Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 171 ∙ (Convocazione dei creditori )


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Avviso ai creditoriGruppo di impreseAccertamento dei creditiVoto anteriore all'adunanzaTitoli di creditoCompenso del commissario giudiziale



Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Gruppo di imprese - Nozione
Nell'ambito del codice civile, il "gruppo di società" costituisce oggetto di un riconoscimento solo indiretto, senza formule definitorie, insito nell'art. 2497 c.c. e segg., ove si rinviene la disciplina della responsabilità da direzione e coordinamento.

All'atto della crisi d'impresa, il riferimento al "gruppo" può pertanto ritenersi fondato in quanto correlato all'istituto desumibile dalla suddetta disciplina - della direzione e del coordinamento tra società -, per modo da potersi propriamente discorrere di "gruppo" in quelle (sole) dinamiche in cui una di tali società (la capogruppo) esercita la propria attività d'impresa dirigendo e coordinando le altre, ne consegue che il (vero) concordato di gruppo non corrisponde alla fattispecie nella quale l'unitarietà della proposta e del piano sia intervenuta all'interno di una situazione di crisi gestita da parte di singole società, mediante forme di aggregazione di distinto segno sostanzialmente limitate a (meri) conferimenti di beni e all'accollo di debiti.

["Nell'ambito del codice civile, il "gruppo di società" costituisce oggetto di un riconoscimento solo indiretto, senza formule definitorie. Tale riconoscimento è insito nell'art. 2497 c.c. e segg., ove si rinviene la disciplina della responsabilità da direzione e coordinamento.
All'atto della crisi d'impresa, il riferimento al "gruppo" è legittimo in quanto correlato all'istituto desumibile dalla suddetta disciplina - della direzione e del coordinamento tra società -, per modo da potersi propriamente discorrere di "gruppo" in quelle (sole) dinamiche in cui una di tali società (la capogruppo) esercita la propria attività d'impresa dirigendo e coordinando le altre.
Pertanto, il (vero) concordato di gruppo non corrisponde alla fattispecie di cui dà atto l'impugnata sentenza, nella quale l'unitarietà della proposta e del piano era intervenuta all'interno di una situazione di crisi gestita da parte di singole società, mediante forme di aggregazione di distinto segno sostanzialmente limitate a (meri) conferimenti di beni e all'accollo di debiti.
Situazioni analoghe a queste la prassi ha nel tempo delineato nel contesto di tecniche di redazione di domande o proposte di concordato caratterizzate dalla costituzione di nuove società alle quali conferire i beni di altre, per modo di accedere al concordato su iniziativa della conferitaria - e/o (secondo i casi) della conferente legittimata dalla condizione di titolarità della massa attiva e passiva.
E può aggiungersi che la non corrispondenza tra i concetti puntualmente messa in luce da una parte della dottrina nella contrapposizione tra una nozione "forte" (o propria) e una "debole" (o impropria) del concordato di gruppo - è oggi viepiù confortata dal progetto di riforma organica della disciplina della crisi d'impresa e dell'insolvenza, culminato nello schema di disegno di legge attualmente all'esame del Parlamento.
Tale schema prospetta invero di inserire la afferente procedura di concordato preventivo nel contesto di disciplina teso alla definizione del gruppo di imprese, e di modellare codesta definizione sull'insieme delle "società o imprese sottoposte alla direzione e coordinamento di cui all'art. 2497 e ss., nonché art. 2545-septies c.c.", corredata dalla presunzione semplice di assoggettamento in presenza di un rapporto di controllo ai sensi dell'art. 2359 c.c. Sicché a tanto affida il presupposto affinché la procedura di concordato preventivo del gruppo di imprese venga poi disciplinata, consentendo che più società o imprese, appartenenti al medesimo gruppo e sottoposte alla giurisdizione dello Stato, abbiano a proporre "con un unico ricorso domanda di ammissione ad una procedura di concordato preventivo unitaria, fondata su un unico piano, o su piani reciprocamente collegati e interferenti ferma restando in ogni caso l'autonomia delle rispettive masse attive e passive".
Nel caso di specie, non risulta che sia stato neppure dedotto che le società in questione fossero state assoggettate - magari solo di fatto - a eterodirezione o a controllo.
7. L'anzidetta sottolineatura consente al collegio di puntualizzare che la sezione si è di recente determinata nel senso della attuale non proponibilità del concordato di gruppo in mancanza di una disciplina positiva che si occupi di regolare la competenza del tribunale, le forme del ricorso, la nomina degli organi, nonché la formazione delle classi e delle masse. Donde ha affermato che, in base alla disciplina vigente, il concordato preventivo può essere proposto unicamente da ciascuna delle società appartenenti al gruppo davanti al tribunale territorialmente competente per ogni singola procedura, senza possibilità di confusione delle masse attive e passive, per essere, quindi, approvato da maggioranze calcolate con riferimento alle posizioni debitorie di ogni singola impresa (v. Cass. n. 20559-15).
Nella fattispecie in esame, nella quale non viene in questione un profilo di competenza, neppure è il caso di maggiormente indugiare su quanto emergente dalla citata pronuncia.
Essendosi dinanzi a una forma di aggregazione diversa dal gruppo societario propriamente inteso, evocare la questione circa l'ammissibilità o meno di un concordato di gruppo è poco conferente. Quel che unicamente rileva è difatti questo: che la commistione delle masse, debitamente accertata dal giudice del merito e ostativa finanche al vero concordato di gruppo, impedisce di ravvisare il presupposto di ammissibilità di ogni prospettazione concordataria che rifluisca su soggetti distinti.
8. Ferma allora la considerazione previa in ordine al profilo involto dal sintagma "concordato di gruppo", può osservarsi che in tutti i casi di aggregazione diversa dal gruppo, ove vi siano proposte concordatarie tra loro coordinate in prospettiva di conferimenti e accolli tra le singole società di cui si tratta, elemento imprescindibile resta l'autonomia delle masse attive e passive e la conseguente votazione separata sulle proposte da parte dei creditori di ciascuna società o impresa. Mentre la corte d'appello ha accertato che la proposta in esame era unica ed era stata caratterizzata da una confusione di masse tra loro non coincidenti, essendo mancato il conferimento integrale dei beni in (*) ed essendo risultata questa società priva di impianto contabile onde potersi apprezzare la dedotta (e in sè oltre tutto inverosimile) inesistenza di obbligazioni proprie, medio tempore contratte."] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19014.


