Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 165 ∙ (Commissario giudiziale)


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In generale
Collegio di commissari
Commissario giudiziale quale ausiliario del giudice delegatoObbligo di presentazione del rendicontoValore confessorio delle dichiarazioni rese dal commissario giudizialePartecipazione del commissario giudiziale al subprocedimento di revoca del concordato ex articolo 173 LFAutorizzazione del giudice delegato al compimento di atti di liquidazioneAzione di responsabilità

Compenso
Liquidazione del compenso del commissario giudiziale, potere discrezionale del tribunale e obbligo di motivazione
Compenso del commissario giudizialeCompenso ulteriore al commissario giudiziale rispetto a quello liquidato dal tribunaleCompenso del commissario giudiziale nominato nel concordato con riservaAcconti sul compenso del commissario giudizialeCompenso del commissario giudiziale nelle società pubblicheCompenso del commissario giudiziale cessato dalle funzioni prima della chiusura della proceduraCompenso del curatore che abbia svolto anche le funzioni di commissario giudizialeCompenso del pre-commissario di nomina facoltativaCompenso del commissario giudiziale nominato in una prima procedura di concordato successivamente revocataCompenso del commissario liquidatoreDoppio ruolo di commissario giudiziale e di liquidatore, liquidazione del compensoMotivazione del provvedimento di liquidazione del compenso al commissario giudizialeLiquidazione del compenso del commissario giudiziale e ricorso per cassazione



Concordato preventivo – Società a partecipazione totalitaria pubblica (in house) – Compenso del Commissario giudiziale – Assoggettamento alla disciplina limitativa del trattamento economico del personale pubblico e delle società partecipate – Esclusione – Assoggettamento esclusivo alla disciplina fallimentare – Affermazione

Concordato preventivo – Liquidazione di acconti sul compenso richiesto dal Commissario giudiziale – Ricorribilità del provvedimento per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. – Esclusione

Nel concordato preventivo delle società pubbliche (in house) la liquidazione del compenso del commissario giudiziale è disciplinata esclusivamente dall’art. 165 della legge fallimentare, secondo le norme stabilite con decreto del Ministro della Giustizia (D. M. 28 luglio 1992, n° 570). Lo stesso Tribunale, pertanto, non ha piena discrezionalità in ordine al “quantum” della liquidazione, essendo vincolato ai criteri di calcolo predeterminati nel decreto ministeriale. A maggior ragione è dunque da escludersi una discrezionalità dell’ente (a partecipazione pubblica) nel ridurre unilateralmente una spesa che non può ritenersi né riferibile a funzioni istituzionalmente proprie, né assunta volontariamente dall’ente stesso o dalla sua partecipata in violazione degli obblighi di contenimento della spesa pubblica, essendo posta a carico dello stesso all’esito di un procedimento giudiziale. La fattispecie esaminata, pertanto, è da ritenere estranea all’ambito di operatività dei vincoli di finanza pubblica. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata)

I decreti con i quali il tribunale fallimentare concede o rifiuta gli acconti sul compenso richiesti dal curatore (ovvero del Commissario giudiziale) sono espressione di un potere discrezionale ed intervengono in una fase processuale anteriore alla presentazione ed approvazione del conto, non assumendo, di conseguenza, efficacia di cosa giudicata, sicché essi non possono pregiudicare, dopo la presentazione del rendiconto, la futura e definitiva decisione sul compenso dovuto, cui corrisponde un diritto soggettivo del curatore, e non sono, quindi, ricorribili per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Gennaio 2018, n. 1448.


Commissario giudiziale - Compenso - Decreto di liquidazione -  Necessaria presentazione ed approvazione del rendiconto - Esclusione - Fondamento
Il commissario giudiziale, organo cui la legge fallimentare attribuisce funzioni composite di vigilanza, informazione, consulenza ed impulso finalizzate al controllo della regolarità del comportamento del debitore ed alla tutela dell'effettiva informazione dei creditori, non è soggetto all’obbligo di presentazione del rendiconto, sicchè non trova applicazione l’art. 39 l.fall. che subordina la liquidazione del suo compenso all’approvazione del rendiconto, atteso che, se pure ai sensi dell’art. 165 l.fall., al commissario giudiziale si applicano gli artt. 36, 37, 38 e 39 l.fall.,il rinvio alle citate disposizioni deve ritenersi effettuato nei limiti in cui esse sono compatibili con le specifiche prerogative dell’organo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2017, n. 25330.


