatta amministrativa, allorché la sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza sia successiva al provvedimento amministrativo che dispone la liquidazione coatta, il "periodo sospetto" ai fini dell'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare decorre (a ritroso) necessariamente dalla data del provvedimento amministrativo, perché è in relazione a tale momento che viene accertato - ancorché con sentenza successiva - lo stato di insolvenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2018, n. 18728.


Revocatoria fallimentare - Rimessa in conto corrente - Denaro proveniente dalla vendita di un bene costituito in pegno consolidatosi - Revocabilità - Fondamento
In tema di revocatoria fallimentare, la rimessa in conto corrente bancario effettuata con denaro proveniente dalla vendita di un bene costituito in pegno, ormai consolidatosi in favore della banca, è revocabile, ai sensi dell'art. 67 l. fall., non assumendo alcun rilievo la circostanza che il ricavato della vendita sia destinato a soddisfare un credito privilegiato, in quanto l'"eventus damni" deve considerarsi "in re ipsa", consistendo nella lesione della "par condicio creditorum" ricollegabile all'uscita del bene dalla massa in forza dell'atto dispositivo, e non potendosi escludere "a priori" il pregiudizio delle ragioni di altri creditori privilegiati, insinuati in seguito al passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 2018, n. 16565.


Concordato fallimentare - Assuntore - Effetti sull'azione revocatoria - Cessione dell’azione subordinata all'esecuzione del concordato - Perdita della legittimazione processuale del curatore prima del decreto previsto dall'art. 136 l.fall. - Esclusione
In tema di concordato fallimentare con assunzione, qualora la relativa proposta contempli la cessione delle azioni revocatorie, la perdita della legittimazione processuale del curatore si verifica soltanto con l'emissione del decreto previsto dall'art. 136 l.fall., non determinandosi peraltro l'interruzione del processo sino a quando tale evento non sia stato dichiarato o notificato ai sensi dell'art. 300 c.p.c.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Giugno 2018, n. 15793.


Concordato preventivo - Dichiarazione di fallimento - Sorte dei pagamenti effettuati in esecuzione del concordato ma violativi del principio della “par condicio creditorum” - Ripetibilità dei pagamenti - Limiti - Fattispecie
I pagamenti effettuati in seno al concordato preventivo sono ripetibili nella successiva procedura fallimentare se abbiano violato il principio della "par condicio creditorum", allorché emergano crediti di grado uguale o poziore nella procedura fallimentare, secondo una valutazione da parametrare ai canoni del soddisfacimento concordatario avuto riguardo, in primo luogo, alle regole fissate dal decreto di omologazione e, per gli aspetti ivi eventualmente non disciplinati, alle regole legali, prime fra tutte quelle riguardanti il rispetto dell'ordine delle cause di prelazione. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza che, senza verificare la violazione del principio della "par condicio creditorum", aveva ritenuto ripetibile il pagamento effettuato durante la vigenza di un concordato preventivo sorto anteriormente all'entrata in vigore del d.l. n. 35 del 2005, conv., con modif., dalla l. n. 80 del 2005). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2018, n. 15495.


Fallimento – Azioni revocatorie – Atto di scissione parziale di società – Natura dispositiva
L’atto di scissione di società, dando luogo a trasferimenti di beni e a mutamenti nella titolarità di posizioni giuridiche attive e passive, ha natura non solo organizzativa ma anche dispositiva ed incide, pertanto, direttamente sul patrimonio delle società coinvolte e sulla garanzia patrimoniale di cui all’art. 2740 c.c. (Michele Riondino) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 12 Giugno 2018.


Concordato fallimentare - Omologazione - Conseguenze sull'azione revocatoria promossa dal curatore - Improseguibilità - Condizioni
L'omologazione del concordato fallimentare produce l'improponibilità o l'improseguibilità delle azioni revocatorie promosse dalla curatela ai sensi degli artt. 64 e 67 l.fall., a condizione che il presupposto dell'impedimento all'esercizio o prosecuzione delle stesse sia dichiarato nel processo e reso operativo attraverso lo strumento processuale dell'interruzione ex art. 300 c.p.c., ovvero attraverso la produzione in giudizio dei documenti attestanti l'intervenuta omologazione del concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Giugno 2018, n. 15012.


Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Cessione del credito - Revocabilità ex art. 67 l.fall. - Condizioni - Accordo generale per l'impiego della cessione come mezzo di pagamento - Eventuale sussistenza - Conseguenze - Fattispecie
La cessione di credito, se effettuata in funzione solutoria di un debito scaduto ed esigibile, si caratterizza come anomala rispetto al pagamento effettuato in danaro od altri titoli di credito equivalenti, in quanto il relativo processo satisfattorio non è usuale, alla stregua delle ordinarie transazioni commerciali, tanto da sottrarsi alla revocabilità esclusivamente qualora sia stata prevista come mezzo di estinzione contestuale al sorgere del debito che venga così estinto. Tuttavia, allorché le parti pattuiscano "ab origine", nell'ambito di un rapporto di durata, specifiche modalità di pagamento che prevedano il ricorso generalizzato alla cessione in parola, è alle regole di tale accordo contrattuale a monte e alle modalità seguite in concreto, che il giudice deve aver riguardo per apprezzare se l'"accipiens" sia stato effettivamente in grado di rendersi conto di un adempimento sintomatico del dissesto del debitore. (Fattispecie in materia di somministrazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Maggio 2018, n. 14002.


Revocatoria fallimentare - Elemento soggettivo della conoscenza dello stato di insolvenza - Preesistenza rispetto al compimento dell'atto revocabile - Irrilevanza - Concomitanza rispetto all'operazione depauperativa - Necessità - Fondamento
In tema di revocatoria fallimentare, l'elemento soggettivo della conoscenza dello stato d'insolvenza, di cui all'art. 67 l. fall., non è necessario che preesista all'atto revocabile, dovendo, piuttosto, essere concomitante alla sua realizzazione, in quanto è da tale momento che l'operazione depauperativa, producendo il proprio effetto, fonda l'esigenza di rispristino della "par condicio creditorum" alterata. Cassazione civile, sez. I, 31 Maggio 2018, n. 14001.


Rimessa su conto corrente bancario - Revocabilità - Funzione solutoria - Indicatori - Fattispecie
In tema di revocatoria fallimentare di rimesse su conto corrente è sempre revocabile il pagamento accreditato su conto scoperto, pur se la somma provenga da un separato negozio di finanziamento concluso con la stessa banca al fine di ripianare lo scoperto di quel conto, dovendosi riconoscere la funzione solutoria ogni qual volta il pagamento sia finalizzato ad estinguere le passività correlate al conto stesso.

(Nel caso di specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza con la quale la corte d'appello aveva ritenuto un "mero giroconto" ed un'operazione di "mera regolarizzazione contabile" le rimesse eseguite dal fallito per restituire alla stessa banca mutuataria un "prefinanziamento" utilizzato per coprire esposizioni debitorie). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2018, n. 13287.


Revocatoria fallimentare - Inefficacia di versamenti su conto corrente di azienda bancaria - Cessione ad altra banca delle attività e passività aziendali - Azione revocatoria - Legittimazione passiva della cessionaria - Condizioni
In tema di azione revocatoria fallimentare, avente ad oggetto le rimesse su conto corrente a favore di una banca, la cui azienda sia poi stata ceduta ad altra banca, la legittimazione passiva sussiste in capo alla cessionaria soltanto ove risulti che con l'azienda bancaria siano state trasferite tutte le attività e passività aziendali, dunque anche i debiti futuri derivanti dall'azione revocatoria, in quanto obbligazioni ad oggetto determinabile, perché all'atto della convenzione erano identificabili gli eventuali debiti, risultanti dalla contabilità, in relazione ai pagamenti eseguiti dai debitori poi falliti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2018, n. 13308.


Revocatoria fallimentare - Rimessa su conto corrente bancario - Revocabilità - Funzione solutoria - Indicatori - Fattispecie
In tema di revocatoria fallimentare di rimesse su conto corrente è sempre revocabile il pagamento accreditato su conto scoperto, pur se la somma provenga da un separato negozio di finanziamento concluso con la stessa banca al fine di ripianare lo scoperto di quel conto, dovendosi riconoscere la funzione solutoria ogni qual volta il pagamento sia finalizzato ad estinguere le passività correlate al conto stesso. (Nel caso di specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza con la quale la corte d'appello aveva ritenuto un "mero giroconto" ed un'operazione di "mera regolarizzazione contabile" le rimesse eseguite dal fallito per restituire alla stessa banca mutuataria un "prefinanziamento" utilizzato per coprire esposizioni debitorie). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2018, n. 13287.


Azione revocatoria fallimentare – Declaratoria di inefficacia di atto di vendita – Obbligo restitutorio del compratore – Natura di debito di valuta – Affermazione – Interessi – Decorrenza dalla data della domanda – Affermazione – Rivalutazione monetaria – Onere di allegazione e prova del maggior danno – Sussiste
L’obbligo restitutorio dell’accipiens soccombente in revocatoria ha natura di debito di valuta e non di valore, in quanto l’atto posto in essere è originariamente lecito e la sua inefficacia sopravviene solo in esito alla sentenza di accoglimento della domanda, che ha natura costitutiva, avendo ad oggetto l’esercizio di un diritto potestativo e non di un diritto di credito. Ne consegue che anche gli interessi sulla soma da restituirsi decorrono dalla data della domanda giudiziale e che il risarcimento del maggior danno, conseguente al ritardo con cui sia stata restituita la somma di denaro oggetto della revocatoria, spetta solo ove l’attore lo alleghi specificamente e dimostri di averlo subito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2018, n. 12850.


Revocatoria fallimentare – Autonomia dell’azione – Rito proprio – Rito previsto per il rapporto sottostante – Irrilevanza – Fondamento
In tema di revocatoria fallimentare, poiché l'azione ha carattere autonomo, il rito applicabile è quello proprio della specifica disciplina per essa prevista, essendo irrilevante quello previsto per il rapporto sottostante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2018, n. 12852.


Azione revocatoria - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - "Eventus damni" - Oggetto - Lesione della "par condicio creditorum" - Presunzione legale assoluta - Fattispecie
Ai fini della revoca della vendita di beni effettuata dall'imprenditore successivamente fallito, l' "eventus damni" è "in re ipsa" e consiste nel fatto stesso della lesione della "par condicio creditorum", ricollegabile, per presunzione legale assoluta, all'uscita del bene dalla massa a causa dell'atto dispositivo; pertanto, grava sul curatore il solo onere di provare la conoscenza dello stato di insolvenza da parte dell'acquirente, mentre la circostanza che il prezzo ricavato dalla vendita sia stato utilizzato dall'imprenditore per pagare un suo creditore privilegiato (eventualmente anche garantito da ipoteca) non esclude la possibile lesione della "par condicio", né fa venir meno l'interesse all'azione da parte del curatore, poiché è solo in seguito alla ripartizione dell'attivo che potrà verificarsi se quel pagamento non pregiudichi le ragioni di altri creditori privilegiati, che successivamente all'esercizio dell'azione revocatoria potrebbero in tesi insinuarsi. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza con la quale era stata accolta l'azione revocatoria relativa ad un patto di futura vendita annesso ad un contratto di locazione di immobili oggetto di ipoteca a favore di istituti di credito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Maggio 2018, n. 11652.


Pagamento di debiti liquidi ed esigibili nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento - Soggezione all'azione revocatoria - Estensione alle imprese creditrici operanti in regime di monopolio legale - Ragioni - Fattispecie
In favore dell'imprenditore che somministri beni o presti servizi in regime di monopolio legale, trovano applicazione, in assenza di espressa deroga, non solo l'art. 1460 c.c., sull'eccezione di inadempimento, ma anche l'art. 1461 c.c., sulla facoltà di sospendere l'esecuzione della prestazione dovuta quando sussista un evidente pericolo di non ricevere il corrispettivo in ragione delle condizioni patrimoniali dell'altro contraente, trattandosi di previsioni compatibili con l'obbligo, posto dall'art. 2597 c.c., di contrattare e di osservare parità di trattamento. L'applicabilità dell'art. 1461 c.c., come delle altre disposizioni dettate a presidio del nesso di sinallagmaticità nella fase di esecuzione dei contratti a prestazioni corrispettive, comporta che il pagamento del debito liquido ed esigibile, ricevuto dal monopolista nell'anno che precede la dichiarazione di fallimento del somministrato o dell'utente, con la consapevolezza del suo stato d'insolvenza, resta soggetto alla revocatoria di cui all'art. 67, comma 2, l. fall., non trovandosi il monopolista in una situazione differenziata rispetto agli altri creditori, e difettando di conseguenza i presupposti per cogliere nell'art. 2597 c.c. una implicita previsione di esenzione dalla revocatoria stessa. (Fattispecie relativa a pagamenti di diritti e tasse aeroportuali effettuati da un vettore aereo in favore di un gestore aeroportuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Aprile 2018, n. 10117.


Revocatoria fallimentare - Rimesse in conto corrente bancario - Azione revocatoria - Indicazione dei singoli versamenti - Necessità - Esclusione - Indeterminatezza dell'oggetto e della "causa petendi" - Domanda - Nullità - Esclusione
Non è affetta da nullità per indeterminatezza dell'oggetto o della "causa petendi", ai sensi del combinato disposto degli artt. 163, comma 3, nn. 3 e 4, e 164, comma 4, c.p.c. la citazione contenente la domanda di revocatoria fallimentare di pagamenti costituiti da rimesse in conto corrente bancario, benché priva dell'indicazione dei singoli versamenti solutori, qualora (come nella specie) siano specificamente indicati i conti correnti e la domanda si riferisca a tutte le rimesse operate su quei conti in un determinato periodo di tempo (con indicazione anche dell'importo globale delle stesse), essendo sufficientemente specificati gli elementi idonei a consentire alla banca l'individuazione delle domande contro di essa proposte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Aprile 2018, n. 9610.


Procedure concorsuali – Consecuzione tra concordato preventivo e fallimento – Necessità dell’ammissione al concordato per il configurarsi della consecuzione – Esclusione
Il fenomeno della consecuzione tra procedure concorsuali può configurarsi anche nel caso in cui alla presentazione della domanda di concordato non abbia fatto seguito il decreto di ammissione alla relativa procedura. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 Aprile 2018.


Procedure concorsuali – Consecuzione tra concordato preventivo e fallimento – Intervallo temporale tra le procedure – Mutamento del presupposto oggettivo – Giudizio secondo ragionevolezza – Esclusione dell’operare della consecuzione
Non può ravvisarsi il fenomeno della consecuzione qualora tra procedure concorsuali intercorra un intervallo di dimensione temporale tale da far ritenere, alla luce di un giudizio di ragionevolezza, che la situazione di crisi che dà luogo alla seconda procedura non sia sovrapponibile a quella precedente. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 Aprile 2018.


