Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 177 ∙ (Maggioranza per l'approvazione del concordato)


Tutte le MassimeCassazione
Sindacato del tribunaleClassi e loro formazioneComputo delle maggioranzeVoto e abusoVoto e conflitto di interessiVoto espresso prima del deposito della relazione del commissario giudizialeVoto, termine perentorio per la manifestazioneVoto, computo dei terminiVoto trasmesso al commissario giudizialeVoto e concordato di gruppoVoto dei creditori privilegiatiVoto dei creditori privilegiati e cessione di credito a scopo di garanzia Terzo datore di ipotecaVoto del creditore privilegiato falcidiatoVoto del creditore privilegiato soddisfatto con utilità diverse dal denaroVoto e rinuncia al privilegioVoto dei creditori privilegiati con pagamento dilazionatoVoto dei creditori privilegiati con pagamento dilazionato nel concordato con continuitàVoto dei creditori chirografari soddisfatti integralmenteVoto e fusione societariaVoto e controllo societarioVoto dei creditori condizionaliVoto dei fideiussoriVoto dei creditori postergati e dei soci finanziatoriVoto dei creditori strategiciVoto e apporto del terzoVoto del contraente in bonis nei rapporti in corso di esecuzione (art. 169-bis L.F.Voto del socio accomandante di società in accomandita sempliceVoto dei creditori di soci illimitatamente responsabiliVoto del cessionario del creditoVoto dei creditori contestatiVoto e casi di esclusioneVoto e motivi di opposizioneVoto e motivi di impugnazioneRegolamento di competenzaRicorso per cassazione ex art. 111 Cost.Sovraindebitamento



Concordato preventivo – Cessione dei beni – Cessione parziale – Effetto esdebitatorio – Esclusione

Concordato preventivo – Concordato con continuità aziendale – Cessione parziale dei beni – Ammissibilità – Finalità dell’istituto

Concordato preventivo – Concordato di gruppo – Inammissibilità – Confusione delle masse attive e passive delle singole società – Esclusione

La cessione dei beni di fonte contrattuale non ha un effetto esdebitatorio (a differenza di quanto avviene nel concordato) e, come tale, consente ai creditori cessionari di agire esecutivamente anche sulle attività non cedute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato con continuità aziendale, ai sensi dell'art. 186-bis L. Fall., la cessione parziale dei beni è espressamente prevista in relazione alla peculiare finalità perseguita dall'istituto, che è quella di consentire la prosecuzione dell'attività di impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E’ inammissibile la proposta unitaria di concordato da parte di società fra loro collegate da vincolo di direzione e controllo che preveda l'attribuzione ai creditori di ciascuna società solo di parte del patrimonio di questa (Cass. 13 ottobre 2015, n. 20559; Cass. 13 luglio 2018, n. 18761); il concordato preventivo può, pertanto, essere proposto unicamente da ciascuna delle società appartenenti al gruppo davanti al tribunale territorialmente competente per ogni singola procedura, senza possibilità di confusione delle masse attive e passive, per essere, quindi, approvato da maggioranze calcolate con riferimento alle posizioni debitorie di ogni singola impresa, con l’ulteriore precisazione che la separazione delle masse attive e passive rappresenta (anche in ragione del meccanismo di formazione delle maggioranze necessarie) un dato imprescindibile della normativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Ottobre 2018, n. 26005.


Concordato fallimentare - Voto - Conflitto di interesse - Configurabilità - Esclusione dal voto - Ipotesi previste dalla legge - Estensione ad altri casi di conflitto - Creditore proponente il concordato - Divieto di voto - Sussistenza
Nel concordato fallimentare manca una previsione di carattere generale sul conflitto di interessi, come succede invece nell'ambito delle società (art. 2373 c.c. per la società per azioni e art. 2479 ter per quella a responsabilità limitata), essendo indicate, all'art. 127, commi 5 e 6, l.fall., soltanto alcune ipotesi di esclusione dal voto, dettate dall'esigenza di neutralizzare un conflitto in atto tra l'interesse comune della massa e quello del singolo, sicché il divieto di voto va esteso anche agli altri casi, pure non espressamente disciplinati, in cui sussiste il detto contrasto, come accade tra chi abbia formulato la proposta di concordato e i restanti creditori del fallito. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 Giugno 2018, n. 17186.


Concordato preventivo – Creditori postergati – Diritto di voto – Sussistenza – Condizioni
Nel concordato preventivo, la proposta del debitore può prevedere la suddivisione dei creditori in classi con il riconoscimento del diritto di voto ai creditori postergati che siano stati inseriti in apposita classe, purché il trattamento previsto per questi ultimi sia tale da non derogare alla regola del loro soddisfacimento sempre posposto a quello integrale degli altri creditori chirografari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Giugno 2018, n. 16348.


Concordato preventivo – Voto dei creditori – Calcolo delle maggioranze – Crediti contestati dal debitore – Provvedimento di ammissione provvisoria – Necessità – Computabilità – Configurabilità
In materia di concordato preventivo, dal combinato disposto degli articoli 175, comma 4 e 176, comma 1, legge fall., discende che i crediti oggetto di specifica contestazione da parte del debitore possono essere computati, ai fini del calcolo della maggioranze, solo se il giudice delegato, che è tenuto a provvedere per dirimere il contrasto, abbia adottato la decisione di provvisoria ammissione al voto (totale o parziale) dei titolari dei crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2018, n. 13295.


Concordato preventivo - Omologazione - Formazione di classi di creditori - Omogeneità delle posizioni giuridiche e degli interessi economici - Esame congiunto dei detti criteri - Necessità - Valutazione in fatto riservata al giudice di merito - Sindacato in sede di legittimità - Limiti
In tema di concordato preventivo, ove intenda prevedere la suddivisione in classi, la proposta deve necessariamente conformarsi ai due criteri fissati dal legislatore nell'art. 160, comma 1, lett. c), l.fall., costituiti dall'omogeneità delle posizioni giuridiche (che riguardano la natura del credito, le sue qualità intrinseche, il carattere chirografario o privilegiato, l'eventuale esistenza di contestazioni, ovvero la presenza o meno di garanzie prestate da terzi o di un titolo esecutivo) e degli interessi economici (riferiti alla fonte e alla tipologia socio-economica del credito, ovvero al peculiare tornaconto vantato dal suo titolare). Rientra tra i compiti del tribunale - con un accertamento in fatto che non è sindacabile in sede di legittimità ove adeguatamente motivato - valutare congiuntamente i detti criteri al fine di verificare l'omogeneità dei crediti raggruppati, che non può essere affermata in termini di assoluta identità, essendo sufficiente la presenza di tratti principali comuni di importanza preponderante, che rendano di secondario rilievo quelli differenzianti, in modo da far apparire ragionevole una comune sorte satisfattiva per le singole posizioni costituite in classe. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Aprile 2018, n. 9378.


Concordato preventivo – Proposta concorrenti – Legittimazione – Mandatario alla gestione dei crediti – Esclusione

Concordato preventivo – Classi – Criteri di formazione – Collocamento in classi diverse di creditori con stessa posizione giuridica ed interessi economici omogenei – Esclusione

La proposta concorrente di concordato preventivo presuppone la titolarità in capo al proponente di crediti nei confronti del debitore, requisito, questo, che non può ritenersi sussistente in capo al soggetto incaricato della gestione dei crediti medesimi in forza di apposito mandato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato preventivo, i creditori aventi la stessa posizione giuridica ed interessi economici omogenei non possono essere collocati in classi diverse riservando loro un trattamento differente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 02 Febbraio 2018.


Crediti parti correlate - Postergazione - Inapplicabilità art. 2467 e 2497-quinquies c.c.

Modifica della proposta di concordato preventivo - Applicabilità del d.l. 83/2015 - Nuova proposta radicalmente nuova - Effetti notativi - Applicabilità della nuova disciplina

Ai crediti delle c.d. “parti correlate” riconducibili a finanziamenti soci e società infragruppo in favore della debitrice e sorti in data anteriore al 1° gennaio 2004 non sono applicabili le disposizioni relative alla postergazione di cui agli art. 2467 e 2497-quinquies c.c., in quanto il legislatore non ha previsto alcuna deroga dell’art. 11 dis. prel. c.c.

E’ dunque onere della società escussa dimostrare la presenza di ragioni ostative al riconoscimento del debito.

[Il tribunale, in mancanza della indicazione di ragioni ritiene impeditive alla esigibilità dei crediti in esame, ha ritenuto che gli stessi dovessero essere inclusi tra i chirografari ed ha quindi revocato il concordato ai sensi dell'art. 173. Legge fall. per il mancato raggiungimento della soglia minima di soddisfazione dei creditori chirografari. (Paolo Borrelli) (riproduzione riservata)

E’ applicabile la disciplina “medio tempore” introdotta dal d.l. 83/2015 che contiene nuove regole in tema di concordato preventivo laddove la proposta debba considerarsi radicalmente nuova rispetto alla precedente introdotta secondo la vecchia disciplina al fine di evitare una elusione della “ratio delle norme riformate”. (Paolo Borrelli) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 10 Ottobre 2017.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Gruppo di imprese - Nozione
Nell'ambito del codice civile, il "gruppo di società" costituisce oggetto di un riconoscimento solo indiretto, senza formule definitorie, insito nell'art. 2497 c.c. e segg., ove si rinviene la disciplina della responsabilità da direzione e coordinamento.

All'atto della crisi d'impresa, il riferimento al "gruppo" può pertanto ritenersi fondato in quanto correlato all'istituto desumibile dalla suddetta disciplina - della direzione e del coordinamento tra società -, per modo da potersi propriamente discorrere di "gruppo" in quelle (sole) dinamiche in cui una di tali società (la capogruppo) esercita la propria attività d'impresa dirigendo e coordinando le altre, ne consegue che il (vero) concordato di gruppo non corrisponde alla fattispecie nella quale l'unitarietà della proposta e del piano sia intervenuta all'interno di una situazione di crisi gestita da parte di singole società, mediante forme di aggregazione di distinto segno sostanzialmente limitate a (meri) conferimenti di beni e all'accollo di debiti.