Concordato preventivo - Decreto del compenso del commissario giudiziale - Motivazione sommaria - Sufficienza
Il giudice, nel motivare il decreto di liquidazione del compenso al commissario giudiziale, può limitarsi ad indicare quali elementi, tra quelli indicati nell'istanza che lo ha sollecitato, lo abbiano convinto ad assumere il provvedimento richiesto, senza doverli trascrivere tutti nel decreto, essendo comunque tenuto, in ottemperanza all'obbligo di motivazione impostogli dall'art. 111, comma 6, Cost., a dar prova, anche per implicito, di aver considerato tutta la materia controversa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 2017, n. 16856.


Concordato preventivo - Effetti - Esecuzione del concordato - Commissario liquidatore - Decreto di liquidazione del compenso - Natura giurisdizionale - Revocabilità - Esclusione
Il decreto con il quale il tribunale quantifica il compenso al commissario liquidatore nell'ambito della procedura di concordato preventivo ha natura giurisdizionale e non è revocabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 2016, n. 7591.


Concordato preventivo - Concordato con cessione dei beni - Commissario liquidatore - Disciplina anteriore alla riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 - Determinazione del compenso - Criteri - Applicazione dei parametri stabiliti per il compenso del curatore - Necessità - Conseguenze - Preventiva approvazione del rendiconto - Sussistenza
Nel concordato preventivo con cessione dei beni, il commissario liquidatore svolge funzioni equiparabili a quelle del curatore del fallimento ed ha, pertanto, diritto, al pari di quest'ultimo, ad un compenso che, in mancanza di una specifica disciplina normativa ex art. 182 l.fall., nel testo utilizzabile "ratione temporis", dev'essere quantificato, ai sensi dell'art. 39 l.fall. e del decreto ministeriale ivi richiamato, in una percentuale sull'attivo realizzato o, in assenza di risultati utili della liquidazione, nel minimo legale. Tale compenso, inoltre, come per il curatore, può essere liquidato solo dopo l'approvazione del rendiconto, benchè, nella normativa anteriore alle modifiche apportate dal d.lgs. n. 5 del 2006, la sua presentazione non sia imposta da una norma di legge ma solo dalla sentenza di omologazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 2016, n. 7591.


