Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 66 ∙ (Azione revocatoria ordinaria )


Tutte le MassimeCassazione
Rito applicabilePrescrizione e decadenzaOnere della provaConvenuto residente in altro stato UEIntervento in causa del CuratoreObbligo di concludere in contratto definitivoScissioneFinanziamento fondiario destinato ad estinguere un debito preesistenteRinuncia alla azione di riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie lesive della quota di riservaProponibilità nei confronti di soggetto fallitoCessione del contratto di leasingDatio in solutumAlienazione del bene da parte del terzo acquirenteProsecuzione della revocatoria ordinaria promossa dal creditoreAccordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis l.f.Amministrazione straordinariaGiudicato tra fallito e creditoreRegime intermedio



Revocatoria ordinaria - Esperimento da parte del curatore fallimentare di società di capitali - "Eventus damni" - Onere della prova - Contenuto
In materia di azione revocatoria ordinaria di un atto di disposizione patrimoniale compiuto da società di capitali successivamente dichiarata fallita, il curatore, al fine di dimostrare la sussistenza dell'"eventus damni", ha l'onere di provare la consistenza dei crediti vantati dai creditori ammessi al passivo fallimentare; la sussistenza, al tempo del compimento del negozio, di una situazione patrimoniale della società che mettesse a rischio la realizzazione dei crediti sociali ed il mutamento qualitativo o quantitativo della garanzia patrimoniale generica, rappresentata dal patrimonio sociale, determinato dall'atto dispositivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Luglio 2019, n. 19515.


Revocatoria ordinaria - Esercizio da parte del creditore dell'alienante - Trascrizione anteriore al fallimento - Procedibilità dopo la dichiarazione di fallimento dell'acquirente - Condizioni - Conseguenze
Il divieto di azioni esecutive individuali posto dall'art. 51 l.fall. non osta alla procedibilità dell'azione revocatoria ordinaria già promossa dal creditore dell'alienante, ove la domanda ex art. 2901 c.c. sia stata trascritta anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell'acquirente perché altrimenti il creditore dell'alienante, pur trovandosi nella condizione di poter opporre l'azione proposta alla massa, ai sensi dell'art. 45 l.fall., resterebbe privo della garanzia patrimoniale ex art. 2740 c.c. e l'atto fraudolento gioverebbe ai creditori dell'acquirente fallito per il sol fatto che a questi si è sostituito il curatore; il vittorioso esperimento dell'azione revocatoria ordinaria, trascritta anteriormente alla data di fallimento dell'acquirente, non abilita, tuttavia, il creditore dell'alienante non fallito a promuovere l'esecuzione sui beni compravenduti ma lo colloca in posizione analoga a quella del titolare di un diritto di prelazione e gli consente di conseguire, in sede di ricavato della vendita del bene, la separazione della somma corrispondente al suo credito verso l'alienante, per esserne soddisfatto in via prioritaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 Maggio 2019, n. 14892.


Revocatoria fallimentare - Esenzione ex art. 67, comma 3, lett. e), l.fall. - Riferibilità all’azione revocatoria ordinaria di cui all’art. 66 l. fall. - Esclusione - Fondamento
L'art. 67, comma 3, lett. e), l. fall. nel prevedere l'esclusione dall'assoggettamento all'azione revocatoria degli atti, dei pagamenti e delle garanzie posti in essere in esecuzione dell'accordo omologato ai sensi dell'art. 182 bis l.fall. ha riguardo alla sola azione revocatoria fallimentare e non anche a quella ordinaria che, in base a quanto stabilito dall'art. 66 della stessa legge, è disciplinata integralmente secondo le norme del codice civile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2019, n. 3778.


Garanzia patrimoniale – Azione revocatoria – In genere – Effetti – Natura costitutiva

Garanzia patrimoniale – Azione revocatoria – In genere – Esperibilità nei confronti di fallimento – Inammissibilità

La sentenza che accoglie la domanda revocatoria, sia essa ordinaria o sia fallimentare, in forza di un diritto potestativo comune, al di là delle differenze esistenti tra le medesime, ma in considerazione dell'elemento soggettivo di comune accertamento da parte del giudice, quantomeno nella forma della scientia decoctionis, ha natura costitutiva, in quanto modifica "ex post" una situazione giuridica preesistente, sia privando di effetti atti che avevano già conseguito piena efficacia, sia determinando, conseguentemente, la restituzione dei beni o delle somme oggetto di revoca alla funzione di generale garanzia patrimoniale (art. 2740 c.c.) ed alla soddisfazione dei creditori di una delle parti dell'atto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Non è ammissibile un'azione revocatoria, non solo fallimentare ma neppure ordinaria, nei confronti di un fallimento, stante il principio di cristallizzazione del passivo alla data di apertura del concorso ed il carattere costitutivo delle predette azioni; il patrimonio del fallito è, infatti, insensibile alle pretese di soggetti che vantino titoli formatisi in epoca posteriore alla dichiarazione di fallimento e, dunque, poichè l'effetto giuridico favorevole all'attore in revocatoria si produce solo a seguito della sentenza di accoglimento, tale effetto non può essere invocato contro la massa dei creditori ove l'azione sia stata esperita dopo l'apertura della procedura stessa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Novembre 2018, n. 30416.