Revocatoria fallimentare – Transazione – Sproporzione delle prestazioni ex art. 67, comma 1, n. 1, l. fall. – Onere della prova – Grava sul curatore – Valore della rinuncia allegata dalla controparte – Natura – Eccezione in senso stretto – Non sussiste – Mera difesa
In tema di revocatoria fallimentare, promossa per far valere l'affermata sproporzione tra le reciproche prestazioni rinunciate nell'ambito di una transazione intercorsa tra le parti, l'onere della prova incombe sulla parte che ha proposto l'azione revocatoria, ed ha per oggetto anche il valore della rinuncia operata da controparte, senza che possa distinguersi tra elementi dedotti dalla parte attrice ed elementi dedotti dalla convenuta, le cui allegazioni sul punto non possono considerarsi oggetto di un'eccezione in senso stretto, avendo invece natura di mere contestazioni o difese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Aprile 2018, n. 8635.


Revocatoria fallimentare - Rimesse annotate sul conto anticipi - Attivo o passivo di saldo del conto anticipi - Rilevanza ai fini della revocabilità - Esclusione - Ragioni - Rimesse che riducono lo scoperto del conto ordinario - Revocabilità - Sussiste
In tema di revocatoria fallimentare dei pagamenti effettuati alla banca da parte del correntista, le rimesse annotate sui conti anticipi non hanno natura solutoria e non sono revocabili, costituendo tali conti una mera evidenza contabile dei finanziamenti per anticipazioni su crediti concessi dalla banca al cliente, ove vengono annotati in "dare" le anticipazioni erogate al correntista ed in "avere" l'esito positivo della riscossione del credito, sottostante agli effetti commerciali presentati dal cliente. Il rapporto tra banca e cliente viene invece rappresentato esclusivamente dal saldo del conto corrente ordinario, ove affluiscono tutte le somme portate dai titoli, dalle ricevute bancarie o dalle carte commerciali presentate per l'incasso, che saranno oggetto di revocatoria nei limiti in cui abbiano contribuito a ridurre lo scoperto del conto medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Marzo 2018, n. 6575.


Azione revocatoria fallimentare - Stato di insolvenza nel periodo sospetto - Presunzione assoluta - Conseguenze - Prova dell'elemento soggettivo dell'azione - Accertamento della manifestazione esterna del dissesto e della sua percezione come tale in capo all'"accipiens" - Sussistenza
In tema di azione revocatoria fallimentare, lo stato di insolvenza del debitore nel cd. periodo sospetto anteriore alla dichiarazione di fallimento è oggetto di una presunzione "iuris et de iure" derivante dalla stessa apertura della procedura concorsuale, sicché il giudice del merito, ai fini della prova in questione deve soltanto verificare se, nel medesimo periodo e con riguardo al tempo degli atti revocandi, si siano manifestati all'esterno i sintomi del dissesto e come tali siano stati percepiti dall'"accipiens". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Marzo 2018, n. 6575.


Fallimento - Azione revocatoria -  Revoca di ipoteca accessoria ad un mutuo che integri in concreto una garanzia costituita per un debito chirografario preesistente - Ammissione al passivo della somma (realmente) erogata in virtù del mutuo revocato
Qualora venga dichiarata la revoca ex art. 67 L. Fall., dell'ipoteca, accessoria ad un mutuo, che integri in concreto una garanzia costituita per un debito chirografario preesistente, la revoca di detta ipoteca non comporta necessariamente l'esclusione dall'ammissione al passivo di quanto erogato per il suddetto mutuo, essendo l'ammissione incompatibile con le sole fattispecie della simulazione e della novazione, e non anche con quella del negozio indiretto, poichè, in tal caso, la stessa revoca dell'intera operazione e, quindi, anche del mutuo - comporterebbe pur sempre la necessità di ammettere al passivo la somma (realmente) erogata in virtù del mutuo revocato, e ciò in quanto all'inefficacia del contratto conseguirebbe pur sempre la necessità della restituzione delle somme effettivamente erogate al mutuante, sia pure in moneta fallimentare (Cass. n. 3955 del 2016, cit.; Cass. 27/11/2013, n. 26504; Cass. 28/01/2013, n. 1807).  (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2018, n. 6094.


Fallimento - Accertamento del passivo - Curatore che eccepisca la compensazione avvalendosi di contratto stipulato dal fallito - Revocatoria del contratto - Preclusione endofallimentare
Nel caso in cui, in sede di verifica del passivo innanzi al giudice delegato, il curatore si avvalga di un diritto contrattuale del fallito, preclude ogni possibile ragione di inefficacia di detto negozio, in quanto, subentrando nella posizione contrattuale del fallito, lo ha reso opponibile alla massa dei creditori ed ha perduto, rispetto a detto rapporto, la posizione di terzo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Marzo 2018.


Revocabilità di rimesse bancarie – Cerifica condizione rimessa durevole – Determinazione criterio rimessa consistente – Conto congelato espressione di scientia decoctionis
La riduzione in modo consistente e durevole dell’esposizione si può realizzare in concreto principalmente quando la banca imponga dei rientri o privi di fatto il cliente della disponibilità di prelevare dal conto; ciò fa sì che tutte le rimesse oggetto di revocatoria siano in realtà durevoli. Il tema della consistenza non è un parametro assoluto ed oggettivo ma deve esser comparata e declinata nella fattispecie avuto cioè riferimento sia alla entità massima del debito che alla entità dello stesso al momento della rimessa che alle peculiarità del rapporto e quindi alla entità ricorrente dei versamenti eseguiti tra le parti ed eventualmente dei prelievi. In ordine alla scientia decoctionis il sintomo più significativo è l’andamento del conto costantemente teso al rientro tato che esso ha ospitato solo il rimborso degli interessi, dei bolli, delle commissioni e delle competenze e nessuna altra operazione passiva è stata consentita al cliente. (Gianfranco Benvenuto) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Marzo 2018.


Fallimento - Azione revocatoria - Prova della scientia decoctionis - Fattispecie
Nell'azione revocatoria fallimentare, la prova della scientia decoctionis dell'accipiens è ricavabile: a) dalle modalità non più regolari dei pagamenti, riferiti a importi non corrispondenti alle fatture (nel caso di specie peraltro scadute) e dal divieto di accettazione di pagamenti postdatati; b) dall'esistenza di un eccesso di indebitamento verso i fornitori, già prima della riunione dei creditori, e dall'utilizzo di assegni in bianco, incassati oltre un mese dopo la loro spedizione; c) dalla continuità dei rapporti tra le parti, ove la convenuta sia fornitrice abituale della fallita ed operante nello stesso ambito territoriale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 01 Marzo 2018, n. 4794.


Fallimento - Revocatoria - Rimesse in conto corrente bancario - Prova della scientia decoctionis - Collegamento con la Centrale Rischi istituita presso la Banca d'Italia - Scambio delle informazioni conseguenti alle segnalazioni svolte
In tema di domanda revocatoria di rimesse in conto corrente, la prova della scientia decoctionis dell'accipiens può dedursi dal collegamento della Banca con la Centrale Rischi istituita presso la Banca d'Italia e dall'eventuale scambio delle informazioni conseguenti alle segnalazioni svolte, in quanto, in considerazione della posizione di osservatore qualificato, la banca può certamente rilevare il progressivo decadimento della qualità del rapporto con l'imprenditore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 01 Marzo 2018, n. 4793.


Mutuo ipotecario stipulato a copertura di esposizione pregressa del mutuatario - Fallimento del mutuatario - Revocabilità ex art. 67 l.fall. dell'intera operazione - Condizioni
È revocabile, ai sensi dell'art. 67, comma 1, n. 2), l.fall., e in ogni caso ex art. 67, comma 2 l.fall., la rimessa conseguente alla concessione di un mutuo garantito da ipoteca destinata a ripianare uno scoperto di conto, laddove il mutuo ipotecario e il successivo impiego di una somma siano inquadrabili in un'operazione unitaria posta in essere in funzione dell'azzeramento della preesistente esposizione debitoria del mutuatario. Ne consegue che il curatore, ricorrendone i presupposti, può impugnare l'intera operazione per farne dichiarare l'inefficacia,in quanto diretta, per un verso, a estinguere con mezzi anormali le precedenti obbligazioni gravanti sul beneficiario delle somme mutuate, per altro verso, a costituire una garanzia per detti debiti preesistenti, dovendosi riconoscere l'utilità della banca non nella contrazione del mutuo fondiario in sé ma nel suo impiego come fattore ristrutturativo di un passivo almeno in parte e consistentemente diverso, essendo, tuttavia, il Tribunale tenuto ad accertare, a fronte di specifica deduzione della mutuante, se una parte del finanziamento potesse essere destinata ad una nuova sovvenzione invece che al consolidamento del passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2018, n. 4202.


Revocatoria fallimentare - Restituzione al venditore di merci acquistate e non pagate - "Datio in solutum" - Mezzo anormale di pagamento ex art. 67, comma 1, n. 2, l. fall. - Configurabilità - Conseguenze
In tema di revocatoria fallimentare, la restituzione al venditore di merci acquistate e non ancora pagate, eseguita dal compratore al fine di estinguere ogni pregresso rapporto, costituisce una "datio in solutum" qualificabile come mezzo anormale di pagamento, ai sensi dell'art. 67, comma 1, n. 2, l. fall., sicché incombe sul convenuto l'onere di provare la mancata conoscenza, in capo a lui, dello stato d'insolvenza del "solvens". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Febbraio 2018, n. 3673.


Bonifico - Natura giuridica ed effetti - Bonifico affluente in conto passivo - Banca quale effettiva beneficiaria della rimessa - Configurabilità - Conseguenze - Revocatoria fallimentare dell'accreditamento - Ammissibilità
In tema di contratti bancari, il "bonifico" (ossia l'incarico del terzo dato alla banca di accreditare al cliente correntista la somma oggetto della provvista) costituisce un ordine (delegazione) di pagamento che la banca delegata, se accetta, si impegna (verso il delegante) ad eseguire; da tale accettazione non discende, dunque, un'autonoma obbligazione della banca verso il correntista delegatario, trovando lo sviluppo ulteriore dell'operazione la sua causa nel contratto di conto corrente di corrispondenza che implica un mandato generale conferito alla banca dal correntista ad eseguire e ricevere pagamenti per conto del cliente, con autorizzazione a far affluire nel conto le somme così acquisite in esecuzione del mandato. Ne deriva che, secondo il meccanismo proprio del conto corrente, la banca, facendo affluire nel conto passivo il pagamento ricevuto dall'ordinante, non esaurisce il proprio ruolo in quello di mero strumento di pagamento del terzo, ma diventa l'effettiva beneficiaria della rimessa, con l'effetto ad essa imputabile (se l'accredito intervenga nell'anno precedente la dichiarazione di fallimento, ricorrendo il requisito soggettivo della revocatoria fallimentare) di avere alterato la " par condicio creditorum”.  (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2018, n. 3086.


Mandato - Obbligo di rendiconto - Riscossione di somme per conto del mandante - Obbligo di versamento al preponente - Fallimento "medio tempore" del mandatario - Conseguenze - Fattispecie
La riscossione di somme da parte del mandatario per conto del mandante comporta l'obbligo, per il primo, di versare tali somme al preponente mediante un distinto atto di ritrasferimento, con la conseguenza che, intervenuto "medio tempore" il fallimento del mandatario, gli eventuali versamenti, da quest'ultimo compiuti in favore del mandante nel cosiddetto "periodo sospetto" di cui all'art. 67, comma 2, l.fall. integrano gli estremi del pagamento di debiti liquidi ed esigibili, revocabile ai sensi dell'articolo cit. (Nella specie, ricondotta l'associazione temporanea di imprese alla figura del mandato collettivo, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la sentenza di merito, che ha accolto l'azione revocatoria fallimentare, avente ad oggetto il pagamento ottenuto coattivamente - mediante esecuzione forzata presso terzi - del debito della società fallita, che, in qualità di mandataria dell'associazione temporanea di imprese, di cui era parte, aveva riscosso alcune somme dovute all'associazione, ma non aveva versato per intero quanto di pertinenza della società mandante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Febbraio 2018, n. 3047.


Revocatoria fallimentare - Pagamento di debiti liquidi ed esigibili nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento - Soggezione alla revocatoria fallimentare - Estensione alle imprese creditrici operanti in regime di monopolio legale - Sussistenza - Prestazioni obbligatorie o facoltative - Rilevanza - Fattispecie
L'applicabilità alle imprese che operano in regime di monopolio delle disposizioni dettate a presidio del sinallagma nell’esecuzione dei contratti a prestazioni corrispettive comporta che il pagamento del debito liquido ed esigibile, ricevuto dal monopolista nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento dell'utente con la consapevolezza del suo stato d'insolvenza, sia soggetto alla revocatoria di cui all'art. 67, comma 2, l.fall., non trovandosi il monopolista in una situazione differenziata rispetto agli altri creditori; ciò ad eccezione delle ipotesi nelle quali la prestazione sia obbligatoria, non potendo in tali casi l’impresa sottrarsi all'adempimento, neppure nella fase esecutiva del rapporto, ed essendo quindi la stessa priva del potere di scelta e di altra eventuale tutela rispetto al rischio di insolvenza della controparte (Fattispecie relativa a pagamenti effettuati in favore di un’impresa di rimorchi portuali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2018, n. 3085.


Azione revocatoria fallimentare - Stato di insolvenza del debitore - "Scientia decoctionis" da parte del convenuto - Nozione - Concreta situazione psicologica - Configurabilità - Desumibilità da elementi presuntivi - Limiti - Condizione professionale dell'"accipiens" e modalità del pagamento - Rilevanza
In tema di elemento soggettivo dell'azione revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, l.fall., la "scientia decoctionis" in capo al terzo, come effettiva conoscenza dello stato di insolvenza, è oggetto di apprezzamento del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità se correttamente motivato, potendosi formare il relativo convincimento anche attraverso il ricorso alle presunzioni, alla luce del parametro della comune prudenza ed avvedutezza e della normale ed ordinaria diligenza, con rilevanza peculiare della condizione professionale dell'"accipiens" e del contesto nel quale gli atti solutori si sono realizzati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2018, n. 3081.


Fallimento - Azione revocatoria - Eccezione revocatoria - Inefficacia dell'iscrizione ipotecaria con estinzione di debiti pregressi - Autonoma censurabilità indipendentemente della revoca del contratto di finanziamento
La prospettazione della revocatoria in via breve, mediante eccezione sollevata dal curatore in sede di verifica dello stato passivo, non può trovare ostacolo se, avendo per oggetto la sola costituzione della garanzia e senza contestazione della effettività della consegna delle somme date a mutuo, si propone di ricostruire la reale destinazione solutoria del finanziamento, riferita all'estinzione di debiti pregressi, del mutuatario o di terzi, e dunque senza causa o con motivo illecito all'esito di un apprezzamento dell'operazione alla stregua di negozio indiretto.