Concordato preventivo - Cessione dei beni - Svolgimento da parte della stessa persona dell'incarico di commissario giudiziale e di liquidatore - Distinzione di ruolo e compensi
In tema di concordato preventivo con cessione dei beni, nel caso in cui il medesimo soggetto ricopra il doppio incarico, prima di commissario giudiziale e poi di liquidatore, il relativo compenso non può prescindere dal distinto ruolo assunto dal conseguente espletamento di ulteriore e diversa attività che merita quindi separata ed autonoma remunerazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Ruoli di commissario giudiziale e di liquidatore - Distinzione - Compensi
Nell'ambito del concordato preventivo, la specifica caratterizzazione dell'incarico di liquidatore ne rivela l'ontologica distinzione rispetto all'ufficio del commissario giudiziale, il quale, laddove la liquidazione sia affidata al diverso soggetto, nel suo espletamento è tenuto a svolgere attività di sorveglianza e controllo, così che la coincidenza soggettiva non incide sulla sfera delle rispettive funzioni, le quali restano distinte e non assimilabili e pertanto meritevoli di distinto compenso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Doppio incarico di commissario giudiziale e di liquidatore - Conflitto di interessi - Sussistenza
La nomina a liquidatore della persona già in carica come commissario giudiziale collide con il requisito di cui al combinato disposto degli articoli 182, comma 2, e 28, comma 2, legge fall. che il liquidatore sia immune da conflitto di interessi, anche potenziale, ipotesi, invece, configurabile laddove nella sua persona si accumulino la funzione gestoria con quella di sorveglianza dell'adempimento del concordato, di cui all'articolo 185, comma 1, legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Nomina a liquidatore di persona già in carica come commissario giudiziale - Conflitto di interessi - Sussistenza - Diritto al doppio compenso
Nonostante la nomina a liquidatore della persona già in carica come commissario giudiziale con collida con il requisito che il liquidatore sia immune da conflitto di interessi, si deve tuttavia ritenere che qualora la nomina a liquidatore del commissario giudiziale non sia stata oggetto di contestazione e l'attività sia stata conseguentemente svolta, non possa negarsi al liquidatore il compenso per l'attività svolta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Acconti sul compenso del commissario giudiziale - Provvedimenti di natura definitiva - Esclusione - Impugnazione mediante revocazione - Inammissibilità
I decreti con i quali il tribunale provvede al riconoscimento di acconti sul compenso dovuto al commissario giudiziale nella procedura di concordato preventivo, in quanto destinati ad essere sostituiti dalla liquidazione finale, non hanno natura definitiva e non sono qualificabili come sentenze in senso sostanziale; detti provvedimenti non possono, pertanto, essere impugnati con lo strumento della revocazione di cui all'art. 397 c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Compenso - Provvedimento che concede o nega acconti - Ricorso per cassazione - Esclusione
I provvedimenti con i quali il tribunale concede o nega acconti sul compenso richiesti dal commissario giudiziale è espressione di un potere discrezionale ed interviene in una fase processuale anteriore alla presentazione ed approvazione del conto; tali provvedimenti, pertanto, non hanno efficacia di cosa giudicata e non pregiudicano la futura definitiva decisione sul compenso che il tribunale liquida dopo la presentazione del rendiconto con decreto ex articolo 39 L.F. ricorribile per cassazione ai sensi dell'articolo 111 Cost.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 30 Settembre 2015, n. 19580.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Procedimento di revoca dell'ammissione ex art. 173 legge fall. - Qualità di parte del commissario giudiziale - Esclusione - Fondamento - Legittimazione ad impugnare - Insussistenza
Il commissario giudiziale del concordato preventivo non è parte in senso formale o sostanziale del subprocedimento di revoca, aperto d'ufficio dal tribunale ai sensi dell'art. 173 legge fall. (nella formulazione introdotta dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169), come palesato dal fatto che la norma non prevede alcuna comunicazione nei suoi confronti, pur non precludendone la partecipazione; ne deriva che il medesimo non è nemmeno legittimato ad impugnare il provvedimento con il quale la corte d'appello abbia riformato il decreto di revoca dell'ammissione al concordato preventivo emesso dal tribunale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2014, n. 4183.


