Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi

Articolo 204-205-206 ∙ (articoli: 204 (Commissario liquidatore); 205 (Relazione del commissario); 206 (Poteri del commissario))


Tutte le MassimeCassazione
Natura amministrativa dell'attività svolta dal Commissario liquidatorePoteri del commissario liquidatoreOmissioni o ritardi nella formazione e nel deposito dello stato passivoImpugnazione degli Atti del Commissario e giurisdizione di legittimità del giudice amministrativoRevoca dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività assicurativa e legittimazione sostanziale e processuale del commissario liquidatoreLegittimazione sostanziale e processuale del commissario liquidatoreNatura confessoria delle affermazioni dal commissario liquidatoreRisoluzione automatica dei rapporti di lavoro col personale dipendenteAzione cambiaria ed azione causale e data certa anterioreAzione revocatoria e autorizzazione dell'autorità di vigilanzaAzione sociale di responsabilità promossa contro pluralità di convenutiAzione di responsabilità



Liquidazione coatta amministrativa - Imprese soggette - Poteri e compenso del commissario - Amministrazione straordinaria - Commissario liquidatore - Promozione o prosecuzione dell'azione revocatoria fallimentare - Autorizzazione dell'autorità di vigilanza - Necessità - Esclusione - Fondamento
Il commissario dell'amministrazione straordinaria di cui alla l. n. 95 del 1979 ha gli stessi poteri attribuiti a quello della liquidazione coatta amministrativa, in virtù del richiamo operato dall'art. 1 del d.l. n. 26 del 1979 (poi convertito nella menzionata legge) alle disposizioni della legge fallimentare, sicché egli, per intraprendere o proseguire l'azione revocatoria fallimentare, non necessita dell'autorizzazione dell'autorità di vigilanza, richiesta dall'art. 206 l.fall. - norma speciale ed esaustiva rispetto al rinvio generale ai poteri del curatore contenuto nell'art. 201 l.fall. - solo per il promovimento delle azioni di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 c.c. e per il compimento degli atti ex art. 35 l.fall. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2016, n. 9453.


Liquidazione coatta amministrativa - Poteri e compenso del commissario - Amministrazione straordinaria - Commissario liquidatore - Promozione o prosecuzione dell'azione revocatoria fallimentare - Autorizzazione dell'autorità di vigilanza - Necessità - Esclusione - Fondamento
Il commissario dell'amministrazione straordinaria di cui alla l. n. 95 del 1979 ha gli stessi poteri attribuiti a quello della liquidazione coatta amministrativa, in virtù del richiamo operato dall'art. 1 del d.l. n. 26 del 1979 (poi convertito nella menzionata legge) alle disposizioni della legge fallimentare, sicché egli, per intraprendere o proseguire l'azione revocatoria fallimentare, non necessita dell'autorizzazione dell'autorità di vigilanza, richiesta dall'art. 206 l.fall. - norma speciale ed esaustiva rispetto al rinvio generale ai poteri del curatore contenuto nell'art. 201 l.fall. - solo per il promovimento delle azioni di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 c.c. e per il compimento degli atti ex art. 35 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2016, n. 9453.


