Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 164 ∙ (Decreti del giudice delegato)


Tutte le MassimeCassazione
Concordato con riservaAtti urgenti di straordinaria amministrazioneAtti di disposizione autorizzati dal giudice delegato prima dell'omologaAutorizzazione del giudice delegato alla attività di liquidazioneAtti di giurisdizione esecutiva del giudice delegatoIstruzioni del giudice delegato al liquidatoreDecreti di ammissione o di esclusione dal voto Legittimazione del commissario giudizialeLegittimazione del pubblico ministeroDomanda di restituzione di beni non contemplati dal concordatoLiquidazione del compenso del consulente tecnicoLiquidazione del compenso di professionistiRicorso per cassazione



Concordato preventivo - Opposizione all'omologazione - Creditore che non abbia partecipato all'adunanza e posto in quella sede questioni relative alla propria legittimazione al voto - Legittimazione all'opposizione - Esclusione
Non è legittimato a proporre opposizione all'omologazione del concordato preventivo il soggetto che non abbia partecipato all'adunanza dei creditori e formulato le questioni relative alla propria legittimazione al voto, in quanto solo ed esclusivamente in detta sede tali questioni possono essere proposte, nel contraddittorio di tutti i creditori partecipanti e del debitore proponente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 18 Dicembre 2015.


Concordato con riserva - Atti di straordinaria amministrazione - Autorizzazione del tribunale - Reclamo ex articolo 26 L.F. - Ammissibilità
I decreti emessi dal tribunale ai sensi dell’articolo 161, comma 7, L.F. di autorizzazione al compimento di atti urgenti di straordinaria amministrazione nel periodo di concordato con riserva devono ritenersi impugnabili ai sensi dell’articolo 26 L.F. e ciò anche se l’articolo 164 L.F. si riferisce ai soli decreti del giudice delegato. La mancata menzione, in detto articolo, dei decreti del tribunale è, infatti, frutto di un difetto di coordinamento della norma conseguente alla introduzione, avvenuta nel 2012, della disciplina del concordato con riserva, la quale demanda al tribunale il controllo sugli atti di straordinaria amministrazione durante il periodo di concordato con riserva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 11 Luglio 2013.


Concordato preventivo - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Domanda dei soci di restituzione di somme versate in esecuzione della proposta di concordato - Rigetto del tribunale in sede di reclamo - Ricorso per cassazione - Commissario giudiziale - Legittimazione attiva - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie
Il commissario giudiziale è legittimato a ricorrere per cassazione avverso il decreto del tribunale, reso in sede di reclamo, che abbia accolto una domanda restitutoria dei soci con riguardo a versamenti da essi eseguiti in esecuzione della proposta concordataria, derivando tale legittimazione dal combinato disposto degli artt. 186, ultimo comma, e 138 legge fall., che espressamente ne prevedono la legittimazione attiva al fine dell'annullamento del concordato preventivo omologato, nel caso di scoperta postuma dell'esagerazione dolosa del passivo o di sottrazione o dissimulazione di parte rilevante dell'attivo, i quali fondano la "legitimatio ad causam" del commissario giudiziale su iniziative processuali, comunque suscettibili di forzare o snaturare il contenuto della proposta e del piano, così come interpretato in sede omologativa, attesa l'esigenza di assicurarne l'effettivo contraddittorio, quale soggetto dotato di un bagaglio cognitivo, che ne fa il rappresentante naturale degli interessi della procedura nel resistere ad una domanda suscettibile di alterare le clausole dell'accordo omologato. (Nella specie, la C.S. ha affermato la legittimazione attiva del commissario giudiziale ai fini del ricorso per cassazione, trattandosi di stabilire se la proposta concordataria prevedesse, o no, l'acquisizione definitiva all'attivo di versamenti promessi "a fondo perduto" ed effettivamente eseguiti dai soci). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Luglio 2012, n. 13565.


Fallimento – Concordato preventivo – Esecuzione – Autorizzazione del giudice delegato – Non necessità – Diniego di autorizzazione ad effettuare pagamenti in esecuzione del C.P. – Reclamo – Inammissibilità.
L’attività liquidatoria posta in essere in esecuzione del piano concordato non è soggetta di norma ad autorizzazione del giudice delegato, e pertanto un eventuale diniego di autorizzazione ad effettuare un pagamento concordatario non è reclamabile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Reclamo avverso gli atti del giudice delegato - Liquidazione di compenso professionisti - Legittimazione del creditore - Sussistenza.
Il singolo creditore è legittimato a proporre reclamo ai sensi dell'articolo 26, legge fallimentare avverso il provvedimento con il quale il giudice delegato, nell'ambito della procedura di concordato preventivo, provvede alla liquidazione del compenso di un professionista che ha assistito l'imprenditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 01 Febbraio 2012.


