Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 167 ∙ (Amministrazione dei beni durante la procedura)


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In generale
Ratio
Amministrazione dei beni ceduti ai creditoriGestione dell'impresa durante la procedura e attività funzionali alla realizzazione del pianoEffetti sulla fattibilità giuridica della propostaObblighi informativiRuolo degli organi della proceduraCollaborazione con gli organi della procedura

Concordato con riserva
Concordato con continuità aziendaleConcordato preventivo con cessione dei beniConcordato di gruppo

Rapporti pendenti
Esecuzione del concordatoRuolo del giudice nella esecuzione del concordatoLegittimazione del commissario liquidatoreLegittimazione del debitoreRisoluzione del concordato preventivoRevoca del concordato

Autorizzazioni
Atti di ordinaria amministrazione
Atti di straordinaria amministrazioneAtti o pagamenti non autorizzatiEsonero dall'autorizzazioneInefficaciaAttività di liquidazione precedente l'omologaPagamenti di crediti anteriori al concordato

Casistica
Incarichi professionali
Patti paraconcordatariCredito del professionistaFinanziamenti prededucibiliDURCAzione giudizialeRegolarità contributivaModifica in blocco delle condizioni contrattuali afferenti i termini di pagamento dei fornitoriAzione di responsabilitàFusioneIscrizione a ruolo di tributi e notifica di cartella esattorialeEspressione del votoRapporti bancariEsecuzione del contratto preliminareSanzioniPagamenti eseguiti dopo il deposito della domanda di concordato ma prima del decreto di apertura

Altro
Prescrizione dei crediti durante la procedura di concordato
Inefficacia dell'ipoteca giudizialeSospensione delle operazioni di venditaAtti di frodePrededuzione - Vedi anche articolo 111 LFPrededucibilità dei crediti nel concordato negli accordi di ristrutturazione - Vedi anche articolo 182 quater L.FFinanziamento e continuità aziendale nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione dei debiti - Vedi anche articolo 182 Quinquies LFContenzioso tributarioRicorso per cassazione



Concordato preventivo - Atti legalmente compiuti dall'imprenditore dopo la presentazione di una domanda di concordato - Distinzione tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione - Idoneità dell'atto a incidere negativamente sul patrimonio del debitore
La nozione di atti legalmente compiuti, di cui alla L. Fall., art. 161, comma 7, è legata innanzi tutto al significato della distinzione tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione, la quale va intesa secondo la L. Fall., art. 167; sicché resta incentrata sul requisito della idoneità dell'atto a incidere negativamente sul patrimonio del debitore, pregiudicandone la consistenza o compromettendone la capacità a soddisfare le ragioni dei creditori, perché in grado di determinarne la riduzione ovvero di gravarlo di vincoli e di pesi cui non corrisponde l'acquisizione di utilità reali prevalenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 Maggio 2019, n. 14713.


Concordato preventivo – Atti legalmente compiuti dall'imprenditore dopo la presentazione di una domanda di concordato in bianco – Prededucibilità – Rinuncia al concordato – Consecuzione tra le procedure – Mancanza di discontinuità dell'insolvenza

Concordato preventivo – Atti compiuti nella fase di preconcordato (c.d. “concordato in bianco” o “concordato con riserva”) – Atti di gestione dell'impresa – Atti consentiti – Criterio distintivo

Concordato preventivo – Atti legalmente compiuti dall'imprenditore dopo la presentazione di una domanda di concordato – Distinzione tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione – Idoneità dell'atto a incidere negativamente sul patrimonio del debitore

Concordato preventivo – Atti compiuti nella fase di preconcordato (c.d. “concordato in bianco” o “concordato con riserva”) – Carattere di ordinaria o di straordinaria amministrazione – Valutazione – Interesse della massa dei creditori

Concordato preventivo – Atti compiuti nella fase di preconcordato (c.d. “concordato in bianco” o “concordato con riserva”) – Carattere di ordinaria o di straordinaria amministrazione – Valutazione – Onere di fornire informazioni sul tipo di proposta

I crediti di terzi, scaturenti da atti legalmente compiuti dall'imprenditore dopo la presentazione di una domanda di concordato in bianco, sono in astratto prededucibili, per espressa disposizione di legge, nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa, anche ove vi sia stata rinuncia al concordato, poiché il requisito della consecuzione tra le procedure dipende dalla mancanza di discontinuità dell'insolvenza.

Nella fase di preconcordato, ai sensi della L. Fall., art. 161, comma 7, è consentito al ricorrente di compiere atti di gestione dell'impresa, senza necessità di autorizzazione del tribunale, ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio.

La nozione di atti legalmente compiuti, di cui alla L. Fall., art. 161, comma 7, è legata innanzi tutto al significato della distinzione tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione, la quale va intesa secondo la L. Fall., art. 167; sicché resta incentrata sul requisito della idoneità dell'atto a incidere negativamente sul patrimonio del debitore, pregiudicandone la consistenza o compromettendone la capacità a soddisfare le ragioni dei creditori, perché in grado di determinarne la riduzione ovvero di gravarlo di vincoli e di pesi cui non corrisponde l'acquisizione di utilità reali prevalenti.

Anche dopo la presentazione di una domanda di concordato con riserva, la valutazione in ordine al carattere di ordinaria o di straordinaria amministrazione dell'atto deve essere compiuta con riferimento all'interesse della massa dei creditori, e non dell'imprenditore insolvente, essendo possibile che atti astrattamente qualificabili di ordinaria amministrazione se compiuti nel normale esercizio dell'impresa possano, invece, assumere un diverso connotato se compiuti nel contesto procedimentale attivato dalla domanda suddetta, laddove gli stessi finiscano con l'investire gli interessi del ceto creditorio mediante l'assunzione di ulteriori debiti o la sottrazione di beni alla disponibilità della massa.

La necessità di valutare l'atto compiuti nella fase di preconcordato in coerenza con la situazione nella quale è posto in essere impone al debitore, che intenda presentare una domanda di concordato "con riserva", l'onere di fornire informazioni sul tipo di proposta (o anche sul contenuto del piano) idonee a discernere verso quale forma di concordato egli abbia inteso indirizzarsi, per modo da confrontare rispetto a essa la valutazione degli atti consentiti; sicchè in difetto l'atto, che si riveli idoneo a incidere negativamente sul patrimonio, deve essere considerato, ai fini dell'art. 161, comma 7, come di amministrazione straordinaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

(Conformi: Cass. civ., Sez. I, 29 maggio 2019, nn. 14713/19, 14714/19, 14715/19, 14716/19, 14717/19, 14718/19, 14719/19, 14720/19, 14721/19, 14722/19, 14723/19, 14724/19, 14725/19, 14726/19, 14727/19, 14728/19, 14729/19, 14730/19, 14731/19, 14732/19, 14733/19) Cassazione civile, sez. I, 29 Maggio 2019, n. 14713.


Concordato preventivo - Ammissione - Locazione infranovennale - Difetto di autorizzazione del tribunale - Revoca dell'ammissione al concordato preventivo - Atto di straordinaria amministrazione - Accertamento - Criteri
La locazione infranovennale di un immobile senza l'autorizzazione del tribunale, nel corso della procedura di concordato preventivo, non costituisce di per sé atto di straordinaria amministrazione, tale da giustificare senz'altro la revoca dell'ammissione alla procedura ai sensi dell'art. 173 l.fall., in quanto nell'attività di impresa, che presuppone necessariamente il compimento di atti dispositivi e non meramente conservativi, la distinzione tra ordinaria e straordinaria amministrazione non si fonda sulla natura conservativa o meno dell'atto, ma sulla sua relazione con la gestione normale del tipo di impresa e con le relative dimensioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2019, n. 13261.


Concordato preventivo - Cessione dei beni ai creditori - Sospensione della prescrizione - Inapplicabilità - Fondamento
Il concordato preventivo mediante cessione dei beni ai creditori comporta il trasferimento agli organi della procedura non della proprietà dei beni, ma dei soli poteri di gestione finalizzati alla liquidazione. Ne consegue che l'art. 2941, n. 6, c.c., non è applicabile estensivamente ai rapporti tra debitore e creditori del concordato preventivo in questione, poichè la titolarità dell'amministrazione dei beni ceduti spetta esclusivamente al liquidatore, il quale la esercita non in nome o per conto dei creditori concordatari, ma nel rispetto delle direttive impartite dal tribunale, secondo l'art. 182 l.fall., nel testo vigente "ratione temporis" (anteriore alle modifiche di cui al d.lgs. n. 169 del 2007). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2019, n. 5663.


Concordato preventivo – Atti di straordinaria amministrazione – Autorizzazione – Azione giudiziale – Valutazione in concreto
L'ipotesi di azione in giudizio non rientra in modo necessario e automatico nell'ambito della categoria degli atti di straordinaria amministrazione per i quali è necessaria l’autorizzazione ai sensi dell’art. 167 L. Fall., in quanto la relativa valutazione è frutto di un riscontro che deve essere effettuato caso per caso, tenendo conto, tra l’altro, della specifica finalità perseguita dall'atto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Ottobre 2018.


Concordato preventivo – Cessione dei beni – Cessione parziale – Effetto esdebitatorio – Esclusione

Concordato preventivo – Concordato con continuità aziendale – Cessione parziale dei beni – Ammissibilità – Finalità dell’istituto

Concordato preventivo – Concordato di gruppo – Inammissibilità – Confusione delle masse attive e passive delle singole società – Esclusione

La cessione dei beni di fonte contrattuale non ha un effetto esdebitatorio (a differenza di quanto avviene nel concordato) e, come tale, consente ai creditori cessionari di agire esecutivamente anche sulle attività non cedute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato con continuità aziendale, ai sensi dell'art. 186-bis L. Fall., la cessione parziale dei beni è espressamente prevista in relazione alla peculiare finalità perseguita dall'istituto, che è quella di consentire la prosecuzione dell'attività di impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E’ inammissibile la proposta unitaria di concordato da parte di società fra loro collegate da vincolo di direzione e controllo che preveda l'attribuzione ai creditori di ciascuna società solo di parte del patrimonio di questa (Cass. 13 ottobre 2015, n. 20559; Cass. 13 luglio 2018, n. 18761); il concordato preventivo può, pertanto, essere proposto unicamente da ciascuna delle società appartenenti al gruppo davanti al tribunale territorialmente competente per ogni singola procedura, senza possibilità di confusione delle masse attive e passive, per essere, quindi, approvato da maggioranze calcolate con riferimento alle posizioni debitorie di ogni singola impresa, con l’ulteriore precisazione che la separazione delle masse attive e passive rappresenta (anche in ragione del meccanismo di formazione delle maggioranze necessarie) un dato imprescindibile della normativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Ottobre 2018, n. 26005.


Concordato preventivo - Pagamenti eseguiti dopo il deposito della domanda ma prima del decreto di apertura - Conseguenze in caso di successivo fallimento - Inefficacia ex art. 167 l.fall. - Sussistenza - Revocatoria fallimentare - Esclusione
Poichè gli effetti del decreto di apertura del concordato preventivo retroagiscono alla data di presentazione della domanda di ammissione alla procedura, in caso di successivo fallimento, i pagamenti eseguiti dall'imprenditore dopo il deposito della domanda di ammissione al concordato, ma prima dell'emissione del decreto di apertura della procedura, sono inefficaci ai sensi dell'art. 167 l. fall. e non risultano soggetti a revocatoria fallimentare pur se rientranti nel c.d. periodo sospetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2018, n. 18729.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Relazione del professionista – Valorizzazione della azione di responsabilità proponibile nei confronti degli amministratori – Omissione – Inammissibilità della proposta
Non soddisfa il requisito di cui all’art. 186 bis, comma 2, lett. b, l.f., con conseguente inammissibilità del concordato preventivo con continuità aziendale, la relazione del professionista che, attestando la funzionalità della prosecuzione dell’attività di impresa al miglior soddisfacimento dei creditori, non valorizza adeguatamente l’esito dell’azione di responsabilità proponibile nei confronti degli amministratori della società proponente nella alternativa liquidatoria fallimentare. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 27 Giugno 2018.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Patti paraconcordatari - Contenuto - Fattispecie
Non è soggetto alla autorizzazione del giudice delegato di cui all'art. 167, comma 2, legge fall. - in quanto costituente un fatto giuridico presupposto del piano che precede, logicamente e cronologicamente l'ammissione alla procedura, laddove il giudice delegato esercita il proprio controllo su atti di gestione dell’impresa che intervengono successivamente all’apertura della procedura medesima - il patto paraconcordatario, soggetto alla sola condizione sospensiva dell'omologazione del concordato preventivo, che:
a) preveda il riscadenziamento dei piani di ammortamento dei mutui in essere, anche per le rate già scadute al momento del deposito del ricorso, consentendo in tal modo di escludere la violazione del limite annuale di moratoria per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, previsto dall’art. 186-bis, comma 2 lett. c), legge fall.;
b) non contenga novazione di mutui, né riconoscimenti di diritti di terzi;
c) non preveda l'apporto di nuova finanza da collocarsi in prededuzione;
d) conferisca mandato irrevocabile per la vendita di un bene immobile con efficacia che decorra successivamente alla data di termine del piano, così che l’esecuzione del mandato a vendere sia collocata non solo al di là delle fasi di ammissione alla procedura e di omologa, ma anche al di fuori dell’orizzonte temporale del piano, cosicché tale dispositivo (nella fattispecie di garanzia in un concordato di sola continuità) non incide sulla struttura del patrimonio del ricorrente in quel periodo di osservazione che la disciplina concordataria sottopone al controllo autorizzativo del tribunale o del giudice delegato, né interferisce con la fase esecutiva del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 07 Giugno 2018.