["Nell'ambito del codice civile, il "gruppo di società" costituisce oggetto di un riconoscimento solo indiretto, senza formule definitorie. Tale riconoscimento è insito nell'art. 2497 c.c. e segg., ove si rinviene la disciplina della responsabilità da direzione e coordinamento.
All'atto della crisi d'impresa, il riferimento al "gruppo" è legittimo in quanto correlato all'istituto desumibile dalla suddetta disciplina - della direzione e del coordinamento tra società -, per modo da potersi propriamente discorrere di "gruppo" in quelle (sole) dinamiche in cui una di tali società (la capogruppo) esercita la propria attività d'impresa dirigendo e coordinando le altre.
Pertanto, il (vero) concordato di gruppo non corrisponde alla fattispecie di cui dà atto l'impugnata sentenza, nella quale l'unitarietà della proposta e del piano era intervenuta all'interno di una situazione di crisi gestita da parte di singole società, mediante forme di aggregazione di distinto segno sostanzialmente limitate a (meri) conferimenti di beni e all'accollo di debiti.
Situazioni analoghe a queste la prassi ha nel tempo delineato nel contesto di tecniche di redazione di domande o proposte di concordato caratterizzate dalla costituzione di nuove società alle quali conferire i beni di altre, per modo di accedere al concordato su iniziativa della conferitaria - e/o (secondo i casi) della conferente legittimata dalla condizione di titolarità della massa attiva e passiva.
E può aggiungersi che la non corrispondenza tra i concetti puntualmente messa in luce da una parte della dottrina nella contrapposizione tra una nozione "forte" (o propria) e una "debole" (o impropria) del concordato di gruppo - è oggi viepiù confortata dal progetto di riforma organica della disciplina della crisi d'impresa e dell'insolvenza, culminato nello schema di disegno di legge attualmente all'esame del Parlamento.
Tale schema prospetta invero di inserire la afferente procedura di concordato preventivo nel contesto di disciplina teso alla definizione del gruppo di imprese, e di modellare codesta definizione sull'insieme delle "società o imprese sottoposte alla direzione e coordinamento di cui all'art. 2497 e ss., nonché art. 2545-septies c.c.", corredata dalla presunzione semplice di assoggettamento in presenza di un rapporto di controllo ai sensi dell'art. 2359 c.c. Sicché a tanto affida il presupposto affinché la procedura di concordato preventivo del gruppo di imprese venga poi disciplinata, consentendo che più società o imprese, appartenenti al medesimo gruppo e sottoposte alla giurisdizione dello Stato, abbiano a proporre "con un unico ricorso domanda di ammissione ad una procedura di concordato preventivo unitaria, fondata su un unico piano, o su piani reciprocamente collegati e interferenti ferma restando in ogni caso l'autonomia delle rispettive masse attive e passive".
Nel caso di specie, non risulta che sia stato neppure dedotto che le società in questione fossero state assoggettate - magari solo di fatto - a eterodirezione o a controllo.
7. L'anzidetta sottolineatura consente al collegio di puntualizzare che la sezione si è di recente determinata nel senso della attuale non proponibilità del concordato di gruppo in mancanza di una disciplina positiva che si occupi di regolare la competenza del tribunale, le forme del ricorso, la nomina degli organi, nonché la formazione delle classi e delle masse. Donde ha affermato che, in base alla disciplina vigente, il concordato preventivo può essere proposto unicamente da ciascuna delle società appartenenti al gruppo davanti al tribunale territorialmente competente per ogni singola procedura, senza possibilità di confusione delle masse attive e passive, per essere, quindi, approvato da maggioranze calcolate con riferimento alle posizioni debitorie di ogni singola impresa (v. Cass. n. 20559-15).
Nella fattispecie in esame, nella quale non viene in questione un profilo di competenza, neppure è il caso di maggiormente indugiare su quanto emergente dalla citata pronuncia.
Essendosi dinanzi a una forma di aggregazione diversa dal gruppo societario propriamente inteso, evocare la questione circa l'ammissibilità o meno di un concordato di gruppo è poco conferente. Quel che unicamente rileva è difatti questo: che la commistione delle masse, debitamente accertata dal giudice del merito e ostativa finanche al vero concordato di gruppo, impedisce di ravvisare il presupposto di ammissibilità di ogni prospettazione concordataria che rifluisca su soggetti distinti.
8. Ferma allora la considerazione previa in ordine al profilo involto dal sintagma "concordato di gruppo", può osservarsi che in tutti i casi di aggregazione diversa dal gruppo, ove vi siano proposte concordatarie tra loro coordinate in prospettiva di conferimenti e accolli tra le singole società di cui si tratta, elemento imprescindibile resta l'autonomia delle masse attive e passive e la conseguente votazione separata sulle proposte da parte dei creditori di ciascuna società o impresa. Mentre la corte d'appello ha accertato che la proposta in esame era unica ed era stata caratterizzata da una confusione di masse tra loro non coincidenti, essendo mancato il conferimento integrale dei beni in (*) ed essendo risultata questa società priva di impianto contabile onde potersi apprezzare la dedotta (e in sè oltre tutto inverosimile) inesistenza di obbligazioni proprie, medio tempore contratte."] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19014.


Concordato preventivo – Creditore privilegiato – Voto successivo all’adunanza – Rinuncia al privilegio
Poiché il creditore privilegiato non ha diritto al voto se prima non rinuncia espressamente al privilegio, allo stesso deve ritenersi preclusa la manifestazione di dissenso dopo la chiusura del verbale di adunanza nei venti giorni successivi; pertanto, qualora un creditore rinunci al proprio privilegio dopo la chiusura dell'adunanza, non sarà possibile tenere conto né del suo credito ai fini delle maggioranze né del suo voto ai fini dell'approvazione della proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 27 Luglio 2017.


Concordato preventivo – Diritto di voto – Voto dei creditori privilegiati per i quali è previsto il pagamento oltre l’anno dall’omologazione – Determinazione ed incidenza del voto
Ai fini delle operazioni di voto, che dovranno necessariamente interessare anche le classi dei creditori di rango privilegiato per cui è previsto il pagamento entro un periodo superiore all’anno di moratoria ex art. 186-bis, comma 2, lett. c) legge fall., non è condivisibile il principio affermato dalla Corte di cassazione secondo il quale la “misura” del voto sarebbe parametrata all’entità della perdita subita per il ritardato pagamento (ultra annuale), ovviamente nella misura in cui tale perdita economica non sia neutralizzata dal riconoscimento degli interessi pure previsti nella proposta.

Il quadro sistematico di riferimento, in particolare l’art. 177, comma 2, parte seconda (rinuncia totale o parziale della prelazione per la parte di credito non coperta da garanzia) e l’art. 177, comma 3, (soddisfazione non integrale del credito privilegiato) sembrano infatti ancorare il diritto di voto non tanto alla misura della perdita economica (il voto viene espresso per l’intero credito nominale degradato e non per la parte rimasta insoddisfatta e costituente quindi il sacrificio patrimoniale) quanto a quella parte di credito il cui regime ordinario muta per effetto dell’ammissione del debitore alla procedura concordataria. Il pagamento oltre l’anno del creditore privilegiato comporta dunque il mutamento del regime giuridico dell’intero credito che muta appunto per l’effetto del concordato.

L’espresso dettato normativo dell’art. 186 bis, comma 2, lett. c) legge fall. peraltro non prevede il voto per quella parte di credito destinata ad essere dilazionata entro l’anno (pur mutando anch’esso il regime giuridico) con la conseguenza che l’entità del voto dovrà essere parametrata esclusivamente a quella parte di credito privilegiato dilazionata oltre l’anno. (Matteo Lamperti) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 08 Marzo 2017.


Proposta di concordato preventivo - Crediti oggetto di contestazione giudiziale - Inserimento in apposita classe - Necessità - Ragioni - Fattispecie
In tema di concordato preventivo, la sussistenza di crediti oggetto di contestazione giudiziale non preclude il loro doveroso inserimento in una delle classi omogenee previste dalla proposta, ovvero in apposita classe ad essi riservata, assolvendo tale adempimento, ricadente sul debitore ed oggetto di controllo critico sulla regolarità della procedura che il tribunale deve assolvere direttamente, ad una fondamentale esigenza di informazione dell'intero ceto creditorio: da un lato, infatti, tale omissione pregiudicherebbe gli interessi di coloro che al momento non dispongono ancora dell'accertamento definitivo dei propri diritti (ma che possono essere ammessi al voto, ex art. 176 l.fall., con previsione di specifico trattamento per l'ipotesi che le pretese siano confermate o modificate in sede giurisdizionale); dall'altro, essa altererebbe le previsioni del piano di soddisfacimento degli altri creditori certi, non consentendo loro di esprimere valutazioni prognostiche corrette e di atteggiarsi in modo pienamente informato circa il proprio voto. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che aveva consentito l’omesso classamento dei crediti contestati soltanto perché, ad unilaterale giudizio del proponente, in relazione a tali crediti il rischio di soccombenza doveva ritenersi remoto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2017, n. 5689.


Omologazione dell’accordo con i creditori - Voto favorevole ai fini del raggiungimento della maggioranza - Applicazione in via analogica dell’art. 177, comma 3, L.F.
Il creditore ipotecario non integralmente soddisfatto ha diritto ad esprimersi sulla proposta solo per la parte di credito stralciata. Alla procedura per la composizione delle crisi da sovraindebitamento (accordo con i creditori), si applica, in via analogica, l’art. 177, comma 3, L.F., per quanto compatibile. (Nicola Di Benedetto) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 17 Gennaio 2017.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Opposizione - Sindacato del tribunale - Convenienza della proposta - Sussistenza - Condizioni - Estensione del sindacato alla fattibilità economica - Ammissibilità - Esclusione - Fattispecie
In tema di omologazione del concordato preventivo, la proposizione di opposizioni estende il sindacato del tribunale - in presenza delle ulteriori condizioni previste dalla legge (contestazione del creditore appartenente ad una classe dissenziente, ovvero, nell'ipotesi di mancata formazione delle classi, dei creditori che rappresentino almeno il venti per cento dei crediti ammessi al voto) - unicamente alla convenienza della proposta concordataria, da valutarsi nel confronto fra il soddisfacimento raggiungibile dai creditori con il concordato e quello possibile attraverso le alternative concretamente praticabili, ma non anche alla fattibilità economica della proposta medesima. (Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto con il quale la corte d'appello aveva negato l'omologazione di un concordato preventivo in ragione della maggiore attendibilità della stima del valore di un immobile operata dal commissario giudiziale rispetto a quella eseguita dall'attestatore, le cui conclusioni non erano peraltro mai state poste in dubbio sotto il profilo della correttezza argomentativa). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 23 Novembre 2016, n. 23882.


Soluzioni concordate della crisi - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Riconoscimento degli interessi - Valutazione del giudice sulla equivalenza rispetto al pagamento in denaro integrale e immediato
Il pagamento dilazionato importa comunque un sacrificio per i creditori muniti di privilegio, a fronte del quale, per quanto la dilazione di pagamento sia accompagnata dal decorso degli interessi di legge, non può il giudice sostituirsi al creditore al fine di vagliare la equivalenza rispetto al soddisfacimento derivante dal pagamento in danaro, integrale e immediato, del credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Soluzioni concordate della crisi - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Relazione giurata del professionista - Ambito di rilevanza - Limiti
La relazione giurata del professionista designato dal tribunale è funzionale alla verifica di un valore che consenta di determinare la misura di soddisfazione del credito presumibilmente realizzabile in caso di liquidazione dei beni e dei diritti, quale limite minimo suscettibile di essere previsto nella proposta di concordato.

Essa non assume alcuna rilevanza quando il proponente abbia confezionato la proposta prevedendo il pagamento del credito in conformità del titolo ma con semplice dilazione. In tal caso, la misura del soddisfacimento non è legata al valore dei beni o dei diritti suscettibili di liquidazione, ma molto più semplicemente all'incidenza del decorso del tempo, per cui ogni valutazione al riguardo, in vista del successivo computo delle maggioranze, può essere effettuata dagli organi della procedura.

Il pagamento integrale ma rateizzato, anche se accompagnato dalla corresponsione degli interessi, comportando un sacrificio della posizione del creditore privilegiato, giustifica  la necessità di garantire la sua partecipazione al voto; non giustifica invece, per difetto di ratio, la necessità di acquisire la relazione del professionista cui fa riferimento l'art. 124, terzo comma, della legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Concordato fallimentare - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Soddisfazione non integrale - Partecipazione al voto per la perdita conseguente alla dilazione - Estensione all’intero credito privilegiato - Esclusione
Anche in materia di concordato fallimentare, la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, per cui l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura fallimentare equivale a soddisfazione non integrale degli stessi in ragione del ritardo, rispetto ai tempi ordinari del fallimento, con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme loro spettanti; ne deriva che, una volta determinata in misura percentuale l'entità di tale perdita, la partecipazione al voto dei creditori privilegiati, ai sensi dell'art. 124, quarto comma, legge fall., resta determinata entro la detta misura e non si estende all'intero credito munito di rango privilegiato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Concordato preventivo – Rinuncia al privilegio – Diritto di voto – Manifestazione della rinuncia entro e non oltre l’adunanza dei creditori
Ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 177, comma 2, legge fall., la rinuncia al privilegio, al fine di esprimere il voto nel concordato preventivo, deve precedere il voto e deve essere manifestata espressamente entro e non oltre l’adunanza dei creditori. (Centro Studi di Diritto Fallimentare di Siracusa) (riproduzione riservata) Appello Catania, 12 Ottobre 2016.


Concordato preventivo – Termine per l’esercizio del voto – Natura – Computo
Il termine di venti giorni, stabilito dall’art. 178, comma 4, legge fall., per l’esercizio del diritto di voto successivamente alla chiusura dell’adunanza dei creditori, a mezzo telegramma, lettera, telefax o posta elettronica, non ha natura processuale e ad esso non si applica, pertanto, il disposto dell’art. 155 c.p.c. sul computo dei termini processuali. (Centro Studi di Diritto Fallimentare di Siracusa) (riproduzione riservata) Appello Catania, 12 Ottobre 2016.