Azione sociale di responsabilità - Pluralità di convenuti - Litisconsorzio facoltativo - Conseguenze - Pendenza della singola causa al momento della notifica di ciascun atto di citazione - Introduzione della competenza della sezione specializzata per la proprietà industriale - Applicabilità ad una sola di tali cause - Attrazione dell'intero giudizio - Sussistenza - Fondamento
L'azione sociale di responsabilità cumulativamente promossa contro una pluralità di convenuti riguarda un'obbligazione risarcitoria solidale a loro carico e dà luogo ad un'ipotesi di litisconsorzio facoltativo originario, sicché le relative cause, benché istruite e trattate congiuntamente in un procedimento formalmente unitario, sono scindibili e mantengono una propria autonomia, così da poter risultare pendenti, ai fini previsti dall'art. 5 cod. proc. civ., in momenti differenti per la diversa data di notifica a ciascuno di essi dell'atto introduttivo del giudizio. Ne consegue che, qualora la notificazione ad uno di loro sia avvenuta vigente il d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, che ha attribuito l'azione alle sezioni specializzate previste dall'art. 1 del d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168, la causa appartiene alla competenza funzionale di queste ultime, che si estende, ai sensi dell'art. 3, ultimo comma, del d.lgs. n. 168 cit., alle cause connesse, ivi comprese quelle precedentemente introdotte. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. VI, 30 Ottobre 2014, n. 23117.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - In genere - Inesistenza della revoca dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività assicurativa e del decreto di liquidazione coatta amministrativa - Legittimazione sostanziale e processuale del commissario - Esclusione - Condizioni - Accertamento in via principale e con efficacia di giudicato - Necessità - Effetti - Decorrenza
Nel caso di ritenuta inesistenza della revoca dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività assicurativa e del conseguente decreto di messa in stato di liquidazione coatta amministrativa della società, la legittimazione sostanziale e processuale del commissario liquidatore può essere esclusa soltanto per effetto dell'accertamento - compiuto, in via principale, quanto meno tra la società "in bonis" ed il Ministero competente, con l'intervento dello stesso commissario - dell'avvenuta emissione in carenza di potere dei menzionati provvedimenti. Tale accertamento deve risultare da una sentenza passata in giudicato, la quale, traducendosi nell'affermazione dell'inesistenza giuridica della procedura concorsuale, comporta la cessazione dei poteri rappresentativi e gestionali spettanti al commissario, senza peraltro che il venir meno della legittimazione di quest'ultimo implichi l'inesistenza degli atti legalmente compiuti nell'ambito della procedura e nei rapporti con i terzi, operando la predetta declaratoria con efficacia "ex nunc". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Gennaio 2014, n. 1280.


Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Direttori generali - Responsabilità - Presupposti - Posizione apicale nella società - Configurabilità - Condizioni - Nomina da parte dell'assemblea o degli amministratori, per disposizione dell'atto costitutivo - Necessità - Fondamento - Conseguenze - Estensione ad altre figure - Ammissibilità - Esclusione - Fattispecie
In tema di azione di responsabilità nei confronti del direttore generale di società di capitali, la disciplina prevista per la responsabilità degli amministratori si applica, ai sensi dell'art. 2396 cod. civ. (nel testo vigente prima della riforma societaria di cui al d.lgs. n. 6 del 2003, che vi ha apportato modifiche non significative), esclusivamente se la posizione apicale di tale soggetto all'interno della società sia o meno un lavoratore dipendente, sia desumibile da una nomina formale da parte dell'assemblea o anche del consiglio di amministrazione, in base ad apposita previsione statutaria; infatti, non avendo il legislatore fornito una nozione intrinseca di direttore generale collegata alle mansioni svolte, non è configurabile alcuna interpretazione estensiva od analogica che consenta di allargare lo speciale ed eccezionale regime di responsabilità di tale figura ad altre ipotesi, salva la ricorrenza dei diversi presupposti dell'amministratore di fatto. (Principio reso dalla S.C. con riguardo all'azione promossa, dal commissario liquidatore di società di assicurazione assoggettata a liquidazione coatta amministrativa, contro un consulente incaricato dalla società,con altri, del compito specifico di tentare il risanamento e dimessosi dopo pochi mesi). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2008, n. 28819.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri e responsabilità - Poteri - Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci - Appello avverso la sentenza del tribunale - Autorizzazione dell'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione - Necessità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie
In tema di poteri in materia giudiziale del commissario liquidatore nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, non si applica, neppure in via analogica, l'art. 31, secondo comma, legge fall., che impone l'autorizzazione del giudice delegato perché il curatore fallimentare possa stare in giudizio, atteso che il legislatore, mentre ha attribuito al detto commissario gli stessi poteri che competono al curatore (art. 201 legge fall.), ha regolato l'esercizio dei poteri del primo non con un rinvio generalizzato alla disciplina dell'esercizio dei poteri da parte del secondo, ma con un rinvio specifico da ritenersi perciò esaustivo (art. 206 legge fall.); ne consegue che i predetti poteri vanno integrati dall'autorizzazione dell'autorità amministrativa di vigilanza solo se si tratta di promuovere l'azione di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 cod. civ. e di compiere gli atti di cui all'art. 35 legge fall., nonché quelli necessari per la continuazione dell'esercizio dell'impresa, e non anche nel caso di proposizione di impugnazioni (nella specie, la S.C., in applicazione del suddetto principio, ha giudicato ammissibile, l'appello proposto dal commissario non munito di specifica autorizzazione dell'autorità di vigilanza, avverso la sentenza in materia di azione di responsabilità degli amministratori e dei sindaci). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Ottobre 2008, n. 24908.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Azione di responsabilità promossa dai commissari contro gli amministratori ed i sindaci - Termini processuali - Sospensione feriale - Applicabilità - Fondamento - Assimilabilità dell'azione a quelle relative alle controversie individuali di lavoro - Esclusione
L'azione di responsabilità promossa dai commissari nei confronti degli amministratori e dei sindaci di un'impresa in amministrazione straordinaria (ex D.L. 26/79) introduce una controversia ordinaria, non riconducibile alla previsione di cui all'art. 3 della legge 742/69 (a mente del quale sono escluse dalla sospensione nel periodo feriale le controversie individuali di lavoro), riferendosi tale norma alla natura della causa, e non già al rito da cui essa è disciplinata. Pur non potendosi, in via di ipotesi, escludere che il rapporto organo sociale - società sia idoneo, in concreto, ad integrare la fattispecie prevista dall'art. 409, n. 3 cod. proc. civ., deve certamente negarsi che le azioni di responsabilità ex art. 2393 e 2394 cod. civ. possano essere assimilate, quanto all'oggetto, a quelle in tema di controversie individuali di lavoro (ovvero a quelle parificatele "ex lege"), con conseguente inapplicabilità, a tali azioni, della sospensione dei termini nel periodo feriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 1999.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Azione di responsabilità promossa dai commissari contro gli amministratori ed i sindaci - Termini processuali - Sospensione nel periodo feriale - Applicabilità - Fondamento
Tra le cause da trattarsi nel periodo feriale, l'art. 92, comma primo della legge 742/69 (norma di stretta interpretazione, contenente una elencazione del tutto tassativa) non ricomprende quelle aventi ad oggetto l'azione di responsabilità promossa dai commissari dell'amministrazione straordinaria nei confronti di amministratori e sindaci dell'impresa sottoposta alla procedura disposta ex D.L. 26/79, attesa la non assimilabilità di tale azione a quelle relative alla dichiarazione ed alla revoca dei fallimenti. Nè a diversa soluzione può condurre la prospettazione di una intrinseca "urgenza" delle cause di responsabilità promosse ex artt. 2393, 2394 cod. civ., atteso che l'art. 92 citato prevede, ancora, che la dichiarazione di urgenza delle cause la cui ritardata trattazione potrebbe arrecare un grave pregiudizio alle parti sia, pur sempre, oggetto di valutazione (e di conseguente dichiarazione) da parte del capo dell'ufficio giudiziario competente, ovvero del giudice istruttore o del collegio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 1999.


Liquidazione coatta amministrativa - Commissario liquidatore - Affermazioni ed ammissioni compiute in giudizio - Efficacia probatoria - Insussistenza
Il commissario liquidatore, al pari del curatore del fallimento, non dispone dei diritti della massa dei creditori della società in liquidazione coatta amministrativa, così che, alle affermazioni da lui compiute in sede giudiziale, non può attribuirsi il valore di ammissione di fatti, di natura confessoria, idonea a sollevare la controparte dall'onere della prova in ordine alla sussistenza delle condizioni richieste dalla legge per l'opponibilità alla procedura di determinati atti o negozi giuridici. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 12 Maggio 1998, n. 4774.


