Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 104-bis ∙ (Affitto dell'azienda o di rami dell'azienda)


Tutte le MassimeCassazione
Affitto di azienda pendente al momento del fallimentoRecesso del curatoreRapporti pendentiIndennità di preavvisoRetrocessione azienda al curatoreRetrocessione azienda e responsabilità del curatore per i crediti dei lavoratoriResponsabilità del curatore per i canoniTFRModalità competitiva di scelta affittuarioCauzionestima e pubblicitàFacoltà del curatore di sospendere la garaReclamoConcessione del diritto di prelazioneConservazione della struttura produttiva e dei livelli occupazionaliRicorso per cassazioneContestazione dell'esistenza del ramo d'azienda trasferito e onere della prova



Trasferimento di ramo d’azienda - Nozione di ramo d’azienda - Onere della prova - Art. 2112 c.c.
A fronte della contestazione, da parte del ricorrente, dell’esistenza del ramo d’azienda trasferito, da intendersi come articolazione funzionalmente autonoma di un’unità economica organizzata, è onere delle convenute, cessionaria e cedente, provare il fatto del trasferimento, e cioè la consistenza e l’idoneità funzionale del ramo, in primo luogo mediante la produzione in giudizio dell’atto di cessione e degli allegati necessari a identificare gli elementi patrimoniali trasferiti; ciò in particolare al fine di verificare l’idoneità dello stesso a svolgere le attività commesse alla cessionaria dalla cedente, sulla base di un contratto di servizi coevo al trasferimento del ramo.

L’accollo dell’onere della prova alle convenute si giustifica sia per considerazioni attinenti alla vicinanza della prova, sia perché, ponendo il ricorrente, a fondamento della domanda, il fatto negativo dell’inesistenza del trasferimento d’azienda, viene in questione il diritto delle convenute alla novazione soggettiva del rapporto di lavoro, in difetto di consenso del contraente ceduto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 01 Febbraio 2019.


Liquidazione dell’attivo fallimentare - Procedure competitive - Affitto di azienda - Mancata stipulazione del contratto di affitto - Fatto imputabile all'affittuario - Incameramento della cauzione - Organi della procedura - Condizioni
Nella fase di liquidazione dell'attivo fallimentare, al curatore è riconosciuta la possibilità di incamerare la cauzione prestata da colui che, scelto tramite procedura competitiva, non addivenga, poi, alla stipula del contratto di affitto di azienda cui quest'ultima era propedeutica, così venendo meno al rispetto della suddetta proposta, a condizione che non venga fornita la prova che l'inadempimento sia giustificato da ragioni idonee a compromettere gli interessi dell'aggiudicatario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2018, n. 11957.


Fallimento – Affitto endoconcorsuale – Diritto di prelazione – Procedimento di vendita – Posizione del prelazionario – Offerta migliorativa in aumento
Il prelazionario - nel senso espressamente previsto dal secondo periodo della L. Fall., art. 104-bis, comma 5 - una volta esaurito il procedimento di determinazione del prezzo di vendita (nel caso di specie tramite l'aggiudicazione) ha diritto di ricevere la denuntiatio delle condizioni di vendita e di scegliere se aderire o meno alle stesse.

Il positivo esercizio del diritto di prelazione comporta una sostituzione dell'aggiudicatario con il prelazionario nella medesima posizione nell'ambito dello schema della vendita forzata codicistica, senza che si possano scindere gli effetti favorevoli di tale sua posizione, quale l'aspettativa al trasferimento del bene, da quelli sfavorevoli, tra cui anche l'eventualità che un terzo presenti un'offerta in aumento.

Il prelazionario, conseguita la preferenza a parità di condizioni che gli era stata promessa, rimane poi esposto alla naturale evoluzione della procedura di vendita prescelta e dunque alla possibile apertura della fase dell'aumento a mezzo di offerte presentate secondo le modalità previste dall'art. 584 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2018, n. 9017.