E' censurabile autonomamente, dal punto di vista della inefficacia, l'iscrizione ipotecaria posta a garanzia di un mutuo anche ove non si contesti la realità del medesimo, chiedendosi piuttosto di accertarne una destinazione diversa da quella propria dell'operazione formalmente adottata, tutte le volte in cui faccia difetto un corrispondente reale rischio di credito; ne consegue che, oltre che inesistente come principio giuridico, appare altresì inconfigurabile anche come mera massima di esperienza l'associazione della revoca della garanzia a quella del contratto cui essa afferisce. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2018, n. 2816.


Fallimento - Azione revocatoria - Rimessa conseguente alla concessione di mutuo garantito da ipoteca destinata a ripianare uno scoperto di conto - Garanzia ipotecaria associata ad un rischio di credito già in atto
E' revocabile, ai sensi dell'art. 67, comma 1, n. 2, l.fall., e in ogni caso ex art. 67, comma 2, la rimessa conseguente alla concessione di un mutuo garantito da ipoteca destinata a ripianare uno scoperto di conto, laddove il mutuo ipotecario ed il successivo impiego della somma siano inquadrabili nel contesto di un'operazione unitaria il cui ‘fine ultimo è quello di azzerare la preesistente obbligazione;  la garanzia ipotecaria non è, infatti, espressione di autotutela preventiva del creditore, in quanto costituita per debito preesistente, in tutti quei casi in cui il mutuatario non acquisisca contestualmente nuova disponibilità finanziaria, essendo in tal caso la garanzia associata a un rischio di credito già in atto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 05 Febbraio 2018.


Fallimento - Azione revocatoria - Rimessa su conto corrente bancario - Riduzione consistente e durevole dell'esposizione debitoria - Sussistenza - Saldo negativo - Irrilevanza
E' consistente e durevole - e dunque revocabile ai sensi dell'art. 67, comma 2, l.fall. - la rimessa in conto corrente che abbia comportato una riduzione dell'esposizione debitoria nella misura percentuale del 17,85% con effetti permanenti sino alla dichiarazione di fallimento, restando irrilevante la circostanza che il saldo del conto si sia comunque mantenuto in territorio negativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 05 Febbraio 2018.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Piano attestato di risanamento - Credito del professionista per attività di assistenza e consulenza funzionali alla predisposizione del piano - Prededuzione ex art. 111, comma 2, l.fall. - Configurabilità - Esclusione - Ragioni
Il credito del professionista che abbia svolto attività di assistenza e consulenza funzionali alla predisposizione di un piano attestato di risanamento, ex art. 67, comma 3, lett. d), l.fall., non va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento a norma dell'art. 111, comma 2, l.fall., poiché il detto piano non costituisce una procedura concorsuale, rientrando nel novero degli atti di programmazione dell’impresa finalizzati al suo risanamento, che possono dare luogo a convenzioni stragiudiziali sottratte alla valutazione o al controllo da parte di organi giurisdizionali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Gennaio 2018, n. 1895.


Scientia decoctionis ed esenzione ex art. 67 co. III lett. a) l.f. nella revocatoria fallimentare – Dimostrazione presuntiva della conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis) – Procedimento di valutazione delle presunzioni – Natura di operatore economico qualificato
La prova della scientia decoctionis che grava sulla Curatela nella revocatoria ex art. 67 co. II L.F. ha per lo più natura presuntiva; il procedimento di valutazione delle presunzioni è scindibile in due momenti.
Vanno infatti prima vagliati tutti gli elementi indiziari con eliminazione di quelli intrinsecamente privi di rilevanza e conservazione di quelli che, presi singolarmente, rivestano i caratteri della precisione e della gravità, ossia presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria; poi, gli elementi isolati dovranno essere valutati complessivamente al fine di accertare se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una valida prova presuntiva, che magari non potrebbe dirsi raggiunta con certezza considerando atomisticamente uno o alcuni indizi (cfr. Cass. Sez. VI, 2/03/2017, n. 5374; Sez. 1, Ordinanza n. 26061 del 02/11/2017; Sez. V, 6/06/2012, n. 9108; Sez. I, 13/10/2005, n. 19894).
Ancorché la valutazione degli indizi vada compiuta in relazione alla conoscenza effettiva e non meramente potenziale del terzo circa lo stato di insolvenza dell’impresa, è comunque rilevante anche la mera conoscibilità delle condizioni economiche dell’imprenditore, secondo un giudizio ex ante che consenta l’individuazione della situazione psicologica della parte al momento dell'atto impugnato, pur se ciò non autorizza a retroagire automaticamente gli effetti della prova del requisito soggettivo all'inizio del periodo sospetto (cfr. Sez. 1, Sentenza n. 1834 del 26/01/2011).
In ogni caso, la Curatela dovrà offrire concreti elementi di collegamento tra il convenuto nel giudizio revocatorio ed i sintomi rivelatori dello stato di decozione del debitore (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. I, 19/02/2015, n. 3336; 30/07/2014, n. 17286; Sez. VI, 3/05/2012, n. 6686).
Va riconosciuta la qualifica di operatore economico capace, anche solo astrattamente, di verificare e valutare i dati del bilancio della Fallita e dunque cogliere i sintomi dell’insolvenza alla parte la cui forma societaria la renda soggetta ai medesimi adempimenti (Registro delle Imprese). (Marco Mariano) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 19 Gennaio 2018.


Esenzione da revocatoria ex art. 67 co. III lett. a) L.F. – Usualità intersoggettiva dei tempi di pagamento – Termini d’uso – Irrilevanza dell’indicazione negoziale e rilevanza della prassi effettiva
I rapporti commerciali rilevanti ai fini dell’esenzione ex art. 67 co. III lett. a) L.F. non sono quelli del settore economico di riferimento ma quelli specifici intercorrenti tra Fallito e accipiens.
Per essere considerati nei “termini d’uso” i pagamenti devono essere effettuati con caratteristiche invalse, per modalità e cronologia, con una continuità tale da poterli far rientrare ragionevolmente nel concetto di “normalità negoziale” tra le parti.
Non occorre aver riguardo all’indicazione temporale prevista nelle singole fatture poiché non rilevano i tempi previsti nel “negozio” ma quelli concretamente accettati tra le parti nel pregresso svolgimento dei rapporti commerciali. (Marco Mariano) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 19 Gennaio 2018.


Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Onere della prova dell’esimente - Eccezione rilevabile d’ufficio
Può essere rilevata d’ufficio la sussistenza delle esimenti di cui  all’art.67 III co. l.f. quando il fatto risulti ex actis, in mancanza di esplicita previsione di legge che limiti  alla parte la possibilità di sollevare l’eccezione. Nell’incertezza dell’esistenza del fatto che costituisce esimente l’onere deve essere posto a carico del debitore, perché per regola generale del processo i fatti costitutivi sono provati dall’attore mentre i fatti impeditivi del diritto azionato costituiscono eccezioni da provarsi da parte del convenuto in revocatoria. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 29 Dicembre 2017.


Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Irrilevanza della verifica relativa alla sussistenza di un affidamento
Nel momento in cui il legislatore ha previsto come ipotesi di esenzione ex art.67 III co. lett.b) l.f. che le rimesse non sono revocabili se non riducono in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria della società fallita nei confronti della banca, perde di significato la circostanza che le rimesse siano pervenute su un conto passivo scoperto o solo passivo posto che il ripristino della provvista a favore del cliente non ha più alcuna rilevanza, essendo riconosciuta  ex lege natura solutoria a tutte e solo le rimesse finalizzate all’estinzione del debito contratto nei confronti dell’Istituto di credito. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 29 Dicembre 2017.


Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Esimente alla revocabilità delle rimesse che non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca - Quantificazione della consistenza
Sono consistenti i versamenti di importo non inferiore al 10% del massimo revocabile ai sensi dell’art. 70 l. fall. trattandosi di importi significativi rapportati alla complessiva situazione del conto e alla sua evoluzione nel tempo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 29 Dicembre 2017.


Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Revoca di rimesse relative a crediti ceduti
Possono essere revocati i versamenti in conto da porsi in relazione con crediti ceduti all’istituto di credito se è la stessa banca che canalizza il pagamento degli stessi sul conto della cedente, ponendo volontariamente le somme nella disponibilità materiale e giuridica del debitore. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 29 Dicembre 2017.


Liquidazione coatta ammnistrativa – Azione revocatoria di atti costitutivi di titoli di prelazione per debiti preesistenti non scaduti – Presenza di altri debiti preesistenti e già scaduti ovvero contestualmente creati nei confronti del titolare della garanzia – Inopponibilità della garanzia alla massa dei creditori per l'intera esposizione debitoria garantita
Una volta che l'atto astrattamente pregiudizievole (nella specie consistente nella costituzione di ipoteca volontaria), risulti intervenuto nel biennio sospetto in presenza di una pluralità di debiti, tra i quali solo taluni preesistenti e non esigibili da parte del creditore garantito, ne discende la sua integrale inefficacia nei confronti della massa dei creditori fallimentari, non essendo consentita nell'ambito del "sistema concorsuale" una inopponibilità alla massa dell'atto che viola la par condicio creditorum solo parziale, in relazione cioè a taluni tra i crediti concorrenti e non ad altri.

Va allora affermato che, in tema di revocatoria fallimentare, gli atti costitutivi di titoli di prelazione per debiti preesistenti non scaduti, sono inefficaci ai sensi dell'art. 67, comma 1, n. 3), L. Fall., anche in presenza di altri debiti preesistenti e già scaduti ovvero contestualmente creati nei confronti del titolare della garanzia, restando l'atto pregiudizievole comunque inopponibile alla massa dei creditori per l'intera esposizione debitoria garantita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Novembre 2017, n. 27830.


Revocatoria fallimentare - Oggetto - Bene - Domanda di condanna all'equivalente monetario - Proponibilità in appello - Novità - Esclusione - Configurabilità - Fondamento
Oggetto della domanda di revocatoria fallimentare non è il bene in sé, ma la reintegrazione della generica garanzia patrimoniale dei creditori mediante l'assoggettabilità ad esecuzione e, quindi, la liquidazione di un bene che, rispetto all'interesse dei creditori, viene in considerazione soltanto per il suo valore; ne consegue, non solo che la condanna al pagamento dell'equivalente monetario ben può essere pronunciata dal giudice, anche d'ufficio, in ogni caso in cui risulti impossibile la restituzione del bene, ma anche che la relativa domanda può essere proposta per la prima volta nel giudizio d'appello, in quanto non nuova, ma ricompresa implicitamente nell'azione revocatoria stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Novembre 2017, n. 26425.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Conoscenza da parte del terzo dello stato di insolvenza del debitore - Operatore economico qualificato
In tema di azione revocatoria fallimentare, la conoscenza da parte del terzo dello stato di insolvenza del debitore, conoscenza che, come è noto, deve essere effettiva e non solo potenziale, può desumersi dalla natura di agente economico qualificato, tale da consentire al terzo l'acquisizione d'informazioni ordinariamente non accessibili ai comuni operatori e dunque dalla peculiare capacità di percepire, nella situazione in cui si era trovato concretamente ad operare, i segnali della situazione di dissesto in cui versava il debitore.

Nel caso di specie, la Corte di merito, pur ammettendo che il terzo (una Banca) era in grado di accedere ai bilanci della società debitrice, ha escluso che potesse rendersi conto dello stato di decozione attraverso una valutazione oggettiva delle relative risultanze, attestanti una grave crisi finanziaria in atto, ponendo, al contrario, in risalto la soggettiva convinzione degli organi sociali di poter superare il momento di difficoltà, emergente dalle ottimistiche previsioni contenute nella relazione di accompagnamento, senza tener conto della disponibilità da parte della convenuta di mezzi ed informazioni tali da permetterle di verificare in modo autonomo e tecnicamente qualificato il carattere realistico di tali aspettative. Tale profilo è stato trascurato anche nella valutazione della vicenda concernente la richiesta di dilazione per il rimborso di un prestito, rivolta dalla società fallita e da un'altra società del medesimo gruppo nel periodo immediatamente anteriore all'effettuazione delle rimesse impugnate, nonchè il piano di risanamento sottoposto alle banche in epoca immediatamente successiva, seguito dall'instaurazione di trattative svoltesi anche attraverso la convocazione di riunioni interbancarie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Novembre 2017, n. 26061.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Atti estintivi di debiti pecuniari non effettuati con danaro o altri mezzi normali di pagamento - Natura straordinaria o meno dell’atto - Cessione di credito - Irrilevanza
In tema di azione revocatoria di atti estintivi di debiti pecuniari non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento di cui all’art. 67, comma 1, n. 2 l.fall., la natura straordinaria o meno dell’atto esula dalla nozione di “pagamento anormale” fatta propria dalla citata disposizione normativa con rifermento alla figura della cessione del credito, posto che, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza della Corte di cassazione, la cessione di credito, quando "effettuata in funzione solutoria di un debito scaduto ed esigibile, si caratterizza come anomala rispetto al pagamento effettuato in danaro od altri titoli di credito equivalenti, in quanto il relativo processo satisfattorio non è usuale, alla stregua delle ordinarie transazioni commerciali". Resta unicamente salva, va precisato, l'eventualità che la cessione sia stata nel concreto prevista come mezzo di "estinzione contestuale al sorgere del credito" al cui specifico soddisfacimento venga per l'appunto destinata (cfr., tra le ultime, Cass., 20 settembre 2013, n. 21610; Cass., 29 luglio 2009, n. 17683). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Novembre 2017, n. 26063.


Contratti di garanzia - Fideiussione e contratto autonomo di garanzia - Distinzione - Effetti ai fini della revocatoria fallimentare - Incidenza per la massa dei creditori
Il fatto che fideiussione e contratto autonomo diano luogo a figure di garanzia tra loro diverse non comporta che le stesse siano regolate, o debbano venire regolate, in modo diverso sotto ogni profilo di disciplina; ai fini della revocatoria, infatti, nel rapporto tra debitore principale e creditore beneficiario, il pagamento fatto dal garante autonomo produce effetti identici - sotto il profilo dell'attribuzione patrimoniale - a quello posto in essere dal fideiussore: in entrambi i casi si tratta di un pagamento del terzo che trova titolo nell'assunzione negoziale di un obbligo di garanzia e che risulta dunque revocabile ex art. 67, comma 2, l.fall. al ricorrere di identici presupposti, sia oggettivi (pagamento e regresso) che soggettivi.

A ben vedere, anzi, nel porre a confronto fideiussione e contratto autonomo rispetto all'angolo visuale del fallimento (o liquidazione coatta) del debitore principale, è proprio questa seconda figura a risultare di maggiore peso e incidenza per la massa dei creditori insinuati, in quanto il contratto autonomo assicura al garante che ha pagato un regresso assai più agevole di quello del fideiussore, perchè in sè svincolato dalle vicende inerenti al rapporto garantito (salvo il caso ricorrano gli estremi dell'exceptio doli generalis). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Novembre 2017, n. 26062.