Concordato preventivo – Esito del voto – Controllo del tribunale – Revisione della decisione del giudice delegato
Il tribunale è chiamato sempre, e quindi anche d’ufficio, a verificare l’esito della votazione ed il raggiungimento o meno delle maggioranze necessarie per l’approvazione del concordato preventivo (e ciò tanto nel giudizio di omologazione, quanto nel procedimento volto a dichiarare la mancata approvazione della proposta). Le decisioni assunte dal Giudice delegato circa la validità dei voti ed il calcolo delle maggioranze sono, quindi, suscettibili di revisione da parte del Collegio e spetta in quelle fasi al debitore proponente il diritto di muovere contestazioni in ordine ai voti espressi, senza alcuna preclusione. (Centro Studi di Diritto Fallimentare di Siracusa) (riproduzione riservata) Appello Catania, 12 Ottobre 2016.


Concordato con continuità aziendale - Soddisfazione del creditore privilegiato oltre il termine annuale - Contemperamento del pregiudizio con il riconoscimento del diritto di voto - Sindacato del tribunale sulla misura degli interessi offerti e sui tempi tecnici di realizzo dei beni
La soddisfazione del creditore privilegiato, anche oltre il termine di un anno previsto dall'art. 186-bis legge fall., risulta ammissibile purché si contemperi tale pregiudizio con il riconoscimento del diritto di voto che commisuri la perdita economica subita dal creditore, la cui determinazione in concreto, rilevante ai fini del computa del voto ex art. 177, terzo comma, 1.f., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata ex art. 160, comma 2, legge fall., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati in ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché della disciplina degli interessi di cui agli artt. 54 e 55 legge fall. (richiamata dall'art. 169 legge fall.);

(Nel caso di specie, la proposta riconosce ai creditori privilegiati dilazionati il beneficio dell'interesse legale sino all'effettiva soddisfazione, soluzione, questa, che integra il requisito dell'equo contemperamento degli interessi dei creditori privilegiati dilazionati che l'art. 186-bis legge fall. intende assicurare con il riconoscimento del diritto di voto limitatamente alla parte di credito soddisfatta con ritardo ultra-annuale.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 22 Settembre 2016.


Concordato preventivo – Soddisfazione creditori privilegiati con mezzi diversi dal danaro – Ammissibilità
Ai sensi dell’art. 177, comma 2, legge fall., l’esclusione dal voto dei creditori prelatizi ne presuppone il pagamento integrale, che coinvolge non solo la misura di soddisfazione del credito, ma anche i modi ed i tempi nei quali ha luogo, per cui esso si ha solo quando il pagamento è eseguito con denaro, per l’intera entità del credito, inclusi gli interessi, e senza un’eccessiva dilazione rispetto alla scadenza originaria dell’obbligazione. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 29 Luglio 2016.


Concordato preventivo – Creditore contestato – Collocamento in autonoma classe – Effetti del voto

Concordato preventivo – Creditori postergati – Collocamento in autonoma classe – Approvazione delle maggioranze delle singole classi – Effetti transattivi riconducibili al voto

Nulla vieta che il creditore contestato possa essere inserito, proprio in ragione della contestazione, in una classe a parte ed il suo voto abbia espressamente e dichiaratamente l’attitudine a cristallizzare ed accettare il pagamento nella misura ridotta. (Giorgio Aschieri) (riproduzione riservata)

E’ possibile inserire i creditori postergati tra i creditori della procedura concordataria se le maggioranze delle singole classi previste approvino espressamente tale inserimento e sempreché il creditore postergato sia inserito in classe a parte.

Il fatto che il creditore ipoteticamente postergato abbia accettato il suo inserimento in una classe ad hoc, permette di ritenere prevalente la posizione transattiva emergente dal voto e quindi di considerarlo a tutti gli effetti creditore concordatario. (Giorgio Aschieri) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 28 Luglio 2016.


Fallimento – Creditori privilegiati – Credito non soddisfatto – Concorso con i creditori chirografari
La necessità del concorso dei creditori privilegiati con i creditori chirografari per la parte di credito non soddisfatto risulta positivamente prevista solo dalla disciplina del fallimento, intesa a regolare un trattamento che il debitore deve supinamente subire, senza possibilità di partecipare alla regolamentazione negoziale della crisi. (Oreste Cagnasso) (riproduzione riservata) Appello Torino, 30 Giugno 2016.


Procedimento di concordato preventivo – Voto espresso da cessionario del credito – Mancata prova dell’avvenuta cessione del credito – Difetto di legittimità del votante – Silenzio assenso
In materia di cessione dei crediti ex art. 58 Tub, ancorché la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’intercorsa cessione produca per i debitori ceduti gli effetti indicati dall’articolo 1264 del Codice Civile, è comunque onere del cessionario dimostrare la propria legittimazione, fornendo gli elementi per verificare l’intervenuta cessione del credito, non essendo possibile raggiungere tale prova mediante la verifica della sussistenza contemporanea dei requisiti per l’identificazione dei crediti oggetto di cessione come indicati nella Gazzetta Ufficiale.
 
In difetto di prova di tali elementi, il cessionario non è legittimato al voto nel concordato preventivo, fermi restando gli effetti del silenzio assenso di cui all’art. 178 legge fall. vigente ratione temporis. (Riccardo Rocca) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 03 Giugno 2016.


Concordato preventivo - Approvazione della proposta - Maggioranze necessarie - Regime successivo al d.l. n. 35 del 2005 - Suddivisione dei creditori in classi - Astensione dei creditori di una delle classi - Equiparazione a voto contrario - Configurabilità - Fondamento
La proposta di concordato preventivo, nel regime introdotto dal d.l. n. 35 del 2005, conv., con modif., dalla l. n. 80 del 2005, è approvata solo se riporta il voto favorevole dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto ed, in caso di suddivisione in classi, anche della maggioranza di queste, in ragione del voto favorevole dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto nel maggior numero di esse, sicché, ove il concordato abbia previsto quattro classi di creditori, la proposta deve ritenersi respinta se una di esse abbia dissentito ed un'altra si sia astenuta, non potendosi distinguere, ai fini della mancanza di un voto favorevole, tra la classe che ha espresso voto contrario e quella che, invece, non ha votato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Maggio 2016, n. 10819.


Appello avverso la dichiarazione di fallimento – Inammissibilità concordato preventivo – Norme sull’applicazione della prelazione insistente sui beni di un terzo coobligato del debitore concordatario – Regole in tema di legittimità informativa e fattibilità giuridica del piano – Mancata efficacia di giudicato della mera reiezione del concordato preventivo
Diversamente da quanto previsto dagli artt. 160, comma 2, e 177, comma 3, legge fall. per l’ipotesi del titolare di diritti di prelazione sui beni del debitore, nel diverso caso del titolare di diritto di prelazione soltanto su beni di un terzo coobbligato del debitore, l’ordinamento non consente alcuna decurtazione o limitazione del diritto di credito di tale creditore in ragione della solidarietà passiva sussistente tra debitore concordatario e terzo debitore, che impone di considerare nel passivo concordatario l’intero credito senza alcuna sua limitazione alla - eventuale - differenza tra l’ammontare del credito residuo e quanto ricavato dalla distinta garanzia patrimoniale fornita dal terzo debitore non concordatario. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata) Appello Genova, 05 Maggio 2016.


Appello avverso la dichiarazione di fallimento – Inammissibilità concordato preventivo – Norme sull’applicazione della prelazione insistente sui beni di un terzo coobligato del debitore concordatario – Regole in tema di legittimità informativa e fattibilità giuridica del piano – Mancata efficacia di giudicato della mera reiezione del concordato preventivo
Il diritto di credito del titolare di diritto di prelazione soltanto su beni di un terzo coobbligato del debitore concordatario, alla luce del regime di solidarietà passiva stabilito dall’art. 61 l. fall., impone di riconoscere a tale creditore, in mancanza di un previo accordo, il diritto di voto ex art. 174 legge fall. in misura pari all’intero ammontare per il quale ricorre la solidarietà: dovendosi altresì curare, proprio perché vi è disposizione a maggioranza di un diritto esclusivo del singolo creditore, che qualora tale credito non raggiunga il quorum del 20% di cui all’art. 180, co. 4, l. fall., sia formata un’apposita classe utile all’esercizio del cram down. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata) Appello Genova, 05 Maggio 2016.


Concordato preventivo – Rinuncia al privilegio successiva all’adunanza – Diritto di vito – Esclusione
E’ inefficacie, ai fini dell’espressione del voto, la rinuncia al privilegio resa nota nei venti giorni successivi all’adunanza dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 02 Maggio 2016.


Concordato preventivo – Rinuncia al privilegio – Diritto di voto – Manifestazione della rinuncia entro e non oltre l’adunanza dei creditori
Ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 177 l.f., comma II l.f., la rinuncia al privilegio, al fine di esprimere il voto nel concordato preventivo, deve precedere il voto e deve essere manifestata espressamente entro e non oltre l’adunanza dei creditori. (Centro Studi di Diritto Fallimentare di Siracusa) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 22 Aprile 2016.


Concordato preventivo – Termine per l’esercizio del voto – Natura – Computo
Il termine di venti giorni, stabilito dall’art. 178 comma IV l.f., per l’esercizio del diritto di voto successivamente alla chiusura dell’adunanza dei creditori, a mezzo telegramma, lettera, telefax o posta elettronica, non ha natura processuale e ad esso non si applica, pertanto, il disposto dell’art. 155 c.p.c. (Centro Studi di Diritto Fallimentare di Siracusa) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 22 Aprile 2016.


Concordato preventivo – Voto – Contestazioni ai fini del voto – Adunanza dei creditori
Tutte le contestazioni in ordine alla natura ed alla consistenza dei crediti aventi diritto al voto devono essere formulate in occasione della adunanza dei creditori, cristallizzandosi – in esito alla stessa – l’elenco dei creditori e l’ammontare dei relativi crediti, seppur ai soli fini del voto e della determinazione del fabbisogno concordatario. (Centro Studi di Diritto Fallimentare di Siracusa) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 22 Aprile 2016.


Concordato preventivo – Voto – Contestazioni del debitore sull'ammontare dei crediti da lui indicati – Adunanza dei creditori
Successivamente alla chiusura della adunanza dei creditori, è precluso al debitore proponente contestare l’ammontare dei crediti che egli stesso ha indicato nell’elenco allegato alla domanda di concordato ed in ordine ai quali non ha poi dedotto circostanze sopravvenute. (Centro Studi di Diritto Fallimentare di Siracusa) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 22 Aprile 2016.


Cessione dei crediti – Cessione del credito a scopo di garanzia – Effetti – Differenza dal pegno di credito – Adesione del cessionario del credito al concordato preventivo del cedente – Rinuncia – Esclusione
La cessione del credito a scopo di garanzia dà sempre luogo alla trasmissione del credito che ne costituisce l'oggetto: in via immediata, se il credito è già maturato, ovvero in via differita, cioè al momento della maturazione, se trattasi di credito futuro; essa, pertanto, non può essere confusa con il pegno di credito, in quanto quest'ultimo, per la sua precipua caratteristica strutturale, integra un tipico diritto di prelazione, che non dà mai luogo al trasferimento della titolarità del credito al creditore pignoratizio: conseguentemente, non potendosi la cessione di un credito a scopo di garanzia annoverare tra i diritti di prelazione, indicati tassativamente dall'art. 177, comma 3, legge fallimentare, bensì attuando soltanto una forma atipica di garanzia, l'adesione del cessionario del credito al concordato preventivo del cedente non ne comporta la rinuncia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Aprile 2016, n. 6759.


Concordato preventivo - Modifica dell’elenco dei creditori successiva all’adunanza - Inammissibilità
La modifica dell’elenco dei creditori ammessi al voto che abbia luogo successivamente all’adunanza non consente di fornire una adeguata informazione ai creditori chiamati al voto.

(Nel caso di specie, l’elenco dei creditori era stato modificato dal commissario giudiziale allo scopo di includervi i fideiussori). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 31 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Classi - Criteri di formazione - Regola generale della pluralità di crediti suddivisi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei - Formazione di classi formate da un solo creditore - Inammissibilità della proposta
È inammissibile la proposta di concordato la quale preveda la formazione di due classi su tre composte da un solo creditore, senza che siano state indicate le ragioni che giustificano la deroga alla regola generale, desumibile dall'articolo 160 legge fall., della formazione della classe mediante l'inserimento di una pluralità di crediti suddivisi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 11 Febbraio 2016.