Fallimento e procedure concorsuali - Concordato preventivo - Consulenza sulle scritture contabili e la documentazione liquidazione del compenso da parte del giudice delegato - Reclamo al tribunale - Legittimazione del pubblico ministero - Spettanza - Insussistenza.
Il Pubblico Ministero, nel concordato preventivo riformato, non è parte necessaria della procedura e la comunicazione, a tale organo, della domanda del debitore non vale a conferirgli alcuna legittimazione generale all’impugnativa degli atti di liquidazione dei compensi, nella specie riconosciuti dal giudice delegato al professionista incaricato di verificare le scritture contabili e la documentazione del ricorso, e ciò per il principio di specialità del procedimento ex art. 26 legge fallim. che, per tali controversie, prevale sulla disciplina di cui all’art.11, comma 5, della legge 8 luglio 1980, n.319 (ora sostituito dal d.P.R. 30 maggio 2002, n.115). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Luglio 2011, n. 16136.


Concordato preventivo - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Provvedimento di nomina di C.T.U. - Reclamo - Legittimazione del P.M. - Esclusione - Ragioni
Nel procedimento per l'ammissione al concordato preventivo, il pubblico ministero non è legittimato a proporre reclamo avverso il provvedimento di liquidazione dei compensi in favore del consulente tecnico, nominato dal giudice delegato, sia perché, a seguito della modifica introdotta con il d.l. 14 marzo 2005, n. 35 (conv. con modifiche in l. 14 maggio 2005, n. 80), non gli è più riconosciuto il potere di intervento necessario nel procedimento in questione, sia perché non è applicabile l'art. 11, quinto comma, della legge 8 luglio 1980, n. 319, in quanto incompatibile con la disposizione speciale contenuta nell'art. 26 legge fall. (applicabile alla procedura concordataria ex art. 164 legge fall.) che indica con precisione tutti i soggetti legittimati all'impugnazione dei provvedimenti di reclamo del giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Luglio 2011, n. 16136.


Concordato preventivo - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Fase antecedente all'omologazione - Autorizzazione al debitore al compimento di atti di disposizione - Reclamo - Provvedimento del Tribunale - Ricorso per Cassazione - Inammissibilità - Fondamento
Il provvedimento del tribunale che respinge il reclamo proposto avverso il decreto col quale il giudice delegato nel procedimento di concordato preventivo, antecedente all'omologazione, autorizzi il debitore al compimento di atti di disposizione di beni di sua proprietà, non è suscettibile di ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento, con funzioni tutorie ed integrative dei poteri negoziali del debitore medesimo - il quale in questa fase conserva l'amministrazione dei propri beni e l'esercizio dell'impresa - che non decide su diritti soggettivi e non pregiudica il diritto dell'interessato a far valere le proprie ragioni in sede contenziosa, impugnando direttamente l'atto negoziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Luglio 2011, n. 15074.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Organi - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Fase antecedente all'omologazione - Autorizzazione al debitore al compimento di atti di disposizione - Reclamo - Provvedimento del Tribunale - Ricorso per Cassazione - Inammissibilità - Fondamento
Il provvedimento del tribunale che respinge il reclamo proposto avverso il decreto col quale il giudice delegato nel procedimento di concordato preventivo, antecedente all'omologazione, autorizzi il debitore al compimento di atti di disposizione di beni di sua proprietà, non è suscettibile di ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento, con funzioni tutorie ed integrative dei poteri negoziali del debitore medesimo - il quale in questa fase conserva l'amministrazione dei propri beni e l'esercizio dell'impresa - che non decide su diritti soggettivi e non pregiudica il diritto dell'interessato a far valere le proprie ragioni in sede contenziosa, impugnando direttamente l'atto negoziale. Cassazione civile, sez. VI, 07 Luglio 2011, n. 15074.


Concordato preventivo - Provvedimenti del giudice delegato in esecuzione della sentenza di omologa - Funzione esecutiva - Ricorribilità in cassazione - Sussistenza.
I provvedimenti emessi dal giudice delegato in attuazione delle disposizioni della sentenza di omologazione del concordato preventivo in tema di vendita di beni ceduti i creditori, nella misura in cui assolvono ad una funzione corrispondente a quella dei provvedimenti di analogo tenore emessi nell'ambito della liquidazione fallimentare, rientrano anch'essi nel nonno degli atti di giurisdizione esecutiva. Analoga caratteristica hanno i successivi decreti emessi dal tribunale a seguito di reclamo, ai quali pure occorre perciò estendere il regime della ricorribilità in cassazione applicabile, a norma degli articoli 617 e 618 c.p.c., ai provvedimenti del giudice dell'esecuzione non altrimenti impugnabili. Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2011.


