Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 111-ter ∙ (Conti speciali)


Tutte le MassimeCassazione
Conti specialiQuota di spese generali imputabili a ciascun beneCreditore pignoratizioSpese di amministrazione e conservazione dei beniRapporto con la disposizione articolo 111 bisCreditore ipotecarioCompenso del curatoreIndividuazione dei beni sui quali opera la prelazione del creditore ipotecario e stato passivoEstensione ipoteca ai macchinariConflitto fra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazioneCriterio della proporzionalita'Spese peritali di stima dei beniTributi locali maturati dopo la dichiarazione di fallimento



Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità – Crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo

In sede di riparto del ricavato della liquidazione, l’imputazione delle spese di carattere generale ai creditori garantiti da pegno o ipoteca deve essere effettuata in base al criterio della proporzionalità e non a quello della utilità.

Vanno considerate come prededuzioni di carattere generale, da imputarsi dunque in via proporzionale anche al creditore ipotecario, i crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo che ha preceduto il fallimento, non potendosi ricondurre la loro attività in via specifica all’interesse di taluno soltanto dei creditori ammessi al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trapani, 27 Dicembre 2019.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Retrocessione dell'importo incamerato dal creditore pignoratizio - Ammissione al passivo in via privilegiata ex art. 70 l.f.
Qualora, a seguito del positivo esperimento di un'azione revocatoria fallimentare, il creditore pignoratizio che abbia escusso la garanzia sia condannato a retrocedere alla curatela l'importo incamerato, lo stesso ha diritto ad insinuarsi al passivo, ai sensi dell’art. 70, secondo comma, l. fall., in via privilegiata pignoratizia sulla somma versata per effetto della revoca. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 05 Luglio 2019.


Fallimento – Riparto – Compenso del curatore – Partecipazione del creditore fondiario alla quota del compenso del curatore
Il creditore fondiario che in pendenza del fallimento procede alla esecuzione individuale deve partecipare al pagamento di una quota del compenso del curatore oltre che alle spese strettamente collegate all’immobile. (Gisella Dalmasson) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Ottobre 2018.


Fallimento – Riparto delle somme ricavate dalla vendita di beni oggetto di ipoteca – Conti speciali – Conflitto tra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazione
Anche nel sistema normativo vigente (art. 111-ter l.f.), in sede di ripartizione fallimentare delle somme ricavate dalla vendita di beni oggetto di ipoteca, i crediti ipotecari prevalgono sui crediti prededucibili, salvo che questi ultimi si ricolleghino ad attività direttamente e specificamente rivolte ad incrementare, o ad amministrare, o a liquidare i beni ipotecati o rechino, comunque, ai titolari specifiche utilità, e salvo il limite di un'aliquota delle spese generali, che deve, in ogni caso, gravare sui beni assoggettati a garanzia reale. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Aprile 2017.


Fallimento – Riparto delle somme ricavate dalla vendita di beni oggetto di ipoteca – Conti speciali – Quota di spese generali addebitabili al creditore ipotecario – Criterio della proporzionalità
Il legislatore della riforma fallimentare ha disciplinato la questione dell’imputabilità di una parte delle spese generali anche ai crediti assistiti da prelazione, senza recepire il criterio giurisprudenziale dell’accertata utilità della spesa per il creditore garantito, e prescrivendo invece il criterio proporzionale: sicché il riparto deve essere effettuato, con riferimento alle spese generali, in conformità a tale criterio di proporzionalità, e non al criterio dell’utilità. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Aprile 2017.


Espropriazione forzata - Oneri e spese della procedura - Spese necessarie alla conservazione dell’immobile pignorato - Mantenimento in esistenza del bene - Spese necessarie ad evitare la chiusura anticipata della procedura - Anticipazione a carico del creditore procedente - Rimborso ex art. 2770 c.c.
Le spese necessarie alla conservazione dell'immobile pignorato indissolubilmente finalizzate al mantenimento in fisica e giuridica esistenza del bene (con esclusione, quindi, delle spese che non abbiano un'immediata funzione conservativa dell'integrità dello stesso, quali quelle dirette alla manutenzione ordinaria o straordinaria o gli oneri di gestione condominiale) in quanto strumentali al perseguimento del risultato fisiologico della procedura di espropriazione forzata (in quanto volte ad evitarne la chiusura anticipata) sono qualificabili quali spese «per gli atti necessari al processo» che, ai sensi dell'art. 8 del d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, il giudice dell'esecuzione può porre in via di anticipazione a carico del creditore procedente. Tali spese dovranno essere rimborsate come spese privilegiate ex art. 2770 cod. civ. al creditore che le abbia corrisposte in via di anticipazione, ottemperando al provvedimento del giudice dell'esecuzione che ne abbia disposto l'onere a suo carico.