Concordato preventivo - Pagamento di cambiali tratte - Assolvimento del rapporto di valuta tra traente in concordato e beneficiario creditore - Violazione della par condicio - Inefficacia
Nel concordato preventivo, a meno non vi sia applicazione dello strumento dello scioglimento dei contratti pendenti di cui all'art. 169-bis legge fall., non si verifica lo scioglimento della delegazione di pagamento.

Pertanto, in caso di pagamento di cambiali tratte, l’adempimento dell’obbligazione pecuniaria a carico del traente e in favore del beneficiario (credito anteriore, costituente il rapporto di valuta) - ancorché attuata mediante un maccanismo di delegatio solvendi (ossia dando il traente incarico al trattario, obbligato nei confronti del traente in virtù del rapporto di provvista) - comporta che il trattario assolva contestualmente sia al debito di provvista nei confronti del traente (credito dell’imprenditore concordante o credito di massa) sia, contestualmente, al rapporto di valuta corrente tra beneficiario e traente (debito concorsuale).

Secondo la prospettiva del traente in concordato, dunque, il traente riceve indirettamente il pagamento effettuato dal trattario, il quale è efficace nei confronti del traente in quanto l’imprenditore ammesso al concordato preventivo conserva l’amministrazione dei beni ed è quindi legittimato a ricevere pagamenti, direttamente o indirettamente.

Tuttavia, l’assolvimento del rapporto di valuta tra traente in concordato e beneficiario creditore concorsuale deve reputarsi inefficace, in quanto comporta violazione della par condicio creditorum, perché integra l'esecuzione di un pagamento di creditori concorsuali indipendentemente dall’ordine di graduazione previsto dal concordato e ciò per il solo fatto di essere in possesso di uno strumento di pagamento cartolare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 06 Giugno 2018.


Concordato preventivo - Pagamenti di crediti - Difetto di autorizzazione del giudice delegato - Revoca dell'ammissione al concordato preventivo - Automaticità - Esclusione - Accertamento della frode alle ragioni dei creditori - Necessità
Il pagamento non autorizzato di un debito scaduto eseguito in data successiva al deposito della domanda di concordato preventivo, non integra in via automatica, ai sensi dell'art. 173, comma 3, l.fall., una causa di revoca del concordato, la quale consegue solo alla verifica, da compiersi ad opera del giudice di merito, che tale pagamento, non essendo ispirato al criterio della migliore soddisfazione dei creditori, sia diretto a frodare le ragioni di questi ultimi, così pregiudicando le possibilità di adempimento della proposta formulata con la domanda di concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2018, n. 11958.


Concordato preventivo - Crediti nascenti da nuovi contratti stipulati dal debitore, in corso di esecuzione del concordato - Sorti in funzione della procedura - Prededuzione nel fallimento consecutivo
I crediti nascenti da nuovi contratti che, pur se non espressamente contemplati nel piano concordatario, siano stipulati dal debitore, in corso di esecuzione del concordato preventivo omologato, ai fini del raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano medesimo e dell'adempimento della proposta, devono ritenersi sorti in funzione della procedura e vanno ammessi in prededuzione allo stato passivo del fallimento consecutivo, dichiarato per effetto della risoluzione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2018.


Concordato preventivo - Chiusura - Cessazione del regime di amministrazione dei beni - Piena disponibilità del proprio patrimonio - Esclusione - Patrimonio vincolato all'attuazione degli obblighi assunti con la proposta omologata - Commissario giudiziale tenuto alla sorveglianza dell'adempimento secondo le modalità stabilite nel provvedimento di omologazione
La chiusura del concordato preventivo che, ai sensi dell'art. 181 l. fall., fa seguito alla definitività del decreto o della sentenza di omologazione, pur determinando la cessazione del regime di amministrazione dei beni previsto, durante il corso della procedura, dall'art. 167, non comporta (salvo che alla data dell'omologazione il concordato sia stato già interamente eseguito) l'acquisizione in capo al debitore della piena disponibilità del proprio patrimonio, che resta vincolato all'attuazione degli obblighi da lui assunti con la proposta omologata, dei quali il commissario giudiziale, come espressamente stabilito dall'art. 185, è tenuto a sorvegliare l'adempimento, "secondo le modalità stabilite nella sentenza (o nel decreto) di omologazione".

La fase di esecuzione, nella quale - come si desume dalla stessa rubrica dell'art. 185 - si estrinseca l'adempimento del concordato, non allora può ritenersi scissa, e come a sè stante, rispetto alla fase procedimentale che l'ha preceduta: l'assoggettamento del debitore, dopo l'omologazione, all'osservanza del provvedimento giurisdizionale emesso ai sensi dell'art. 180, implica infatti la necessità che egli indirizzi il proprio agire al conseguimento degli obiettivi prefigurati nella proposta presentata ed approvata dai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2018.


Concordato preventivo -  Esecuzione - Necessità di contrarre nuove obbligazioni per il perseguimento degli obiettivi previsti dal piano - Obbligazioni sorte in funzione della procedura
L'adempimento del concordato con continuità aziendale può richiedere il compimento di attività più o meno complesse, che, in via meramente esemplificativa, potranno variare dalla mera cessione dei beni ai creditori a titolo solutorio, al trasferimento al liquidatore dei poteri di amministrazione e di disposizione del patrimonio aziendale, alla prosecuzione della gestione dell'impresa secondo criteri predeterminati, in vista della sua cessione o della realizzazione delle liquidità necessarie per far fronte ai pagamenti, sino all'attuazione di vere e proprie operazioni di ricapitalizzazione, di riqualificazione e di ristrutturazione societaria, occorrenti per il compimento degli atti finalizzati all'estinzione delle passività. E' ben possibile, dunque, che, nel corso dell'esecuzione del concordato, e proprio allo scopo di darvi adempimento, il debitore si trovi nella necessità di contrarre nuove obbligazioni, che, in tal caso, siccome traenti origine da negozi diretti al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano, devono senz'altro ritenersi sorte "in funzione" della procedura (cfr. Cass., ord., n. 17911/2016). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2018.


Concordato preventivo – Limiti alla legittimazione ad agire del liquidatore giudiziale – Applicazione dell’art. 111 L. Fall., comma 2, al credito per occupazione illegittima di un immobile funzionale alla conservazione dei beni sociali – Estensione analogica del privilegio ex art. 2764 cod. civ., comma 3, all’occupazione illegittima di un immobile anteriore al concordato preventivo
In tema di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, la legittimazione del commissario giudiziale è limitata alle controversie riguardanti questioni liquidatorie o distributive, e non si estende a quelle aventi ad oggetto l'accertamento delle ragioni di credito dell'impresa e il pagamento dei relativi debiti, ancorché le stesse risultino idonee ad incidere sul riparto che fa seguito alle operazioni di liquidazione.

E’ da ritenersi prededucibile il credito a titolo di indennità per l'illegittima occupazione di un immobile concesso in locazione alla società fallita e non restituito dalla conduttrice nonostante la scadenza del relativo rapporto, verificatasi in epoca anteriore all'ammissione della stessa al concordato preventivo: ciò in quanto tale credito è temporalmente coincidente, almeno in parte, con lo svolgimento della predetta procedura, e comunque funzionale alla prosecuzione dell'attività d'impresa o quanto meno alla conservazione dei beni aziendali, destinati altrimenti ad andare dispersi, così da giustificare l'applicazione dell'art. 111 L. Fall., comma 2, che estende la prededucibilità ai crediti "sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali".

Nell'individuare i crediti prededucibili, l'art. 111 L. Fall., comma 2, fa riferimento ad un duplice criterio, cronologico e teleologico, prefigurando un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte all'interno della procedura, ma tutte quelle che, anche se sorte anteriormente, interferiscono con l'amministrazione fallimentare, e conseguentemente con gli interessi del ceto creditorio.

Il riconoscimento del privilegio in favore del credito per indennità di occupazione trova giustificazione nella natura contrattuale della responsabilità posta a carico del conduttore per il ritardo nella riconsegna della cosa locata, la quale, traendo origine dall'inadempimento dell'obbligo di restituire la cosa stessa alla scadenza del rapporto di locazione, consente di estendere lo speciale privilegio previsto dall'art. 2764 cod. civ., comma 3, anche al credito del locatore avente ad oggetto il risarcimento del danno provocato dal predetto ritardo. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Ottobre 2017, n. 24683.


Concordato preventivo – Pagamento di sanzione tributaria – Divieto – Eccezione – Fattispecie
Se è vero che la sanzione per il mancato pagamento di imposte non può essere applicata quando il termine sia scaduto dopo l’apertura della procedura di concordato, in ragione dei noti divieti, derogabili solo nei casi previsti dall’art. 182-quinquies l.fall., tale ipotesi non ricorre ove il termine per il pagamento sia scaduto prima dell’inizio della procedura concorsuale nonostante la sanzione possa essere ridotta a fronte di un pagamento immediato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Modena, 21 Settembre 2017.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Gruppo di imprese - Nozione
Nell'ambito del codice civile, il "gruppo di società" costituisce oggetto di un riconoscimento solo indiretto, senza formule definitorie, insito nell'art. 2497 c.c. e segg., ove si rinviene la disciplina della responsabilità da direzione e coordinamento.

All'atto della crisi d'impresa, il riferimento al "gruppo" può pertanto ritenersi fondato in quanto correlato all'istituto desumibile dalla suddetta disciplina - della direzione e del coordinamento tra società -, per modo da potersi propriamente discorrere di "gruppo" in quelle (sole) dinamiche in cui una di tali società (la capogruppo) esercita la propria attività d'impresa dirigendo e coordinando le altre, ne consegue che il (vero) concordato di gruppo non corrisponde alla fattispecie nella quale l'unitarietà della proposta e del piano sia intervenuta all'interno di una situazione di crisi gestita da parte di singole società, mediante forme di aggregazione di distinto segno sostanzialmente limitate a (meri) conferimenti di beni e all'accollo di debiti.

["Nell'ambito del codice civile, il "gruppo di società" costituisce oggetto di un riconoscimento solo indiretto, senza formule definitorie. Tale riconoscimento è insito nell'art. 2497 c.c. e segg., ove si rinviene la disciplina della responsabilità da direzione e coordinamento.
All'atto della crisi d'impresa, il riferimento al "gruppo" è legittimo in quanto correlato all'istituto desumibile dalla suddetta disciplina - della direzione e del coordinamento tra società -, per modo da potersi propriamente discorrere di "gruppo" in quelle (sole) dinamiche in cui una di tali società (la capogruppo) esercita la propria attività d'impresa dirigendo e coordinando le altre.
Pertanto, il (vero) concordato di gruppo non corrisponde alla fattispecie di cui dà atto l'impugnata sentenza, nella quale l'unitarietà della proposta e del piano era intervenuta all'interno di una situazione di crisi gestita da parte di singole società, mediante forme di aggregazione di distinto segno sostanzialmente limitate a (meri) conferimenti di beni e all'accollo di debiti.
Situazioni analoghe a queste la prassi ha nel tempo delineato nel contesto di tecniche di redazione di domande o proposte di concordato caratterizzate dalla costituzione di nuove società alle quali conferire i beni di altre, per modo di accedere al concordato su iniziativa della conferitaria - e/o (secondo i casi) della conferente legittimata dalla condizione di titolarità della massa attiva e passiva.
E può aggiungersi che la non corrispondenza tra i concetti puntualmente messa in luce da una parte della dottrina nella contrapposizione tra una nozione "forte" (o propria) e una "debole" (o impropria) del concordato di gruppo - è oggi viepiù confortata dal progetto di riforma organica della disciplina della crisi d'impresa e dell'insolvenza, culminato nello schema di disegno di legge attualmente all'esame del Parlamento.
Tale schema prospetta invero di inserire la afferente procedura di concordato preventivo nel contesto di disciplina teso alla definizione del gruppo di imprese, e di modellare codesta definizione sull'insieme delle "società o imprese sottoposte alla direzione e coordinamento di cui all'art. 2497 e ss., nonché art. 2545-septies c.c.", corredata dalla presunzione semplice di assoggettamento in presenza di un rapporto di controllo ai sensi dell'art. 2359 c.c. Sicché a tanto affida il presupposto affinché la procedura di concordato preventivo del gruppo di imprese venga poi disciplinata, consentendo che più società o imprese, appartenenti al medesimo gruppo e sottoposte alla giurisdizione dello Stato, abbiano a proporre "con un unico ricorso domanda di ammissione ad una procedura di concordato preventivo unitaria, fondata su un unico piano, o su piani reciprocamente collegati e interferenti ferma restando in ogni caso l'autonomia delle rispettive masse attive e passive".
Nel caso di specie, non risulta che sia stato neppure dedotto che le società in questione fossero state assoggettate - magari solo di fatto - a eterodirezione o a controllo.
7. L'anzidetta sottolineatura consente al collegio di puntualizzare che la sezione si è di recente determinata nel senso della attuale non proponibilità del concordato di gruppo in mancanza di una disciplina positiva che si occupi di regolare la competenza del tribunale, le forme del ricorso, la nomina degli organi, nonché la formazione delle classi e delle masse. Donde ha affermato che, in base alla disciplina vigente, il concordato preventivo può essere proposto unicamente da ciascuna delle società appartenenti al gruppo davanti al tribunale territorialmente competente per ogni singola procedura, senza possibilità di confusione delle masse attive e passive, per essere, quindi, approvato da maggioranze calcolate con riferimento alle posizioni debitorie di ogni singola impresa (v. Cass. n. 20559-15).
Nella fattispecie in esame, nella quale non viene in questione un profilo di competenza, neppure è il caso di maggiormente indugiare su quanto emergente dalla citata pronuncia.
Essendosi dinanzi a una forma di aggregazione diversa dal gruppo societario propriamente inteso, evocare la questione circa l'ammissibilità o meno di un concordato di gruppo è poco conferente. Quel che unicamente rileva è difatti questo: che la commistione delle masse, debitamente accertata dal giudice del merito e ostativa finanche al vero concordato di gruppo, impedisce di ravvisare il presupposto di ammissibilità di ogni prospettazione concordataria che rifluisca su soggetti distinti.
8. Ferma allora la considerazione previa in ordine al profilo involto dal sintagma "concordato di gruppo", può osservarsi che in tutti i casi di aggregazione diversa dal gruppo, ove vi siano proposte concordatarie tra loro coordinate in prospettiva di conferimenti e accolli tra le singole società di cui si tratta, elemento imprescindibile resta l'autonomia delle masse attive e passive e la conseguente votazione separata sulle proposte da parte dei creditori di ciascuna società o impresa. Mentre la corte d'appello ha accertato che la proposta in esame era unica ed era stata caratterizzata da una confusione di masse tra loro non coincidenti, essendo mancato il conferimento integrale dei beni in (*) ed essendo risultata questa società priva di impianto contabile onde potersi apprezzare la dedotta (e in sè oltre tutto inverosimile) inesistenza di obbligazioni proprie, medio tempore contratte."] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19014.