Procedure concorsuali – Principio della consecuzione – Espressione della medesima crisi economica – Elementi sintomatici della continuazione
Perché possa esservi consecuzione tra più procedure, è di regola necessario che, con una valutazione condotta a posteriori, la seconda possa dirsi espressione della medesima crisi economica sottesa alla prima.

Elemento sintomatico della continuazione può essere rappresentato dalla coincidenza, in termini qualitativi e quantitativi, delle masse passive delle due procedure; inoltre, l'esistenza di uno iato temporale tra la prima e la seconda procedura, quand'anche non valga ad escluderne l'accertamento, può tuttavia incidere in termini negativi, posto che tanto più ampio sarà tale intervallo, tanto più difficile sarà desumere l'esistenza dell'identità della crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 19 Ottobre 2017.


Fallimento - Effetti sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Conto corrente bancario - Fallimento del titolare - Rimesse sul conto corrente da parte di un terzo - Revocabilità - Condizioni - Onere della prova - Ripartizione
In tema di azione revocatoria fallimentare, le rimesse effettuate dal terzo sul conto corrente dell'imprenditore, poi fallito, non sono revocabili ai sensi dell'art. 67, comma 2, l. fall., quando risulti che il relativo pagamento non sia stato eseguito con danaro del fallito e che il terzo, utilizzatore di somme proprie, non abbia proposto azione di rivalsa verso l'imprenditore prima della dichiarazione di fallimento, né che abbia così adempiuto un'obbligazione relativa ad un debito proprio, sicché il creditore convenuto in revocatoria è onerato della sola prova della provenienza del pagamento dal terzo, configurandosi la relativa allegazione come un'eccezione in senso proprio, mentre invece incombe sul curatore, una volta accertata l'avvenuta effettuazione di detto pagamento, la dimostrazione, anche mediante presunzioni semplici, che la corrispondente somma sia stata fornita dal fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2017, n. 23597.


Fallimento - Scissione societaria mediante assegnazione di parte del patrimonio della società scissa ad una società beneficiaria di nuova costituzione - Revocatoria fallimentare - Inammissibilità
E’ inammissibile l’azione revocatoria fallimentare dell’atto di scissione societaria realizzata mediante assegnazione di parte del patrimonio della società scissa ad una società beneficiaria di nuova costituzione, non avendo tale scissione natura traslativa di beni e diritti in senso proprio ma meramente riorganizzativa dei soggetti giuridici interessati ed esistendo, inoltre, un complesso sistema di tutela tipico e specifico dei creditori della società scissa (costituito dalla possibilità di opporsi all’operazione ex art. 2503 cod. civ., dal regime di responsabilità solidale di ciascuna delle società interessate dalla scissione per i debiti della società scissa previsto dall’ art. 2506 quater cod. civ. nonché dal diritto dei soci e dei terzi danneggiati dalla scissione al risarcimento dei danni cagionati dal compimento dell’operazione ex art. 2504 quater cod. civ.) sotteso a salvaguardare la stabilità della operazione di ristrutturazione  societaria ed avente natura assorbente rispetto alla tutela apprestata dall’azione revocatoria. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Appello Catania, 19 Settembre 2017.


Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Incompatibilità con la normativa comunitaria - Limiti - Revocatoria fallimentare - Aiuto di Stato - Configurabilità - Esclusione
Il d.l. n. 26 del 1979, conv., con modif. nella l. n.95 del 1979, sull'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, è incompatibile con le norme comunitarie - in base alle sentenze della CGUE 1 dicembre 1998 in causa C-200/97, e 17 giugno 1999 in causa C-295/97, all'ordinanza della stessa Corte 24 luglio 2003 in causa C-297/01 e alla decisione della Commissione 16 maggio 2001, n. 2001/212/CE - non nella sua totalità, ma esclusivamente in relazione a disposizioni che prevedano aiuti di Stato non consentiti ai sensi dell'art. 87 (già art. 92) del Trattato CE, tra i quali non può farsi rientrare la previsione dell'azione revocatoria, essendo priva del requisito della specificità, sotto i due profili della selettività e della discrezionalità, che, alla stregua delle decisioni della Corte di giustizia sopra richiamate, caratterizzano gli aiuti di Stato vietati. Né costituisce aiuto di Stato la stessa apertura della procedura di amministrazione straordinaria (senza la quale neppure è prospettabile l'esercizio dell'azione revocatoria), sotto il profilo che la continuazione dell'impresa, con sacrificio di creditori principalmente pubblici, ed altri vantaggi, con oneri supplementari a carico dello Stato o di enti pubblici, conseguano necessariamente all'ammissione alla procedura: infatti nell'amministrazione straordinaria disciplinata dalla l. n. 95 cit., la continuazione dell'impresa, seppure conseguenza normale, non è conseguenza necessaria dell'apertura della procedura, mentre gli altri vantaggi a carico di risorse pubbliche, individuati dalla sentenza della Corte di giustizia 17 giugno 1999, possono essere disapplicati senza incidere sulla possibilità di una gestione liquidatoria (solo in funzione della quale si giustifica l'azione revocatoria) della medesima procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2017, n. 21481.


Revocatoria fallimentare - Esercizio dell'azione revocatoria da parte del commissario straordinario - “Dies a quo” - Condizione ex art. 49 del d.lgs. n. 270 del 1999 - Preventiva autorizzazione all'esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali - Rilevanza - Conseguenze - Regime anteriore ex legge n. 95 del 1979 - Inapplicabilità
In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, sotto il vigore della nuova disciplina di cui al d.lgs. n. 270 del 1999, l'azione revocatoria fallimentare può essere proposta, ex art. 49 del predetto decreto, dal commissario straordinario "soltanto se è stata autorizzata l'esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali, salvo il caso di conversione della procedura in fallimento". Ne consegue che, con riferimento al “dies a quo” per l’esperimento dell’azione, non può trovare applicazione il regime anteriore della legge n. 95 del 1979, secondo cui la revocatoria fallimentare è esperibile solo dalla data del decreto che dispone l'apertura della procedura e la nomina del commissario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 Settembre 2017, n. 21516.


Revocatoria di rimesse bancarie – Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. b) l.f. – Significato

Revocatoria di rimesse bancarie – Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. b) l.f. – Consistenza della riduzione dell’esposizione debitoria verso la banca – Criteri di valutazione

Revocatoria di rimesse bancarie – Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. b) l.f. – Durevolezza della riduzione dell’esposizione debitoria verso la banca – Criteri di valutazione

Revocatoria di rimesse bancarie – Limite all’obbligazione restitutoria dell’accipiens – Portata

Se il pagamento consiste in una rimessa bancaria, ai fini dell’operatività dell’esenzione di cui all’art. 67 co. 3 lett. b) l.f., non occorre più verificare se tale rimessa è pervenuta su un conto passivo "scoperto", ma occorre invece verificare se vi sia stata una attività di riduzione del saldo passivo effettuata in modo "durevole" e "consistente". Con tali termini il legislatore ha voluto indicare che la riduzione dell’esposizione debitoria deve essere stata progressiva e tendenzialmente unidirezionale (ossia verso la diminuzione del debito bancario) e di ammontare non trascurabile, avuto riguardo all’ammontare delle rimesse ed all’interesse della massa fallimentare al recupero delle somme andate a beneficio di un solo creditore (banca), anziché di tutti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

La consistenza della riduzione dell’esposizione debitoria verso la banca va valutata in termini relativi e non assoluti, posto che la nozione di consistenza della riduzione è nozione di carattere relazionale, in quanto assume un concreto significato solo attraverso il confronto tra l'entità della rimessa e quella dell'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca, avuto altresì riguardo sia all'ammontare del debito nel momento in cui la rimessa è stata effettuata, sia all’ammontare del “rientro” ai sensi dell’art. 70 L. Fall., sia, infine, all'entità media dei versamenti in entrata e in uscita. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Anche per la "durevolezza" della riduzione dell’esposizione debitoria verso la banca deve seguirsi un criterio relativo che tenga conto della frequenza delle movimentazioni del conto e dell'apprezzabile stabilità dell'effetto solutorio: non è tale solo la rimessa non seguita da ulteriori operazioni di addebito in conto corrente, ma nemmeno esclusivamente quella che rientri nelle c.d. operazioni bilanciate. La "durevolezza" della riduzione dell'esposizione debitoria non può essere esclusa quando la rimessa è seguita, seppur dopo un brevissimo lasso di tempo, da un addebito effettuato da parte della banca al fine di soddisfare un proprio credito derivante da altri rapporti di finanziamento con il correntista e che l'esenzione non trova applicazione nel caso in cui il conto corrente sia stato di fatto "congelato" dalla banca. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Ai sensi di quanto disposto dall’art. 70 co. 3 l.f., nel caso in cui la revoca abbia a oggetto atti estintivi di posizioni passive derivanti da rapporti di conto corrente bancario, se le rimesse revocabili sono di importo inferiore alla differenza tra massimo scoperto ed esposizione finale, è restituibile l'importo massimo dei versamenti dichiarati inefficaci, mentre se le rimesse revocabili sono di importo superiore, è restituibile l'importo dato da questa differenza. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 31 Agosto 2017.


Rimesse bancarie - Natura non solutoria - Eccepita sussistenza di un contratto di apertura di credito - Onere della prova gravante sulla banca eccipiente - Risultanze del libro fidi - Non decisività - Fondamento
In tema di azione revocatoria fallimentare di rimesse in conto corrente bancario dell'imprenditore poi fallito, la banca che eccepisce la natura non solutoria della rimessa, per l'esistenza alla data della stessa di un contratto di apertura di credito, non può fondare la relativa prova sulle sole risultanze dell'estratto del libro fidi, il quale, al più, attesta l'esistenza della delibera della banca alla concessione di un finanziamento; né tale conclusione viola l'art. 2710 c. c. - il quale dispone che i libri bollati e vidimati nelle forme di legge, quando sono regolarmente tenuti, possono fare prova tra imprenditori per i rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa - presupponendo l'applicazione della norma in parola che le risultanze delle quali la parte intende avvalersi siano contenute in uno dei libri contabili obbligatori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Agosto 2017.


Rimesse in conto corrente bancario - Revocabilità - Esclusione - Condizioni - Natura non solutoria - Operazioni bilanciate - Configurabilità - Condizioni - Accordi tra banca e cliente - Destinazione a prelievi o pagamenti specifici - Necessità - Prova - Anche "per facta concludentia" - Ammissibilità
In tema di revocatoria fallimentare delle rimesse in conto corrente bancario affluite su un conto scoperto, per potersene escludere la dichiarazione di inefficacia, in quanto dipendenti da operazioni bilanciate, è necessario il venir meno della funzione solutoria delle stesse, in virtù di accordi intercorsi tra il "solvens" e l'"accipiens", che le abbiano destinate a costituire la provvista di coeve o prossime operazioni di pagamenti o prelievi mirati in favore di terzi o del cliente stesso, in modo tale da poter negare che la banca abbia beneficiato dell'operazione sia prima, all'atto della rimessa, sia dopo, all'atto del suo impiego; la prova dell'esistenza dei predetti accordi, che giovino a caratterizzare la rimessa, piuttosto che come operazione di rientro, come una specifica provvista per una operazione speculare a debito, in relazione ad un ordine ricevuto ed accettato o ad una incontestata manifestazione di volontà, ove non derivi da un atto scritto, può anche essere desunta da "facta concludentia", purchè la specularità tra le operazioni ne evidenzi con certezza lo stretto collegamento negoziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Agosto 2017.


Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Datio in solutum – Anormalità del mezzo di pagamento – Applicabilità dell’art. 67 comma 2 l. fall. – Strumento negoziale adottato per il trasferimento della res pro pecunia – Irrilevanza

Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Esenzione di cui all’art. 67 comma 3 lett. c) l. fall. Ratio dell’esenzione per le vendite – Datio in solutum – Inefficacia

L’estinzione di un debito pecuniario mediante datio in solutum è, per l’anormalità del mezzo di pagamento, soggetta ad azione revocatoria fallimentare ai sensi dell’art. 67, comma 2, l. fall., indipendentemente dallo strumento negoziale adottato dalle parti per attuare il trasferimento della res dal debitore al creditore. (Paolo Dal Soglio) (riproduzione riservata)

Alla datio in solutum non si applica, neppure in via analogica, l’esenzione da revocatoria fallimentare di cui all’art. 67, comma 3, lett. c) l. fall., con cui il legislatore ha inteso tutelare l’acquirente solo nell’ipotesi di acquisto della casa di abitazione con contratto di compravendita. (Paolo Dal Soglio) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 03 Agosto 2017.


Fallimento - Revocatoria fallimentare - Pagamento delle rate di mutuo - Esenzioni - Pagamenti nei termini d'uso - Riduzione della esposizione debitoria in maniera consistente e durevole - Applicazione - Esclusione
Al pagamento delle rate di mutuo erogato da una banca non è applicabile l'esenzione da revocatoria di cui all'art. 67, comma 3, lett. a) l.fall. non potendo la fattispecie assimilarsi a quella dei "pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso".

Al pagamento delle rate di un mutuo non è nemmeno applicabile l'esenzione da revocatoria prevista dall'art. 67, comma 3, lett. b) l.fall. riferita alle "rimesse che non abbiano ridotto l'esposizione debitoria nei confronti della banca in maniera consistente e durevole", trattandosi di fattispecie del tutto differente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Luglio 2017.


Imposta di registro - Azione revocatoria fallimentare - Imposta proporzionale ai sensi dell'art. 8, comma 1, lett. b), parte prima della Tariffa allegata al d.P.R. n. 131 del 1986 - Applicabilità - Fondamento
In tema di imposta di registro, la sentenza di accoglimento della revocatoria fallimentare di un pagamento eseguito dal fallito è soggetta all'aliquota proporzionale di cui all'art. 8, comma 1, lett. b), parte prima della Tariffa allegata al d.P.R. n. 131 del 1986 (prevista per i provvedimenti giudiziari recanti condanna al pagamento di somme o valori, ad altre prestazioni o alla consegna di beni di qualsiasi natura) - e non al pagamento della misura fissa prevista dalla successiva lett. e) del medesimo articolo (prevista per i provvedimenti giudiziali aventi ad oggetto l'annullamento o la declaratoria di nullità di un atto) - perché tale sentenza possiede contenuti ed effetti diversi dalle sentenze di nullità o annullamento di un atto o di risoluzione di un contratto, tenuto conto che non opera alcuna caducazione dell'atto impugnato, il quale resta infatti in vita, anche se privo di efficacia nei confronti del fallimento e della procedura esecutiva, e che le conseguenti restituzioni non comportano il ripristino della situazione anteriore, ma un trasferimento di ricchezza in favore del fallimento, consentendo il recupero alla procedura esecutiva di beni che ne erano in precedenza sottratti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 07 Luglio 2017, n. 16814.