Concordato preventivo – Partecipazione al voto dei fideiussori non ancora escussi – Esclusione – Rischio di duplicazione di voti in relazione allo stesso credito
Nonostante il riconoscimento della qualità di creditore condizionale al fideiussore non escusso, va esclusa la possibilità che partecipi al voto in sede di concordato poiché è prevalente l’esigenza di scongiurare il rischio di incremento del passivo ai fini del voto e della conseguente alterazione delle maggioranze, non ostando a tale opzione ermeneutica l’ammissione al passivo dei crediti contestati (art. 176 legge fall.), perché subordinata alla valutazione prognostica del giudice delegato e comunque ispirata dalla ratio tendente a garantire che i votanti coincidano con coloro che poi costituiranno il passivo definitivo. (Antonino Di Somma) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 11 Febbraio 2016.


Concordato preventivo – Continuità Aziendale – Dilazione ultrannuale dei creditori privilegiati – Voto – Misura
In caso di dilazione ultrannuale dei creditori privilegiati, non è l’entità della perdita subita per il ritardato pagamento (ultrannuale) a determinare la misura del voto.

Dall’art. 177, comma 2, seconda parte e comma 3, legge fall. non consegue infatti il principio dell’equivalenza tra ammontare del pregiudizio inteso come danno economico e voto, in quanto quest’ultimo è espresso per l’intero credito degradato al chirografo e non per la parte di questo che non trova soddisfacimento nella proposta. In realtà ciò che si desume dalla normativa citata è che il voto è parametrato a quella parte di credito il cui regime ordinario muta per effetto dell’ingresso del debitore nella procedura di concordato.

Ne consegue che così come in caso di pagamento in percentuale del credito privilegiato il creditore vota per l’intera parte di credito degradata al chirografo, perché è quella parte nella sua interezza che può essere oggetto di pagamento parziale, mentre non vota per la parte in privilegio e coperta dal valore del bene, in quanto per questa non può che esservi prospettiva di pagamento integrale; alla stessa stregua il creditore privilegiato con privilegio capiente deve essere chiamato a votare per l’intero credito se la proposta prevede il suo pagamento oltre l’anno, in quanto è il regime giuridico dell’intero credito che muta per effetto del concordato, non essendo applicata la disciplina comune sulla scadenza delle obbligazioni, ma quella speciale dettata per il concordato; se la proposta ne prevede invece la soddisfazione in parte entro l’anno e in parte oltre tale termine, l’entità del voto è parametrata alla parte dilazionata oltre l’anno, posto che la moratoria infrannuale non prevede il voto per espresso dettato legislativo. (Matteo Mengoni) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 08 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Dilazione di pagamento superiore all'anno - Compensazione con il diritto di voto commisurato alla perdita economica sofferta per effetto del ritardo
L'orizzonte temporale di soddisfacimento in misura superiore all'anno può essere compensato con l'attribuzione del diritto di voto sulla proposta di concordato ai sensi dell'articolo 177, comma 3, legge fall., da commisurarsi in sede di adunanza alla perdita economica sofferta per effetto del ritardo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 04 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Distinzione delle singole masse - Partecipazione di imprese con sede nel circondario dello stesso tribunale - Ammissibilità - Fattispecie - Conferimento delle aziende in società in accomandita semplice
La problematica in ordine all'ammissibilità del concordato di gruppo deve ritenersi limitata agli aspetti procedurali, con particolare riferimento alla conformazione del voto in sede di adunanza dei creditori ed alla competenza territoriale del tribunale; deve, pertanto, ritenersi ammissibile il concordato di un gruppo di imprese dove vengano tenute distinte le attività e le passività di ogni singola impresa del gruppo, così da consentire ad ogni creditore di verificare la propria posizione creditoria e l'impatto della proposta sul soddisfacimento della stessa, e dove le società proponenti abbiano tutte sede nel circondario dello stesso tribunale e risultino altresì in possesso dei requisiti di cui all'articolo 1, comma 2, legge fall.

Nel caso di specie, le società proponenti il concordato hanno conferito le proprie aziende in una società in accomandita semplice costituita allo scopo di presentare un ricorso per concordato preventivo con conservazione e continuità dell'attività delle singole imprese; la costituzione di detta società è stata sottoposta alla condizione risolutiva della mancata definitiva omologazione del concordato e l'atto di conferimento di ogni azienda prevede espressamente il mantenimento dell'autonomia organizzativa e contabile di ciascuna di esse nonché l'acquisizione della partecipazione nella conferitaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 05 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Opposizione all'omologazione - Creditore che non abbia partecipato all'adunanza e posto in quella sede questioni relative alla propria legittimazione al voto - Legittimazione all'opposizione - Esclusione
Non è legittimato a proporre opposizione all'omologazione del concordato preventivo il soggetto che non abbia partecipato all'adunanza dei creditori e formulato le questioni relative alla propria legittimazione al voto, in quanto solo ed esclusivamente in detta sede tali questioni possono essere proposte, nel contraddittorio di tutti i creditori partecipanti e del debitore proponente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 18 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Creazione di una classe di creditori finalizzata alla precostituzione di un gruppo a priori assenziente - Abuso - Violazione del principio generale di buona fede - Uso deviato della facoltà che la legge riconosce al proponente il concordato
La creazione di una classe di creditori finalizzata alla precostituzione di un gruppo a priori assenziente (specie se si tratta di creditori che originariamente non avrebbero avuto diritto di voto) costituisce fattispecie ascrivibile all'abuso del diritto quale violazione del principio generale di buona fede, in quanto diretta ad un uso deviato della facoltà che la legge riconosce al debitore proponente il piano concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Articolo 160 L.F. - Deroga al principio della parità di trattamento dei creditori - Formazione delle classi - Destinazione di beni ad alcuni creditori soltanto - Illegittimità
Se è vero che l'articolo 160 legge fall., nella misura in cui consente un trattamento differenziato per le varie classi di creditori, comporta una deroga all'articolo 2741 c.c., è altrettanto vero che il prevedere una ripartizione percentualmente differenziata di un'unica massa attiva non significa destinare determinati beni esclusivamente ad alcuni creditori o secondo un meccanismo del tutto sovrapponibile a quello del privilegio ipotecario o speciale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Creditori destinatari della proposta - Creditori aventi diritto di voto - Creditori destinatari di una previsione di soddisfazione anche parziale del credito
I creditori presi in considerazione dall'articolo 160 legge fall., così come quelli che in base all'articolo 177 legge fall. hanno diritto di voto sulla proposta di concordato preventivo, sono quei creditori contemplati nella proposta stessa come destinatari di una previsione di soddisfazione anche parziale del loro credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 12 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Creditori aventi diritto di voto - Creditori postergati - Condizioni - Limiti
Ai creditori postergati non può essere riconosciuto il diritto di voto nel concordato preventivo se non nelle limitate ipotesi in cui sia loro riservata una qualche soddisfazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 12 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Credito vantato dalla società controllante - Postergazione
Il fatto che il principale credito chirografario sia vantato dalla società che controlla quella ammessa alla procedura di concordato impone di considerare il credito della prima come credito da finanziamento suscettibile di postergazione a norma dell'articolo 2467 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 03 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Formazione delle classi - Crediti postergati - Distinzione dei creditori chirografari - Necessità
Comporta la violazione delle regole di formazione delle classi dei creditori la proposta di concordato che collochi nell'unica classe di creditori chirografari anche il credito da finanziamento soci postergato ai sensi dell'articolo 2467 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 03 Novembre 2015.


Postergazione - Crediti derivanti da forniture effettuate dal socio in periodo di squilibrio - Natura postergata - Sussistenza - Fattispecie
Ha natura postergata ex articolo 2467 c.c. il credito derivante da prestazioni di beni o di servizi effettuate dal socio in un periodo in cui la società versava in situazione di squilibrio finanziario, tanto che sarebbe stato ragionevole un conferimento, ovvero in una situazione di eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto.
(Nel caso di specie, i) le forniture che hanno dato origine al credito - che il tribunale ha ritenuto costituisse un finanziamento indiretto effettuato dai soci - erano state effettuate in un periodo in cui i soci avevano deliberato la messa in liquidazione della società, dando atto della perdita del capitale al di sotto del minimo di legge nonché di precedenti confronti informali sulla questione, ed avevano, inoltre, affittato d'azienda ad un terzo; oltre al fatto che le forniture erano quantitativamente di gran lunga superiori rispetto a quelle dell'anno precedente; ii) il piano prevedeva l'ipotesi alternativa dell'apporto di finanza esterna per l'ipotesi in cui al credito in questione fosse stata riconosciuta la natura postergata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Inammissibilità - Ragioni - Fattispecie
Allo stato attuale della legislazione, non può ritenersi ammissibile il concordato di un gruppo di imprese, posto che: i) la competenza territoriale del tribunale fallimentare stabilita dagli articoli 9, 161 e 195 L.F. ha natura inderogabile; ii) il concordato deve riguardare individualmente le singole società del gruppo; iii) il concordato preventivo della società non si estende ai soci illimitatamente responsabili, i quali beneficiano soltanto dell'effetto esdebitatorio, ai sensi dell'articolo 184, comma 2, L.F. unicamente per i debiti sociali, non per quelli personali di ciascuno di loro; iv) in presenza di un concordato di diverse società legate da rapporti di controllo, anche ove soggette a direzione unitaria, occorre tenere distinte le masse attive e passive, le quali conservano la loro autonomia giuridica, dovendo restare separate le posizioni debitorie e creditorie delle singole società; v) sul piano procedimentale, le maggioranze per l'approvazione del concordato devono essere calcolate in riferimento alle singole imprese del gruppo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2015, n. 20559.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Ammissibilità - Valutazione del giudice del merito sulla base della relazione giurata ex articolo 160, comma 2, L.F. - Quantificazione della perdita economica conseguente al ritardo - Computo degli interessi
In materia di concordato preventivo, la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, sicché l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura (e della liquidazione, in caso di concordato cosiddetto "liquidativo") equivale a soddisfazione non integrale degli stessi in ragione della perdita economica conseguente al ritardo, rispetto ai tempi "normali", con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme ad essi spettanti; la determinazione in concreto di tale perdita, rilevante ai fini del computo del voto ex art. 177, terzo comma, l.f., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata ex art. 160, secondo comma, l.f., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati in ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché della disciplina degli interessi di cui agli artt. 54 e 55 l.f. (richiamata dall'art. 169 l.f.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Settembre 2015, n. 17461.