Concordato preventivo - Cessione dei beni ai creditori - Legittimazione ad agire o a resistere del commissario liquidatore - Esclusione
In caso di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, il liquidatore non ha legittimazione ad agire o a resistere in relazione ai giudizi, compresi quelli tributari, di accertamento delle ragioni di credito e pagamento dei relativi debiti, ancorchè influenti sul riparto che segue le operazioni di liquidazione, giacchè egli in quei giudizi, esperiti nei confronti del debitore cedente, può spiegare intervento, pur senza essere litisconsorte necessario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 28 Luglio 2017, n. 18823.


Concordato preventivo - Pagamenti intervenuti dopo la presentazione della domanda - Atti di straordinaria amministrazione - Estraneità degli atti rispetto agli scopi della procedura - Pagamenti di professionisti
Il pagamento delle spese sostenute per l'allestimento di atti necessari per avviare la procedura di concordato preventivo richiesti dalla legge e pur ragionevolmente propri di una prassi attinente al corredo della relativa domanda, può anche non costituire in sè atto di straordinaria amministrazione; tuttavia allorché l'esborso sia avvenuto dopo il deposito della domanda e senza autorizzazione giudiziale, senza distinguere prestazioni anteriori al ricorso e posteriori al suo deposito, correttamente è dichiarata la revoca dell'ammissione, ai sensi dell'art. 173 legge fall., ove sia dimostrata l'estraneità degli atti rispetto agli scopi della procedura, ovvero la superfluità o casualità, oltre che l'intento frodatorio.

[Nella specie, i pagamenti hanno riguardato non solo prestazioni rese dai professionisti ed attinenti al concordato, ma anche attività del tutto eccentriche, quali la difesa del liquidatore nel processo penale, nonchè crediti di un membro del collegio sindacale, dipendenti, fornitori.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2017, n. 3317.


Concordato preventivo – Effetti – Pagamenti in esecuzione di contratti in corso – Efficacia – Esclusione – Limiti
I pagamenti effettuati dall’imprenditore ammesso alla procedura di concordato preventivo, relativi a debiti sorti anteriormente all’inizio della procedura da contratti per il resto esauriti, non si sottraggono alla regola dell’inefficacia a meno che siano stati autorizzati dal giudice delegato ai sensi dell’art. 167 l. fall. (Antonio Mondini) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca, 27 Gennaio 2017.


Concordato preventivo – Pagamento dei professionisti – Divieto
Dopo l’apertura della procedura di concordato e fino all’omologazione, sono vietati i pagamenti all’attestatore e agli altri professionisti incaricati della preparazione della domanda di concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lodi, 20 Gennaio 2017.


Fallimento - Accertamento del passivo - Crediti sorti in occasione ed in funzione di procedure concorsuali - Distinzione - Contratto preliminare autorizzato dal giudice delegato al concordato preventivo - Successivo scioglimento, ad parte del curatore, ex art. 72 l.fall. - Credito per restituzione della caparra versata - Prededucibilità - Sussistenza - Fondamento
L'art. 111, comma 2, l.fall., considerando prededucibili i crediti «sorti in occasione o in funzione» delle procedure concorsuali, li individua, alternativamente, sulla base di un duplice criterio, cronologico e teleologico, il primo dei quali va implicitamente integrato con la riferibilità del credito all'attività degli organi della procedura. Pertanto, il credito per restituzione della caparra versata in relazione ad un preliminare di compravendita immobiliare che, autorizzato dal giudice delegato nel corso del concordato preventivo precedente il fallimento della promittente venditrice, sia stato successivamente sciolto, per volontà del curatore e con efficacia retroattiva, ex art. 72 l.fall., è prededucibile nel suddetto fallimento, non ostandovi l'avvenuto scioglimento di quel contratto, né l'eventuale sua nullità, atteso che l'attività degli organi della procedura genera crediti prededucibili indipendentemente dalla verifica in concreto della loro funzionalità rispetto alle esigenze della stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Ottobre 2016, n. 20113.


Concordato preventivo con riserva – Fusione – Ammissibilità
Può essere autorizzata nella fase prenotativa la stipulazione dell’atto di fusione di società in concordato preventivo, quand’anche avente l’efficacia immediata di cui all’art. 2504-bis c.c. e dunque non condizionata alla definitività del provvedimento di omologazione, quando la fusione risulti conveniente ai fini della proposta concordataria, non consti l’opposizione ex art. 2503 c.c. di creditori e sussista il requisito dell’urgenza. (Pier Giorgio Cecchini) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 22 Luglio 2016.


Concordato preventivo – Versamento dell’Iva – In scadenza dopo l’omologazione del concordato – Applicabilità dei termini previsti dalla legge – Esclusione – Applicabilità dei termini specificati nel concordato – Affermazione
Il concordato preventivo omologato è il risultato di una procedura pubblicistica che comporta l’esclusione di ogni assoluto potere gestionale dell’imprenditore, dal momento che l’intera procedura opera sotto la vigilanza del giudice delegato e del commissario giudiziale.
Dal momento che il debitore non ha la libera disponibilità del denaro del’impresa sottoposta al concordato, è del tutto illogico pretendere che egli, durante il concordato, debba effettuare il pagamento del debito IVA entro il termine previsto dalla legge e non secondo le modalità ed entro i termini specificati nel concordato omologato.

[In applicazione, di tale principio, il Tribunale affermava l’insussistenza del reato di omesso versamento di IVA annullando il sequestro preventivo per equivalente disposto sul conto corrente dell’amministratore unico della società debitrice.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 23 Giugno 2016.


Concordato preventivo - Sentenza di omologazione - Effetti - Questioni aventi ad oggetto diritti di singoli creditori o del debitore - Competenza del giudice ordinario - Decreto del tribunale di conferma del decreto di rigetto della domanda di somme accantonate - Ricorribilità per cassazione - Esclusione
Una volta esauritasi, con la sentenza di omologazione, la procedura di concordato preventivo - nella quale manca una fase di accertamento dello stato passivo - tutte le questioni che hanno ad oggetto diritti pretesi da singoli creditori o dal debitore, e che attengono all'esecuzione del concordato, danno luogo a controversie che sono sottratte al potere decisionale del giudice delegato e costituiscono materia di un ordinario giudizio di cognizione, da promuoversi, da parte del creditore e di ogni altro interessato, dinanzi al giudice competente (Cass. nn. 16598/08, 23271/06).

Ne deriva l'inammissibilità del ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. avverso il decreto con cui il tribunale, in sede di reclamo, abbia confermato il provvedimento del giudice che ha rigettato la domanda di svincolo delle somme accantonate, che è atto giudiziale esecutivo di funzioni di mera sorveglianza e controllo, privo dei connotati della decisorietà e della definitività. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 Giugno 2016, n. 12265.


Concordato preventivo - Spossessamento attenuato - Vigenza
Il regime di spossessamento attenuato dell’imprenditore, soggetto alla vigilanza del commissario giudiziale ed all’autorizzazione del giudice delegato ai fini del compimento degli atti di straordinaria amministrazione vige durante il corso della procedura di concordato e, pertanto, soltanto fino all’omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 01 Giugno 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Affitto del ramo di azienda - Atto di ordinaria amministrazione - Fattispecie
L'affitto del ramo di azienda rientra tra gli atti di ordinaria amministrazione a meno che, a causa della sua durata non comprometta l'interesse dei creditori ovvero sia idoneo ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore pregiudicandone la consistenza e compromettendone la capacità a soddisfare le ragioni dei creditori in quanto ne determina la riduzione ovvero lo grava di vincoli e pesi cui non corrisponde l'acquisizione di utilità reali su di essi prevalenti. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto compatibile con il piano concordatario l'affitto del ramo d'azienda finalizzato alla conservazione di valori immateriali quali le certificazioni SOA). (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 17 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Concordato cd. "con riserva" - Pagamento non autorizzato di debito scaduto eseguito dopo il deposito della domanda - Inammissibilità della proposta - Automaticità - Esclusione - Accertamento della natura straordinaria, o meno, dell'atto e della frode alle ragioni dei creditori - Necessità
Il pagamento non autorizzato di un debito scaduto eseguito in data successiva al deposito della domanda di concordato con riserva, non comporta, in via automatica, l'inammissibilità della proposta, dovendosi pur sempre valutare se detto pagamento costituisca, o meno, atto di straordinaria amministrazione ed, in ogni caso, se la violazione della regola della "par condicio" sia diretta a frodare le ragioni dei creditori, pregiudicando le possibilità di adempimento della proposta negoziale formulata con la domanda di concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2016, n. 7066.


Concordato preventivo - Compensazione tra crediti ante procedura e crediti sorti in corso di procedura - Divieto di pagamento di crediti anteriori
Poiché dopo l'ammissione alla procedura di concordato preventivo non sono consentiti pagamenti lesivi della par condicio creditorum, se non con le modalità espressamente previste da apposite norme, deve escludersi la ammissibilità della compensazione tra crediti sorti anteriormente alla procedura - e come tali soggetti al concorso - e crediti sorti nel corso della procedura a favore della proponente il concordato. (Nel caso di specie, la società in concordato vantava un credito a titolo di penale per il tardivo rilascio di un bene concesso a titolo precario ed in custodia ad un creditore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 23 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Direzione della procedura da parte del giudice delegato - Esclusione - Potere di autorizzazione per il compimento di determinati atti - Giustificazione - Atti che potrebbero incidere negativamente sul patrimonio del debitore o incompatibili con il piano concordatario
L'esercizio dell'impresa da parte del debitore ammesso al concordato preventivo non è più soggetto alla direzione del giudice delegato: ciò induce a ritenere che il potere di autorizzazione del giudice, tuttora contemplato dall'articolo 167, comma 2, legge fall., inerisca quegli atti che, per la loro rilevanza, potrebbero incidere negativamente sul patrimonio del debitore o risultare incompatibili con quelli eventualmente già previsti ai fini della realizzazione del piano, rispetto ai quali si giustifica il permanere delle esigenze della loro sottoposizione al controllo di legittimità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Criterio della migliore soddisfazione dei creditori - Clausola generale applicabile a tutte le tipologie di concordato - Regole di scrutinio della legittimità degli atti compiuti dal debitore - Atti non autorizzati - Revoca e valutazione del disvalore oggettivo dell'atto non autorizzato - Valutazione della migliore soddisfazione dei creditori - Fattispecie
Il criterio della migliore soddisfazione dei creditori (solo di recente espressamente codificato, sempre con specifico riguardo al concordato con continuità aziendale, oltre che dall'articolo 182-quinquies, comma 4, legge fall., anche nel primo comma del medesimo articolo, nonché nell'art. 186-bis), individua una sorta di clausola generale applicabile in via analogica a tutte le tipologie di concordato, ivi compreso quello meramente liquidatorio, quale regola di scrutinio della legittimità degli atti compiuti dal debitore ammesso alla procedura. Alla luce di tale criterio può agevolmente escludersi non solo che il compimento dell'atto non autorizzato conduca all'automatica revoca del concordato, ma anche che il disvalore oggettivo di tale atto (pregiudizio che esso arreca alla consistenza del patrimonio del debitore) sia ricavabile, sic et simpliciter, dalla violazione della regola della par condicio, essendo, per contro, ben possibile che il pagamento di crediti anteriori si risolva in un accrescimento, anziché in una diminuzione, della garanzia patrimoniale offerta ai creditori e tenda dunque all'obiettivo della loro migliore soddisfazione (si pensi, in via meramente esemplificativa, ai pagamenti di crediti di lavoro - che impedisce che sul capitale maturino ulteriormente interessi e rivalutazione monetaria - o ai pagamenti di utenze, eseguiti al fine di evitare l'interruzione dell'erogazione del servizio, di prestazioni di manutenzione, di spese legali sostenute per difendere i beni dalle pretese avanzate da terzi, che risultano volte, direttamente o indirettamente, conservare il valore del patrimonio aziendale, in modo da ricavarne un maggior prezzo in sede di liquidazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Pagamenti non autorizzati dal giudice delegato - Revoca ex articolo 173 l.f. - Presupposti - Frode ai creditori - Pregiudizio della possibilità di adempimento della proposta
I pagamenti eseguiti dall'imprenditore ammesso al concordato preventivo in difetto di autorizzazione del giudice delegato non comportano l'automatica revoca, ai sensi dell'articolo 173, ultimo comma, legge fall. dell'ammissione alla procedura, la quale consegue solo all'accertamento, che va compiuto dal giudice del merito, che tali pagamenti sono diretti a frodare le ragioni dei creditori, in quando pregiudicano le possibilità di adempimento della proposta formulata con la domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Distinzione delle singole masse - Partecipazione di imprese con sede nel circondario dello stesso tribunale - Ammissibilità - Fattispecie - Conferimento delle aziende in società in accomandita semplice
La problematica in ordine all'ammissibilità del concordato di gruppo deve ritenersi limitata agli aspetti procedurali, con particolare riferimento alla conformazione del voto in sede di adunanza dei creditori ed alla competenza territoriale del tribunale; deve, pertanto, ritenersi ammissibile il concordato di un gruppo di imprese dove vengano tenute distinte le attività e le passività di ogni singola impresa del gruppo, così da consentire ad ogni creditore di verificare la propria posizione creditoria e l'impatto della proposta sul soddisfacimento della stessa, e dove le società proponenti abbiano tutte sede nel circondario dello stesso tribunale e risultino altresì in possesso dei requisiti di cui all'articolo 1, comma 2, legge fall.