Revocatoria fallimentare – Atti a titolo gratuito – Definitività di decreto ingiuntivo richiesto dal creditore nei confronti del debitore “in bonis” – Effetti – Preclusione alla dichiarazione di inefficacia di atti stipulati a titolo gratuito – Insussistenza – Fattispecie
In tema di effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori, il giudicato formatosi tra il fallito ed un creditore, sulla validità dell'atto a titolo gratuito, non preclude al curatore di farne valere l'inefficacia e l'inopponibilità nei confronti della massa dei creditori. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che non fossero opponibili al fallimento due decreti ingiuntivi, divenuti definitivi prima della dichiarazione di fallimento, conseguiti da una banca nei confronti del fallito, perché fondati su una fideiussione prestata non contestualmente al credito garantito ed a titolo gratuito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Novembre 2018, n. 29460.


Revocatoria ordinaria proseguita dal curatore fallimentare - Termine di prescrizione - Decorrenza - Dalla data dell'atto impugnato - Fondamento - Interruzione ad opera di uno dei creditori - Efficacia a favore del fallimento - Sussistenza
Nel giudizio di revocazione ordinaria di un atto di disposizione patrimoniale compiuto dal debitore, qualora sopravvenga il fallimento di questi, il curatore può subentrare nell'azione in forza della legittimazione accordatagli dall'art. 66 l.fall., accettando la causa nello stato in cui si trova, sicché trattandosi di azione che il curatore trova nella massa fallimentare e si identifica con quella che i creditori avrebbero potuto esperire prima del fallimento, per un verso, la prescrizione decorre anche nei confronti della curatela, ai sensi dell'art. 2903 c.c., dalla data dell'atto impugnato, per l'altro, l'interruzione della prescrizione ad opera di uno dei creditori, cui sia subentrato il curatore ex art. 66 cit., giova alla massa fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 Luglio 2018, n. 17544.


Tribunale fallimentare - Competenza funzionale - Condizioni - Incidenza della controversia sulla procedura concorsuale - Significato - Fattispecie
In materia di procedure concorsuali, la competenza funzionale inderogabile del tribunale fallimentare, prevista dall'art. 24 della l. fall. e dall'art. 13 del d.lgs. n. 270 del 1999, suo omologo nell'amministrazione straordinaria, opera con riferimento non solo alle controversie che traggono origine e fondamento dalla dichiarazione dello stato d'insolvenza ma anche a quelle destinate ad incidere sulla procedura concorsuale in quanto l'accertamento del credito verso il fallito costituisca premessa di una pretesa nei confronti della massa. (Nella specie, la S.C., non ravvisando la finalità recuperatoria del bene oggetto dell'atto dispositivo a vantaggio della massa dei creditori, ha escluso la competenza funzionale inderogabile del tribunale fallimentare in ordine alla causa di revocazione ordinaria proposta, ex art. 66 l.fall., dall'amministrazione straordinaria e riferita ad atto dispositivo - donazione - compiuto non dalla società poi dichiarata insolvente bensì dal debitore di essa, su bene proprio, in forza di obbligazione risarcitoria fondata su fatti commessi anteriormente alla dichiarazione di insolvenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Giugno 2018, n. 15982.


Revocatoria ordinaria - Eventus damni - Onere della prova - Riparto
In tema di revocatoria ordinaria esercitata dal fallimento, spetta al curatore la dimostrazione dell'"eventus damni", ovvero dell'effetto pregiudizievole dell'atto di cui si chiede la revoca, atteso che l'onere della prova della sufficienza del patrimonio residuo a soddisfare le ragioni creditorie non può, da un lato, gravare sul debitore - in quanto il curatore rappresenta contemporaneamente sia la massa dei creditori sia il debitore fallito - né, d'altro canto, essere posto a carico del convenuto beneficiario dell'atto, in quanto, in ossequio al principio della vicinanza della prova, quest'ultimo non è tenuto a conoscere l'effettiva situazione patrimoniale del suo dante causa. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata e decidendo nel merito, ha ritenuto privo di effetti pregiudizievoli un atto di costituzione di fondo patrimoniale su immobile in precedenza ipotecato a tutela di un credito originato da mutuo fondiario, avendo, per effetto dell'art. 41 del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, l'ipoteca già diminuito la garanzia generale del debitore comune nei confronti della massa passiva del fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 Gennaio 2018, n. 2336.