Concordato preventivo - Dilazione di pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca - Norma eccezionale applicabile solo concordato con continuità aziendale - Applicazione al concordato liquidatorio - Esclusione - Fattispecie in tema di contratto di rent to buy
La norma contenuta nell'art. 186 bis, comma 2, lettera c) L.F., che consente la previsione, nel piano concordatario, di una moratoria sino ad un anno dall'omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ha natura eccezionale e si giustifica con la peculiarità, tipica del concordato in continuità, della prosecuzione dell'attività commerciale, la quale giustifica il sacrificio degli interessi dei creditori prelazionari. Detta moratoria non è, quindi, applicabile al concordato liquidatorio nel quale vige, invece, il principio generale che impone al debitore di prevedere l'immediata cessione dei propri beni con effetto dalla data di omologazione del concordato. (Nel caso di specie, il Tribunale ha prospettato profili di inammissibilità della proposta basata su un contratto di rent to buy che attribuiva al contraente la facoltà di acquistare il bene due anni dopo l'omologazione e che comportava, pertanto, una moratoria superiore ad un anno nel pagamento dei creditori con diritto di prelazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 15 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Creditori strategici - Creditori anteriori al concordato - Assoggettamento al concorso - Trattamento differenziato - Voto
I creditori cd. strategici anteriori al concordato di cui all'articolo 182 quinquies L.F. sono soggetti al concorso al pari di tutti gli altri creditori anteriori e non possono, pertanto, essere considerati estranei al concordato. Essi potranno, quindi, essere assoggettati ad un trattamento differenziato, ove chirografari, non avranno diritto al pagamento degli interessi in forza del disposto dell'articolo 55 L.F. ed avranno il diritto al voto soltanto per la parte eventualmente non soddisfatta del loro credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Soddisfazione non integrale
Nel concordato preventivo deve ritenersi ammissibile la dilazione di pagamento dei creditori privilegiati per cui, se è vero che la regola generale è quella del pagamento non dilazionato di tali crediti, il pagamento con dilazione superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura (e della stessa liquidazione, in caso di concordato c.d. liquidativo) equivale a soddisfazione non integrale in ragione della perdita economica conseguente al ritardo (rispetto ai tempi normali) con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme loro spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Perdita economica conseguente alla dilazione - Determinazione - Accertamento di fatto - Elementi di valutazione
La determinazione in concreto della perdita economica patita dai creditori privilegiati in seguito alla previsione, contenuta nel piano di concordato preventivo, di un loro pagamento dilazionato rispetto ai tempi tecnici della procedura ed a quelli necessari alla liquidazione dei beni oggetto del privilegio, costituisce un accertamento di fatto che il giudice del merito dovrà compiere alla luce anche della relazione giurata di cui all’articolo 160, comma 2, L.F., tenendo conto di eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati nell’ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché della disciplina degli interessi di cui agli articoli 54 e 55 L.F. richiamata dall’art. 169 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati - Mancata corresponsione degli interessi - Questione attinente la determinazione del credito ai fini del voto
La mancata corresponsione ai creditori privilegiati degli interessi finalizzati a compensare la perdita derivante dalla dilazione di pagamento dei loro crediti assume rilievo ai fini della determinazione del quantum del credito e ai fini del voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati - Dilazione ulteriore rispetto ai tempi richiesti dalla liquidazione - Diritto di voto corrispondente al sacrificio economico conseguente alla dilazione - Inadeguatezza
L’attribuzione ai creditori privilegiati del diritto di voto in misura corrispondente al sacrificio economico derivante da una dilazione di pagamento ulteriore rispetto ai tempi necessari alla liquidazione dei beni sui quali grava il privilegio è una soluzione che si rivela inadeguata a garantire il rispetto dei diritti di detti creditori, i quali in tal modo disporrebbero di un diritto di voto sostanzialmente irrilevante rispetto alla massa dei crediti chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 23 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Ammissibilità - Quantificazione della perdita economica conseguente al ritardo - Necessità
Nel concordato preventivo, la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei crediti privilegiati, per cui la proposta di pagamento dilazionato di tali crediti implica una non integrale soddisfazione ed una perdita economica conseguente al ritardo che deve trovare nella proposta una quantificazione e una contropartita anche ai fini del voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 11 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Soddisfazione di creditori privilegiati - Soddisfazione mediante utilità diverse dal denaro - Diritto di voto - Collocamento in apposita classe
Al creditore privilegiato al quale sia proposta una soddisfazione con utilità diverse dal denaro deve essere riconosciuto il diritto di voto con collocamento in apposita classe. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 31 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Computo delle maggioranze - Voti pervenuti prima della relazione del commissario giudiziale - Validità
I voti espressi prima del deposito della relazione del commissario giudiziale di cui all’articolo 172 L.F. devono considerarsi validi ai fini del computo delle maggioranze e ciò in considerazione della natura prevalentemente negoziale che il legislatore ha impresso all’attuale procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 18 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Voto dei creditori espresso prima del deposito della relazione del commissario giudiziale - Validità - Esistenza della proposta concordataria definitiva - Necessità
E' valido il voto espresso dai creditori anche prima del deposito della relazione del commissario giudiziale di cui all’articolo 172 L.F. purché abbiano avuto la possibilità di conoscere la proposta concordataria nella sua formulazione definitiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 17 Luglio 2014.


Concordato preventivo – Fideiussori del debitore in concordato – Diritto di voto – Esclusione
I fideiussori della debitrice principale proponente il concordato non hanno diritto di voto e sono, pertanto, da escludersi dal calcolo delle maggioranze ex art. 177 L.F. Tale conclusione trova fondamento nella formulazione letterale dell’art. 174 L.F. che, infatti, distingue tra i creditori, menzionati al comma 2, e i coobbligati, i fideiussori e gli obbligati in via di regresso menzionati al comma 4. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 07 Luglio 2014.


Concordato preventivo – Equiparazione dei creditori privilegiati ai chirografari per la parte residua del credito – Portata sostanziale della disposizione
La disposizione contenuta nell’art. 177, comma 3, l.f. secondo cui “i creditori muniti di diritto di prelazione di cui la proposta di concordato prevede ai sensi dell’art. 160 la soddisfazione non integrale, sono equiparati ai chirografari per la parte residua del credito” esplica i propri effetti non solo ai fini del voto, ma anche dal punto di vista sostanziale rendendo chirografario il credito residuo, con la conseguente sua equiparazione ai creditori chirografari in punto di necessità di considerazione di pagamento in percentuale, rendendosi pertanto inammissibile la sua esclusione da ogni previsione di riparto. Ne consegue che la previsione del pagamento del creditore privilegiato in misura corrispondente alla previsione di realizzo dell’immobile ipotecato, senza previsione di alcuna percentuale di pagamento, neanche minima, della parte di credito declassata e chirografaria, con l’effetto di creare per tale valore residuo una classe di chirografari con percentuale di soddisfazione pari a zero, determina l’inammissibilità. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 25 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Creditori garantiti - Diritto al voto - Conflitto di interessi - Esclusione
Nel concordato preventivo non è ravvisabile in capo al creditore garantito da fideiussione un conflitto di interessi tale da impedirgli l’espressione del voto, posto che il legislatore ha espressamente disciplinato i casi di rilevanza del conflitto, con ciò implicitamente affermando che la partecipazione al voto è la norma mentre l’esclusione costituisce eccezione che deve essere espressamente prevista. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 24 Giugno 2014.


Concordato di gruppo - Unicità della procedura, del piano e della adunanza dei creditori - Computo delle maggioranze riferito non ad ogni singola impresa ma all'unico programma concordatario
Nel concordato di gruppo, i rapporti che legano le varie imprese del gruppo giustificano e legittimano sia una valutazione sostanziale che una trattazione a livello procedurale unitaria del piano concordatario e quindi una gestione integralmente unitaria della procedura concorsuale, con unica adunanza dei creditori e un computo delle maggioranze riferito non già ad ogni singola d'impresa bensì all'unico programma concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 04 Giugno 2014.


Finanziamento dei soci - Crediti postergati - Applicazione dell’articolo 2467 c.c. ai rapporti in corso alla data del 1 gennaio 2004
L’articolo 2467 c.c. è applicabile in via analogica anche ai finanziamenti effettuati dai soci, effettuati alle condizioni previste dalla norma, in epoca precedente la riforma del diritto societario e quindi a tutti i finanziamenti che alla data del 1 gennaio 2004 erano ancora in corso e da rimborsare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 20 Maggio 2014.


Finanziamento dei soci - Postergazione - Credito con natura eventuale - Diritto agli accantonamenti a riserva - Esclusione
La postergazione ex artt. 2467 e 2497 quinquies c.c. è finalizzata alla tutela dei creditori terzi e ciò vale a maggior ragione quando i finanziamenti siano erogati dai soci di società sottocapitalizzate e con compagini ristrette. L’apporto di capitale di rischio, ancorché sub specie mutui, non attribuisce, infatti, ai soci finanziatori di una società in crisi il diritto di concorrere in pari grado con gli altri creditori sociali, poiché, diversamente opinando, il rischio d’impresa verrebbe trasferito di fatto su costoro, il che dimostra, ulteriormente, come il credito del socio finanziatore sia, all’interno di una procedura fallimentare, non già e non tanto un credito semplicemente condizionato, quanto un credito del tutto eventuale, al più ammissibile al passivo con postergazione e senza alcun diritto agli accantonamenti a riserva, come invece disposto per i creditori effettivamente condizionali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 20 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dei creditori privilegiati - Dilazione - Ammissibilità - Soddisfazione non integrale conseguente alla perdita derivante dal ritardo.
Nel concordato preventivo, se è vero che la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei crediti privilegiati, il pagamento dei crediti medesimi con dilazione superiore a quella imposta dei tempi tecnici della procedura (e dalla stessa liquidazione, in caso di concordato cosiddetto "liquidativo") equivale a soddisfazione non integrale di essi a causa della perdita economica conseguente al ritardo con il quale i creditori conseguono disponibilità delle somme loro spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Perdita conseguente - Determinazione e quantificazione - Modalità - Rilevanza di interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni nell'ipotesi alternativa al concordato.
La determinazione in concreto della perdita subita dai creditori privilegiati a causa della dilazione del pagamento del loro credito rispetto ai tempi richiesti dalla procedura o dalla liquidazione dei beni sui quali grava il privilegio costituisce un accertamento che il giudice del merito dovrà compiere sulla scorta anche della relazione giurata di cui all'articolo 160, comma 2, L.F., tenendo conto di eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati dal privilegio nell'ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché nella disciplina degli interessi di cui agli articoli 54 e 55 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Diritto di voto - Equiparazione ai creditori chirografari nella misura corrispondente alla perdita conseguente al ritardo.
È ammissibile una proposta di concordato preventivo che preveda il pagamento dilazionato dei creditori privilegiati, i quali, in tal caso, hanno diritto di voto è sono per tale aspetto equiparati ai creditori chirografari nella misura corrispondente alla perdita economica conseguente al ritardo con il quale i creditori medesimi conseguono la disponibilità delle somme ad essi spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Manifestazione del voto in epoca anteriore al deposito della relazione del commissario giudiziale e all'adunanza - Ammissibilità.
È valido il voto di dissenso espresso dal creditore in qualunque momento, anteriore o posteriore al deposito del piano o all'adunanza dei creditori. Benché, infatti, l'attività del commissario giudiziale sia funzionale alla espressione di un voto informato, l'acquisizione di adeguate informazioni non è un obbligo ma un diritto del creditore e l'attività del commissario non è l'unica fonte di informazioni, potendo il creditore ritenersi in grado di valutare autonomamente la fattibilità e la convenienza del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 10 Aprile 2014.


Concordato preventivo – Facoltà di voto dei fideiussori – Sussistenza.
Poiché i fideiussori hanno facoltà di rivalersi nei confronti del debitore di quanto pagato ai creditori, essi debbono essere ammessi al voto nell’ambito del concordato di quest’ultimo del quale subiscono gli effetti esdebitatori. Tribunale Bergamo, 20 Febbraio 2014.


Concordato preventivo in continuità – Sospensione del pagamento dei creditori privilegiati ex art. 186 bis, comma 2, lett. c) – Diritto al voto – Esclusione.
In caso di sospensione del pagamento dei privilegiati ai sensi dell’art. 186-bis, co. 2, lett. c), e sempre che siano riconosciuti gli interessi di mora, i creditori privilegiati non votano in quanto la soluzione concordataria, prevedendo una soddisfazione comunque contenuta in tempi brevi, non disallinea la loro posizione rispetto a quanto conseguirebbero con la liquidazione fallimentare, rendendo gli stessi indifferenti all’una o all’altra soluzione. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 05 Febbraio 2014.


Concordato preventivo - Approvazione - Voto - Adesioni alla proposta - Raggiungimento delle maggioranze - Termine perentorio di venti giorni dalla chiusura del verbale dell'adunanza - Modalità di voto - Dichiarazione trasmessa al commissario giudiziale - Rilevanza - Fondamento
L'approvazione del concordato preventivo da parte dei creditori si fonda sul raggiungimento delle maggioranze entro il termine, da ritenersi perentorio, di venti giorni dalla chiusura del verbale dell'adunanza, di cui all'art. 178, quarto comma, legge fall., il cui accertamento è rimesso al prudente apprezzamento del giudice del merito, che, nel computo dei voti, deve tenere conto anche delle dichiarazioni trasmesse dai creditori al commissario giudiziale, sia perché la menzionata norma - diversamente dall'art. 125, secondo comma, legge fall. in materia di concordato fallimentare - non fornisce alcuna indicazione sul luogo in cui tali dichiarazioni debbono pervenire, non essendo decisiva nel senso del deposito in cancelleria la previsione della loro annotazione in calce al verbale da parte del cancelliere, sia alla stregua dei criteri ispiratori della disciplina del concordato preventivo, che sono informati all'esigenza di mantenere in attività la struttura produttiva in precarie condizioni economiche e di evitare il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 Febbraio 2014, n. 2326.