Nel caso di specie, le società proponenti il concordato hanno conferito le proprie aziende in una società in accomandita semplice costituita allo scopo di presentare un ricorso per concordato preventivo con conservazione e continuità dell'attività delle singole imprese; la costituzione di detta società è stata sottoposta alla condizione risolutiva della mancata definitiva omologazione del concordato e l'atto di conferimento di ogni azienda prevede espressamente il mantenimento dell'autonomia organizzativa e contabile di ciascuna di esse nonché l'acquisizione della partecipazione nella conferitaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 05 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Divieto di pagamento dei crediti anteriori - Sospensione dei pagamenti in forza di disposizioni legislative" di cui all'articolo 3 del DM 30 gennaio 2015 - Sussistenza
Il divieto di procedere al pagamento di crediti anteriori di cui all'articolo 168 legge fall., applicabile in seguito alla presentazione della domanda di concordato preventivo anche con riserva, integra la fattispecie della "sospensione dei pagamenti in forza di disposizioni legislative" di cui all'articolo 3 del DM 30 gennaio 2015. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 21 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Concordato con riserva - Continuità aziendale - Partecipazione a gare pubbliche d'appalto - Incasso dei crediti relativi agli appalti in corso o conclusi - Ricorso ex articolo 700 c.p.c. per il rilascio del DURC
Durante il periodo di concordato con riserva di cui all'articolo 161, comma 6, legge fall., qualora vi sia la necessità di partecipare, in forza di specifica autorizzazione del tribunale fallimentare, a gare d'appalto indispensabili per assicurare la continuità aziendale ed ottenere i pagamenti degli appalti in corso o conclusi, ed evitare, quindi, negative ed irreparabili conseguenze sulla fattibilità dell'operazione di risanamento, è possibile ordinare all'Inps, ai sensi dell'articolo 700 c.p.c., l'immediato rilascio della attestazione di regolarità contributiva positiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 21 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Amministrazione dell'impresa durante la procedura - Atti di ordinaria e straordinaria amministrazione - Autorizzazione del tribunale - Presupposti - Atti funzionali alla realizzazione del piano - Criteri di valutazione
La gestione dell'impresa in concordato preventivo rimane all'imprenditore, con ogni effetto che ne consegue anche in termini di responsabilità, e non può essere paralizzata dalla necessità di continue richieste di autorizzazione giudiziale per il compimento di atti che sono strettamente connessi all'esercizio della stessa impresa, restando il controllo del commissario giudiziale tale da sollecitare l'intervento del tribunale ogni qualvolta si possa verificare un pregiudizio per la massa creditoria ovvero vengano posti in essere atti di straordinaria amministrazione; in quest'ottica, le attività di gestione dell'impresa funzionali alla realizzazione del piano concordatario possono considerarsi atti di ordinaria amministrazione, non potendo venire in rilievo il valore assoluto della singola operazione quale parametro di determinazione della natura dell'atto, bensì dovendosi bilanciare il valore dell'atto con il valore della produzione e considerare la teologia dell'atto alla realizzazione dell'interesse della massa dei creditori e la produzione finale di attività. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 24 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Modifiche introdotte dalla l. 6 agosto 2015 n. 132 di conversione del d.l. 27 giugno 2015 n. 83 - Verifica del presupposto della assicurazione della percentuale minima offerta ai creditori - Giudizio di merito del tribunale sul requisito della assicurazione della percentuale offerta - Ammissibilità - Valutazione riservata ai creditori della concreta prospettiva realizzatoria
La necessità, conseguente alle modifiche introdotte dalla legge 6 agosto 2015 n. 132 di conversione del decreto-legge 27 giugno 2015 n. 83, di una formulazione della proposta concordataria in termini di "assicurazione" della percentuale offerta ai creditori e, quindi, in termini più certi rispetto a quelli di mera previsione che hanno caratterizzato la disciplina previgente, consente al tribunale di esprimere un giudizio di merito in ordine alla rispondenza della assicurazione data dal debitore alla concreta prospettiva realizzatoria, valutazione, quest'ultima, che attiene alla fattibilità economica della proposta e che dovrà essere attestata dal professionista ai sensi dell'articolo 161, comma 3, legge fall. e la cui valutazione finale compete ai creditori, anche nell'ipotesi in cui, nel corso della procedura, il commissario giudiziale offra ricostruzioni alternative e diverse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Inammissibilità - Ragioni - Fattispecie
Allo stato attuale della legislazione, non può ritenersi ammissibile il concordato di un gruppo di imprese, posto che: i) la competenza territoriale del tribunale fallimentare stabilita dagli articoli 9, 161 e 195 L.F. ha natura inderogabile; ii) il concordato deve riguardare individualmente le singole società del gruppo; iii) il concordato preventivo della società non si estende ai soci illimitatamente responsabili, i quali beneficiano soltanto dell'effetto esdebitatorio, ai sensi dell'articolo 184, comma 2, L.F. unicamente per i debiti sociali, non per quelli personali di ciascuno di loro; iv) in presenza di un concordato di diverse società legate da rapporti di controllo, anche ove soggette a direzione unitaria, occorre tenere distinte le masse attive e passive, le quali conservano la loro autonomia giuridica, dovendo restare separate le posizioni debitorie e creditorie delle singole società; v) sul piano procedimentale, le maggioranze per l'approvazione del concordato devono essere calcolate in riferimento alle singole imprese del gruppo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2015, n. 20559.


Concordato preventivo – Vendita di bene compiuta dopo l’ammissione alla procedura senza autorizzazione ex art. 167 l. fall. – Prezzo congruo posto a disposizione degli organi della procedura – Qualificazione come atto in frode ex art. 173 l. fall. – Esclusione – Revoca dell’ammissione al concordato – Non sussiste
La vendita di un bene senza preventiva autorizzazione del giudice delegato ai sensi dell’art. 167 l. fall., a prezzo congruo ed acquisibile dagli organi della procedura, non integra gli estremi dell’atto in frode ex art. 173 l. fall. e non comporta quindi la revoca dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo (cfr. Corte di Appello di Torino 15 luglio 2009, Fall., 2010, 248).

(Fattispecie in cui il Commissario Giudiziale, dopo l’ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo, riscontrava l’avvenuta vendita di un autocarro senza preventiva autorizzazione ex art. 167 l. fall., a prezzo superiore alla stima indicata nella proposta e nel piano, con il ricavato mantenuto a disposizione della procedura). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 17 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori - Atto di straordinaria amministrazione
La decisione, adottata con delibera, di non intraprendere azioni giudiziarie nei confronti degli ex amministratori è atto di straordinaria amministrazione che richiede l'autorizzazione del giudice delegato, tanto più nell'ipotesi in cui la scelta comporti la perdita di ogni pretesa per effetto della prescrizione dell'azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 13 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Rilascio del DURC - Regolare pagamento dei contributi successivi alla domanda
Deve avere essere lasciato il DURC attestante la regolarità contributiva, qualora siano stati regolarmente pagati i contributi successivi alla presentazione della domanda di concordato ma non quelli precedenti per effetto del divieto di cui all'articolo 168 legge fall.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza, 01 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Rilascio del DURC - Rifiuto da parte dell'Inps a causa del pagamento non integrale del credito previdenziale - Illegittimità
L'Inps non può rifiutarsi di rilasciare il DURC adducendo la mancata previsione, nel piano di concordato con continuità aziendale, dell'integrale pagamento dei crediti previdenziali, posto che di essi è ammissibile di pagamento non integrale ai sensi degli articoli 160, comma 2, e 186 bis, comma 2, legge fall.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza, 01 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Spossessamento dei beni del debitore - Esclusione - Funzione degli organi della procedura - Presidio di tutela nell'interesse dei creditori chiamati al voto
Nella procedura di concordato preventivo, ove non si verifica alcuno spossessamento del debitore, gli organi della procedura intervengono unicamente in funzione di presidio e di tutela dell'interesse del ceto creditorio, chiamato ad esprimere un voto consapevole sulla proposta negoziale loro formulata dal debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 27 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Legittimazione processuale del debitore - Facoltà di stipulare una transazione - Sussistenza
Così come il debitore ammesso alla procedura di concordato preventivo può essere liberamente convenuto in giudizio dal creditore contestato per l'accertamento del credito (ed altrettanto liberamente in tale sede addivenire ad un accordo suggellato, in un verbale di conciliazione iniziale), allo stesso modo non vi è ragione per escludere che detto debitore sia legittimato a perfezionare con il creditore un accordo transattivo volto a prevenire l'insorgere della lite ed al definitivo accertamento di entità e natura del credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 27 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Parere del comitato dei creditori - Transazione - Necessità - Esclusione
L'articolo 182 legge fall. impone il parere del comitato dei creditori solo in relazione agli atti previsti al comma 4 (vendite di aziende e rami di aziende, beni immobili, altri beni iscritti in pubblici registri, cessioni di attività e passività e di beni o rapporti giuridici in blocco), mentre nessun espresso richiamo è fatto all'articolo 35, il quale richiede il parere del comitato per la stipula degli atti di ordinaria amministrazione, tra i quali la transazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 27 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Transazione - Competenze degli organi della procedura - Controllo sull'eventuale modifica del piano
Nel concordato preventivo, gli organi della procedura, in presenza dell'eventuale soluzione transattiva di una controversia, sono chiamati a verificare che tale regolazione pattizia non si tramuti in un'occulta modifica della proposta di concordato, specie se effettuata successivamente alle operazioni di voto, a ciò ostandovi il disposto di cui all'articolo 175, comma 2, legge fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 27 Maggio 2015.


Concordato con riserva - Pagamento di crediti anteriori Inps ed Inail - Previsione di pagamento dei crediti antergati - Verifica - Necessità
Nella fase di concordato con riserva non può essere autorizzato il pagamento, volto ad evitare l'aggravio di sanzioni ed interessi, di crediti pregressi nei confronti di Inps ed Inail qualora non possa affermarsi con certezza che il piano concordatario che verrà presentato consentirà il pagamento di tutti i creditori privilegiati di grado antergato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 23 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Divieto di pagamento di crediti anteriori - Rilascio del documento attestante la regolarità contributiva (DURC) - Impedimento - Esclusione
La sospensione dei pagamenti derivanti dal divieto di pagamento dei crediti concorsuali con data anteriore alla presentazione della domanda di concordato non impedisce il rilascio del documento attestante la regolarità contributiva (DURC), in quanto il mancato pagamento delle somme in questione è dovuto ad un divieto normativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 23 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Iscrizione a ruolo e notifica di cartella esattoriale - Legittimità
Deve ritenersi legittima l'iscrizione a ruolo e la notifica della relativa cartella di pagamento a società ammessa alla procedura di concordato preventivo, in quanto, da un lato, l'apertura della procedura di concordato integra quel fondato pericolo per la riscossione che, ai sensi dell'articolo 11 del d.p.r. 602 del 1973, legittima l'emissione del ruolo e, dall'altro lato, perché il ruolo assolve essenzialmente ad una funzione ricognitiva del credito fiscale, improduttiva di effetti ai fini dell'esecuzione esattoriale, e che soddisfa l'ulteriore esigenza di garantire l'accesso al giudice tributario, assicurando inoltre chiarezza e trasparenza nel rapporto con gli altri creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Firenze, 29 Gennaio 2015.


Concordato preventivo - Anticipazione dell'attività liquidatoria prima della approvazione dei creditori - Urgenza - Procedura competitiva - Necessità
Nell'ambito del concordato preventivo, lo svolgimento di attività liquidatoria prima che la proposta di concordato sia approvata dai creditori non può prescindere dal requisito dell'urgenza e dall'esperimento di una procedura competitiva, in assenza della quale non può configurarsi la migliore tutela dell'interesse dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 08 Gennaio 2015.