Concordato preventivo - Organi - In genere - Concordato preventivo con cessione dei beni - Incarico di commissario giudiziale e di liquidatore in capo al medesimo soggetto - Conseguenze ai fini della liquidazione del compenso
In tema di concordato preventivo con cessione di beni, nel caso in cui il medesimo soggetto ricopra il doppio incarico, prima di commissario giudiziale del concordato e poi di liquidatore, il relativo compenso non può prescindere dal distinto ruolo assunto e dal conseguente espletamento di ulteriore e diversa attività, che merita, quindi, separata ed autonoma remunerazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Dicembre 2011, n. 27085.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Dichiarazioni rese in giudizio - Natura confessoria - Insussistenza - Fondamento
Il commissario giudiziale della procedura di concordato preventivo non ha la capacità di disporre dei diritti dell'impresa, sicché, ai sensi dell'art. 2731 cod. civ., alle dichiarazioni da lui rese in sede giudiziale non può attribuirsi il valore di ammissione di fatti di natura confessoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 Agosto 2011, n. 17717.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Natura - Ausiliario del giudice delegato - Esclusione - Ragioni - Autonomia della disciplina dettata dalla legge fallimentare - Conseguenze - Termine per l'istanza di liquidazione del compenso ai sensi dell'art. 71 del d.P.R. n. 115 del 2002 - Inapplicabilità - Fattispecie
Il commissario giudiziale nella procedura di concordato preventivo non è un ausiliario del giudice delegato, in quanto, pur cooperando con quest'ultimo, è nominato dal tribunale e ripete i propri poteri e funzioni, con operatività stabile e previsione non occasionale, direttamente dalla legge fallimentare che, in quanto "lex specialis", prevale su quella generale dettata dal d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 in tema di ausiliari della magistratura; ne consegue che, nella liquidazione dei compensi al predetto organo, disciplinata in via esaustiva dall'art. 165 legge fall. che rinvia all'art. 39 della medesima legge fall. e, con esso, al D.M. 28 luglio 1992, n. 570, è preclusa l'applicazione dell'art. 71, comma secondo, del d.P.R. n. 115 citato, ai sensi del quale la relativa istanza dev'essere proposta, a pena di decadenza, entro cento giorni dal compimento delle operazioni. (Principio affermato dalla S.C. in sede di cassazione con rinvio del decreto del tribunale che aveva rigettato la domanda di liquidazione del compenso perchè proposta dopo la scadenza del predetto termine, decorrente dalla conclusione della procedura, individuata nella sopraggiunta dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2011, n. 8221.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Organi - Commissario Giudiziale - Compenso - Liquidazione ex art. 5 del d.m. n. 570 del 1992 - Attività cessata prima dell'omologazione - Liquidazione inferiore ai minimi stabiliti - Ammissibilità - Potere discrezionale del tribunale fallimentare.
In tema di liquidazione del compenso al commissario giudiziale del concordato preventivo, l'art. 5, comma quarto, del d.m. 28 luglio 1992, n. 570, nello stabilire che, qualora il commissario cessi dalle funzioni prima della chiusura delle operazioni, il compenso è liquidato, secondo i criteri fissati, "tenuto conto dell'opera prestata", attribuisce al giudice il potere discrezionale di liquidare un compenso inferiore ai minimi risultanti dall'applicazione dei criteri fissati dal primo comma della norma in commento, nel caso in cui il commissario stesso non svolga la sua attività per l'intero corso della procedura, sia per effetto della sua sostituzione, sia perché non venga completata la procedura medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 2010, n. 14581.


Concordato preventivo con cessione dei beni – Compenso del commissario liquidatore – Liquidazione in base al risultato utile della gestione – Mancanza di risultati utili – Liquidazione al minimo di legge.
Il compenso del commissario liquidatore nominato nel concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori deve essere liquidato in relazione al risultato utile della liquidazione, per cui lo stesso è commisurato ad una percentuale sull'attivo realizzato. Pertanto, come per il curatore, così anche per il liquidatore, nel caso in cui l'attività svolta non abbia portato risultati utili, il compenso va determinato nel minimo di legge previsto dagli art. 1 e 2 del d.m. 8 luglio 1992, n. 570. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Aprile 2008, n. 9178.


Curatore - Compenso - Successione di procedure concorsuali - Concordato preventivo e fallimento - Nomina del curatore nella stessa persona del commissario giudiziale - Liquidazione unitaria del compenso - Esclusione - Fondamento - Distinzione delle relative attività - Diversità dei criteri di liquidazione - Sussistenza - Principio di unitarietà delle procedure concorsuali - Applicabilità - Esclusione
Nel caso in cui al concordato preventivo faccia seguito il fallimento, le funzioni di commissario giudiziale e quelle di curatore fallimentare, anche se affidate alla stessa persona, non si sovrappongono, ma si cumulano, con la conseguenza che anche i relativi compensi vanno liquidati distintamente: diverse sono infatti le attività cui sono tenuti rispettivamente i due organi, così come diversi sono i criteri di liquidazione del compenso, i quali, nel concordato preventivo, non fanno necessariamente riferimento all'attivo realizzato, potendosi anche prescindere dalla liquidazione dei beni del debitore, che costituisce invece un adempimento necessario del curatore fallimentare. Non può trovare quindi applicazione, in riferimento allo svolgimento di entrambe le funzioni, il principio di unitarietà delle procedure concorsuali succedutesi senza soluzione di continuità, il quale non rappresenta un autonomo criterio normativo, destinato a risolvere tutti i problemi di successione tra le due procedure, ma un enunciato meramente descrittivo di soluzioni regolative aventi specifiche e distinte fonti normative. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Febbraio 2006, n. 3156.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Compenso - Determinato dal tribunale - Carattere esclusivo - Promessa di pagamento e pagamenti ulteriori - Ripetibilità
Ai sensi del combinato disposto degli artt. 165 e 39, terzo comma, r.d. 16 marzo 1942 n. 267, nessun compenso è dovuto al commissario giudiziale, quale organo della procedura di concordato preventivo, oltre quello liquidato dal tribunale, neppure per rimborso spese; con la conseguenza che le promesse ed i pagamenti fatti contro tale divieto sono nulli, ed è sempre ammessa la ripetizione di ciò che è stato pagato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 Marzo 2005, n. 6573.