Concordato preventivo - Pagamento dei creditori privilegiati - Dilazione - Esclusione.
Dall'interpretazione degli articoli 160, comma 2, 177 e 186 bis L.F. si ricava la regola che i creditori privilegiati debbono essere pagati immediatamente dopo l'omologa o in tempi corrispondenti a quelli di una liquidazione fallimentare e che non sono consentite dilazioni ulteriori, se non quella della moratoria annuale introdotta dal citato art. 186 bis per il solo concordato in continuità. L'interpretazione letterale delle norme citate, infatti, indica chiaramente che il legislatore ha inteso consentire esclusivamente una falcidia quantitativa del credito privilegiato, una falcidia collegata non ad una scelta discrezionale o ad una facoltà del proponente il concordato, bensì al dato oggettivo dell'incapienza patrimoniale attestata dal professionista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 04 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Moratoria di un anno per il pagamento dei creditori privilegiati - Beni destinati alla liquidazione - Soddisfazione del creditore subito dopo la liquidazione.
Solamente nell'ambito del concordato con continuità aziendale di cui all'articolo 186 bis L.F. è consentita una moratoria di un anno per il pagamento dei creditori privilegiati, a meno che i beni sui quali insiste la prelazione siano destinati alla liquidazione, ipotesi, quest'ultima, in cui il creditore dovrà essere soddisfatto immediatamente dopo la liquidazione medesima. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 04 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Moratoria di un anno per i creditori privilegiati - Esclusione del diritto di voto - Pagamento differito - Pagamento integrale - Esclusione.
La disposizione contenuta nell'art. 186 bis L.F., la quale esclude che la moratoria di un anno attribuisca ai creditori privilegiati il diritto di voto, costituisce la conferma del fatto che il pagamento differito, salvo il caso dell'ipotesi di cui si è detto, non può essere considerato un pagamento integrale ai sensi dell'articolo 177 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 04 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Scioglimento dei contratti in corso di esecuzione - Quantificazione dell'indennizzo spettante al contraente in bonis - Competenza del giudice ordinario - Intervento del giudice delegato in via provvisoria ai sensi dell'articolo 176, comma 1, L.F.
La controversia sulla quantificazione dell'indennizzo spettante al contraente in bonis ai sensi dell'articolo 169 bis L.F. deve essere risolta nell'ambito di un giudizio ordinario di cognizione, potendo il giudice delegato intervenire in via provvisoria soltanto nei limiti e per gli effetti di cui all'articolo 176, comma 1, L.F. ammettendo in tutto o in parte il credito contestato ai soli fini del voto per il calcolo delle maggioranze, senza che ciò pregiudichi la pronuncia definitiva sulla sussistenza del credito stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 09 Luglio 2013.


Concordato con continuità aziendale – Pagamento dei creditori privilegiati – Moratoria – Superamento del limite  temporale attraverso la formazione del consenso maggioritario sulla proposta – Impossibilità.
Il limite temporale della moratoria stabilito dall'articolo 186 bis, comma 2, lett. c, L.F. non può essere superato attraverso la formazione del consenso sulla proposta concordataria con il sistema delle maggioranze di cui all'articolo 177 L.F.; detto limite può, infatti, essere derogato solo mediante singole pattuizioni (che dovranno essere allegate alla domanda di concordato) con i creditori privilegiati coinvolti, oppure mediante il meccanismo di cui all’art. 182 bis L.F. che modula l’accordo al di fuori dalla sede giurisdizionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Giugno 2013.


Fideiussore del debitore richiedente il concordato – Diritto di voto – Sussistenza.
Il fideiussore del debitore che abbia domandato il concordato preventivo ha diritto, oltre che di partecipare all'adunanza dei creditori, anche di esprimere il voto sulla proposta concordataria, posto che il suo debito deve ritenersi scaduto - al pari di quello del debitore principale - per effetto del combinato disposto degli artt. 169 e 55 l.f., restando però sottratto agli effetti del concordato a norma dell'art. 184 l.f., con la conseguenza che egli potrà essere costretto a soddisfare per l'intero il creditore garantito, anche ove quest'ultimo venga parzialmente soddisfatto dal debitore principale. (Mario Porcaro) (riproduzione riservata) Tribunale Ariano Irpino, 24 Aprile 2013.


Concordato preventivo - Formazione delle classi - Classe composta dai crediti dei soci per rimborso di finanziamenti postergati ai sensi dell'articolo 2467 c.c. - Diritto al voto - Sussistenza.
Nel concordato preventivo con classi, i creditori che appartengono alla classe composta dai crediti di rimborso dei soci per finanziamenti a favore della società postergati ai sensi dell'art. 2467 c.c. devono essere ammessi al voto, atteso che i crediti di cui sono titolari sono anteriori alla pubblicazione nel registro delle imprese del ricorso per concordato, ed esigibili, non trovando applicazione nella specie l'esclusione di voto prevista dall'art. 177, comma 4, L.F., che è norma eccezionale, soggetta ad interpretazione restrittiva, non suscettibile di interpretazione analogica. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 11 Aprile 2013.


Concordato preventivo - Società in accomandita semplice - Ammissibilità del voto del socio accomandante creditore della società.
Il socio accomandante di società in accomandita semplice ammessa al concordato preventivo, se creditore della società, può essere ammesso al voto non operando la previsione dell'art. 177 ul.co. L.F. che costituisce norma eccezionale soggetta ad interpretazione restrittiva, non suscettibile, pertanto, di interpretazione analogica. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 07 Marzo 2013.


Concordato preventivo di gruppo - Presupposti.
Deve ritenersi ammissibile la proposta concordataria relativa ad un gruppo di imprese a condizione che siano rispettate le regole della competenza territoriale del tribunale che su di essa dovrà pronunciarsi, che siano tenute distinte le masse attive e passive e che il calcolo delle maggioranze venga effettuato con riferimento ad ogni singola società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Roma, 05 Marzo 2013.


Concordato preventivo con continuità aziendale - Moratoria fino ad un anno per il pagamento dei creditori privilegiati - Ammissibilità - Moratoria nel concordato ordinario - Previsione di diritto al voto - Necessità.
Il fatto che solo nell'ipotesi di concordato con continuità aziendale di cui all'articolo 186 bis L.F. sia consentita la previsione di "una moratoria fino a un anno dall'omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione", in tal caso disponendo espressamente che detti creditori "non hanno diritto al voto", consente di affermare che analogo trattamento non possa essere attuato nei concordati ordinari, se non previo riconoscimento del diritto di voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 12 Febbraio 2013.


Concordato preventivo - Questioni attinenti al merito delle pretese dei creditori - Valutazione in sede di opposizione alla omologa del concordato - Esclusione - Valutazione nelle competenti sedi di cognizione ordinaria - Necessità.
In sede di opposizione alla omologazione del concordato preventivo, il creditore non può dedurre questioni attinenti al merito della propria pretesa, riservate alle competenti sedi di cognizione ordinaria, ma unicamente questioni che possono avere un qualche rilievo ai fini del voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Voti pervenuti successivamente all'adunanza - Validità.
Non esiste alcuna ragione logica per ritenere che i voti pervenuti post adunanza siano non computabili ai fini del raggiungimento della maggioranza delle classi, essendo la mancata menzione delle classi nel disposto dell’art. 178, comma 4, l.f. dovuto a mero difetto di coordinamento con la normativa preesistente che non prevedeva la formazione delle classi. (Massimo Gaballo) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 29 Novembre 2012.


Concordato preventivo - Creditore postergato volontario - Diritto al voto - Sussistenza.
Non può escludersi dall’ammissione al voto il creditore postergato volontario, non avendo quest’ultimo rinunciato al proprio credito e potendo trarre, almeno in linea teorica, una certa qual soddisfazione. (Massimo Gaballo) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 29 Novembre 2012.


Concordato preventivo – Omologa – Assenza di opposizioni da parte dei creditori – Parere sfavorevole del commissario giudiziale ex art. 180 l. f. – Potere di sindacato del tribunale – Art. 173 l. f. – Fattibilità del piano di concordato – Rigetto della richiesta di omologa.
Il Tribunale può rigettare la richiesta di omologa del concordato preventivo, anche in assenza di formali opposizioni da parte dei creditori, laddove venga riscontrata in questa fase la mancata persistenza dei presupposti e dei requisiti di ammissibilità alla procedura, sulla base dell’attività di verifica condotta dal commissariogiudiziale, espressa nel parere ex art. 180, secondo comma. Deve negarsi, pertanto, che in sede di omologazione il controllo giudiziale si risolva in un mero riscontro dell’esito delle votazioni, ma si ammette anzi la legittimità del potere di sindacato del Tribunale sul requisito di fattibilità del piano di concordato, pur in assenza di opposizioni all’omologazione, anche alla luce del disposto di cui all’art. 173 l. fall.. (Valentina Pettirossi) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 26 Ottobre 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Suddivisione dei creditori in classi – Cessionari pro solvendo – Diritto di voto – Riconoscimento.
Sebbene la fattispecie del credito del cessionario pro solvendo possa essere assimilata a quella del credito condizionale, in quanto il credito è condizionato all'inadempimento del debitore ceduto, tuttavia, argomentando sulla base dell'art. 169 l.f., deve ritenersi che i cessionari pro solvendo abbiano diritto di voto per effetto dell'espresso richiamo all'art. 55 comma 3 l.f., nonché all'art. 61 l.f. Infatti, a tutti gli effetti, i crediti che non possono farsi valere contro il debitore, se non previa escussione di un obbligato principale, sono crediti che partecipano al concorso e che sono ammessi a votare, così come il creditore di più coobligati in solido, in base alla regola dettata dall'art. 1292 c.c., concorre per l'intero credito nel concordato di quello che vi è stato ammesso. (Nel caso di specie, per di più, non si poteva non tenere conto del voto dei cessionari pro solvendo poiché non sussisteva prova che il debito della società ricorrente si fosse estinto). (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Suddivisione dei creditori in classi – Soci finanziatori – Postergazione ex lege – Diritto di voto – Esclusione.
In base al principio generale dettato dall'art. 177 l.f., secondo il quale il diritto di voto non compete a coloro le cui sorti non sono incise dai concreti assetti concordatari, per cui non sono legittimati ad esprimersi sull'approvazione di una proposta che vede esclusivamente come destinatari terzi soggetti, è coerente con suddetto principio escludere dal voto i soci postergati (non destinatari, nel caso di specie, di alcun pagamento, neppure derivato dalla finanza esterna) la cui posizione non è influenzata dall'esito, qualunque esso sia, del concordato. D'altra parte, l'esclusione dal voto è coerente anche con la previsione della postergazione ex art. 2467 c.c. che risponde all'esigenza di “sanzionare”, in un certo qual modo, i soci di quelle società a ristretta base sociale quali storicamente sono le s.r.l. - normalmente dotati degli strumenti per cogliere prima di tutti gli altri creditori i sintomi del rischio di insolvenza - per avere concesso credito alla società allorché essa versava in condizioni economico-finanziarie tali da richiedere invece un apporto di capitale. Per cui non sarebbe ragionevole, in sede di concordato preventivo, attribuire a chi ha, in un certo senso, “violato le regole del gioco” - scegliendo la più comoda strada del finanziamento anziché del conferimento, ed evitando così di farsi carico della funzione partecipativa del rischio di impresa - un trattamento “premiale” , nel senso di concedere a tali soci la possibilità di pronunciarsi e di incidere, magari in maniera determinante, sulla posizione dei creditori terzi. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Suddivisione dei creditori in classi – Variazioni nella composizione delle classi ante operazioni di voto – Creditori ipotecari degradati in chirografo – Diritto di voto – Criteri di computo.
Nell'ipotesi in cui vi siano creditori ipotecari degradati in chirografo per la parte di incapienza, appare corretto l'iter di calcolare il loro voto per la parte di credito per la quale, sulla base della stima dei tecnici incaricati dalla procedura, essi non trovano integrale soddisfazione. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Suddivisione dei creditori in classi – Istituti bancari garantiti da fideiussioni – Diritto di voto – Riconoscimento.
Per gli istituti bancari garantiti da fideiussioni vale quanto può affermarsi a proposito dei cessionari pro solvendo, ovvero che, in forza del richiamo espresso operato dall'art. 169 all'art. 55 l.f., i crediti condizionali devono essere assoggettati alla procedura e dunque computati nel calcolo delle maggioranze ed ammessi al voto. Ciò tanto più ove si consideri che essi sono stati costituiti in classe apposita ed individuati come destinatari del pagamento di una percentuale, cosa che non sarebbe avvenuta ove fossero stati valutati come crediti futuri ed eventuali, da appostare in appositi fondi rischi ma da non considerare ai fini del voto. Alla previsione di falcidia del credito deve infatti fare da corollario il diritto del creditore ad esprimersi sulla proposta. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Suddivisione dei creditori in classi – Creditori chirografari – Previsione di integrale soddisfazione – Impegno dell'assuntore all'accollo del pagamento dell'onere concordatario – Diritto di voto – Esclusione.
Laddove si preveda di soddisfare integralmente i creditori chirografari, in base al principio generale desumibile dalla lettera di cui all'art. 177 l.f., vale a dire che all'integrale pagamento corrisponde una sostanziale indifferenza per le sorti del concordato, deve escludersi il diritto di voto per tali creditori, tanto più quando il pagamento integrale non sia meramente vagheggiato o sperato, ma rappresenti una certezza, nell'ipotesi in cui (come nel caso di specie) vi sia un assuntore che si impegni ad accollarsi il pagamento dell'onere concordatario al fine di vedersi trasferire tutte le attività che sono in capo alla società ricorrente. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Mancato raggiungimento della maggioranza necessaria per l'approvazione del concordato preventivo - Decreto del tribunale fallimentare con il quale viene fissata l'audizione del debitore per i provvedimenti ex art. 162 legge fall. - Regolamento di competenza - Inammissibilità - Fondamento
È inammissibile il regolamento di competenza avverso il decreto del tribunale fallimentare, con il quale, dato atto del mancato raggiungimento della maggioranza richiesta dall'art. 177 legge fall. per l'approvazione del concordato preventivo, venga fissata l'audizione del debitore con riserva di ogni provvedimento ex art. 162 legge fall., avendo tale decreto mera natura ordinatoria e non di sentenza implicita sulla competenza territoriale per l'eventuale dichiarazione di fallimento, e non essendo, quindi, idoneo a pregiudicare la relativa questione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Giugno 2012, n. 9802.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Divieto di alterare l'ordine delle cause legittime di prelazione - Apporto del terzo - Esenzione dal divieto - Condizioni - Neutralità patrimoniale - Necessità.
Ai fini dell'ammissibilità della proposta di concordato preventivo, l'art. 160, secondo comma, legge fall. (nel testo sostituito dall'art. 2 del d.l. n. 35 del 2005, conv. in legge n. 80 del 2005) deve essere interpretato nel senso che l'apporto del terzo si sottrae al divieto di alterazione della graduazione dei crediti privilegiati solo allorché risulti neutrale rispetto allo stato patrimoniale della società debitrice, non comportando né un incremento dell'attivo, sul quale i crediti privilegiati dovrebbero in ogni caso essere collocati secondo il loro grado, né un aggravio del passivo della medesima, con il riconoscimento di ragioni di credito a favore del terzo, indipendentemente dalla circostanza che tale credito sia stato o no postergato. Cassazione civile, sez. I, 08 Giugno 2012, n. 9373.