Concordato preventivo - Rilascio del DURC - Pagamento del debito previdenziale preesistente - Esclusione
La società in concordato preventivo, anche con riserva, non ha la necessità di procedere all’integrale pagamento del debito previdenziale ed assistenziale maturato ante apertura del concorso, al fine di ottenere il rilascio del DURC positivo. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 29 Dicembre 2014.


Concordato preventivo – Finanziamenti prededucibili – Finanza interinale erogata successivamente all’ammissione alla procedura – Autorizzazione ex art. 167, comma 2, l. fall. – Inammissibilità
L'autorizzazione a contrarre finanziamenti prededucibili in epoca successiva al decreto di ammissione e prima dell’omologazione del concordato preventivo può essere conseguita esclusivamente ai sensi dell'art. 182-quinquies, comma 1, l. fall., producendo l’apposita attestazione ivi richiesta, e non anche ai sensi dell’art. 167, comma 2, l. fall. a titolo di mutuo, in quanto quest’ultima norma deve ritenersi derogata dalla prima. (Pier Giorgio Cecchini) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 16 Dicembre 2014.


Concordato preventivo – Finanziamenti prededucibili – Tipologie 
I finanziamenti prededucibili nel concordato preventivo possono essere contratti nelle seguenti forme: a) in funzione della presentazione della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, anche con riserva (finanziamenti ponte): ai sensi dell’art. 182-quater commi 2 e 3, l. fall., dovendosi intendere tale norma riferita a qualunque atto introduttivo di una domanda di concordato e dovendo il prestito essere materialmente erogato prima della presentazione della domanda medesima; b) successivamente alla presentazione della domanda di ammissione al concordato e prima dell’omologazione (finanziamenti interinali): ai sensi dell’art. 182-quinquies, comma 1, l. fall.; c) successivamente all’omologazione, in esecuzione di un concordato (finanziamenti in esecuzione): ai sensi dell’art. 182-quater, commi 1 e 3, l. fall.. (Pier Giorgio Cecchini) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 16 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Rilascio del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) - Presupposti - Sussistenza - Concordato con riserva - Applicabilità
Il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) deve essere rilasciato anche in presenza di inadempienze qualora l'imprenditore acceda alla procedura di concordato preventivo anche ai sensi dell'articolo 161, comma 1, L.F. Il divieto di pagamento di debiti pregressi stabilito dagli articoli 51 e 168 L.F. integra, infatti, la fattispecie di cui alle "disposizioni legislative" di cui all'articolo 5 del Decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale 24 ottobre 2007, il quale prevede che "la regolarità contributiva sussiste inoltre in caso di: a) richiesta di rateizzazione per la quale l'Istituto abbia espresso parere favorevole; b) sospensione dei pagamenti a seguito di disposizioni legislative; c) istanza di sospensione compensazione per la quale sia stato documentato il credito.". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 05 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Modifica in blocco delle condizioni contrattuali afferenti i termini di pagamento dei fornitori - Atto di straordinaria amministrazione urgente
La modifica in blocco delle condizioni contrattuali afferenti i termini di pagamento dei fornitori costituisce atto di straordinaria amministrazione urgente autorizzabile ex art. 167 l.fall.. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 25 Novembre 2014.


Concordato preventivo in continuità con riserva - Rilascio del DURC -  Fattispecie di cui al D.M. (Lavoro) 24 ottobre 2007, art. 5, co. 2, lett. b
Il divieto di pagamento di crediti anteriori disposto dall’art. 168 l.fall. costituisce un caso di “sospensione dei pagamenti a seguito di disposizioni legislative” di cui al comma 2, lett. b, art. 5, D.M. 24 ottobre 2007 che non impedisce il rilascio del DURC anche qualora constino obbligazioni contributive inadempiute in epoca antecedente al deposito della domanda con riserva di concordato preventivo. Pertanto, il tribunale può dare il proprio nulla osta al rilascio del DURC da parte degli istituti previdenziali, e ciò anche nella fase che precede l’omologazione del concordato preventivo in continuità aziendale, con la precisazione che il tribunale deve essere messo in grado di valutare l’effettiva coerenza del provvedimento di rilascio del DURC con le finalità di risanamento e continuità aziendali, e che, a tal fine, non è sufficiente il solo deposito del ricorso per concordato in bianco non ancora integrato dal deposito del piano. (1) (Pier Giorgio Cecchini) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 24 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Commissario liquidatore - Legittimazione - Operazioni svolte nel corso ed in funzione delle operazioni di liquidazione - Sussistenza - Fattispecie in tema di azione di rimborso delle imposte a credito
La legittimazione del commissario liquidatore del concordato preventivo è riconoscibile nei soli limiti in cui la pretesa o l’obbligo siano sorti “nel corso ed in funzione delle operazioni di liquidazione”, diversamente dovendo riconoscersi che essa competa al debitore, che, così come non si spoglia della gestione dell’impresa e della gestione dei propri affari, parimenti ne è pure il diretto interlocutore processuale. (Nel caso specifico è stata riconosciuta la legittimazione del commissario liquidatore ad esperire l’azione di rimborso delle imposte a credito). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 05 Settembre 2014, n. 18755.


Concordato preventivo - Atti di straordinaria amministrazione - Definizione - Atti idonei ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore ai quali non corrisponde l’acquisizione di utilità prevalenti
Ai fini dell’autorizzazione di cui all’articolo 161, comma 7, sono da considerarsi atti di straordinaria amministrazione quelli idonei ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore pregiudicandone la consistenza e compromettendone la capacità a soddisfare le ragioni dei creditori in quanto ne determinano la riduzione ovvero lo aggravano di vincoli e di pesi cui non corrisponde l’acquisizione di utilità reali prevalenti su questi ultimi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Crotone, 17 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Affitto di azienda - Atto di straordinaria amministrazione
L’affitto di azienda non rientra nella comune gestione dell’impresa e può, quindi, senza dubbio definirsi come atto di straordinaria amministrazione che, in quanto tale, deve essere autorizzato dal tribunale ai sensi dell’articolo 161, comma 7, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Crotone, 17 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Esecuzione - Autorizzazione del giudice delegato - Indisponibilità degli organi della procedura - Pregiudizio della fattibilità giuridica della proposta
La circostanza che determinate previsioni del piano concordatario siano subordinate ad una valutazione discrezionale del giudice delegato, chiamato ad autorizzarne il compimento, pregiudica la fattibilità giuridica della proposta, la quale impegna, senza averne la disponibilità, gli organi della procedura nelle loro determinazioni ha carattere discrezionale ed assume come elemento necessario un accadimento il cui verificarsi è rimesso alla decisione dell’autorità giudiziaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 12 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Concordato con riserva - Pagamento di crediti relativi a contratti a prestazioni continuative - Atto di ordinaria amministrazione
Nel periodo di concordato con riserva, costituisce atto di ordinaria amministrazione il pagamento di crediti maturati successivamente all’inizio della procedura in relazione a contratti a prestazioni continuative e ciò anche nell’ipotesi in cui alcune di dette prestazioni siano state eseguite in parte prima e in parte dopo la proposizione della domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Fase di pre-concordato - Atti di straordinaria amministrazione non autorizzati - Sanzione - Dichiarazione di improcedibilità del pre-concordato
Il Tribunale, una volta informato del compimento di un atto di straordinaria amministrazione non autorizzato, può disporre la convocazione del debitore ed adottare un decreto di arresto del procedimento di pre-concordato, similmente a ciò che è previsto dall'art. 173 l.fall. per il caso di revoca del decreto di ammissione al concordato: infatti, come il compimento di un atto di straordinaria amministrazione privo di autorizzaazione ex art. 167 l.fall. conduce alla revoca del concordato, così il compimento di un atto di straordinaria amministrazione privo di autorizzazione ex art. 161, co. 6, l.fall. conduce alla dichiarazione di improcedibilità del pre-concordato. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 29 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Atti di straordinaria amministrazione nel periodo di pre-concordato - Individuazione al di là dell'elenco di cui all'art. 167 l.fall. - Oggettiva indoneità dell'atto ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore - Dichiarazione di inammissibilità del concordato e pedissequa dichiarazione di fallimento - Revoca
L'individuazione degli atti di straordinaria amministrazione che, qualora posti in essere non autorizzati nella pendenza del termine ex art. 161, co. 6, l.fall., determinano l'improcedibilità del pre-concordato, al di là dell'elenco esemplificativo e non tassativo dell'art. 167, co. 2, l.fall., va effettuata tenendo conto che essi debbono, in genere, essere idonei a produrre effetti simili a quelli che producono gli atti espressamente elencati. Di modo che la concreta riconducibilità dell'atto in discussione alla categoria - generale ma residuale - degli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione viene a dipendere dalla oggettiva idoneità dell'atto ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore, pregiudicandone la consistenza o compromettendone comunque la capacità di soddisfare le ragioni dei creditori, alla cui tutela la misura della preventiva autorizzazione è predisposta. Va pertanto revocata la sentenza dichiarativa di fallimento ed il precedente decreto con cui sia stata dichiarata l'inammissibilità del pre-concordato, con rimessione degli atti al Tribunale per il prosieguo, là dove risulti che la debitrice non ha posto in essere un atto di straordinaria amministrazione non autorizzato, bensì un atto di ordinaria amministrazione inidoneo ad incidere negativamente sul patrimonio della stessa. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 29 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Formulazione della proposta - Configurazione di un privilegio non previsto dalla legge - Diritto di veto sulle decisioni degli oneri della procedura - Esclusione
L'attuale normativa in tema di concordato preventivo non consente al proponente di configurare l'attribuzione ad un creditore di un privilegio su determinati beni che non sia espressamente previsto dalla legge.

Il proponente il concordato preventivo non può formulare un piano che preveda un diritto di veto sulle decisioni che potranno essere prese dagli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 06 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Conferimento di incarichi professionali - Redazione del piano e della proposta di concordato definitivi - Atti di ordinaria amministrazione.
L'affidamento di incarichi professionali connotati dai requisiti di pertinenza e di non eccedenza rispetto alle finalità perseguite dall'impresa (tale è l'incarico di redazione della proposta e del piano di concordato definitivi) rientra nell'ambito degli atti di ordinaria amministrazione che non richiedono alcuna autorizzazione del tribunale o del giudice delegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Incarichi professionali conferiti nel periodo di concordato con riserva nell'interesse di altre società del gruppo - Atto di straordinaria amministrazione.
Deve escludersi che possono qualificarsi come atti di ordinaria amministrazione gli incarichi professionali che, dopo il deposito del ricorso prenotativo, siano stati conferiti nell'interesse di altre società del gruppo con oneri ricadenti per intero sulla committente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Vendita di beni immobili - Atti di straordinaria amministrazione - Autorizzazione - Necessità
La vendita di beni immobili costituisce atto di straordinaria amministrazione soggetto ad autorizzazione ai sensi dell’articolo 167, comma 2, L.F. qualora, in ragione del considerevole valore dei beni, l’atto sia idoneo ad incidere negativamente sul patrimonio sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Vendita di immobili in corso di procedura - Autorizzazione - Necessità - Accollo liberatorio delle rate di mutuo non ancora scadute - Trattamento del debito relativo alle rate scadute
La vendita di beni immobili con accollo esterno liberatorio ex articolo 1273, comma 2, c.c. delle rate non ancora scadute dei relativi contratti di mutuo comporta l’aggravio, per la società in concordato preventivo, del debito relativo alle rate scadute e insolute alla data di presentazione della domanda di concordato, debito, questo, che, essendo anteriore al concordato, potrà gravare sul debitore esclusivamente ove ricorrano i presupposti di cui all’articolo 182-quinquies, comma 4, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Pagamenti in deroga alla par condicio creditorum non previsti dalle disposizioni di legge - Esclusione - Pagamento di credito tributario volto ad evitare la decadenza dal beneficio della rateazione - Esclusione
In forza del principio per cui "i debiti sorti prima dell'apertura della procedura di concordato preventivo, ai sensi dell'articolo 168 L.F., non sono mai estinguibili al di fuori del concorso, così che dal mancato pagamento di essi non possono conseguire effetti di tipo sanzionatorio", non può essere autorizzato il pagamento al di fuori del concorso della rateizzazione di un credito tributario anche nell'ipotesi in cui sia stato concordato con le competenti amministrazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 24 Febbraio 2014.


Concordato preventivo - Atti in frode - Pagamento non autorizzato di crediti anteriori
Il pagamento effettuato nel corso della procedura di concordato preventivo di crediti sorti anteriormente senza la previa autorizzazione del tribunale costituisce atto in frode ai creditori e ciò indipendentemente dal fatto che lo stesso venga eseguito con l'intento di frodare i creditori, poiché il legislatore ha ritenuto di presumere ed essere implicita la frode nel pagamento di un credito pregresso al di fuori delle ipotesi consentite. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 06 Febbraio 2014.