Concordato preventivo - Cessione di beni - Domanda del debitore per la restituzione di beni non contemplati dal concordato - Azione ordinaria di cognizione - Ammissibilità - Fondamento
Le domande con cui il debitore assoggettato alla procedura di concordato preventivo con cessione dei beni intenda far accertare che una parte del patrimonio acquisito dal liquidatore giudiziale non è compresa nell'attivo societario contemplato dal concordato stesso (trattandosi nella specie di beni della Federazione italiana dei consorzi agrari costituenti un patrimonio a gestione separata, in quanto risultanti da operazioni condotte nell'interesse e per conto dello Stato, ai sensi degli artt. 2 e 3 del d.lgs. n. 1235 del 1948, ratificato dalla legge n. 561 del 1956, applicabile "ratione temporis") e chieda perciò la condanna del medesimo liquidatore alla relativa restituzione, sono proponibili nelle forme dell'azione ordinaria di cognizione; infatti, al pari dalla controversia promossa da un terzo che rivendichi su determinati beni un diritto incompatibile con la loro cessione ai creditori in funzione liquidatoria, l'analoga contestazione mossa dal debitore non rinviene, nella disciplina concordatizia, un espresso o inequivoco divieto di attuarsi se non mediante il sistema di tutela interno rappresentato dai decreti del giudice delegato, adottabili ex artt. 26 e 164 legge fall. e reclamabili avanti al tribunale, non inerendo tali rimedi ad un sistema speciale ed esclusivo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Luglio 2009, n. 16504.


Concordato preventivo con cessione dei beni – Attuazione del provvedimento di omologa – Reclamo al tribunale avverso i provvedimenti del giudice delegato in tema di vendita dei beni – Natura di giurisdizione esecutiva – Ricorso straordinario per cassazione – Ammissibilità.
Rientrano nel novero degli atti di giurisdizione esecutiva - allorchè assolvono ad una funzione corrispondente a quella dei provvedimenti di analogo tenore emessi nell'ambito della liquidazione fallimentare - i provvedimenti emessi dal giudice delegato in attuazione delle disposizioni della sentenza (ora decreto) di omologazione del concordato preventivo in tema di vendita dei beni del debitore ceduti ai creditori. Pertanto, così come i provvedimenti emessi dal giudice dell’esecuzione ex artt. 617 e 618 c.p.c. non altrimenti impugnabili sono ricorribili per cassazione, allo stesso modo si deve ritenere esperibile il ricorso straordinario per cassazione avverso il provvedimento con cui il tribunale decida un reclamo, proposto contro un decreto emesso dal giudice delegato in tema di vendita dei beni del debitore nella fase esecutiva di un concordato preventivo per cessione dei beni omologato dal tribunale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Luglio 2008, n. 19506.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Amministrazione controllata - Deliberazione ed approvazione - Voto - In genere - Adunanza dei creditori - Decreti di ammissione al voto o di esclusione dal voto - Reclamo immediato al tribunale - Termine.
In tema di amministrazione controllata, i decreti di ammissione al voto o di esclusione dal voto, emessi dal giudice delegato all'udienza di adunanza dei creditori, sono immediatamente reclamabili al tribunale, ex artt. 188, ultimo comma, e 26 legge fall., per il rinvio operato dall'art. 188 all'art. 164 e da questo all'art. 26, nel termine di dieci giorni dalla loro comunicazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 2004.


Concordato preventivo - Istruzioni del giudice delegato sulla liquidazione in pendenza d'appello - Ricorso per cassazione - Esclusione - Fondamento
In tema di concordato preventivo, le istruzioni date dal giudice delegato al liquidatore in ordine al comportamento da tenere, a seguito di impugnazione della sentenza di omologazione, esauriscono la loro efficacia nei rapporti tra gli organi della procedura; esse rappresentano, quindi, un atto interno intrinsecamente inidoneo a risolvere, con efficacia nei confronti del debitore, il contrasto in ordine alla sussistenza del potere - dovere del liquidatore di procedere alla liquidazione dei beni prima del passaggio in giudicato della sentenza che ha omologato il concordato; pertanto, poiché il provvedimento del giudice delegato è privo di efficacia decisoria, il decreto emesso dal Tribunale su reclamo non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Dicembre 2001, n. 15833.