Fallimento - Affitto di azienda - Modalità di scelta del contraente - Applicazione delle disposizioni di cui all’art. 107 l.f. - Mancanza di pubblicità e perizia - Fattispecie
La mancanza di pubblicità e la mancanza della perizia di un operatore esperto potrebbero assumere rilievo solo nel caso in cui il curatore non avesse considerato l’offerta del reclamante, ovvero se nell’operare la scelta l’avesse esclusa per l’incongruenza del corrispettivo offerto. Pertanto, quand’anche i vizi lamentati dal reclamante fossero effettivamente sussistenti, essi sarebbero ininfluenti rispetto alla scelta compiuta dal curatore, nella misura in cui la loro assenza non avrebbe portato ad un esito diverso.

Tuttavia, poiché il reclamo ex art. 36 l. fall. è consentito solo per violazione di legge, il reclamante potrebbe lamentare soltanto l’utilizzo da parte del curatore di criteri in tutto o in parte diversi da quelli indicati dall’art. 104-bis l. fall., ovvero una loro valutazione manifestamente incongrua o fondata su presupposti di fatto palesemente errati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 07 Novembre 2017.


Fallimento – Azienda – Retrocessione – Affitto stipulato prima del fallimento – Responsabilità per i debiti contratti dall’affittuario – Sussistenza
In mancanza della deroga contenuta nell’art. 104-bis l.fall. per l’ipotesi di affitto di azienda stipulato dal curatore, la retrocessione al fallimento di aziende o rami di aziende comporta la responsabilità della procedura per i debiti maturati sino alla retrocessione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2017, n. 23581.


Fallimento - Liquidazione dell’attivo - Affitto d’azienda - Autorizzazione alla concessione della prelazione - Modalità
L’art. 104-bis, comma 5, legge fall. non richiede che l’autorizzazione alla concessione della prelazione sia rilasciata con atto separato e distinto dall’autorizzazione alla stipula dell’affitto d’azienda ma stabilisce soltanto che l’autorizzazione alla stipula dell’affitto non comprende, di per sé, l’autorizzazione alla concessione della prelazione, che deve essere oggetto di espressa menzione, la quale, peraltro, può anche essere contenuta nel medesimo provvedimento che autorizza la stipulazione dell’affitto.

Nel caso di specie, con un unico provvedimento è stata autorizzata la stipulazione di un contratto di affitto contenente una clausola espressa di concessione della prelazione in favore dell’affittuario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Campobasso, 03 Novembre 2016.


Fallimento - Contratto di affitto di azienda stipulato dal fallito - Scioglimento del contratto per effetto del fallimento - Esclusione - Facoltà del curatore di esercitare il diritto di recesso
L'articolo 79 L.F., in deroga al principio generale della sospensione dei contratti pendenti enunciato dall'articolo 72 L.F., stabilisce che il fallimento non è causa di scioglimento del contratto di affitto di azienda. Da ciò consegue che l'unico mezzo a disposizione del fallimento per non sottostare agli effetti della prosecuzione del contratto è quello di esercitare il diritto di recesso, il quale è un atto unilaterale recettizio che produce effetto dalla sua comunicazione e non dalla precedente dichiarazione di fallimento, così come del resto confermato dall'ultimo periodo dell'articolo 79 il quale attribuisce il beneficio della prededuzione all'indennizzo spettante alla controparte in conseguenza del recesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2015.


Fallimento - Contratto di affitto di azienda - Rapporti pendenti - Facoltà di scioglimento del curatore - Effetti
L'art. 104-bis, comma 5, l.f., nella parte in cui prevede che “ai rapporti pendenti al momento della retrocessione si applicano le disposizioni di cui alla sezione IV del Capo III del titolo II”, rende applicabile al contratto di affitto di azienda stipulato dal curatore gli effetti della disciplina dei rapporti pendenti all’atto della retrocessione dell’azienda (o dello scioglimento del contratto), consentendo al curatore di sciogliersi dai rapporti pendenti come se non fossero mai sorti a carico del fallimento, saldando l’effetto dell’irresponsabilità in capo al fallimento della maturazione dei debiti avvenuta dopo la dichiarazione di fallimento e sino all’avvenuto scioglimento. Tale norma (alla quale non si accompagna analoga norma nell’art. 79 l.f. per i contratti stipulati prima della dichiarazione di fallimento) costituisce espressione di un principio generale che, ove applicabile al disposto dell’art. 79 l.f., comporta per il contratto di affitto di azienda pre-stipulato dalla società fallita una irresponsabilità del curatore per i debiti sorti in prededuzione dalla dichiarazione di fallimento sino all’avvenuto diritto di recesso o, comunque, dei debiti nei confronti di questi vantati per effetto di contratti a prestazioni corrispettive reciprocamente ineseguiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2015.