Fallimento – Revocatoria fallimentare – Esenzioni – Pagamenti effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa – Interpretazione – Pagamenti effettuati dopo la cessazione dell’attività d’impresa o la sua messa in liquidazione – Esclusione
La finalità sottesa alla previsione normativa di cui all’art. 67, 2° co., lett. a) l. fall. (che stabilisce la non revocabilità dei pagamenti di beni o servizi effettuati “nell’esercizio dell’attività di impresa”) è quella di ridimensionare la portata economica di talune applicazioni dell’azione revocatoria e di evitare in un certo senso l’isolamento dell’impresa che, pur non ancora in palese stato di decozione, si trovi in difficoltà economica. Ne consegue che devono essere esclusi dall’esenzione di cui alla citata norma tutti i pagamenti che, se pur riferibili a pregresse forniture di beni o servizi utili all’esercizio dell’impresa, sono stati però effettuati solo successivamente alla cessazione dell’attività di impresa ovvero alla sua messa in liquidazione, pena la compromissione della par condicio creditorum. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 23 Giugno 2017.


Revocatoria fallimentare - Compenso al professionista che abbia assistito l'impresa in un momento di difficile situazione finanziaria - Esercizio dell'attività di impresa nei termini d'uso - Esenzione - Esclusione
Non sono da considerarsi effettuati nell'esercizio dell'attività di impresa nei termini d'uso - e non beneficiano dunque dell'esenzione di cui all'art. 67, comma 3, lett. a)  l.fall. - quelli a favore del professionista che abbia assistito l'impresa nei rapporti con istituti bancari in un momento di difficile situazione finanziaria, in quanto l'eccezionalità del rapporto intrattenuto dalla debitrice con il proprio professionista impedisce di riconoscere una qualsivoglia conformità dei pagamenti ad un pregresso uso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 29 Maggio 2017.


Fallimento – Revocatoria fallimentare – Difetto di interesse ad agire del curatore – Mancanza di creditori che possano beneficiare dell’apporto di liquidità conseguente all’azione
L’interesse ad agire in revocatoria può ritenersi o meno esistente a seconda se, in sede di riparto fallimentare genericamente inteso, vi siano o meno altri creditori concorrenti al momento della decisione della causa che possano beneficiare della liquidità ricavabile dall’esercizio dell’azione, con la precisazione che l’esistenza di tali creditori può risultare da un riparto anche solo virtuale, negando la sussistenza dell’interesse ad agire del fallimento attore ogni qualvolta, nell’ambito del giudizio ordinario di revocatoria, sia data la prova che in sede fallimentare i beneficiari dell’azione non sarebbero altri creditori, ma lo stesso convenuto in revocatoria.

Deve pertanto ritenersi fondata l’eccezione di difetto di interesse ad agire del curatore, nel caso in cui quest’ultimo non dimostri la sussistenza di altri creditori poziori che si siano insinuati al passivo prima della conclusione del giudizio.

[Nel caso di specie, l'avvenuto deposito del progetto di ripartizione, nel quale si è proceduto a soddisfare creditori persino postergati al convenuto in revocatoria, ha reso manifesta la mancanza di interesse del fallimento alla prosecuzione di un'azione dalla quale avrebbe tratto beneficio lo stesso convenuto.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Maggio 2017.


Azione revocatoria ex art. 66 L. Fall. – Convenuto residente in altro Stato membro UE – Giurisdizione italiana – Sussistenza – Reg. UE 1346/2000 relativo alle procedure di insolvenza – Applicabilità
L’azione revocatoria ai sensi dell’art. 66 legge fall. nei confronti di un convenuto residente in altro Stato membro dell’Unione Europea può essere esercitata in Italia in quanto deve essere qualificata come azione direttamente derivante dalla procedura di insolvenza e ad essa strettamente connessa, che rientra nel campo di applicazione del Reg. UE 1346/2000. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Aprile 2017, n. 10233.


Concordato preventivo – Modifiche di cui al DL 83 del 2015 – Sindacato del tribunale – Fattibilità economica – Sussistenza
A seguito dell’introduzione, nel concordato liquidatorio, della percentuale minima di pagamento del venti per cento dell’ammontare complessivo dei creditori chirografari (art. 160, comma 4, legge fall.) e, con riferimento a tutti i tipi di concordato, dell’obbligo di assicurare un’utilità specifica ed economicamente valutabile (art. 161, comma 2, lett. e), la valutazione del giudice in ordine alla fattibilità del concordato preventivo  non è più limitata alla verifica della incompatibilità del piano con norme inderogabili (cd. fattibilità giuridica) od alla assoluta e manifesta inettitudine dello stesso a raggiungere gli obiettivi prefissati (cd. fattibilità economica); con le modifiche di cui al decreto legge n. 83 del 2015, sono stati, infatti, attribuiti al tribunale più penetranti poteri di indagine tra i quali, quello di verificare la fattibilità tout court del piano valutando tutti gli elementi a disposizione, senza alcun vincolo che non sia quello del canone del prudente apprezzamento di cui all’art. 116 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 26 Aprile 2017.


Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Valutazione della sproporzione al momento della conclusione del contratto definitivo – Necessità – Atto di compravendita preceduto da un preliminare ad effetti anticipati – Valutazione del giudice di merito – Necessità – Fattispecie
Nell'ipotesi di revocatoria, ai sensi dell'art. 67, comma 1, n. 1, l. fall., di atto di compravendita preceduto dalla stipula di un contratto preliminare ad effetti anticipati, la sproporzione tra le prestazioni va valutata con riferimento al momento della conclusione del contratto definitivo, essendo questo che determina l'effettivo passaggio della proprietà, ed è a tal momento che occorre riferirsi per la determinazione del valore venale del bene. Infatti, ancorché siano previsti la consegna del bene ed il pagamento del prezzo prima della stipula del contratto definitivo, non si verifica di per sè l'anticipazione di tutti gli effetti traslativi del contratto definitivo, se il giudice del merito, ricostruendo la comune intenzione delle parti e valutando il loro comportamento anche successivo al contratto, accerti che trattasi di contratto preliminare solo con alcuni effetti anticipati, in quanto la disponibilità del bene ha luogo nella piena consapevolezza dell'altruità della cosa. (Così statuendo, la S.C. ha cassato la sentenza del giudice di merito, che aveva sostenuto la natura immediatamente traslativa del contratto preliminare desumendola unicamente dalla sua completa esecuzione e senza una verifica completa ed effettiva del reale intento delle parti di trasferire immediatamente la proprietà o procrastinarne il trasferimento alla stipula del contratto definitivo.) (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 Marzo 2017, n. 7216.


Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Prova della scientia decoctionis da parte dell’accipiens – Per deduzione – Articoli di stampa – Valore di circostanze indiziarie – Sussiste
Va affermata la piena idoneità della mera pubblicazione degli articoli di stampa a costituire indizio da cui – assieme ad altri - poter trarre la prova della sussistenza della scientia decoctionis da parte dell’accipiens.

L’inesistenza di un dovere di lettura della stampa non esclude che, in concreto, secondo l’id quod plerumque accidit, una notevole parte della popolazione sia solita consultare la stampa ed informarsi da quanto essa pubblica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 08 Febbraio 2017, n. 3299.


Piani attestati di risanamento – Verifica del tribunale – Mancanza di documenti rilevanti contemplati nella relazione del professionista – Dovere del tribunale di disporne l’acquisizione d’ufficio
All'espletamento del dovere di verifica del giudice, mirata alla manifesta attitudine all'attuazione del piano di risanamento, non può essere d'ostacolo la mancata allegazione di un documento integrativo di detto piano, ancor più quando esso abbia già formato oggetto di valutazione attestativa da parte del professionista incaricato.

In casi siffatti, il tribunale, prima di adottare i provvedimenti conclusivi, ove ritenga indispensabile l'esame di documenti, non può semplicemente concludere per l'inesistenza del piano, ma deve chiedere i chiarimenti necessari e indicare alle parti le questioni rilevabili anche d'ufficio, se del caso disponendo l'acquisizione dei documenti, rientrando tale attività nei doveri ufficiosi di cooperazione in vista di una decisione rispettosa dei doveri del giusto processo e del tendenziale divieto di decisione a sorpresa.

(Va aggiunto che, nel caso di specie, il decreto impugnato non spiega le ragioni per cui il difetto di un solo documento integrativo di un piano dimostrato e comprovato, nonchè munito della complementare attestazione, comporti l’inesistenza del piano stesso) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 Dicembre 2016, n. 26226.


Fallimento – Azioni revocatorie – Principio della consecuzione delle procedure concorsuali – Decorrenza del termine dalla pubblicazione della domanda di concordato anche con riserva
Il principio della consecuzione delle procedure concorsuali è preesistente alla introduzione (ad opera del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134) del secondo comma dell’art. 69-bis legge fall., norma, questa, che non ha fatto che altro che precisare che i termini di cui agli artt. 64, 65, 67, commi 1, 2, e 69 decorrono dalla pubblicazione della domanda di concordato nel registro delle imprese e ciò al fine di ricomprendere anche l’ipotesi della domanda di concordato con riserva introdotta dalla medesima modifica legislativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 Dicembre 2016.


Fallimento – Accertamento del passivo – Eccezioni del curatore – Eccezione revocatoria – Presupposti – Previsione nel programma di liquidazione
L'eccezione di revocatoria, che il curatore può sollevare ai sensi dell’art. 95 legge fall., non è affatto condizionata dalla circostanza che la corrispondente azione sia stata inserita nel programma di liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 Dicembre 2016.


Fallimento – Revocatoria fallimentare – Esenzioni – Termini d’uso – Interpretazione – Modalità di pagamento proprie del rapporto tra le parti – Prassi del settore economico – Esclusione
Il riferimento dell'art. 67, comma 3, lett. a), l.f., ai "termini d'uso", ai fini dell'esenzione dalla revocatoria fallimentare per i pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa, attiene alle modalità di pagamento proprie del rapporto tra le parti e non già alla prassi del settore economico in questione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2016.


Revocatoria fallimentare - Ipoteca volontaria - Decorrenza del termine semestrale - Dal giorno della concessione - Esclusione - Dal giorno della iscrizione - Sussistenza - Fondamento
L’atto di concessione di ipoteca attribuisce al creditore il diritto a procedere all'iscrizione e gli conferisce il titolo idoneo a pretenderla dal conservatore dei registri immobiliari, ma solo a seguito dell'iscrizione il creditore medesimo acquista il diritto di espropriare i beni vincolati anche in confronto del terzo acquirente e di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato dall'espropriazione. Ne consegue che, ai fini dell'art. 67, comma 1, n. 4, l.fall., deve intendersi come data di costituzione dell'ipoteca volontaria (o anche giudiziale), soggetta a revoca perché costituita per debiti scaduti entro i sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento, non già quella dell'atto notarile (o del titolo giudiziale), bensì quella della sua iscrizione nei pubblici registri. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2016, n. 24792.


Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Fallimento del convenuto – Improcedibilità dell’azione in sede ordinaria – Accertamento del diritto in sede di formazione del passivo
Qualora il convenuto in revocatoria fallimentare sia dichiarato fallito nelle more del giudizio, le pronunce di pagamento o di restituzione, conseguenziali alla dichiarazione d'inefficacia, competono al tribunale che ha dichiarato il fallimento del terzo, secondo le modalità stabilite per l'accertamento del passivo e dei diritti dei terzi (Cass. 30 agosto 1994, n. 7583; Cass. 14 ottobre 1963, n. 2746). La pronuncia di statuizioni dipendenti dall'accoglimento dell'azione revocatoria nei confronti della curatela del fallito è quindi inibita al giudice che abbia pronunciato su detta azione, dovendosi attuare solo in sede di formazione dello stato passivo avanti al tribunale che ha dichiarato il fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 04 Ottobre 2016, n. 19795.


Nuova revocatoria fallimentare ex art. 67 II e III comma lett. A) L.F. – Pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività di impresa nei termini d’uso – Scientia decoctionis – Revocatoria nei confronti del legal-monopolista – Azione ex art. 44 L.F.

Nuova revocatoria fallimentare di pagamenti di beni e servizi – Nozione di termini d’uso – Applicazione al caso concreto – Scientia decoctionis – Ambito territoriale ristretto

Nuova revocatoria fallimentare nei confronti di legal-monopolista – Assoggettamento del monopolista alla revocatoria fallimentare ex art. 67 L.F. – Pagamenti ricevuti post fallimento – Inefficacia

Le parole “termini d’uso” si riferiscono ad un dato fattuale più che formale, cioè alle modalità con le quali il rapporto è stato gestito ed eseguito dalle parti per tutta la sua durata. Ciò porta inevitabilmente ad escludere la rilevanza degli usi negoziali – affermata da alcuni autori e da qualche pronuncia di merito – in essere nel settore di riferimento per i rapporti giuridici similari quello in esame in quanto trattasi di valutazione astratta, svincolata dalle caratteristiche del rapporto in esame. (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata)

La conoscenza dello stato di insolvenza può ricavarsi dal fatto che le due società operavano in un ambito territoriale ristretto e nel medesimo settore, caratterizzato dalla presenza di pochi operatori all’interno del quale si può agevolmente presumere che le informazioni sullo “stato di salute” delle società che vi operavano circolassero in maniera più rapida ed agevole. (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata)

In caso di soggetto legal-monopolista va condiviso l’orientamento espresso dalla Suprema Corte con la sentenza n. 1232/2004 emessa a Sezione Unite.
L’automatica indisponibilità del patrimonio del soggetto passivo si determina erga omnes con la pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento, cioè con il suo deposito in cancelleria e non dal giorno successivo. (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 21 Settembre 2016.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Consecuzione di procedure - Crisi e insolvenza
Anche dopo la riforma del D.Lgs. n. 5 del 2006, qualora, a seguito di una verifica a posteriori, venga accertato, con la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore, che lo stato di crisi in base al quale ha chiesto l'ammissione al concordato preventivo era in realtà uno stato di insolvenza, l'efficacia della sentenza dichiarativa di fallimento, intervenuta a seguito della declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato preventivo, deve essere retrodatata alla data di presentazione di tale domanda, atteso che la ritenuta definitività anche dell'insolvenza che è alla base della procedura minore, come comprovata, ex post, dalla sopravvenienza del fallimento, e, quindi, l'identità del presupposto, porta a escludere la possibilità di ammettere, in tal caso, l'autonomia delle due procedure.

Pertanto, pur in assenza di un accertamento giudiziale in tal senso, qualora al concordato preventivo segua il fallimento, il principio della c.d. consecuzione delle procedure pone una presunzione che il debitore si trovasse, al momento del decreto di apertura della procedura, in stato d'insolvenza, comprovata ex post dalla sopravvenienza del fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Agosto 2016.