Commissario giudiziale - Compenso - Decreto di liquidazione - Natura decisoria - Ricorribilità in Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. - Termine per l'impugnazione - Decorrenza - Proposizione di reclamo o revisione - Irrilevanza - Fondamento - Conseguenze in tema di ricorso per Cassazione avverso eventuale decreto confermativo del primo
In tema di concordato preventivo, il decreto di liquidazione del compenso al commissario giudiziale ha natura decisoria, è ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. e non è suscettibile di reclamo o di istanza di revisione; ne consegue che l'impugnazione immediata tramite ricorso per Cassazione non può in alcun modo essere posticipata ad un termine successivo all'esito di un eventuale reclamo o istanza di revisione (peraltro non previsti), onde, ove sia impugnato per Cassazione un eventuale decreto confermativo del primo, detta impugnazione deve ritenersi inammissibile per effetto del formarsi del giudicato sul primo decreto, non tempestivamente impugnato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2004, n. 3488.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Compenso - Determinazione - Criteri ex art. 39 legge fall. e norme regolamentari ivi richiamate - Provvedimento di liquidazione - Opzioni discrezionali del giudice di merito - Motivazione - Obbligo - Sussistenza - Motivazione apparente - Ricorso ex art. 111 Cost. - Ammissibilità
Il provvedimento di liquidazione del compenso al commissario giudiziale nominato in una procedura di concordato preventivo o di amministrazione controllata deve essere specificamente motivato in ordine alle specifiche opzioni discrezionali adottate dal giudice di merito sì come a quest'ultimo rimesse dal combinato disposto dell'art. 39 legge fall. e delle norme regolamentari (nella specie, D.M. 28 luglio 1992, n. 570) in esso richiamate, con la conseguenza che tale provvedimento, se dotato di motivazione soltanto apparente, è legittimamente ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Aprile 2000, n. 4993.


Commissario giudiziale - Compenso - Liquidazione - Provvedimento relativo - Obbligo di motivazione sui criteri applicati - Sussistenza - Inosservanza - Censurabilità in cassazione
Il provvedimento con il quale il Tribunale liquida, ex art. 39 legge fallimentare, il compenso al commissario giudiziale, ove ometta di motivare la opzione discrezionale che quella disciplina rimette al giudice entro limiti di valore - minimo o massimo - rapportati all'ammontare di attivo e passivo registrato nella procedura (e come risultante dall'inventario redatto ai fini di concordato preventivo e di amministrazione controllata), è soggetto a cassazione ove impugnato in sede di legittimità ex art. 111 Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Marzo 2000, n. 3308.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Compenso - Liquidazione - Attività prestata prima della chiusura delle operazioni - Determinazione - Criteri - Poteri discrezionali del tribunale fallimentare - Motivazione - Adeguatezza - Necessità
In sede di liquidazione dei compensi al commissario giudiziale nella procedura di concordato preventivo, al detto commissario, cessato dalle funzioni prima della chiusura delle operazioni, il compenso va liquidato, tenuto conto dell'opera prestata, secondo i principi dettati dall'art. 5 primo comma D.M. 28 luglio 1992 n. 570, ossia adottando le percentuali di cui all'art. 1 dello stesso D.M. sull'ammontare dell'attivo e del passivo risultanti dall'inventario redatto ai sensi dell'art. 172 legge fall.; la concreta determinazione del compenso, nel quadro dei suddetti principi, rientra nel potere discrezionale del tribunale fallimentare, ma l'esercizio di tale potere dev'essere congruamente motivato, in guisa da consentire il controllo della correttezza del suo uso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 1997, n. 9149.