Fallimento - Azione revocatoria - Proponibile nei confronti di soggetto già fallito - Contrasto di giurisprudenza
La Prima Sezione della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione di massima di particolare importanza, oggetto altresì di contrasto, riguardante la proponibilità dell'azione revocatoria nei confronti di un soggetto già fallito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Gennaio 2018, n. 1894.


Azione revocatoria ordinaria promossa dal creditore individuale - Pendenza del giudizio - Sopravvenuto fallimento del debitore - Improcedibilità dell’azione - Esclusione - Condizioni
Il sopravvenuto fallimento del debitore non determina l'improcedibilità dell'azione revocatoria ordinaria promossa dal singolo creditore qualora il curatore non manifesti la volontà di subentrarvi, né risulti aver intrapreso, con riguardo al medesimo atto di disposizione già impugnato ex art. 2901 c.c., altra analoga azione a norma dell'art. 66 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2017, n. 29112.


Fallimento - Azione revocatoria ordinaria - Cessione di beni con imputazione del prezzo a compensazione di un debito scaduto - “Datio in solutum” - Adempimento di un debito scaduto ai sensi dell'art. 2901, comma 3, c.c. - Esclusione - Assoggettabilità a revocatoria ordinaria - Fondamento
La “datio in solutum”, (nella specie attuata mediante la cessione di beni con imputazione del prezzo a compensazione di un debito scaduto), costituisce modalità anomala di estinzione dell’obbligazione ed è quindi assoggettabile all'azione revocatoria ordinaria promossa dal curatore ex art. 66 l.fall., sottraendosi all’inefficacia ai sensi dell’art. 2901, comma 3, c.c. solo l’adempimento di un debito scaduto in senso tecnico e non un atto discrezionale, dunque non dovuto, come la predetta cessione, in cui l’estinzione dell’obbligazione è l’effetto finale di un negozio soggettivamente ed oggettivamente diverso da quello in virtù del quale il pagamento è dovuto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 Novembre 2017, n. 26927.


Azione revocatoria ex art. 66 L. Fall. – Convenuto residente in altro Stato membro UE – Giurisdizione italiana – Sussistenza – Reg. UE 1346/2000 relativo alle procedure di insolvenza – Applicabilità
L’azione revocatoria ai sensi dell’art. 66 legge fall. nei confronti di un convenuto residente in altro Stato membro dell’Unione Europea può essere esercitata in Italia in quanto deve essere qualificata come azione direttamente derivante dalla procedura di insolvenza e ad essa strettamente connessa, che rientra nel campo di applicazione del Reg. UE 1346/2000. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Aprile 2017, n. 10233.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Azioni derivanti dal fallimento - Rito applicabile - Rito camerale di cui al d.lgs. 5/2006 - Azione promossa nella vigenza del d.lgs. 169/2007 - Esclusione
In virtù del principio tempus regit actum, gli atti processuali sono regolati dalla legge sotto il cui imperio sono posti in essere; pertanto, all’azione revocatoria promossa dopo l’entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007 non si applica il rito camerale previsto dall’articolo 24 l.f. nella formulazione introdotta dal d.lgs. n. 5 del 2006 e ciò anche nell’ipotesi in cui l’azione sia promossa nell’ambito di un fallimento dichiarato nella vigenza del decreto legislativo da ultimo citato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Giugno 2016, n. 13165.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Rapporti con l'azione revocatoria ordinaria - Azione revocatoria ordinaria - Dichiarazione di fallimento del debitore pendente il giudizio - Subingresso del curatore nell'azione - Modalità
Il curatore che, in forza della legittimazione accordatagli dall'art. 66 l.fall., intenda subentrare nell'azione revocatoria ordinaria intrapresa da un creditore per fare dichiarare inopponibile, nei suoi confronti, un atto di disposizione patrimoniale compiuto dal debitore poi fallito durante quel giudizio, accetta la causa nello stato in cui si trova, sicchè l'esercizio di tale facoltà non è soggetto ai limiti entro i quali le parti possono formulare nuove domande o eccezioni nel processo di primo grado, né, ove la lite già penda in appello, al termine previsto per la proposizione del gravame incidentale o alle preclusioni di cui all'art. 345, comma 1, c.p.c., poiché, al contrario, è sufficiente che egli si costituisca in giudizio, anche in appello, dichiarando di voler far propria la domanda proposta ex art. 2901 c.c., per investire il giudice del dovere di pronunciare sulla stessa nei confronti dell'intera massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2016.