Concordato preventivo - Creazione di classi in maniera artificiosa allo scopo di ottenere il consenso - Inammissibilità.
La proposta di concordato deve considerarsi inammissibile anche quando la creazione di classi in maniera artificiosa miri semplicemente a rendere la stessa più facilmente approvabile, mediante la formazione del consenso nella maggioranza delle classi, onde aggirare il principio fissato dall'art. 177, comma 1, LF, sulle maggioranze necessarie per l'approvazione del concordato. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 18 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Esercizio della facoltà di voto - Rinuncia al privilegio - Esclusione.
Nel concordato preventivo, l'esercizio della facoltà di voto non implica necessariamente la rinuncia al privilegio, posto che la valutazione dei crediti effettuata dal giudice delegato esplica i suoi effetti soltanto ai fini del voto e non pregiudica un eventuale successivo accertamento giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 08 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Presentazione di un unico ricorso da parte di due società legate dal rapporto di controllo che abbiano deliberato la fusione in vista del concordato - Distinzione delle masse e delle votazioni - Necessità.
Deve ritenersi ammissibile la presentazione di un unico ricorso per concordato preventivo, basato su un piano unitario, da parte di due società legate da rapporto di controllo e da una sostanziale direzione unitaria e che in vista del concordato abbiano previsto e deliberato la fusione; l'attivo e il passivo di ogni società dovranno essere tenuti distinti sino alla adunanza dei creditori e le votazioni dovranno essere autonome, in modo da poter ricostruire la volontà dei creditori di ciascuna società ed evitare che il peso di un eventuale dissenso di ciascuno dei componenti delle due masse creditorie perda o diminuisca la propria rilevanza in conseguenza della fusione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 24 Aprile 2012.


Concordato preventivo – Crediti assistiti da cause legittime di prelazione – Pagamento differito – Ammissibilità – Soddisfazione integrale – Esclusione del diritto di voto.
I crediti assistiti da cause legittime di prelazione per i quali è previsto il pagamento non immediato ma con dilazione compatibile con i tempi della liquidazione fallimentare, per il disposto dell’art. 177 l.f., non avranno diritto di voto se non rinunciano espressamente, in tutto o in parte, al diritto di prelazione, trattandosi di creditori soddisfatti integralmente. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 12 Aprile 2012.


Concordato preventivo – Voto – Rapporto tra controllante e controllata – Società soggette a procedura concorsuale – Conflitto di interessi – Esclusione.
Per quanto attiene l'espressione del voto nel concordato preventivo, deve essere escluso il possibile conflitto di interessi derivante dal rapporto tra società controllata e società controllante qualora entrambe le società siano soggette a procedura concorsuale. In questo caso, infatti, le determinazioni di detti soggetti non sono rimesse alla libera ed autonoma volontà dei loro organi rappresentativi, in quanto sono sottoposte al filtro o alla sostituzione degli organi della procedura. (Nel caso di specie, è stato escluso il conflitto di interessi in relazione al voto che il curatore fallimentare della società controllante ha espresso nel concordato preventivo della controllata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Aprile 2012.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Unica domanda di concordato - Previsione di un'unica massa attiva - Approvazione del concordato mediante distinte e separate adunanze e maggioranze - Necessità.
Qualora con riferimento ad un gruppo di imprese venga presentata un'unica domanda di concordato, con previsione di un'unica massa attiva da ripartire tra i creditori di tutte le società, l'approvazione del concordato da parte dei creditori dovrà aver luogo in adunanze separate e votazioni distinte per ciascuna società con conseguenti, rispettive e distinte maggioranze. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 18 Gennaio 2012.


Concordato preventivo - Approvazione - Adesioni pervenute in cancelleria nei venti giorni successivi alla chiusura del verbale di adunanza - Indicazione nella proposta del termine finale - Natura perentoria nel termine indicato dall'articolo 178, comma 4, l.f. - Orario di chiusura della cancelleria - Irrilevanza.
Nel concordato preventivo il termine di venti giorni stabilito dall’art. 178, comma 4, legge fallimentare, entro il quale devono pervenire in cancelleria le adesioni alla proposta concordataria è perentorio e scade alle ore 24 del ventesimo giorno, senza che rilevi l’orario di chiusura della cancelleria fallimentare. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 17 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Voto espresso dal creditore controllato dal proponente - Abuso di voto - Violazione dei principi di correttezza e buona fede.
Nell'ambito del concordato preventivo, il voto espresso da un creditore totalmente controllato dalla società proponente ed altresì ammesso ad un concordato preventivo subordinato all'omologa di quello della società controllante, rappresenta una forma di abuso di voto in violazione dei principi di correttezza e buona fede che, ai sensi degli articoli 1175 e 1375 c.c., disciplinano ogni esplicazione dell'autonomia dei privati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Applicazione del principio di maggioranza - Fittizia proliferazione delle classi - Controllo del tribunale sulla espressione del voto e sulla corretta formazione delle classi.
Nell'ambito del concordato preventivo, la corretta applicazione del “principio di maggioranza” impone che non vi sia un inquinamento generato da vicende singolari, quali ad esempio una fittizia proliferazione di classi avente il solo scopo di ottenere la maggioranza dei voti. Anche in applicazione di tali criteri, l'esito della votazione può e deve essere accettato solo se scaturisce da una decisione trasparente e incondizionata e il tribunale, nell'effettuare un controllo sulle modalità di svolgimento del voto, dovrà verificare la corretta formazione delle classi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 01 Settembre 2011.


Concordato fallimentare - Conflitto di interessi tra i creditori votanti uti singuli - Esclusione.
Poiché l'esistenza di una posizione di conflitto di interessi tra soggetti acquisisce giuridica rilevanza quale causa di vizio di un atto o di fonte di risarcimento del danno solo quando vi sia un contrasto tra un centro autonomo di interessi e il suo rappresentante e quindi quando uno stesso soggetto compia un atto o manifesti una volontà rivestendo contemporaneamente due ruoli che potenzialmente potrebbero comportare scelte differenti, nessun conflitto può essere ravvisato nell'ambito del concordato fallimentare tra i creditori uti singuli e quali appartenenti alla massa nel momento in cui si esprimono nell'ambito dell'assemblea dei votanti. Il fallimento non è, infatti, un soggetto giuridico autonomo del quale i creditori siano in qualche modo partecipi e il complesso dei creditori concorrenti viene costituito in corpo deliberante in modo del tutto casuale e involontario, così che non è avvinto da alcun patto che comporti la necessità di valutare un interesse comune trascendente quello dei singoli. Nell'ambito della tutela del proprio credito, e prescindendo dall'eventuale ruolo svolto in organismi ristretti specificamente rappresentativi dell'intero ceto quale il comitato dei creditori, ogni creditore è legittimamente (nell'ambito delle regole procedurali) homo homini lupus, nel senso che può valutare esclusivamente il proprio interesse rappresentando unicamente se stesso. Non va inoltre trascurato il fatto che un conflitto tra i creditori è immanente nel sistema, posto che è normale che la massa attiva sia insufficiente per il soddisfacimento integrale dei creditori e che quindi sia interesse di ciascuno di loro, al fine di garantire il proprio maggior soddisfacimento, opporsi al riconoscimento del credito altrui e quindi alla sua partecipazione al riparto. Ulteriore conferma di questa ricostruzione è individuabile nell’opera del legislatore che non ha inserito una norma generale sul conflitto di interessi nell'ambito delle votazioni ma ne ha, al contrario, implicitamente escluso la sussistenza disciplinando specificamente i casi di rilevanza del conflitto, così che la partecipazione al voto costituisce la regola, mentre l'esclusione costituisce un'eccezione e, come tale, deve essere espressamente prevista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 10 Febbraio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Impugnazioni - Appello - Instaurazione del giudizio di omologazione dopo l'approvazione della proposta concordataria - Rinnovazione delle votazioni dell'adunanza dei creditori - Mancato raggiungimento delle maggioranze - Dichiarazione di fallimento - Portata - Mancato accoglimento della domanda di concordato - Configurabilità - Conseguenze - Impugnazione - Appello ex art. 183 legge fall. - Ammissibilità - Fattispecie.
La sentenza con cui il tribunale dichiara il fallimento del debitore, dopo l'instaurazione del giudizio di omologazione del concordato preventivo, non è suscettibile di opposizione ex art. 18 legge fall. (possibile unicamente prima di tale fase), ma unicamente dell'appello preveduto dall'art. 183 legge fall. (nel testo vigente prima del d.lgs. n. 5 del 2006), anche se, come nella specie, essa sia fondata sul sopravvenuto diniego del voto favorevole da parte della maggioranza dei creditori, nuovamente chiamati a votare in una seconda adunanza; la predetta dichiarazione di fallimento, infatti, non può che ritenersi emessa all'esito e per effetto del mancato accoglimento della domanda di omologazione del concordato, a nulla rilevando la natura del predetto vizio, attenendo esso ad un controllo generale che comunque compete al tribunale, ai sensi dell'art.181 legge fallim., ed il cui riscontro non può che risolversi nella mancata omologazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Dicembre 2010, n. 26212.