Concordato preventivo - Pagamento di debiti anteriori - Introduzione del principio di “miglior soddisfacimento dei creditori” - Effetti - Intento del legislatore di favorire la soluzione concordataria
L’orientamento interpretativo che preclude tout court qualsiasi pagamento di debiti anteriori al concordato deve essere rivisto alla luce del criterio di “miglior soddisfacimento dei creditori”, il quale individua una sorta di clausola generale (introdotta nel concordato preventivo con continuità aziendale dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 agli articoli 182 quinquies, commi 1 e 4, e 186 bis L.F.) applicabile a tutte le tipologie di concordato quale criterio di scrutinio della legittimità degli atti del debitore in pendenza della decisione del tribunale sull’ammissibilità della proposta. Detto criterio dovrebbe orientare l’interprete verso una maggiore flessibilità delle opzioni interpretative, in direzione del favor che il legislatore ha indubbiamente espresso negli ultimi anni verso la soluzione della crisi d’impresa mediante il ricorso allo strumento concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Pagamento di debiti anteriori - Introduzione del principio di “miglior soddisfacimento dei creditori” - Incremento patrimoniale - Pagamenti coerenti con il piano concordatario e produttivi di maggiori utilità economiche - Revoca del concordato - Esclusione
Interpretando la nozione di “miglior soddisfacimento dei creditori” circoscrivendola alla sola ipotesi di incremento della garanzia patrimoniale offerta dal debitore, il cui patrimonio, benché oggetto della segregazione prevista dall’articolo 45 L.F., continua ad essere da lui gestito, è possibile ritenere che i pagamenti di debiti anteriori effettuati dopo il deposito della proposta, se coerenti con la percentuale prevista dal piano concordatario e produttivi di maggiori utilità economiche per tutti i creditori, non necessitano di autorizzazione, in quanto atti di ordinaria amministrazione non suscettibili di diminuire la garanzia patrimoniale ma di accrescerla e neppure potrebbero integrare ipotesi di atti diretti a frodare le ragioni dei creditori ai sensi dell’articolo 173, comma 4, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Gennaio 2014.


Fallimento - Spese legittimamente sostenute nel corso della procedura di concordato preventivo - Natura prededucibile - Principio di stabilità degli atti compiuti in corso di procedura.
Le spese legittimamente sostenute nel corso della procedura concordataria sono da considerarsi prededucibili ai sensi dell'articolo 111 L.F. nel fallimento nel quale la prima procedura sia eventualmente sfociata. La norma di cui al citato articolo trova, infatti, la sua ratio nel principio di stabilità degli atti compiuti in corso di procedura, nel senso della tutela dell'affidamento dei terzi che instaurano rapporti giuridici con i suoi organi. (Fattispecie in tema di compensi al legale che ha assistito l'impresa nel corso della procedura di concordato preventivo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 31 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Atti di frode - Valutazione della corrispondenza dell'atto al piano - Valutazione dell’utilità per la soddisfazione dei creditori - Necessità - Pagamento di un debito concordatario - Atto di frode - Esclusione.
In materia di concordato preventivo, non è possibile ricondurre all’art. 173 L. Fall. una funzione sanzionatoria tale per cui il mero compimento di atti non autorizzati ex art. 167, comma 2 L. Fall. ovvero 161, comma 7, L. Fall. comporti inevitabilmente la sanzione della revoca dell’ammissione alla procedura, senza valutare caso per caso la corrispondenza dell’atto rispetto al piano proposto e quindi la sua utilità in funzione dell’obiettivo di soddisfacimento dei creditori. Ne consegue che il pagamento di un debito concordatario non possa ritenersi automaticamente fraudolento e, come tale, sempre sanzionabile con la revoca dell’ammissione della procedura, dovendosi invece valutarne l’eventuale configurabilità come atto diretto a frodare le ragioni creditorie o, piuttosto, la sua utilità rispetto al soddisfacimento delle stesse. (Eleonora Pagani) (riproduzione riservata) Tribunale Locri, 18 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Rapporti giuridici pendenti - Applicazione del principio della cristallizzazione della massa - Esclusione - Divieto di pagamento dei debiti pregressi - Esclusione.
Gli atti solutori di rapporti giuridici pendenti nei quali le prestazioni delle parti non sono ancora eseguite o compiutamente eseguite al momento della domanda di concordato non sono sottoposti al principio di cristallizzazione della massa al momento della pubblicazione della domanda di concordato nel Registro delle Imprese né alla consequenziale distinzione tra crediti anteriori e crediti posteriori alla stessa. Pertanto, tali atti non risultano soggetti al divieto di pagamento dei crediti pregressi e devono ritenersi legittimi pur in assenza di preventiva autorizzazione dell’impresa in concordato, in quanto costituenti atti di ordinaria amministrazione. (Eleonora Pagani) (riproduzione riservata) Tribunale Locri, 18 Dicembre 2013.


Autorizzazione ex art. 161, comma 7, l.fall. o ex art. 167, comma 2, l.fall. - Credito anteriore - Concordato preventivo non in continuità.
Alla luce del principio generale di cui all'art. 111, comma 2, l.fall., quando un pagamento anteriore si appalesa funzionale alla migliore soddisfazione della restante massa dei creditori preconcordatari, può essere autorizzato ex art. 161, comma 7, l.fall. o ex art. 167, comma 2, l.fall., ove anche non si tratti di un concordato preventivo in continuità. (Erika Volpini) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 20 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Attestazione di regolarità contributiva (D.U.R.C.) - Sospensione dei pagamenti in violazione della par condicio creditorum - Legittimità.
La regolarità contributiva ai fini dell'attestazione rilasciata dagli istituti previdenziali (D.U.R.C.) sussiste anche nel caso di "sospensione dei pagamenti a seguito di disposizioni legislative" e, quindi, anche per effetto della sospensione derivante dall'applicazione del divieto di pagamenti lesivi della par condicio creditorum previsto dagli articoli 167, 168 e 184 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 02 Ottobre 2013.


Concordato preventivo con cessione di beni - Cessione di beni nella fase che precede l'apertura della procedura di concordato - Inammissibilità.
La cessione in fase anteriore all’apertura del concordato preventivo liquidatorio di beni indicati in inventario costituisce atto in frode ai sensi dell’art. 173, co. 3, l.f., indipendentemente dalla destinazione del ricavato alla soddisfazione di crediti asseritamente prededucibili, non potendo contemporaneamente il debitore indicare determinati beni fra quelli facenti parte dell’attivo da liquidare in sede concordataria e, nel contempo, anticipare la vendita degli stessi a data anteriore all’apertura della procedura onde soddisfare alcuni dei creditori. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata)

L’inidoneità del pagamento a ledere la par condicio creditorum, può assumere rilevanza al fine di escludere la natura straordinaria dell’atto e, dunque, la necessità dell’autorizzazione ex art. 167 l.f. ove compiuto successivamente all’apertura del concordato, ma non ne fa venir meno la natura fraudolenta quando i creditori non ne siano stati informati e ne sia conseguita una falsa rappresentazione della realtà esistente al momento del voto. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 30 Luglio 2013.


Concordato preventivo - Divieto di pagamento di crediti anteriori - Pagamento di dipendenti non trasferiti all'affittuario dell'azienda - Esclusione.
Il divieto di pagamento di crediti anteriori nel concordato risulta rafforzato e ribadito dalla introduzione della norma di cui all’art. 182 quinquies l.f., che disciplina in modo specifico i pagamenti dei crediti anteriori e limitatamente all’ipotesi di concordato in continuità, con ciò dimostrando che il legislatore considera tali pagamenti quali atti di straordinaria amministrazione, potenzialmente idonei a danneggiare, per la loro incidenza, il patrimonio del debitore, destinato a soddisfare i creditori concorsuali e che esigono quindi non solo l’autorizzazione del tribunale, ma anche la sussistenza di una serie di requisiti, indicati per l’appunto dall’art. 182 quinquies l.f. e che devono essere attestati nella loro sussistenza dal professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, comma 3, lett. d. (Nel caso di specie, il tribunale ha negato l'autorizzazione al pagamento di retribuzioni di dipendenti che non trasferiti a società alle quali era stato concesso in affitto il ramo di azienda). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Attività del professionista nel periodo successivo all'apertura del concordato - Miglioramento del patrimonio e mantenimento dei presupposti della procedura - Atto di straordinaria amministrazione - Autorizzazione del giudice delegato - Esclusione.
L'attività svolta dal professionista nel periodo successivo alla apertura della procedura di concordato preventivo, consistente nella conservazione e nel miglioramento del patrimonio dell'impresa per il mantenimento dei presupposti della procedura (nella specie anche attraverso colloqui con i creditori), non è atto di straordinaria amministrazione e non necessita, pertanto, dell'autorizzazione del giudice delegato prevista dall'articolo 167, comma 2, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 26 Aprile 2013.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - In genere - Concordato preventivo ed amministrazione controllata - Finalità - Crediti dei professionisti sorti prima dell'entrata in vigore del nuovo art. 111 legge fall. - Prededucibilità - Condizioni - Adeguatezza funzionale con le necessità risanatorie dell'impresa - Utilità dei creditori - Necessità.
Lo scopo del concordato preventivo e dell'amministrazione controllata è non solo quello del recupero aziendale, ma anche quello di soddisfare - per quanto possibile - i creditori. Ne consegue che al credito dei professionisti, che abbiano prestato la loro opera, anche prima dell'entrata in vigore del nuovo art. 111 legge fall., per il risanamento dell'impresa ovvero per prevenirne la dissoluzione, può essere riconosciuta la collocazione in prededuzione nella misura in cui le relative prestazioni si pongano in rapporto di adeguatezza funzionale con le necessità risanatorie dell'impresa e siano state in concreto utili per i creditori, per aver loro consentito una sia pur contenuta realizzazione dei crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 2013, n. 8534.


Concordato preventivo – Pagamento non autorizzato di crediti concorsuali – Inammissibilità della proposta – Esclusione – Atto di frode – Esclusione – Condizioni.
Non è di ostacolo all’ammissione alla procedura di concordato preventivo la circostanza che la società istante abbia effettuato, in data successiva al deposito della proposta di concordato, pagamenti di crediti concorsuali non autorizzati dal Tribunale ai sensi dell’art. 182-quinquies, comma 4, l. fall., quante volte la descritta condotta esuli, per le concrete modalità di esecuzione e per la qualità soggettiva dei beneficiari, da profili di manifesta frode nei confronti degli altri creditori concorsuali. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 18 Marzo 2013.


Concordato preventivo – Pagamento non autorizzato di crediti concorsuali – Inammissibilità della proposta – Esclusione – Atto di frode – Esclusione – Condizioni.
L’assenza di una autorizzazione giudiziale, pure imposta dal richiamato art. 182-quinquies, comma 4, l.fall., non è equiparabile, quanto agli effetti negativi sulla sorte della procedura concordataria, a quella prevista per gli atti di straordinaria amministrazione, ex art. 167, comma 2, l. fall., restando peraltro ancora controverso in giurisprudenza se il pagamento di crediti anteriori al concordato costituisca atto di straordinaria amministrazione (come mostra di ritenere, sia pure a determinate condizioni, Cass. 12 Gennaio 2007, n. 578), ovvero possa essere senz’altro ricondotto nell’ambito dell’ordinaria amministrazione (così Cass. 29 novembre 2005, n. 26036). (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 18 Marzo 2013.


Concordato preventivo – Pagamento non autorizzato di crediti concorsuali – Inammissibilità della proposta – Esclusione – Atto di frode – Esclusione – Condizioni.
Il prescritto provvedimento del tribunale ex art. 182-quinquies l.fall., nelle intenzioni del legislatore della novella del 2012 (per effetto del combinato disposto dei novellati artt. 67, comma 3, lett. e), e 217-bis l.fall.), sembra teso, nell’ambito del concordato preventivo, esclusivamente ad assicurare, da un lato, che i pagamenti autorizzati siano esentati – in caso di successivo fallimento – da una revocatoria fallimentare e, dall’altro, che i soggetti coinvolti restino esonerati da responsabilità per il reato di bancarotta preferenziale, senza quindi mostrare sicure refluenze sui presupposti di ammissibilità della medesima procedura concorsuale. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 18 Marzo 2013.


Concordato preventivo – Pagamento non autorizzato di crediti concorsuali – Inammissibilità della proposta – Esclusione – Atto di frode – Esclusione – Condizioni.
Ai sensi del combinato disposto degli artt. 161, comma 7, e 167 L.F., sussiste il divieto di pagamento di crediti anteriori tra l'iscrizione del ricorso per concordato preventivo e l'omologa del medesimo, violazione che comporta la inammissibilità della domanda. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Febbraio 2013.