Fallimento - Contratto di affitto di azienda stipulato dal fallito - Prededuzione - Rapporti contrattuali aziendali mulatti o proseguiti dall'affittuario - Prededuzione - Esclusione
In base alla disposizione di cui all'art. 79 l.f., che regola la sorte del contratto di affitto di azienda pendente al momento della dichiarazione di fallimento, gli effetti della prededucibilità ex lege riguardano il solo indennizzo a favore dell’affittuario e non i debiti conseguenti ai rapporti contrattuali aziendali stipulati o proseguiti dall’affittuario per i quali, in assenza di una specifica disposizione derogatoria, deve farsi applicazione della disciplina dei rapporti pendenti da quando il curatore rientra in possesso dell’azienda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2015.


Fallimento - Contratto di affitto di azienda stipulato dal fallito - Prededuzione - Rapporti di lavoro pendenti - Scioglimento - Effetto retroattivo al momento della dichiarazione di fallimento
Ove il curatore abbia esercitato il diritto di recesso dal contratto di affitto di azienda stipulato dal fallito prima della dichiarazione di fallimento e abbia contestualmente o successivamente esercitato il potere di scioglimento dai relativi contratti aziendali ex art. 72 l.f., detto scioglimento opera retroattivamente dal momento in cui è intervenuto il fallimento, essendo i rapporti di lavoro tra quelli che sono sospesi all’atto della dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2015.


Fallimento - Cessione o affitto d'azienda anteriori alla dichiarazione di fallimento - Trattamento del TFR maturato fino al trasferimento dell'azienda - Ammissione al passivo - Ratei maturati successivamente al trasferimento - Debito a carico del cessionario o affittuario
Nell'ipotesi di fallimento del titolare dell'azienda, nel caso questa sia stata ceduta o affittata prima della dichiarazione di fallimento, il TFR maturato fino al momento del trasferimento dell'azienda potrà essere ammesso al passivo del fallimento, mentre dei ratei di TFR maturati successivamente a detto trasferimento risponderà il cessionario o affittuario dell'azienda, posto che l'inopponibilità del credito del lavoratore opera esclusivamente a favore del fallimento del concedente o affittante, mentre per il cessionario o affittuario il credito matura sino alla dichiarazione di recesso del concedente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2015.


Fallimento - Licenziamento - Mancato rispetto del termine per il preavviso - Indennità di preavviso
Nel caso in cui il datore di lavoro (e il curatore per essa) abbia intimato il licenziamento senza il rispetto del termine per il preavviso durante il periodo di CIGS o (a fortiori) al termine della stessa, spetta l’erogazione in favore del lavoratore dell’indennità di preavviso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2015.


Fallimento - Contratti pendenti - Affitto di azienda - Facoltà di recesso - Clausola negoziale più favorevole al curatore fallimentare rispetto alla previsione dell’art. 79 l. f. - Ammissibilità
In riferimento a contratto di affitto d’azienda, è pienamente ammissibile e non inficiata da nullità la clausola contrattuale contenuta in un contratto di affitto d’azienda, la quale preveda un ampliamento della facoltà di recesso in favore della curatela fallimentare rispetto a quanto già previsto dall’art. 79 l. fall., non essendo tale previsione di carattere inderogabile, nel contesto di convenzioni concluse da impresa in crisi e in un’ottica di rafforzamento della tutela dei creditori in ipotesi di apertura del fallimento (fattispecie relativa a clausola contenuta nel contratto di affitto d’azienda del seguente tenore: “Nel caso in cui la locatrice, durante il periodo di durata dell’Affitto d’Azienda, dovesse essere sottoposta a fallimento, salvo quanto previsto dall’art. 79 l. fall., il solo curatore fallimentare godrà della facoltà di recedere dal contratto in qualsiasi momento, anche successivamente al termine previsto nella predetta norma, purché con preavviso di almeno tre mesi”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 24 Marzo 2015.