Scissione societaria – Inefficacia e revocabilità ex artt. 64, 67 l.f. e 2901 c.c.
Ai fini della valutazione della inefficacia della scissione ai sensi dell’art. 64 legge fall., alla luce del chiaro contenuto precettivo recato dal primo comma dell'art. 2506 c.c. (sostanzialmente non dissimile da quello dell'art. 2504-septies c.c., nel testo anteriore alla riforma del diritto delle società del 2003), la scissione parziale di una società, consistente nel trasferimento di parte del suo patrimonio ad una o più società contro l'assegnazione delle azioni o delle quote di queste ultime ai soci della società beneficiaria, si traduce in una fattispecie effettivamente traslativa, che comporta l'acquisizione da parte di detta società di valori prima non esistenti nel suo patrimonio; e ciò, per effetto della manifestazione di volontà unilaterale della società scissa contenuta nell'atto di scissione (in questo senso, cfr., in riferimento alla disciplina legale in vigore prima della riforma, Cass. 13 aprile 2012, n. 5874).

L'operazione straordinaria in questione, certamente di natura organizzativa, ha dunque quale effetto normale quello del mutamento della titolarità soggettiva (dalla scissa alla beneficiaria) di una parte del patrimonio della società che l'operazione ha deciso: l'atto di scissione è, sotto questo profilo, atto dispositivo ed è, quindi, revocabile (recte, relativamente inefficace per i creditori, anche di massa, della società scissa), ricorrendone i rispettivi presupposti, tanto ai sensi degli artt. 64 e 67  legge fall., quanto ai sensi dell'art. 2901 c.c.

Alla declaratoria giudiziale di inefficacia pronunziata in applicazione dell'una ovvero dell'altra delle disposizioni di legge citate non è di ostacolo il divieto di pronunciare l'invalidità dell'atto di scissione, imposto al giudice 2504-quater c.c, (applicabile per effetto del rinvio recettizio formale a tale disposizione di legge contenuto nell'ultimo comma dell'art. 2506-ter c.c.).

Invero, la dichiarazione di inefficacia dell'atto dispositivo consistito nell'assegnazione alla società beneficiaria di parte del patrimonio della società scissa non interferisce sulla validità dell'atto di scissione bensì, in considerazione della natura relativa dei suoi effetti, consente ai creditori della società scissa ovvero al curatore del fallimento della società scissa di recuperare all'attivo del fallimento i beni che dal patrimonio dello scissa sono usciti (nel caso di pronuncia ex art. 64 legge fall. ovvero ex art. 67 oppure, ottenuta declaratoria di inefficacia ex art. 2901 c.c., di esercitare sui beni stessi, appartenenti alla società beneficiaria, azione esecutiva ex art. 2902 c.c. (del resto, da tempo la giurisprudenza di legittimità è costare nell'affermare il principio della non interferenza sulla validità dell'atto costitutivo di società di capitali dell'azione revocatoria ordinaria avente per oggetto il conferimento di beni in tale società da parte di una delle parti del contratto sociale: in questo senso, cfr. Cass. 11 marzo 1995, n. 2817; Cass. 18 febbraio 2000, n. 1804; Cass. 22 ottobre 2013, n. 23891). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16 Agosto 2016.


Scissione societaria – Inefficacia e revocabilità ex artt. 64, 67 l.f. e 2901 c.c. – Responsabilità solidale con la società scissa – Irrilevanza
E' invero principio di diritto affatto pacifico nella giurisprudenza di legittimità quello secondo cui il compimento di un atto di disposizione del proprio patrimonio, comportante diminuzione della garanzia di cui all'art. 2740 c.c., da parte di un coobbligato solidale facoltizza il creditore ad esercitare contro di lui l'azione revocatoria, a nulla rilevando che i patrimoni degli altri coobbligati siano singolarmente sufficienti a garantire l'adempimento, dal momento che la solidarietà dal lato passivo per l'adempimento di un’obbligazione pecuniaria determina una pluralità di rapporti giuridici di credito-debito tra loro distinti ed autonomi fra il creditore ed ogni singolo debitore solidale ed aventi in comune solo l’oggetto della prestazione, tanto che il creditore ha la facoltà (art. 1292 c.c.) di scegliere il condebitore solidale cui chiedere l'integrale adempimento (potendo anche rinunciare alla solidarietà nei confronti di uno dei condebitori), con la conseguenza che la garanzia patrimoniale generica di cui all'art. 2740 c.c. grava sul patrimonio di ciascun coobbligato, separatamente e per l'intero credito (Cass. 1 agosto 1960, n. 2264; Cass. 13 marzo 1987, n. 2623; Cass. 21 novembre 1990, n. 11251; Cass, 22 marzo 2011, n. 6486).

Facendo applicazione di tale principio, è dunque irrilevante, in funzione dell'esercizio dell'azione revocatoria ordinaria, che dalla scissione sia derivata in capo alle beneficiarie dell'operazione la solidarietà dal lato passivo di diritto speciale prevista dal citato art. 2506-quater, ultimo comma, c.c.

In conclusione, le norme rispettivamente recate dagli artt. 2504-quater, 2506-ter, ultimo comma (opposizione alla progettata scissione da parte dei creditori delle società scindende), 2506-quater, ultimo comma (solidarietà di diritto speciale delle beneficiarie per le obbligazioni della scissa anteriori alla scissione), 2504-quater, 2506ter, ultimo comma (divieto di pronunciare l'invalidità della scissione) non sono di ostacolo all'esercizio dell'azione revocatoria ordinaria di cui all'art. 2901 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16 Agosto 2016.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Pagamenti relativi a rapporti di durata a prestazioni corrispettive - Revocatoria - Ammissibilità - Fondamento - Corrispettivo di una prestazione ricevuta dal "solvens" ovvero rapporto in corso alla data del pagamento - Irrilevanza
Qualsiasi pagamento, ancorché relativo a rapporti di durata a prestazioni corrispettive, è soggetto a revocatoria fallimentare, ai sensi dell'art. 67, comma 2, l.fall. (nel testo anteriore al d.l. n. 35 del 2005, conv. nella l. n. 80 del 2005), in considerazione della natura cosiddetta indennitaria di detta azione, per la quale il pregiudizio che la giustifica è in "re ipsa" e consiste nella lesione della "par condicio creditorum", onde è irrilevante che il pagamento oggetto di revoca costituisca il corrispettivo di una prestazione ricevuta dal "solvens", ovvero il fatto che il rapporto sia ancora in corso alla data del pagamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2016, n. 17044.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Pegno di saldo attivo di conto corrente bancario - Configurabilità come pegno irregolare - Condizioni - Escussione del pegno - Conseguenze in tema di revocatoria fallimentare
Il pegno di saldo di conto corrente bancario costituito a favore della banca depositaria si configura come pegno irregolare solo quando sia espressamente conferita alla banca la facoltà di disporre della relativa somma mentre, nel caso in cui difetti il conferimento di tale facoltà, si rientra nella disciplina del pegno regolare, ragion per cui la banca garantita non acquisisce la somma portata dal saldo, né ha l'obbligo di restituire al debitore il "tantundem", sicché, difettando i presupposti per la compensazione dell'esposizione passiva del cliente con una corrispondente obbligazione pecuniaria della banca, l'incameramento della somma conseguente all'escussione del pegno rientra nell'ambito di applicazione dell'art. 67 l.fall. ed è assoggettabile a revocatoria fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Agosto 2016, n. 16618.


Procedure concorsuali - Consecuzione - Concordato preventivo il fallimento - Continuità delle procedure consecutive - Valutazione unitaria di determinati aspetti della disciplina - Retrodatazione dell’efficacia della sentenza di fallimento
Con l’introduzione del secondo comma dell’art. 111 legge fall. (ad opera del D.Lgs. n. 5 del 2006), il quale prevede che sono considerati debiti prededucibili quelli così qualificati da una specifica disposizione di legge e quelli sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali di cui alla legge fallimentare, si è preso atto legislativamente della continuità delle procedure consecutive, il che impone, essendo tali procedure volte ad affrontare la medesima crisi ritenuta in un primo momento suscettibile di regolazione attraverso un accordo con i creditori e successivamente risultata tale da condurre alla liquidazione fallimentare di valutare in maniera unitaria determinati aspetti della disciplina fallimentare. Ne deriva che, qualora, a seguito di una verifica a posteriori venga accertato, con la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore, che lo stato di crisi in base al quale ha chiesto la ammissione al concordato preventivo era in realtà uno stato di insolvenza, la efficacia della sentenza dichiarativa di fallimento, intervenuta a seguito della declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato preventivo, deve essere retrodatata alla data di presentazione di tale domanda, atteso che la ritenuta definitività anche della insolvenza che è alla base della procedura minore, come comprovata, ex post, dalla sopravvenienza del fallimento, e, quindi, l'identità del presupposto, porta ad escludere la possibilità di ammettere, in tal caso, l'autonomia delle due procedure. (Sez. 1, n. 18437/2010; Sez. 1, Sentenza n. 2335 del 2012).
(Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016, n. 14781.


Procedure concorsuali – Concordato dichiarato inammissibile e successivo fallimento di società di persone e dei soci illimitatamente responsabili – Consecuzione delle procedure – Fondo patrimoniale su beni del socio illimitatamente responsabile – Debiti sociali – Retrodatazione del periodo sospetto dal deposito della domanda di concordato con riserva e non dalla dichiarazione di fallimento del socio ex art. 147 l. fall. – Sussistenza
Nel caso in cui, dopo l'ammissione di una società di persone al concordato preventivo, segua la dichiarazione di fallimento della medesima società e dei soci illimitatamente responsabili ex art. 147 l. fall., il termine di cui all'art. 67 l. fall. per l'esercizio dell'azione revocatoria dell'atto personale del socio fallito decorre dal deposito della domanda di concordato della società alla prima procedura concorsuale, e non dalla data della sentenza di fallimento del socio, ogniqualvolta si tratti di debiti sociali (cfr. Cass. 2012/2335), come confermato da  Cass. 2016/7324 che disattende detto principio per la sola ipotesi di debiti personali del socio. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 12 Luglio 2016.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Rimesse in conto corrente bancario - Riduzione consistente e durevole del debito - Criterio del saldo disponibile a analisi della media delle rimesse consistenti e durevoli
La determinazione del quantum oggetto di restituzione per effetto della revocatoria delle rimesse in conto corrente effettuate dal fallito e che diminuiscono in modo durevole la consistenza del debito nei confronti dell’Istituto di credito può essere condotta mediante il criterio del saldo disponibile, analizzando la media delle rimesse alla luce dei caratteri di durevolezza e di consistenza

Il termine “consistente" di cui all’articolo 67, comma 3, lett. b) legge fall., è sinonimo di “ingente” e di “cospicuo” e non può essere inteso in termini assoluti; pertanto, al fine di individuare, caso per caso, la soglia oltre la quale la singola rimessa ha ridotto in misura consistente e durevole l’esposizione debitoria, si dovrà tener conto dell’andamento fisiologico del conto avendo riguardo ad ogni singola rimessa anziché a gruppi di rimesse  e del ritmo usuale delle operazioni. In concreto, il c.t.u. dovrà: a) determinare l’importo medio di ogni rimessa ed il saldo medio del conto a seguito della rimessa; b) rapportare il primo valore al secondo e determinare la relativa incidenza media percentuale, ossia la misura percentuale della riduzione conseguente ad ogni rimessa; c) considerare quindi come rimesse che abbiano ridotto in maniera consistente l’esposizione debitoria solo quelle che di volta in volta hanno avuto una incidenza percentuale sul saldo da esse determinato superiore alla media; d) così individuate le rimesse consistenti, potrà essere determinata la durata media della riduzione in relazione al periodo di osservazione.

Il dato della diminuzione consistente e durevole della esposizione debitoria non può, pertanto, che ricavarsi dalla disamina della dinamica delle rimesse complessivamente considerate nel periodo di osservazione, avuto riguardo alla media dei saldi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara, 11 Luglio 2016.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Esenzione degli atti esecutivi di un piano attestato di risanamento - Attestazione della veridicità dei dati aziendali e della fattibilità del piano – Esclusione (fattispecie ante riforma del 2012)
Nella versione dell’art. 67, comma 3, lett. d) legge fall. antecedente la riforma (di cui al decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 134), la verifica dei dati aziendali richiesta ai fini dell’esenzione dalla revocatoria degli atti posti in essere in esecuzione di un piano attestato (art. 67, comma 3, lett. d) legge fall.), doveva essere eseguita ex ante, esclusivamente allo scopo di verificare la ragionevolezza del piano di risanamento e non doveva essere caratterizzata (come invece richiesto dalla citata modifica normativa) da una vera e propria attestazione della veridicità dei dati medesimi e della fattibilità del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 05 Luglio 2016.


Fallimento - Revocatoria fallimentare - Piano attestato ex art. 67, co. 3, lett. d) l.f. nel testo ante d.l. 22 giugno 2012, n. 83 - Valutazione del tribunale - Verifica della ragionevolezza del piano - Valutazione ex ante
Secondo la disposizione di cui all’articolo art. 67, comma 3, lett. d) legge fall., nel testo vigente anteriormente alle modifiche introdotte dal decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, la verifica del tribunale, una volta escluso il carattere fraudolento del piano e della attestazione, non può che essere mirata a verificare la ragionevolezza del piano di risanamento attraverso una valutazione ex ante della ragionevole possibilità di attuazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 05 Luglio 2016.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Esenzione per gli atti esecutivi posti in essere di un piano attestato di risanamento - Valutazione del giudice - Fattibilità economica - Manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati
È applicabile anche alla valutazione dell’applicabilità dell’esenzione dalla revocatoria degli atti esecutivi posti in essere in esecuzione di un piano attestato (art. 67, comma 3, lett. d) legge fall. nel testo vigente anteriormente alle modifiche cui al decreto legge 22 giugno 2012, n. 83) il principio enunciato dalla sentenza della Corte di cassazione n. 11497 del 2014, secondo il quale se il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica del piano di concordato preventivo, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità dei fatti del medesimo, può essere svolto solo nei limiti della verifica della sussistenza o meno di un’assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 05 Luglio 2016.


Fallimento - Revocatoria fallimentare - Piano attestato ex art. 67, co. 3, lett. d) l.f. nel testo ante d.l. 22 giugno 2012, n. 83 - Valutazione del tribunale - Verifica ex ante della ragionevolezza del piano
In tema di azioni revocatorie degli atti esecutivi del piano attestato di risanamento di cui all'art. 67, III co., lett. d), legge fall. (nel testo anteriore alle modifiche del 2012), il giudice, per ritenere non soggette a revocatoria fallimentare gli atti esecutivi del piano attestato medesimo ha il dovere di compiere, con giudizio ex ante, una verifica mirata alla manifesta attitudine all'attuazione del piano di risanamento, del quale l'atto oggetto di revocatoria da parte della curatela costituisce uno strumento attuativo. (Principio di diritto enunciato dalla Corte) Cassazione civile, sez. VI, 05 Luglio 2016.