Concordato preventivo - Atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione - Distinzione e criteri - Idoneità dell'atto ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore - Tipologia.
In tema di concordato preventivo, la valutazione in ordine al carattere di ordinaria o straordinaria amministrazione dell'atto posto in essere dal debitore senza autorizzazione del giudice delegato, ai fini della eventuale dichiarazione di inefficacia dell'atto stesso ai sensi dell'art. 167 legge fall., deve essere compiuta dal giudice di merito tenendo conto che il carattere di atto di straordinaria amministrazione dipende dalla sua idoneità ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore, pregiudicandone la consistenza o compromettendone la capacità a soddisfare le ragioni dei creditori, in quanto ne determina la riduzione, ovvero lo grava di vincoli e di pesi cui non corrisponde l'acquisizione di utilità reali prevalenti su questi. Alla luce di questo principio, devono ritenersi di ordinaria amministrazione gli atti di comune gestione dell'azienda, strettamente aderenti alle finalità e dimensioni del suo patrimonio e quelli che - ancorché comportanti una spesa elevata - lo migliorino o anche solo lo conservino, mentre ricadono nell'area della straordinaria amministrazione gli atti suscettibili di ridurlo o gravarlo di pesi o vincoli cui non corrispondano acquisizioni di utilità reali su di essi prevalenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 28 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione - Incarico conferito ad avvocato dall'imprenditore in concordato - Criteri discretivi - Ratio dell'intervento autorizzatorio del giudice - Autorizzabilità degli atti non dannosi ma utili a prescindere dal costo dell'opera professionale.
Ai fini della opponibilità alla massa del credito del professionista, l'incarico conferito ad avvocato dall'imprenditore in concordato preventivo non è da annoverare automaticamente nella categoria degli atti di straordinaria amministrazione e dunque da autorizzarsi dal giudice delegato, ma vanno applicati i seguenti principi: a) escluso che criterio discretivo utile sia quello del rapporto proporzionale tra spese e condizioni dell'impresa, viene in evidenza il solo criterio per cui è atto di ordinaria amministrazione quello connotato dalla pertinenza e idoneità dell'incarico stesso - anche se di costo elevato - allo scopo di conservare e/o risanare l'impresa; b) il criterio di proporzionalità, che pertanto non va ridotto al vaglio della crisi aziendale (che, anzi, a grave crisi ben può correlarsi, come necessario, un radicale intervento disegnato da elevata competenza tecnico-legale), deve invece riferirsi al merito della prestazione, in termini di rapporto di adeguatezza funzionale (o non eccedenza) della stessa alle necessità risanatorie dell'azienda e con giudizio da formulare ex ante; c) si deve escludere comunque l'ammissione tra le passività concorsuali le volte in cui l'incarico sia conferito per esigenze personali e dilatorie dell'impresa (auspicante il mero allontanamento della dichiarazione di fallimento). Pertanto, in ipotesi di credito da conferimento di incarico professionale in corso di procedura, la ratio dell'intervento autorizzatorio del giudice sugli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione, è quella di far si che degli atti potenzialmente lesivi dell'integrità del patrimonio del debitore siano posti in essere con efficacia nei confronti dei creditori solo quelli non dannosi per i medesimi, posto che la situazione di crisi e il rischio di un'evoluzione infausta della stessa impongono cautele particolari a tutela della loro garanzia e così di verificare se, prescindendo dal costo dell'opera professionale, questa si presenti come certamente utile al fine della preservazione del patrimonio e della concreta possibilità dell'utile gestione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 28 Dicembre 2012.


Concordato preventivo con riserva - Richiesta di autorizzazione a conferire incarichi professionali per l'assistenza della procedura, la redazione del piano e della relazione del professionista attestatore - Atto di straordinaria amministrazione - Esclusione.
Deve essere respinta la domanda con la quale il debitore, già ammesso alla procedura di concordato preventivo con riserva ex articolo 161, comma 6, L.F., chiede l'autorizzazione, ai sensi del settimo comma della citata norma, a conferire incarico professionale a determinati avvocati per la redazione del piano e della proposta di concordato preventivo e per la assistenza e consulenza della società concordataria in tutte le fasi procedurali, nonché ad altro professionista per la redazione della relazione attestata di cui all'articolo 161, comma 3, L.F. Gli atti in questione devono, infatti, essere considerati di ordinaria amministrazione, in quanto addirittura necessari per lo svolgimento della procedura di concordato, sia sotto il profilo della consulenza ed assistenza del debitore nella predisposizione del piano e della proposta concordataria di cui si intende chiedere l’omologazione, sia per l’attestazione prescritta dall’art. 161, comma 3, L.F. Nessuna autorizzazione è, pertanto, dovuta, ai sensi dell’art. 161 co. 7 L.F., anche sotto il profilo della “urgenza” che ivi connota gli atti di straordinaria amministrazione, a conferma che essa non può riguardare atti normativamente previsti per l’ordinario iter concordatario, salvo che essi, per una sproporzionata incidenza sul patrimonio del debitore, finiscano per inciderne oltremisura l’integrità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 28 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Atti in frode ai creditori - Pagamenti non autorizzati effettuati ai creditori dopo l'apertura della procedura.
Sono da considerarsi atti di frode i pagamenti non autorizzati dagli organi della procedura di concordato preventivo effettuati dopo l'apertura della medesima in violazione della par condicio creditorum e ciò anche se realizzati attraverso la compensazione di debiti sorti anteriormente con crediti realizzati in pendenza di procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 20 Dicembre 2012.


Amministrazione straordinaria - Compimento di atti non autorizzati - Inefficacia nei confronti della massa - Obbligo restitutorio - Sussistenza - Ritenuta d'acconto - Richiesta di ripetizione all'amministrazione finanziaria - Onere del soggetto obbligato alla restituzione.
Qualora all’importo oggetto di restituzione, in quanto inefficace nei confronti della massa, sia stata operata la ritenuta d’acconto tale versamento – ancorché effettuato ex lege nelle mani dell’amministrazione finanziaria – poggia su una causale altrettanto inefficace per cui sarà eventualmente onere del soggetto obbligato alla restituzione ripetere tale importo direttamente dall’amministrazione finanziaria, stante il venir meno della materia imponibile a suo carico. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Torino, 17 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Disciplina dei rapporti pendenti - Effetti - Definizione di atti di straordinaria amministrazione - Atti nuovi sorti nel corso della procedura - Prosecuzione di rapporto pendente - Autorizzazione degli organi della procedura - Non necessità.
Dalla mancata previsione, nel concordato preventivo, della sospensione dei rapporti pendenti - prevista, invece, dall'articolo 72, legge fallimentare - nonché dalla previsione che nel concordato il debitore conserva l'amministrazione dei suoi beni e l'esercizio dell'impresa, è possibile dedurre che gli atti di straordinaria amministrazione per i quali è necessaria l'autorizzazione del giudice delegato siano soltanto quelli nuovi, quelli cioè sorti nel corso della procedura, e non anche i contratti ed i rapporti giuridici pendenti. Sulla base delle considerazioni che precedono è inoltre possibile dedurre che la prosecuzione di un contratto pendente non possa considerarsi atto eccedente l'ordinaria amministrazione, trattandosi di comportamento dovuto per l'imprenditore, il quale è comunque tenuto ad onorare gli impegni presi. Per la prosecuzione del rapporto concernente un contratto perdente non è, pertanto, necessaria l'autorizzazione del giudice delegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Previsione di credito prededucibile - Valutazione del giudice delegato nel successivo fallimento - Valutazione del requisito della inerenza necessaria.
La circostanza che nella proposta di concordato preventivo una determinata passività sia stata prospettata come prededucibile non comporta che, in caso di fallimento, il relativo credito mantenga tale natura ove il giudice delegato, investito ex art. 111-bis, legge fallimentare, valuti l'insussistenza del requisito della «inerenza necessaria», requisito che costituisce il presupposto per il riconoscimento della prededuzione. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Credito prededucibile - Requisito del inerenza necessaria - Indennità di occupazione dell'immobile successiva risoluzione del rapporto di locazione - Credito derivante dalla semplice permanenza delle merci nei locali - Esclusione.
Il requisito della inerenza necessaria, richiesto per il riconoscimento della produzione ad un credito sorto nell'ambito della procedura di concordato preventivo, non può essere riconosciuto al credito costituito dalla indennità di occupazione di un immobile maturata dopo la risoluzione del contratto di locazione nel periodo intercorrente tra la presentazione della domanda di concordato e la dichiarazione di fallimento qualora il credito derivi non già dalla prosecuzione di un rapporto valutato come essenziale nel piano di concordato ma semplicemente dal permanere di fatto delle merci e delle attrezzature nei locali dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Risoluzione - Gravità dell'inadempimento - Dimensione superiore a quella relativa alla posizione di chi chiede la risoluzione - Natura collettiva della volizione espressa da i creditori - Rilevanza del pregiudizio che riguardi la generalità dei creditori.
La gravità dell'inadempimento, ai fini della risoluzione del concordato preventivo, implica una dimensione superiore a quella relativa al singolo rapporto debito-credito facente capo all’istante. La natura contrattuale che è alla base del meccanismo concordatario non esclude, infatti, la natura collettiva della volizione espressa dai creditori con il metodo del voto e della conseguente conformazione delle obbligazioni che derivano dall’accettazione della proposta di concordato da parte dei creditori, significativamente vincolati da un meccanismo di maggioranza. Al medesimo tempo, la natura contrattuale non esclude una componente procedimentale a tutela dell’interesse collettivo e più generale di quello dei singoli creditori, componente che traspare da numerose disposizioni (si pensi all’ amministrazione vigilata del patrimonio di cui all’art. 167, legge fallimentare, agli effetti di cui all’art. 168, al meccanismo di voto di cui all’art. 177, agli effetti per tutti i creditori anteriori anche se in ipotesi dissenzienti di cui all’art. 184). Tutto questo va evidentemente nella direzione di far rilevare quale causa di risoluzione non il pregiudizio che riguardi un singolo creditore ricorrente, bensì la generalità dei creditori o comunque degli appartenenti alla classe dei chirografari, che sono poi quelli che in precedenza erano stati chiamati ad esprimere il consenso alla proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 07 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Natura prededucibile dei finanziamenti in esecuzione o in funzione della domanda di concordato - Disposizione di natura tassativa - Estensione al finanziamento erogato in corso di procedura previa autorizzazione ex articolo 167 LF - Esclusione.
Le disposizioni contenute nell'articolo 182 quater, legge fallimentare, in ordine alla natura prededucibile dei finanziamenti effettuati in esecuzione di un concordato e in funzione della presentazione della relativa domanda hanno carattere tassativo e, come tali, non sono applicabili al finanziamento che venga erogato, previa autorizzazione ex articolo 167, legge fallimentare, nel corso della procedura di concordato preventivo, il quale potrà eventualmente fruire della prededuzione ai sensi dell'articolo 111, legge fallimentare in un'eventuale futuro fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Aprile 2012.


Concordato preventivo - Atti di straordinaria amministrazione compiuti nella fase che precede l'omologazione - Natura liquidatoria - Esclusione - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità.
Nella fase che precede l'omologa del concordato preventivo non sono esperibili attività liquidatorie dei beni del debitore assimilabili alla vendita forzata, ma solo atti di disposizione da parte del debitore stesso che, se eccedenti l'ordinaria amministrazione, necessitano dell'autorizzazione del giudice delegato ai sensi dell'articolo 167, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 01 Dicembre 2011.


Concordato preventivo - Attività di vendita dei beni effettuate prima dell'omologazione - Atti di straordinaria amministrazione - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Applicazione della disciplina liquidatoria del fallimento - Esclusione.
È inammissibile l'istanza di sospensione delle operazioni di vendita proposta ai sensi dell'articolo 108, legge fallimentare, avverso il provvedimento con il quale il giudice delegato, nella fase antecedente all'omologa del concordato preventivo, ha autorizzato la cessione dell'azienda del debitore. La disciplina dell'articolo 108, infatti, così come quella relativa a tutti gli atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione del fallimento, non è applicabile alle attività che vengono compiute nella fase precedente l'omologazione del concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 01 Dicembre 2011.


Concordato preventivo - Anticipazioni bancarie regolate in conto corrente - Diritto della banca di trattenere le somme ricavate dal portafoglio anticipato prima della procedura di concordato preventivo - Sussistenza.
Deve ritenersi operante anche dopo l'inizio della procedura di concordato preventivo la clausola contrattuale che attribuisce alla banca il diritto di incamerare le somme incassate in relazione ad anticipazioni effettuate prima dell'inizio della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 22 Novembre 2011, n. 2606.


Concordato preventivo - Finanziamento ponte - Spese di giustizia - Prededuzione - Fattispecie ex art. 182 quater - Distinzione.
Un'estensiva interpretazione dell'art.167. legge fall., visto anche l'art. 168, comma 3, legge fall. (dettato per la fase ante ammissione ma pur sempre richiamante l'art. 167 legge fall.), può consentire al tribunale di autorizzare il compimento di atti, quale un "finanziamento ponte" bancario (per le spese di giustizia, nella specie), che pertanto fruiscono della prededuzione, come invece non potrebbe accadere ai sensi dell'art. 182quater comma 2 legge fall. che, vista anche la previsione del successivo comma 5, presuppone un finanziamento già erogato e quindi con alea a carico di chi lo effettui e di chi lo riceva. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 24 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Anticipazioni su ricevute bancarie in conto corrente - Ricevute incassate dalla banca dopo l'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata - Compensazione con altri crediti della banca verso il correntista poi fallito - Legittimità - Condizioni e limiti.
In tema di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente, se le relative operazioni siano compiute in epoca antecedente rispetto all'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata, è necessario accertare, qualora il correntista - successivamente ammesso al concordato preventivo - agisca per la restituzione dell'importo delle ricevute incassate dalla banca, se la convenzione relativa all'anticipazione su ricevute regolata in conto contenga una clausola attributiva del "diritto di incamerare" le somme riscosse in favore della banca (cd. patto di compensazione o, secondo altra definizione, patto di annotazione ed elisione nel conto di partite di segno opposto); solo in tale ipotesi, difatti, la banca ha diritto a "compensare" il suo debito per il versamento al cliente delle somme riscosse con il proprio credito, verso lo stesso cliente, conseguente ad operazioni regolate nel medesimo conto corrente, a nulla rilevando che detto credito sia anteriore alla ammissione alla procedura concorsuale ed il correlativo debito, invece, posteriore, poiché in siffatta ipotesi non può ritenersi operante il principio della "cristallizzazione dei crediti", con la conseguenza che nè l'imprenditore durante l'amministrazione controllata, nè gli organi concorsuali - ove alla prima procedura ne sia conseguita altra - hanno diritto a che la banca riversi in loro favore le somme riscosse (anziché porle in compensazione con il proprio credito) (1). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Settembre 2011, n. 17999.