Fallimento - Affitto di azienda - Scelta dell'affittuario - Modalità competitiva di cui all'articolo 104 L.F. - Applicazione delle altre disposizioni contenute nell'articolo 104 L.F. - Esclusione - Potere del curatore di sospendere il procedimento di vendita a fronte di offerte migliorative - Esclusione
Il legislatore, nel dettare la disciplina dell'affitto endofallimentare dell'azienda (104 bis L.F.), ha richiamato l'articolo 107 L.F. con specifico ed esclusivo riferimento alla modalità competitiva di scelta dell'affittuario, con la conseguenza che all'affitto dell'azienda non sono applicabili le altre disposizioni contenute in detta norma (ivi compresa quella del comma 4, la quale consente al curatore di sospendere la vendita a fronte di offerta irrevocabile d'acquisto migliorativa per un importo non inferiore al 10% del prezzo offerto), in quanto specificamente dettate per le sole vendite di beni mobili e immobili e, come tali, non suscettibili di interpretazione analogica ai casi di affitto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 24 Ottobre 2014.


Fallimento – Reclamo ex art. 26 l.f. contro il provvedimento del giudice delegato autorizzatorio dell’affitto di azienda – Ammissibilità – Esclusione
E’ inammissibile il reclamo ex art. 26 l.f. avverso il provvedimento del giudice delegato autorizzatorio dell’affitto di azienda ai sensi dell’art. 104-bis co. 1 l.f., posto che la scelta dell’affittuario dell’azienda fallita rappresenta un atto del curatore che rimane tale anche se sia stato trasfuso nel suddetto provvedimento autorizzatorio del giudice delegato, il quale sotto tale profilo ha il valore di una mera presa d’atto della scelta del curatore. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Luglio 2014.


Fallimento – Provvedimento del giudice delegato autorizzatorio della concessione del diritto di prelazione all’affittuario ex art. 104-bis co. 5 l.f. – Assenza del comitato dei creditori – Sostituzione ex art. 41 co. 4 l.f. del giudice delegato al comitato dei creditori nel parere favorevole alla concessione della prelazione – Necessità – Esclusione
La sostituzione del giudice delegato al comitato dei creditori nelle ipotesi previste dall’art. 41 co. 4 l.f. è prevista soltanto al fine di “provvedere” in sua vece, ed il potere surrogatorio del giudice delegato deve quindi intendersi limitato alla concessione o al diniego di autorizzazioni e all’approvazione o alla richiesta di modifica del programma di liquidazione, e non può essere esteso, invece al rilascio di pareri. Ne consegue che, in assenza del comitato dei creditori, il giudice delegato può autorizzare, ai sensi dell’art. 104-bis co. 5 l.f., la concessione del diritto di prelazione all’affittuario di ramo di azienda, senza necessità di esprimere, in surroga del comitato stesso, il parere favorevole previsto dall’art. 104-bis co. 5 l.f.. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Luglio 2014.


Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda cd. ultratardiva - Credito sorto successivamente alla scadenza del termine - Credito di lavoro riconducibile alla sopravvenuta risoluzione del contratto di affitto di azienda - Ammissibilità.
E' ammissibile, anche se ultratardiva, la domanda di insinuazione per crediti di lavoro se il fatto generatore del credito che si vuole insinuare al passivo fallimentare è sorto in un momento successivo allo spirare del termine decadenziale essendo riconducibile alla sopravvenuta risoluzione del contratto di affitto d’azienda ed alla conseguente retrocessione dell’azienda e del rapporto di lavoro in capo al fallimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione al curatore - Rapporti giuridici pendenti retroceduti con l'azienda - Facoltà di scioglimento ex artt. 72 ss. L.F. - Sussistenza.
In caso di retrocessione dell’azienda in affitto al curatore, spetta al curatore ogni decisione relativa ai rapporti giuridici pendenti retroceduti con l’azienda, con riferimento ai quali conserva la facoltà di sciogliersi da essi secondo le regole generali di cui agli artt. 72 e seguenti L.F., senza distinzione tra il rapporto d'affitto già in essere proseguito alla data del fallimento e quello concluso ex novo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione al curatore - Rapporti giuridici pendenti retroceduti con l'azienda - Subentro del curatore nel contratto - Effetti.
La decisione del curatore di non avvalersi della facoltà di sciogliersi dai contratti preesistenti alla dichiarazione di fallimento e di proseguire il rapporto, in quanto scelta necessitata e condizionata dall’inderogabile funzione propria della gestione concorsuale di assicurare quella finalità conservativa dei valori di funzionamento dell’azienda in grado di consentire una migliore liquidazione nell’interesse dei creditori concorrenti pregressi, non può produrre nella massa fallimentare effetti, per la massa stessa e per l’affittuario, differenziati nel caso in cui il curatore sia subentrato nel contratto rispetto a quando l’abbia concluso ex novo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione al fallimento - Responsabilità del fallimento per i crediti dei lavoratori c.c. - Esclusione.
Nel caso di retrocessione dell’azienda affittata, la regola della responsabilità tra cedente (l’originario affittuario) e cessionario (il concedente iniziale) circa i crediti dei lavoratori di cui all'art. 2560 c.c. non è applicabile al fallimento, anche in assenza della specifica deroga di cui all’art. 104 bis, comma 6, L.F., in quanto, in caso di cessazione di affitto (o di usufrutto), il soggetto a cui viene restituita l’azienda non è tecnicamente acquirente, poiché non vi è alcun riacquisto della proprietà dell’azienda, che è sempre rimasta in capo alla procedura, mentre l’originario affittuario ne ha avuto soltanto il godimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione - Applicazione della disciplina sui rapporti pendenti ai rapporti preesistenti nei quali l'affittuario sia subentrato e a quelli stipulati ex novo.
Il richiamo previsto dall’art. 104 l.f. alle disposizioni di cui alla sezione IV del Capo III del titolo II della legge fallimentare, e cioè gli artt. 72 e seguenti, comporta l’applicazione della disciplina degli effetti della retrocessione (per quanto riguarda il rapporto di lavoro relativamente ai rapporti economici) sia con riferimento ai rapporti contrattuali preesistenti all’affitto, nei quali l’affittuario sia subentrato, sia con riferimento a quelli stipulati ex novo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di ramo d'azienda - Obbligo della curatela di pagamento dei canoni - Prededuzione.
La curatela non è liberata dall'obbligo di corrispondere i canoni relativi ad un contratto di affitto di ramo di azienda per il periodo successivo alla cessione dell'azienda e sino alla liberazione dei locali. Al momento della scadenza del contratto, la curatela è, infatti, tenuta a restituire la cosa locata dovendo altrimenti pagarne i canoni, credito che va senz'altro ammesso in prededuzione, in quanto sorto in occasione, oltre che in funzione, della procedura concorsuale. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 14 Luglio 2011.


Fallimento – Liquidazione dell'attivo – Finalità – Interesse dei creditori al conseguimento della maggior somma da destinare al loro soddisfacimento – Gestione complessiva della procedura e della liquidazione finalizzata al conseguimento di interessi di carattere generale – Conservazione della struttura produttiva e dei livelli occupazionali.
Se è vero che la liquidazione concorsuale deve porsi l'obiettivo di massimizzare l'interesse dei creditori attraverso il conseguimento della maggior somma possibile da destinare al loro soddisfacimento, ciò non esclude che la gestione complessiva della procedura possa essere finalizzata al conseguimento anche di ulteriori interessi di carattere generale (nel caso di specie quello di evitare l'interruzione delle prestazioni sanitarie in favore dei pazienti ricoverati presso una casa di cura), dei lavoratori alla conservazione della struttura produttiva e dei livelli occupazionali, soprattutto ove tali interessi siano stati posti a fondamento della scelta di autorizzare l'esercizio provvisorio dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 10 Agosto 2010.


Fallimento - Attività fallimentari - Amministrazione - In genere - Provvedimenti di amministrazione e gestione dei beni del fallimento - Natura non decisoria - Ricorso per cassazione ex art. 111, secondo comma Cost. - Inammissibilità - Fattispecie in materia di affitto di azienda
È inammissibile il ricorso per cassazione proposto ai sensi dell'articolo 111, secondo comma Cost. avverso i provvedimenti del giudice delegato e del tribunale in sede di reclamo costituenti esercizio del potere di amministrazione e gestione dei beni acquisiti al fallimento e delle funzioni di direzione della procedura fallimentare; in tale categoria si iscrivono i provvedimenti che concedono, negano o revocano l'autorizzazione all'affitto di azienda. (massima ufficiale) Cassazione civile, 24 Novembre 1999, n. 13123.