Fallimento - Azione revocatoria - Conoscenza dello stato di insolvenza - Stipulazione di un piano di rientro - Fattispecie
La stipulazione di un piano di rientro che sia stato correttamente eseguito ed adempiuto non costituisce prova della conoscenza dello stato di insolvenza ex articolo 67, comma 2, legge fall. quando a tale pattuizione si aggiunga un piano di rilancio produttivo e commesse con previsione dell’esecuzione di nuove forniture con le stesse modalità che da sempre caratterizzavano i rapporti tra le parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Luglio 2016.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Pagamento eseguito mediante invio di assegno bancario tratto da un terzo - Qualificazione - Adempimento del terzo - Esclusione - Pagamento diretto del debitore - Configurabilità - Fondamento
In tema di revocatoria fallimentare, non costituisce pagamento del terzo ma adempimento diretto del debitore - e, come tale, revocabile nel concorso di tutti i necessari presupposti - il pagamento eseguito mediante l'invio, fatto da quest'ultimo al proprio creditore, di un assegno bancario tratto da un terzo, consegnato e trasferito al debitore poi dichiarato insolvente, il quale, divenutone proprietario, ha legittimamente esercitato i diritti incorporati nel titolo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 Luglio 2016, n. 13611.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Azioni derivanti dal fallimento - Rito applicabile - Rito camerale di cui al d.lgs. 5/2006 - Azione promossa nella vigenza del d.lgs. 169/2007 - Esclusione
In virtù del principio tempus regit actum, gli atti processuali sono regolati dalla legge sotto il cui imperio sono posti in essere; pertanto, all’azione revocatoria promossa dopo l’entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007 non si applica il rito camerale previsto dall’articolo 24 l.f. nella formulazione introdotta dal d.lgs. n. 5 del 2006 e ciò anche nell’ipotesi in cui l’azione sia promossa nell’ambito di un fallimento dichiarato nella vigenza del decreto legislativo da ultimo citato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Giugno 2016, n. 13165.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Requisiti introdotti dalla modifica di cui al D.L. 35/2005 - Versamento su conto scoperto - Irrilevanza - Indagine sulla riduzione del saldo in modo durevole e consistente - Significato
In tema di azione revocatoria fallimentare, a seguito della modifica legislativa di cui al decreto legge 35/2005, se il pagamento consiste in una rimessa bancaria, non occorre più verificare se essa è pervenuta su un conto passivo "scoperto", quanto piuttosto verificare se vi sia stata una attività di riduzione del saldo passivo effettuata in modo "durevole" e "consistente", termini, questi, con i quali il legislatore ha voluto indicare che la riduzione dell'esposizione debitoria deve essere stata progressiva e tendenzialmente unidirezionale (ossia verso la diminuzione del debito bancario) e di ammontare non trascurabile, avuto riguardo all'ammontare delle rimesse ed all'interesse della massa fallimentare al recupero delle somme andate a beneficio di un solo creditore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 13 Maggio 2016.


Revocatoria fallimentare - Pagamento di cambiali - Anno anteriore alla dichiarazione di fallimento - Computo - Riferimento all'emissione o alla girata del titolo - Esclusione - Riferimento alla data del pagamento - Necessità - Fondamento
In tema di azione revocatoria fallimentare, il requisito temporale del compimento dell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, previsto dall'art. 67, comma 2, l.fall., va accertato, nel caso di pagamento eseguito in adempimento di cambiali, in riferimento non già all'emissione o alla girata del titolo, che in quanto promessa di pagamento non ha l'effetto di soddisfare immediatamente il prenditore, ma alla riscossione del credito, che comporta la lesione della "par condicio creditorum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Maggio 2016, n. 8777.


Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Cessione di crediti fondiari da parte del Banco di Napoli - Art. 3, comma 6, del d.l. n. 497 del 1996 - Credito ceduto - Esenzione da revocatoria fallimentare - Fondamento
La cessione di un credito fondiario vantato nei confronti di un imprenditore poi fallito, operata dal Banco di Napoli in favore di una società finanziaria appartenente al proprio gruppo, comporta l'automatico trasferimento alla cessionaria dei privilegi e delle garanzie esistenti in capo al cedente, ivi compresa l'esenzione dalla revocatoria fallimentare di cui all'art. 67, comma 3, l.fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche di cui al d.l. n. 35 del 2005, conv., con modif., nella l. n. 80 del 2005). A tale conclusione si perviene in ragione del richiamo, da parte dell'art. 3, comma 6, del d.l. n. 497 del 1996 (conv., con modif., nella l. n. 558 del 1996), all'art. 58, comma 3, del d.lgs. n. 385 del 1993, il quale, al fine di rendere possibile il perseguimento dell'eccezionale scopo di risanamento e privatizzazione del Banco di Napoli, consente di assicurare il trasferimento dei crediti fondiari - ormai svincolati ex art. 39 del d.lgs. n. 385 del 1993 dal pregresso connotato soggettivo che li legava necessariamente agli operatori bancari - alla cessionaria con l'intero regime di favore di cui godeva il titolare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Aprile 2016, n. 7960.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Principio della consecuzione di procedure - Applicabilità - Effetti - Considerazione unitaria delle procedure di concordato preventivo e fallimento - Retrodatazione del periodo sospetto - Insindacabilità dei presupposti di ammissione alla procedura concordataria
In tema di revocatoria fallimentare nel regime successivo al d.lgs. n. 5 del 2006, il principio della cd. consecuzione delle procedure concorsuali comporta la considerazione unitaria della procedura di fallimento succeduta a quella di concordato preventivo e la retrodatazione del termine iniziale del periodo sospetto al momento dell'ammissione del debitore a quest'ultima. Inoltre, non potendo il giudice investito della revocatoria rivalutare i presupposti di ammissione al precedente concordato (allo stesso modo in cui non può sindacare la legittimità della dichiarazione di fallimento), il fatto stesso che un'ammissione vi sia stata impone di considerare la successiva dichiarazione di fallimento come conseguenza di quel medesimo stato d'insolvenza che ha costituito il fondamento oggettivo del concordato preventivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Aprile 2016.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Principio della consecuzione di procedure - Debiti personali dei soci illimitatamente responsabili di società di persone - Applicabilità - Esclusione - Conseguenze - Ipoteca giudiziale a carico del socio e interessi passivi - Opponibilità al fallimento - Decorrenza - Dalla data della dichiarazione di fallimento - Fondamento
In tema di revocatoria fallimentare, il principio della consecuzione processuale tra le procedure di concordato preventivo e di fallimento non può essere applicato con riferimento ai creditori personali dei soci illimitatamente responsabili di società di persone, in quanto l'efficacia del concordato preventivo della società nei confronti dei soci illimitatamente responsabili riguarda esclusivamente i debiti sociali. Ne consegue che, ai fini dell'opponibilità di eventuali ipoteche al fallimento o del computo degli interessi sui crediti vantati nei confronti dei singoli soci, non rileva la data di ammissione della società di persone al concordato preventivo, ma quella della successiva dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art. 147 l.fall., dei soci illimitatamente responsabili. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Aprile 2016.


Scissione societaria - Revocatoria - Assegnazione - Inammissibilità - Irregredibilità degli effetti organizzativi prodotti - Tutela dei creditori anteriori della società scissa - Risarcimento del danno - Solidarietà
È inammissibile l'azione revocatoria avverso l'atto di assegnazione posto in essere nell'ambito di una operazione di scissione societaria. Se è vero, infatti, che la finalità dell'art. 2504-quater c.c. consiste nell'assicurare la stabilità degli effetti di una complessa operazione societaria, la diversità qualitativa dei vizi non può comportare che tali effetti possano essere, in ogni caso messi in discussione (vuoi con la dichiarazione di nullità vuoi con la dichiarazione di inefficacia) una volta eseguite le prescritte formalità pubblicitarie e decorsi i termini per la opposizione: da questo momento pare ragionevole ritenere che per tutelare tali interessi di carattere generale, gli effetti della scissione diventino "irregredibili", e che la tutela offerta ai creditori anteriori della società scissa si concreti nei rimedi specificamente previsti, che sono tra l'altro oggettivamente estesi ed apprezzabili, visto il diritto al risarcimento del danno, previsto all'art. 2504-quater, comma 2. c.c. e la solidarietà di cui all'art. 2506-quater ultimo comma c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 01 Aprile 2016.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Pagamento di debiti del fallito eseguito dal terzo garante - Revocabilità - Condizioni
La revocatoria fallimentare del pagamento di debiti del fallito ex art. 67, comma 2, l.fall. è esperibile anche quando il pagamento sia stato effettuato dal terzo garante, purché risulti che questi, dopo aver pagato, abbia esercitato azione di rivalsa verso il debitore principale prima dell'apertura del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Marzo 2016, n. 6282.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Rimesse sul conto corrente bancario dell'imprenditore poi fallito - Plurime operazioni di segno opposto nella stessa giornata - Richiesta di revoca in base al saldo infragiornaliero - Onere del curatore di provare la cronologia dei singoli movimenti - Sussistenza - Conseguenze
In tema di revocatoria delle rimesse in conto corrente bancario effettuate da un imprenditore poi dichiarato fallito, nel caso di plurime operazioni di segno opposto nella stessa giornata in cui appaia uno scoperto di conto, il fallimento che chieda la revoca di rimesse aventi carattere solutorio in relazione al saldo infragiornaliero e non al saldo della giornata, ha l'onere di dimostrare l'esistenza di atti aventi carattere solutorio e, dunque, la cronologia dei singoli movimenti, cronologia che non può essere desunta dall'ordine delle operazioni risultante dall'estratto conto ovvero dalla scheda di registrazione contabile, in quanto tale ordine non corrisponde necessariamente alla realtà e sconta i diversi momenti in cui, secondo le tipologie delle operazioni, vengono effettuate le registrazioni sul conto, sicché in mancanza di tale prova devono intendersi effettuati prima gli accrediti e poi gli addebiti. (fattispecie ante riforma) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2016, n. 6042.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Compravendita stipulata in adempimento di un contratto preliminare - Presupposti dell'azione - Accertamento - Riferimento alla data del contratto definitivo - Necessità - Fondamento - Stato soggettivo alla data del contratto preliminare - Irrilevanza - Limiti - Rischio di successiva insolvenza del promittente venditore - Tutela del promissario acquirente ex art. 1461 c.c. - Configurabilità
In tema di revocatoria fallimentare di compravendita stipulata in adempimento di contratto preliminare, l'accertamento dei relativi presupposti va compiuto con riferimento alla data del contratto definitivo, in quanto l'art. 67 l.fall. ricollega la consapevolezza dell'insolvenza al momento in cui il bene, uscendo dal patrimonio, viene sottratto alla garanzia dei creditori, rendendo irrilevante lo stato soggettivo con cui è assunta l'obbligazione, di cui l'atto finale comporta esecuzione, salvo che ne sia provato il carattere fraudolento; inoltre, qualora nel momento fissato per la stipulazione del contratto definitivo, sussista pericolo di revoca dell'acquisto per la sopravvenuta insolvenza del promittente venditore, il promissario acquirente ha la facoltà di non addivenire alla stipulazione, invocando la tutela dell'art. 1461 c.c.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2016, n. 6040.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Società di persone - Ammissione a concordato preventivo - Successiva dichiarazione di fallimento della medesima e dei soci illimitatamente responsabili - Azione revocatoria degli atti depauperativi del patrimonio del socio - Esercizio - Termine - Decorrenza - Momento iniziale - Fondamento
Anche dopo la riforma della legge fallimentare, nel caso di ammissione di una società di persone al concordato preventivo seguita dalla dichiarazione di fallimento della medesima società e dei soci illimitatamente responsabili, ai sensi dell'art.147 l. fall., il termine per l'esercizio dell'azione revocatoria degli atti aventi natura depauperativa, indicati dall'art. 67 l. fall. e posti in essere dal socio o da terzi sul patrimonio di quest'ultimo, decorre dal decreto di ammissione della società al concordato preventivo e non dalla data della sentenza di fallimento del socio. Invero, ai fini della dichiarazione di fallimento e dell'istituto della revocatoria assume rilievo unicamente lo stato d'insolvenza della società, atteso il carattere meramente consequenziale e dipendente dal fallimento della società del fallimento personale del socio, dovendosi peraltro escludere qualsiasi "vulnus" all'affidamento dei terzi, cui sono noti sin dalla data di apertura della prima procedura concorsuale i soggetti potenzialmente sottoposti al fallimento in esito alla stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 2016, n. 5924.


Fallimento - Effetti - Azione revocatoria - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Rimessa conseguente alla concessione di mutuo garantito da ipoteca per ripianare uno scoperto di conto corrente - Revocabilità ex art. 67 l.fall. - Condizioni - Garanzia ipotecaria - Espressione di autotutela preventiva del creditore - Esclusione - Condizioni
È revocabile, ai sensi dell'art. 67, comma 1, n. 2, l.fall., ed, in ogni caso, ex art. 67, comma 2, l.fall., la rimessa conseguente alla concessione di un mutuo garantito da ipoteca destinata a ripianare uno scoperto di conto, laddove il mutuo ipotecario ed il successivo impiego della somma siano inquadrabili nel contesto di un'operazione unitaria il cui fine ultimo è quello di azzerare la preesistente obbligazione. La garanzia ipotecaria non è espressione di autotutela preventiva, in quanto costituita per debito preesistente, in tutti i casi in cui il mutuatario non abbia ad acquisire contestualmente nuova disponibilità finanziaria, essendo, in tal caso, la garanzia associata ad un rischio di credito già in atto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Febbraio 2016, n. 3955.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Esenzione di cui all'art. 10 d.lgs. n. 122 del 2005 - Efficacia retroattiva - Esclusione - Fattispecie riguardante immobile in corso di ristrutturazione
L'esenzione da revocatoria prevista dall'art. 10 del d.lgs. n. 122 del 2005, riguardante gli atti a titolo oneroso che hanno come effetto il trasferimento della proprietà o di altro diritto reale di godimento di immobili da costruire, introducendo una diversa ed innovativa disciplina rispetto a quella previgente, non può retroagire fino ad applicarsi a contratti stipulati e ad insolvenze dichiarate prima della sua entrata in vigore. (Nella specie, la S.C., confermando la decisione impugnata, ha ritenuto inapplicabile l'esenzione in un'ipotesi in cui, peraltro, gli immobili non erano stati costruiti "ex novo", ma solo oggetto di interventi di ristrutturazione e risanamento conservativo in forza di apposita concessione edilizia). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Febbraio 2016, n. 3237.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare  - Conto corrente bancario - Fallimento del correntista - Rimesse sul conto corrente da parte del fideiussore - Revocabilità - Esclusione - Presupposti - Fondamento
In tema di azione revocatoria fallimentare, le rimesse effettuate dal terzo fideiussore sul conto corrente dell'imprenditore, poi fallito, non sono revocabili ai sensi dell'art. 67, comma 2, l.fall., quando risulti che, con tali pagamenti, il terzo - senza utilizzare una provvista del debitore e senza rivalersi nei suoi confronti prima del fallimento - ha solo adempiuto, in qualità di fideiussore, l'obbligazione di garanzia nei confronti della banca creditrice, di carattere autonomo, ancorchè accessoria e di contenuto identico rispetto all'obbligazione principale, sì da evitare le conseguenze cui resterebbe esposto per effetto dell'inadempimento, dovendosi ritenere che la modalità del pagamento, che ha valenza solo contabile e non incide sulla provenienza della somma dal terzo e sulla causa del pagamento (estinzione dell'obbligazione fideiussoria, in difetto di una diversa imputazione), non determini, di per sè, l'acquisizione della disponibilità della somma da parte del titolare del conto corrente, sicché non viola la "par condicio creditorum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Febbraio 2016, n. 2903.