Concordato preventivo - Cessione dei beni - Svolgimento da parte della stessa persona dell'incarico di commissario giudiziale e di liquidatore - Distinzione di ruolo e compensi
In tema di concordato preventivo con cessione dei beni, nel caso in cui il medesimo soggetto ricopra il doppio incarico, prima di commissario giudiziale e poi di liquidatore, il relativo compenso non può prescindere dal distinto ruolo assunto dal conseguente espletamento di ulteriore e diversa attività che merita quindi separata ed autonoma remunerazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Ruoli di commissario giudiziale e di liquidatore - Distinzione - Compensi
Nell'ambito del concordato preventivo, la specifica caratterizzazione dell'incarico di liquidatore ne rivela l'ontologica distinzione rispetto all'ufficio del commissario giudiziale, il quale, laddove la liquidazione sia affidata al diverso soggetto, nel suo espletamento è tenuto a svolgere attività di sorveglianza e controllo, così che la coincidenza soggettiva non incide sulla sfera delle rispettive funzioni, le quali restano distinte e non assimilabili e pertanto meritevoli di distinto compenso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Doppio incarico di commissario giudiziale e di liquidatore - Conflitto di interessi - Sussistenza
La nomina a liquidatore della persona già in carica come commissario giudiziale collide con il requisito di cui al combinato disposto degli articoli 182, comma 2, e 28, comma 2, legge fall. che il liquidatore sia immune da conflitto di interessi, anche potenziale, ipotesi, invece, configurabile laddove nella sua persona si accumulino la funzione gestoria con quella di sorveglianza dell'adempimento del concordato, di cui all'articolo 185, comma 1, legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Nomina a liquidatore di persona già in carica come commissario giudiziale - Conflitto di interessi - Sussistenza - Diritto al doppio compenso
Nonostante la nomina a liquidatore della persona già in carica come commissario giudiziale con collida con il requisito che il liquidatore sia immune da conflitto di interessi, si deve tuttavia ritenere che qualora la nomina a liquidatore del commissario giudiziale non sia stata oggetto di contestazione e l'attività sia stata conseguentemente svolta, non possa negarsi al liquidatore il compenso per l'attività svolta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Inammissibilità - Ragioni - Fattispecie
Allo stato attuale della legislazione, non può ritenersi ammissibile il concordato di un gruppo di imprese, posto che: i) la competenza territoriale del tribunale fallimentare stabilita dagli articoli 9, 161 e 195 L.F. ha natura inderogabile; ii) il concordato deve riguardare individualmente le singole società del gruppo; iii) il concordato preventivo della società non si estende ai soci illimitatamente responsabili, i quali beneficiano soltanto dell'effetto esdebitatorio, ai sensi dell'articolo 184, comma 2, L.F. unicamente per i debiti sociali, non per quelli personali di ciascuno di loro; iv) in presenza di un concordato di diverse società legate da rapporti di controllo, anche ove soggette a direzione unitaria, occorre tenere distinte le masse attive e passive, le quali conservano la loro autonomia giuridica, dovendo restare separate le posizioni debitorie e creditorie delle singole società; v) sul piano procedimentale, le maggioranze per l'approvazione del concordato devono essere calcolate in riferimento alle singole imprese del gruppo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2015, n. 20559.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Provvedimenti immediati - Operazioni del commissario giudiziale - Convocazione dei creditori - Recapito dei creditori - Accertamento - Impossibilità - Avviso ai creditori - Comunicazione nelle forme di cui all'art. 126 legge fall. - Ammissibilità - Esclusione.
L'avviso ai creditori di cui all'art. 171 della legge fallimentare va comunicato nelle forme stabilite nell'art. 126 della medesima legge solamente quando la comunicazione personale con raccomandata o telegramma, prevista nel terzo comma, sia sommamente difficile per le ragioni ivi indicate, fra le quali non sono comprese quelle concernenti l'impossibilità di accertamento del recapito dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Gennaio 1998, n. 362.