Liquidazione coatta amministrativa - Senza cessione di portafoglio - Di impresa autorizzata all'esercizio della responsabilità civile per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore - Disciplina ex art. 10 D.L.. n. 857 del 1976 - Risoluzione "ope legis" dei rapporti di lavoro - Carattere automatico - Riassunzione da parte del commissario liquidatore - Forma scritta e autorizzazione ex art. 206 legge fall. - Necessità - Esclusione - Fattispecie relativa ad impugnativa di licenziamento intimato dopo riassunzione non formale
La liquidazione coatta amministrativa di impresa autorizzata all'esercizio dell'assicurazione della responsabilità civile per i danni causati dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, senza cessione del portafoglio, ai sensi dell'art. 10 del D.L. 23 dicembre 1976 n. 857, convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio 1977 n. 39, determina la risoluzione automatica dei rapporti di lavoro col personale dipendente, in deroga al principio di cui all'art. 2119 cod. civ.. La successiva riassunzione dei lavoratori per l'assolvimento dei compiti inerenti alla liquidazione è atto a forma libera, non essendo prevista la forma scritta, ne' l'autorizzazione dell'autorità di vigilanza, ai sensi dell'art. 206 legge fall., e quindi può avvenire anche per fatti concludenti. (Nella specie il giudice di merito aveva rigettato l'impugnativa del licenziamento intimato al lavoratore che assumeva di avere continuato a prestare la sua opera dopo la sottoposizione della società a liquidazione coatta, per la ritenuta impossibilità di una valida nuova costituzione del rapporto senza l'adozione di atti formali. La S.C., nel cassare con rinvio la sentenza impugnata, ha indicato la necessità di accertare, in vista dell'eventuale applicazione dell'art. 18 legge n. 300 del 1970, oltre alla prestazione lavorativa successivamente al decreto di liquidazione, anche, in relazione alla contestazione esistente sul punto, se il rapporto fosse ancora in essere alla data di tale decreto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 03 Maggio 1996, n. 4060.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri e responsabilità - Poteri - Ammissione al passivo della procedura - Sentenza relativa - Appello - Proposizione da parte del Commissario liquidatore - Autorizzazione dell'organo di vigilanza - Necessità - Esclusione
Nella procedura di liquidazione amministrativa, la disciplina dei poteri del commissario liquidatore è esaustiva e deve, perciò, essere esclusa l'applicabilità analogica di norme non richiamate nell'ambito di quella. Pertanto, il commissario liquidatore può proporre, senza l'autorizzazione dell'organo di vigilanza, appello avverso la sentenza che disponga l'ammissione al passivo della procedura, essendo prevista tale autorizzazione solo quando si tratti di promuovere l'azione di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 cod. civ. (art. 206, comma primo, legge fallimentare) e di porre in essere gli atti di cui all'art. 35 legge fallimentare, nonché quelli necessari per la continuazione dell'impresa (art. 206, secondo comma, legge fallimentare). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 03 Marzo 1995, n. 2454.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi- Commissario liquidatore - Operazioni, poteri e responsabilità - Poteri - Azione di responsabilità contro gli amministratori ed i controllori dell'impresa - Società di assicurazioni - Assoggettamento a liquidazione coatta amministrativa - Azione di responsabilità nei confronti dei sindaci - Proposizione da parte del commissario liquidatore - Ammissibilità
Il commissario liquidatore è legittimato a proporre l'azione di responsabilità nei confronti dei sindaci di una società di assicurazioni sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, non potendosi ritenere che l'art. 86 del D.P.R. 13 febbraio 1959 n. 449 (T.U. delle leggi sull'esercizio delle assicurazioni private) - che espressamente tale potere conferisce al Commissario solo contro gli amministratori - abbia inteso precludere l'azione di responsabilità verso i sindaci in pendenza della procedura concorsuale, ed essendo in contrasto con la logica del sistema concorsuale rendere arbitra l'assemblea dei soci, o i singoli creditori, dell'esperibilità di detta azione. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 10 Dicembre 1994, n. 10571.


Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Commissario dell'amministrazione straordinaria - Azione revocatoria ex art. 67 legge fall.re - Esercizio - Preventivo consenso della autorità di vigilanza - Necessità - Esclusione
Il commissario dell'amministrazione straordinaria, in quanto munito degli stessi poteri del commissario della liquidazione coatta amministrativa, in forza del rinvio di cui all'art. 1 del D.L. 30 gennaio 1979 n. 26 (convertito in legge 3 aprile 1979 n. 95), è direttamente abilitato all'esercizio dell'azione revocatoria, ai sensi dell'art. 67 della legge fallimentare, senza necessità di preventivo consenso dell'autorità di vigilanza (artt. 203 e 206 della citata legge fallimentare). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 29 Aprile 1994, n. 4167.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri e responsabilità - Poteri - In genere - Esercizio - Autorizzazione dell'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione - Necessità - Oggetto
Al commissario liquidatore nella liquidazione coatta amministrativa non si applica, neppure in via analogica, l'art. 31, secondo comma, legge fall., che impone l'autorizzazione (del giudice delegato) perché il curatore fallimentare possa stare in giudizio, atteso che il legislatore, mentre ha attribuito al detto commissario gli stessi poteri che competono al curatore fallimentare (art. 201 legge fall.), ha regolato l'esercizio dei poteri del primo non con un rinvio generalizzato alla disciplina dell'esercizio dei poteri da parte del secondo, ma con un rinvio, di carattere specifico, da ritenersi perciò esaustivo (art. 206 legge fall.). Pertanto, il commissario liquidatore, per l'esercizio dei poteri che gli spettano, ha bisogno dell'autorizzazione (dell'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione), oltre che nell'ipotesi particolare di azione giudiziaria di responsabilità prevista dal primo comma dell'art. 206 legge fall., solo per il compimento degli atti di cui al secondo comma del medesimo articolo. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 23 Febbraio 1993, n. 2223.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri, responsabilità - In genere - Omissioni o ritardi del commissario liquidatore nella formazione e nel deposito dello stato passivo - Ricorso dell'impresa all'autorità di vigilanza e successivamente al giudice amministrativo - Ammissibilità
L'impresa sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, in relazione ad eventuali omissioni o ritardi in cui incorra il commissario liquidatore nella formazione e nel deposito dello stato passivo, può ricorrere all'autorità di vigilanza, e, poi, in via giurisdizionale, al giudice amministrativo, considerato che le sue posizioni soggettive, rispetto agli atti posti in essere da detto commissario in qualità di organo della Pubblica amministrazione, hanno natura di interessi legittimi. V. 87/69, Corte Costituzionale. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Gennaio 1991, n. 372.


Fallimento - Accertamento del passivo - Scrittura privata - Certezza e computabilità della data - Prova del credito sia in azione causale che in azione cambiaria

In Sede di formazione dello stato passivo, nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa, il conflitto fra creditori anteriori, che concorrono, e creditori posteriori, che non partecipano, comporta, in fase di verifica o di opposizione al medesimo stato passivo, che la scrittura privata, allegata a documentazione di un credito, è soggetta, rispetto agli altri creditori, in qualità di terzi, alle regole dettate dall'art. 2704 primo comma cod. civ. in tema di certezza e computabilità della data; regole che possono essere fatte valere dal curatore o dal Commissario, nell'interesse della massa. Tale principio si applica anche alle cambiali, sia quando sono prodotte come prova di una promessa di pagamento a persona determinata, con l'Azione causale promossa contro qualunque obbligato cambiario, stante il carattere recettizio di tale promessa (e la conseguente non invocabilità del secondo comma del citato art. 2704 cod. civ.), sia quando venga esercitata l'Azione cambiaria, contro l'obbligato principale od il traente, alla stregua del carattere costitutivo della scrittura contenente l'obbligazione cambiaria nei confronti di colui al quale od all'ordine del quale deve farsi il pagamento. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 28 Agosto 1990, n. 8879.