Società di persone - Concordato preventivo - Posizione dei soci illimitatamente responsabili - Facoltà per i creditori particolari del socio di iniziare o proseguire azioni esecutive - Sussistenza.
Poiché nel concordato preventivo di società di persone il patrimonio personale dei soci illimitatamente responsabili non entra a far parte della procedura, i creditori particolari di detti soci non partecipano alla votazione per l'approvazione del concordato e possono iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio dei loro debitori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 02 Novembre 2010.


Concordato preventivo - Pagamento integrale ma dilazionato dei creditori - Riconoscimento degli interessi legali - Soddisfazione integrale - Sussistenza.


Per quanto riguarda la questione, dibattuta in dottrina e in giurisprudenza, se debba o meno considerarsi "integrale" il pagamento di quei creditori dei quali il piano di concordato preventivo preveda il pagamento dell'intero credito ma con una dilazione in un lasso di tempo anche considerevole, si deve ritenere che il riconoscimento degli interessi legali per la durata di esecuzione del concordato ne garantisca comunque il pagamento e l'integrale soddisfazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 02 Novembre 2010.


Concordato preventivo – Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati – Offerta di pagamento degli interessi – Ammissione al voto per la parte non soddisfatta del credito – Quantificazione della parte residua del credito  – Differenza tra il tasso bancario e l’interesse legale. (27/09/2010)
Debbono essere qualificati come creditori privilegiati non soddisfatti integralmente, ai sensi dell’art. 177, comma 2, legge fallimentare, quei creditori muniti di diritto di prelazione per i quali la proposta di concordato preventivo preveda il pagamento integrale ma notevolmente dilazionato del credito e ciò nonostante venga loro offerto, per il periodo della dilazione, il pagamento degli interessi nella misura legale. La parte residua del credito per la quale detti creditori debbono essere ammessi al voto può essere determinata quantificando equitativamente il danno causato dal ritardato pagamento nella differenza tra il tasso di interesse applicato dal sistema bancario in ipotesi di ricorso al credito e l’interesse legale che sarà corrisposto alla luce della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 16 Settembre 2010.


Concordato preventivo - Computo delle maggioranze - Creditori chirografari postergati - Inertizzazione del voto - Formazione di apposita classe - Necessità.
Ai fini del computo delle maggioranze per l'approvazione del concordato preventivo, non si deve tener conto del voto dei soci che hanno finanziato la società nell'ultimo anno, i quali, ai sensi dell'articolo 2467, codice civile, sono postergati rispetto agli altri creditori chirografari ed apparendo peraltro opportuna la loro collocazione in una classe a parte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Agosto 2010.


Concordato preventivo – Creditori privilegiati – Pagamento immediato in denaro – Necessità – Dilazione di pagamento – Esclusione dal voto – Inammissibilità. (26/10/2010)
Nel concordato preventivo l'esclusione dal voto dei creditori privilegiati si giustifica solo in ragione del fatto che i diritti di tali creditori non vengono in alcun modo intaccati, dovendosi per essi prevedere il pagamento integrale, da effettuarsi in denaro ed immediatamente, fatti ovviamente salvi i tempi tecnici necessari alla liquidazione dei beni per la parte del ricavato a ciò destinata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 29 Luglio 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Crediti da finanziamento soci ex art. 2467 cod. civ. – Diritto al voto – Esclusione. (04/05/2010)
I titolari dei crediti di cui all’art. 2467 codice civile (finanziamenti dei soci) non hanno diritto di voto nel concordato in quanto la loro posizione, seppur astrattamente definibile come creditoria, è in realtà caratterizzata dalla partecipazione al capitale di rischio, alla stregua dei titolari dei conferimenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 26 Aprile 2010.


Concordato preventivo – Votazione – Computo  delle maggioranze – Creditori postergati ex lege  – Esclusione. (03/08/2010)
I postergati ex lege non possano essere presi in considerazione nel computo delle maggioranze. La loro posizione deve essere evidenziata ed enucleata nel corpo di una domanda di concordato, essendo creditori concorsuali, ma gli stessi non hanno diritto di voto, non essendo creditori concorrenti. Questo perché la loro posizione, seppur genericamente qualificabile come "creditoria", ha, nella sostanza, il significato di partecipazione al capitale di rischio. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 26 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Diritto di voto – Soci della società – creditori postergati – Esclusione. (03/08/2010)
Ai postergati non possono essere riconosciuti tutti i diritti e le prerogative degli altri creditori, tra  cui il diritto di voto nel concordato preventivo. Essi, infatti, seppur creditori della società, sono tuttavia creditori sui generis, che possono, per legge, vantare pretese verso la società solo all’esito della liquidazione allorché resti qualcosa da distribuire. Sono quindi equiparati, sotto questo profilo, ai soci per i conferimenti e, come i soci conferenti, non possono incidere, con la loro volontà, sull’esito della proposta concordataria. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 26 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Crediti privilegiati – Proposta con soddisfazione non integrale – Operatività dell’equiparazione normativa al credito chirografario. (27/07/2010)
L’equiparazione normativa al chirografo della parte falcidiata del credito privilegiato, ex art. 177, comma 3, legge fallimentare, opera soltanto con riguardo al voto, non anche al trattamento economico. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Torino, 23 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Voto del creditore privilegiato – Proposta concordataria con soddisfazione non integrale del credito privilegiato – Rinuncia totale o parziale del privilegio – Differenza. (27/07/2010)
Il voto del creditore privilegiato falcidiato concorre, nel computo delle maggioranze, alla valutazione complessiva del trattamento riservato al credito, anche per quanto riguarda la legittimità - congruità della falcidia proposta nel suddetto rapporto con il valore di mercato ricavabile dai beni oggetto della prelazione, ed in ciò si riscontra l’oggettiva diversità tra l’ipotesi in esame (equiparazione ex lege al chirografo) e quella della rinuncia totale o parziale alla prelazione ex art. 177, comma 2. Legge fallimentare, la quale per effetto della volontà del creditore ‘muta‘ non soltanto le contingenti  prospettive di soddisfacimento, ma la tipologia stessa del credito (sia pure ai soli fini del concordato), che da privilegiato diventa in tutto o in parte chirografario. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Torino, 23 Aprile 2010, n. 0.


CONCORDATO PREVENTIVO - AMMISSIONE - DOMANDA - Disciplina anteriore al d.lgs. n. 169 del 2007 - Proposta di concordato - Condizioni - Pagamento non integrale dei creditori privilegiati - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento
In tema di concordato preventivo, l'art. 177 della legge fall., nella parte in cui, anche nel testo modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006, non riconosce ai creditori privilegiati il diritto di voto sulla proposta concordataria, conferma - per il periodo anteriore all'entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007, che ne ha espressamente previsto la possibilità - l'inammissibilità di una proposta che non preveda il pagamento integrale dei crediti privilegiati, giustificandosi detta esclusione con il difetto di qualsiasi interesse all'esito della domanda di concordato, in quanto il trattamento dei crediti privilegiati non può subire alcuna conseguenza giuridicamente apprezzabile dall'eventuale accoglimento della proposta, e non potendo trovare applicazione in via analogica l'art. 124 della legge fall., relativo al concordato fallimentare, attesa la compiutezza della disciplina del concordato preventivo, nè potendosi attribuire natura interpretativa all'art. 183-ter, riguardante la transazione fiscale, ed al d.lgs. n. 169 del 2007. Cassazione civile, 22 Marzo 2010, n. 6901.


Concordato preventivo – Previsione di classi – Potere del tribunale di riqualificazione della proposta ai fini del voto – Sussistenza.
In sede di omologa del concordato preventivo, il tribunale può procedere, pur non modificandone il contenuto, ad una riqualificazione della proposta al fine di stabilire quali tra le classi nella stessa indicate abbiano diritto al voto. (Nel caso di specie, il Tribunale ha escluso che, ai fini del voto, potesse essere considerata classe quella formata da creditori privilegiati per i quali era previsto il pagamento integrale ed ha altresì escluso dal voto altra classe formata da creditori erariali pagati al 60% in considerazione del fatto che tali creditori, per la restante parte del credito degradata a chirografo, andavano a formare altra classe; in tal modo, il Tribunale ha evitato che il loro voto venisse conteggiato in entrambe le classi). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Gennaio 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Creditori privilegiati – Diritto al voto – Misura dell’interesse – Criterio qualitativo della soddisfazione.
Nel concordato preventivo, l’individuazione dei creditori aventi diritto al voto deve essere effettuata unicamente sulla scorta della disposizione di cui all’art. 177, comma 2, della legge fallimentare, riconoscendo tale diritto non solo ai creditori privilegiati destinati a subire una diminuzione quantitativa del loro credito, ma anche a quei privilegiati destinati ad essere soddisfatti con modalità diverse dal pagamento nella misura in cui tale modalità di soddisfazione comporti una alterazione del loro diritto di credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 16 Ottobre 2008, n. 0.


Concordato preventivo – Potere del tribunale di accertare la validità dei voti espressi con riguardo alla legittimazione dei votanti ed alla esistenza dei crediti – Sussistenza.
L’art. 180 della legge fallimentare rimette senz’altro al tribunale, anche in difetto di opposizioni, il compito di verificare il raggiungimento della maggioranza di cui al primo comma dell’art. 177 e tale verifica non può limitarsi ad un mero controllo formale e contabile della correttezza dei calcoli effettuati dal giudice delegato all’esito dell’adunanza dei creditori, ma deve estendersi anche ad accertare la validità dei voti espressi, sia con riferimento alla legittimazione di chi ha votato, sia con riguardo alla sussistenza dei crediti, non potendosi seriamente dubitare che un eventuale vizio del negozio dal quale trae origine il credito debba riflettersi anche sulla validità del voto espresso dal creditore o che possa dirsi validamente esercitato il diritto di voto da chi per legge aveva il divieto di votare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 01 Marzo 2007, n. 0.


Concordato preventivo – Divieto di voto per il coniugi e gli affini fino al quarto grado – Applicabilità al voto espresso da persone giuridiche – Esclusione.
La norma di cui all’art. 177, V comma legge fallimentare, che esclude dal voto di approvazione del concordato preventivo il coniuge del debitore ed i suoi parenti ed affini fino al quarto grado, ha carattere eccezionale e non è applicabile al caso in cui le suddette persone fisiche esprimano il voto in qualità di rappresentanti di persone giuridiche, la cui distinta soggettività giuridica è riconosciuta dall’ordinamento societario, il quale tutela i soci dall’operato degli amministratori mediante appositi specifici strumenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 01 Marzo 2007, n. 0.


Cessione dei crediti - Cessione del credito a scopo di garanzia - Effetti - Differenza del pegno di credito - Adesione del cessionario del credito al concordato preventivo del cedente - Rinuncia - Insufficienza
La cessione del credito a scopo di garanzia da sempre luogo alla trasmissione del credito che ne costituisce l'oggetto: in via immediata, se il credito e già maturato, ovvero in via differita, cioè al momento della maturazione, se trattasi di credito futuro. Essa, pertanto, non può essere confusa con il pegno di credito, in quanto quest'ultimo, per la sua precipua caratteristica strutturale, integra un tipico diritto di prelazione, che non da mai luogo al trasferimento della titolarità del credito al creditore pignoratizio. Conseguentemente,non potendosi la cessione di un credito a scopo di garanzia annoverare tra i diritti di prelazione, indicati tassativamente dall'art 177, terzo comma, legge fallimentare, bensì attuando soltanto una forma atipica di garanzia, l'adesione del cessionario del credito al concordato preventivo del cedente non ne comporta la rinuncia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 Novembre 1980, n. 5943.