Concordato preventivo - Effetti - Per i creditori - Titolo di credito privo di valore cambiario - Possessore - Azione giudiziaria, per il soddisfacimento del credito - Proposizione - Debitore - Procedura di concordato preventivo - Ammissione - Credito - Indicazione nell'elenco ex art. 161 L.F. - Successiva verifica del commissario giudiziale - Sussistenza - Ostatività alla azione suddetta - Esclusione
Il possesso di titoli di credito, astrattamente riconducibili alla categoria delle promesse unilaterali, ma privi di valore cambiario, dispensa il prenditore dall'onere della prova del rapporto fondamentale ai sensi dell'art. 1988 cod. civ., ma lascia impregiudicata ogni questione relativa a tale rapporto e non priva, di conseguenza il prenditore dell'interesse a promuovere un giudizio ordinario di cognizione o un procedimento monitorio, per conseguire l'accertamento del proprio credito insoddisfatto e la condanna del debitore, ancorché questi abbia chiesto l'ammissione ad una procedura di concordato preventivo senza contestare il credito ex adverso vantato, il cui titolare risulti, in effetti, ricompreso nell'elenco compilato dal debitore stesso ai sensi dell'art. 161 L.F. e verificato dal commissario giudiziale ai sensi dell'art. 171 della stessa legge, in quanto tale verifica ha carattere meramente amministrativo, in funzione della identificazione dei creditori aventi diritto al voto, così da lasciare impregiudicate le questioni relative all'esistenza ed alla natura dei crediti considerati, ed in quanto la pendenza di detta procedura è di ostacolo soltanto ad azioni esecutive, per la tutela della "par condicio", non anche a quelle di cognizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Aprile 1993, n. 4446.


Concordato preventivo - Accertamento dei crediti vantati nei confronti del debitore - Legittimazione passive di quest'ultimo - Sussistenza - Sentenza emessa nei confronti del debitore medesimo - Efficacia nei confronti della liquidazione concordataria
Legittimato passivo in ordine all'accertamento dei crediti vantati nei confronti del debitore ammesso al concordato preventivo è tale debitore e non il commissario giudiziale, o il liquidatore qualora si tratti di concordato con cessione dei beni, e la sentenza emessa nei confronti del detto debitore è destinata a far stato ai fini della liquidazione concordataria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 03 Marzo 1987, n. 2234.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Compenso - Istanza relativa - Decreto del tribunale fallimentare contenente, anziché un provvedimento, sul merito dell'istanza, l'imposizione di un determinato iter per il raggiungimento della liquidazione del compenso stesso - Impugnabilità in cassazione ex art. 111 cost.
Ha carattere decisorio e definitivo, ed è pertanto impugnabile per cassazione a norma dell'art. 111 cost. Il decreto del tribunale fallimentare che, senza provvedere sul merito dell'istanza di determinazione del compenso spettante al commissario giudiziale e al liquidatore del concordato preventivo, imponga un determinato iter procedimentale per pervenire alla liquidazione del compenso stesso, stabilendo che questa debba essere preceduta dalla approvazione del rendiconto della gestione da effettuare secondo le formalità di cui all'art. 116 l. fall., trattandosi di un provvedimento - non altrimenti impugnabile - che comporta il differimento della realizzazione del diritto al compenso, rendendola notevolmente più difficoltosa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Novembre 1981, n. 6187.