Nella specie si trattava di spese necessarie ad evitare pericoli nella struttura del compendio immobiliare e, quindi, indispensabili per evitare il crollo o il definitivo perimento del bene pignorato, con conseguente chiusura anticipata della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 22 Giugno 2016, n. 12877.


Fallimento - Spese sostenute per l'amministrazione dell'immobile - IMU - Conflitto tra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazione - Rapporto tra gli articoli 111-bis, comma 2, e 111-ter l. Fall. - Interpretazione - Conti speciali
L'articolo 111-bis, comma 2, legge fall. deve essere letto unitamente alla disposizione contenuta nel successivo articolo 111-ter, la quale non pone solo una regola di carattere contabile fine a sé stessa, ma detta un criterio di regolamentazione dell'eventuale conflitto tra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazione, conflitto che va risolto facendo gravare sul ricavato dei beni oggetto di garanzia sia le spese prededucibili specificamente sostenute per la loro conservazione, amministrazione e liquidazione evidenziate nel conto speciale, sia un'aliquota delle spese generali in quanto sostenute nell'interesse di tutti i creditori. Da ciò consegue che il creditore ipotecario avrebbe ragione di opporsi, in virtù dell'articolo 111 bis, comma 2, richiamato, a che con i proventi della locazione sia pagato, ad esempio, il compenso dovuto al perito incaricato della stima dei beni mobili, benché si tratti egualmente di debito della massa, ma detto creditore non potrà pretendere di porre esclusivamente a carico di tutti gli altri creditori il pagamento di spese specificamente inerenti l'immobile sul quale è iscritta ipoteca, tra le quali certamente rientrano quelle inerenti l'amministrazione dell'immobile e quelle dovute all'erario a titolo di IMU maturata dopo la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Maggio 2015.


Fallimento - Pegno e ipoteca - Gestione della massa attiva - Conti speciali - Quota di spese generali addebitabili al creditore pignoratizio - Fattispecie
La norma di cui all'articolo 111-ter, comma 3, L.F. (secondo la quale, con riferimento ai crediti pignoratizi, il curatore deve tenere un conto speciale, con analitica indicazione delle entrate ed uscite di carattere specifico e della quota delle spese generali imputabile a ciascun bene o gruppo di beni secondo un criterio proporzionale) non lascia spazio a dubbi in ordine al fatto che il creditore pignoratizio, oltre ai costi speciali strettamente relativi al bene posto in garanzia (come le spese di conservazione, gestione e custodia), in applicazione del principio di solidarietà concorsuale da un lato e di rilevanza ed inerenza dall'altro, debba sostenere anche le spese generali della procedura. (Nel caso di specie, il Tribunale ha precisato che al creditore pignoratizio non potevano essere imputate alcune spese generali quali quelle relative ad un contenzioso tributario, al giudizio di opposizione al fallimento, alle consulenze in tema di rapporti di lavoro). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 11 Febbraio 2015.


Espropriazione forzata - Fallimento - Creditore titolare di ipoteca - Spese gravanti sul bene.
Il creditore titolare di ipoteca su un bene facente parte dell’attivo fallimentare è tenuto a sopportare le spese della procedura che si riferiscano al bene gravato, avendosi riguardo sia a quelle specificamente sostenute per la sua gestione e liquidazione, sia a quelle generali riconducibili all’interesse e all’utilità anche potenziale del creditore garantito (Cass 4626/1999). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Gennaio 2013.


Fallimento - Accertamento del passivo - Costi della procedura suscettibili di prededuzione - Beni gravati da garanzia reale - Prededucibilità delle spese sostenute - Oneri di amministrazione e liquidazione dei beni.
In ordine al problema dell’incidenza dei costi della procedura fallimentare, suscettibili di prededuzione ai sensi dell’art. 111 l.f., sulle somme provenienti dalla vendita di beni gravati da garanzia reale e destinate ad essere attribuite in sede di distribuzione ai creditori assistiti da tale garanzia, a prededucibilità delle spese sostenute per la procedura fallimentare è limitata ai beni oggetto di garanzie reali speciali, agli oneri correlati all’amministrazione e alla liquidazione di tali beni, ovvero attinenti ad attività di amministrazione direttamente rivolte alla conservazione o all’incremento dei beni stessi o comunque destinate a realizzare una specifica utilità ai creditori garantiti (Cass 4626/1999; Cass. 5104/1997). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Gennaio 2013.