Concordato preventivo - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Fase antecedente all'omologazione - Autorizzazione al debitore al compimento di atti di disposizione - Reclamo - Provvedimento del Tribunale - Ricorso per Cassazione - Inammissibilità - Fondamento
Il provvedimento del tribunale che respinge il reclamo proposto avverso il decreto col quale il giudice delegato nel procedimento di concordato preventivo, antecedente all'omologazione, autorizzi il debitore al compimento di atti di disposizione di beni di sua proprietà, non è suscettibile di ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento, con funzioni tutorie ed integrative dei poteri negoziali del debitore medesimo - il quale in questa fase conserva l'amministrazione dei propri beni e l'esercizio dell'impresa - che non decide su diritti soggettivi e non pregiudica il diritto dell'interessato a far valere le proprie ragioni in sede contenziosa, impugnando direttamente l'atto negoziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Luglio 2011, n. 15074.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Organi - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Fase antecedente all'omologazione - Autorizzazione al debitore al compimento di atti di disposizione - Reclamo - Provvedimento del Tribunale - Ricorso per Cassazione - Inammissibilità - Fondamento
Il provvedimento del tribunale che respinge il reclamo proposto avverso il decreto col quale il giudice delegato nel procedimento di concordato preventivo, antecedente all'omologazione, autorizzi il debitore al compimento di atti di disposizione di beni di sua proprietà, non è suscettibile di ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento, con funzioni tutorie ed integrative dei poteri negoziali del debitore medesimo - il quale in questa fase conserva l'amministrazione dei propri beni e l'esercizio dell'impresa - che non decide su diritti soggettivi e non pregiudica il diritto dell'interessato a far valere le proprie ragioni in sede contenziosa, impugnando direttamente l'atto negoziale. Cassazione civile, sez. VI, 07 Luglio 2011, n. 15074.


Fallimento – Prededucibilità in tema di procedure concorsuali minori – Significato del controllo giudiziale dell’art. 182 quater – Autorizzazione scritta del G.D..
Il preventivo vaglio giudiziale richiesto dall’art. 182 quater, comma 4 (così come il comma 2), va considerato come l’avamposto della ratio della disposizione di cui all’art. 167, comma 2, che subordina l’efficacia di una serie di atti, e in generale di tutti quelli eccedenti l’ordinaria amministrazione, all’autorizzazione scritta del giudice delegato. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 13 Giugno 2011.


Concordato preventivo - Concordato di risanamento - Continuazione dell'impresa - Stipulazione in corso di procedura di contratti di finanziamento - Continuazione dei rapporti di anticipazione di effetti - Estinzione per compensazione decreto della banca sorto prima del concordato - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Ammissibilità.
Nel corso di un concordato preventivo cd. di risanamento e che preveda la continuazione dell'impresa, deve ritenersi possibile, sia pure con l'autorizzazione del giudice delegato, la stipulazione di contratti di finanziamento nonché la prosecuzione di rapporti di anticipazione di effetti che prevedano l'estinzione per compensazione (mediante l'incasso in corso di procedura dei titoli anticipati) del credito della banca sorto prima del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 20 Dicembre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Provvedimenti per la cessione dei beni - Controversia instaurata da un creditore - "Petitum" di condanna o comunque idoneo a influire sul riparto - Legittimazione passiva - Litisconsorzio necessario dell'imprenditore e del liquidatore giudiziale dei beni - Sussistenza - Intervento in appello del liquidatore - Ammissibilità - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Esclusione.
In caso di intervenuta ammissione del debitore al concordato preventivo con cessione dei beni, se il creditore agisce proponendo non solo una domanda di accertamento del proprio diritto, ma anche una domanda di condanna o comunque idonea ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto del ricavato, alla legittimazione passiva dell'imprenditore si affianca quella del liquidatore giudiziale dei beni, quale contraddittore necessario; ne consegue l'ammissibilità dell'intervento del liquidatore giudiziale in fase d'appello, anche senza l'autorizzazione del giudice delegato, essendo quest'ultima necessaria solo per gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione ai sensi dell'art. 167 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Luglio 2009, n. 17748.


Tributi (in generale) - Accertamento tributario - Avviso di accertamento - Notifica - Società ammessa al concordato preventivo con cessione dei beni - Avviso di accertamento tributario - Notifica - Destinatario - Rappresentante legale - Fondamento.
L'avviso di accertamento tributario emesso nei confronti di società ammessa al concordato preventivo con cessione dei beni deve essere notificato al rappresentante legale e non al commissario liquidatore, atteso che il debitore concordatario è l'unico legittimato passivo in ordine alla verifica dei crediti dopo l'omologazione del concordato, sussistendo la legittimazione del liquidatore solo nei giudizi relativi a rapporti obbligatori sorti nel corso ed in funzione delle operazioni di liquidazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 10 Giugno 2009, n. 13340.


Tributi (in generale) - Contenzioso tributario (disciplina posteriore alla riforma tributaria del 1972) - Procedimento - In genere - Annullamento giudiziale di avviso di rettifica IVA - Impugnazione dell'Amministrazione Finanziaria - Società In concordato preventivo con cessione dei beni - Legittimazione passiva del liquidatore giudiziale - Esclusione - Fondamento.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Effetti - In genere - Annullamento giudiziale di avviso di rettifica IVA - Impugnazione dell'Amministrazione Finanziaria - Società In concordato preventivo con cessione dei beni - Legittimazione passiva del liquidatore giudiziale - Esclusione - Fondamento.

L'impugnazione proposta dall'Amministrazione finanziaria avverso la sentenza di annullamento dell'avviso di rettifica IVA riguardante una società commerciale in concordato preventivo con cessione dei beni, deve essere notificata all'imprenditore e non al commissario liquidatore, in quanto tale organo subentra esclusivamente nella gestione dei beni ceduti e, più in generale, nelle questioni attinenti alla liquidazione ed al carattere concorsuale del credito, mentre rimangono in capo al debitore la proprietà dei beni ed il diritto di esercitare e di resistere alle azioni per la tutela del patrimonio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 18 Marzo 2009, n. 6533.


Concordato preventivo – Partecipazione al voto sulla proposta di concordato preventivo di un’altra società – Atto di straordinaria amministrazione – Autorizzazione del Giudice Delegato – Necessità. (21/04/2010)
Qualora il legale rappresentante della società in concordato preventivo debba esprimere il voto nei confronti della proposta di c.p. di un’altra società occorre l’autorizzazione del Giudice Delegato, poiché  si tratta di un atto che, implicando una parziale rinuncia ad un credito, che viene accettato nella percentuale concordataria offerta nella proposta, rientra nella straordinaria amministrazione. (gl) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 26 Febbraio 2009.


Prescrizione civile - Sospensione - Per rapporti tra le parti - Concordato preventivo - Cessione dei beni ai creditori - Sospensione della prescrizione - Inapplicabilità - Fondamento.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Organi - In genere - Cessione dei beni ai creditori - Sospensione della prescrizione - Inapplicabilità - Fondamento.

L'art. 2941, n. 6, del codice civile, che dispone la sospensione della prescrizione tra le persone i cui beni siano sottoposti per legge o per provvedimento del giudice all'amministrazione altrui e quelle da cui l'amministrazione è esercitata, non è applicabile estensivamente ai rapporti tra debitore e creditori del concordato preventivo con cessione dei beni, perché la titolarità dell'amministrazione dei beni ceduti spetta esclusivamente al liquidatore, il quale la esercita non in nome o per conto dei creditori concordatari, bensì nel rispetto delle direttive impartite dal tribunale; peraltro, esclusa l'interpretazione analogica in materia di cause di sospensione della prescrizione, nemmeno l'interpretazione estensiva potrebbe giustificarsi sul piano logico-sistematico, atteso che le cause di sospensione si ricollegano a situazioni di impossibilità di fatto o di difficoltà ad esercitare il diritto, in ragione di particolari rapporti tra le parti, mentre, nella specie, il liquidatore (o il collegio dei liquidatori), pur operando nell'interesse dei creditori, non è tenuto ad osservare eventuali direttive da questi provenienti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 10 Febbraio 2009, n. 3270.


Concordato preventivo – Poteri del tribunale fallimentare – Atti di straordinaria amministrazione – Potere di sottrarne l’autorizzazione al giudice delegato – Sussistenza.
Benchè l’art. 167, comma 2 legge fall. faccia espresso riferimento al giudice delegato, dal terzo comma di tale norma, in base al quale “con il decreto previsto dall’art. 163 o con successivo decreto, il tribunale può stabilire il limite di valore al di sotto del quale non è dovuta l’autorizzazione di cui al secondo comma”, si ricava che il tribunale mantiene l’investitura dell’intera procedura di concordato preventivo e può quindi sottrarre al giudice delegato l’autorizzazione al compimento di atti di straordinaria amministrazione. (Nel caso di specie il tribunale ha autorizzato l’affitto del ramo d’azienda, la sua cessione ed il trasferimento di beni immobili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 05 Dicembre 2007, n. 0.


Concordato preventivo - In genere - Decreti del giudice delegato in ordine all'esecuzione del concordato - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Controversie sui crediti - Giudizio di cognizione ordinaria - Necessità - Preclusioni - Insussistenza
È inammissibile il ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. avverso il decreto con cui il giudice delegato, durante l'esecuzione del concordato preventivo, impartisce direttive generali per una corretta gestione della procedura nella fase liquidatoria, in quanto inidoneo a pregiudicare in modo definitivo e con carattere decisorio i diritti soggettivi delle parti; infatti, una volta esauritasi, con la sentenza di omologazione, la procedura di concordato preventivo, tutte le questioni che hanno ad oggetto i diritti dei singoli creditori e che attengono all'esecuzione del concordato danno luogo a controversie del tutto sottratte al potere decisionale degli organi fallimentari, mentre invece costituiscono materia di ordinario giudizio di cognizione, nessuna preclusione operando nè la sentenza di concordato nè - i successivi provvedimenti emessi nel corso della procedura per assicurarne il corretto svolgimento. (massima ufficiale) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2006, n. 23271.


Concordato preventivo - Ammissione - Effetti - Disciplina ex art. 2914 cod. civ. - Applicabilità - Esclusione - Applicazione limitatamente al concordato con cessione di beni - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento
Ai fini dell'inapplicabilità, in tema di concordato preventivo, della disposizione di cui all'art. 2914 cod. civ. non acquisisce rilievo la distinzione fra concordato preventivo con cessione di beni e concordato preventivo remissorio solutorio. Ogni possibilità di applicazione della disposizione suddetta è infatti, anche nel caso di concordato preventivo con cessione di beni, resistita dalla circostanza per cui la equiparazione al pignoramento in essa disposizione delineata ha ragione di essere, ai sensi degli artt. 54, terzo comma e 45 della legge fallimentare, solo per il fallimento e non per il concordato preventivo, la cui funzione, in entrambe le fattispecie sopra richiamate, è profondamente diversa da quella del fallimento, non potendosi, dalla presenza di elementi comuni quali quelli del divieto di esercizio di azioni esecutive individuali e della insensibilità del patrimonio assoggettato al procedimento rispetto ad ogni nuova obbligazione, desumersi identità di disciplina anche con riguardo alla disciplina di cui all'art. 2914 cit. In ogni caso una diversità di disciplina sul punto non potrebbe desumersi dalla differenza di struttura delle due su richiamate forme di concordato preventivo, posto che il concordato con cessione di beni si connota semplicemente per i profili della liberazione del debitore in termini più ampi ( art. 186 della legge fallimentare ) e della indeterminatezza della percentuale assicurata ai creditori chirografari. Non a caso - del resto - in entrambe le suddette forme il debitore conserva l'amministrazione del patrimonio in quanto titolare dell'impresa che resta in esercizio, nonché la legittimazione a compiere atti di amministrazione, senza distinzione, in termini di efficacia, tra quelli anteriori alla proposta di concordato e quelli successivi. Ne consegue che, salve la presenza della direzione del giudice delegato e della vigilanza del commissario giudiziale, e l'esigenza dell'autorizzazione del primo per gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione ( senza la quale essi sono inefficaci ed idonei a produrre la dichiarazione di fallimento ai sensi dell'art. 173 della legge fallimentare), i limiti alla generale opponibilità, ai creditori, degli atti compiuti sul patrimonio sono solo quelli previsti dalla legge, e - cioè - dagli artt. 167 e 168 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 1999.


Inefficacia di ipoteca giudiziale - Azione relativa - Legittimazione del debitore
L'inefficacia dell'ipoteca giudiziale, che sia stata iscritta, su beni del debitore ammesso all'amministrazione controllata, dopo la data della presentazione della relativa istanza (data a partire dalla quale si verificano gli effetti della procedura concorsuale), può essere dedotta in giudizio dal debitore medesimo, in considerazione del suo interesse al mantenimento dell'integrità del patrimonio, ed altresì senza necessità di autorizzazione del giudice delegato, trattandosi di atto conservativo, il quale rientra nell'ambito dell'ordinaria amministrazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Marzo 1990, n. 2004.