Amministrazione straordinaria - Esercizio dell'azione di responsabilità da parte del commissario - Autorizzazione dell'autorità di vigilanza - Atto di impugnazione - Necessità - Esclusione


Nel caso di Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci di società soggetta ad amministrazione straordinaria, la necessità per il Commissario di detta amministrazione di munirsi di autorizzazione dell'autorità di vigilanza (art. 206 della legge fallimentare, applicabile in forza del rinvio contenuto nell'art. 1 del d.l. 30 gennaio 1979 n. 26, convertito in legge 3 aprile 1979 n. 95), sussiste per la proposizione della domanda, non per i successivi Atti diretti a coltivarla, ne', in particolare, per l'atto di impugnazione. Pertanto, ove la sentenza d'appello abbia pronunciato nel merito di detta domanda, in difetto di contestazioni circa la sussistenza di quell'autorizzazione, o comunque nell'implicito presupposto del regolare esperimento dell'Azione, si deve escludere che il difetto dell'autorizzazione medesima possa essere per la prima volta dedotto in Sede di legittimità, al fine di contestare l'ammissibilità del ricorso proposto dal Commissario. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 1990, n. 6278.


Liquidazione coatta amministrativa - Atti del commissario - Impugnazione - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Sussistenza - Condizioni rispettive
Con riguardo all'impugnazione degli Atti del Commissario della liquidazione coatta amministrativa deve essere affermata la giurisdizione di legittimità del giudice amministrativo, ove si verta in tema di provvedimenti amministrativi, mentre va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario, quando si tratti di contratti od in genere Atti di natura privatistica (nella specie, transazione), ricollegandosi l'impugnazione stessa a posizioni di diritto soggettivo. Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Novembre 1989, n. 5223.


Liquidazione coatta amministrativa - Organi di sorveglianza - Azione di responsabilitò contro di essi - Previa autorizzazione della Banca d'Italia - Necessità - Esclusione - Condizioni
L'Azione di responsabilita contro gli organi di amministrazione e sorveglianza di un'azienda bancaria, sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, puo essere proposta dai commissari liquidatori, senza necessita di autorizzazione della banca d'Italia, ove tale autorizzazione sia gia stata concessa al Commissario nominato in Sede di amministrazione straordinaria dell'azienda stessa, disposta a norma degli artt 57 e segg della legge bancaria 7 marzo 1938 n 141. Infatti, l'art 62 secondo comma di tale legge, il quale prevede che gli organi succeduti al Commissario della amministrazione straordinaria sono obbligati a proseguire quella Azione di responsabilita, opera nel senso di abilitare all'Azione medesima, in precedenza autorizzata, non soltanto gli organi propri dell'azienda di credito, subentrati a quelli disciolti, ma anche gli organi della sopravvenuta liquidazione coatta. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 27 Gennaio 1978, n. 396.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri e responsabilità - Poteri - Integrazione - Autorizzazione dell'autorità amministrativa - Azione di responsabilità contro gli amministratori ed i controllori - Transazioni e rinuncia - Necessità - Proposizione di impugnazione - Esclusione
Nella liquidazione coatta amministrativa i poteri del Commissario liquidatore in materia giudiziale debbono essere integrati dall'autorizzazione dell'autorita amministrativa che esercita la vigilanza sulla liquidazione solo quando si tratta di promuovere l'Azione di responsabilita di cui agli artt 2393 e 2394 cod civ (art 206 comma primo RD 16 marzo 1942 n 267) o di porre in essere gli Atti di cui all'art 35 del citato RD n 267 del 1942 e non anche nel caso di proposizione di impugnazioni. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 19 Giugno 1972, n. 1935.


Liquidazione coatta amministrativa - Attività del commissario liquidatore - Natura amministrativa - Limiti - Fase giurisdizionale - Inizio
Nella liquidazione coatta amministrativa, a differenza che nella procedura fallimentare, l'attivita svolta dal Commissario liquidatore ha natura amministrativa, fino al deposito in cancelleria dello stato passivo, ai sensi dell'art.209, primo comma, della legge fallimentare. La fase giurisdizionale inizia, infatti, soltanto con l'opposizione allo stato passivo, che apre un giudizio identico a quello nascente dall'opposizione in Sede fallimentare. Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 1969, n. 708.