Scissione – Revocatoria – Ammissibilità
La irretrattabilità degli effetti della scissione non ne esclude la revocabilità, in quanto la revocatoria della scissione non cancella il complesso degli effetti organizzativi derivanti dall’operazione, ma si limita a far rientrare nell’area della responsabilità patrimoniale della società fallita i beni assegnati alla società figlia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 05 Febbraio 2016.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Pagamento del terzo - Mezzo anomalo ex art. 67, comma 1, n. 2, l.fall. - Condizioni - Fattispecie
Al fine della esperibilità dell'azione revocatoria ex art. 67, comma 1, n. 2, l.fall., il pagamento eseguito dal terzo deve considerarsi anormale quando l'effetto solutorio del debito del fallito si sia realizzato attraverso un diverso negozio utilizzato dalle parti, in via mediata e indiretta, per eludere la "par condicio". (Nella specie, la S.C., nell'escludere la revocabilità del pagamento effettuato dal committente in forza di clausola del capitolato generale d'appalto che lo impegnava a corrispondere ai subappaltatori l'importo dei lavori da loro eseguiti per l'ipotesi, poi verificatasi, di inadempienza dell'appaltatore fallito, ha rilevato che tale clausola aveva assolto una funzione di garanzia, e che il pagamento aveva estinto sia il debito del fallito che quello, di pari ammontare, assunto dal "solvens" verso i creditori di quest'ultimo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016, n. 506.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - "Scientia decoctionis" da parte del terzo contraente - Conoscenza effettiva - Necessità - Desumibilità da elementi presuntivi - Limiti - Pluralità di protesti - Distribuzione dell'onere della prova tra curatore e creditore
In tema di revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato d'insolvenza dell'imprenditore da parte del terzo contraente, che deve essere effettiva e non meramente potenziale, può essere provata dal curatore, su cui incombe il relativo onere, tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, ex artt. 2727 e 2729 c.c., desumibili anche dall'esistenza di protesti cambiari, in forza del loro carattere di anomalia rispetto al normale adempimento dei debiti d'impresa. Ne consegue che l'avvenuta pubblicazione di una pluralità di protesti può assumere rilevanza presuntiva tale da esonerare il curatore dal provare che gli stessi fossero noti al convenuto in revocatoria, su quest'ultimo risultando, in tal caso, traslato l'onere di dimostrare il contrario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Gennaio 2016, n. 526.


Amministrazione straordinaria – Azione revocatoria fallimentare – Decadenza ex articolo 69 bis L.F. – Decorrenza del termine
In ipotesi di amministrazione straordinaria di cui al d.lgs. n. 270 del 1999, il termine triennale di cui all’articolo 69 bis L.F., entro il quale, a pena di decadenza deve essere promossa l’azione revocatoria, decorre dalla data di dichiarazione dell’insolvenza. (Marco Favaro) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 22 Ottobre 2015.


Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Immobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario - Vendita a terzi - Esecuzione individuale in favore dell'istituto di credito fondiario - Ammissibilità in costanza di fallimento - Conseguenze - Azione revocatoria fallimentare - Esperibilità - Esclusione - Versamento al curatore del ricavato della vendita forzata - Condizioni - Ripetizione del maggior valore nei confronti del terzo acquirente - Esclusione
Nel caso in cui un immobile di proprietà del fallito, ipotecato a garanzia di un mutuo fondiario, sia stato oggetto di vendita a favore di un terzo , il potere, riconosciuto all'istituto di credito fondiario dall'art. 41 del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, di iniziare o proseguire l'azione esecutiva individuale anche in costanza di fallimento, ovvero d'intervenire nell'esecuzione forzata promossa da altri, e di conseguire l'assegnazione della somma ricavata dalla vendita forzata, senza obbligo di rimetterla al curatore, con il solo onere di insinuarsi al passivo della procedura fallimentare per consentire la graduazione dei crediti, esclude l'esperibilità dell'azione revocatoria fallimentare al fine di ottenere la dichiarazione d'inefficacia della compravendita nei confronti della massa dei creditori, venendo in tal caso meno uno dei presupposti dell'azione, costituito dall'impossibilità di assoggettare direttamente il bene all'esecuzione concorsuale, in quanto, ponendosi la vendita del bene nell'ambito dell'esecuzione individuale come alternativa a quella in sede di procedura fallimentare, il curatore deve limitarsi a chiedere il versamento della somma assegnata all'istituto, qualora quest'ultimo non abbia chiesto l'ammissione al passivo o il suo credito risulti incapiente, e non può neppure pretendere dal terzo acquirente la differenza tra il valore del bene e l'importo eventualmente inferiore ricavato dalla vendita forzata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2014, n. 15606.


Poteri del giudice delegato - Credito assistito da ipoteca giudiziale - Revocabilità della garanzia - Rilievo officioso - Possibilità - Esclusione - Eccezione del curatore - Necessità
In tema di formazione dello stato passivo, ed a seguito delle riforme del 2006 e del 2007, il giudice delegato non può, rilevandone la revocabilità, escludere la garanzia di un credito per il quale sia stata iscritta ipoteca giudiziale, se non previa formulazione della corrispondente eccezione da parte del curatore, il quale, peraltro, alla stregua di quanto specificamente sancito dall'art. 99, settimo comma, legge fall., può proporre nel successivo giudizio di opposizione quelle eccezioni che non abbia sollevato in sede di verifica. (Cosi statuendo, la S.C. ha confermato, sul punto, il provvedimento impugnato, rilevando che il curatore, costituendosi nel giudizio di opposizione, aveva sostenuto che la rettifica dello stato passivo era derivata da una sua eccezione di revocabilità della garanzia ipotecaria invocata dal creditore, ancorché non risultante dalla statuizione del giudice delegato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Aprile 2013, n. 8246.


Atto costitutivo di ipoteca giudiziale - Revocabilità ex art. 67, primo comma, n. 4, legge fall. - Conseguenze - Avvenuta revoca in via di eccezione della corrispondente iscrizione - Collocazione, in via di prelazione, del credito originariamente garantito - Esclusione - Credito di rimborso delle spese di iscrizione anche solo in via chirografaria – Esclusione
In tema di formazione dello stato passivo, l'atto costitutivo di ipoteca giudiziale, ove revocabile alla stregua dell'art. 67, n. 4, legge fall., è inopponibile alla massa non solo relativamente all'effetto della prelazione ipotecaria, ma anche qualora sia invocato a fondamento del credito di rimborso per le spese della iscrizione, sicchè, l'avvenuta revoca di quest'ultima in via di eccezione preclude tanto la collocazione del credito originariamente garantito in via di prelazione, quanto l'ammissione, pur solo in via chirografaria, dell'ulteriore credito per dette spese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Aprile 2013, n. 8246.


Revocatoria - Ammissibilità - Fondamento - Contestazione del titolo di prelazione di un credito - Inclusione - Fattispecie
Poiché il creditore che impugna lo stato passivo del fallimento può esercitare tutte le azioni volte ad escludere o postergare i crediti ammessi, ivi compresa l'azione revocatoria, in quanto portatore non solo del proprio interesse, ma anche di quello degli altri creditori, deve a maggior ragione essergli consentito, in sede di verifica, di contestare, eccependone la revocabilità, il titolo di prelazione di un credito di cui sia domandata l'insinuazione, e il giudice delegato è tenuto, ai sensi dell'art. 95 legge fall., a decidere su detta eccezione. (Nella specie, il giudice delegato aveva, sull'istanza del solo creditore, revocato l'atto costitutivo di ipoteca iscritta da soggetto privo di poteri ed in violazione del contraddittorio). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Febbraio 2013, n. 4959.


Azione revocatoria ordinaria - Scissione societaria - Esperibilità - Esclusione
È inammissibile l'azione revocatoria ordinaria di cui all'articolo 2901 c.c. dell'atto di scissione societaria e ciò anche nell'ipotesi in cui detta azione sia promossa dal curatore fallimentare ai sensi dell'articolo 66 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 18 Febbraio 2013.


Scissione - Azione revocatoria fallimentare - Pagamento con mezzo anormale - Esclusione
Il solo atto di scissione, disgiunto dal successivo atto di fusione, non può configurare un pagamento con mezzo anormale, revocabile ex art. 67, comma 1, n. 2, legge fall., ove il debito dell'impresa fallita sia nei confronti della incorporante e non della società incorporata, la quale, proprio perché nata dalla scissione, non esisteva ancora prima del compimento di detta operazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Gennaio 2001.


Scissione - Revocabilità - Nullità - Iscrizione dell'atto di fusione nel registro delle imprese - Esclusione
Ai sensi dell'art. 2504-quater c.c., 'eseguite le iscrizioni dell'atto di fusione a norma del comma 2 dell'art. 2504, l'invalidità dell'atto di fusione non può essere pronunciata', disposizione, questa, che si applica anche all'atto di scissione, in virtù del richiamo contenuto nell'art. 2504-novies ultimo comma c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Gennaio 2001.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Revocatoria proposta contro un terzo fallito, nelle more del giudizio - Competenza a pronunciare la revoca dell'atto - Competenza per le pronunce conseguenziali alla dichiarazione di revoca

Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Natura, caratteri ed effetti dell'azione

Nell'ipotesi in cui l'Azione revocatoria fallimentare venga proposta contro un terzo che, nelle more del giudizio, venga a sua volta dichiarato fallito, nel conflitto tra il principio di cui all'art 24 della legge fallimentare (per cui la Competenza funzionale a conoscere delle azioni revocatorie fallimentari, quali azioni che 'derivano' dal fallimento, spetta al tribunale che ha dichiarato il fallimento il curatore del quale ha proposto l'Azione revocatoria) e l'altro secondo il quale, apertosi il fallimento, ogni credito ed ogni diritto sulle cose inventariate, deve essere fatto valere nelle forme stabilite dal capo quinto della legge stessa (art 52 legge fallimentare), cioe attraverso l'insinuazione al passivo o la domanda di restituzione di cose mobili, innanzi al tribunale fallimentare, deve ritenersi che, mentre il tribunale che ha dichiarato il fallimento del debitore che ha posto in essere l'atto pregiudizievole ai creditori resta competente a decidere, nelle forme ordinarie, se la revoca dell'atto debba essere o meno pronunciata, le pronunzie conseguenziali alla dichiarazione di revoca, invece (e cioè restituzione della cosa oggetto dell'atto revocato o pagamento del tantundem), possono essere emesse solo dal tribunale che ha dichiarato il fallimento del terzo, e con le forme previste dagli artt. 93 e 103 della legge fallimentare. (massima ufficiale)

La revocatoria fallimentare, cosi come la revocatoria ordinaria, non e una azione di nullità, perché l'atto revocato resta pienamente valido fra le parti e la revoca ha effetto nei riguardi dei creditori di colui che ha compiuto l'atto di disposizione del patrimonio, e limitatamente al danno arrecato alle loro ragioni. L'azione medesima ha carattere recuperatorio o restitutorio, ma non perché abbia come fine la restituzione delle somme pagate o delle cose vendute nel patrimonio dell'alienante, bensì perché, mirando a reintegrare la garanzia patrimoniale dei creditori, restituisce il bene alienato a tale garanzia, ponendolo a disposizione dei creditori perché possano esercitarvi l'Azione esecutiva. ( V 435/62, 1263/58). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 1963, n. 2746.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Revocatoria proposta contro un terzo fallito, nelle more del giudizio - Competenza a pronunciare la revoca dell'atto - Competenza per le pronunce conseguenziali alla dichiarazione di revoca
Nell'ipotesi in cui l'Azione revocatoria fallimentare venga proposta contro un terzo che, nelle more del giudizio, venga a sua volta dichiarato fallito, nel conflitto tra il principio di cui all'art 24 della legge fallimentare (per cui la Competenza funzionale a conoscere delle azioni revocatorie fallimentari, quali azioni che 'derivano' dal fallimento, spetta al tribunale che ha dichiarato il fallimento il curatore del quale ha proposto l'Azione revocatoria) e l'altro secondo il quale, apertosi il fallimento, ogni credito ed ogni diritto sulle cose inventariate, deve essere fatto valere nelle forme stabilite dal capo quinto della legge stessa (art 52 legge fallimentare), cioe attraverso l'insinuazione al passivo o la domanda di restituzione di cose mobili, innanzi al tribunale fallimentare, deve ritenersi che, mentre il tribunale che ha dichiarato il fallimento del debitore che ha posto in essere l'atto pregiudizievole ai creditori resta competente a decidere, nelle forme ordinarie, se la revoca dell'atto debba essere o meno pronunciata, le pronunzie conseguenziali alla dichiarazione di revoca, invece (e cioè restituzione della cosa oggetto dell'atto revocato o pagamento del tantundem), possono essere emesse solo dal tribunale che ha dichiarato il fallimento del terzo, e con le forme previste dagli artt. 93 e 103 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 1963.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Natura, caratteri ed effetti dell'azione
La revocatoria fallimentare, cosi come la revocatoria ordinaria, non e una azione di nullità, perché l'atto revocato resta pienamente valido fra le parti e la revoca ha effetto nei riguardi dei creditori di colui che ha compiuto l'atto di disposizione del patrimonio, e limitatamente al danno arrecato alle loro ragioni. L'azione medesima ha carattere recuperatorio o restitutorio, ma non perché abbia come fine la restituzione delle somme pagate o delle cose vendute nel patrimonio dell'alienante, bensì perché, mirando a reintegrare la garanzia patrimoniale dei creditori, restituisce il bene alienato a tale garanzia, ponendolo a disposizione dei creditori perché possano esercitarvi l'Azione esecutiva. ( V 435/62, 1263/58). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 1963.