Fallimento - Accertamento del passivo - Costi della procedura gravanti sul ricavato dalla vendita di beni ipotecati - Compenso del curatore - Amministrazione e liquidazione dei beni - Attività di ammissione al passivo del credito garantito.
Il creditore ipotecario deve sopportare una parte del costo della procedura fallimentare che è rappresentato dal compenso dovuto al curatore, in considerazione delle attività da lui compiute, di amministrazione e di liquidazione dei beni ipotecati e volte a consentire il soddisfacimento delle ragioni del medesimo creditore, nonché dell’attività svolta dal curatore stesso nella fase della verifica e dell’ammissione al passivo del credito garantito, del pari indispensabile affinché il creditore possa partecipare al concorso (Cas. 5104/1997). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Gennaio 2013.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Somme ricavate dalla vendita di beni ipotecati - Ripartizione - Crediti ipotecari - Prevalenza su crediti prededucibili - Ammissibilità - Limiti
In sede di ripartizione fallimentare delle somme ricavate dalla vendita di beni oggetto di ipoteca, i crediti ipotecari prevalgono sui crediti prededucibili, salvo che questi ultimi si ricolleghino ad attività direttamente e specificamente rivolte ad incrementare, o ad amministrare, o a liquidare i beni ipotecati o rechino, comunque, ai titolari specifiche utilità, e salvo il limite di un'aliquota delle spese generali, che deve, in ogni caso, gravare sui beni assoggettati a garanzia reale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Giugno 2002, n. 9490.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Prededucibilità ex art. 111, primo comma, n. 1 legge fall. - Portata - Limiti - Nel caso di beni oggetto di garanzie reali speciali
La prededucibilità, ex art. 111, primo comma, n. 1, R.D. 16 Marzo 1942, n. 267, delle spese relative alla procedura fallimentare, non incide nella stessa misura sulla totalità dell'attivo, dovendo il suo effetto essere limitato, per i beni oggetto di garanzie reali speciali, ai soli oneri correlati all'amministrazione ed alla liquidazione di detti beni, ovvero attinenti ad attività di amministrazione direttamente rivolte alla conservazione o all'incremento dei beni stessi o comunque destinate a realizzare una specifica utilità per i creditori garantiti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 1999.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Distribuzione della somma ricavata - Questioni attinenti alla individuazione dei beni sui quali opera la prelazione del creditore ipotecario - Definitività del decreto di approvazione ed esecutività dello stato passivo - Preclusione - Insussistenza - Condizioni
In sede di ripartizione delle somme ricavate dalla vendita fallimentare, le questioni attinenti all'individuazione dei beni sui quali opera la prelazione del creditore ipotecario non restano precluse dalla definitività del decreto di approvazione ed esecutività dello stato passivo, ove il credito medesimo sia stato ammesso al passivo con formula generica, cioè con accertamento della sua esistenza, entità e rango, ma senza specificazione dei beni investiti da detta prelazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 1985.


Cause di prelazione - Ipoteca - Oggetto dell'ipoteca - Ipoteca iscritta su stabilimento industriale - Estensione ai macchinari - Condizioni - Fallimento del debitore - Disintegrazione del complesso industriale - Conseguenze
L'estensione dell'ipoteca iscritta su uno stabilimento industriale ai macchinari in esso impiegati non è riconducibile al disposto dell'art. 2810 n. 1 cod. civ. in tema di pertinenza, dato che detti macchinari, rientrando fra gli elementi del complesso aziendale, globalmente rivolti a realizzare la funzione produttiva, non sono qualificabili come meri accessori al servizio di beni immobili, ma va riconosciuta, ai sensi dell'art. 2811 cod. civ., solo se ed in quanto i macchinari medesimi si presentino incorporati all'immobile, per effetto di una connessione fisica idonea a dar luogo ad un bene complesso (e non quindi per mera adesione con mezzi aventi la sola funzione di ottenerne la stabilità necessaria all'uso). Ove sussista tale incorporazione, l'estensione dell'ipoteca non resta esclusa dalla circostanza che, sopravvenuto il fallimento del debitore, si abbia la disintegrazione del complesso aziendale, con la vendita dei singoli beni in sede concorsuale, poiché una tale successiva scorporazione non può travolgere "ex tunc" il già verificatosi ampliamento dell'oggetto dell'ipoteca in applicazione del citato art. 2811 cod. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 1985.